NEWS:

martedì 20 ottobre 2020
Cure digitali per raggiungere un anziano su dieci a casa

Il piano del Governo per sfruttare le risorse europee
La «casa digitale come prima luogo di cura». Si chiama così uno dei capitoli principali del piano a cui lavora il ministro della Salute Roberto Speranza che guarda ai fondi europei del Recovery fund (o del Mes) per finanziare la messa in sicurezza del Servizio sanitario nazionale dopo lo tsunami del Covid che dopo la prima violenta ondata ora potrebbe tornare a colpire la nostra Sanità.
Un terremoto che ha messo a nudo quello che è il fianco scoperto del Ssn: le cure a casa, mancate durante i mesi dell’emergenza quando si aspettavano i malati di coronavirus in ospedale invece di trattarli ai primi sintomi del virus.
Una lezione importante di cui si proverà a fare tesoro con le risorse che si spera arriveranno nei prossimi mesi dall’Europa. Da qui il progetto ambizioso del ministro Speranza: quello di far diventare l’Italia il primo Paese europeo nell’assistenza domiciliare capace di curare un over 65 su dieci a casa (oggi si assistono non più del 4% degli anziani). Un addio parziale all’ospedale contenuta nelle bozze del piano messo a punto dai tecnici del ministero della Salute che sarà possibile investendo 5 miliardi in cinque anni sulle «cure territoriali digitali» creando «presidi a degenza temporanea» e strutture come le «Case di comunità» – l’idea è averne una ogni 50mila abitanti – dove equipe formate da medici di famiglia, infermieri e altri specialisti forniranno le cure per i primi bisogni della cronicità.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 20/10/2020


martedì 20 ottobre 2020
Stop alle visite nelle RSA: la solitudine di anziani e operatori, il dolore dei familiari

Intervista a Marco Trabucchi (Aip): “Per gli anziani, problemi di alimentazione, tra inappetenza e riduzione del sostegno. Così entrano nel tunnel, che passa dall’indebolimento muscolare e porta al rischio di cadute e ricoveri. E temo che gli operatori non reggano più”. Soluzioni? “In questo momento c’è troppo paura. Ma il blocco è una mazzata alla creatività”
Non avevano potuto riabbracciare i propri cari, ma almeno avevano potuto rivederli: dopo mesi di separazione forzata, gli anziani delle strutture avevano rincontrati i propri figli, nipoti, parenti, spezzando quella solitudine che a cui il rischio del contagio li aveva condannati. Ora tutto torna a congelarsi: lo stop alle visite si impone in diverse regioni, ultima la Lombardia, lasciando di nuovo i familiari fuori dalle RSA e delle case di riposo. Una misura (forse) necessaria, nel momento in cui si rischia una nuova “strage degli innocenti”, ma che avrà certamente un impatto drammatico non solo per gli anziani ospiti di queste strutture, ma anche per gli operatori e naturalmente per i familiari. Ne abbiamo parlato con Marco Trabucchi, presidente dell’Aip (associazione italiana psicogeriatria) che più volte in questo periodo ha lanciato l’allarme, evidenziando le pesanti conseguenze che la riduzione delle relazioni ha sulla saluta psicofisica dell’anziano stesso.

Leggi: Redattore Sociale, 20/10/2020


martedì 20 ottobre 2020
Anziani terrorizzati dal covid e in auto lockdown: problemi di accesso alle cure

Sondaggio condotto da Senior Italia FederAnziani su un campione di 645 over65. Hanno paura di finire in ospedale e di morire soli ma anche di essere contagiati e contagiare i familiari. Grandi le difficoltà per effettuare le visite specialistiche, esami diagnostici e interventi già programmati: in un caso su tre costretti a ricorrere al privato
anziana con mascherina senior italia
Terrorizzati dal Covid al punto da aver praticato un auto lockdown. Hanno paura di finire in ospedale e di morire soli ma anche di contagiare i familiari. Hanno imparato a usare tutte le tecnologie disponibili per restare in contatto con familiari e amici e hanno fiducia nelle istituzioni. Grandi le difficoltà per effettuare le visite specialistiche in itinere, gli esami diagnostici, gli interventi già programmati, i controlli oncologici e in un caso su tre sono stati costretti a ricorrere a strutture private pagando di tasca propria. É la fotografia che restituisce il sondaggio condotto da Senior Italia FederAnziani su un campione di 645 over65 per analizzare le paure e le difficoltà che la popolazione anziana sta incontrando in questo lungo periodo di pandemia, e il livello di fiducia nei decisori politici.

Leggi: Redattore Sociale, 20/10/2020


martedì 20 ottobre 2020
A Casa sollievo della sofferenza arriva Pepper, robot umanoide

Il robot che a breve girerà nei reparti e tra i corridoi dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, nel Foggiano supporterà la riabilitazione, la comunicazione e la valutazione sanitaria specie per i pazienti più anziani
Si chiama Pepper, ha gli occhioni grandi e una espressione che ricorda la felicità. È il robot umanoide che a breve girerà nei reparti e tra i corridoi dell’ospedale Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, nel Foggiano. Supporterà la riabilitazione, la comunicazione e la valutazione sanitaria specie per i pazienti più anziani. Il progetto è parte della ricerca sulla trasformazione digitale in sanità finalizzata a facilitare il lavoro del personale medico, su cui Casa Sollievo sta lavorando già da alcuni anni.

Leggi: Redattore Sociale, 20/10/2020


martedì 20 ottobre 2020
L’assistenza sanitaria alle persone con disabilità ai tempi del Covid

«Dalle esperienze della prima fase della pandemia – scrivono Nicola Panocchia e Filippo Ghelma dell’ASMeD (Associazione per lo Studio dell’assistenza Medica alla persona con Disabilità) – è emersa la necessità di definire urgentemente, sia a livello nazionale che regionale, protocolli clinico assistenziali rivolti ai pazienti con disabilità, che tengano conto delle diverse tipologie di disabilità, delle loro peculiarità e della necessità di un’assistenza continua. L’emergenza, infatti, non giustifica in alcun modo la negazione dei diritti delle persone»
Particolare di persona in carrozzina spinta da un infermiereLa salute e la gestione intraospedaliera delle persone con disabilità sono temi che presentano numerose criticità, più volte affrontate anche sulle colonne di «Superando.it». Spesso, infatti, l’organizzazione delle cure e alcuni pregiudizi degli operatori sanitari creano delle “barriere sanitarie” pregiudicando il diritto alla cura delle persone con disabilità. L’ ASMeD (Associazione per lo Studio dell’assistenza Medica alla persona con Disabilità) riunisce i professionisti sanitari che operano nell’àmbito della salute di queste persone; ne fanno parte, in particolare, operatori sanitari che svolgono il loro lavoro in strutture ospedaliere dotate di percorsi dedicati alla gestione delle problematiche mediche delle persone con disabilità.

Leggi: Superando, 20/10/2020


lunedì 19 ottobre 2020
Manovra. Conte: “Risorse significative per rafforzare il Ssn”. Gualtieri: “Stanziati altri 4 mld per personale, vaccini ed emergenza”

Il ministro dell’Economia in conferenza stampa con il premier ha spiegato come “già nei precedenti decreti avevamo aumentato le risorse di 1,2 miliardi, con questo aumentiamo ulteriormente la dotazione di 1 miliardo per il fondo sanitario, confermiamo le assunzioni del personale sanitario, determiniamo un incremento per l’indennità dei medici e infermieri, e staniamo ulteriori risorse per l’acquisto dei vaccini”. Tornando poi sul Mes Conte ha chiarito: “Ci sarà l’opportunità per parlarne nelle sedi opportune”.
– “La manovra economica che è stata approvata avrà un importo complessivo di 39 miliardi e si prefigge due obiettivi: il sostegno e il rilancio dell’economia italiana. Mantiene una impostazione di forte espansione, non prevediamo aumenti di tasse, è una scelta precisa, un indirizzo politico che abbiamo perseguito sino all’ultimo. Sono risorse significative nonostante il contesto difficile che stiamo attraversando, serviranno a rafforzare la sanità, aiutare i settori più colpiti, rafforzare il trasporto scolastico”.
Così il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa ha presentato nel pomeriggio la manovra varato lo scorso sabato sera in Consiglio dei Ministri.
Insieme a lui anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che ha sottolineato come la manovra sia “importante e ambiziosa, ed offre un forte impulso per la ripresa economica, puntando su investimenti, istruzione, welfare, sanità”. Per quanto riguarda in particolare la sanità, “già nei precedenti decreti avevamo aumentato le risorse di 1,2 miliardi, con questo aumentiamo ulteriormente la dotazione di 1 miliardo per il fondo sanitario, confermiamo le assunzioni del personale sanitario, determiniamo un incremento per l’indennità dei medici e infermieri, e staniamo ulteriori risorse per l’acquisto dei vaccini. Complessivamente sono 4 miliardi ulteriori alla sanità. Questo è un governo che ha detto che sulla sanità non si possono fare tagli, occorre rafforzare gli investimenti”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 19/10/2020


venerdì 16 ottobre 2020
Chiusura delle Rsa, “un’emergenza nell’emergenza”

I parenti degli anziani che aderiscono all’associazioni Felicita contestano la scelta della Regione Lombardia di bloccare le visite nelle Rsa. “I nostri cari saranno di nuovo isolati e rischiano di spegnersi”
La chiusura delle Rsa, decisa dalla Regione Lombardia, “è una emergenza nell’emergenza, perché i nostri anziani saranno di nuovo isolati e molti di loro rischiano di spegnersi non vedendo più figli o parenti”. A parlare è Laura Aspromonte dell’associazione Felicita, nata nel giugno scorso per iniziativa dei parenti degli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio di Milano e che ben presto ha raccolto l’adesione di famigliari di ospiti di Rsa in diverse parti d’Italia. “Siamo molto preoccupati -aggiunge-. E siamo contrari a questa chiusura. In questi mesi, dopo il lockdown, abbiamo seguito tutti i protocolli durante le visite ai nostri cari”.

Leggi: Redattore Sociale, 16/10/2020


venerdì 16 ottobre 2020
Famiglia, Conferenza unificata: ok al fondo caregiver, nidi e scuole per l’infanzia

Oggi espresso il parere favorevole da parte delle regioni, di Upi e dell’Anci, sul decreto di riparto a favore delle regioni del “Fondo per il sostegno e il ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare”…
In sede di Conferenza Unificata è stato oggi espresso il parere favorevole da parte delle regioni, di UPI e dell’ANCI, sul decreto di riparto a favore delle regioni del ‘Fondo per il sostegno e il ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare’, istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 254, della legge n. 205/2017.
Il decreto di riparto, spiega il ministero della Famiglia, che riconosce il valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare, prevede che le risorse siano destinate alle Regioni che le utilizzano per interventi di sollievo e sostegno destinati al caregiver familiare, dando priorità: ai caregiver di persone in condizione di disabilità gravissima, così come definita dall’articolo 3 del decreto 26 settembre 2016 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, recante ‘Riparto delle risorse finanziarie del Fondo nazionale per le non autosufficienze, anno 2016’, tenendo anche conto dei fenomeni di insorgenza anticipata delle condizioni previste dall’articolo 3, del medesimo decreto; ai caregiver di coloro che non hanno avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali comprovata da idonea documentazione; a programmi di accompagnamento finalizzati alla deistituzionalizzazione e al ricongiungimento del caregiver con la persona assistita. Complessivamente, le risorse che le regioni destineranno ai comuni e agli ambiti territoriali per gli interventi, ammontano a euro 68.314.662, così suddivisi:

Leggi: Redattore Sociale, 16/10/2020


venerdì 16 ottobre 2020
Per un senza dimora su quattro l’housing first ha funzionato

L’anticipazione dei dati di una ricerca condotta dalla Fio.psd sui progetti che prevedono di accogliere subito in appartamento i senza tetto, evitando i dormitori. Il 25% ora vive autonomamente in una casa propria e lavora. Domani in sette città prevista La Notte dei senza dimora
Uno su quattro ce l’ha fatta: ora vive in una casa tutta sua e ha un lavoro. Sono i risultati dell’Housing first, progetto promosso da diverse realtà che in Italia si occupano di senza dimora. L’Housing first prevede che la persona sia accolta subito in un appartamento (evitando il dormitorio), magari in condivisione con altri senza tetto, e seguita dagli operatori in un percorso che la porti a diventare autonoma. Secondo la ricerca condotta dalla Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (Fio.psd), il 93% delle persone accolte dopo due anni (2017-2019) è ancora in una casa, mentre il 25% dei beneficiari ha raggiunto l’autonomia (lavoro, casa e ricongiungimenti familiari). Dall’inizio della sperimentazione dell’Housing First dal 2014 ad oggi, sono state oltre mille le persone senza dimora a passare dalla strada alla casa.

Leggi: Redattore Sociale, 16/10/2020


giovedì 15 ottobre 2020
Rsa, serve un cambiamento radicale delle cure sanitarie. Appello dei familiari

“E’ più facile eliminare le visite e qualsiasi attività che mettere mano alla urgente riorganizzazione delle cure e degli standard del personale. Ma queste misure non produrranno più benessere dei nostri cari malati”. La denuncia del Comitato vittime nelle Rsa
Le Rsa devono cambiare radicalmente, trasformandosi in strutture sanitarie residenziali che offrano standard di accoglienza e assistenza adeguati: è l’appello lanciato da Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia, della Fondazione promozione sociale onlus – Comitato vittime nelle Rsa. “I casi di cronaca di questi giorni relativi a nuove chiusure drastiche delle Rsa, visite minime o inesistenti dei parenti, abbandono terapeutico e relazionale delle persone con demenza, malattia di Alzheimer o altre malattie degenerative e fortemente invalidanti, devono sollecitare un’azione immediata delle istituzioni”.

Leggi: Redattore Sociale, 15/10/2020


giovedì 15 ottobre 2020
Welfare. Gazzi: “Un miliardo di euro per garantire dritti sociali a chi ne è escluso”

Il presidente degli assistenti sociali in una lettera alla ministra Catalfo: “Più servizi o anche il Rdc sarà inutile. Il prossimo Piano Sociale Nazionale non finisca per essere un libro di buone intenzioni che rischiano di restare sulla carta”
Gli assistenti sociali scrivono alla ministra del Lavoro e della Politiche sociali, Nunzia Catalfo. in vista della prossima legge di Bilancio e perché “il prossimo Piano Sociale Nazionale non finisca per essere un libro di buone intenzioni che rischiano di restare sulla carta”.
Con una missiva che prende spunto dall’ormai prossimo ventennale della legge 328 che l’8 novembre del 2000 intendeva realizzare un sistema integrato di interventi e servizi sociali, i 44 mila professionisti chiedono un “impegno forte e non più rimandabile”.
“Le scrivo mentre le preoccupazioni che hanno bloccato il Paese per mesi, tornano a inquietare le nostre giornate. La crisi pandemica e le conseguenze sulla tenuta economica – scrive il presidente dell’Ordine, Gianmario Gazzi – hanno mostrato tutti i limiti di visione politica e gli errori di gestione che abbiamo commesso nei decenni passati nel campo della sanità, ma anche delle politiche sociali. Errori lontani e più vicini”.
“E così – aggiunge – riaffiorano problemi già individuati e non valutati perché sommersi dall’euforia del pensare di aver trovato soluzioni a disagi vecchi come il mondo”.

Leggi: Redattore Sociale, 15/10/2020


DALLE REGIONI:

martedì 20 ottobre 2020
Un altro Comune condannato “per barriere”

Il Tribunale di Napoli ha condannato il Comune di Anacapri per «condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità», a causa della presenza delle barriere architettoniche – poi rimosse in corso di causa – che impedivano alle persone con disabilità motoria di accedere al Belvedere della Migliera (o Migliara). Il provvedimento ha accolto in tal senso il ricorso presentato da un cittadino con disabilità, protagonista di una lunga battaglia, e dall’Associazione Lucca Coscioni, stabilendo il risarcimento per danno non patrimoniale di 8.000 euro al primo e di 3.000 alla seconda
«Questa decisione del Tribunale di Napoli conferma e rafforza quell’orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità secondo il quale la mancata rimozione delle barriere architettoniche ad opera delle Pubbliche Amministrazioni costituisce una condotta discriminatoria che in quanto tale dev’essere rimossa attraverso la pronta realizzazione di tutte quelle opere necessarie a rendere pienamente fruibili e accessibili i luoghi e gli spazi pubblici a chiunque, senza alcuna distinzione basata sulle condizioni fisiche in cui può venirsi a trovare, in via temporanea o definitiva, la singola persona».

Leggi: Superando, 20/10/2020


lunedì 19 ottobre 2020
Chiusura Rsa, “iniqua e incomprensibile” la delibera della Lombardia

La dura critica di Forum terzo settore Lombardia e Ledha all’ordinanza regionale che vieta le visite dei parenti in ogni struttura d’accoglienza. Due i punti critici: detta “stesse regole per realtà diverse” e c’è “sproporzione tra quello che viene chiesto alle persone che vivono nei servizi residenziali e il resto della cittadinanza”
La delibera della Regione Lombardia che vieta le visite dei parenti in ogni struttura d’accoglienza residenziale è “iniqua e incomprensibile”. Il Forum del Terzo Settore della Lombardia e la Lega per i diritti per le persone con disabilità chiedono pertanto al Governatore Fontana di rivederla. Due le ragioni di fondo di questa richiesta. La prima è che la delibera n.620 del 16 ottobre 2020 tratta allo stesso modo strutture che sono molto diverse tra loro: “persone con disabilità, persone che vivono in strutture della psichiatria e delle dipendenze, fino ad arrivare alle comunità per minori”. Stesse regole per realtà diverse “paragonando una struttura che accoglie giovani con sofferenza mentale e una dove vivono anziani ultra-ottantenni con patologie plurime”. La seconda ragione è che c’è una “sproporzione tra quello che viene chiesto alle persone che vivono nei servizi residenziali e il resto della cittadinanza”.

Leggi: Redattore Sociale, 19/10/2020


domenica 18 ottobre 2020
Anziani, i sindacati: il Veneto li protegga, no a una nuova conta dei morti

Spi Cgil, Fnp-Cisl e Uilpensionati-Uil) tornano a lanciare l’allarme sulle case di riposo: “Va rafforzata subito la presenza di personale sanitario e assistenziale”
“La Regione non può più perdere tempo con annunci e promesse vane sulle case di riposo. Questo è il momento di agire, è finito il tempo degli spot. Va rafforzata subito la presenza di personale sanitario e assistenziale affinché gli ospiti siano seguiti al meglio, e affinché questi anziani non si ritrovino di nuovo chiusi senza l’affetto dei familiari all’interno delle strutture in questi momenti di rinnovata emergenza epidemiologica”. E soprattutto, guai ad arrivare ad una nuova conta di decessi per via del Covid. I sindacati dei pensionati del Veneto (Spi Cgil, Fnp-Cisl e Uilpensionati-Uil) tornano a lanciare l’allarme sulle case di riposo per non rivedere ciò che è successo nei primi mesi di diffusione del virus, “quando più di 800 ospiti sono deceduti in totale solitudine”. Un allarme dovuto al fatto che la Regione annuncia interventi, “ma non è trasparente sulla loro attuazione”. Ad esempio: i test rapidi per i visitatori nelle case di riposo dovevano partire il 12 ottobre, ma “questa procedura non è ancora operativa in tutte le strutture”, però “intanto è servita al presidente Zaia ad avere i soliti titoli a caratteri cubitali sui giornali. Non è più il momento della propaganda, la campagna elettorale è finita”, dicono Fabio Osti (Uilpensionati), Elena Di Gregorio (Spi), Vanna Giantin (Fnp).

Leggi: Redattore Sociale, 18/10/2020


domenica 18 ottobre 2020
Pisa. Le bugie sull’edilizia residenziale pubblica

Il S.U.N.I.A. di Pisa esprime solidarietà agli abitanti del condominio di Via Pungilupo a Pisa per quanto accaduto nei giorni scorsi.
Sulla vicenda, si sono subito espressi i vertici del Comune di Pisa e dell’Apes tirando fuori la solita proposta che ormai sentiamo dire da anni: “urge una mappatura degli immobile per individuare le priorità di intervento”.
Ci piace ricordare che una mappatura degli immobili di E.R.P. che hanno necessità di urgenti interventi di manutenzione straordinaria esiste già in quanto gli Enti Gestori ogni anno devono trasferire il dato alla Regione ove si riporta anche il grado di vetustà degli immobili. Basterebbe poi leggere con attenzione i numerosi reclami che vengono recapitati al Comune e all’Apes dagli assegnatari ove lamentano problemi di infiltrazioni di acqua e altre serie vicende.
Sinceramente siamo stanchi delle “frasi fatte” che sempre si sprecano in queste tragiche circostanze, e ci teniamo a guardare la realtà:

Leggi: Sunia, 18/10/2020


sabato 17 ottobre 2020
 Caritas, è boom di “nuovi poveri”: dal 31% al 45%

Rapporto presentato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà. I dati si riferiscono al periodo maggio-settembre 2019, confrontato con lo stesso periodo del 2020. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza
Il rapporto di Caritas Italiana, pubblicato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841 mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008.

Leggi: Redattore Sociale, 17/10/2020


sabato 17 ottobre 2020
Il SUNIA di Catania contro lo sgombero delle famiglie di via Bummacaro a Librino

Il SUNIA di Catania ritiene che ci siano gli estremi per un’azione legale contro l’ordine di sgombero comunicato ieri alle 26 famiglie delle forze dell’ordine che abitano gli alloggi di viale
Per la segretaria provinciale del SUNIA Cgil, Giusi Milazzo, “è evidente che se da lato un ramo dell’Amministrazione regionale sta per dare attuazione a quando previsto dalla finanziaria 2020 all’art.21 comma 4, come aveva rassicurato nei mesi scorsi il presidente Musumeci a tutela degli inquilini, dall’altro porta avanti l’azione di sequestro dell’immobile e il conseguente ordine di rilascio degli appartamenti”.
Una storia contorta e per molti versi amara che giunge a conclusione di un percorso lungo 7 anni ma che per il SUNIA contiene un aspetto molto grave: “Se le azioni dei diversi uffici della Regione si muovono in direzioni opposte e in contraddizione non può essere in caso – spiega Milazzo – Abbiamo già chiesto al Presidente della Regione e all’assessore regionale alle Infrastrutture un incontro urgentissimo e anche organizzato un’assemblea alla presenza delle famiglie e dei legali del Sunia per mettere a punto le azioni sia di lotta sindacale che legali contro l’ordine di rilascio. Chiederemo anche quanto previsto dell’articolo 21 comma 4 della finanziaria 2020 per l’acquisto e l’assegnazione per queste famiglie di nuovi appartamenti in cui possano abitare mettendo fine a questa odissea”.

Leggi: Sunia, 17/10/2020


venerdì 16 ottobre 2020
Milano, Via Tolstoj: grazie a mobilitazione inquilini e sindacati manutenzioni senza lasciare le case. Primo passo ma non e’ sufficiente. Subito apertura tavolo

Bene le soluzioni annunciate oggi dalla proprietà RealeImmobili che permetteranno agli inquilini di non lasciare le loro case, proponendo loro il rinnovo dei contratti (alla naturale scadenza) e riservando una maggior attenzione per le famiglie più fragili.
Un buon risultato raggiunto grazie alla mobilitazione degli inquilini e all’intervento dei Sindacati Inquilini Sunia Milano e Sicet, presenti a quell’incontro che si è tenuto lo scorso mercoledì 7 ottobre con i vertici di Reale Group e del Comune di Milano.
Ma non è sufficiente.
Ora chiediamo l’apertura di un tavolo di trattativa per stabilire le condizioni economiche di rinnovo dei contratti futuri a canoni sostenibili, clausole di salvaguardia per le fasce più deboli e avvio del tavolo tecnico per la realizzazione delle opere straordinarie”.
Lo dichiarano il Sunia e Sicet a seguito del comunicato stampa di Reale Group e Comune.

Leggi: Sunia, 16/10/2020


giovedì 15 ottobre 2020
Bologna oltre il Covid: “Puntare su welfare integrato, istruzione e infrastrutture”

Presentato il rapporto della task force voluta dal sindaco per la ripartenza. Welfare, sostenibilità, cultura, economia: “Connessione e banda ultra larga, riqualificazione e lavoro agile, innovazione e semplificazione amministrativa”
Non tornare al passato, ma interpretare il cambiamento andando a ricercare le nuove opportunità secondo le cinque categorie che definiscono la “resilienza trasformativa”: prevenzione, preparazione, protezione, promozione e trasformazione. Perché, in un’ottica di medio-lungo periodo, le azioni di mitigazione e di compensazione degli effetti negativi legati alla pandemia non sarebbero sufficienti. È questo, in sintesi, quanto emerge da “Bologna riparte. Oltre l’emergenza coronavirus”, rapporto realizzato da un gruppo di lavoro incaricato, lo scorso aprile, dal sindaco Virginio Merola di individuare i percorsi di uscita dalla pandemia, una volta messi a fuoco i rischi e l’impatto immediato sul tessuto economico e sociale, oltre che sanitario. A supporto della task force, lo staff della Fondazione per l’Innovazione Urbana. Obiettivo finale, coinvolgere il numero più alto possibile di esperti, centri di ricerca, associazioni, cittadini e imprese”.

Leggi: Redattore Sociale, 15/10/2020


giovedì 15 ottobre 2020
Senza dimora a Padova. “Andare oltre l’emergenza e la logica del dormitorio”

Presentata questa mattina la ricerca “2020: Vivere senza dimora a Padova” condotta dall’Università di Padova, insieme a Csv e Comune. Sabato 17 ottobre la Notte dei senza dimora. L’assessore Nalin: “Durante l’emergenza sanitaria, l’accoglienza ha dato vita a importanti esperienze e reti di collaborazione”
Andare oltre la logica del dormitorio e dell’emergenza, superare la frammentarietà dei servizi e migliorarne l’accessibilità, formare volontari e coinvolgere maggiormente la cittadinanza. Sono queste le linee guida che emergono dalla ricerca “2020: Vivere senza dimora a Padova”, frutto del lavoro condotto dal Tavolo “Povertà e Nuove Emarginazioni”, istituito in occasione di Padova Capitale Europea del Volontariato, con l’Università di Padova, il Centro Servizio Volontariato e il Comune di Padova. La ricerca, curata dal Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università degli Studi di Padova, è stata presentata questa mattina in occasione della conferenza stampa di lancio della Notte dei senza dimora che si terrà sabato 17 ottobre, dalle ore 17.30, ai Giardini dell’Arena e come tutti gli anni in occasione della Giornata Mondiale della lotta alla povertà, per sensibilizzare sul tema della povertà estrema e dell’emarginazione sociale.

Leggi: Redattore Sociale, 15/10/2020


mercoledì 14 ottobre 2020
Case popolari, la Lombardia non chiederà più le possidenze agli stranieri

La Regione annuncia di aver “recepito” l’ordinanza del Tribunale di Milano dello scorso 27 luglio. L’assessore Bolognini: “Ad oggi niente certificato, ma faremo ricorso”. Nell’attesa emesso un provvedimento “ponte”
La Regione Lombardia annuncia di aver “recepito” l’ordinanza del Tribunale di Milano dello scorso 27 luglio, informando che il certificato di possidenza non verrà richiesto agli stranieri in procedura di assegnazione di alloggio popolare. Tuttavia, come conferma l’assessore lombardo alle Politiche abitative Stefano Bolognini, la Regione “ha comunque già deliberato la volontà di fare ricorso”, oltre ad aver fatto richiesta di sospensiva rispetto alla sentenza del tribunale e all’ordinanza.

Leggi: Redattore Sociale, 14/10/2020


IN AGENDA:

Virtual meeting – 1-2 dicembre 2020 – Long-Term Care Five

Stati Generali dell’assistenza a lungo termine – Edizione 2020
Il convegno, originariamente fissato per il 7 e 8 luglio (data posticipata causa Covid), è stato riprogrammato per l’1 e 2 dicembre sottoforma di virtual meeting.
Giunge alla quinta edizione l’evento “Long-Term Care, Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine”, che riunisce annualmente decisori e attori della sanità con l’obiettivo di fornire un aggiornamento sullo stato dell’arte della gestione della Long-Term Care sul territorio e presentare best practice e proposte nell’ambito dei modelli di presa in carico dell’anziano fragile con patologie a decorso cronico.
Oggi più che mai – alla luce della pandemia e in considerazione di quanto emerso negli ultimi drammatici mesi- è urgente, prioritario e improcrastinabile avviare ed implementare una riorganizzazione dei modelli di gestione sul territorio.
L’edizione 2020 intende caratterizzarsi come un’occasione di riflessione costruttiva sui percorsi e sugli strumenti – intesi sia come competenze che come tecnologia – della riorganizzazione.
Per informazioni: info@italialongeva.it


IN EVIDENZA

Cittadinanzattiva – Presentata la “Carta della qualità e della sicurezza delle cure per pazienti e operatori sanitari”

Dalla trasparenza, alla formazione dei professionisti, all’empowerment dei cittadini, cosa le strutture sanitarie devono assicurare per prevenire le infezioni ospedaliere
Trasparenza, anche sul sito web della struttura sanitaria, delle azioni poste in essere per la prevenzione delle infezioni; formazione continua dei professionisti sanitari e informazione ai cittadini per rendere, gli uni e gli altri, sempre più consapevoli delle principali situazioni di rischio infettivo e attori di comportamenti responsabili di protezione della propria e altrui salute; azioni di sorveglianza più efficaci, da parte della struttura sanitaria, a partire dalla registrazione/documentazione delle infezioni, coinvolgendo e incentivando cittadini e personale sanitario a segnalare in modo spontaneo eventuali eventi avversi e situazioni a rischio, al fine di attivare prontamente le azioni di gestione di rischio clinico; massima attenzione all’igiene e alla sanificazione degli ambienti sanitari e non sanitari delle struttura, nel rispetto delle più recenti Linee di indirizzo, riconosciute come buone pratiche clinico-assistenziali, finalizzate al controllo delle infezioni nelle strutture (ospedaliere e socio-sanitarie); adozione delle pratiche cliniche e dei protocolli di sicurezza e sterilizzazione e vigilanza perché siano eseguite secondo le più accreditate Linee Guida.

Leggi: Vita


«Chiudere le RSA e riformare l’intero sistema del welfare»

L’intervista a Vinicio Albanesi
Il presidente della Comunità di Capodarco «Servono strutture piccole e accoglienti»
• «Per gli anziani il lockdown non è finito e chissà fino a quando durerà. Il Covid ha peggiorato la situazione di quanti sono nelle Rsa, le residenze sanitarie. Lontani dalle famiglie, senza più alcun legame con l’esterno tranne qualche telefonata, vivono come deportati. I pochi spazi vivibili sono stati soppressi. Gli anziani sono solo numeri, collocati in pochi metri quadrati di una stanza, avviati verso una lenta morte interiore». Colpiscono al cuore le parole di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, nelle Marche, che dal 1994 ha raccolto il testimone del fondatore don Franco Monterubbianesi. Anziani, disabili, tossicodipendenti, migranti, una vita dedicata al prossimo. È autore di un e-book, Anziani deportati, sulla condizione nelle residenze sanitarie pubbliche. È azzardato dire che la solitudine nelle Rsa uccide come il Covid? «Per niente. La pandemia sta mettendo in crisi lo schema delle Rsa che già avevano mostrato i loro limiti. Sono strutture che hanno un’impostazione ospedaliera e quindi ritmi e regole rigide. Ma un conto è trascorrere qualche giorno in ospedale, altro è passarci anni, la parte conclusiva della vita. La pandemia ha imposto misure severe che hanno improvvisamente isolato gli anziani con conseguenze psicologiche gravissime. Già il trasferimento dalla propria casa in una residenza è un trauma.

Leggi: La Verità


Coronavirus, mons. Paglia: “Ecco come può cambiare l’assistenza agli anziani”

“Il primo obiettivo è quello di permettere agli anziani di vivere gli ultimi anni della loro vita nel loro ambiente” dice Paglia, chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per riformare l’assistenza sanitaria della popolazione anziana. “C’è bisogno di farsi prossimi alle case, ai quartieri, alle città: dagli infermieri di quartiere ai medici di famiglia, dagli assistenti sociali ai fisioterapisti”
“La pandemia ci ha posto in una situazione drammatica, di portata globale. Stiamo dolorosamente vivendo un paradosso che non avremmo mai immaginato: per sopravvivere alla malattia dobbiamo isolarci gli uni dagli altri, ma se dovessimo imparare a vivere isolati gli uni dagli altri non potremmo che renderci conto quanto il vivere con gli altri sia essenziale per la nostra vita. C’è bisogno di un sussulto di intelligenza e di solidarietà da parte di tutti”. Questo il messaggio che monsignor Vincenzo Paglia, cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del matrimonio e della famiglia, ha consegnato alla X edizione di Tennis and Friends; evento organizzato per promuovere e diffondere la cultura della prevenzione. Un’edizione speciale, in live streaming ieri e oggi dal Foro Italico di Roma dalle 10 alle 17, che ha offerto la possibilità di effettuare screening gratuiti in totale sicurezza. Paglia, tra gli ospiti della manifestazione, qualche settimana fa è stato chiamato al ministro della Salute, Roberto Speranza, a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana. “Gli anziani sono coloro che stanno pagando il prezzo più alto della pandemia. Nelle Rsa il virus l’ha fatta da padrone purtroppo. Serve dunque uno scatto di intelligenza e di creatività verso gli anziani e questo è proprio l’obiettivo della commissione che sono stato chiamato a presiedere”.

Leggi: Rai News


Quanti lavoratori curano, istruiscono e amministrano gli italiani? Molto pochi

Curare e assistere, educare e istruire, amministrare e difendere sono le funzioni essenziali per la riproduzione di una società. Nelle società moderne queste funzioni sono specializzate, cioè non sono più affidate alle famiglie o alle comunità, ma a strutture specializzate: ospedali e case di cura, scuole e università, enti pubblici e caserme. E nei paesi europei queste strutture sono per lo più finanziate dalla spesa pubblica e costituiscono gran parte del welfare state.
Per vedere le variazioni nel corso del tempo e le differenze tra paesi gli economisti ricorrono alle quote di reddito nazionale o di spesa pubblica destinate a queste funzioni. Tuttavia, nonostante il crescente ricorso a tecnologie sempre più sofisticate e costose, tutte queste funzioni sono a elevata intensità di lavoro umano, per lo più molto qualificato e alcuni studi ne mettono in luce la diversa consistenza rispetto all’occupazione totale. Ma è anche possibile calcolare quanti lavoratori vi sono occupati rispetto alla popolazione che devono curare, istruire o amministrare. Questo esercizio, non usuale, consente di mettere in luce un quadro impietoso per l’Italia, poiché chi vive in Italia riceve prestazioni educative, sanitarie, assistenziali e amministrative da un numero di addetti molto basso rispetto agli altri paesi europei.
L’Italia al penultimo posto in Europa per i lavoratori del welfare

Leggi: Welforum


La cura delle patologie croniche degli anziani di fronte alla pandemia: la rete dei servizi domiciliari è necessaria e sostenibile

I bisogni manifestati dagli anziani sono in evoluzione, ma sostanzialmente si esprimono sempre, anche nelle fasi acute, come necessità di protezione dalla perdita di autonomia. Nel contributo gli autori mettono in luce le criticità, rese ancor più evidenti dall’emergenza sanitaria, dell’attuale sistema dei servizi a sostegno degli anziani non autosufficienti ed evidenziano la necessità di ripartire proprio dai bisogni delle persone e delle loro famiglie, all’interno dei contesti, familiari e territoriali, in cui questi si esprimono. di Arcangelo Ceretti, Antonio Guaita (Fondazione Golgi Cenci)
La cura delle patologie croniche degli anziani di fronte alla pandemia: la rete dei servizi domiciliari è necessaria e sostenibile
“…È opinione condivisa che i servizi domiciliari in Italia siano complessivamente deboli, pur con notevoli eccezioni disseminate nella penisola. In merito all’esiguità dell’investimento pubblico non sussistono dubbi, come ci ricorda il confronto internazionale. Ma le risorse economiche rappresentano solo metà del problema (Gori, Trabucchi, 2020)”.
Ma se la debolezza dei servizi non è solo legata a carenza di finanziamento, allora non è anche necessario ripensare le loro funzioni in relazione agli altri servizi di territorio o ospedalieri? E da dove ripartire per questo ripensamento se non dall’inizio, dai bisogni cui tali servizi dovrebbero rispondere?
Non si tratta di inventare nulla di nuovo, non vi è discussione sul fatto che la sfida al welfare sia rappresentata dall’invecchiamento della popolazione e dalle malattie cronico degenerative età correlate. Per chi si occupa, anche occasionalmente di questi temi, è un déjà vue che rischia di suonare stantio, quasi scontato. Invece il panorama dei servizi della salute sembra vivere in un altro mondo, dove le modalità di assistenza e cura sono tutte dettate da eventi patologici puntuali e risolvibili in un tempo più o meno breve. Incredibilmente, proprio una malattia infettiva e acuta, una epidemia, parola di sapore quasi medioevale, ha messo in luce di nuovo e meglio gli errori e le carenze del sistema sanitario assistenziale quando i protagonisti sono le persone anziane.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Super bonus 110%, grande occasione per i condomini

I Caaf Cgil stanno affinando una piattaforma che gestirà agevolmente tutto l’iter. Il consiglio è quello di rivolgersi a loro prima di iniziare i lavori
Il super Ecobonus è un’agevolazione fiscale che vi permette di fare, a costo zero, interventi che vi garantirebbero, nel tempo, di risparmiare sulle spese di riscaldamento. Lo strumento rappresenta senz’altro un’occasione irripetibile per tutti i condomini, ma è molto complesso da utilizzare. Il consiglio, per poterlo gestire al meglio, è quello di rivolgersi ai Caaf Cgil. Vediamo perché.
Quali sono gli interventi principali? Ai fini del Super Bonus 110%, i due interventi principali in un condominio riguardano l’isolamento termico (il cosiddetto cappotto che permette di coibentare le pareti esterne dell’edificio) e la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, da autonomi a centralizzati. L’agevolazione fiscale è riconosciuta anche sulle spese per interventi antisismici (purché gli edifici siano situati nelle zone a rischio 1-2-3).
Quali le scadenze? La detrazione del 110 per cento è riconosciuta per le spese sostenute dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
Quali le procedure? Per beneficiare della detrazione, l’assemblea di condominio dovrà approvare l’esecuzione degli interventi previsti. A quel punto, il singolo condomino usufruirà della detrazione per i lavori effettuati sulle parti comuni degli edifici, in ragione dei millesimi di proprietà.

Leggi: Collettiva


Aumenti in arrivo per le pensioni di invalidità. Ecco cosa cambia

Con la prossima rata di novembre, l’Inps metterà in pagamento la maggiorazione sociale a favore degli invalidi civili, facendo seguito alla sentenza di luglio della Corte Costituzionale. La Consulta, infatti, si era pronunciata pochi mesi fa sancendo l’incostituzionalità del limite di età che, dal 2001, aveva regolato il trattamento assistenziale per gli invalidi civili.
Una piccola rivoluzione. L’incremento di maggiorazione sociale, che può arrivare a 651,51 euro per 13 mensilità, verrà ora erogato a tutti i soggetti riconosciuti invalidi civili totali, sordi o ciechi civili assoluti, a partire dai 18 anni di età. Ma facciamo un passo indietro per capire bene di cosa si tratta.
Prima del 2001 agli invalidi civili la legge riconosceva una pensione minima di 283 euro. Ne avevano diritto tutti coloro che erano riconosciuti invalidi indipendentemente dall’età e dalla vita lavorativa. La legge di bilancio del 2001 stabiliva che la pensione minima di 283 euro venisse maggiorata in base a requisiti di reddito e a limiti di età, fissati a 60 anni. In base a questi due criteri, il limite massimo di incremento di maggiorazione sociale veniva fissato a 1 milione di vecchie lire che, con le rivalutazioni successive e il passaggio all’euro, è oggi pari a 651,51 euro.

Leggi: Liberetà


 

 

 

 

Il nuovo numero di AeA Informa: la povertà energetica e gli anziani

E’ disponibile sul sito www.abitareeanziani.it il nuovo numero della rivista Abitare e Anziani Informa.
Tema della pubblicazione è la povertà energetica e gli anziani, con la sintesi del Rapporto realizzato dalla Fondazione Di Vittorio per conto e in collaborazione con Spi-Cgil.
La  rivista è disponibile in formato web e pdf a questo link. 


“Con noi, per un futuro di solidarietà”. Al via la nuova campagna di tesseramento Auser

“Con noi, per un futuro di solidarietà” è lo slogan che caratterizza la campagna di tesseramento Auser per il 2021.
Anche quest’anno si tratta di una tessera d’autore, realizzata dall’illustratrice Claudia Palmarucci: l’immagine completa la narrazione avviata dal Congresso di Salerno con la realizzazione del quadrato centrale.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 13 ottobre 2020
Speranza alla manifestazione della Cgil: “Basta a logica dei silos e dei tetti di spesa”. Landini: “Stop a 21 sanità diverse”

Il Ministro della Salute intervenendo alla manifestazione a Roma di sabato scorso promossa da Cgil `Sanità pubblica e per tutti´ con il segretario generale Maurizio Landini ha ribadito la sua idea di riforma e promesso che non vi saranno tagli ma investimenti. Il sindacato: “Chiediamo di essere coinvolti”
“Serve di nuovo un contributo profondo di tutti. So che stiamo chiedendo sacrifici. Stare in questa piazza bellissima con le mascherine distanziate è un costo sì, è un costo, ma c’è poco da fare. Anche per me parlare con la mascherina è un costo ma è necessario e indispensabile perché non possiamo vanificare i sacrifici straordinari che abbiamo fatto finora. Abbiamo dimostrato, e quando dico abbiamo non penso al Governo ma penso al Paese. Abbiamo dimostrato nei giorni pia’ difficili di essere un grande Paese, non il Governo, voglio essere chiaro, l’Italia. Dobbiamo dimostrarlo di nuovo perché i mesi che arrivano non sono semplici e dobbiamo dimostrare ancora di essere un grande Paese”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza sabato alla manifestazione a Roma promossa da Cgil e Funzione Pubblica Cgil `Sanità pubblica e per tutti´ con il segretario generale Maurizio Landini.

Leggi: Quotidiano Sanità, 13/10/2020


martedì 13 ottobre 2020
Disabilità, RSA, minori e sport: questioni vecchie e nuove nel Dpcm

Il testo appena approvato prevede, come i precedenti, misure specifiche per le persone con disabilità e per gli anziani nelle strutture: qui, in particolare, tornano a “limitarsi” i contatti con l’esterno. Compaiono in due passaggi i minori e le loro attività. E si distingue tra sport amatoriale e dilettantistico
Ci sono vecchie e nuove conoscenze, nel Dpcm appena approvato, che contiene le “misure urgenti di contenimento del contagio”. Accanto alle disposizioni sull’uso dei dispositivi di protezione, sui divieti di assembramento dentro e fuori casa e alle nuove regole e limitazioni per locali pubblici e privati, si torna a parlare anche di anziani in struttura e di persone con disabilità, lì prefigurando di fatto una nuova chiusura ai contatti con l’esterno, qui prevedendo deroghe nell’uso dei dispositivi e nel distanziamento. E poi, questa volta, nel decreto appaiono i “minori”, con la loro “attività ludica e ricreativa”. E si riconosce il valore dell’attività sportiva, di fatto lasciando che si svolga non solo quella professionale e agonistica, ma anche quella dilettantistica. Niente da fare invece per lo sport amatoriale di contatto. Vediamo nel dettaglio cosa sia quindi previsto per anziani, persone con disabilità, bambini e sport all’interno del testo.

Leggi: Redattore Sociale, 13/10/2020


martedì 13 ottobre 2020
PENSIONI – Ghiselli (Cgil): “Ci aspettiamo dal governo risposte concrete”

In vista del nuovo incontro con il governo fissato per mercoledì 14 ottobre, la Cgil rilancia le scelte sulle emergenze legate alla crisi. Rimandata per ora la discussione sulla riforma del sistema previdenziale
“L’incontro in programma domani al ministero del Lavoro sulla previdenza, non si terrà sulle questioni relative alla riforma previdenziale ma, considerando i tempi ravvicinati, avrà come oggetto i temi più impellenti da inserire nella legge di bilancio”. Lo fa sapere il segretario confederale della Cgil nazionale, Roberto Ghiselli.
Le misure urgenti
“Per noi – spiega Ghiselli – è importante che il governo fornisca risposte concrete alle nostre proposte che, per il 2021, riguardano: la proroga e il rafforzamento dell’Ape sociale e i provvedimenti a favore dei lavoratori precoci, in particolare per quanto concerne la possibilità di un’uscita anticipata per i lavoratori fragili, per le mansioni più a rischio Covid, come chi svolge attività lavorative direttamente a contatto con l’utenza, e per garantirne l’accesso a settori che sino a oggi sono rimasti praticamente esclusi, come l’edilizia e l’agricoltura, riducendo a trenta anni i requisiti contributivi per accedere all’Ape sociale”.

Leggi: Collettiva, 13/10/2020


martedì 13 ottobre 2020
Covid, Forum Famiglie: “No a raccomandazioni sull’autonomia domestica”

Il Forum delle associazioni familiari commenta alcune misure previste nell’ultimo Dpcm. “Le famiglie hanno bisogno di qualità delle cure e misure di sostegno economico certe e strutturate. Lo Stato abbia fiducia: sapranno fare al meglio il loro dovere”
“Le famiglie italiane sono state le migliori al mondo nella gestione dell’emergenza Covid-19 della scorsa primavera. Hanno tenuto in piedi il Paese con responsabilità, senso del sacrificio e del bene comune nel periodo peggiore della pandemia, quando tutto, intorno, crollava come un castello di carte: non servono raccomandazioni che inducano comportamenti limitativi dell’autonomia domestica. Vincoli che, peraltro, potrebbero incentivare il pettegolezzo o favorire addirittura intromissioni all’interno delle mura di casa, con violazione delle libertà fondamentali”: così il Forum delle associazioni familiari in merito ad alcune misure previste nell’ultimo Dpcm varato dall’esecutivo.
“Siamo convinti – prosegue la nota del Forum delle Famiglie – che le famiglie continueranno a esercitare il senso civico ampiamente dimostrato durante la pandemia. Ecco perché crediamo che meritino gratitudine e rispetto. I nuclei familiari hanno bisogno di qualità delle cure, tempestiva e diffusa prevenzione e misure di sostegno economico certe e strutturate, per i sacrifici che quotidianamente profondono nella crescita dei figli e nel quotidiano impegno per la costruzione del presente e del futuro del Paese, tanto più in una fase delicata come questa. Lo Stato abbia fiducia: le famiglie sapranno fare al meglio il loro dovere”.

Leggi: Redattore Sociale, 13/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
Salute mentale. Mattarella: “È un diritto che deve essere garantito a tutti”

“L’Italia da tempo si colloca in una posizione di avanguardia nell’approccio al tema e costituisce un punto di riferimento nel contesto internazionale. Per questo è importante continuare a sostenere gli investimenti in programmi di salute mentale. Venire meno a questo impegno costituirebbe un arretramento culturale e civile che, proprio in questo momento, il nostro Paese non si può permettere”. Così il presidente della Repubblica in occasione della giornata mondiale della salute mentale.
“La Giornata mondiale della salute mentale costituisce l’occasione per riflettere sui bisogni delle persone più fragili e sulla vulnerabilità psichica connessa alle condizioni di isolamento sociale e di emarginazione. Quest’anno, le vicende della pandemia hanno acuito la sofferenza delle persone affette da patologia psichica, spesso costrette a vivere lontano dalle proprie famiglie per ragioni terapeutiche, e che si sono trovate in alcuni casi ad affrontare in solitudine gli effetti della chiusura. A ciò si aggiunga che la pandemia ha prodotto, tra le sue tragiche conseguenze, un incremento delle condizioni di disagio psichico, acutizzando situazioni di emergenza psicologica e sociale. Con le difficoltà incontrate dai servizi sanitari, i Paesi stanno trovando modi innovativi per fornire assistenza e sono nate iniziative per rafforzare il sostegno psicosociale”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 12/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter Settembre 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
É stato firmato il decreto per l’erogazione dei fondi relativi al programma nazionale per la “Qualità dell’abitare”. Un programma pluriennale a scala urbana è senz’altro positivo, stante la necessità di ragione su strategie di lungo respiro per affrontare le criticità presenti. I fondi previsti, tuttavia, sono spalmati su un arco temporale troppo lungo e quanto disponibile per il prossimo periodo e davvero esiguo per rappresentare una risposta credibile.
■ Le fasi del programma.
É stata pubblicata in G.U. la legge n. 120/2020, di conversione del c.d. Decreto Semplificazioni: tra le varie semplificazioni viene cambiato l’iter previsto per la demolizione delle opere abusive. Con la competenza ai prefetti e col supporto del genio militare, si potrà più celermente attivare l’iter per le demolizioni, oggi sostanzialmente ferme. Permane la necessità di controllo da parte degli enti locali, troppo spesso carenti nel proprio ruolo di vigilanza.

Leggi: Cgil, 12/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
«La formazione dei volontari oggi è indispensabile»

Presentata pochi giorni fa la Scuola nazionale del volontariato Ail aprirà i battenti a metà ottobre. Il presidente nazionale dell’associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma spiega le ragioni e il perché di questa scelta che guarda al futuro
Guarda al futuro e al nuovo volontariato il presidente di Ail – Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma che una settimana fa da Roma ha lanciato la Scuola nazionale del Volontariato Ail. Sergio Amadori (nell’immagine in apertura) infatti, è convinto che nel 2020 sui volontari occorre investire. «Troppo spesso il volontariato è considerato una ruota di scorta, in Italia finisce sulle prime pagine solo in occasione delle emergenze, ma noi siamo convinti che questo movimento solidale e fraterno sia il vero collante della nostra socialità», osserva Amadori riprendendo alcuni dei concetti emersi nel corso della presentazione della scuola.
I volontari sono quindi un patrimonio della società civile, energie preziose che, non va dimenticato, hanno mostrato tutto il loro valore durante l’emergenza sanitaria.

Leggi: Vita, 12/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
RSA e Case di riposo, i Nas: scoperte 18 strutture abusive

È quanto emerso durante la conferenza stampa sulla campagna “Estate Tranquilla 2020”, durante la quale è stato presentato il monitoraggio delle verifiche condotte dai Carabinieri del Nas. La campagna di controlli è stata condotta dal primo giugno al 30 settembre 2020
“Sono stati deferiti all’autorità giudiziaria complessivamente 131 gestori e dipendenti di cliniche private e convenzionate, case di riposo, comunità alloggio e case famiglia, ritenuti responsabili, a vario titolo, di mancata assistenza e abbandono di incapace, esercizio abusivo della professione sanitaria, detenzione di farmaci scaduti, irregolarità in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro”. È quanto emerso oggi a Roma durante la conferenza stampa sulla campagna ‘Estate Tranquilla 2020’, durante la quale è stato presentato il monitoraggio delle verifiche condotte dai Carabinieri del Nas. La campagna di controlli è stata condotta dal primo giugno al 30 settembre 2020.
“Ulteriori 206 irregolarità di natura amministrativa- hanno proseguito i Nas- sono state rilevate per carenze strutturali e disorganizzazione degli spazi comuni e delle camere, a volte utilizzate oltre il limite della capienza per aumentarne indebitamente il numero di posti letto”. Nei controlli, inoltre, sono state individuate “208 attività non conformi alle normative, pari al 18%, dei quali 18 risultate gravemente irregolari o addirittura totalmente abusive”.

Leggi: Redattore Sociale, 12/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
Ma dentro le RSA è come in prigione “Quando finirà?”

TORNANO LE CHIUSURE PREVENTIVE
La crescita della curva dei contagi degli ultimi giorni accende i riflettori sulle persone più fragili, tra cui gli anziani. Soprattutto quelli ospiti delle Rsa. – P. 4 La crescita della curva dei contagi degli ultimi giorni accende i riflettori sulle persone più fragili, tra cui gli anziani. Soprattutto quelli ospiti delle Rsa, la trincea della prima ondata dell’epidemia. L’Istituto superiore di sanità ha rilevato che in quattro mesi, da febbraio a maggio, ci sono stati 9.154 morti nelle strutture di assistenza per gli anziani e il 7,4 per cento era risultato positivo al coronavirus. Ma c’è il sospetto che i decessi da coronavirus siano stati decisamente di più. E ora che cosa succederà agli anziani? Li aspetta un Natale di malattia e desolazione, soli, dietro le finestre, a scrutare l’ingresso delle cliniche interdetto ai famigliari? Al momento la situazione è, fortunatamente, sotto controllo anche se i casi stanno aumentando a macchia di leopardo in tutta Italia. Secondo il professor Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia e primario di Geriatria al Campus biomedico di Roma, «c’è attualmente un livello di protezione maggiore rispetto a marzo e quindi si registrano solo casi sporadici seppur drammatici. La prevenzione messa in atto dalle varie strutture sta funzionando e non credo si verificherà un’ondata di infezioni come a primavera».

Leggi: Politica News, 12/10/2020


lunedì 12 ottobre 2020
Volontariato. Casellati: “Senza di loro conseguenze della pandemia ancora più dolorose”

La Presidente del Senato, oggi a Padova per incontrare i volontari della città, ha presentato la seconda edizione del Premio nazionale del Senato al volontariato che verrà consegnato a fine anno. “L’Italia dell’altruismo fa meno rumore della società del rancore, ma può aiutarci a costruire la speranza nel futuro”
Senza i volontari, “senza le donne e gli uomini che anche nei mesi durissimi della crisi sanitaria hanno continuato ad essere presenti nei quartieri, nelle strutture, nelle abitazioni, ovunque ci fosse bisogno, le conseguenze della pandemia sarebbero state ancora più dolorose. Non hanno solo affiancato lo sforzo dei “camici bianchi”. Sono stati una vera linea di avanguardia tanto più preziosa perché ha saputo cogliere bisogni spesso disattesi”. Con queste parole, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è intervenuta questa mattina a Padova durante l’evento “Le parole del volontariato” tenutosi presso il Palazzo della Ragione.

Leggi: Redattore Sociale, 12/10/2020


sabato 10 ottobre 2020
Cgil e Fp Cgil lanciano proposta: un new deal per la salute

Un vero e proprio new deal per la salute: un piano di riforma del Servizio socio sanitario nazionale (Sssn) che nasce dalle esperienze registrate nel corso della prima fase della pandemia, gestita con difficoltà preesistenti, e in vista delle risorse che arriveranno e che non dovranno lasciare in eredità un Sssn con le stesse patologie conosciute. È la proposta che Cgil e Fp Cgil lanciano oggi in occasione della manifestazione ‘Sanita’: pubblica e per tutti! Le nostre proposte per il Servizio socio sanitario nazionale’, a Roma in piazza del Popolo a partire dalle ore 10.30 alla presenza del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Leggi: Redattore Sociale, 10/10/2020


venerdì 9 ottobre 2020
Fondo affitti, Mit: 160 milioni per le famiglie a basso reddito e fuori sede

Le risorse che sono ripartite tra le Regioni e immediatamente spendibili dai Comuni grazie a quanto stabilito con il decreto “Cura Italia”. Così in una nota del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Via libera al decreto proposto dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli che incrementa il Fondo di Sostegno alle Locazioni con uno stanziamento di ulteriori 140 milioni di euro per le famiglie a basso reddito che vivono in affitto e di 20 milioni di euro per gli studenti fuori sede residenti in luogo diverso rispetto a quello dove e’ ubicato l’immobile locato. Risorse – si legge in una nota del Mit – che sono ripartite tra le Regioni e immediatamente spendibili dai Comuni grazie a quanto stabilito con il decreto ‘Cura Italia’.
“Si tratta dello stanziamento più alto degli ultimi dieci anni, dal 2010 ad oggi e che servirà ad intervenire concretamente sui contesti sociali più fragili per alleggerire e supportare tante persone e tante famiglie che, con la pandemia, hanno vissuto e vivono tutt’ora una situazione economica di grande disagio e incertezza”, segnalano dal Mit. Ma l’obiettivo sarà anche quello di “ripartire da questa prima iniezione di risorse per rilanciare più in generale l’edilizia residenziale pubblica e l’housing sociale, avviando la costruzione di nuovi edifici e intervenendo sulla manutenzione di quelli meno recenti”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/10/2020


giovedì 8 ottobre 2020
Una casa da vivere per gli anziani in difficoltà

La Comunità di Sant’Egidio ha costruito una rete di cohousing che dà ospitalità a centinaia di anziani soli, senza fissa dimora e disabili senza più genitori. Siamo andati nel quartiere di Trastevere, a Roma, a visitare un alloggio in cui vivono quattro persone. (Tratto dal mensile LiberEtà).
Un rifugio sicuro. «Ero arrivato al punto da evitare gli amici per strada: non avevo nemmeno un euro in tasca per offrire loro un caffè». Ha passato momenti difficili Bruno, ma c’è una cosa che ha custodito sempre con gelosia, nel mare aperto della vita: la dignità. Oggi, a 86 anni, si può dire che abbia trovato un rifugio sicuro per la vecchiaia, in una casa in condivisione con altre persone anziane, messa a disposizione dalla Comunità di Sant’Egidio nel quartiere romano di Trastevere.Ma quante ne ha passate Bruno. Dopo aver perso la moglie, si è trovato senza niente in mano. La pensione non bastava, e così ha dovuto vivere anche l’umiliazione di uno sfratto. «A quel punto non sapevo più cosa fare, dove andare». Una grande città come Roma – con i prezzi degli affitti alle stelle e priva di quelle reti familiari che si possono ancora trovare nei piccoli centri – non perdona chi ha il passo lento e incerto dell’età che avanza. Si finisce per rimanere stritolati.

Leggi: Liberetà, 08/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Silvio Garattini: “Mascherina e antinfluenzale per proteggere più persone possibile”

Il presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri: “La profilassi è utile anche per non sovraccaricare di lavoro il sistema sanitario che altrimenti rischia di non reggere”
«Speriamo si possa arrivare a chi è a rischio entro il prossimo mese, altrimenti diventa poco utile: da quando si fa il vaccino devono passare un paio di settimane perché protegga». A parlare è Silvio Garattini, 91 anni, presidente e fondatore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
Perché quest’anno è così importante che la campagna di vaccinazioni sia più ampia possibile? «L’influenza in Italia porta a 6 mila morti all’anno, soprattutto tra gli anziani, che hanno più fattori di rischio ed è chiaro che si devono proteggere, così come tutte le persone che hanno insufficienza cardiaca, problemi respiratori. Ma quest’anno il vaccino si vuole allargare a tutta la popolazione per più motivi, tutti estremamente importanti». Ce li spieghi.
«Si vuole diminuire il numero di persone che possano avere sintomi simili al Covid. Se tanti sono vaccinati, anche se protegge per il 50 per cento, è qualcosa di utile per ridurre per esempio l’accesso al pronto soccorso e negli ospedali.
Poi c’è un altro aspetto».
Ovvero? «Da studi fatti in Brasile, negli Stati Uniti, ma anche dal Monzino, è stato rilevato che chi si sottopone all’antinfluenzale ha una minore probabilità di contagio da coronavirus. Ecco perché viene raccomandato questo tipo di vaccinazione ed è fondamentale che sia estesa a più persone possibile». Per farlo, però, i vaccini ci devono essere…

Leggi: Repubblica, 07/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Barriere architettoniche, “l’abbattimento nel superbonus edilizio”

L’impegno del ministero degli Affari regionali, annunciato dal capodipartimento Elisa Grande, in occasione del FiabaDay 2020, XVIII Giornata nazionale per l’eliminazione delle barriere
Barriere architettoniche, carrozzina e scale – SITO NUOVO
“Il ministero degli Affari regionali si adopererà per inserire nel superbonus edilizio anche l’abbattimento delle barriere architettoniche”: così ha dichiarato – a nome del Ministro Boccia – Elisa Grande, Capo Dipartimento per gli Affari Regionali, specificando che “il ministro è in prima linea per la definizione dei livelli essenziali, all’interno dei quali rientra anche l’abbattimento delle barriere architettoniche: nei prossimi giorni avvieremo un tavolo di confronto con i ministeri competenti, le Regioni e gli Enti locali per individuare quelle azioni che possono essere attuate come campo comune anche in vista della prossima legge di bilancio. Chiederemo ai ministeri dell’Economia e Finanze, delle Infrastrutture e Trasporti e delle Pari Opportunità (che ha la delega sulla disabilità) di fare fronte comune per raggiungere questo obiettivo”. L’annuncio durante la XVIII edizione del Fiabaday, tenutosi domenica scorsa e il cui evento principale si è svolto come di consueto in Piazza Colonna a Roma con il palco montato davanti a Palazzo Chigi.

Leggi: Redattore Sociale, 07/08/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
7229 lettere ai nonni di tutta Italia, successo dell’iniziativa di Nonno Nanni e Auser

7229: sono le lettere inviate ai nonni di tutta Italia per la Festa dei Nonni 2020, celebrata lo scorso 2 ottobre.
L’iniziativa dell’azienda di prodotti caseari Nonno Nanni intitolata “Cari Nonni” prevedeva infatti di inviare una lettera dono ai propri cari per ringraziarli del loro ruolo prezioso, direttamente dal sito carinonni.nonnonanni.it. Nonno Nanni, poi, si occuperà di stampare tutte le lettere e di recapitarle gratuitamente per posta. Un messaggio d’amore non solo ai propri nonni, ma a tutti i nonni d’Italia: per ogni lettera spedita, infatti, Nonno Nanni donerà 2 euro all’Auser.
Grazie a questa campagna, Auser riceverà una donazione di 10 mila euro da parte dell’azienda.

Leggi: Auser, 07/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Bologna, il cardinale Zuppi rilancia “Adotta un nonno”

L’arcivescovo premia il progetto Acli, nato per mettere in contatto telefonico un bambino con un anziano solo: “Farlo non solo per il Covid, così cambierebbe davvero la città”
L’idea di mettere in contatto anziani e ragazzi “non deve funzionare solo quando c’è il virus, ma sempre. E se lo facessimo tutti credo che cambierebbe davvero anche la nostra città”. A dirlo è il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, che ieri pomeriggio al parco del Velodromo ha incontrato i protagonisti del progetto ‘Adotta un nonno’, messo in campo dalle Acli di Bologna durante il lockdown. L’iniziativa consisteva nel mettere in contatto telefonico un bambino con un anziano solo, per alleviare il disagio e le paure legate all’isolamento. Un progetto che ora il cardinale invita ad estendere. “Ha funzionato tanto quando non ci si poteva incontrare- sottolinea Zuppi- ma funzionerà ancora di più quando finalmente prima o poi ci toglieremo queste mascherine e potremo stare come sempre. Cioè vorrei che questo collegamento lo facessimo tutti e non solo quando c’è il virus, ma sempre. Perché questa corrente di amicizia va bene sempre, da tutte e due le parti: ragazzi e nonni”.

Leggi: Redattore Sociale, 07/10/2020


martedì 6 ottobre 2020
Casa, Sunia: grave la bocciatura in Senato dell’emendamento sugli affitti brevi

Così in un comunicato Stefano Chiappelli, segretario generale Sunia
“Gravissima la decisione della Presidenza del Senato per la bocciatura dell’emendamento su affitti brevi che cancella un parziale freno alla forte diminuzione dell’offerta con durate ordinarie, transitorie o per studenti, che rappresentano il reale bisogno abitativo. Le trasformazioni in locazioni brevi, avvantaggiati dalla cedolare secca, sta provocando ai residenti un considerevole aumento dei canoni ed uno stravolgimento delle città. Quella norma deve essere assolutamente ripresentata come primo passo per una normativa più organica che consenta a Regioni e Comuni di disciplinare il settore che senza regole va a scapito dell’affitto di durata stabile di cui c’è grande bisogno”. Così in un comunicato Stefano Chiappelli, segretario generale Sunia.

Leggi: Redattore Sociale, 06/10/2020


DALLE REGIONI:

sabato 10 ottobre 2020
Il disastro sociale delle RSA blindate

I nostri anziani prigionieri del lockdown più duro della storia contemporanea
Da otto mesi seimila bresciani e bresciane vivono come fossero sequestrati. Dapprima isolati, poi visibili a un familiare (nel migliore dei casi) per una manciata di minuti alla settimana. Niente contatti, niente affetti, niente socialità. All’inizio hanno fatto notizia quando il Covid ne ha falciati a centinaia. Poi più nulla. Dimenticati. Invisibili. Sono gli anziani e le anziane che vivono nelle case di riposo e che sono stati lasciati senza contatti, senza tamponi, senza terapie che non fossero uno spericolato ricovero ospedaliero. Sono sottoposti al più ferreo lockdown che la storia ricordi, ma nessuno pare più ricordarsi di loro. Anzi, il quadro sta peggiorando. Ospiti e personale di grandi istituti di ricovero da aprile non vedono un tampone che accerti, a mo’ di screening, le loro
condizioni di salute.
Come se non bastasse, a conferma del disastro in cui versa la sanità lombarda, le case di riposo private sono state avvertite che quest’anno possono scordarsi il vaccino antinfluenzale gratuito per il proprio personale: se lo procurassero da sole, se sono capaci di trovarlo. La giunta regionale ha fissato le nuove disposizioni sulla prevenzione del coronavirus negli istituti assistenziali con una delibera del 5 agosto. Il succo: le Rsa producano un bel Piano operativo gestionale, quanto alle misure di profilassi se la vedano un po’ i direttori sanitari.

Leggi: Corriere della Sera, 10/10/2020


sabato 10 ottobre 2020
Lazio, strutture alberghiere assistite per dimettere guariti

“Le strutture alberghiere assistite servono per dimettere pazienti clinicamente guariti che devono completare il periodo di negativizzazione. Sono un setting che il servizio sanitario regionale ha dall’inizio utilizzato, il primo modello è stato il Marriott per il Covid del Policlinico Gemelli, per non sovraccaricare gli ospedali e per chi non aveva modo di fare la quarantena al proprio domicilio. Nel Lazio saranno disponibili a breve oltre 500 posti di tale setting come da aggiornamento della rete Covid”. Lo comunica l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.

Leggi: Redattore Sociale, 10/10/2020


venerdì 9 ottobre 2020
Anziani, Lombardia cofinanzia 27 progetti anti-truffe

“Regione Lombardia, cofinanziando con 208.566 euro 27 progetti territoriali, conferma di essere in prima linea contro il triste fenomeno delle truffe agli anziani”. Lo afferma l’assessore alla Sicurezza, della Regione Lombardia, Riccardo De Corato, che commenta l’approvazione, con il decreto 11.732 del 7 ottobre 2020, del piano di assegnazione per il cofinanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto dei reati in danno alla popolazione anziana, da realizzare nel biennio 2020-2021. Come sottolinea l’assessore, sono stati approvati tutti i 27 progetti presentati, con una suddivisione provinciale che ne vede tre per Bergamo, cinque per Brescia, uno per Mantova, otto per Milano, due a Monza Brianza, due a Pavia e sei per Varese.
“La qualità dei progetti cofinanziati- rimarca De Corato- è abbastanza variabile. Alcuni progetti prevedono un’attività di informazione/divulgazione, altri sono più complessi e articolati. Prevedendo anche una partecipazione diretta degli anziani attraverso, a esempio, delle rappresentazioni teatrali”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/10/2020


venerdì 9 ottobre 2020
Casa, bando della regione Lombardia da 23 milioni per riqualificare gli alloggi

In arrivo 23 milioni di euro da Regione Lombardia per interventi di recupero del patrimonio immobiliare pubblico e privato sfitto o invenduto, e per la sua destinazione a servizi abitativi sociali. Le domande di partecipazione al bando andranno presentate in maniera telematica sul sito della Regione entro le ore 12 del 30 novembre. Si tratta di una misura “pensata per andare incontro alle richieste di che non ha le possibilità economiche per stipulare un contratto di affitto a libero mercato ma dispone di un indicatore Isee troppo alto per ottenere una casa popolare”, sottolinea l’assessore lombardo alle Politiche Sociali Stefano Bolognini. “Un aiuto indiretto- aggiunge- a tante famiglie o ‘single’ della Regione che, trovandosi nella cosiddetta fascia grigia, ogni giorno devono fare i conti con grandi difficoltà senza aver diritto ai sostegni previsti per chi ha redditi bassi”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/10/2020


venerdì 9 ottobre 2020
Reggio Calabria: Riunione unitaria Sunia-Cgil Calabria, Confedilizia e Sicet-Cisl provinciali per affrontare il tema dell’impatto della crisi, scatenata dal diffondersi del contagio da Covid19, sul disagio abitativo

Riunione unitaria a Reggio Calabria per Sunia-Cgil Calabria, Confedilizia e Sicet-Cisl provinciali che hanno affrontato il tema dell’impatto della crisi, scatenata dal diffondersi del contagio da Covid19, sul disagio abitativo, già pesante in tutto il territorio regionale e particolarmente avvertito nell’Area Metropolitana.
Se prima della pandemia in Italia, oltre 1 milione e 800 mila famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta e più di 3 milioni in una situazione di povertà relativa, con particolari criticità per chi vive in affitto e nel Mezzogiorno, oggi la situazione è ancora più drammatica. Talmente straordinaria che, seppure contenuta dai decreti economici del Governo per fronteggiare l’emergenza, non può essere affrontata con gli strumenti ordinari a disposizione di Regioni e Comuni.
In questi giorni difficili per il Paese giungono al sindacato tantissime richieste d’aiuto da parte di persone che manifestano la loro difficoltà a pagare il canone di locazione. Ma anche di tantissimi proprietari che non ricevono i canoni mensili dovuti.

Leggi: Sunia, 09/10/2020


venerdì 9 ottobre 2020
Bologna. In un momento delicato della vita di molti nuclei famigliari il sostegno al diritto alla casa è di vitale importanza

Sono stati mesi difficili per molti nuclei famigliari che hanno avuto un calo di reddito causa COVID. Ancora oggi l’emergenza abitativa non è risolta e grande preoccupazione desta la scadenza del blocco degli sfratti causa morosità incolpevole. Ma grazie anche alla contrattazione fatta a livello Territoriale e Regionale di cui siamo stati protagonisti e grazie all’impegno del Comune di Bologna e della Regione Emilia Romagna che hanno impiegato
molte risorse del proprio bilancio sono stati possibili interventi a Bologna per il sostegno alle famiglie.
Le risorse impiegate e in via di erogazione ammontano a:
2,460 milioni di euro per il fondo per l’affitto pagato ad aprile e maggio (ne hanno beneficiato 1.600 nuclei familiari
860.000 euro per il bando di rinegoziazione degli affitti che scadrà a novembre e che ha erogato finanziamenti per 320.000 euro: a oggi sono stati rinegoziati 240 contratti
500.000 euro per il sostegno agli affitti brevi degli studenti fuori sede 1,7 milioni del contributo affitto appena deliberato e per le quali i cittadini potranno fare domanda dal 13 di Ottobre.

Leggi: Sunia, 09/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Campi Bizenzio (FI): “Fa la casa giusta”, un nuovo modo di abitare

Un progetto innovativo legato alle nuove necessità abitative è “Fa la casa giusta”, ideato da Auser Abitare Solidale in collaborazione con Comune di Campi Bisenzio e Casa Spa. Nei giorni scorsi è stata inaugurata nell’ex scuola di Sant’Angelo, la casa “giusta”. Quattro gli appartamenti all’interno degli immobili di edilizia residenziale pubblica messi a disposizioni per il “terzo step” il momento, delicato, in cui le persone stanno cominciando a rientrare nella società dopo aver ottenuto un lavoro.
“Fa la casa giusta” rappresenta lo spin off progettuale della convenzione “La Stanza Solidale”, ideato da Comune di Campi Bisenzio, Auser Abitare Solidale e SdS Fiorentina Nord – Ovest per sviluppare risposte innovative a nuove e vecchie forme di povertà abitativa. Il progetto, ospitato nella ex scuola di Sant’Angelo a Lecore e realizzato all’interno di n 4 ex alloggi volano appositamente restaurati ed arredati, prevede servizi di ospitalità temporanea con una durata massima di 36 mesi. Gli appartamenti potranno essere destinati a uso esclusivo nel caso di famiglie o, in presenza di singoli o nuclei monogenitoriali, anche alla coabitazione. La gestione sociale, curata da Auser Abitare Solidale, prevede servizi di accompagnamento verso l’autonomia a favore degli ospiti ed iniziative di socializzazione ed attivazione civica che agevolino la costruzione di rapporti solidaristici e di buon vicinato con i residenti degli alloggi ERP posti al piano terra e con l’intero quartiere.

Leggi: Auser, 07/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Maggiordomi di quartiere: in Liguria aprono 18 sportelli

Il progetto di welfare territoriale promosso dalla Regione Liguria è mirato al sostegno e all’ascolto delle famiglie, dei lavoratori e dei soggetti deboli attraverso la creazione di punti di prossimità nei quartieri. Entro il 15 ottobre, gli sportelli saliranno a 18
Dopo il successo della sperimentazione avviata nell’estate del 2019 in via Luccoli, nel cuore del centro storico, aprono oggi a Genova sette nuovi sportelli di “maggiordomo di quartiere”, il progetto di welfare territoriale promosso dalla Regione Liguria e mirato al sostegno e all’ascolto delle famiglie, dei lavoratori e dei soggetti deboli attraverso la creazione di punti di prossimità nei quartieri. Entro il 15 ottobre, gli sportelli saliranno a 18 in tutta la regione. Alcuni di questi saranno in modalità diffusa, con più sedi in diversi Comuni. Taglio del nastro, questa mattina in piazza Palermo, alla presenza dell’assessore uscente Ilaria Cavo.
“Sono orgoglioso di questo progetto innovativo a livello nazionale- commenta, in una nota, il governatore Giovanni Toti- credo sia un bellissimo segnale per Genova e per la Liguria, con la consapevolezza che anche l’attività del maggiordomo di quartiere dovrà svolgersi nel pieno rispetto delle misure previste a tutela della salute e per contrastare la diffusione del coronavirus”. L’estensione dell’iniziativa a livello regionale fa seguito all’avviso pubblico finanziato con due milioni del Fondo sociale europeo, a cui hanno risposto partenariati composti obbligatoriamente da un soggetto del terzo settore e da un ente di formazione accreditato.

Leggi: Redattore Sociale, 07/10/2020


mercoledì 7 ottobre 2020
Coronavirus, in Veneto test rapido per visitare i parenti nelle RSA

Da lunedì i parenti degli ospiti delle case di riposo del Veneto che intendono far visita ai loro familiari saranno sottoposti a tampone rapido, verificando così di essere negativi prima di entrare. Lo annuncia il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, oggi in conferenza stampa dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera. I tamponi saranno forniti dalla Regione, continua Zaia esprimendo “forte preoccupazione per le case di riposo”, e spiegando che questa misura aiuterà anche a “togliere ansia” a chi intende andare a trovare un proprio parente ospite di una struttura. L’effettuazione dei test partirà lunedì “perché stiamo facendo un protocollo in modo che il risultato del test effettuato in casa di riposo sia oggetto di registrazione, perché è parte del piano di sanità pubblica”.

Leggi: Redattore Sociale, 07/10/2020


martedì 6 ottobre 2020
Anziani, Prefettura: varato il progetto anti-truffe del Comune di Ferrara

Ottiene il via libera della Prefettura il progetto presentato dal Comune di Ferrara sul tema delle truffe agli anziani, finanziato dal ministero dell’Interno per un importo di 43.803,01 euro. Il progetto, esaminato nella riunione odierna del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, partirà a fine mese e “si svilupperà per un anno, con iniziative di informazione e formazione per incentivare negli anziani comportamenti autoprotettivi”.
Commentando l’iniziativa, il prefetto Michele Campanaro sottolinea che “i dati aggregati a livello nazionale e ripresi dal ministero dell’Interno nell’ultimo Focus della Direzione centrale della Polizia criminale hanno evidenziato, nella fase del lockdown, una diminuzione percentuale delle truffe del 17%, inferiore rispetto alla diminuzione dei delitti in generale che, nello stesso arco temporale, e’ stata del 43,8%”. Questo significa, sintetizza il prefetto, che “le truffe, soprattutto quelle agli anziani, non sono andate in quarantena”, e per questo motivo “appoggeremo sempre progetti come quello presentato oggi dal Comune e approvato dal Comitato”. Campanaro e gli amministratori di Ferrara, Bondeno, Mesola, Poggio Renatico e Terre del Reno hanno poi sottoscritto i Patti per l’attuazione della sicurezza urbana, accordi di collaborazione e solidarietà tra Stato ed Enti locali per realizzare progetti di videosorveglianza candidati a finanziamenti pubblici del ministero dell’Interno.

Leggi: Redattore Sociale, 06/10/2020


IN AGENDA:

La vita dentro e “oltre” gli ospedali. Benessere ambientale e umanizzazione alla luce del COVID19

19/10/2020 dalle 09:30 alle 13:00 Bologna, Aula Magna, Regione Emilia-Romagna (partecipazione tramite diretta streaming)
L’evento rappresenta l’esito dell’impegno assunto al termine della Ricerca autofinanziata (promossa dall’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali – AgeNaS) “La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero”, conclusa nel 2018.
I due ambiti su cui si è concentrata l’attenzione per affrontare le criticità emerse hanno riguardato il benessere ambientale secondo l’approccio dell’universal design per la riduzione delle iniquità nell’accesso e nella fruizione dei servizi per operatori, utenti e caregiver, e la cura del benessere bio-psico-sociale attuata attraverso prassi di umanizzazione all’interno del servizio sanitario regionale.

Sarà possibile seguire il convegno solo in diretta streaming http://videocenter.lepida.it/ – previa iscrizione online.

Leggi: Regione Emilia Romagna


IN EVIDENZA:

Una salute mentale a misura d’uomo

Nella Giornata mondiale parla Stefano Cecconi (Cgil): “La crisi può essere un’opportunità per capire che la vita delle persone in difficoltà è sostenuta da misure concrete e non slogan. Ecco la nostra ricetta”
Con lo slogan “Salute mentale per tutti. Maggiore investimento e maggiore accesso. Per ognuno, ovunque”, la giornata mondiale dedicata Nazioni unite alla salute mentale sollecita impegni e azioni che riguardano anche il nostro Paese. Come tradurre questo slogan in misure concrete? È quanto il sindacato, insieme a una coalizione della società civile, si è impegnato a definire e articolare nelle proposte indirizzate, già a partire dal 2019, a governo, Regioni e Comuni. Stefano Cecconi, responsabile per la Cgil nazionale della Sanità, non autosufficienza e integrazione socio-sanitaria, ne illustra il contesto e le priorità.
Verso la Giornata mondiale per la salute mentale sono arrivati molti appelli a sostegno delle vostre richieste. Partiamo da qui.
La Giornata mondiale della salute mentale sollecita quest’anno, con uno slogan molto chiaro, impegni che riguardano certamente anche il nostro Paese, che pure ha una legislazione avanzata ed è attivo dal 1978 nel contrasto della logica manicomiale. I servizi di salute mentale si trovano in uno stato di difficoltà e le condizioni delle persone con disagio mentale si sono aggravate, più di recente anche per le conseguenze dell’emergenza da Covid, naturalmente. Si è verificato nel tempo un arretramento culturale, organizzativo e operativo, che mette in difficoltà l’impianto riformatore della legge 180 (la riforma Basaglia), inteso a risolvere i problemi di salute delle persone, con l’inclusione e il riconoscimento dei diritti alla piena vita.

Leggi: Collettiva


SEGNALAZIONI:

 Covid-19 e quarantena

La quarantena imposta con ordinanza amministrativa ai residenti di un determinato territorio non può essere equiparata a malattia ai fini del riconoscimento dell’indennità economica perché manca il nesso sanitario.
L’Inps, con il messaggio del 9 ottobre scorso, n. 3653, fornisce chiarimenti per i lavoratori che hanno diritto alla tutela previdenziale della malattia, con relativo pagamento dell’indennità, secondo le disposizioni previste dal decreto “Cura Italia” (articolo 26, comma 1, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27).
Riferendosi, in particolare, ai soggetti fragili, per i quali è prevista l’attivazione di una modalità alternativa di svolgimento dell’attività professionale (agile o in smart working), la quarantena non è automaticamente equiparabile alla malattia, poiché non c’è sospensione né del lavoro né della retribuzione. Pertanto, non è possibile ricorrere alla relativa tutela previdenziale. In caso di malattia conclamata, invece, il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno.

Leggi: Inca


 Congedo covid: i consigli di Inca Cgil

Cosa fare se un provvedimento della Asl obbliga a casa vostro figlio? C’è un congedo ad hoc. Per inoltrare la domanda all’Inps chiedi aiuto all’Inca. I consigli di Giuseppe Colletti, dell’Area Previdenza del patronato Cgil su collettiva.it
La confusione regna sovrana. Nonostante gli sforzi del governo e i ripetuti decreti varati a tempo di record negli ultimi mesi, l’impatto della ripresa della scuola in presenza, ai tempi del coronavirus, non sta risparmiando notti insonni e scelte difficili a tanti genitori, che sempre più spesso hanno la sensazione di essere lasciati soli sulle scelte da prendere di fronte a casi di positività o sospetta positività che possono verificarsi nella classe o nell’istituto dei propri figli.
Dilemmi che toccano anche le questioni legate agli impegni di lavoro. Non certo un aspetto secondario dopo mesi e mesi di salti mortali, sedicente telelavoro con bambini a carico e ripresa delle lezioni spesso a orario ridotto o senza mensa. Anche per arginare, almeno in parte, queste situazioni, è stato varato il decreto legge 8 settembre 2020, numero 111, un provvedimento che, come si legge sul sito dell’Inca, “ha introdotto, in favore dei genitori lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, il congedo Covid-19 per quarantena scolastica dei figli. Si tratta di un congedo indennizzato da utilizzare per astenersi dal lavoro, in tutto o in parte, durante il periodo di quarantena del figlio convivente e minore di 14 anni, disposta dalla ASL competente al verificarsi di casi all’interno del plesso scolastico”.

Leggi: Inca


Reddito di Cittadinanza: da ottobre le domande

Le famiglie che hanno usufruito del Reddito di cittadinanza già dall’aprile 2019, possono rinnovare la domanda a partire da ottobre, poiché con la mensilità di settembre hanno percepito il diciottesimo rateo mensile, indicato come tetto massimo di fruibilità nel D.L. n. 4/2019.
La norma, infatti, prevede la possibilità di rinnovare la richiesta, previa sospensione di un mese prima di ciascun rinnovo. Tale sospensione non si applica nel caso della Pensione di Cittadinanza, il cui rinnovo avviene automaticamente senza necessità di presentare una nuova istanza.
A chiarirlo è l’Inps, con il messaggio n. 3627 dell’8 ottobre scorso 2020, nel quale fornisce indicazioni sul calcolo della completa fruizione di 18 mensilità del RDC, nel caso in cui il suddetto periodo massimo venga raggiunto tramite la fruizione di due o più domande, ricordando inoltre che in caso di rinnovo del RDC dovrà essere accettata la prima offerta utile di lavoro congrua (art. 4, comma 9 del D.L. n. 4/2019), pena la decadenza dal beneficio.
In particolare, l’Istituto precisa che nel caso in cui nel nucleo familiare avvenga una variazione della sua composizione durante il periodo di fruizione, il limite dei 18 mesi, si applica al nucleo modificato o a ogni nucleo formatosi in seguito alla variazione. In tali casi si dovrà presentare una nuova domanda, in quanto la prestazione decade d’ufficio dal mese successivo alla presentazione dell’ISEE aggiornato. Invece, nel caso di variazione dovuta a decesso o nuova nascita, non dovrà essere presentata una nuova domanda.

Leggi: Inca


 

 

 

 

Sanità: pubblica e per tutti!

Manifestazione promossa da Cgil e Funzione Pubblica Cgil in programma a Roma sabato 10 ottobre in piazza del Popolo dalle ore 10.30 alle ore 14. Una manifestazione che vedrà interventi di delegate e delegati del settore, insieme a un confronto tra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, moderato dal giornalista della Rai, Riccardo Iacona.

NEWS:

martedì 6 ottobre 2020
Sofferenza mentale per 837 mila italiani: più donne e over45

Sabato 10 ottobre l’Italia si fermerà per riflettere su una condizione che affligge tante e tanti italiani, grazie alla Giornata mondiale che oggi Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, celebra con il convegno “Per una salute mentale di comunità: servizi di prossimità e budget di salute”
Disturbi schizofrenici, di personalità, di abuso di sostanze e di ritardo mentale incidono maggiormente tra gli uomini, mentre sono più rosa quelli affettivi, nevrotici e depressivi. La sofferenza mentale non è una condizione di pochi, dato che già nel 2018 l’ultimo Rapporto del ministero fotografava in 837.027 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici, con il 53,8% dei casi di sesso femminile e il 68,3% di pazienti al di sopra dei 45 anni. In entrambi i sessi risultano invece meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni.
Sabato 10 ottobre l’Italia si fermerà per riflettere su una condizione che affligge tante e tanti italiani, grazie alla Giornata mondiale che oggi Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, celebra con il convegno “Per una salute mentale di comunità: servizi di prossimità e budget di salute”.

Leggi: Redattore Sociale, 06/10/2020


martedì 6 ottobre 2020
Salute mentale, Pellegrini: lavoriamo per evitare l’abbandono delle persone

Pietro Pellegrini, direttore del Dipartimento assistenziale integrato salute mentale- dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma, spiega come si lavora nella fattoria di Vigheffio al convegno promosso dalla sottosegretaria Zampa
“Ci prediamo cura delle persone con le loro criticità, perché oggi il rischio più grande è l’abbandono in tutti i contesti. Noi cerchiamo di creare condizioni in cui la salute mentale venga curata per tutto l’arco della vita, intervenendo sugli elementi più critici: la gravidanza, i primi anni di vita, le esperienze sfavorevoli infantili, l’abbandono scolastico e la povertà”. È così che si lavora nella fattoria di Vigheffio, e a spiegarlo è Pietro Pellegrini, direttore del Dipartimento assistenziale integrato salute mentale- dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma, intervenuto al convegno promosso dalla sottosegretaria Zampa.
La fattoria è nata nel 1968 per avviare i percorsi di cura e riabilitazione all’indomani della chiusura dell’ospedale psichiatrico di Colorno. Il direttore chiarisce subito che “per evitare l’abbandono delle persone bisogna intervenire anche sulle difficoltà delle famiglie, ad esempio quelle con figli con disabilità’ o con problemi neuro-cognitivi, come l’autismo. E occorre agire anche sulle comunità- aggiunge- che sono complesse, non sono le comunità ideali: riattivarle è molto importante, anche per porre un argine alla devianza”.

Leggi: Redattore Sociale, 06/10/2020


lunedì 5 ottobre 2020
Celebrazione della giornata internazionale degli inquilini. Il SUNIA aderisce all’iniziativa dello IUT

La casa è un diritto umano fondamentale ancor di più acutizzato durante l’emergenza COVID-19.
Circa 1,8 miliardi di persone, ovvero più del 20% della popolazione mondiale, non dispongono di un alloggio adeguato. La pandemia sta mettendo in luce e aggravando la preesistente crisi abitativa globale.
Marie Linder, presidente dell’Unione internazionale degli inquilini, chiede ai governi, alle autorità locali ed alle città di assicurare:
– che nessun inquilino venga sfrattato dalle proprietà residenziali;
– che ci siano alloggi a prezzi accessibili per tutti, compresi i senzatetto;
– che siano disponibili assistenza finanziaria diretta e fondi per il pagamento dell’affitto per gli inquilini bisognosi.
La Giornata internazionale degli inquilini offre l’opportunità di impegnarsi in una discussione globale sull’impatto trasformativo di COVID-19 sul settore degli affitti e di esplorare come ricostruire meglio le società, sfruttando il ruolo degli alloggi come catalizzatore.
Le questioni relative all’abitare devono essere al centro di uno sviluppo urbano sostenibile e inclusivo. Un alloggio inclusivo, economico e adeguato è la chiave per una trasformazione sostenibile delle nostre città e comunità. Lo IUT fungerà da rete per coordinare e condividere informazioni sulle soluzioni per tutte le problematiche abitative che riguardano gli affittuari invitando i membri di 47 paesi a condividere le loro attività e campagne.

Leggi: Sunia, 05/10/2020


domenica 4 ottobre 2020
“Fratelli tutti”, l’enciclica “sociale” di Francesco per costruire un mondo più giusto

Titolo mutuato dalle “Ammonizioni” di San Francesco d’Assisi per la terza enciclica del pontificato del papa argentino: il documento mira a promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale. A partire dalla comune appartenenza alla famiglia umana: “Siamo sulla stessa barca, ci si salva solo insieme”
Firmata ufficialmente da papa Francesco ad Assisi, la terza enciclica del pontificato di papa Bergoglio è un documento “sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Mutua il titolo proprio da una esortazione di San Francesco d’Assisi, che “per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo” utilizzava appunto l’espressione “Fratelli tutti”. Parole semplici con le quali – scrive il papa – “ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita”. Un testo diviso in otto capitoli e in 287 punti, che parla di azioni globali, di ponti, di etica delle relazioni internazionali, di governance globale sul tema delle migrazioni, di una riforma dell’Onu, di pena di morte, di libertà religiosa. Di seguito, offriamo una sintesi dell’enciclica, divulgata dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Leggi: Redattore Sociale, 04/10/2020


venerdì 2 ottobre 2020
Caregiver, anziani e pandemia: non solo fatica. “Diamo valore al tempo trascorso insieme”

Giulia Avancini, assistente sociale, tra i relatori del Convegno internazionale di Erickson dedicato agli anziani: “La cassetta degli attrezzi del caregiver dell’anziano non permette di aggiustare, ma di affrontare i problemi. Importante valorizzare i momenti positivi che anche la pandemia può portare. E chi assiste deve sapere chiedere aiuto”
Bambino spinge anziana in carrozzina
“Non voglio sminuire quello che è successo e la grande fatica che hanno vissuto i caregiver degli anziani durante il lockdown: voglio però aiutarli a riconoscere valorizzare gli aspetti positivi, che anche in questa situazione esistono”: è questo il senso e il messaggio che Giulia Avancini porta con sé a Trento, dove oggi e domani si svolge il Convegno internazionale di Erickson sugli anziani “Dignità, relazioni, cure”. Proprio di “Lockdown e caregiving” ha parlato stamattina, condividendo con i presenti la sua esperienza di assistente sociale, che opera anche in contesto ospedaliero.
In un suo recente libro, “Prendersi cura di un anziano fragile: guida pratica per il caregiver familiare”, parla della “cassetta degli attrezzi” per il caregiver degli anziani. “E’ una cassetta che non permette di ‘aggiustare’ i problemi, ma solo di affrontarli – ci spiega – I caregiver devono fare questo passaggio, comprendendo che le persone anziane vivono una condizione che spesso non può essere guarita ma solo affrontata. Il mio intento è fornire indicazioni che permettano ai caregiver di vivere la situazione in modo diverso, non sottovalutando i problemi, ma diventando anche maggiormente consapevoli dei servizi e più capaci di chiedere aiuto e di riconoscere anche i propri bisogni”.

Leggi: Redattore Sociale, 02/10/2020


venerdì 2 ottobre 2020
Co-abitare per non sentirsi mai più soli

Progetto innovativo di housing sociale del Comune nella ex scuola di Sant’Angelo a Lecore. Dedicato a soggetti e famiglie fragili – di Barbara Berti
“Un esempio di solidarietà e innovazione”. Così il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, sintetizza il progetto “Fa’ la casa giusta” durante l’inaugurazione dei quattro alloggi di Sant’Angelo destinati all’housing sociale. Qui vengono messe insieme diverse tipologie di persone e famiglie fragili affinché la condivisione degli spazi e la progettazione di percorsi condivisi e solidali possa aiutare ogni famiglia a superare le difficoltà e ritrovare una propria strada verso l’autonomia.
Il progetto, unico a livello regionale, rappresenta lo spin off progettuale della convenzione “La Stanza Solidale”, ideato dal Comune, dall’Auser Abitare Solidale e dalla Società della Salute Zona Nord- Ovest per sviluppare risposte innovative a nuove e vecchie forme di povertà abitativa. Nell’ex scuola di Sant’Angelo a Lecore, immobile di proprietà del Comune, sono al momento presenti quattro alloggi Erp e altrettanti alloggi-volano per l’emergenza abitativa.
Questi ultimi sono stati restaurati e arredati per dare un’ospitalità temporanea (da 6 a 36 mesi) a nuclei familiari o singole persone (segnalate dai servizi sociali) che possono anche sperimentare la co-abitazione. Con questo progetto, oltre a potenziare la risposta alla povertà abitativa mediante una partnership pubblico privata, sperimentando una terza soglia di accoglienza, caratterizzata da gratuità per l’amministrazione comunale, viene portato avanti un ulteriore obiettivo.

Leggi: La Nazione, 02/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Anziani, nell’anno del Covid 300 mila hanno chiesto aiuto per mangiare

In occasione della giornata internazionale delle persone anziane, la proiezione della Coldiretti sulle persone che hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead per gli indigenti
Cibo, verdure e pasta – Dieta (Foto da pixabay)
Nell’anno del Covid salgono a trecentomila gli italiani over 65 costretti a chiedere aiuto per mangiare. è quanto emerge da una proiezione della Coldiretti sulle persone che hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead per gli indigenti, divulgata in occasione della giornata internazionale delle persone anziane proclamata dall’Onu che si celebra l’1ottobre. Il peggioramento della situazione economica va ad aggravare una situazione – sottolinea la Coldiretti – che nel 2020 ha visto la terza età pagare un altissimo contributo di vite alla prima ondata di coronavirus, privando la società e le famiglie di un contributo affettivo e sociale inestimabile, come ha ricordato il Presidente della repubblica Sergio Mattarella in occasione della ricorrenza. Proprio a causa della pandemia si stima che la speranza di vita sia destinata per la prima volta ad abbassarsi, con un calo di addirittura 2 anni nelle province del Nord Italia più colpite, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Salute, l’Alleanza per invecchiamento attivo lancia la campagna #oggipiùchemai

Presentato il Position paper sulle “Vaccinazioni dell’adulto/anziano nella stagione 2020/2021”, con 8 richieste indirizzate al ministero, alle regioni e alle Asl
“L’Italia ha fatto grandi progressi nell’ambito delle coperture vaccinali, ma ancora molto c’è da fare: quella che sta cominciando sarà la prima vera stagione influenzale nel periodo della pandemia, oggi più che mai occorre spingere sull’acceleratore delle immunizzazioni, a partire dalle categorie a maggior rischio. Perché ciò avvenga con successo serve che le istituzioni nazionali e regionali remino nella stessa direzione: ci sono almeno 8 azioni che si possono intraprendere e che possono davvero fare la differenza”. Con queste parole il dott. Michele Conversano, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di HappyAgeing-Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, la prima organizzazione che riunisce al suo interno una forte componente scientifica e una importantissima rappresentanza sociale, ha aperto l’”Assise nazionale sull’immunizzazione dell’adulto e dell’anziano”, tenutasi questa mattina al Centro Congressi Frentani di Roma alla presenza di rappresentanti sindacali, istituzioni nazionali e regionali e giornalisti.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Il dramma nelle Rsa diventate ghetto

Nel libro bianco “Anziani senza famiglia” curato dall’associazione Felicita le testimonianze dei parenti degli ospiti nelle case di riposo. Di fatto per loro il lockdown non è mai finito. “Ci sono casi ormai gravi con aumento di sintomi psichiatrici, depressione, rifiuto del cibo. Le persone si lasciano andare senza che le famiglie riescano a fare qualcosa”
rsa donna anziana finestra
È un libro bianco che racconta il dolore e l’angoscia degli anziani ospiti nelle case di riposo e dei loro famigliari. “Al telefono, mi ha ripetuto che ha paura di non vederci più, non sono riuscita a consolarlo. Non è stato attivato per gli ospiti nessun servizio di supporto psicologico, in carcere almeno hanno il prete per fare due chiacchiere. Mio marito non riconosce più i figli, è dimagrito moltissimo, sbatte i denti e sbava”. Questa è una delle tante testimonianze raccolte dall’associazione Felicita, alla quale aderiscono i parenti di ricoverati in 69 strutture in Italia. Le hanno raccolte nel rapporto “Anziani senza famiglia. Libro bianco sulla normalità negata nelle Rsa”
“Mentre la vita collettiva è tornata a una progressiva normalizzazione -si legge nel Libro bianco-, quella delle persone che per mancanza di autonomia sono costrette alla permanenza in strutture protette, insieme con quella dei loro familiari, da oltre sei mesi continua a restare sospesa in un mondo a parte. In pratica, un lungo lockdown che ha creato più danni del contagio stesso. Oltre ai danni dovuti alla mancata protezione, all’inosservanza delle regole di sicurezza, all’esclusione dalle cure ospedaliere, gli anziani hanno, così, subito il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità”.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Covid e assistenza agli anziani, “i robot non possono sostituire il caregiver”

Parla il sociologo Pierpaolo Donati: “Molti si chiedono se i robot possano diventare i nuovi infermieri e addirittura i nuovi amici degli anziani, soprattutto durante la pandemia. Io dico di no: sanno fare tante cose, ma non danno identità e dignità perché non sono empatici”
anziano e robot
Un robot non si ammala, non si stanca, non si contagia e non contagia: sa fare tante cose e spesso sa farle bene. Per questo sempre più spesso, in Europa più che in Italia, i robot sono introdotti e diffusi anche nel campo dell’assistenza. Ora, con una pandemia in corso e alle spalle la drammatica esperienza della “prima ondata”, soprattutto nelle strutture per anziani, potrebbero prendere sempre più piede e diventare i nuovi “caregiver” dei nostri genitori o dei nostri nonni. E’ il tema che affronterà Pierpaolo Donati, sociologo e filosofo, durante il convegno internazionale Erickson che si svolgerà a Trento il 2 e 3 ottobre, dedicato al tema “Anziani. Dignità, relazioni, cure”.
“Io penso che vada presa in modo critico la sostituzione delle persone con i robot – ci spiega, anticipandoci alcune delle questioni che affronterà – Molti si chiedono se i robot possano sostituire le persone e addirittura diventare i nuovi amici dell’anziano, perché i robot sono effettivamente molto utili per loro: li aiutano a compiere movimenti, interagiscono con gli anziani con demenza, ricordano l’uso dei farmaci, possono leggere il giornale. Non danno, però, senso alle cose che dicono e in particolare non mostrano alcuna empatia nella relazione. Questo credo sia il limite più grande e la ragione per cui non potranno mai sostituire la persona, neanche nelle sue funzioni di assistenza”.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Housing Sociale: Fondazione Cariplo rinnova il proprio impegno per le situazioni di fragilità

Il bando senza scadenza “Housing sociale per persone fragili” ha selezionato cinque nuovi progetti innovativi e inclusivi. Fosti: “così generiamo valore per le comunità”
La casa rappresenta una componente dalla quale dipende la qualità della vita di ognuno di noi. E ancora di più per le persone in condizione di fragilità. Si pensi, ad esempio, a chi cerca di riconquistare una piena autonomia dopo percorsi di accoglienza protetti o partendo da condizioni di forte marginalità, a chi vuole sperimentare le proprie possibilità di vita indipendente, a chi sta perdendo progressivamente la propria autosufficienza o, ancora, a chi ha esigenze variabili e vincoli di reddito come i lavoratori temporanei o chi si sposta per esigenze sanitarie. La dimensione abitativa rappresenta quindi uno spazio essenziale sia per recuperare, mettere alla prova e mantenere la capacità di vita autonoma di chi è fragile sia per affrontare fasi di difficoltà, e gioca un ruolo determinante nella condizione di benessere delle persone.
Per queste ragioni Fondazione Cariplo promuove il bando senza scadenza “Housing sociale per persone fragili”; l’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Cariplo per l’abitare sociale, che negli ultimi vent’anni ha portato alla realizzazione di 341 progetti deliberando contributi per oltre 62 milioni di euro che hanno permesso di mobilitare risorse, aggregare conoscenze e persone sostenendo lo sviluppo delle comunità locali.

Leggi: Secondo Welfare, 30/09/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Recovery Fund. “Investire su sanità digitale, territorio, personale e ricerca”. I rilievi della Commissione Affari Sociali

E poi, garantire l’omogeneità del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale, prevedere investimenti mirati all’adeguamento o riconversione degli ospedali esistenti, garantire la presenza di una strumentazione diagnostica e sanitaria adeguata nelle strutture, adeguare i Lea alle nuove emergenze sanitarie. Questi solo alcuni dei 17 punti presenti nello schema di relazione approvato ieri dalla XII Commissione della Camera. Presenti nel documento anche altri 7 punti riguardanti le politiche sociali.
Dopo l’audizione della scorsa settimana del ministro della Salute Roberto Speranza, la Commissione Affari Sociali della Camera scende in campo come protagonista ed approva un articolato documento con diversi rilievi su come utilizzare le risorse del Recovery Fund per ridisegnare il Servizio sanitario nazionale.
Il documento approvato contiene 17 punti sul tema salute, a cui si aggiungono ulteriori 7 punti in riferimento alle politiche sociali. Tra le priorità, si chiedono investimenti su sanità digitale, territorio, personale e ricerca. Senza scordare la necessità di rendere omogeneo su tutto il territorio nazionale il diritto alla salute.
Questi i punti riguardanti il sistema salute:

Leggi: Quotidiano Sanità, 30/09/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Non autosufficienza, “il governo convoca solo i sindacati”

Denuncia del Comitato 16 Novembre, che chiede di convocare, via web, tutti gli attori interessati e, di elevare il Fondo non autosufficienza a 2 miliardi di euro, utilizzando le risorse del Recovery Fund, in maniera tale da garantire un’assistenza dignitosa, attraverso un assegno di cura uguale su tutto il territorio nazionale
Sulla non autosufficienza e la gestione e distribuzione dei relativi sostegni e risorse, il governo deve ascoltare “tutti gli attori interessati, non solo i sindacati”: l’appello arriva dal Comitato 16 Novembre, che riferisce come invece il ministro Speranza e la ministra Catalfo abbiano convocano i soli sindacati. “Capiamo che abbiamo una popolazione anziana non autosufficiente che ha diritto di essere rappresentata – commenta la presidente Mariangela Lamanna – tuttavia non abbiamo solo anziani non autosufficienti. Il governo attuale – aggiunge – non può dimenticare la storia del Fondo non autosufficienza, frutto di battaglie dure e, per molti senza ritorno, né può ignorare il fatto che esista un Tavolo dedicato, la cui prima ed unica convocazione da parte della ministra Catalfo, risale al 9 ottobre 2019. Tavolo che ha partorito il primo Piano per la non autosufficienza, che necessita di valutazioni, correzioni ed aggiustamenti per una buona funzionalità, cosa dalla quale siamo ancora molto distanti”.

Leggi: Redattore Sociale, 30/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Un morto su cinque da Covid in Italia era un paziente con demenza

I risultati di uno studio condotto in nove Paesi. Oggi si celebra la Giornata internazionale dedicata all’Alzheimer. Appello della Federazione Alzheimer Italia: “Chiediamo il rispetto dei diritti delle persone malate e che la ricerca non si fermi: molti fondi sono stati convogliati sul covid”
Alzheimer mani tengono foto
Un morto su cinque per Covid-19 in Italia era un paziente con demenza. È quanto emerge dal rapporto “Impact and mortality of Covid-19 on people living with dementia: cross-country report”, pubblicato oggi, 21 settembre, Giornata internazionale dedicata all’Alzheimer dal network internazionale delle associazioni di pazienti e famigliari. Lo studio, che ha coinvolto nove paesi (Regno Unito, Spagna, Irlanda, Italia, Australia, Stati Uniti, India, Kenya e Brasile), mostra come tra le vittime del coronavirus vi siano percentuali elevate di persone con demenza: dal 25% in Inghilterra e Galles al 31% in Scozia. In Italia è stata del 19%.


DALLE REGIONI:

venerdì 2 ottobre 2020
Roma: Cgil-Sunia Cgil, stop agli sgomberi se non ci sono le case

“In un’intervista tra le numerose criticità di Roma, il prefetto Piantedosi torna nuovamente sul tema degli sgomberi dei palazzi occupati, ne fa un primo elenco e aggiunge che partiranno a breve, non tenendo in considerazione gli accordi del precedente piano che perlomeno dava la giusta attenzione allo specifico contesto sociale calendarizzando su sette anni, viste le difficoltà”. È quanto si legge in una nota di Cgil e Sunia Cgil. “Il tema nella nostra città – aggiungono – è di eterna attualità e ogni prefetto che s’insedia lo mette tra le priorità degli interventi inducendo effetti negativi nel sentire comune e nei legami solidali che ci sono stabiliti in città e in un contesto in cui è ancora vivo il ricordo del disumano sgombero di piazza Curtatone e che produsse un intervento del ministro degli Interni Marco Minniti che vietò sgomberi che non avessero individuato delle soluzioni alloggiative immediate. Per quanto non spetti al ministro autorizzare o meno l’intervento in un immobile occupato faremo appello alla ministra Luciana Lamorgese, sensibile ai temi delle tutele ai più deboli, a considerare la questione romana”.

Leggi: Sunia, 02/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Le misure anticovid nelle Rsa rischiano di diventare una forma di detenzione?

Domani a Milano la conferenza regionale sulla salute mentale in Lombardia. “Dobbiamo dare una risposta ai parenti degli ospiti che lamentano un eccesso di misure che limitano la libertà”, afferma Francesco Maisto, garante delle persone private della libertà personale del Comune
La protezione dal contagio di anziani nelle rsa, di disabili e altre persone fragili in comunità rischia di diventare una forma di detenzione? C’è un ritorno alle strutture manicomiali? Sono questi gli interrogativi di fondo della Conferenza regionale sulla salute mentale in Lombardia, organizzata dal Garante delle persone private di libertà personale del Comune di Milano per venerdì 2 ottobre a Palazzo Marino. “Urge rafforzare i servizi territoriali, deistituzionalizzare, valorizzare la comunità”, sottolinea il garante Francesco Maisto. In Lombardia nel corso degli anni sono stati ridotti i fondi per una sanità di territorio per favorire i grandi ospedali. “Dobbiamo ora chiederci se vogliamo continuare a investire su posti letto oppure su più servizi e operatori distribuiti nel territorio”, aggiunge Maisto.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


giovedì 1 ottobre 2020
Cittadinanzattiva: bene l’assistenza domiciliare finanziata con le tasse del tabacco riscaldato

La proposta per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, già lanciata in occasione del Decreto Cura Italia fa un passo avanti, con la segnalazione dell’emendamento in commissione Bilancio del Senato
“La proposta per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, già lanciata in occasione del Decreto Cura Italia, da Cittadinanzattiva e oltre 70 fra organizzazioni civiche, associazioni di pazienti, federazioni e ordini professionali, società scientifiche e rappresentanti del mondo delle imprese, fa un passo avanti, con la segnalazione dell’emendamento in commissione Bilancio del Senato. L’emendamento prevede la realizzazione di Piani regionali pluriennali per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, finanziati attraverso la revisione del regime fiscale che vige sui prodotti da tabacco riscaldato rispetto alle normali sigarette. Continua la nostra battaglia per garantire l’Assistenza domiciliare, le cui risorse abbiamo pensato di reperire attraverso la revisione della tassazione agevolata per i prodotti da tabacco riscaldato”. Lo ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Leggi: Redattore Sociale, 01/10/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Sanità, Regione Lazio: rafforzata la rete delle Rsa con mille posti letto

E’ stata siglata oggi l’intesa, alla presenza degli assessori regionali alla Sanità, Alessio D’Amato e alle Politiche sociali, Alessandra Troncarelli, con le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil, per rafforzare la rete pubblica delle residenze per anziani
E’ stata siglata oggi l’intesa, alla presenza degli assessori regionali alla Sanità, Alessio D’Amato e alle Politiche sociali, Alessandra Troncarelli, con le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil, per rafforzare la rete pubblica delle residenze per anziani con 1.000 posti letto.
“E’ un lavoro che abbiamo già iniziato nei mesi scorsi con la realizzazione delle Rsa di Genzano, Albano e prossimamente di Zagarolo- ha spiegato D’Amato- Intendiamo proseguire in questa azione tesa a migliorare la qualità assistenziale dei nostri anziani. E’ particolarmente importante che questo accordo venga sottoscritto durante il contrasto alla pandemia per rappresentare prioritariamente l’esigenza di ampliare l’offerta pubblica di assistenza alla popolazione più fragile”

Leggi: Redattore Sociale, 30/09/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Anziani, “Poveri, soli e insicuri”: ricerca Spi-Cgil a Bologna

Solitudine, basso reddito, barriere architettoniche in casa. E insicurezza per il futuro. Sono questi i principali problemi che affliggono la fascia di popolazione più anziana di Bologna, così come emerge da una ricerca commissionata dallo Spi-Cgil di Bologna e realizzata da Ires Emilia-Romagna, che ha intercettato nel complesso 4.601 pensionati residenti sul territorio metropolitano. più della metà sono donne (55,8%) mentre un terzo sono over 80 (34%). Uno su due ha titolo di studio pari alla licenza elementare (49,4%). Un quarto degli anziani che ha risposto al questionario vive da solo (26,5%), quota che sale al 35% se si considerano i grandi anziani. Un elemento, sottolinea la Cgil, che “può rappresentare un fattore di rischio per l’insorgere o l’aggravamento di patologie socio-sanitarie”.
Circa quattro pensionati su 10 (38,7%) percepiscono un reddito mensile sotto ai mille euro, condizione che invece la maggior parte (65,7%) delle donne over 80 a bassa scolarizzazione. “È proprio questo segmento di popolazione a mostrare i maggiori segni di fragilità complessiva- afferma la Cgil- non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l’aspetto socio-sanitario”. Inoltre, nel 61,7% dei casi si rileva la presenza di barriere architettoniche interne al condominio o all’abitazione, il che “rischia di incidere negativamente sulla possibilità di condurre la propria vita in autonomia e sul proprio livello di inclusione sociale”, avverte ancora il sindacato dei pensionati.

Leggi: Redattore Sociale, 30/09/2020


mercoledì 30 settembre 2020
Case popolari: da sette mesi bloccate le assegnazioni in Lombardia

Secondo il Sicet, solo a Milano ci sono circa 5 mila alloggi liberi pronti per essere abitati. “Il sistema è bloccato per il meccanismo infernale previsto dalla legge regionale sulle assegnazioni e perché la Regione non l’ha ancora modificata dopo la sentenza della Corte Costituzionale”, afferma Ermanno Ronda, segretario cittadino del sindacato gli inquilini
Ci sono circa 5mila alloggi sfitti nelle case popolari di Milano che potrebbero essere subito assegnati. Ma da almeno sette mesi tutto è bloccato. La denuncia viene dal Sicet di Milano. “Il sistema è bloccato per il meccanismo infernale previsto dalla legge regionale sulle assegnazioni -afferma Ermanno Ronda, segretario cittadino del sindacato gli inquilini-. E per l’approccio ideologico della maggioranza che guida la Lombardia, che non ha ancora modificato la legge regionale dopo le bocciature della sentenza della Corte Costituzionale e del Tribunale di Milano”. Il 9 marzo scorso la Corte Costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionale la legge della Lombardia sulle case popolari nella parte in cui poneva come requisito per presentare la domanda per un alloggio quello di essere residenti nella regione da almeno cinque anni. È intervenuto poi il Tribunale di Milano che ha dichiarato illegittimo il regolamento di applicazione della legge nel punto in cui prevede che gli stranieri dovessero presentare una documentazione aggiuntiva, rispetto a quella chiesta agli italiani, per dimostrare di non essere proprietari di alloggi nel proprio Paese d’origine.

Leggi: Redattore Sociale, 30/09/2020


IN AGENDA:

6 – 9 ottobre 2020 – Digital Health Summit 2020: la trasformazione digitale in Sanità nel post Covid-19

Dal 6 al 9 ottobre si svolge in veste totalmente digitale Digital Health Summit 2020, il convegno di riferimento dell’e-Health in Italia organizzato per il quinto anno consecutivo da NetConsulting Cube, GGallery Group e AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità).
Basato su una piattaforma online interattiva, Digital Health Summit si configura come un viaggio in 12 stanze virtuali dall’emergenza verso il futuro della sanità. Un percorso a tappe che parte dall’ecosistema complessivo del Life Science, passa da nuovi modelli sostenibili di sanità per arrivare al ruolo del dato e della privacy, alle nuove architetture e nuovi Sistemi Informativi.
Per iscriverti, puoi visitare il sito dedicato all’evento.

Leggi: Advenias


19 ottobre 2020 -La vita dentro e “oltre” gli ospedali. Benessere ambientale e umanizzazione alla luce del COVID19

19/10/2020 dalle 09:30 alle 13:00 Bologna, Aula Magna, Regione Emilia-Romagna (partecipazione tramite diretta streaming)
L’evento rappresenta l’esito dell’impegno assunto al termine della Ricerca autofinanziata (promossa dall’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali – AgeNaS) “La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero”, conclusa nel 2018.
I due ambiti su cui si è concentrata l’attenzione per affrontare le criticità emerse hanno riguardato il benessere ambientale secondo l’approccio dell’universal design per la riduzione delle iniquità nell’accesso e nella fruizione dei servizi per operatori, utenti e caregiver, e la cura del benessere bio-psico-sociale attuata attraverso prassi di umanizzazione all’interno del servizio sanitario regionale.
Modalità di partecipazione
Sarà possibile seguire il convegno solo in diretta streaming http://videocenter.lepida.it/ – previa iscrizione online.

Leggi: Regione Emilia Romagna


IN EVIDENZA:

Le misure regionali di contrasto al COVID-19 nelle RSA

Lo scenario epidemiologico delineato a livello italiano ed europeo sulla diffusione del COVID-19 mette in primo piano la fragilità e i rischi della fascia di popolazione anziana e affetta da gravi patologie neurologiche, croniche e fortemente invalidanti, residenti presso le strutture sociosanitarie. Le differenti misure di prevenzione e protezione adottate a tutela degli ospiti delle RSA dalle Regioni italiane sono state sistematizzate in questa ricerca.
di Marco Betti (Federsanità-Anci Toscana), Gennaro Evangelista (Federsanità-Anci Toscana), Barbara Giachi (Federsanità-Anci Toscana)
L’allarmante situazione di emergenza sanitaria evidenziata a livello nazionale dallo studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’aprile del 2020 ha reso necessaria una riflessione sulle strategie intraprese a livello nazionale e regionale per la prevenzione e il controllo dell’epidemia nelle RSA. Queste, infatti, rappresentano i contesti nei quali l’esposizione al rischio è maggiore, essendo gli anziani ospitati generalmente più vulnerabili alle infezioni rispetto al resto della popolazione.
Nell’ambito della normativa nazionale emanata durante l’emergenza COVID-19 in materia di RSA, all’Ordinanza Contingibile e Urgente del 23 febbraio 2020 relativa alla necessità di limitare l’accesso dei visitatori agli ospiti, sono seguiti altri indirizzi e raccomandazioni che hanno lasciato alle Regioni margini di autonomia nell’attuazione.
In questo contesto, le diverse scelte e strategie adottate costituiscono l’oggetto dell’analisi di seguito riportata, volta a mappare le azioni intraprese a livello regionale in risposta all’emergenza COVID-19 nella RSA. La ricognizione è il risultato di una “indagine quasi in presa diretta” intrapresa (Betti et al., 2020) per analizzare in tempi rapidi le misure adottate per rispondere tempestivamente ad un’emergenza i cui effetti hanno visto una crescita esponenziale. La raccolta dei dati si è svolta durante il mese di maggio 2020 ed ha utilizzato come fonti informative gli atti normativi (quali ordinanze, decreti, protocolli operativi, circolari, ecc.) e le notizie istituzionali, che sono schematizzati nella Tabella 1 (allegato in download). La scelta di utilizzare come fonti i siti web dei soggetti istituzionali (Regioni, Ministeri, ISS, ecc.) è stata presa assumendo il rischio potenziale di non rilevare tutte le disposizioni presenti all’interno di documenti non facilmente e immediatamente reperibili on-line.

Leggi: I Luoghi della Cura


Con la pandemia anziani isolati: il 71% non ha incontri collettivi

I dati della sorveglianza “Passi d’Argento” coordinata dall’Iss e raccolti nel periodo 2016-2019 descrivono il contesto in cui si è diffusa la pandemia che rischia fortemente di aumentare l’isolamento e peggiorare la qualità di vita, soprattutto per gli anziani più fragili o con patologie croniche
Anziani, solitudine, demenze: persona di spalle su panchina – SITO NUOVO
Un anziano su 5 in Italia viveva già prima dell’arrivo del Covid-19 in una condizione di isolamento sociale, senza contatti con altre persone, neppure telefonici, nel corso di una settimana normale. Eppure uno su 3 rappresenta un aiuto fondamentale per i familiari. Lo rivelano i nuovi dati della sorveglianza “Passi d’Argento” coordinata dall’Iss e raccolti nel periodo 2016-2019. Questi dati, raccolti sulla popolazione degli ultra 65enni, descrivono il contesto in cui si è diffusa la pandemia che rischia fortemente di aumentare l’isolamento e peggiorare la qualità di vita, soprattutto per gli anziani più fragili o con patologie croniche. Ed è dedicato proprio agli effetti della pandemia sulle condizioni di vita dei più fragili la trentesima Giornata Internazionale delle persone anziane celebrata dalle Nazioni Unite ogni 1 ottobre. così in un comunicato l’Iss.
Secondo i dati, in Italia quasi 3 anziani su 4 (il 71%) non partecipano ad incontri collettivi presso punti di aggregazione come il centro anziani, il circolo, la parrocchia o le sedi di partiti politici e di associazioni e il 35% ha dichiarato di avere difficoltà nell’accesso ai servizi sociosanitari in particolare ai servizi della Asl e i negozi di prima necessità. Eppure quasi 1 persona su 3 (29%) rappresenta una risorsa per i propri familiari o per la collettività: il 19% si prende cura di congiunti, il 14% lo fa prendendosi cura di familiari o amici, con cui non vive, e il 6% partecipa ad attività di volontariato. più della metà degli ultra 65enni (il 61%) riferisce di avere almeno un problema strutturale nell’abitazione in cui vive e il 15% percepisce il proprio quartiere poco sicuro. Uno su 10 è caduto nei 30 giorni precedenti l’intervista e, nel 19% dei casi, è stato necessario il ricovero ospedaliero di almeno un giorno. Il 64% delle cadute si è verificato in casa, il 20% strada. Circa il 18% degli anziani vive una condizione di fragilità che grava principalmente sulle famiglie, il 94% delle persone con fragilità riceve aiuto dai familiari, il 20% da badanti e il 12% da conoscenti.

Leggi: Redattore Sociale


SEGNALAZIONI:

Cucine accessibili, anche per queste le agevolazioni fiscali

Dell’interpello numero 422 del 23 ottobre 2019 della Agenzia entrate, in cui la stessa ha fatto chiarezza su come ottenere IVA agevolata e detrazioni su acquisti di mobili o elettrodomestici in caso di disabilità certificata, ve ne avevamo già parlato nel novembre 2019.
Non tutti sanno però che questa disposizione è applicabile anche per l’acquisto di cucine componibili.
L’agevolazione è però concessa limitatamente a “…le componenti dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei soggetti disabili, specificamente descritte in fattura con l’indicazione di dette caratteristiche”.
Leggi su money.it
Scarica l’interpello 422 del 23 ottobre 2019 della Agenzia entrate

Leggi: Rete Caad


Previdenza: Identità digitale per le prestazioni – Dal 1°ottobre lo Spid prende il posto del PIN

Dal 1° ottobre 2020 l’Inps non rilascerà più PIN come credenziale di accesso ai servizi dell’Istituto. Il PIN sarà sostituito da SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che permette di accedere ai servizi on-line della Pubblica Amministrazione. A comunicarlo l’Inps in una nota pubblicata sul sito istituzionale, nella quale l’Istituto spiega come con tale passaggio, “l’INPS rafforza il diritto dei cittadini alla semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e rende operative le politiche nazionali di digitalizzazione aperte ormai agli sviluppi europei. Lo SPID, infatti, consente agli utenti di interagire con l’Istituto, con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti. In base al Regolamento eIDAS l’identità digitale SPID (con credenziali di livello 2 o 3) può essere usata per l’accesso ai servizi in rete delle Pubbliche Amministrazioni dell’Unione europea. Grazie ai vari livelli di autenticazione dello SPID, l’INPS potrà abilitare nuovi servizi che richiedono una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente”.
I PIN in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria la cui data verrà successivamente definita.
L’Istituto, inoltre, aggiunge che il passaggio da PIN a SPID non ha effetti sul servizio di PIN temporaneo. Gli utenti che accedono ai servizi INPS attraverso le credenziali SPID, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o CIE (Carta d’Identità Elettronica) potranno, infatti, continuare a richiedere il PIN telefonico temporaneo utile per la fruizione dei servizi tramite Contact Center. Attraverso la funzionalità “PIN TELEFONICO” presente su MyInps è possibile scegliere di generare un PIN temporaneo la cui validità può essere di un giorno, una settimana, un mese o tre mesi.
Il PIN dispositivo sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID, come i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati. Tutti gli altri utenti dovranno pertanto dotarsi di credenziali di autenticazione alternative al PIN.

Leggi: Inca


 

 

 

 

 

 

NEWS:

martedì 29 settembre 2020
Non autosufficienza, l’apertura del governo

Parte il confronto tra esecutivo e sindacati. L’obiettivo è arrivare al varo di norme che garantiscano i livelli minimi di assistenza a coloro che non sono più in grado di badare a se stessi. Un problema che interessa tre milioni di persone: “Registriamo positivamente la disponibilità dei ministri Speranza e Catalfo”, così le sigle dopo l’incontro
Se ne parla sempre a bassa voce. C’è un pudore di fondo nel discutere di un problema che attraversa la società, ma che finora non ha avuto una risposta politica nazionale. In Italia le persone non autosufficienti sono circa 3 milioni, di cui 2 milioni e mezzo anziani affetti da patologie croniche. Tra questi la maggioranza è composta di donne, che spesso devono affrontare da sole gli effetti di malattie degenerative. Ma nel nostro Paese, a differenza di tanti altri, non esiste ancora una legge nazionale a favore delle persone non più autosufficienti e delle loro famiglie. Ed è una richiesta che i sindacati confederali e quelli dei pensionati rilanciano da anni. Forse è arrivato il momento di stringere. E i primi segnali dal governo sono positivi. Infatti il ministro della Salute, Roberto Speranza, insieme al dicastero delle Politiche sociali guidato da Nunzia Catalfo, ha convocato i sindacati dei pensionati per avviare il confronto sulle proposte di legge sulla non autosufficienza.

Leggi: Collettiva, 29/09/2020


martedì 29 settembre 2020
Energia: nel IV trimestre 2020 arriva il rimbalzo dei costi dell’energia. Aumenti del +15,6% per l’elettricità e +11,4% per il gas. Si avrà comunque un risparmio in termini annui, più contenuto rispetto a quanto previsto.

L’ARERA ha pubblicato oggi il consueto aggiornamento delle tariffe di energia elettrica e gas relative al IV trimestre 2020: +11,4% per il gas e +15,6% per l’elettricità.
Dopo i ribassi registrati nel secondo trimestre 2020, proseguiti, nel caso del gas, anche nel terzo trimestre, arriva il prevedibile “rimbalzo” dei costi dell’energia.
Garda caso, alle porte dell’inverno, torna ad aumentare anche il costo del gas, come ogni anno.
Alla luce di tale andamento per l’elettricità la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole, riporta l’Autorità, sarà di circa 485 euro con un risparmio di circa 74 euro annui rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per il gas, invece, la spesa della famiglia tipo ammonterà a circa 975 euro, con un risparmio di circa 133 euro annui. Il risparmio complessivo sarà quindi di 207 euro/anno.
In una fase tanto difficile come quella attuale, in cui le famiglie stanno facendo i conti con le dure conseguenze economiche e sociali dell’emergenza sanitaria, si attenuano gli effetti positivi in termini di risparmio rispetto ai precedenti trimestri, con una maggiore spesa a cui sarà difficile far fronte.

Leggi: Federconsumatori, 29/09/2020


martedì 29 settembre 2020
Anziani, Caritas Bolzano: “Hanno bisogno di relazioni”

Giornata internazionale dell’anziano. Paolo Valente (Caritas Bolzano-Bressanone): “Non possiamo pensare che solo isolando sia possibile tutelare malati e anziani dalla malattia o dalla morte. Hanno bisogno dell’incontro con l’altro, della vicinanza e del sentirsi parte di una comunità”
“Non possiamo pensare che solo isolando sia possibile tutelare malati e anziani dalla malattia o dalla morte. Hanno bisogno dell’incontro con l’altro, della vicinanza e del sentirsi parte di una comunità”. Questo l’appello all’opinione pubblica rivolto dal direttore Paolo Valente, a nome della Caritas di Bolzano-Bressanone, in occasione della Giornata internazionale dell’anziano che ricorre il primo ottobre.
“Come Caritas diocesana attraverso l’operato dei suoi volontari e collaboratori del servizio Hospice sperimentiamo spesso che le persone anziane o gravemente malate non vogliono essere di peso per nessuno e per questo tendono a non esprimere chiaramente ed esplicitamente i loro effettivi bisogni e preoccupazioni”, dichiara il direttore della Caritas. Proprio per questo la Caritas vuole dare loro voce. “La pandemia ha reso visibili i limiti della nostra società nel prendersi adeguatamente cura dei soggetti fragili malati e degli anziani. Parlare e toccare i temi della morte e del morire rimane nella nostra società qualcosa di difficile da affrontare”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/09/2020


martedì 29 settembre 2020
Superbonus 110%, Conte: ‘intendiamo estenderlo anche oltre il 2021’

Estendere il Superbonus 110% “anche oltre il 2021”. Parola del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto sabato con un videomessaggio a Bologna all’evento “Insieme per Ricostruire”, organizzato dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia. Conte ha anche annunciato l’imminente firma del decreto contenente le opere prioritarie, da realizzare con percorsi accelerati e l’ausilio di commissari appositamente nominati.
Nel suo messaggio di saluto, il Presidente Conte ha ribadito che, per uscire dalla crisi, le parole d’ordine sono sviluppo, efficienza, sostenibilità e innovazione.
L’obiettivo, illustrato da Conte, non è solo far partire subito gli investimenti ed i cantieri, ma anche perseguire l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico degli edifici. Va in questa direzione, a detta di Conte, il Superbonus 110%, che dà la possibilità di produrre lavoro e promuovere la sostenibilità e la sicurezza.
Per questi motivi, il Presidente Conte ha affermato che il Governo intende estendere lo strumento del Superbonus 110% anche oltre il 2021.

Leggi: Edilportale, 29/09/2020


lunedì 28 settembre 2020
 Sindacati pensionati, bene disponibilità governo su non autosufficienza

I sindacati la chiedono invano da anni ma stavolta il governo ha dato la sua disponibilità a definire una legge quadro sulla non autosufficienza. Un incontro non decisivo quello tenuto in teleconferenza tra i Ministri del Lavoro Nunzia Catalfo e della Salute Roberto Speranza e i Segretari generali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil Ivan Pedretti, Piero Ragazzini e Carmelo Barbagallo, in previsione della prossima manovra di bilancio. Ma al termine della riunione si registrano passi avanti per affrontare uno dei grandi temi del terzo millennio che coinvolge direttamente circa tre milioni di italiani, per la maggior parte anziani.
«Registriamo positivamente la disponibilità espressa dai Ministri del Lavoro Nunzia Catalfo e della Salute Roberto Speranza per la definizione di una legge quadro nazionale sulla non autosufficienza», si legge nel comunicato stampa a firma delle tre organizzazioni sindacali.
«Si tratta di una legge di civiltà che aspettiamo da molto tempo, resa ancora più urgente dall’impatto che la pandemia di Covid-19 sta avendo in particolare sulla popolazione anziana più fragile ed esposta».

Leggi: Liberetà, 28/09/2020


lunedì 28 settembre 2020
Anziani, Zuppi: case come barriere, installare gli ascensori

L’arcivescovo di Bologna torna a sollevare il problema al convegno organizzato dal sindacato pensionati della Cisl. Il demografo Gianluigi Bovini: “Potenziare i bonus fiscali per metterli”
A Bologna e in Emilia-Romagna, così come in tutta Italia, circa il 70% delle abitazioni è ancora senza ascensore. “Dobbiamo metterli”, altrimenti le stesse case “diventano una barriera architettonica” per gli anziani. È l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, che torna a sollevare il problema questa mattina al convegno organizzato dal sindacato pensionati della Cisl proprio sul welfare per gli anziani. “Dobbiamo mettere gli ascensori nelle case, altrimenti diventano una barriera architettonica”, esorta Zuppi, che cita gli studi statistici del Comune di Bologna. E ammonisce: “La dimensione della solitudine degli anziani è destinata a crescere”.
Del problema parla anche il demografo Gianluigi Bovini, ex direttore proprio dell’ufficio statistica di Palazzo D’Accursio. Che non nasconde anche le sue critiche. “Abbiamo il bonus al 90% e al 110% per interventi antisismici, per il risparmio energetico e anche per rifare le facciate- elenca Bovini- ma non per installare gli ascensori. è una cosa che stento a capire. Perché il bonus è al 90% per il risparmio energetico e al 50% per gli ascensori. C’è un buco logico”. Per questo, suggerisce il demografo, visto anche l’arrivo delle risorse europee, “vediamo se riusciamo a potenziare gli incentivi per migliorare l’accessibilità a favore di migliaia di anziani”.

Leggi: Redattore Sociale, 28/09/2020


lunedì 28 settembre 2020
Salute mentale, dalla “reclusione” alla domiciliarità: il ministero risponde a Unasam

L’associazione aveva denunciato in una lettera al ministro Speranza la grave situazione che permane, per effetto della pandemia, all’interno delle strutture residenziali. Il ministero: “Attiveremo un’interlocuzione finalizzata ad acquisire elementi utili per rispondere in maniera scientifica e pertinente alle richieste. Il 6 ottobre la Giornata mondiale per la Salute mentale”
“Il tema della salute mentale è assolutamente centrale per questo Ministero”: inizia con questa rassicurazione la risposta che Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, ha recapitato a Unasam, dieci giorni dopo aver ricevuto la lettera in cui l’associazione esprimeva “grande preoccupazione per il protrarsi delle restrizioni di libertà, nelle strutture socio sanitarie e socio assistenziali, che accolgono persone che vivono la condizione della sofferenza mentale”. La presidente Gisella Trincas sollecitava un “intervento urgente” da parte del ministero, dal momento che le misure preventive si traducono, in molti contesti, in “un’inaccettabile e incomprensibile rigidità di disposizioni”.

Leggi: Redattore Sociale, 28/09/2020


lunedì 28 settembre 2020
Anziani e Rsa. Fnopi: “Pronti a disegnare un nuovo modello per l’assistenza basato su cinque punti”

Appello al ministro per una riforma urgente condivisa con tutti gli stakeholder. Secondo i dati Iss servono almeno 29.700 professionisti. Questi i cinque punti del nuovo modello proposto dalla Fnopi: rapporto adeguato infermieri/pazienti, riconoscimento di una chiara leadership di direzione, personale di supporto con formazione adeguata, valorizzazione di formazione e competenze e rinnovi contrattuali.
“L’assistenza agli anziani e ai più fragili è l’obiettivo della nostra professione e per questo produrremo e presenteremo alla nuova Commissione anziani del ministero, una proposta degli infermieri messa a punto dopo un confronto con tutti gli attori coinvolti nell’organizzazione dei servizi per l’età avanzata, con le associazioni che rappresentano gli assistiti delle Rsa, con la parte datoriale che riguarda i nostri professionisti, con le Regioni e con i sindacati per gli aspetti contrattuali. Un focus particolare sarà dedicato alle Rsa che nella pandemia si sono dimostrate luoghi di fortissima criticità e per questo devono aumentare il livello di qualità e sicurezza dell’assistenza garantita ai cittadini e nel farlo bisogna rivedere anche le attuali condizioni lavorative de personale infermieristico”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 28/09/2020


venerdì 25 settembre 2020
Commissione assistenza anziani, Forum: “Dimenticato il terzo settore”

La portavoce Fiaschi: “Dispiace constatare che nessun rappresentante del vasto mondo del volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione sociale sia stato chiamato a far parte della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria”
“Dispiace constatare che nessun rappresentante del vasto mondo del volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione sociale sia stato chiamato a far parte della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana. Una mancanza che riteniamo molto grave – dichiara la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi – ed una scelta incomprensibile che non tiene assolutamente conto del ruolo, spesso fondamentale, svolto dal volontariato e da tutto il Terzo settore nei confronti della popolazione anziana, in attività di assistenza domiciliare e residenziale, né tantomeno della grande esperienza maturata dalle associazioni che si occupano di terza età e di invecchiamento attivo in iniziative di animazione ed integrazione sociale, azioni qualificanti di un modello nuovo e organico di assistenza sociosanitaria.”

Leggi: Redattore Sociale, 25/09/2020


mercoledì 23 settembre 2020
Inps, con lo Spid al posto del Pin rischio esclusione per gli anziani dall’accesso ai servizi

Entro il 30 settembre 2021 dovremo dire addio al Pin per accedere ai servizi dell’Inps. Il nuovo codice identificativo, già ora in uso, si chiama Spid (Sistema pubblico di identità digitale) e permette di utilizzare tutti i servizi online della pubblica amministrazione.
Il passaggio al nuovo sistema – che è stato anche utilizzato per ottenere alcuni incentivi, come il bonus bici – sarà graduale in modo da dar tempo ai cittadini di familiarizzare con le nuove procedure.
La fase transitoria
L’Istituto nazionale di previdenza non rilascerà nuovi Pin dal primo ottobre 2020. Questo significa che i Pin esistenti continueranno a essere validi e saranno rinnovati (alla scadenza semestrale o trimestrale) fino al 30 settembre 2021. Dopo tale data, le pubbliche amministrazioni avranno il divieto di rilasciare o rinnovare codici di identificazione e di accesso diversi dallo Spid.
Faranno eccezione gli utenti che non possono richiedere le credenziali Spid per ragioni varie. È il caso dei minori di diciotto anni, degli stranieri privi di documenti di identità italiana o delle persone soggette a tutela, curatela e amministrazione di sostegno. Il Pin resterà valido solo per i servizi a loro dedicati, tutti gli altri cittadini dovranno dotarsi di credenziali di autenticazione alternative come lo Spid o la Carta d’Identità Elettronica o anche la Carta Nazionale dei Servizi.

Leggi: Liberetà, 23/09/2020


mercoledì 23 settembre 2020
Sfrattati dal covid, “occorrerà coraggio e senso di responsabilità”

Chi era in affitto in nero e non ha potuto più pagare ora è in strada. Caritas Ambrosiana sta seguendo 314 casi. Altri 600 hanno difficoltà a pagare canoni e utenze. “Con l’arrivo del freddo non basterà aggiungere posti letto nei dormitori. Occorre un piano metropolitano”, chiede il direttore Luciano Gualzetti.
Con il decreto rilancio gli sfratti sono stati bloccati fino al 31 dicembre 2020. Ma c’è chi in questi mesi la casa l’ha persa comunque: chi aveva un alloggio in affitto in nero o anche solo un posto letto. Solo Caritas Ambrosiana ne ha intercettati 314. È quanto emerge da un’indagine condotta tra gli operatori impegnati nella gestione del servizio Sai (Servizio di assistenza immigrati), Siloe (Servizio di orientamento lavorativo) e Fondo Diocesano di Assistenza. “Altre 600 persone non riescono più a pagare l’affitto e le utenze a causa del Covid. “Sempre più inesorabilmente la pandemia ci sta costringendo a vedere quei nodi della nostra vita sociale che abbiamo per troppi anni ignorato -spiega Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana-. Nei primi mesi della crisi sanitaria, durante il lockdown e la parziale riapertura della fase due, è emerso con prepotenza il tema del lavoro, precario e sottopagato. Ora sta venendo alla luce una vecchia questione: la casa. Mesi senza reddito o con redditi già scarsi falcidiati dalla cassa integrazione (per i fortunati che l’hanno ricevuta in tempi ragionevoli) hanno reso incapaci le famiglie di affrontare la principale voce di costo che specie a Milano è rappresentata dalla casa. Per il primo periodo hanno retto risparmiando sulla spesa alimentare, anche grazie agli aiuti che sono stati distribuiti. Ma ora non ce la fanno più”.

Leggi: Redattore Sociale, 23/09/2020


mercoledì 23 settembre 2020
Covid, Sigot: ecco le regole per guidare gli anziani nella seconda ondata della pandemia

La Società italiana di geriatria ospedale e territorio, ha stilato un vademecum per guidare gli anziani ad un comportamento corretto che permetta di gestire l’attuale momento storico e possa ridurre il rischio di contrarre il virus
La pandemia di Covid-19, nella sua prima ondata a inizio 2020 ha coinvolto soprattutto la popolazione anziana. Stando ai dati del ministero della Salute aggiornati al mese di luglio, il numero di deceduti nei quali il Covid è la causa direttamente responsabile della morte raggiunge il valore massimo del 92% nella classe 60-69 anni e il minimo (1-2%) nelle persone di età inferiore ai 50 anni. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 (dati dell’ISS) è di circa 80 anni ed è più alta di 20 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione. È dunque indispensabile che i soggetti con oltre 65 anni prendano in considerazione alcune misure precauzionali.

Leggi: Redattore Sociale, 23/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Giornata Mondiale Alzheimer 2020: “Ora più che mai è necessario parlare di demenza”

Federazione Alzheimer porta in Italia le proposte dei partner internazionali. Il rapporto mondiale Alzheimer 2020 è centrato su “Design, Dignità, Demenza; design dedicato agli ambienti costruiti per le persone con demenza”. Numerose le iniziative delle associazioni locali in tutta Italia
Si celebra oggi in tutto il mondo la XXVII Giornata Alzheimer e la Federazione Alzheimer Italia si fa portavoce in Italia delle azioni che i suoi partner internazionali AE – Alzheimer Europe e ADI – Alzheimer’s Disease International stanno portando avanti per celebrare questo appuntamento, ancora più significativo in questo 2020 che ha visto moltissime persone con demenza vittime della pandemia da Covid-19. Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “L’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese, e il mondo intero, ha messo ancora più in luce l’urgenza e la necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza. Oggi più che mai è necessario parlare di demenza e in occasione della Giornata Mondiale Alzheimer condividiamo le iniziative dei nostri partner internazionali, Alzheimer Europe e Alzheimer’s Disease International, perché crediamo fermamente che solo unendo le forze si possano raggiungere risultati”.

Leggi: Redattore Sociale, 21/09/2020


DALLE REGIONI:

martedì 29 settembre 2020
Casa, Milano: Comune, Prefettura e Regione, giro di vite sulle occupazioni

Giro di vite sulle occupazioni e per una maggiore tutela del patrimonio di edilizia pubblica. E’ il senso del nuovo ‘Piano Operativo di Azione per la prevenzione ed il contrasto alle occupazioni abusive di alloggi di proprietà pubblica’ firmato oggi…
Giro di vite sulle occupazioni e per una maggiore tutela del patrimonio di edilizia pubblica. E’ il senso del nuovo ‘Piano Operativo di Azione per la prevenzione ed il contrasto alle occupazioni abusive di alloggi di proprietà pubblica’ firmato oggi dal prefetto di Milano Renato Saccone, il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Anna Scavuzzo, l’assessore lombardo alle Politiche Sociali, Stefano Bolognini, il presidente di Aler Mario Angelo Sala e il presidente di MM spa Simone Dragone. Il documento aggiorna ed implementa il precedente, sottoscritto il 18 novembre 2014, che aveva lo scopo di “raccordare le azioni di contrasto all’illegalità con le azioni di assistenza e messa in sicurezza degli alloggi liberati”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/09/2020


martedì 29 settembre 2020
Anziani, Bologna studia la cittadella di Padova e pensa all’ex caserma Sani

L’ex casema Sani potrebbe essere il posto adatto dove replicare quel modello. A lanciare la proposta è Danilo Francesconi, segretario metropolitano della Cisl di Bologna, ieri durante il convegno organizzato dal sindacato pensionati proprio sul tema del welfare per gli anziani
Sotto le Due torri si studia come riformare le strutture per anziani, squassate nei mesi scorsi dall’emergenza Covid. E si guarda a Padova, all’esperienza di ‘Civitas Vitae’ della Fondazione Oic: un’unica cittadella dove sono riuniti servizi per anziani, disabili e bambini in età pre-scolare. Con un’idea in testa: l’ex casema Sani potrebbe essere il posto adatto dove replicare quel modello. A lanciare la proposta è Danilo Francesconi, segretario metropolitano della Cisl di Bologna, ieri durante il convegno organizzato dal sindacato pensionati proprio sul tema del welfare per gli anziani. “Già da tempo abbiamo sollecitato le istituzioni- spiega Francesconi, parlando alla ‘Dire’- e alcuni incontri sono stati fatti con la Fondazione Oic di Padova”.
Secondo il numero uno della Cisl, “all’ex caserma Sani ci potrebbe essere lo spazio per creare una soluzione come quella di Padova”, dove appunto è stato realizzato un complesso che prevede al suo interno diversi servizi, dall’asilo alle residenze per anziani, autosufficienti e non. All’ex caserma Sani, tra l’altro, “è già prevista una dotazione di alloggi e la possibilità di realizzare anche strutture commerciali- ricorda Francesconi- per fare una cittadella dove vivere in modo migliore. L’idea è stata lanciata un po’ di tempo fa, chiediamo che ora si possa riattivare questo percorso”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/09/2020


lunedì 28 settembre 2020
Covid e anziani, “quel cambio di rotta necessario per andare avanti”

A Trento due giorni di riflessione a livello nazionale sugli effetti dell’emergenza sanitaria che ha colpito prevalentemente la popolazione anziana e le strutture sociosanitarie. “La dignità del singolo anziano deve essere collocata al primo posto”
Una “grande opportunità di riflessione a livello nazionale” sugli effetti dell’emergenza sanitaria che ha colpito prevalentemente la popolazione anziana e le strutture sociosanitarie e sulle buone praticate attivate in questi mesi. E’ il senso del terzo Convegno internazionale “Anziani. Dignità, relazioni, cure”, organizzato da Erickson (in presenza nella sede di Trento e online) i prossimi 2 e 3 ottobre, con l’impegno di “allargare lo sguardo al campo delle humanities e delle buone pratiche relazionali, per offrire spunti di riflessione e strumenti operativi capaci di ‘porre al centro’ la persona con le sue relazioni, a chi opera quotidianamente con gli anziani”. Due giornate di discussione non solo su quello che è successo, ma soprattutto sul “cambio di rotta necessario per andare avanti e prepararci ai cambiamenti che ci attendono”.

Leggi: Redattore Sociale, 28/09/2020


giovedì 24 settembre 2020
Anziani, dalla regione Lombardia 600 mila euro contro le truffe

La somma verrà utilizzata dai comuni per il biennio 2020/2021. L’assessore De Corato: “Reato ignobile che i delinquenti compiono facendo leva sulla fragilità”
“La Regione Lombardia ha stanziato 600.000 euro per la realizzazione di iniziative utili a prevenire e contrastare i reati contro gli anziani”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato. I soldi saranno utilizzati dai comuni lombardi per il biennio 2020/21.
“È un reato ignobile che i delinquenti compiono facendo leva sulla fragilità degli anziani. Solo pochi giorni fa un trentenne, insieme a un amico, a un notaio e ai genitori, è stato denunciato per aver circuito una donna di 85 anni sottraendole denaro, sia tramite donazioni sia attraverso regali di lusso”, ha ricordato De Corato. L’assessore ha poi aggiunto: “Abbiamo realizzato degli spot televisivi nei quali mettiamo in guardia gli anziani invitandoli a denunciare alle forze dell’ordine ogni situazione sospetta e a non aprire mai la porta agli sconosciuti”.

Leggi: Redattore Sociale, 24/09/2020


IN AGENDA:

6 – 9 ottobre 2020 – Digital Health Summit 2020: la trasformazione digitale in Sanità nel post Covid-19

Dal 6 al 9 ottobre si svolge in veste totalmente digitale Digital Health Summit 2020, il convegno di riferimento dell’e-Health in Italia organizzato per il quinto anno consecutivo da NetConsulting Cube, GGallery Group e AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità).
Basato su una piattaforma online interattiva, Digital Health Summit si configura come un viaggio in 12 stanze virtuali dall’emergenza verso il futuro della sanità. Un percorso a tappe che parte dall’ecosistema complessivo del Life Science, passa da nuovi modelli sostenibili di sanità per arrivare al ruolo del dato e della privacy, alle nuove architetture e nuovi Sistemi Informativi.
Per iscriverti, puoi visitare il sito dedicato all’evento.

Leggi: Advenias


2 ottobre 2020 – Il condominio e l’inclusione

Patrocinato tra gli altri dalla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e da CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), si terrà nel pomeriggio di venerdì 2 ottobre presso lo Spazio Binario 7 di Monza (Via Turati, 8, ore 14), la terza edizione del convegno Oltre le barriere. “Il condominio for all”.
L’incontro del 2 ottobre a Monza si svolgerà in presenza, ma per ottemperare ai decreti in tema di Covid-19 ci saranno a disposizione al massimo trenta posti. Per visionare il programma completo, oltreché per prenotazioni e informazioni, accedere a questo link nel sito di Condominio Solutions.

Leggi: Cerpa


IN EVIDENZA:

Protezioni pericolose?

L’editoriale “La differenza tra una RSA e una discoteca”, pubblicato il 28 luglio scorso, ha suscitato alcune riflessioni: Giovanni Merlo, a partire dalla sua esperienza con giovani e adulti con disabilità, evidenzia come le misure di protezione attuate delle RSA rischiano di tutelare la salute degli ospiti, ma di prevaricare il loro diritto di vivere nella società, di inserirsi e di non essere isolate, così come previsto dalla Convenzione ONU.
di Giovanni Merlo (Direttore Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità)
Nel periodo più duro della pandemia, per raccontare e denunciare quanto stava avvenendo nelle RSA lombarde, (e non solo), abbiamo usato l’espressione “La strage degli innocenti”. Quanto è poi emerso, ha purtroppo dato ragione.
Il perché di una tragedia nelle case di riposo
La strage si è consumata per alcune ragioni:
• La mancata equiparazione del sistema sociosanitario a quello sanitario nella fornitura di Dispositivi di Protezione Individuali e nell’adozione tempestiva di protocolli e procedure adeguate.
• Il mancato accesso alle cure di un ampio numero di anziani inseriti nelle RSA, in ottemperanza a quanto previsto dalle linee guida della SIAARTI1: mancate cure che, dalle parole di diversi responsabili di queste strutture, non hanno però riguardato la sola impossibilità di accedere alle terapie intensive, ma anche alla diagnosi e al consulto di medici e trattamenti specialistici.

Leggi: I Luoghi della Cura


Recovery Fund, è l’occasione per un piano sul disagio abitativo

Per Legacoop Abitanti il Programma nazionale per la qualità dell’abitare presenta tre rilevanti aspetti critici: i soggetti beneficiari esclusivamente pubblici, un’incongruenza tra l’obiettivo previsto di incremento dell’Edilizia Residenziale Sociale e un netto sbilanciamento sull’Edilizia Residenziale Pubblica, e soprattutto una dotazione finanziaria esigua
Il Programma nazionale per la qualità dell’abitare, il cui concreto avvio è stato reso possibile dalla recente firma del decreto attuativo interministeriale, è un primo passo per la definizione di politiche abitative in grado di rispondere ai bisogni delle famiglie con maggiori difficoltà, ma presenta tre rilevanti aspetti critici: i soggetti beneficiari esclusivamente pubblici, un’incongruenza tra l’obiettivo previsto di incremento dell’Edilizia Residenziale Sociale e un netto sbilanciamento sull’Edilizia Residenziale Pubblica, e soprattutto una dotazione finanziaria (poco più di 853 milioni) esigua rispetto alle ambizioni.
Questa la valutazione espressa nel corso dell’Assemblea Congressuale di Legacoop Abitanti, l’Associazione che riunisce le 624 cooperative del settore aderenti a Legacoop, con 240mila soci, un valore della produzione di 335 milioni (il 40% di quella realizzata da tutte le cooperative di abitanti attive del nostro Paese) ed un patrimonio netto di 2,5 miliardi (pari al 90% di quello complessivo).

Leggi: Vita


Superbonus edilizi: investiamoli in periferia

I superbonus per l’edilizia pesano sul bilancio dello stato per più di 14 miliardi. La misura potrebbe però dare buoni risultati se le detrazioni fiscali fossero indirizzate sugli interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione delle periferie.
Interventi privati a totale carico pubblico
Con i cosiddetti superbonus per l’edilizia (articolo 119 del decreto legge 34/2020, convertito in legge 77/2020) il governo ha varato una misura di emergenza per facilitare la ripresa dell’edilizia e dell’economia dopo il blocco delle attività provocato dalla chiusura per Covid-19. Dato il costo elevato per il bilancio dello stato, ci si può chiedere se non sia opportuno raccordare i flussi finanziari generati dai superbonus con quelli di altre politiche pubbliche, la cui realizzazione richiede interventi di tipologie analoghe.
I superbonus consentono di scontare dalle imposte, in cinque anni, un importo pari al 110 per cento le spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 (30 giugno 2022 nel caso degli Iacp) per il miglioramento dell’efficienza energetica, la riduzione del rischio sismico degli edifici e per l’installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici. La realizzazione di questi interventi era già incentivata, ma le percentuali delle spese detraibili erano più basse e il beneficio era ripartito in dieci anni.

Leggi: La Voce


Anziani e pandemia: lo strappo nel cielo di carta

Covid-19 Quali conseguenze per la popolazione anziana? Quali possibili risposte per evitare che le tragedie che si sono consumate durante la pandemia non abbiano insegnato niente? Quali azioni mettere in atto, da subito, per fronteggiare le conseguenze su anziani e grandi vecchi immaginando di volerne anche migliorare il futuro?
Covid-19 ha drammaticamente portato alla ribalta la popolazione anziana. Fin dalle prime notizie mediche e mediatiche relative alla nuova emergenza, una delle poche certezze condivise da tutti in merito a questo virus – sul quale ancora oggi si sentono anche da parte degli esperti le posizioni e le previsioni più varie – ha sempre portato in evidenza proprio l’elevato rischio a carico della categoria generazionale più debole. A posteriori non è difficile reperire statistiche, ormai purtroppo fondate su dati reali, che mostrano come le principali vittime della pandemia siano proprio gli ultra 80enni, sia che vivessero nelle case di riposo, strutture che si sono dimostrate a maggior rischio di micro-focolai endemici, sia che vivessero a casa.
Il nuovo coronavirus ha lacerato il pirandelliano cielo di carta portando in primo piano l’estrema vulnerabilità delle persone anziane e non solo di quelle affette da importanti patologie preesistenti e concomitanti. Ha messo sotto i riflettori ciò che può succedere nei luoghi di cura comunitari ogni volta che si diffonde una malattia che si trasmette per contagio. Ha imposto un isolamento sociale pesante basato su un confinamento e una immobilizzazione prolungata. Ha reso impossibile il ricorso a cure mediche e ospedaliere o ne ha ritardato l’accesso. Ha probabilmente accelerato per molti il momento della dipendenza da altri per la gestione delle consuete attività quotidiane.

Leggi: Welforum


Salute, Sigot: aumenta l’aspettativa di vita, 150 mila anziani in più ogni anno

Al 34esimo Congresso nazionale presentati studi sull’invecchiamento. Fondamentale un corretto stile di vita. La dieta mediterranea “riduce il rischio di gravi malattie degenerative croniche”
Anziani, futuro e stile di vita. “Nuovi studi pubblicati dalla Sigot tra i geriatri ospedalieri ci riservano non poche sorprese in un anno in cui abbiamo dovuto piangere la perdita di migliaia di anziani a causa della pandemia Covid”.
“La probabilità di godere di un invecchiamento sereno può aumentare adottando un corretto stile di vita. In particolare, l’adesione ai principi della dieta mediterranea riduce il rischio di gravi malattie degenerative croniche in età avanzata e favorisce la sostenibilità ambientale”, sottolinea Stefania Maggi, Dirigente di ricerca, CNR-Invecchiamento, Istituto di Neuroscienze, Padova, nel presentare la sua ricerca al 34esimo Congresso della Società Italiana Geriatria Ospedaliera e Territoriale.
Il trilemma dieta-salute-ambiente
Il progressivo invecchiamento della popolazione viene spesso visto con preoccupazione a causa delle risorse socio-economiche che può richiedere se l’estensione della vita non si accompagna a vitalità, resilienza e buona salute. Per favorire la prevenzione delle malattie durante tutto l’arco della vita per poi ottenere un invecchiamento di successo, alcuni dei principali pilastri su cui possiamo agire sono dieta, esercizio fisico, vaccinazioni e riduzione dell’inquinamento ambientale. Dieta, salute e ambiente si intrecciano così in un trilemma che ci può guidare verso un corretto stile di vita.

Leggi: Redattore Sociale


La coprogettazione come modalità di interazione tra pubblico e privato sociale – Un’esperienza

In un contesto di welfare sempre più dinamico e mutevole, gli attori pubblici e privati stanno ricercando nuove modalità comunicative e di interazione al fine di costruire un sistema integrato, capace di rendere sinergiche le risorse di attori differenti, tendenza presente nel nostro ordinamento fin dalla legge 328/2000.Uno degli strumenti a tal fine più rilevanti è sicuramente la coprogettazione. Si tratta di una modalità di azione grazie alla quale soggetti pubblici e del Terzo settore, accomunati da uno stesso obiettivo, hanno la possibilità di condividere idee, risorse, professionalità, riconoscendo reciprocamente il sapere specifico di cui ciascun partecipante al tavolo è portatore.
Ciò non significa che il solo fatto di avviare un’iniziativa di coprogettazione porti a superare tutte le difficoltà insite nell’interazione tra pubblico e Terzo settore. Coprogettare, infatti, significa mettersi in gioco e destrutturare tutte le modalità relazionali consolidatesi nel corso del tempo e rinunciare, anche da parte dell’ente pubblico che ha promosso la coprogettazione, a considerare di possedere il monopolio della conoscenza e conseguentemente del potere decisionale.

Leggi: Welforum


Cresce la domanda di assistenza, non aumentano abbastanza i lavoratori LTC

Chi sono i lavoratori impegnati nella cura degli anziani fragili? Quali interventi sono necessari per favorire il loro aumento in relazione alla crescente domanda di assistenza? L’articolo offre ai lettori una sintesi ragionata delle principali evidenze del Rapporto OECD “Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly”, che sottolinea l’importanza di migliorare le condizioni di lavoro nel settore, aumentare la produttività degli operatori e investire nella prevenzione.
a cura di Giselda Rusmini (Caporedattore, “I luoghi della cura online”)
Nei prossimi decenni, tutti i paesi OCSE1 subiranno significativi cambiamenti demografici dovuti all’invecchiamento. Entro il 2050, la percentuale di coloro che hanno almeno 80 anni raddoppierà, arrivando a sfiorare il 10% della popolazione. Aumenterà, inoltre, il rapporto di dipendenza degli anziani: secondo le previsioni, entro il 2050 ci saranno solo due persone in età lavorativa ogni individuo di età superiore ai 65 anni. Questo significa che l’offerta di operatori formali e informali di assistenza a lungo termine (Long-Term Care, LTC) potrebbe risultare insufficiente.
Il rapporto OECD “Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly”, recentemente pubblicato2, spiega che per mantenere l’attuale rapporto di cinque lavoratori LTC ogni 100 persone di età pari o superiore a 65 anni, il numero di lavoratori all’interno il settore dovrà aumentare di 13,5 milioni entro il 2040. Lo studio sottolinea l’importanza di intensificare gli sforzi per disporre di un numero di lavoratori sufficiente e di attuare strategie volte a migliorare la qualità dell’assistenza.

Leggi: I Luoghi della Cura


Troppo pochi lavoratori nel welfare italiano

I numeri sugli occupati in quattro settori chiave come istruzione, sanità, servizi sociali e pubblica amministrazione sono impietosi: l’Italia è al penultimo posto in Europa. Per adeguarsi alla media europea servirebbero 2 milioni di lavoratori in più.
Lavoratori essenziali per la società
Curare e assistere, educare e istruire, amministrare e difendere sono le funzioni essenziali per la riproduzione di una società. Nelle società moderne queste funzioni sono specializzate, cioè non sono più affidare alle famiglie o alle comunità, ma a strutture specifiche: ospedali e case di cura, scuole e università, enti pubblici e caserme. E nei paesi europei queste strutture sono per lo più finanziate dalla spesa pubblica e costituiscono gran parte del welfare state.
Per vedere le variazioni nel corso del tempo e le differenze tra paesi, gli economisti ricorrono alle quote di reddito nazionale o di spesa pubblica destinate a queste funzioni. Nonostante il crescente ricorso a tecnologie sempre più sofisticate e costose, tutte sono a elevata intensità di lavoro umano, per lo più molto qualificato, e alcuni studi ne mettono in luce la diversa consistenza rispetto all’occupazione totale. Ma è anche possibile calcolare quanti lavoratori vi sono occupati rispetto alla popolazione che devono curare, istruire o amministrare. L’esercizio, non usuale, mette in luce un quadro impietoso per l’Italia.

Leggi: La Voce


SEGNALAZIONI:

Previdenza: Identità digitale per le prestazioni – Dal 1°ottobre lo Spid prende il posto del PIN

Dal 1° ottobre 2020 l’Inps non rilascerà più PIN come credenziale di accesso ai servizi dell’Istituto. Il PIN sarà sostituito da SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che permette di accedere ai servizi on-line della Pubblica Amministrazione. A comunicarlo l’Inps in una nota pubblicata sul sito istituzionale, nella quale l’Istituto spiega come con tale passaggio, “l’INPS rafforza il diritto dei cittadini alla semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e rende operative le politiche nazionali di digitalizzazione aperte ormai agli sviluppi europei. Lo SPID, infatti, consente agli utenti di interagire con l’Istituto, con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti. In base al Regolamento eIDAS l’identità digitale SPID (con credenziali di livello 2 o 3) può essere usata per l’accesso ai servizi in rete delle Pubbliche Amministrazioni dell’Unione europea. Grazie ai vari livelli di autenticazione dello SPID, l’INPS potrà abilitare nuovi servizi che richiedono una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente”.
I PIN in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria la cui data verrà successivamente definita.
L’Istituto, inoltre, aggiunge che il passaggio da PIN a SPID non ha effetti sul servizio di PIN temporaneo. Gli utenti che accedono ai servizi INPS attraverso le credenziali SPID, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o CIE (Carta d’Identità Elettronica) potranno, infatti, continuare a richiedere il PIN telefonico temporaneo utile per la fruizione dei servizi tramite Contact Center. Attraverso la funzionalità “PIN TELEFONICO” presente su MyInps è possibile scegliere di generare un PIN temporaneo la cui validità può essere di un giorno, una settimana, un mese o tre mesi.
Il PIN dispositivo sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID, come i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati. Tutti gli altri utenti dovranno pertanto dotarsi di credenziali di autenticazione alternative al PIN.

Leggi: Inca

 

 

 

 

Cari nonni c’è una lettera per voi”. Auser e Nonno Nanni insieme per la solidarietà

Auser e Nonno Nanni insieme per la solidarietà.
Per il 2 ottobre, giorno della Festa dei Nonni, l’azienda ha lanciato l’iniziativa #CariNonni che sostiene l’Auser.
Collegandosi al sito https://carinonni.nonnonanni.it infatti è possibile inviare una lettera dono ai propri nonni: si può raccontare un ricordo, condividere un pensiero, una storia o un aneddoto, è anche possibile inviare una foto di un episodio vissuto insieme.
Per ogni lettera inviata l’azienda donerà 2 euro all’Auser, fino ad un massimo di 10mila euro.
Una bella iniziativa, concreta e creativa, per continuare ad essere vicino ai Nonni del nostro Paese.


NEWS:

martedì 22 settembre 2020
Malati Alzheimer. Retta RSA a carico dello Stato. Tribunale Foggia

Le stime più recenti a livello internazionale indicano che nel mondo vi sono circa 35,6 milioni di persone affette da demenza, con 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno e un nuovo caso di demenza diagnosticato ogni 4 secondi. Il numero di persone con demenza, e principalmente malati di Alzheimer, dovrebbe triplicare nei prossimi 40 anni.
In Italia circa 1 milione di persone, secondo dati del ministro della Salute, sono affette da demenza e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Per questo è importante l’ultima pronuncia in ordine di tempo che arriva dal Tribunale di Foggia, diffusa nella Giornata Mondiale dei malati di Alzheimer.
La pronuncia 11537/ 2020 riguarda la natura delle prestazioni rese ai malati, natura che incide sulla corresponsione delle rette alle Rsa che ospitano il paziente: le spese sanitarie sono a carico del Servizio sanitario nazionale (Dpcm 14 febbraio 2001) quelle assistenziali a carico dei familiari. Incontro a questi ultimi è arrivata però la pronuncia della Cassazione 4558/2012 precisando che per l’Alzheimer non è possibile distinguere tra prestazioni socio-assistenziali e sanitarie (e di conseguenza tutti i costi sono totalmente a carico dello Stato).

Leggi: Aduc, 22/09/2020


martedì 22 settembre 2020
Disabilità e mobilità sostenibile, studio racconta l’Italia del 2060

Le persone con disabilità over64, in forte aumento, non rinunceranno ad essere conducenti. Occorre riflettere su come i mezzi di trasporto, pubblico e non, potranno rispondere alle esigenze di questa popolazione. Strade più connesse e intelligenti e auto a guida autonoma potranno essere le risposte. Indagine Unipolis-Anglat
Strade più connesse e “intelligenti”, auto a guida autonoma. Sono queste alcune delle risposte che una ricerca della Fondazione Unipolis, svolta in collaborazione con Anglat (Associazione Nazionale Guida Legislazioni Andicappati Trasporti), cerca di dare per sostenere l’idea di un Italia più accessibile a tutti. Presentato durante la settimana europea della mobilità, lo studio intitolato “Il paradosso della mobilità” pone un accento importante sul diritto, per le persone con disabilità, all’accesso a modelli di sviluppo sostenibile che favoriscano spostamenti alla portata di ogni cittadino. Secondo il rapporto, infatti, nel 2060 il numero delle persone con disabilità aumenterà del 25%, per un totale di quattro milioni, mentre oltre due milioni di persone disabili utilizzeranno regolarmente mezzi di trasporto; di questi, uno su due sarà conducente d’auto. I risultati dello studio sono stati presentati nel corso di un evento, svoltosi a Bologna, da Marisa Parmigiani, Fondazione Unipolis, Fausto Sacchelli, Fondazione Unipolis, Roberto Romeo, ANGLAT, Sara Fulco, Angolazioni Rotonde, Marco Monesi, Città Metropolitana di Bologna.

Leggi: Redattore Sociale, 22/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Anziani. Commissione per la riforma dell’assistenza, Speranza chiama Paglia alla guida

Il ministro per la Salute ha nominato il presidente della Pontificia Accademia per la vita al vertice del nuovo organismo. Obiettivo: andare oltre la logica delle Rsa per proporre nuovi modelli
L’arcivescovo Vincenzo Paglia presiederà la commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana istituita con apposito decreto dal ministro per la Salute, Roberto Speranza. Insieme al presidente della Pontificia Accademia per la vita, che è anche Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, ne fanno parte illustri personalità del mondo scientifico e sociale.
«I mesi del Covid – ha affermato Speranza – hanno fatto emergere la necessità di un profondo ripensamento delle politiche di assistenza sociosanitaria per la popolazione più anziana. La commissione aiuterà le istituzioni ad indagare il fenomeno e a proporre le necessarie ipotesi di riforma».
Paglia ha ringraziato il ministro per l’incarico affidatogli sottolineando che «la Commissione rappresenta un prezioso strumento inteso a favorire una transizione dalla residenzialità ad una efficace presenza sul territorio attraverso l’assistenza domiciliare, il sostegno alle famiglie e la telemedicina. L’auspicio è che l’Italia, Paese tra i più longevi ed anziani del mondo, possa mostrare un nuovo modello di assistenza sanitaria e sociale che aiuti gli anziani a vivere nelle loro case, nel loro habitat, nel tessuto famigliare e sociale».

Leggi: Avvenire, 21/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Giornata Mondiale Alzheimer 2020: “Ora più che mai è necessario parlare di demenza”

Federazione Alzheimer porta in Italia le proposte dei partner internazionali. Il rapporto mondiale Alzheimer 2020 è centrato su “Design, Dignità, Demenza; design dedicato agli ambienti costruiti per le persone con demenza”. Numerose le iniziative delle associazioni locali in tutta Italia
Si celebra oggi in tutto il mondo la XXVII Giornata Alzheimer e la Federazione Alzheimer Italia si fa portavoce in Italia delle azioni che i suoi partner internazionali AE – Alzheimer Europe e ADI – Alzheimer’s Disease International stanno portando avanti per celebrare questo appuntamento, ancora più significativo in questo 2020 che ha visto moltissime persone con demenza vittime della pandemia da Covid-19. Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “L’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese, e il mondo intero, ha messo ancora più in luce l’urgenza e la necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza. Oggi più che mai è necessario parlare di demenza e in occasione della Giornata Mondiale Alzheimer condividiamo le iniziative dei nostri partner internazionali, Alzheimer Europe e Alzheimer’s Disease International, perché crediamo fermamente che solo unendo le forze si possano raggiungere risultati”.

Leggi: Redattore Sociale, 21/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Budget di salute e integrazione socio-sanitaria, verso un “nuovo welfare di inclusione sociale”

Al via l’Horcynus Lab Festival a Messina. Confronto sulla proposta di legge sul budget di salute. La sottosegretaria Zampa: “Bisogna fare tesoro delle esperienze locali per uscire con la legge dalla fase sperimentale”
Prospettive ampie e nuovi scenari sulla salute mentale, che coinvolgono in maniera sinergica Dsm, famiglie e terzo settore, si potrebbero aprire non appena la proposta di legge nazionale sul budget di salute dovesse essere varata. A confrontarsi sul tema, questa mattina al Parco Horcynus Orca di Capo Peloro nell’ambito dell’Horcynus Lab Festival, sono stati diversi rappresentanti istituzionali e del privato sociale. L’evento, in programma dal 21 al 23 settembre, è organizzato dalla Fondazione Horcynus Orca e dalla Fondazione di Comunità di Messina, in collaborazione con Assifero, l’Associazione Nazionale delle Fondazioni e degli Enti Filantropici Italiani, REVES, la Rete Europea delle Città e dei Territori per l’Economia Sociale, l’Università degli Studi di Messina e l’ASP di Messina.
In particolare alla proposta di legge sul budget di salute la Fondazione di Comunità di Messina ha fornito un contributo importante, anche grazie all’esperienza maturata con il programma Luce è Liberta, attraverso il quale 56 ex internati nell’ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto sono stati reinseriti, con progetti personalizzati, nella vita sociale e lavorativa.

Leggi: Redattore Sociale, 21/09/2020


lunedì 21 settembre 2020
Lo Spi scrive a Speranza: vogliamo essere protagonisti della riforma sociosanitaria

In vista dell’incontro tra i sindacati e il governo di lunedì prossimo, 28 settembre, il sindacato dei pensionati della Cgil rivendica la sua partecipazione alla discussione sulla riforma delle Rsa e alla Commissione che si occuperà della legge nazionale sulla non autosufficienza. Quella legge sarà il frutto di anni di battaglie del sindacato
L’appuntamento importante è confermato per lunedì prossimo, 28 settembre. Quel giorno si aprirà il tavolo di confronto con il governo sui problemi della sanità e sulle questioni emergenti in campo sociosanitario. In evidenza anche la messa a punto della legge nazionale sulla non autosufficienza, una richiesta che sindacati confederali e sindacati dei pensionati portano avanti da anni. “Abbiamo molto apprezzato l’operato del Ministro Speranza in questi mesi – ha scritto oggi (21 settembre) sul suo profilo Facebook il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti – si è trovato ad affrontare una sfida enorme e lo ha fatto con serietà e competenza. È importante che ora pensi a come riformare il sistema sociosanitario e quello delle Rsa, visto tutto quello che è successo. A lui però chiediamo di coinvolgere anche le organizzazioni sindacali che rappresentano milioni di persone anziane e migliaia di uomini e di donne che vivono in quelle strutture”.

Leggi: Collettiva, 21/09/2020


giovedì 17 settembre 2020
COVID-19, gli anziani sono più resilienti

Da un piccolo studio condotto in USA emerge, un po’ a sorpresa, come nella popolazione anziana la percezione dei rischi legati al COVID non influisca direttamente sullo stato di benessere psicologico, evidenziando di fatto una certa capacità di resilienza.
I ricercatori – guidati da Amy Knepple Carney della University of Wisconsin – hanno usato annunci pubblicitari su Facebook per reclutare 166 adulti residenti in comunità, con un’età compresa tra i 18 e i 79 anni (età media 35,7 anni). Ai partecipanti sono stati sottoposti questionari online per valutare l’impatto dei disagi prodotti dal COVID-19 sul loro benessere e la loro salute.
Il campione era composto in maggioranza da adulti compresi nella fascia di età 18-24 anni (33,1%), giovani adulti dai 25 ai 29 anni (28,9%), adulti di mezza età dai 40 ai 59 anni (28,3%); solo 13 partecipanti (7,8%) avevano tra i 60 e i 79 anni.
In generale, non è stata osservata alcuna associazione significativa tra età e disagi prodotti dal COVID-19. Nelle persone di età superiore a 60 anni, i punteggi per stress e sentimenti negativi erano simili, a prescindere dal fatto che il COVID-19 avesse prodotto grandi o piccoli disagi nella loro vita, mentre i partecipanti più giovani riferivano elevati livelli di stress e sentimenti negativi.
“Confrontando le stesse condizioni oggettive, emerge chiaramente da parte degli anziani, in alcuni contesti e situazioni, una maggior resilienza emotiva e psicologica rispetto alle persone più giovani”, osserva Lloyd-Sherlock, della University of East Anglia, non coinvolto nello studio.

Leggi: Popsci, 17/09/2020


giovedì 17 settembre 2020
Pensioni. Sindacati: “Dal governo prime risposte positive”

Sulle pensioni, in vista della Legge di Bilancio, prosegue il confronto tra governo e sindacati confederali e dei pensionati. Ieri, nel corso di un incontro tenuto in videoconferenza, sul tavolo della trattativa passi avanti sono stati fatti su proroga dell’Ape sociale, Opzione donna, allargamento dell’area dei lavoratori fragili e precoci, misure per far fronte alle crisi industriali determinate dalla pandemia – dall’accompagnamento alla pensione per i lavoratori più anziani ai nuovi ingressi di giovani –, ma anche sulla tutela del potere di acquisto delle pensioni in essere e sulla non autosufficienza.
Per la Cgil erano presenti Roberto Ghiselli, segretario confederale, Ezio Cigna, responsabile previdenza pubblica, Salvatore Casabona, responsabile della previdenza complementare e Raffaele Atti, segretario nazionale dello Spi Cgil.
Sull’intero pacchetto il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha dato assicurazioni rispetto alla volontà del governo di accogliere nella prossima Legge di Bilancio 2021 le misure che da tempo i sindacati ritengono necessarie.
Per ciò che riguarda invece la complessiva riforma delle pensioni, con il relativo superamento della legge Fornero dal 2022, l’appuntamento, per cominciare a discuterne, è fissato per il 25 settembre.

Leggi: Liberetà, 17/09/2020


giovedì 17 settembre 2020
“Garantire le cure a chi non sa di averne diritto”: è la giornata della persona assistita

Appello del presidente dell’Ordine degli assistenti sociali Gazzi in occasione della Giornata nazionale delle cure: “Sicurezza delle cure per noi assistenti sociali è investire nella prevenzione e nei servizi nel territorio e tutelare i professionisti perché nove su dieci di noi hanno subito aggressioni”
“Garantire la sicurezza delle cure significa prima di tutto assicurare questo diritto a chi non ce l’ha, a chi ha pagato più di tutti le conseguenze della pandemia – parliamo per favore, di distanziamento fisico e non sociale, perché le relazioni umane sono fondamentali -, a chi è troppo fragile per sapere anche cosa gli spetta”: è l’appello lanciato da Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali, in occasione della seconda Giornata nazionale delle cure e della persona assistita.
“Sicurezza delle cure per noi assistenti sociali – ha aggiunto – è investire nella prevenzione e nei servizi nel territorio e tutelare i professionisti perché nove su dieci di noi hanno subito aggressioni. Grazie anche all’impegno del Ministero della Salute ora c’è la legge 113 del 2020 che interviene sul tema e istituisce anche l’Osservatorio. Perché bisogna prendersi cura di chi si prende cura! La salute di tutti è il primo bene da tutelare, se non abbiamo capito questo, questi mesi difficili saranno trascorsi invano”.

Leggi: Redattore Sociale, 17/09/2020


mercoledì 16 settembre 2020
“Integrazione socio-sanitaria, cure di prossimità, digitalizzazione e valorizzazione professioni”. Ecco le linee guida del Governo per il Recovery Plan

Inviato dal Governo ai presidenti di Camera e Senato il documento che traccia la rotta per l’accesso alle risorse europee. Per il comparto Salute previsti anche interventi per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario alle patologie infettive emergenti gravate da alta morbilità e mortalità, nonché ad altre emergenze sanitarie. Conte: “Pronti a confrontarci con il Parlamento”. LE LINEE GUIDA
“Per la missione che riguarda la Salute, il PNRR indirizzerà risorse per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario alle patologie infettive emergenti gravate da alta morbilità e mortalità, nonché ad altre emergenze sanitarie”. È quanto si legge nelle linee guida del Governo per il Recovery Plan che sono state trasmesse dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai presidenti di Camera e Senato.
“Il documento – scrive Conte nella lettera di accompagnamento – definisce in via preliminare gli obiettivi strategici di lungo termine e le aree d’intervento su cui si articolerà il Piano nazione di ripresa e resilienza che l’Italia dovrà presentare alla Commissione Ue nei prossimi mesi una volta completato l’iter dei regolamenti attuativi del Recovery Plan”.
Inoltre, il premier apre anche al confronto con il Parlamento: “Se le Camere lo riterranno opportuno, il Governo è disponibile a riferire sulle linee essenziali del documento, sia nella sede decentrata delle Commissioni sia nella sede plenaria dell’Assemblea”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 16/09/2020


DALLE REGIONI:

sabato 19 settembre 2020
Via al recupero dell’ex Tinaia

In partenza il cantiere per il recupero della ex Tinaia del Poggetto. Grazie ad un finanziamento di 2,3 milioni euro della Regione Toscana per l’edilizia pubblica popolare, nell’edificio che si affaccia sulla via Statale sorgeranno 10 appartamenti. Sulla base del bando della Regione gli appartamenti saranno consegnati dai proprietari attuali al Comune di Poggio già finiti e pronti per essere abitati. Oltre gli appartamenti, saranno ricavati alcuni spazi che avranno finalità sociali dedicate soprattutto agli anziani e alle categorie più fragili del territorio. “Passando sulla Statale – dice il sindaco di Poggio Francesco Puggelli – finora veniva naturale chiedersi come si potesse lasciare questo edificio, di grande valore, abbandonato a se stesso. Con questo progetto daremo risposta a famiglie che necessitano di una casa e avremo un ambiente adatto a molte altre attività, specialmente per i più anziani”. Fra le attività che potranno essere ospitate negli altri spazi: la ginnastica, l’intrattenimento dei pensionati e iniziative culturali.

Leggi: La Nazione, 19/09/2020


venerdì 18 settembre 2020
Anziani, in Veneto 180 mila ultraottantenni vivono da sole

Lo Spi-Cgil accende i riflettori: “Regione e Comuni non possono abbandonarle, servono politiche adeguate”
Molto anziane e molto sole: in Veneto oltre 180.000 ultraottantenni vivono senza nessun’altro. “Regione e Comuni non possono abbandonarle, servono politiche adeguate”, dice allora il sindacato dei pensionati della Cgil, lo Spi. Perché la solitudine innesca “conseguenze a volte drammatiche, come testimoniato anche dall’emergenza Covid”. E in Veneto la questione è delicata se si considera appunto che le ultraottantenni che in Veneto sono circa 227.000 e otto su 10 (l’83%, oltre 180.000) vivono da sole perché nubile, vedova o divorziata. E siccome sono “numeri destinati a crescere di anno in anno”, lo Spi chiede iniziative per assicurare regalare una vita dignitosa a questo spaccato di popolazione veneta. “La solitudine cui sono costretti molti anziani- commentano Elena Di Gregorio e Rosanna Bettella dello Spi del Veneto- colpisce soprattutto le donne over 80 che sono in numero nettamente maggiore rispetto ai colleghi maschi e prendono una pensione drasticamente inferiore a causa della discontinuità del lavoro o all’assenza della vita lavorativa extrafamiliare. Un gap che tra l’altro continua anche ai nostri giorni nonostante le ragazze abbiano una scolarità alta e con risultati migliori dei ragazzi”.

Leggi: Redattore Sociale, 18/09/2020


venerdì 18 settembre 2020
Anziani, in Veneto 80 mila badanti non sanno dove fare la quarantena

Due su tre sono straniere, e non hanno una rete di appoggio in Italia. I sindacati dei pensionati: “E così possono contagiare assistiti o amici”
Sono circa 80.000 in Veneto, regolari e non: due su tre sono straniere, e non hanno una rete di appoggio in Italia; si stima che più della metà provengano da paesi dell’Est Europa, “con una situazione critica legata al Covid-19”. Sono le assistenti famigliari, le cosiddette badanti, e in particolare le romene e bulgare, e “per loro vige ancora l’obbligo di quarantena fiduciaria al rientro in Italia, ma non sanno dove trascorrerla”, dicono le segretarie dei sindacati regionali dei pensionati Elena Di Gregorio (Spi-Cgil), Vanna Giantin (Fnp-Cisl) e il segretario Fabio Osti (Uilp-Uil). E evidenziano “tre conseguenze, tutte paradossali: farsi ospitare da amici, aumentando il rischio sanitario; trascorrere la quarantena a casa dell’anziano che assistono con il pericolo di contagiarlo, se effettivamente malate, o addirittura ‘sfrattarlo’ momentaneamente con un ulteriore aggravio sulle famiglie; non rientrare del tutto dal Paese d’origine, soprattutto quando non si ha un contratto in regola”.

Leggi: Redattore Sociale, 18/09/2020


giovedì 17 settembre 2020
“A casa in buona compagnia”, in Toscana assistenza alle persone con cronicità

Il progetto di telemedicina innovativa risponde alla necessità di monitorare l’efficienza e la continuità della cura tramite l’uso delle nuove tecnologie in modo interattivo e integrato
Il progetto di telemedicina innovativa, “A casa in buona compagnia”, è al suo giro di boa. Tutte le fasi di attuazione di questo progetto sperimentale, che mira a combattere le malattie croniche, sono state illustrate oggi dai vertici della Giunta – e dagli esperti della Regione, che vi hanno lavorato – ai sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Toscana, alla presenza delle direzioni generali delle Aziende sanitarie, direttamente coinvolte, e di Anci Toscana. Il progetto, frutto di un accordo siglato a dicembre 2019 tra la Regione e le stesse organizzazioni sindacali e messo in piedi in questi mesi, punta ad assistere gli anziani nella propria abitazione, quando possibile o, comunque, all’interno di residenze assistenziali, attraverso l’uso di strumenti e tecnologie innovative, integrate con il telemonitoraggio di parametri vitali, la valutazione di eventuali complicanze terapeutiche, i controlli infermieristici e le visite mediche programmate.

Leggi: Redattore Sociale, 17/09/2020


IN AGENDA:

24 settembre 2020 – La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire

Evento di presentazione online del volume.
In Italia sono 643.000 i lavoratori over 65 che alimentano la forza lavoro del Paese e in soli 10 anni la loro presenza è cresciuta del 60,8% ed entro il 2070 in Europa un lavoratore su due sarà anziano. Che ruolo è previsto per questa categoria di lavoratori in un mondo che cambia rapidamente, alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, della crisi economica e delle sfide poste dalla pandemia da Covid-19? Ne discutono tre esperti, presentando il volume “La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire”: un’opera corale di 22 autori realizzata grazie alla collaborazione tra 50&Più e Fondazione Leonardo che colma un vuoto editoriale sul panorama italiano e che affronta un tema cruciale ma ancora troppo poco dibattuto: le condizioni per lavorare più a lungo tutti.

Leggi: Spazio 50


25-27 settembre 2020 – Festival Nazionale Economia Civile

Il Festival Nazionale dell’Economia Civile è un luogo di incontro per dare forza e slancio a una grande, democratica e generativa, mobilitazione di persone, imprese e associazioni per una nuova economia.
La seconda edizione del Festival si terrà dal 25 al 27 settembre 2020 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio.
Per gli ospiti in sala, l‘evento si svolgerà nel rispetto delle misure di sicurezza volte a prevenire la diffusione del virus e secondo il Piano Covid-19 stabilito dal Comune di Firenze. La presenza nel Salone è su invito.
Per tutti coloro che vorranno seguire il Festival sarà disponibile la diretta streaming dell’evento su questo sito, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook.

Leggi: Festival Nazionale Economia Civile


IN EVIDENZA:

 Il muro che tiene separati gli anziani

Un’ampia categoria di cittadini è ancora grandemente esclusa da questo ritorno ad una «normalità protetta»
Caro direttore, nelle ultime settimane, nonostante la permanenza della pandemia da Covid 19, si è giustamente scelto il progressivo ritorno — con le precauzioni del caso — non solo alle attività lavorative e scolastiche, ma anche alle relazioni sociali, a partire dall’estate, nei luoghi turistici e in ogni città, talvolta con preoccupazione per gli assembramenti provocati. C’è però un’ampia categoria di cittadini che è ancora grandemente esclusa da questo ritorno ad una «normalità protetta»: gli anziani «istituzionalizzati».
La Comunità di Sant’Egidio, presente da anni con operatori e volontari in centinaia di residenze sociosanitarie e socioassistenziali, ritiene fortemente riduttive le «nuove linee guida» dell’Istituto Superiore di Sanità per le visite negli istituti di familiari ed amici. L’iniziativa poteva essere un passo positivo verso il reinserimento degli anziani nella socialità. In realtà così non è stato. Nonostante le pesantissime restrizioni alle relazioni sociali patite dagli over 65 durante il lockdown fino ad oggi, con gravi conseguenze psicologiche e sanitarie, le linee guida esprimono una politica di protezione degli ospiti estremamente restrittiva riguardo alle relazioni interpersonali, tale da configurare una violazione dei diritti individuali. Mentre si comprendono facilmente le restrizioni applicate a chi è infetto e dunque sottoposto a regime di quarantena, appare assai più discutibile attuarle per chi dovrebbe essere protetto e non è portatore di alcuna infezione. Si giunge, in taluni casi, ad imporre misure restrittive non lontane da quelle utilizzate in un regime carcerario.

Leggi: Corriere della Sera


Troppo pochi lavoratori nel welfare italiano

I numeri sugli occupati in quattro settori chiave come istruzione, sanità, servizi sociali e pubblica amministrazione sono impietosi: l’Italia è al penultimo posto in Europa. Per adeguarsi alla media europea servirebbero 2 milioni di lavoratori in più.
Lavoratori essenziali per la società
Curare e assistere, educare e istruire, amministrare e difendere sono le funzioni essenziali per la riproduzione di una società. Nelle società moderne queste funzioni sono specializzate, cioè non sono più affidare alle famiglie o alle comunità, ma a strutture specifiche: ospedali e case di cura, scuole e università, enti pubblici e caserme. E nei paesi europei queste strutture sono per lo più finanziate dalla spesa pubblica e costituiscono gran parte del welfare state.
Per vedere le variazioni nel corso del tempo e le differenze tra paesi, gli economisti ricorrono alle quote di reddito nazionale o di spesa pubblica destinate a queste funzioni. Nonostante il crescente ricorso a tecnologie sempre più sofisticate e costose, tutte sono a elevata intensità di lavoro umano, per lo più molto qualificato, e alcuni studi ne mettono in luce la diversa consistenza rispetto all’occupazione totale. Ma è anche possibile calcolare quanti lavoratori vi sono occupati rispetto alla popolazione che devono curare, istruire o amministrare. L’esercizio, non usuale, mette in luce un quadro impietoso per l’Italia.

Leggi: La Voce


Eurostat. In Italia aspettativa di vita tra le più alte, sia per uomini che donne. Ma resta alta percentuale di bisogni insoddisfatti

A verificare le condizioni di salute nell’Ue con gli ultimi dati disponibili alla mano è Eurostat che ha pubblicato l’edizione 2020 dei dati regionali in cui è presente un capitolo sulla salute. L’ente di statistiche europee sottolinea che la salute degli europei è legata a quella del pianeta: qualità dell’aria, dell’acqua potabile, del cibo. IL CAPITOLO SALUTE. IL REPORT INTEGRALE.
L’aspettativa di vita nell’UE è tra le più alte del mondo e l’Italia è tra i paesi dove questa è più alta (mediamente la più alta assieme alla Spagna).
Ma oltre le medie una realtà: in controtendenza con l’Europa dove in media vivono più le donne degli uomini, in Italia l’aspettativa di vita dei maschi è ai primi posti e sempre sopra ma media Ue con otto regioni in una classifica di dieci, mentre quella delle donne è sempre elevata, ma non c’è nessuna regione italiana tra le prime dieci in classifica.
A verificare le condizioni di salute nell’Ue con gli ultimi dati disponibili alla mano è EUROSTAT che ha pubblicato l’edizione 2020 dei dati regionali in cui è presente un capitolo sulla salute.
EUROSTAT sottolinea che la salute degli europei è legata a quella del pianeta: qualità dell’aria, dell’acqua potabile, del cibo.
E per la salute gli europei si aspettano servizi sanitari efficienti, ad esempio se si contrae una malattia o si è coinvolti in una incidente oltre che, in generale, una salute pubblica tempestiva e una informazione affidabile.

Leggi: Quotidiano Sanità


 Come potenziare l’assistenza domiciliare per i non autosufficienti?

Dopo questi mesi di pandemia è molto cresciuto il consenso sulla necessità di potenziare l’assistenza al domicilio e ridurre i ricoveri in ospedale ed in Rsa. E dunque sull’uso delle nuove risorse finanziarie per potenziare i servizi territoriali e domiciliari. Ma quali servizi? Per chi? E come potenziarli? Per arricchire un dibattito già aperto su queste pagine ecco qualche riflessione e proposta.
Quali servizi per chi?
La risposta deve fondarsi sui bisogni che attualmente trovano inadeguate risposte nel welfare pubblico, che sono di due tipi:
1. C’è sicuramente la necessità di potenziare risposte di natura strettamente sanitaria, che consentano di gestire meglio al domicilio patologie, incluse quelle di origine virale/infettiva. E il potenziamento riguarda l’abbinamento al medico di medicina generale di interventi infermieristici, ma anche riabilitativi. Nonché la possibilità di esami con prelievi effettuati a casa, ed interventi di medici specialisti. È da non dimenticare l’attivazione sia di più forti interazioni tra ospedale e territorio, sia di possibili “uscite” dall’ospedale di operatori, come nelle (ancora poche) esperienze di ospedalizzazione a domicilio.
2. Cresce il numero di persone (in particolare anziani) con problemi di non autosufficienza, ossia incapaci di svolgere gli atti della vita quotidiana senza l’aiuto di altri. Persone che possono non essere portatrici di malattie in fase acuta, perché in una condizione di cronicità stabilizzata, oppure anche poli-patologici.

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

“Scrivi una bella storia”: al via il corso per diventare amministratore di sostegno volontario

Sono aperte le iscrizioni per il corso di formazione gratuito organizzato a Bologna dall’Istituzione Minguzzi dal 21 ottobre al 3 dicembre. Obiettivo: offrire aiuto alle persone fragili negli adempimenti che possono permettere loro una migliore qualità di vita
Un corso per diventare amministratore di sostegno di una persona “fragile”: anziani con patologie invalidanti, persone con disabilità, con dipendenze o con problemi della personalità. Un corso non per provvedere alla sua assistenza, ma per prendersi l’impegno di aiutarla in quegli adempimenti che le consentiranno una migliore qualità di vita.
L’Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città metropolitana di Bologna, in collaborazione con i partner del Progetto SOStengo!, infatti, ha organizzato un corso di formazione gratuito che si svolgerà dal 21 ottobre al 3 dicembre (al quale è già possibile iscriversi). Sei gli appuntamenti previsti, “con l’obiettivo – spiega Bruna Zani, Presidente dell’Istituzione Minguzzi – di garantire un adeguato bagaglio di conoscenza dell’istituto giuridico, delle prassi e degli aspetti relazionali necessari per lo svolgimento di tale incarico.

Leggi: Redattore Sociale

 

 

 

 

 

Auser sottoscrive l’appello internazionale di HelpAge per i diritti degli anziani

Il presidente nazionale Auser Enzo Costa ha sottoscritto l’appello sui diritti degli anziani che l’organizzazione internazionale HelpAge “Vecchiaia: più anni, uguali diritti ” ha presentato all’opinione pubblica in occasione del Festival cinematografico di Venezia. HelpAge vuole garantire una ripresa che tenga unite e solidali le generazioni e chiede ai rappresentanti del mondo della cultura e delle arti, a istituzioni, aziende, associazioni, comunità e a tutti i membri della società civile, di firmare l’appello che è già stato sottoscritto da diversi artisti, alcuni presenti al Festival: Alba Rohrwacher, Alice Rohrwacher, Saverio Costanzo, Isabella Sandri, Giuseppe Gaudino, Nanà Cecchi, Christian Raimo, Carlo A.Sigon, Riccardo Milani.
Il COVID-19 ha colpito le persone anziane in modo sproporzionato e le risposte alla pandemia hanno portato in molti casi a morti evitabili e all’aumento della discriminazione e della povertà. Questa crisi ha dimostrato quanto sia importante proteggere i diritti delle persone più longeve, perché ci siano pari opportunità di sopravvivere, di vivere con dignità e di continuare a contribuire alla vita delle nostre comunità. Mentre progettiamo la ripresa delle nostre società, dovremmo quindi mirare a un mondo equo in cui tutti, indipendentemente dalla loro età, siano rispettati e trattati con dignità.
“Ci rivolgiamo al Governo Italiano – si legge nell’appello – affinché sostenga e promuova attivamente una Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti degli Anziani in tutte le sedi competenti, in particolare l’OEWG on Ageing e la Commissione Europea”.

Per firmare l’appello: www.helpage.it


NEWS:

martedì 15 settembre 2020
Pensioni, si riparte

I sindacati sono convocati dal governo per riprendere la discussione sulle misure urgenti in campo previdenziale da inserire nella Legge di Bilancio: Ape sociale, Opzione donna, esodati, percorsi di accompagnamento alla pensione dei lavoratori più anziani nelle aziende in crisi. La discussione sulla riforma vera e propria che supererà la Legge Fornero partirà il 25 settembre
Si riparte domani. I sindacati sono convocati dal governo per mettere a punto le misure previdenziali più urgenti e impostare lo schema della riforma che supererà la legge Fornero dalla fine del 2021. I tavoli sono quindi due: quello di domani servirà a mettere a fuoco gli effetti della pandemia sul lavoro e discutere i nodi rimasti irrisolti. Il secondo appuntamento è stato fissato per il 25 settembre e avrà come ordine del giorno il tema più generale di una riforma previdenziale che superi l’attuale sistema. Le misure che saranno discusse domani dovrebbero entrare nella legge di Bilancio.

Leggi: Collettiva, 15/09/2020


martedì 15 settembre 2020
Rsa e strutture residenziali per anziani e disabili senza infermieri: “Si rischia nuovo dramma”

Allarme e appello di Uneba alla sanità pubblica: “Se portate via infermieri da rsa e strutture residenziali, private dell’assistenza anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Non vogliamo essere Cassandre”
Se ci sarà una nuova ondata della pandemia, un nuovo picco di contagi, una nuova emergenza, anziani e persone con disabilità ricoverati nelle strutture potrebbero di nuovo esserne le vittime principali. Perché? Perché gli infermieri non bastano e stanno migrando verso il servizio sanitario, richiamati dalle campagne di assunzioni avviate dalle aziende sanitarie pubbliche. L’allarme arriva da Uneba. associazione di categoria del settore sociosanitario con un migliaio di enti associati in tutta Italia, quasi tutti non profit di radici cristiane. “Va fermata subito l’emorragia di infermieri in Rsa e strutture per anziani e persone con disabilità – chiede il presidente Franco Massi – Altrimenti queste rischiano di trovarsi con troppo pochi infermieri proprio nel momento più delicato per la prevenzione e la protezione dal Covid-19”.

Leggi: Redattore Sociale, 15/09/2020


lunedì 14 settembre 2020
Anziani discriminati per la loro età, Sigg-Sigot: fermare l'”ageismo”

Secondo uno studio condotto a livello europeo, il 28% degli anziani ha riferito episodi di intolleranza, addirittura più di coloro che subiscono atti di sessismo (22%) e razzismo (12%)
“In termini tecnici si chiama ageismo e indica la discriminazione nei confronti di una persona in base alla sua età, in particolare verso gli anziani. Un fenomeno sempre più diffuso e comune che, a differenza di sessismo e razzismo, non è punito dalla legge. Secondo uno studio condotto a livello europeo, il 28% degli anziani ha riferito episodi di intolleranza addirittura più di coloro che subiscono atti di sessismo (22%) e razzismo (12%). In uno dei settori che riguarda gli aspetti principali della vita della persona anziana, ossia quello della sanità, il 30% degli over-60 ha dichiarato di essere trattato in modo ingiusto a causa dell’età”. È quanto si legge in una nota.
“Rispetto al razzismo e al sessismo, l’ageismo è ancora relativamente tollerato perché, a differenza dei primi due fenomeni, è l’unica discriminazione non punita dalla legge e a volte gli anziani si considerano troppo vecchi per trarre beneficio dalle cure più avanzate perché ritengono sia normale essere malati a partire da una certa età”, affermano Raffaele Antonelli Incalzi, presidente Sigg e Alberto Pilotto, presidente Sigot. Per questo, in occasione della celebrazione dei 20 anni della Carta Europea dei diritti fondamentali, la Sigg e la Sigot, insieme a 42 organizzazioni di 29 Paesi, promuovono lo slogan “#OldLivesMatter”- “Le vite degli anziani contano”- lanciato dalla Campagna globale contro la discriminazione nei confronti delle persone anziane per sensibilizzare cittadini, il mondo sanitario, le istituzioni e i media.

Leggi: Redattore Sociale, 14/09/2020


lunedì 14 settembre 2020
Giornata nazionale sicurezza delle cure e della persona assistita. Dalle società scientifiche un “contact center” per rispondere ai cittadini

In occasione della Giornata nazionale che si celebra il 17 settembre, la Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane (Fism) lancia la campagna nazionale “Corretta informazione sanitaria per la sicurezza delle cure per il cittadino. Si potrà inviare un proprio quesito all’indirizzo pandemia@fism.it per ricevere in tempi celeri una risposta puntuale dai professionisti
Un ‘contact center’ per offrire alla popolazione, attraverso il coinvolgimento delle proprie associate, un servizio informativo qualificato in tema di sicurezza sanitaria.
È quanto offre la Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane (Fism) per celebrare la Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita. “La direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, che istituiva nel 17 settembre di ogni anno la ‘Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita’ – ha detto Franco Vimercati, Presidente Fism – impone di offrire anche al cittadino una corretta informazione. La Fism quindi, lancia la campagna nazionale “Corretta Informazione Sanitaria per la sicurezza delle cure per il cittadino. La promozione di un approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche facilita la veicolazione di messaggi condivisi e divulgati con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti. Lo sforzo di comunicare notizie affidabili deve passare anche attraverso l’uso di un linguaggio che faciliti la comprensione da parte di tutti”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 14/09/2020


lunedì 14 settembre 2020
Telemedicina e cronicità: imparare dalla lezione Covid-19

Durante il webinar “Cronicità e telemedicina. La lezione di Covid-19”, realizzato da Motore Sanità, esperti di tutta Italia si sono confrontati per porre le basi per rendere finalmente concreto l’utilizzo della telemedicina in Italia
Dopo anni che si parla di telemedicina, ora è il momento di fare un balzo in avanti. Già 8 anni fa la Commissione europea aveva preparato un piano strategico per abbattere le barriere all’utilizzo diffuso della telemedicina nei Sistemi sanitari europei ma, almeno in Italia, poco è stato fatto. Il Covid-19 ha fatto emergere il grave ritardo nella riforma dei servizi territoriali mostrando la necessità di spostare l’assistenza dei malati cronici dall’ospedale al territorio. L’uso della telemedicina è fondamentale per la prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione e monitoraggio e bisogna ora considerare la telemedicina come parte integrante del percorso di cura.
Durante il webinar “Cronicità e telemedicina. La lezione di Covid-19”, realizzato da Motore Sanità, grazie al contributo incondizionato di Daiichi-Sankyo, esperti di tutta Italia si sono confrontati per porre le basi per rendere finalmente concreto l’utilizzo della telemedicina in Italia.

Leggi: Redattore Sociale, 14/09/2020


sabato 12 settembre 2020
Rsa ancora a porte chiuse, persi mille ospiti

Più di 30mila famiglie in attesa di un posto. E malgrado le direttive dell’Iss resta difficile incontrare i parenti
Malgrado le nuove linee guida dell’Iss, le possibilità di incontro con i familiari ospiti di una Rsa sono molto ridotte, anche un solo parente ogni 15 giorni. Intanto sono fermi i nuovi inserimenti nelle Rsa. «Mille e ventinove inserimenti in meno nei primi otto mesi del 2020 rispetto al 2019 sono un grave danno per le oltre 30mila famiglie piemontesi in lista d’attesa. Il Pd denuncia: «I posti vuoti sono oggi circa 2.500 e il risparmio per le casse regionali è di almeno 30 milioni di euro». – P. 35 «Dopo le linee guida emanate dall’Istituto superiore di sanità non è cambiato assolutamente nulla. Continuo a non poter parlare con la mia mamma». La denuncia arriva da Giuseppe Panero che non riesce a stare vicino alla madre, 81 anni, da quando è scoppiata la pandemia e sta portando avanti la sua battaglia per poterla liberare da una condizione che definisce di «isolamento e carcerazione», dovuta alla paura del virus. Con la bella stagione un paio di volte a settimana Panero provava a far visita alla madre, ma erano incontri che potevano durare al massimo 10 minuti, assistiti da personale della struttura e soprattutto a oltre 4 metri di distanza nonostante i problemi di sordità della donna. «Con l’inverno le difficoltà aumenteranno e ci hanno già comunicato che anche le occasioni saranno di meno», aggiunge.

Leggi: La Stampa, 12/09/2020


venerdì 11 settembre 2020
Sanità, Speranza: l’impegno è diventare primi in Ue per assistenza domiciliare

Il ministro della Salute a Bari per la conferenza stampa sul modello di sanità pugliese:”La casa deve essere il primo luogo di cura”
“Basta cittadini che devono inseguire il sistema sanitario nazionale (Ssn), il territorio deve essere un piano essenziale, la casa deve essere il primo luogo di cura. Grazie ai soldi del decreto Rilancio gli over 65 con assistenza domiciliare passano dal 4 al 6,7%, la media dei Paesi Ocse è al 6. Con una legge passiamo da essere 2 punti sotto a 0,7 sopra la media Ocse. I migliori modelli in Europa sono la Svezia e la Germania che sono al 9. L’impegno di questo Governo è diventare il primo Paese d’Europa per assistenza domiciliare, arrivare oltre il 10%”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza nel corso della conferenza stampa a Bari sul modello di sanità pugliese.
“Questo è il primo grande tema su cui lavorare e abbiamo una congiuntura favorevole, perché possiamo immaginare un riforma del Ssn che sarà espansiva perché l’Europa ha capito e ha cambiato strada – ha aggiunto – penso al Recovery Fund e noi dobbiamo sfruttare questa congiuntura. Non basteranno i soldi che sono la premessa, insieme dobbiamo fare le riforme”.
“Da una crisi in cui siamo stati e in cui ancora dobbiamo operare – ha ribadito – dobbiamo costruire una possibilità di rilancio”.

Leggi: Redattore Sociale, 11/09/2020


giovedì 10 settembre 2020
 Assistenti familiari, un contratto nuovo per “una figura sempre più necessaria”

I segretari generali di Domina, Federcolf e Aclicolf commentano le principali novità, che riconoscono l’importanza di quest’attività lavorativa, che coinvolge complessivamente circa 5 milioni di persone, tra famiglie e lavoratori. “La pandemia ha messo in luce il valore di queste figure professionali, spesso rimaste accanto ai loro assistiti nonostante la paura. Nel futuro, saranno sempre di più”
Non è solo un aumento retributivo, né un diverso inquadramento professionale: il nuovo contratto di lavoro domestico “riconosce il valore degli assistenti familiari di cui, soprattutto durante il lockdown, abbiamo compreso l’importanza”. Così Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina (associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) commenta le novità introdotte dal contratto siglato tra le associazioni dei datori di lavoro (Fidaldo e Domina) e le organizzazioni sindacali dei lavoratori (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS, Federcolf). E proprio questa “unitarietà, questo confrontarci con le istituzioni con una voce unica, associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, assume un significato particolare – spiega – Continueremo a interloquire così, sperando di arrivare a raggiungere un altro obiettivo che abbiamo in comune: una fiscalità agevolata per le famiglie, che permetta di regolarizzare tutti i lavoratori domestici”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/09/2020


giovedì 10 settembre 2020
“Assistenti familiari”: nel nuovo contratto così cambiano colf e badanti

Frutto dell’intesa tra le associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, prevede un nuovo inquadramento professionale unico, aumenti e indennità per chi si occupa di non autosufficienza e per chi è più competente. Arriva anche l’educatore formato
Chiamiamole “assistenti familiari”: perché le parole, quasi sempre , sono importanti. Ed è importante il riconoscimento di questo ruolo, di pari passo con la revisione del contratto di lavoro del lavoro domestico, grazie all’intesa raggiunta tra le associazione dei datori di lavoro (Fidaldo e Domina) e le organizzazioni sindacali dei lavoratori (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS, Federcolf). Le nuove regole, che entreranno in vigore a partire dal 1° ottobre, riguarderanno circa 860 mila persone, italiane e straniere, regolarmente impiegate nel settore. Resta fuori, ovviamente, la folta schiera di lavoratori domestici “in nero”, che si stima oltre 1 milione. Ed ecco le principali novità.

Leggi: Redattore Sociale, 10/09/2020


mercoledì 9 settembre 2020
Infermiere di famiglia. Ce ne sarà uno ogni 6.000 abitanti, saranno alle dipendenze dei distretti ma lavoreranno in sinergia con i medici di famiglia. In arrivo le linee guida delle Regioni

Formulato dalla commissione Salute un documento che definisce ruolo, ambito e compiti dell’infermiere di famiglia istituito dal Dl Rilancio. Previste l’assunzione di 9.600 unità. La fascia di popolazione anziana con patologie croniche sarà il target preferenziale di assistenza. Aiuteranno le Usca nel tracciamento e monitoraggio dei casi di COVID-19 e collaboreranno con Medici di Medicina Generale e Igiene Pubblica e nelle campagne vaccinali. IL DOCUMENTO
Com’è noto con l’ultimo Decreto Rilancio è stata istituita la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. Ma sul ruolo e compiti la legge non è che dicesse molto ma dato che le Regioni potranno assumerne 9.600 (in media uno ogni 6.250 abitanti) era chiara l’esigenza di definire alcune linee d’indirizzo che stabilissero proprio ruolo, compiti, competenze, formazione e modalità di reclutamento. Per questo motivo un sottogruppo tecnico della Commissione Salute ha elaborato un documento ad hoc, sentite anche Fnopi e Fnomceo e che domani dovrebbe essere all’attenzione dei governatori in Conferenza delle Regioni.
La sintesi delle Linee d’indirizzo:
Definizione di Infermiere di famiglia/comunità: è un professionista appositamente formato, che ha un forte orientamento alla gestione proattiva della salute e opera rispondendo ai bisogni di salute della popolazione di uno specifico ambito territoriale e comunitario di riferimento, favorendo l’integrazione sanitaria e sociale dei servizi.

Leggi: Quotidiano Sanità, 09/09/2020


mercoledì 9 settembre 2020
 Telemedicina. Regioni verso l’ok al documento su visite via web

Dopo la richiesta della Fnomceo di rinviare il documento dalla Commissione Salute è arrivato il via libera alla proposta con le regole omogenee per l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali a distanza. Ora la palla passa al Ministero che dovrà valutarne l’applicazione. IL DOCUMENTO
Riconoscimento delle visite via web, dalla Commissione Salute delle Regioni arriva il via libera al documento, già presentato lo scorso luglio ma su quale la Fnomceo aveva chiesto di temporeggiare. Le linee d’indirizzo, che saranno trasmesse al Ministero della Salute per una valutazione all’interno della Cabina di Regia Nsis dettano le regole omogenee per l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali a distanza e forniscono le indicazioni su sistema tariffario, classificazione, rilevazione, rendicontazione, adesione informata del paziente, Responsabilità sanitaria durante attività in televisita e comunicazione dell’esito della prestazione ambulatoriale erogata in modalità televisita.
La sintesi del documento:
Le prestazioni erogabili. Sono erogabili in Televisita le prestazioni ambulatoriali che non richiedono l’esame obiettivo del paziente (tradizionalmente composto da ispezione, palpazione, percussione e auscultazione) ed in presenza delle seguenti condizioni:

Leggi: Quotidiano Sanità, 09/09/2020


DALLE REGIONI:

martedì 15 settembre 2020
Firenze, pronti 83 alloggi a canone calmierato

Terminati i lavori al ‘Casone’ di via dell’Osteria, sono appartamenti da assegnare a famiglie con difficoltà abitative
Saranno consegnate all’inizio di ottobre le chiavi dei primi 66 alloggi di ‘Osteria Social Club’, già ‘Casone’ di via dell’Osteria alle Piagge di Firenze, destinati ad affitto a canone calmierato. I lavori di recupero dell’edificio, in passato occupato abusivamente e luogo di spaccio di stupefacenti, sono conclusi e stamani nell’immobile c’è stato il sopralluogo del sindaco Dario Nardella, dell’assessore alla Casa Andrea Vannucci, del presidente di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori, del Direttore Generale di CDP Investimenti SGR (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti) Marco Sangiorgio, accompagnati da Paolo Boleso di InvestiRE SGR, dal presidente di Abitare Toscana Stefano Tossani e dal Presidente del Consiglio di quartiere 5 Cristiano Balli. L’intervento di via dell’Osteria è stato possibile grazie a un’azione congiunta di Fondazione CR Firenze e Comune di Firenze con l’intervento finanziario del Fondo Investimenti per l’Abitare (indirettamente investito in maggioranza da Cassa depositi e prestiti) anchor investor del Fondo Housing Toscano gestito da InvestiRE SGR e con la gestione sociale affidata ad Abitare Toscana.

Leggi: Redattore Sociale, 15/09/2020


lunedì 14 settembre 2020
Proposta dei pensionati Cisl Lombardia: creare strutture per la quarantena di badanti e colf

Il 70% dei lavoratori domestici sono stranieri e il 60% di loro vive con la persona che assiste. Dopo le ferie nei Paese d’origine non sanno dove passare la quarantena. “Le famiglie non possono farnese carico”, afferma Emilio Didoné, segretario regionale di Fnp-Cisl
Strutture per la quarantena di colf e badanti rientrati dai Paesi d’origine: è quanto chiede Emilio Didoné, segretario generale dei pensionati della Cisl Lombradia. “Le famiglie lombarde non possono farsi carico anche di prevenzione, controllo sanitario e periodo di quarantena di badanti, collaboratori domestici e colf”. In Lombardia gli assistenti familiari regolarmente assunti sono circa 73 mila (dati Inps 2018) mentre gli irregolari stimati circa 110 mila. Il 70% dei lavoratori domestici sono stranieri, con una netta prevalenza (6 su 10) di provenienza dell’Est Europa. Il 60 per cento di questi ultimi lavora come badante, e spesso convive con gli anziani e i malati di cui si prende cura. “Questione molto delicata, da non sottovalutare, perché rischia di esporre una parte di popolazione, particolarmente più fragile per età e/o condizioni di salute, al Covid19”.

Leggi: Redattore Sociale, 14/09/2020


mercoledì 9 settembre 2020
Anziani, nasce in Emilia-Romagna il Comitato regionale delle vittime di Covid

I familiari degli anziani morti per Covid nelle Rsa dell’Emilia-Romagna e gli stessi operatori delle case di riposo uniscono le forze. Lunedì prossimo, 14 settembre, è in programma l’assemblea costituente del Comitato
I familiari degli anziani morti per Covid nelle Rsa dell’Emilia-Romagna e gli stessi operatori delle case di riposo uniscono le forze. Lunedì prossimo, 14 settembre, è in programma l’assemblea costituente del Comitato regionale delle vittime di Covid, organizzata dal Codacons e dai parenti degli anziani deceduti nelle strutture dell’Asp a Bologna. L’assemblea si svolgerà alle 18 nella sala Centofiori del Quartiere Navile, a Bologna, e sono invitati a partecipare i familiari delle vittime, degli anziani ricoverati in strutture protette, gli operatori sanitari delle Rsa e le persone contagiate dal Covid-19.

Leggi: Redattore Sociale, 09/09/2020


IN AGENDA:

La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19

Siamo lieti di invitarti all’evento webinar organizzato in collaborazione con AWS, sul tema “La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19“. Il webinar è Giovedì 17 Settembre 2020 alle ore 11, sulla piattaforma di Forum PA e Digital360.
Il programma dell’evento “La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19”
L’esperienza vissuta nell’affrontare l’emergenza Covid-19 ha portato all’acquisizione di competenze clinico/gestionali per il futuro, determinando un cambiamento da un punto di vista tecnologico. Dopo l’emergenza, è diventato sempre più evidente quanto sia importante un sistema di raccolta dei dati integrato e digitalizzato. I vantaggi dell’informatizzazione della cartella clinica sono molteplici: dall’inserimento dei dati, alla loro consultazione veloce, dall’accesso ovunque ci si trova alla gestione integrata del paziente, dalla sicurezza del dato in cloud alla compliance con la normativa gdpr, nonché la necessità di avere tutto in regola e certificato in caso di controlli.

Leggi: Advenias


Festival della Statistica 18-20 Settembre 2020

Torna StatisticAll, il Festival della Statistica e della Demografia, promosso dalla Società Italiana di Statistica (SIS), dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dalla Società Statistica “Corrado Gini”.
Il Festival prevede un ricco programma di talk scientifici, interviste ed eventi d’intrattenimento con i protagonisti del mondo economico, statistico, culturale e sociale. Non mancheranno le attività di diffusione e promozione della cultura statistica.
Il tema di questa sesta edizione è “Il mondo che verrà. Idee e misure per ripartire”. La pandemia Covid-19 ha determinato un cambiamento significativo nel modo di lavorare, di produrre e di studiare, nelle forme di socialità e nei consumi culturali.
Nel corso della manifestazione si parlerà di visioni, scenari ma anche di progetti, proposte, orientamenti che dovrebbero costruire il prossimo futuro.
Gli eventi saranno trasmessi in diretta streaming. Per conoscere il programma visita la pagina https://www.festivalstatistica.it/programma/
Per chi sarà presente è necessario registrarsi e prenotare il posto in

Leggi: Eventbrite


IN EVIDENZA:

«Il dono della longevità può diventare veleno Ma ci sono antidoti…»

I cinquantenni hanno avuto in regalo altri 20 o 30 anni, ma che farne? Il filosofo risponde
Pascal Bruckner, parigino, filosofo e scrittore, grande amico di Alain Finkielkraut, è polemista per indole e per professione, come si può constatare leggendo La tirannia della penitenza , Il singhiozzo dell’uomo bianco o Il fanatismo dell’Apocalisse ; negli ultimi anni si è dedicato anche a quella che si può chiamare «filosofia della vita quotidiana», occupandosi della coppia ( Il matrimonio d’amore ha fallito? ) e, ora, di un problema concreto per molti, i «senior», i nuovi cinquantenni, alle prese con una vita più lunga ma, non necessariamente, felice. Statistiche, spunti dalla letteratura e dal cinema, riflessioni filosofiche sono ciò che Bruckner offre nel suo saggio Una breve eternità. Filosofia della longevità (Guanda, pagg. 246, euro 20), per orientarsi lungo questo cammino, la cui durata è nelle mani del destino, ma la cui piacevolezza è, in buona parte, anche nelle nostre… Perché ci serve una «filosofia della longevità»? «La longevità sembra un dono che abbiamo ricevuto, senza però conoscerlo e, quindi, ci ritroviamo ad avere guadagnato venti o trenta o più anni di vita, ma molti non sanno che fare, con questi anni aggiuntivi. Per questo ci serve». La longevità è davvero un dono? «Sa, in tedesco “dono” significa anche “veleno”, i due vanno insieme. Certamente è meglio vivere più a lungo ma, allo stesso tempo, si tratta di un dono avvelenato, poiché, man mano che invecchiamo, rischiamo sempre di più di ammalarci, e questo è un grosso inconveniente: la scienza e la tecnologia hanno esteso non la giovinezza, bensì la vecchiaia, perciò noi viviamo più a lungo, ma con le malattie della vecchiaia, come il Parkinson, l’Alzheimer, la demenza senile».

Leggi: Il Giornale


Qualità della vita e qualità delle cure per persone anziane in ambito residenziale: la scala Sant’Omobono

La “Scala Sant’Omobono” si propone di misurare la Qualità di Vita in un campione di persone anziane residenti nella RSA della provincia di Cremona. I risultati sono finalizzati a pianificare interventi di cura sulla base del profilo di Qualità di Vita e ad applicare un approccio “value-based” per la ottimizzazione delle risorse disponibili.
di Gianluigi Perati (Medico Geriatra Fondazione Vismara – De Petri di San Bassano, CR), Maria Teresa Maffini (Sociologa Fondazione Vismara – De Petri di San Bassano, CR), Fabrizio Arrigoni (Psicologo Psicoterapeuta – Fondazione E.F. Soldi di Vescovato, CR), Maria Grazia Ventura (Direttore Generale Fondazione Vismara – De Petri di San Bassano, CR), Alberto Bertoli (Direttore Sanitario Fondazione Vismara – De Petri di San Bassano, CR), Luigi Croce (Docente a contratto di Neuropsichiatria Infantile, Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia), Perati Irene (Ingegnere Gestionale)
Curare le persone anziane in RSA ha senso? La nostra risposta è senz’altro sì, soprattutto se si considera ormai giunto il tempo di considerare che le RSA non siano più vissute come contenitori indistinti di tutte le varie tipologie di fragilità e patologie in età geriatrica. Per offrire una vita qualitativamente alta alla persona anziana malata, è assolutamente necessario differenziare le risposte di cura. Quindi le RSA, devono dedicarsi solo alle situazioni più gravi e problematiche utilizzando con maggiore attenzione le proprie risorse e tenendo conto anche delle indicazioni e dei desideri che giungono dai residenti circa la qualità della propria vita.
Esiste “Qualità” nella vita delle persone che vivono in RSA?
Nel corso degli ultimi decenni le RSA si sono profondamente trasformate, passando da luoghi (o non-luoghi) di custodia/protezione per persone non in grado di condurre una vita autonoma, a luoghi in cui vengono offerte assistenza e cura in modo professionale e nei quali il criterio di “bisogno”, sempre di più correlato a problemi di decadimento funzionale e/o cognitivo, si associa una ricerca di una vita qualitativamente soddisfacente nonostante i numerosi problemi clinici, funzionali e psicocognitivi.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Vaccini antinfluenzali. Ok da Stato-Regioni a fornitura di 250mila dosi alle farmacie per far fronte a domanda acquisto diretto dai cittadini

Via libera alla re-distribuzione delle Regioni dell’1,5% dei prodotti già acquistati dal Ssn per la prossima campagna. Il problema è sorto a seguito dell’acquisto da parte delle Regioni di una quota di vaccini molto più alta di quella abituale che di fatto ha assorbito l’intera produzione di quest’anno. Prevista in ogni caso la possibilità per le Regioni di ampliare la dotazione per le farmacie qualora nel corso della campagna si rendano disponibili altre scorte. IL DOCUMENTO
Le Regioni distribuiranno in via minima l’1,5% dei vaccini antinfluenzali (circa 250 mila dosi) nelle farmacie. È quanto prevede l’intesa stipulata oggi in Stato-Regioni dopo che il Ministero della Salute aveva chiesto un intervento in seguito all’allarme lanciato dalle farmacie che lamentavano come quest’anno non vi fossero vaccini disponibili per i cittadini non rientranti nelle categorie coperte dalla campagna di vaccinazione pubblica.
Quest’anno, infatti, complice l’epidemia da Covid e la nuova circolare del Ministero che ha esteso la gratuità della vaccinazione contro l’influenza agli over 60 (prima era per gli over 65) le Regioni hanno acquistato più dosi (in tutto 17 milioni) assorbendo di fatto tutta la produzione di quest’anno. Da qui la necessità di rifornire in ogni caso le farmacie almeno con una quota parte del loro fabbisogno abituale stimabile in circa 800 mila vaccini antinfluenzali l’anno acquistati direttamente dai cittadini in farmacia.

Leggi: Quotidiano Sanità


Scuola e Covid. Dai medici di famiglia una guida per gli studenti e i genitori

La Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie pubblica da oggi una guida consultabile sul web per orientare la popolazione alla ripresa della scuola e della vita collettiva. No agli allarmismi, sì alla prevenzione. Simit e Fimmg partner dell’iniziativa. Apprezzamento all’iniziativa dai Ministri Speranza e Azzolina
Fornire un supporto alle famiglie, agli studenti e al personale delle scuole di ogni ordine e grado e universitarie con il fine di trovare rapidamente le risposte a comuni ma mai scontate domande, soprattutto con l’approssimarsi della stagione influenzale con cui l’epidemia di Covid-19 condivide molti aspetti.
È questo l’obiettivo della guida realizzata dalla Simg, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie per favorire una adeguata conoscenza delle misure da prendere in questa delicata fase, perché “La volontà infatti è che i giovani possano tornare a scuola in completa sicurezza, forti anche di una costante sorveglianza sanitaria che può essere garantita solo con una massima collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari”.
La Guida al rientro a scuola, consultabile e scaricabile per ora al linkhttps://www.simg.it/ciprendiamocura, a cui successivamente seguirà una versione cartacea è un lavoro frutto di un’ampia sinergia con Fimmg, Simit e attori istituzionali e, come spiega una nota, affianca e non sostituisce le regole e le disposizioni degli organismi sanitari e scolastici.

Leggi: Quotidiano Sanità


 

 

 

 

NEWS:

martedì 8 settembre 2020
Disabilità e anziani, dal lockdown alla ripartenza: “L’attenzione sia alta”

Audizioni sul tema in Commissione Affari sociali: l’emergenza dal punto di vista delle persone con disabilità, sclerosi multipla e Parkinson. Le priorità: investire su formazione, ripristino dei servizi e integrazione delle risorse. Ecco quello che la pandemia sta insegnando
Partire dall’emergenza, per migliorare l’esistente e integrarlo con nuove prassi: in sintesi, è questa la richiesta condivisa delle associazioni delle persone con disabilità che oggi sono state audite oggi in Commissione Affari sociali, illustrando ricadute sociali dell’emergenza epidemiologica, con particolare riferimento alle problematiche di persone anziane e disabili.
Isolamento e abbandono durante il lockdown
Un’occasione per fare innanzitutto il punto su ciò che il lockdown ha rappresentato per le famiglie di persone con disabilità, rappresentate oggi in Commissione dall’associazione Afad, che raccoglie circa 750 famiglie: “In alcuni casi, semplici misure di prevenzione son state intollerabili – ha detto Massimo Rolla, presidente dell’associazione –. Pensiamo alle difficoltà nel tenere chiusi bambini con autismo, ma anche all’interruzione di relazioni e percorsi. Il cambiamento delle abitudini per molti è stato un trauma. In Umbria e in altre regioni ci sono state delibere che hanno permesso di uscire se indispensabile, alleggerendo in parte la situazione”, ha ricordato.

Leggi: Redattore Sociale, 08/09/2020


martedì 8 settembre 2020
Accordo sul lavoro domestico. Novità per due milioni di colf, badanti e babysitter – Sindacati e associazioni: “Chiusa con soddisfazione una lunga fase di incertezza”

Arriva il nuovo contratto nazionale del settore domestico. L’intesa è applicabile ai circa 860 mila lavoratori regolari del comparto, che diventano 2 milioni se si considerano le stime sul sommerso. L’hanno firmata le organizzazioni sindacali (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs), Federcolf con le associazioni datoriali Fidaldo (che riunisce Nuova collaborazione, Assindatcolf, Adld e Adlc) e Domina. Il nuovo ccnl – scaduto nel 2016 – entrerà in vigore dal prossimo 1° ottobre.
Soddisfazione delle parti firmatarie per una intesa di rinnovo “che – dichiarano congiuntamente – interviene in una fase molto particolare per il mondo intero vessato in prima istanza dalla pandemia e successivamente dai risvolti che questa ha comportato sotto il profilo socio-economico, finanziario e, più in generale, del benessere delle persone. Si chiude una fase di estrema incertezza per la categoria e il settore, attanagliato dalla forte presenza di lavoro nero e sommerso e mette le parti nelle migliori condizioni per proseguire il confronto, anche con le istituzioni, con l’obiettivo comune di rendere maggiormente attrattivo il lavoro regolare in un comparto che tanto ha dato nella fase emergenziale e che è chiamato a svolgere un ruolo essenziale nel nostro Paese, alla luce delle stime sull’invecchiamento demografico che collocano l’Italia tra i Paesi più longevi del mondo”.

Leggi: Collettiva, 08/09/2020


martedì 8 settembre 2020
Lavoro, Assindatcolf: dal 1 ottobre più vantaggi per le famiglie con non autosufficienti

Con il nuovo Ccnl del settore domestico sarà economicamente più conveniente assumere la badante ‘notturna’ o una lavoratrice in sostituzione della titolare. “Debutta” anche la nuova figura dell’assistente educatore formato
“Dal 1 ottobre, per le famiglie che hanno bisogno di un’assistenza continua, sarà economicamente più conveniente assumere la badante ‘notturna’ o una lavoratrice in sostituzione della titolare. È questa una delle principali novità contemplate nel nuovo Ccnl del settore domestico, nel quale ‘debutta’ anche una nuova figura professionale, quella dell’assistente educatore formato: un aiuto in più per chi ha l’esigenza di accudire, all’interno delle mura domestiche, persone, anche bambini, in condizioni di difficoltà perché affette da disabilità psichica oppure da disturbi dell’apprendimento o relazionali”. È quanto dichiara Alessandro Lupi, vice presidente di Assindatcolf, l’Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico che insieme alla federazione Italiana Fidaldo ha sottoscritto questa mattina il nuovo Contratto Collettivo nazionale del settore domestico.

Leggi: Redattore Sociale, 08/09/2020


martedì 8 settembre 2020
Welfare, Catalfo: terzo settore priorità, entro ottobre convoco

Il Consiglio nazionale del Terzo settore sarà convocato “entro ottobre. In quella seduta, tra l’altro, saranno esaminati gli schemi di alcuni provvedimenti attuativi della riforma”. Lo dice la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo in una intervista uscita oggi su ‘Buone Notizie’ (Corriere della Sera), in cui assicura che il Terzo settore è “senza dubbio fra le nostre priorità, come dimostra il costante dialogo che viene portato avanti con gli Enti e gli interventi in loro sostegno messi in campo durante l’emergenza Coronavirus”.
Rispetto alla riforma del settore la ministra sottolinea che si tratta di “un processo complesso che sto portando avanti con determinazione. La complessità deriva dal numero dei provvedimenti attuativi, oltre 30 di cui circa la metà già firmati, 3 da me da quando sono in carica, e dalla molteplicità delle amministrazioni coinvolte. Se a prima vista l’attuazione appare lenta, ad uno sguardo più approfondito è evidente l’attenzione e l’ascolto che il mio ministero rivolge agli attori del Terzo settore e alle altre amministrazioni, a partire da quelle regionali”.

Leggi: Redattore Sociale, 08/09/2020


venerdì 4 settembre 2020
Pensioni, le novità d’autunno

Governo e sindacati si preparano a riaprire il tavolo di negoziato sulle pensioni. All’ordine del giorno le misure più urgenti per rispondere alla crisi e la discussione sulla riforma che sostituità la legge Fornero dal 2022. Il primo appuntamento dell’8 settembre è stato rinviato al 16 e al 25 settembre. Ecco i nuovi strumenti da inserire nella Legge di Bilancio. Si comincia a parlare anche di giovani e donne
Pensioni, si riparte. Siamo alla vigilia di due importanti scadenze: la necessità di focalizzare le misure più urgenti da inserire nella prossima Legge di Bilancio e la necessità di inquadrare il percorso che attraverso vari step dovrebbe portare alla modificazione della legislazione vigente (quindi il superamento della legge Fornero) per quanto attiene alle uscite anticipate, alla flessibilità, alla nuova formula delle pensioni per i giovani. Ma andiamo con ordine. Cominciamo dalle emergenze determinate anche dagli effetti pesanti della crisi. La prima notizia riguarda il ruolino di marcia. L’incontro dell’8 settembre tra governo e sindacati sulle pensioni è saltato. Il governo propone quindi una nuova scaletta di incontri che partiranno dal 16 settembre (una data che inizialmente era stata indicata per la seconda tappa). All’incontro della prossima settimana si sarebbe dovuto discutere delle misure da inserire nella Legge di Bilancio.

Leggi: Collettiva, 04/09/2020


venerdì 4 settembre 2020
Esclusivo. Recovery Fund: ecco tutti i progetti del Ministero della Salute. Dalla riforma del territorio alla sanità digitale. Le proposte sul tavolo del Governo per 68 mld

Prevista anche l’istituzione di nuovi presidi per degenze temporanee, investimenti in salute mentale e anche la possibilità di garantire ad ogni laureato in medicina una borsa di specializzazione. E poi misure e risorse per il contrasto della povertà e per rafforzare la medicina scolastica, contrasto alla mobilità sanitaria, riforma dell’emergenza-urgenza e potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico. Ecco le prime proposte della Salute che a quanto si apprende sono ancora oggetto di confronto in seno ai tavoli tecnici del Ministero.
Riforma della sanità territoriale con nuovi standard e l’istituzione della Case di comunità con i medici di famiglia, interventi per l’ammodernamento degli ospedali, riforma della sanità digitale e degli Irccs. E ancora, nuovi presidi per degenze temporanee, investimenti in salute mentale e anche garantire che ad ogni laureato in medicina sia garantita una borsa di specializzazione.
Ma non solo, proposta anche una riforma delle Rsa che durante il Covid hanno mostrato la loro debolezza. E poi misure e risorse per il contrasto della povertà e per rafforzare la medicina scolastica, contrasto alla mobilità sanitaria, riforma dell’emergenza-urgenza e potenziamento del Fse. Sono queste solo alcune delle proposte, che siamo in grado di anticipare, presentate dal Ministero della Salute per accedere alle risorse messe in campo dall’Unione europea con il Recovery Fund. In totale stiamo parlando di oltre 20 progetti per un ammontare complessivo di circa 68 miliardi da realizzarsi nei prossimi 5 anni. In ogni caso, a quanto si apprende, le proposte sono ancora al vaglio dei tavoli tecnici istituiti dal Ministero della Salute i cui lavori si concluderanno nelle prossime settimane.

Leggi: Quotidiano Sanità, 04/09/2020


venerdì 4 settembre 2020
Coronavirus, il dramma familiare lungo sei mesi: 150 mila anziani sono ancora isolati nelle Rsa

Da febbraio nessuno ha messo mano alla riforma dell’organizzazione degli ospizi. Il figlio di una paziente: «Gli effetti collaterali potrebbero anche essere più dannosi del contagio»
L’annuncio dell’Istituto superiore di sanità offre una speranza agli anziani e ai loro familiari. Per sei mesi sono stati divisi da una barriera insormontabile. Ancora oggi gli ospiti delle Rsa si sentono soli, abbandonati, non comprendono cosa stia succedendo intorno a loro. E quindi le condizioni di salute, inevitabilmente, peggiorano. Dall’altro lato della barricata ci sono i parenti: impotenti di fronte a disposizioni che impongono loro di non poter far visita ai propri cari, di non potersi prendere cura di genitori e nonni che prima della pandemia assistevano regolarmente. Sono ormai passati sei mesi da quando le residenze sanitarie assistenziali hanno vietato ogni accesso esterno in struttura nel tentativo, purtroppo risultato vano, di non far circolare il virus. Da giugno in alcuni casi le visite sono riprese, rispettando protocolli rigidissimi e solo per una volta a settimana. In moltissimi altri non sono ancora ripartite. «In Italia ci sono circa 300 mila persone ospitate nelle Rsa. Di queste circa la metà da febbraio non ha più potuto incontrare i propri cari», racconta Michele Assandri, responsabile piemontese e consigliere nazionale dell’Anaste, l’associazione strutture per la terza età. Grazie ai nuovi protocolli annunciati dall’Iss, ora Giuseppe Panero potrà finalmente vedere la madre di 81 anni ospite in una struttura del Cuneese: «È da febbraio che si trova una situazione di isolamento e carcerazione: non solo non posso abbracciarla, non posso nemmeno parlarle al telefono perché ha problemi di udito».

Leggi: La Stampa, 04/09/2020


giovedì 3 settembre 2020
 Anziani: visite, ricoveri e attività. Aggiornate le indicazioni dell’ISS sulle strutture che ospitano le popolazioni fragili

Si tratta di un aggiornamento di un precedente documento in cui erano contenute le istruzioni per frenare i contagi in queste comunità nel periodo di alta circolazione del virus e tiene conto invece della situazione epidemiologica attuale.
Riprendere in sicurezza le attività a regime delle strutture sociosanitarie e socioassistenziali e creare le condizioni per rivedere in sicurezza parenti e amici è lo scopo principale del documento Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS e socioassistenziali pubblicato oggi nei rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità dedicati all’emergenza Covid. Si tratta di un aggiornamento di un precedente documento in cui erano contenute le istruzioni per frenare i contagi in queste comunità nel periodo di alta circolazione del virus e tiene conto invece della situazione epidemiologica attuale.
“Si tratta di un documento importante che, proprio in virtù della specificità della popolazione a cui è dedicato, viene aggiornato in relazione al contesto degli scenari epidemiologici -spiega Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Nelle strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali sono ospitati, oltre agli anziani, anche soggetti con patologie croniche, affetti da disabilità di varia natura o con altre problematiche di salute, anch’esse da considerarsi fragili e potenzialmente a maggior rischio di evoluzione grave se colpite da COVID-19.”

Leggi: Quotidiano Sanità, 03/09/2020


mercoledì 2 settembre 2020
Dall’Istat un volume sull’Invecchiamento attivo

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è ormai un processo ineludibile in quasi tutti i paesi a sviluppo avanzato. Occorre dunque un cambiamento culturale che porti a politiche mirate per governarlo, con l’obiettivo di trasformarlo da un peso a una risorsa per la società, attivando tutte le potenzialità delle persone anziane. La progressiva attenzione a livello internazionale ha stimolato molti paesi ad adottare politiche per l’invecchiamento attivo e ha portato alla costruzione dell’Active ageing index (Aai) a cui l’Istat ha collaborato con i partner internazionali (Unece e Commissione europea) pubblicando il volume “Invecchiamento attivo e condizioni di vita degli anziani in Italia”. Si tratta di uno strumento composto da 22 indicatori, in grado di monitorare i risultati nei diversi ambiti, utile soprattutto ai policy maker per la valutazione e l’adozione di politiche adeguate di sostegno all’invecchiamento attivo. Tale indice è stato declinato per genere e regione, abbracciando un periodo che va dal 2007 al 2018.
Il volume offre una lettura diacronica dell’invecchiamento attivo, proponendo altresì approfondimenti tematici e analisi su diversi indicatori.

Leggi: Auser, 02/09/2020


mercoledì 2 settembre 2020
Depressione degli anziani costretti in casa, l’efficacia della telemedicina

Gli anziani depressi e costretti in casa possono giovarsi di interventi di telemedicina condotti da counselor volontari, debitamente formati. Uno studio dell’Università del Texas ha valutato 277 pazienti, avviandoli a diversi percorsi terapeutici realizzati in video-conferenza. Particolarmente efficaci si sono rivelati il “problem solving” e la terapia di attivazione comportamentale
Le visite “da remoto” effettuate da counselor volontari possono migliorare la depressione negli anziani costretti in casa, anche se non sono efficaci quanto le sedute con medici specializzati. Questa evidenza emerge da uno studio condotto dalla Steve Hicks School of Social Work dell’Università del Texas di Austin.
“I counselor volontari possono fare un ottimo lavoro nel servire le popolazioni svantaggiate, come appunto gli anziani costretti in casa”, sottolinea l’autrice principale dello studio, Namkee Choi.
Lo studio
I ricercatori hanno reclutato 277 pazienti con un’età media di 67,5 anni. La maggior parte dei partecipanti (193, 69,7%) era di sesso femminile.
Dei 277 partecipanti, 90 sono stati assegnati a caso a ricevere una terapia di attivazione comportamentale in video conferenza (tele-BA), 93 sono stati randomizzati al “problem solving” in video conferenza (tele-PST) e 94 sono stati assegnati a un gruppo di controllo dell’attenzione (AC), che ha ricevuto telefonate di supporto. I partecipanti nei bracci attivi dello studio hanno ricevuto un’ora di seduta in telemedicina a settimana per cinque settimane, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto una telefonata di 30-45 minuti a settimana per cinque settimane.

Leggi: Quotidiano Sanità, 02/09/2020


martedì 1 settembre 2020
Addio al superticket. Da oggi niente 10 euro in più per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale

Molte le regioni che già lo avevano abolito del tutto o solo per i redditi bassi. Da oggi entra in vigore la nuova misura prevista dalla manovra 2020. Per le coperture il Governo aveva previsto un incrementato del Fondo sanitario nazionale di 185 milioni di euro per l’anno 2020 e di 554 milioni di euro annui a decorrere dal 2021.
Entra in vigore l’1 settembre l’abolizione del superticket, la quota aggiuntiva di 10 euro sul ticket per le visite mediche specialistiche e gli esami clinici. La misura venne introdotta nel 2007 dal governo Prodi, e fin da subito sollevò forti proteste. E così a pochi mesi dalla sua introduzione, lo stesso Governo guidato da Romano Prodi, assicurò con fondi statali la copertura degli introiti che sarebbero dovuti pervenire alle Regioni.
Da allora si andò avanti così, per alcuni anni, con coperture stabilite anno per anno per un totale di 834 milioni annui, ma senza mai cancellare effettivamente la norma che introduceva quei nuovi ticket. Così, quando arrivò la stangata del luglio 2011 del governo Berlusconi/Tremonti quei 800 e passa milioni di euro entrarono nel conto dei risparmi pubblici da realizzare e il superticket tornò ad essere operativo.

Leggi: Quotidiano Sanità, 01/09/2020


lunedì 31 agosto 2020
Casa, Unione inquilini: non si sfratta chi non ha ricevuto ammortizzatori

Il Tribunale di Roma il 28 agosto ha comunicato un’ordinanza di rigetto per morosità dovuta a Covid. L’inquilino non aveva percepito la cassa integrazione e tantomeno il contributo all’affitto. “Segnale importante”
“Un segnale importante ci indica l’ottimo lavoro del gruppo dei legali Unione Inquilini, che si prepara per una stagione molto dura nei tribunali di tutta Italia. Il Tribunale di Roma il 28 agosto ha infatti comunicato un’ordinanza di rigetto per morosita’ dovuta a Covid. Il giudice osserva ‘che, parte intimata non ha contestato la morosita’, eccependo che, a causa della pandemia da Covid-19, veniva messa in Cassa Integrazione senza percepire ancora alcunche’; che, inoltre, non aveva potuto chiedere il contributo comunale al pagamento del canone di locazione, data la dichiarata natura transitoria del contratto de quo; e che, in ogni caso, la conduttrice ha manifestato la volonta’ di adempiere all’obbligazione contrattuale versando somme in acconto (250 euro per il mese di aprile ed 200 euro dopo la notificazione dell’atto di intimazione) e che, dunque, il suo comportamento risulta incompatibile con la volonta’ di porre fine al contratto di locazione’.

Leggi: Redattore Sociale, 31/08/2020


giovedì 13 agosto 2020
Ascensore condominiale: ripartizione delle spese e benefici fiscali

Il condominio che inizialmente non partecipa alla spesa può cambiare idea e concorrere alla gestione
Uno dei principali dibattiti che caratterizzano un’assemblea condominiale riguarda l’installazione e la manutenzione dell’ascensore.
In alcuni casi la sua installazione è obbligatoria senza che sia necessaria una delibera apposita. In altri è l’assemblea a decidere con la maggioranza dei condòmini intervenuti in assemblea.
Cosa succede se un condòmino non vuole partecipare alla spesa di installazione? Può in un momento successivo cambiare idea e concorrere alle spese di gestione? quali sono i benefici fiscali connessi alla sua installazione?
Installazione dell’ascensore condominiale: quanto è obbligatorio
L’installazione dell’ascensore condominiale è obbligatoria “in tutti i casi in cui l’accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e-o porticati”.
Ciò sta a significare che per un immobile di nuova costruzione con più di tre piani la sua installazione è disposta per legge.
In tutti gli altri casi, negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra:
• è consentita la deroga all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servo scala
• purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo.
A prevederlo è l’art. 3 del D.M. 236/1989, Ministero dei lavori pubblici

Leggi: Investire Oggi, 13/08/2020


DALLE REGIONI:

martedì 8 settembre 2020
Friuli Venezia Giulia: i sindacati chiedono chiarezza sulle case di riposo

Sono troppi i punti opachi da chiarire nella gestione dell’emergenza Covid nel sistema socio sanitario del Friuli Venezia Giulia e in particolare nelle case di riposo. Dove il numero dei contagi, in alcune realtà, si è attestato su medie tra le più alte a livello nazionale. È quanto sostengono le segreterie regionali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil in un documento unitario che sarà presentato alla Terza commissione del Consiglio regionale nell’audizione convocata domani mattina a Trieste. Ad anticiparlo, stamane (8 settembre), i segretari regionali Magda Gruarin (Uilp), Renato Pizzolitto (Fnp-Cisl) e Roberto Treu (Spi-Cgil), che denunciano inoltre la perdurante assenza di un tavolo di confronto con l’assessore, più volte sollecitato sia dai sindacati confederali che dalle sigle confederali: «Nonostante le ripetute sollecitazioni, un presidio dei sindacati pensionati e la grande manifestazione unitaria del 22 luglio – hanno spiegato – l’agenda degli incontri con l’assessore è ferma al 12 maggio e non ci è mai stato fornito nessuno dei dati richiesti riguardo all’andamento dei contagi tra il personale sanitario, gli operatori diretti e indiretti e gli ospiti delle case di riposo. Un’assenza di risposte e di riscontri numerici che ci preoccupa doppiamente alla luce della forte impennata della curva dei contagi, che conferma purtroppo come l’emergenza non sia superata».

Leggi: Collettiva, 08/09/2020


martedì 8 settembre 2020
Napoli. Il Presidio presso la sede ACER Campania ha avuto un primo risultato

Il presidio unitario delle Organizzazioni e Associazioni degli inquilini e assegnatari di martedì 7 Settembre 2020 presso la sede centrale dell’Acer Campania ha avuto un primo risultato in sede di confronto con il Presidente ed il direttore Generale dell’Acer Campania.
I vertici dell’Ente, a seguito dell’ennesimo confronto in merito e della presa d’atto del perdurare del grave disagio che vive l’utenza, hanno finalmente assicurato la riapertura degli uffici, per tre giorni a settimana, dei 5 dipartimenti provinciali dell’Acer Campania.
Inoltre al tavolo di confronto è stata ribadita la necessità di acquisire il cronoprogramma in ordine agli interventi di manutenzione degli alloggi e a tal proposito è stata garantita l’istituzione di un tavolo istituzionale per discutere della programmazione e della pianificazione degli interventi di manutenzione del patrimonio pubblico.
SUNIA-SICET-UNIAT-ASSOCASA apprezzando lo spirito del confronto avuto con i vertici dell’Acer confermando tutto quanto posto a base del presidio unitario, preannunciano sin da ora nuove e più incisive iniziative se le questioni poste non dovessero avere a breve uno sbocco positivo.

Leggi: Sunia, 08/09/2020


lunedì 7 settembre 2020
Indagine sindacati: dopo Covid urgente riforma Rsa

Se avessimo avuto ancora dubbi sul fatto che la gran parte delle strutture residenziali per anziani, nei mesi più duri dell’epidemia, ha fallito la missione di proteggere i propri ospiti, i dati di una ricerca dei tre sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil del Piemonte hanno il merito di fare chiarezza e farci intendere la necessità, non più rinviabile, di una riforma dei sistemi di cura in Italia.
L’indagine dello Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil rivela che in tutto il Piemonte l’incremento della mortalità rispetto agli anni precedenti, è stato tra gli anziani pari al 45 per cento, con un picco del 53 per cento tra gli over 85. Nella classifica delle regioni più colpite, il Piemonte si attesta in quinta posizione dopo Lombardia (113 per cento), Trentino Alto Adige (54,4), Valle d’Aosta (50,7) ed Emilia Romagna (45,2 per cento). Più colpite le province orientali: a Biella l’incremento è stato del 72 per cento. A Novara, Vercelli e Alessandria le percentuali oscillano tra il 63 e il 65 per cento.
I valori più significativi del report arrivano però dal confronto tra comuni che hanno sul territorio strutture residenziali per anziani e municipalità in cui questo tipo di residenze sono assenti.

Leggi: Liberetà, 07/09/2020


venerdì 4 settembre 2020
Casa, Napoli: al via la realizzazione di 71 nuovi alloggi di edilizia sociale

Inizieranno a breve, in via Vigliena, i lavori per la realizzazione di 71 nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale, destinate alle fasce più deboli. Il 50% degli alloggi sarà dato in affitto con canoni calmierati per un periodo non inferiore ai 10 anni
Inizieranno a breve, in via Vigliena, i lavori per la realizzazione di 71 nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale, destinate alle fasce più deboli. Il progetto prevede la realizzazione di un complesso residenziale con annessi servizi integrati (spazi collettivi ad uso polifunzionale, spazi pubblici con connessione wi-fi, un punto ristoro, aree verdi e una terrazza ricreativa per attività ludiche e culturali), finalizzati alla costruzione di un senso di comunità e di appartenenza, attraverso la realizzazione di luoghi di incontro e di socializzazione.
Il 50% degli alloggi sarà dato in affitto con canoni calmierati per un periodo non inferiore ai 10 anni, e il restante 50% sarà acquistabile con un piano di riscatto dai soggetti rientranti in categorie agevolate.

Leggi: Redattore Sociale, 04/09/2020


giovedì 3 settembre 2020
Palermo. Emergenza abitativa e aumento della povertà. Il Sunia alle istituzioni: “Si intervenga con piani straordinari per tutelare inquilini e assegnatari da una nuova ondata di sfratti”

“Predisporre adeguati piani di intervento a tutela di inquilini e assegnatari per evitare una nuova ondata di sfratti”. Lo chiede il Sunia Palermo, rivolgendo un appello alle istituzioni, per fronteggiare l’emergenza abitativa aggravatasi notevolmente in questi mesi, a causa del coronavirus.
“La chiusura di tante attività, per contrastare la diffusione della pandemia, ha causato l’impoverimento di moltissime famiglie, impossibilitate a pagare i canoni di locazione. Questo sta facendo aumentare il numero degli sfratti, col rischio concreto dell’esecuzione di sgomberi immediati – dichiara il segretario del Sunia Palermo Zaher Darwish – La grave crisi economica che stanno vivendo Palermo e tutte le città siciliane sta creando ripercussioni in tutti i settori, facendo aumentare le sacche di povertà e di disoccupazione. Ciò ha avuto immediato effetto sull’aumento esponenziale delle procedure di sfratto, con oltre 1600 ordinanze di rilascio degli immobili nel solo ultimo anno”.
“Pertanto il Sunia chiede di mettere punto un piano strategico per alleviare il disagio di migliaia di famiglie – aggiunge Darwish – Chiediamo che le norme esistenti vengano integrate e rafforzate con piani straordinari, per utilizzare al meglio tutte le risorse economiche e patrimoniali esistenti e consentire agli inquilini di preservare i contratti di locazione e la propria abitazione, garantendo il diritto alla casa e restituendo serenità a tutte le famiglie a rischio”.

Leggi: Sunia, 03/09/2020


giovedì 3 settembre 2020
Casa, Sunia: “Dal 1 gennaio in Toscana 8mila sfratti”

Lo dicono il Sunia e la Cgil di Firenze, il sindacato degli inquilini, secondo cui nel periodo Covid 18.500 famiglie in Toscana hanno fatto richiesta di contributo affitto
Emergenza casa, quando finirà il blocco degli sfratti il 31 dicembre, in Toscana dal 1 gennaio sono previsti 8mila sfratti, mille in più dell’anno scorso. Lo dicono il Sunia e la Cgil di Firenze, il sindacato degli inquilini, secondo cui nel periodo Covid 18.500 famiglie in Toscana hanno fatto richiesta di contributo affitto.
Il 2020 e il 2021 per il Sunia sarà una disfatta se non si interviene, per questo hanno scritto lettera appello a tutti i candidati alle elezioni regionali proponendo varie cose tra cui: 20 milioni annui per un piano casa, più alloggi sociali, regolamento unico di utenza delle case popolari, revisione della legge sulle locazioni.
La Regione Toscana è l’ottava regione italiana per numero di sfratti ed il 92% è quasi interamente per morosità. Nel 2019 ci sono 3.300 nuove convalide di sfratto, 6553 richieste di esecuzione con forza pubblica, 2260 sfratti già eseguiti con forza pubblica. In questo caso la Toscana è la regione con il maggior numero di sfratti eseguiti, dopo Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

Leggi: Redattore Sociale, 03/09/2020


mercoledì 2 settembre 2020
Nasce una Fondazione per unire le forze contro l’Alzheimer

Presentata ieri in Comune Il presidente Montalti: “Servono nuove risposte”
“Bisogna mettere in campo le potenzialità per rispondere alle esigenze di chi soffre di Alzheimer: in noi matura il dovere di provare a dare una risposta differente ai malati e alle persone che si preoccupano e occupano di loro”. Così Stefano Montalti ha presentato ieri la nascita della ‘Fondazione Maratona Alzheimer’ di cui è presidente. La fondazione vuole allargare i suoi confini per sensibilizzare al tema più persone possibili: “Ci sono due gruppi di lavoro, un comitato promotore e un comitato scientifico: si tratta di una struttura aperta, che nel suo cammino potrà incontrare altre associazioni – sottolinea Montalti –. Il nostro intento è di riunire le forze su obiettivi condivisi, per incrementare il numero delle Città amiche delle persone con demenza”.

Leggi: Il Resto del Carlino, 02/09/2020


mercoledì 2 settembre 2020
Casa. Erp, in Emilia-Romagna 6.000 alloggi sfitti: “ma si va veloce”

In Emilia-Romagna ci sono 56.363 case popolari, di cui 6.000 non ancora assegnate. Ma il dato ufficiale, spiega la vicepresidente della Regione con delega alla Casa Elly Schlein, è di fine 2019. Di quegli alloggi sfitti “oggi il 21% è già a disposizione dei Comuni per le assegnazioni”
In Emilia-Romagna ci sono 56.363 case popolari, di cui 6.000 non ancora assegnate. Ma il dato ufficiale, spiega la vicepresidente della Regione con delega alla Casa Elly Schlein, è di fine 2019. Di quegli alloggi sfitti “oggi il 21% è già a disposizione dei Comuni per le assegnazioni”. L’assessore ha spiegato infatti oggi in commissione, su richiesta di Fratelli d’Italia, che sono già in corso le procedure anche se non ancora formalizzate nei dati. Inoltre, ha aggiunto, in circa 800 alloggi, quindi nel 12% cento di quelli liberi, i lavori “sono già programmati e finanziati”. Solo il 3% “risulta invece irrecuperabile mentre il 4% non e’ ancora assegnabile per vari motivi (problemi catastali, etc)”. La maggior parte degli alloggi liberi, ovvero 4.000, è poi quella che necessita interventi (di diverso tipo, da quelli più semplici per l’adeguamento sismico ed energetico, a quelli più complessi) e sulla quale andrà a incidere il programma di recupero straordinario 2020-2022. “L’obiettivo è quello di terminare i lavori entro 120 giorni e far entrare le persone entro febbraio 2021”, ha concluso Schlein.

Leggi: Redattore Sociale, 02/09/2020


mercoledì 2 settembre 2020
Firenze, nasce l’agenzia per la casa per incrociare domanda e offerta

Si chiamerà F.A.S.E. (Firenze: abitare solidale per l’empowerment di comunità) l’Agenzia sociale per la Casa del comune di Firenze. Si tratta di uno strumento previsto dalle normative nazionali e regionali vigenti che si rivolge in particolare alla cosiddetta “fascia grigia”, quella che non accede agli alloggi popolari ma non riesce a permettersi un affitto in autonomia, e l’obiettivo è individuare le soluzioni più adeguate, a partire dagli alloggi a canone concordato.
L’Agenzia sociale per la Casa lavorerà proprio per accrescere l’offerta complessiva di questa tipologia di locazioni, per rispondere al meglio ai bisogni esistenti e emergenti. L’intenzione dell’Amministrazione è quella di coinvolgere nella gestione la società in house Casa Spa, già ente gestore per il Comune di Firenze degli alloggi di ERP, per poter lavorare in stretta sinergia attraverso la direzione Servizi sociali, analizzando i bisogni abitativi della popolazione cittadina. Potranno essere coinvolte all’interno di questo strumento tutte quelle realtà del territorio, pubbliche e private, che già si occupano del tema casa e che manifestano la volontà di mettere parte del patrimonio immobiliare da loro detenuto a disposizione per alloggi a canone concordato.

Leggi: Redattore Sociale, 02/09/2020


IN AGENDA:

La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19
Siamo lieti di invitarti all’evento webinar organizzato in collaborazione con AWS, sul tema “La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19“. Il webinar è Giovedì 17 Settembre 2020 alle ore 11, sulla piattaforma di Forum PA e Digital360.
Il programma dell’evento “La Cartella Clinica Informatizzata: risorse e tecnologie per la gestione integrata dei processi clinici e sanitari, dopo l’emergenza Covid-19”
L’esperienza vissuta nell’affrontare l’emergenza Covid-19 ha portato all’acquisizione di competenze clinico/gestionali per il futuro, determinando un cambiamento da un punto di vista tecnologico. Dopo l’emergenza, è diventato sempre più evidente quanto sia importante un sistema di raccolta dei dati integrato e digitalizzato. I vantaggi dell’informatizzazione della cartella clinica sono molteplici: dall’inserimento dei dati, alla loro consultazione veloce, dall’accesso ovunque ci si trova alla gestione integrata del paziente, dalla sicurezza del dato in cloud alla compliance con la normativa gdpr, nonché la necessità di avere tutto in regola e certificato in caso di controlli.

Leggi: Advenias


IN EVIDENZA:

I nuovi anziani, tra desiderio di imparare e libertà di scegliere

I nuovi anziani, che tali non si percepiscono, vogliono reinventare questa stagione della loro esistenza: è quanto emerge dalla ricerca “Non ho l’età” promossa da Spi Cgil Modena: “L’età anagrafica non corrisponde a quella sociale. E se subentra la non autosufficienza, chiedono di poter scegliere in base alle esigenze”. Il cohousing è una strada
Un’indagine per descrivere i “nuovi anziani”: cosa è cambiato e sta cambiando negli atteggiamenti, nei comportamenti e nei bisogni? Si chiama “Non ho l’età” ed è promossa da Spi Cgil di Modena (che la presenterà oggi alla Festa nazionale Pd cittadina) e realizzata dallo studio MV. Premessa: questo lavoro di ricerca è stato svolto poco prima dell’esplosione della pandemia. La lettura dei risultati, dunque, non può prescindere da quanto successo. Cosa emerge? “Che non ci sono più gli anziani di una volta – scrive MV –. Dal punto di vista demografico sono tanti e nei prossimi anni cresceranno, in questa regione che fa concorrenza al longevo Giappone. Hanno buona salute e solide posizioni economiche alle quali fare affidamento. Non hanno lo sguardo rivolto al passato, ma piuttosto a un divenire ancora lungo e fortemente contrassegnato dalla libertà di agire. La vecchiaia è una dimensione lontana ed estranea, è una stagione alla quale non ci si prepara perché di ‘cattivo augurio’, se segnata dalla mancanza di autonomia, dal bisogno degli altri, dalla perdita della libertà. I nuovi anziani, che tali non si percepiscono, vogliono reinventare questa stagione della loro esistenza. Esiste una forbice fra età cronologica, età biologica ed età percepita o auto-attribuita. Ed è vero che se il dato anagrafico non può essere rimosso, c’è ampio spazio per la ridefinizione della dimensione relativa all’auto-attribuzione”.

Leggi: Redattore Sociale


L’Assistente Sociale e la violenza contro le donne over 65

Approfondire le caratteristiche della violenza di genere con le specificità della donna in età senile consente all’assistente sociale di riconoscere il disagio, intervenire in anticipo e più efficacemente. Nell’articolo vengono illustrati gli elementi caratterizzanti di questa doppia fragilità e un possibile approccio del servizio sociale territoriale.
Di Soraya Fortunata Rudatis (Assistente sociale presso un ente locale)
La società contemporanea è caratterizzata da fenomeni discriminatori e pregiudizi, fra i quali il genere e l’età. La violenza agita nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani; è definita una violenza di genere, una forma di discriminazione contro le donne. Essa contempla tutte le forme di violenza che provocano o sono suscettibili di provocare danni di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, 2011; Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, Assemblea Generale delle Nazioni Unite,1993).
L’OMS definisce l’abuso sugli anziani: “un’azione singola, o ripetuta, o una mancanza di un’azione appropriata, che avviene all’interno di qualsiasi relazione in cui si sviluppa un’aspettativa di fiducia e che causa danno o dolore alla persona anziana”. Identificando non solo l’abuso fisico, ma anche quello psicologico, sessuale, finanziario, farmaceutico, nonché l’abbandono e la trascuranza.

Leggi: I Luoghi della Cura


La stimolazione cognitiva a domicilio per pazienti con deterioramento cognitivo lieve -moderato: tra esperienza personale e professionale

“Esercizi semplici, familiari, divertenti, con lo scopo di non fare dimenticare al malato i nomi dei suoi familiari, la sua casa, la sua identità, utilizzando i quali il malato si senta gratificato perché conosce la maggior parte delle risposte”. L’autrice presenta nell’articolo una strategia pratica e personalizzata di stimolazione cognitiva dei malati con deficit cognitivo lieve moderato. Uno strumento che nasce dall’incrocio tra esperienza familiare ed esperienza professionale. Di Cristina Gueli (UO Geriatria, Ospedale Maggiore Bologna)
La malattia di Alzheimer l’ho conosciuta, per la prima volta, a casa, in famiglia. Quando ancora se ne parlava poco e solo tra specialisti del settore, ancora troppo ridotti in rapporto al numero sempre crescente di malati. Quando incontrai la demenza nella mia vita familiare ero già un medico specializzato in Medicina Interna, assunta in Geriatria all’ospedale di Reggio Emilia. Quel reparto non trattava specificatamente pazienti con demenza, di conseguenza ero molto impreparata di fronte ad essa.
L’incontro con la demenza
I primi comportamenti inadeguati di mia madre ho iniziato ad osservarli nel 2001. Aveva 64 anni. Era appena stata operata di neoplasia mammaria e faceva la chemioterapia. Credo che quest’ultima abbia fatto precipitare una condizione preesistente che era stata diagnosticata come “depressione”. Vedova da 5 anni; con il senno e l’esperienza di poi aveva già i primi sintomi da qualche anno. Mia madre però non aveva mai manifestato una inclinazione alla depressione. Lei era quella “forte” in famiglia. Eppure piccoli segnali li aveva mandati; sbagliando a fare la lavatrice, salando troppo il cibo, perdendo oggetti… iniziali deficit della memoria a breve termine.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Inps, per accedere servirà lo Spid

Dal 1° ottobre cambia il sistema per accedere al sito dell’Inps. La novità riguarda tutti i pensionati italiani e tutti coloro che accedono regolarmente ai servizi previdenziali tramite sito web con il proprio pin. A cambiare è proprio il sistema di accesso. Dal 1° ottobre infatti il pin non sarà più sufficiente per utilizzare i servizi previdenziali on line. Al suo posto occorrerà dotarsi di Spid, il Sistema pubblico di identità digitale che, oltre ai servizi dell’Inps, permetterà ai cittadini di accedere anche ai servizi on line della Pubblica Amministrazione.
Dunque chi volesse fare richiesta di un nuovo pin Inps, perché finora non ne ha mai posseduto uno, può attivare direttamente lo Spid. Chi invece è già in possesso di un pin, andrà incontro a una fase transitoria di cui però non si conoscono ancora precisamente i dettagli. Ma vi aggiorneremo puntualmente sulle modalità attraverso cui l’Inps consentirà il passaggio dal pin allo Spid, fino a quando tutti i pin rilasciati dall’istituto diventeranno inattivi.
Il pin dispositivo dell’Inps invece sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali Spid, come i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati.
Per chi intanto volesse attivare direttamente lo Spid o volesse chiarirsi le idee su cos’è e come funziona, può consultare le informazioni messe a disposizione sul sito del Governo: www.spid.gov.it/

Leggi: Liberetà


 

 

 

 

NEWS:

giovedì 27 agosto 2020
Le residenze per anziani in crisi “Non ospiteremo i malati di Covid”

Non ci stanno a rivivere una nuova ondata di coronavirus i titolari delle strutture per anziani del Piemonte, che dicono: «I malati di Covid non possono stare nelle Rsa».
Una presa di posizione che arriva con l’autunno alle porte, senza che molte siano riuscite a rimmettersi dalla devastante primavera.
«L’occupazione dei posti letto è al 70 per cento – dice Michele Assandri, presidente per il Piemonte dell’Anaste, associazione dei gestori delle Rsa – Molte strutture rischiano di fallire».
Non ci stanno a rivivere una nuova ondata di coronavirus i titolari delle strutture per anziani del Piemonte, che dicono: «I malati di Covid non possono stare nelle Rsa». Una presa di posizione che arriva quando l’autunno è alle porte senza che molte siano riuscite a ricomporre i pezzi della devastante primavera passata. Alla fine dell’emergenza, infatti, restava nelle Rsa solo la metà degli ospiti, tra deceduti e trasferiti. Per molti mesi il ricambio è stato proibito e anche dopo gli ingressi sono andati a rilento. «L’occupazione dei posti letto è al 70 per cento – attacca Michele Assandri, presidente per il Piemonte dell’Anaste, associazione di categoria dei gestori delle case di riposo – Con i mancati introiti delle rette da una parte e dall’altra le spese maggiori dovute alla prevenzione per proteggere dal virus ospiti e lavoratori, molte strutture rischiano di fallire».

Leggi: La Repubblica, 27/08/2020


giovedì 13 agosto 2020
Politiche abitative, Corte dei conti: mancano criteri omogenei per il riparto dei fondi

“A livello nazionale i bisogni abitativi, oggetto delle politiche abitative, non risultano dotati di un’espressa tutela costituzionale al pari di altri diritti come quello alla salute (art. 32) o il diritto al lavoro (art.35), sebbene la giurisprudenza costituzionale ne abbia riconosciuto la valenza di diritto sociale attinente alla dignita’ e alla vita di ogni persona (cfr. ex plurimis sentenze n. 106/2018, n. 28/2003 e n. 520/2000)”. Cosi’ la Corte dei conti in una nota.
Cosi’, prosegue la nota, “pur essendo ‘condizionato’ finanziariamente, non ha ottenuto, come accaduto invece per il diritto alla salute, ‘una parametrazione in termini di livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale’ mentre, ‘a livello europeo il diritto all’abitazione ha una connotazione decisamente piu’ forte, rientrando a pieno titolo nella sfera dei diritti fondamentali, strumentali al perseguimento di un livello di vita dignitoso, oltre che alla lotta alle diseguaglianze, alle discriminazioni ed alle esclusioni'”.

Leggi: Redattore Sociale, 13/08/2020


lunedì 10 agosto 2020
Casa, dal Mit 853 milioni per il “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”

Via libera dalla Conferenza Unificata al decreto interministeriale della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, sottoscritto di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze e il ministro per i Beni e le attività Culturali per il Turismo, che mette a disposizione una dotazione complessiva di oltre 853 milioni di euro da destinare al Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare. Lo annuncia il Mit in una nota.
Si tratta di risorse che serviranno a riqualificare e incrementare il patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, a rigenerare il tessuto socio-economico, a incrementare l’accessibilità, la sicurezza dei luoghi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici, al fine di contribuire al miglioramento della coesione sociale e della qualità della vita dei cittadini.

Leggi: Redattore Sociale, 10/08/2020


venerdì 7 agosto 2020
Cure a casa per gli anziani con l’assistenza digitale

Comincia una nuova era nei servizi di assistenza agli anziani affetti da malattie croniche. Una rivoluzione che, grazie anche all’uso delle nuove tecnologie, se sviluppata in tutto il territorio nazionale potrà garantire, direttamente a casa, servizi di protezione e cura a milioni di persone attraverso la teleassistenza.
Ad aprire per primi le porte a questo futuro, con criteri di spesa utili anche in vista dell’utilizzo dei fondi del Recovery fund e l’eventuale Mes che l’Italia riceverà dall’Europa, è la Toscana. La Regione ha infatti appena finanziato con trenta milioni di euro in tre anni – 2020-2022 – il progetto “A casa, in buona compagnia” proposto dallo Spi Cgil e dai sindacati dei pensionati Cisl e Uil e approvato in via sperimentale nel dicembre 2019.
Attraverso l’implementazione dell’uso delle nuove tecnologie da parte del sistema sanitario regionale, tutti i cinquantamila ultra 75enni affetti da cardiopatie verranno, nelle aree interne come nei grandi centri, seguiti in teleassistenza da specialisti, medici e infermieri senza la necessità di doversi spostare dalla propria abitazione.

Leggi: Liberetà, 07/08/2020


venerdì 7 agosto 2020
Pubblicato in G.U. il Decreto Fondi 2020 sulla morosità incolpevole

Positivi i nuovi criteri legati all’emergenza Covid-19 come proposto dal SUNIA
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale SUNIA
Il testo del provvedimento pubblicato nella G.U. di ieri, 6 agosto, per la ripartizione delle risorse 2020 del fondo inquilini morosi incolpevoli, contiene un punto importante che recepisce la proposta di un criterio aggiuntivo a specifica tutela dei molteplici casi di famiglie in difficoltà nel pagamento dell’affitto sorti con la caduta dei redditi a causa dell’emergenza Covid-19, come da tempo da noi sostenuto nelle proposte presentate a Ministero, Parlamento, Regioni e Comuni.
In particolare si richiamano:
il riferimento fatto nella premessa del Decreto dove si sottolinea la finalità di “evitare il ricorso alla sede giudiziale” e impedire un ulteriore crescita degli sfratti per morosità, anche se sarebbe stato opportuno un ulteriore riferimento alla necessità di rinegoziazione per la riduzione dei canoni;
la possibile estensione ad altri Comuni dei contributi anche se non presenti nell’elenco Cipe dell’alta tensione abitativa;
il possibile utilizzo in forma coordinata con le risorse del fondo nazionale di sostegno all’affitto.
E’ evidente che il Decreto fornisce indicazioni nuove alle Regioni che dovranno utilizzare in sede della prossima fase di ripartizione delle risorse ai Comuni.
Come SUNIA abbiamo avanzato proposte affinché anche nel Decreto Semplificazioni, all’esame del Parlamento per la definitiva conversione in legge, sia inserito un emendamento per frenare il crescente ricorso alle procedure di sfratto e l’ulteriore incremento dei provvedimenti esecutivi, incentivando la rinegoziazione dei contratti per la riduzione dei canoni di affitto.

Leggi: Sunia, 07/08/2020


martedì 4 agosto 2020
“Rsa, la strage era evitabile” L’inchiesta dei sindacati

Anziani ancora in ostaggio: il 60% delle strutture è inaccessibile alle visite dei famigliari
Rsa: prosegue lo stallo. I sindacati confederali sollecitano una riforma del settore, la Regione ci sta lavorando. Ma i tempi non sembrano essere compatibili con un comparto che stando ad Anaste Piemonte, la principale associazione di categoria, vede il 70% delle strutture in perdita di esercizio, con il rischio di un crack in autunno, e il 60 tuttora inaccessibili alle famiglie e ai parenti degli anziani ricoverati. Se qualcuno avesse avuto dubbi sulla necessità di ripensare il sistema, ci ha pensato l’emergenza Covid ha dissiparli. Interessante lo studio di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil sull’impatto dell’epidemia in Italia, e in Piemonte. Qualche dato. L’incremento maggiore della mortalità generale tra le persone con più di 65 anni nelle 20 Regioni italiane si è verificato in quelle più colpite dal virus: in Piemonte la mortalità tra la popolazione over 65 è aumentata del 40%. Il discorso, con le variazioni percentuali del caso, interessa tutte le province piemontesi: quelle che hanno presentato un aumento di decessi inferiore sono le più a ovest, non confinanti con la Lombardia. Nella provincia di Alessandria, in particolare, l’incremento più marcato (75,7%) ha riguardato la fascia di età più giovane, tra i 65 e i 74 anni. Altro dato: la mortalità è aumentata molto di più nei Comuni in cui è presente almeno una struttura per anziani. «In base alle nostre indagini nelle Rsa le morti per Covid sono state almeno un migliaio – spiegano Graziella Rogolino (Cgil), Francesco Guidotti (Cisl) e Lorenzo Cestari (Uil).

Leggi: La Stampa, 04/08/2020


martedì 4 agosto 2020
Pronti, PUC…si parte?

Pubblicato il decreto sui PUC, aggiornata la piattaforma GePI, pubblicate le linee guida sulla rendicontazione delle risorse da poter spendere, rientrata la sospensione della condizionalità generata dalla diffusione del Covid-19, adesso i territori sono pronti (o quasi) a far partire i PUC. L’articolo sintetizza a che punto siamo su questo aspetto dell’attuazione della misura del reddito di cittadinanza, nella nostra regione, e mette in luce le principali difficoltà che hanno ostacolato l’attivazione dei PUC, almeno sin qui.
I progetti di utilità collettiva: cosa sono
Il Reddito di cittadinanza ha previsto, per i propri beneficiari, la partecipazione obbligatoria ai PUC, i Progetti di utilità collettiva. Si tratta di un minimo di 8 ore settimanali, aumentabili sino a 16, di disponibilità del proprio tempo che le persone che beneficiano del reddito devono rendere a favore di iniziative organizzate nel proprio Comune di residenza, rispondenti ad una duplice logica: restituzione alla comunità del beneficio ricevuto ed occasione di inclusione e crescita personale.
I PUC sono organizzati dalle amministrazioni comunali, anche in forma associata e con il concorso degli enti del terzo settore locale, e possono riguardare settori e temi differenti – culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo, di tutela dei beni comuni. Da qualche giorno sono disponibili sul sito del Ministero facsimile di modulistica utili alla loro gestione.

Leggi: Welforum, 04/08/2020


sabato 1 agosto 2020
L’infermiere? D’ora in avanti diventerà anche di famiglia (e di comunità)

Insieme al medico di medicina generale questa figura professionale costituirà il perno per il potenziamento dell’assistenza sul territorio, reso ineludibile dall’esperienza con Covid-19
Avere un infermiere di fiducia al quale rivolgersi per ogni bisogno assistenziale, in ambulatorio o a domicilio, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, quindi senza costi aggiuntivi a carico dei cittadini per prestazioni e cure infermieristiche, proprio come avviene con il medico di medicina generale. L’infermiere «di famiglia e di comunità» dovrebbe essere operativo a breve in tutto il Paese, e non solo in aree dove già è attivo. Dopo la sua introduzione, almeno sulla carta, nel Patto per la Salute 2019-2021 sottoscritto da Stato e Regioni lo scorso dicembre, di fatto col Decreto «Rilancio», che stanzia apposite risorse per le assunzioni, questa figura professionale diventa un perno, insieme al medico di famiglia, per il rafforzamento dell’assistenza territoriale, reso ineludibile dall’esperienza del Covid-19. In particolare, gli viene riconosciuto un ruolo fondamentale di supporto nella presa in carico sul territorio e a domicilio sia dei pazienti affetti da Sars-CoV-2 sia delle persone con malattie croniche, non autosufficienti, in condizioni di fragilità. Ora spetta alle Regioni individuare un modello base, omogeneo a livello nazionale, che indichi funzioni, ambito operativo e responsabilità dell’infermiere di famiglia/comunità.

Leggi: Corriere della Sera, 01/08/2020


giovedì 30 luglio 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter Giugno-Luglio 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, CGIL nazionale.
In questo numero:
E’ stato raggiunto l’accordo dal Consiglio europeo sulle risorse del Recovery Fund e del Bilancio Ue 2021-2027. E’ evidente che risorse importanti dovranno essere destinate alle città, perché nelle città possono, attraverso un’integrazione con risorse ordinarie e con partenariati pubblico-privato, generare investimenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile che anche l’Europa pone, rappresentando dei punti cardine nel processo di cambiamento verso resilienza, innovazione e sostenibilità,
■ Le risorse nell’accordo del Consiglio d’Europa per contrastare la crisi.
E’ stato approvato il ddl n. 1874, cd. Decreto Rilancio, in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, politiche sociali connesse all’emergenza da COVID-19. Tra le misure, vengono confermate le detrazioni al 110% per efficientamento energetico, installazione impianti fotovoltaici e sismabonus, con possibilità di cessione del credito anche alle banche. Non è stato accolto l’emendamento della CGIL che proponeva di prolungarle fino al 2025 per evitare il rischio di un impatto limitato della misura.

Leggi: Cgil, 30/07/2020


mercoledì 29 luglio 2020
Sindacati pensionati verso mobilitazione nazionale in autunno

Una mobilitazione nazionale in autunno, all’interno delle iniziative decise da Cgil, Cisl e Uil, per rilanciare le proposte dei Sindacati dei pensionati su sanità, non autosufficienza, redditi da pensione e fisco e per contribuire, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, alle scelte importanti che il paese dovrà prendere nei prossimi mesi.
Lo hanno deciso Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil che hanno riunito oggi a Roma gli Esecutivi unitari.
Sulla sanità – sostengono i Sindacati – servono cospicui investimenti, utilizzando anche le risorse del Mes, in modo che questa torni ad essere effettivamente pubblica, gratuita e universale. Si deve riorganizzare totalmente e profondamente il sistema delle strutture residenziali per anziani, perché troppo spesso isolate dal contesto sociale e dotate di personale insufficiente e malpagato. Quello che si è verificato durante l’emergenza Covid-19 non deve più ripetersi. Vanno potenziate la medicina del territorio e l’assistenza domiciliare, che deve essere preferita, ovunque possibile, al ricovero nelle strutture.

Leggi: Spi-Cgil, 29/07/2020


venerdì 24 luglio 2020
In Italia si nasce già con la propria porzione di cemento: 135 mq per ogni neonato

Consumo di suolo 2020: persi altri 57 km2 di territorio nazionale al ritmo, confermato, di 2 m2
al secondo.
La Valle D’Aosta è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0”.
L’aumento del consumo di suolo non va di pari passo con la crescita demografica e in Italia cresce più il cemento che la popolazione: nel 2019 nascono 420 mila bambini e il suolo ormai sigillato avanza di altri 57 km2 (57 milioni di metri quadrati) al ritmo, confermato, di 2 metri quadrati al secondo. È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 mq di cemento.
Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico e tra, le città italiane, la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media. Non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

Leggi: Ispra Ambiente, 27/07/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 31 agosto 2020
Bolognesi più poveri e disoccupati, li sostengono i nonni: i dati del Caf sui redditi

Aumentano i pensionati, le persone che vivono in un appartamento di un familiare, i disoccupati uomini, quasi tutti con famiglia a carico: “Sono loro i potenziali ‘nuovi poveri’”, spiega Diaco, presidente Acli Bologna. “Basta interventi spot per le famiglie, serve un piano organico”
“Bologna è una città che invecchia progressivamente da anni, senza che, di conseguenza, sia migliorata la qualità della vita. Il welfare deve tenerne conto, non basta più quello che si è fatto sinora. Siamo stati un modello di eccellenza, ma non possiamo più affidarci al passato. Oggi la scienza ci permette di fare previsioni realistiche su quella che sarà la popolazione bolognese nei prossimi 10, 20, 30 anni. Abbiamo un vantaggio che dobbiamo usare bene”. A parlare è Filippo Diaco, presidente delle Acli di Bologna.

Leggi: Redattore Sociale. 31/08/2020


venerdì 28 settembre 2020
Milano, torna l’incubo Covid nelle Rsa

Focolaio nella casa di riposo Quarenghi, 21 ospiti e un lavoratore positivi. Zanolla, Spi Cgil: “Oltre al rischio contagio, ci sono tanti altri problemi, dalle liste d’attesa alle rette sempre più care”
Ventuno anziani e un operatore sanitario positivi al Covid-19. Torna il Coronavirus nelle case di riposo e lo fa a Milano, in una Rsa della periferia Nord Ovest della città, la Quarenghi gestita dalla cooperativa Coopselios. Il primo caso post-emergenza, che ha una particolarità: solo un paziente mostra sintomi, gli altri sono tutti asintomatici. In ogni caso, metà degli ospiti contagiati è stata portata in ospedale, gli altri sono isolati nella struttura in attesa di esser trasferiti in un reparto Covid ospedaliero.
“Non sappiamo in che modo si sia originato il contagio, anche perché non riusciamo ad avere notizie dirette – afferma Isa Guarneri, segretaria Fp Cgil Milano -. La direzione non ha risposto alle nostre richieste, i lavoratori per evitare ritorsioni, che in questi mesi di emergenza sono state numerose, preferiscono non esporsi”. Le Rsa sono tuttora chiuse alle visite esterne. Vi possono entrare solo gli operatori e in alcuni casi eccezionali, espressamente autorizzati, anche i parenti che incontrano i familiari attraverso un vetro o a distanza e bardati con camici, cuffie, calzari, mascherine. I nuovi ospiti, invece, prima di essere ammessi in una casa di riposo, devono sottoporsi a due tamponi e stare in isolamento per 14 giorni.

Leggi: Collettiva, 28/08/2020


martedì 25 agosto 2020
Piemonte, novecento badanti in isolamento preventivo: “Così tuteliamo gli anziani”

Rientrate dopo le ferie dai loro Paesi, ora la Regione impone la quarantena e il tampone
Non solo i rientri dalle ferie con tampone per chi arriva da Grecia, Malta, Spagna e Croazia.
Tra chi è tornato o sta tornando a Torino da osservato speciale ci sono badanti, colf, baby sitter partite per la Romania e Bulgaria a fine luglio che ora devono riprendere il lavoro. A Torino sono 900 le assistenti familiari che sono adesso in isolamento o hanno già concluso la quarantena. Soltanto due quelle attualmente ospitate in una residenza di proprietà dell’Edisu dove trascorreranno le due settimane di isolamento: sono badanti conviventi e non hanno casa se non quella dove vivono gli anziani che accudiscono e che ora potrebbero contagiare. In molte hanno denunciato di essere tornate, hanno indicato se in aereo o in pullman, chiarito se vivono da sole o convivono con le famiglie per cui lavorano. Qualcuna ha scritto al medico di famiglia senza ricevere risposta: «Ho mandato molte mail al mio dottore ma finora non ho avuto alcuna indicazione», racconta Maria I. Le altre hanno scelto la via della mail all’indirizzo rientroinitalia@aslcittaditorino.it e dopo qualche giorno è arrivata la comunicazione: l’azienda le ha prese in carico. Saranno richiamate per fare il tampone.

Leggi: La Repubblica, 25/08/2020


giovedì 13 agosto 2020
Casa, in Lombardia 23 milioni per recuperare alloggi per uso sociale

Regione Lombardia ha stanziato 23 milioni di euro per interventi di recupero del patrimonio immobiliare pubblico e privato sfitto, invenduto o sottoutilizzato: rimessi a nuovo questi alloggi andranno a usi abitativi sociali. E’ una misura, chiarisce l’assessore regionale alle Politiche sociali e abitative, Stefano Bolognini, “pensata per andare incontro alle richieste di chi non ha le possibilita’ economiche per stipulare un contratto di affitto a libero mercato ma dispone di un indicatore Isse troppo alto per ottenere una casa popolare. Un aiuto indiretto a tante famiglie e ‘single’ lombardi che, trovandosi nella ‘fascia grigia’, ogni giorno devono fare i conti con grandi difficolta’ economiche senza aver diritto ai sostegni previsti per chi ha redditi bassi”. Con questo provvedimento, “puntiamo a far rimettere sul mercato una parte del patrimonio immobiliare oggi non utilizzato e potenzialmente a rischio di degrado”, aggiunge Bolognini.

Leggi: Redattore Sociale, 13/08/2020


giovedì 6 agosto 2020
Case popolari. A Torino 6.791 domande, solo 724 saranno soddisfatte

Data la carenza di case popolari, soltanto coloro che in sede di bando hanno totalizzato 12 punti (il massimo) potranno avere la certezza di ottenere un alloggio. L’assessore Sonia Schellino: “Ne abbiamo un bisogno disperato”
Su un totale di 6.791 domande inviate per ottenere una casa popolare a Torino, nel 2020, solo 724 (poco piu’ del 10%) potranno essere realmente soddisfatte. “Al 19 febbraio 2018, il bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare presentava 4.477 domande. L’anno successivo, il 27 settembre, il numero e’ salito a 6.791- spiega questa mattina in commissione consiliare Sanita’ e Servizi Sociali, la vicesindaca e assessore al Welfare della citta’ di Torino, Sonia Schellino-. Il 10 febbraio 2020 gli aventi diritto erano solo 724”.
Data la carenza di case popolari, soltanto coloro che in sede di bando hanno totalizzato 12 punti (il massimo) potranno avere la certezza di ottenere un alloggio da Atc (Agenzia territoriale per la casa). “Chi ha un punteggio inferiore non puo’ sperare di avere la casa entro tempi brevi”, confermano dall’Agenzia. Molte persone dunque resteranno in graduatoria, in attesa. “Quante sono le famiglie che ancora oggi stanno aspettando una casa?”, domanda in commissione a Schellino la consigliera del Gruppo misto di minoranza Dema, Deborah Montalbano, ma non ottiene risposta.

Leggi: Redattore Sociale, 06/08/2020


venerdì 31 luglio 2020
Regione Lombardia condannata a cancellare dal Regolamento Regionale per l’accesso agli alloggi pubblici sia il vincolo della residenza di 5 anni in Lombardia, sia l’obbligo per i cittadini extracomunitari di presentare la certificazione del Paese di origine attestante l’assenza di proprietà immobiliari

Con l’Ordinanza emessa il 27/07/2020 dal Tribunale Civile di Milano (Giudice Dott.ssa Martina Flamini) si conclude l’azione giudiziaria promossa da ASGI, CGIL Lombardia e NAGA contro le clausole discriminatorie contenute nel Regolamento Regionale n. 4/2017 per l’accesso ai Servizi Abitativi Pubblici, che riguarda in sostanza la partecipazione ai Bandi.
Le tre Associazioni, in via prioritaria, avevano contestato il requisito minimo dei 5 anni di residenza in Regione, riguardante sia italiani che stranieri, previsto anche dalla L.R. 16/2016 che regola la materia, motivo per cui si era dovuta esprimere la Corte Costituzionale che, con Sentenza n. 44 del marzo 2020, ne aveva dichiarato l’incostituzionalità.
Nel prosieguo, il Tribunale di Milano è poi passato ad esaminare anche la seconda questione, concernente la certificazione aggiuntiva di “impossidenza” richiesta circoscritta esclusivamente ai cittadini di provenienza extra-UE, sentenziando tale aggravio come illegittimo e discriminatorio, in quanto la prova dell’assenza di proprietà all’estero non può differenziarsi in rapporto alla nazionalità dei soggetti, venendo fatta oltretutto salva sempre, nel caso di eventuale assegnazione a seguire, la successiva effettuazione delle specifiche verifiche fiscali nel merito.

Leggi: Sunia, 31/07/2020


venerdì 31 luglio 2020
Palermo. Casa: riaperti i termini del bando per i fondi del sostegno all’affitto portando da 10 a 5 il requisito della residenza per i migranti come da sentenza della Consulta

Sunia: Buona notizia anche la Regione arriva con un ritardo di due anni
Il Sunia chiede alla Regione l’accelerazione delle procedure per le assegnazioni dei fondi del sostegno all’affitto, includendo gli immigrati che hanno i requisiti richiesti dalla normativa sulla base della sentenza della Consulta del 2018 che prevede che per accedere ai contributi per l’affitto occorre avere la residenza in Italia da 5 anni e non da 10. “E’ stata abrogata da due anni una norma discriminatoria- dice Giusy Milazzo, segretaria regionale del Sunia- e la Regione, nonostante fosse stata da tempo da noi sollecitata se ne accorge solo ora ed ora riapre i termini del bando per le assegnazioni.
Anche se arriva con ritardo, si tratta di una buona notizia- sottolinea Milazzo- : chiediamo dunque incontro urgente per definire criteri e tempi per l’assegnazione degli ulteriori fondi erogati dallo Stato per il sostegno all’affitto, circa 13 milioni di euro”. “Ci troviamo oggi- aggiunge Milazzo- nonostante il bisogno di un sostegno sia urgentissimo e necessario a prevedere tempi lunghissimi per l’erogazione dei contributi relativi al 2018. Per questi motivi il Sunia chiede un incontro alla ricerca di soluzioni in tempi rapidi. Ribadiamo che l’urgenza per molte famiglie è grandissima – conlcude Milazzo- e che i nuovi criteri da definire già proposti dalle organizzazioni sindacali debbano tenere conto della celerità delle procedure di presentazione delle domande e dei pagamenti e dei requisiti collegati alle sopravvenute difficoltà dovute all’emergenza sanitaria”.

Leggi: Sunia, 31/07/2020


giovedì 30 luglio 2020
A Roma il “condominio” per senza dimora, Raggi: progetto concreto di riscatto

“Un progetto concreto di riscatto. A Roma nascerà il ‘condominio sociale’ per persone senza dimora. Sarà in via dei Reti, nel cuore del quartiere San Lorenzo, in un edificio confiscato alla criminalità organizzata…
– “Un progetto concreto di riscatto. A Roma nascera’ il ‘condominio sociale’ per persone senza dimora. Sara’ in via dei Reti, nel cuore del quartiere San Lorenzo, in un edificio confiscato alla criminalita’ organizzata. Lavoriamo da tempo a questo progetto, con l’obiettivo di superare una logica assistenzialistica e accompagnare le persone verso una graduale riconquista dell’autonomia, sociale e lavorativa. Cosi’ abbiamo ristrutturato un piccolo palazzo confiscato alla criminalita’ organizzata, lo abbiamo arredato, creando spazi comuni e sei appartamenti che potranno ospitare fino a 14 persone, anche grazie a fondi europei. Tra pochi giorni entreranno i primi ospiti”. Lo scrive su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Leggi: Redattore Sociale, 30/07/2020


IN AGENDA:

………………………………………………………………


IN EVIDENZA:

La felicità nell’invecchiamento. Intervista al Prof. Jose Luis Cabezas Casado

Jose Luis Cabezas Casado è gerontologo in Spagna e Professore all’Università di Granada, è inoltre direttore del Segretariato per l’Inclusione dell’Università di Granada.
AS: È Possibile vivere felice anche la tappa dell’invecchiamento e quali sono i fattori fondamentali per riuscirci?
JLC: L’invecchiamento è un processo che inizia nel momento in cui nasciamo, per questo motivo per tutta la vita cerchiamo di viverlo con felicità. Anche nella vecchiaia dovrebbe essere così. L’essere umano è nato con un corpo e una struttura psicologica preparata per provare sensazioni ed essere felice. Per riuscirci ci sono diversi elementi fondamentali da tenere in considerazione.
Il primo aspetto fondamentale è prendersi cura del nostro corpo e seguire raccomandazioni di salute ogni giorno. Qui potremmo parlare di alimentazione, esercizio fisico e di un ambiente sano. La medicina ha consentito di aumentare l’aspettativa di vita e questa è una notizia meravigliosa (e non un problema come spesso viene presentata). Se ora possiamo vivere più a lungo, questa è certamente una gioia piacevole.

Leggi: Abitare Sociale


Radicamento territoriale e accesso all’abitazione

Dalla Corte costituzionale alcune significative indicazioni in tema di ragionevolezza dei criteri di accesso e funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica – Di Francesca Biondi Dal Monte
In presenza di risorse limitate, numerosi sono gli interventi che Stato, Regioni ed enti locali hanno adottato nel corso degli ultimi anni per selezionare la platea dei possibili beneficiari di certi servizi e prestazioni di natura sociale. A tal fine è stata spesso richiesta come condizione di accesso al sistema welfare la residenza protratta sul territorio – statale, regionale o locale – sperimentando, con sempre maggiore frequenza, politiche che potremmo definire di appartenenza, finalizzate a favorire coloro che hanno un legame più intenso ovvero duraturo con il territorio di riferimento. Talvolta tali requisiti sono stati previsti per i soli stranieri, in altri casi indifferentemente per cittadini e stranieri.
Numerose sono anche le pronunce della Corte costituzionale intervenute a precisare i limiti – a dire il vero assai ristretti – entro i quali il legislatore, statale o regionale, può richiedere un certo radicamento sul territorio per l’accesso a servizi e prestazioni, individuando anche gli ambiti nei quali – in considerazione della funzione di certi servizi sociali – non può ritenersi costituzionalmente legittima alcuna limitazione nell’accesso. La sentenza n. 44 del 2020 della Corte costituzionale si inserisce in questo quadro, fornendo alcune significative indicazioni in tema di accesso all’edilizia residenziale pubblica (in seguito ERP).

Leggi: Welforum


Abbiamo risposte alla solitudine?

La solitudine accelera il processo di fragilizzazione della persona anziana quale fattore aggiuntivo all’età, alle patologie croniche e alla perdita parziale o totale dell’autosufficienza. Le teorie che ruotano attorno alle strategie di contrasto alla nemica solitudine sono orientate a favorire qualità relazionale e non quantità. Disponiamo di una moltitudine di risposte che necessitano tuttavia di essere inserite in un processo orientato al più ampio cambiamento culturale.
di Federica Gottardi (Psicologa-psicoterapeuta, Fondazione I.P.S. Cardinal Gusmini di Vertova, Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia)
Solitude, loneliness, aloneness. L’essere soli dal sentirsi soli, far riferimento ad una condizione psicologica, un vissuto emotivo, oppure ad una condizione sociale oggettiva di isolamento. Rimane compito arduo identificare la solitudine e differenziarla da concetti che spesso ci confondono quali la malinconia, l’isolamento e, più in generale, la sofferenza.
Le facce della solitudine
Esiste una differenziazione che è stata, ed è tutt’ora, al centro di dibattiti filosofico-culturali. Si parla infatti, oltre che di solitudine che genera sofferenza, di una solitudine beata, ricercata. Una solitudine desiderabile, un isolamento che è quasi un’esperienza mistica “capace di spingere l’animo tra le cose celesti”, come scriveva Petrarca.
Si parla poi di una solitudine che Pirandello ha definito “incertezza angosciosa”. Quell’entità che prende forma proprio nel momento in cui non si è soli e che priva l’uomo della sua stessa identità. Che poi è lo stesso concetto espresso visivamente da Edvard Munch in Sera sul viale Karl Johan (1982; fig.1): la solitudine che si manifesta proprio in un luogo di massima socializzazione, nel centro della città. Nessuno sguardo incrocia quello dell’altro. La folla quale non-luogo dove si può provare la solitudine più profonda. Il fenomeno giapponese del kodokushi (morte solitaria) ne è un esempio.

Leggi: I Luoghi della Cura


Un nuovo paradigma per i servizi sanitari – A cura dell’Istituto per la Ricerca Sociale

L’esperienza concreta del Coronavirus ha mostrato a tutti sistemi ospedalieri anche di eccellenza sopraffatti da una massa di contagiati che si riversava su di essi, non trovando altri punti attendibili e attrezzati di riferimento e assistenza. Questa drammatica vicenda, da molti vissuta e da tutti visionata sugli schermi tv, attira l’attenzione sulla necessità di sviluppare un sistema sanitario territorializzato, tanto per offrire l’assistenza ordinaria che per fronteggiare minacce straordinarie, e offre a tal fine una finestra di opportunità. Questa opzione comporta il superamento del paradigma attualmente dominante centrato sulla medicina specialistica e sugli ospedali di eccellenza, assumendo per l’intera sanità un diverso paradigma, che programmi e quindi sviluppi un community based approach, una assistenza comunitaria, presente e forte sul territorio. Se si crede nella necessità di riequilibrare l’organizzazione della sanità per renderla più efficiente, più efficace e più equa attraverso la costruzione di forti reti territoriali, il momento di agire è qui ed ora, perché altrimenti le dinamiche politiche e organizzative inerziali determineranno con ogni probabilità un aggravamento degli squilibri, dirottando una quota sproporzionata degli investimenti pubblici aggiuntivi e comunque della spesa sanitaria verso il sistema ospedaliero.

Leggi: Welforum


Le risorse per i servizi sanitari territoriali

Una delle difficoltà, o scuse, ricorrenti negli anni non solo per non fare varie riforme, ma anche specificamente per sottrarre risorse alla sanità, è stata la lamentazione sulla mancanza delle risorse.
Affrontiamo allora questo possibile ostacolo con interventi di noti economisti della sanità (Mapelli, Bordignon, Turati) che mostrano cosa si è fatto delle risorse per la sanità negli ultimi anni e quale è l’attuale disponibilità, considerando anche i decreti legati all’emergenza (Pelliccia, Peduzzi).
Analizzando l’evoluzione della spesa sanitaria negli ultimi trent’anni, Mapelli rileva che si è profondamente modificato il paradigma delle funzioni di spesa e che in questo periodo si è verificata una consistente riallocazione di risorse dall’area ospedaliera verso quella territoriale.
“Se questo è vero a livello nazionale o di qualche area geografica (nord-est), non può invece dirsi realizzato in diverse regioni. Nel Mezzogiorno le tradizionali funzioni di spesa (farmaci, riabilitazione, integrativa) assorbono ancora troppi fondi, a scapito dell’assistenza socio-sanitaria. Nell’area del nord-ovest (in particolare in Lombardia) la medicina di base è sottodimensionata, anche se vi è molta attenzione all’assistenza socio-sanitaria. Nel centro Italia si è investito meno che altrove nell’assistenza territoriale e prevale ancora il modello tradizionale, seppure vi sia una nuova attenzione verso il socio-sanitario. La strada del riequilibrio tra le regioni e tra le funzioni di spesa è stata imboccata, ma va proseguita.”

Leggi: Welforum


La spesa sanitaria secondo i LEA

In questi giorni di epidemia si fa un gran discutere di modelli sanitari regionali: il modello veneto contrapposto a quello lombardo, quello emiliano-romagnolo a quello piemontese, quelli del sud a quelli del nord. Il Servizio sanitario nazionale, in effetti, è un “sistema di sistemi sanitari”, da quando la riforma Bindi lo ha definito come “il complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei Servizi sanitari regionali” (art. 1 DLgs 229/99). La diversità dei modelli sanitari può essere una ricchezza per il paese, perché si possono valorizzare le best practice di ognuna, ma può anche causare difficoltà nell’impartire un unico indirizzo politico e nel coordinarne le attività.
L’organizzazione dei servizi sanitari compete ad ogni regione e provincia autonoma (art. 11 L 833/78), per cui oggi si possono osservare 21 organizzazioni differenti. All’indomani della riforma sanitaria, le regioni avevano disciplinato con proprie leggi l’organizzazione dei servizi sanitari, con una variabilità sorprendente: ad esempio, in Lombardia erano 6 servizi, in Veneto 8, in Friuli Venezia Giulia 13, in Emilia-Romagna 7, in Lazio 5, in Sicilia 19. Ancora oggi, dopo molti anni e molte leggi, i modelli regionali rimangono diversi.

Leggi: Welforum


Cure territoriali: la sfida di un cambiamento

La pandemia da Coronavirus, in particolare in Lombardia la Regione più interessata da un punto di vista epidemiologico, ha reso evidente la fragilità di un sistema di cure territoriali non adeguato ad affrontare una situazione epidemiologica imprevista, che richiede la presa in carico a livello domiciliare di una patologia infettiva acuta, riservando il ricovero ospedaliero ai casi più impegnativi che richiedono una respirazione assistita.
Il focus dello sviluppo organizzativo dei servizi territoriali negli ultimi decenni ha riguardato i percorsi di diagnosi, terapia e assistenza delle patologie croniche per effetto della loro rilevanza epidemiologica e del conseguente peso in termini di carico assistenziale e di assorbimento di risorse del SSN.
Le singole regioni, su impulso anche dei Piani sanitari nazionali, hanno sviluppato iniziative volte al potenziamento delle cure domiciliari e a migliorare l’appropriatezza dei percorsi e la continuità assistenziale tra i diversi livelli di cura. Dagli anni 90 lo sviluppo delle cureterritoriali è avvenuto per progressiva implementazione di servizi e figure professionali, aumentando la complessità del sistema e della costruzione di un’offerta unitaria ai bisogni di salute degli assistiti. Le cure domiciliari si sono sviluppate seguendo modelli diversi nelle singole regioni, ma comunque con un’organizzazione autonoma del personale addetto, prevalentemente di natura infermieristica, rispetto a quella dei medici di medicina generale, creando problemi tra responsabilità clinica, teoricamente in capo al medico di medicina generale, e responsabilità organizzativa in capo alle ASL o a erogatori accreditati. La continuità assistenziale, che pure è cruciale per garantire al cittadino una presa in carico dei propri bisogni di salute nell’arco delle 24 ore e tutti i giorni della settimana, si è sviluppata come servizio autonomo e con professionisti diversi rispetto ai medici di medicina generale.

Leggi: Welforum


Più longevi ma con meno salute? Un allarme epidemiologico

La vita media si è allungata. Ci si sente giovani ben oltre i sessant’anni e ci si sente vecchi solo ad ottanta. Siamo convinti di vivere più a lungo ed in salute, ma alcuni studi recenti rivelano che si è allungato il periodo di vita nel quale si è costretti a convivere con una o più patologie croniche, che possono incidere negativamente sulla qualità dell’esistenza. Di Vittorio Filippi (docente di Sociologia al Master di Psicologia dell’invecchiamento e della longevità, Università di Padova)
Senectus ipsa est morbus: è nota la sconsolata sentenza con la quale Terenzio Afro definiva la vecchiaia. Per secoli è stato effettivamente così, quando si usciva dalla vita molto meno vecchi e decisamente più malandati. Una nuova mentalità della vecchiaia comincia ad affacciarsi solo nel Settecento, quando si tende a rifiutare la morte sociale che precede quella fisiologica: il gusto della vita comincia a coinvolgere anche l’anziano, non limitando più la sua vita di relazione.
Ma è soprattutto in questi ultimi decenni che l’aforisma citato viene drasticamente smentito da una nuova mappa della vita umana che ridisegna completamente vecchiaia ed invecchiamento.
La vecchiaia vista con gli occhi di oggi
Un mutamento profondo nella visione della vecchiaia è avvenuto alla fine del secolo scorso, grazie a due importanti fattori. Il primo, più quantitativo, sta nella brillante demografia della longevità italiana. Nel 2018, così come nel 2019, le condizioni di sopravvivenza della popolazione sono ancora migliorate e si registra un nuovo aumento della speranza di vita alla nascita. Per gli uomini la stima è di 80,8 anni (+0,2 rispetto al 2017) mentre per le donne, le più penalizzate nell’ultimo scorcio di periodo, è di 85,2 anni (+0,3). In miglioramento risulta anche la sopravvivenza della popolazione anziana. Nel 2018, all’età di 65 anni la speranza di vita residua è di 19,3 anni per gli uomini (+0,3 sul 2017) e di 22,4 anni per le donne (+0,2).

Leggi: I Luoghi della Cura


Smart cities effetto pandemia – Un futuro di quartieri sostenibili e robotizzati

L’impatto della pandemia in corso sullo spazio urbano è stato enorme. Azioni quotidiane che davamo per scontate – muoversi nel proprio quartiere, prendere un treno, correre in palestra o condividere una sala di ristorante con estranei – sono diventate all’improvviso proibite o foriere di rischi.
Attraverso la pandemia abbiamo iniziato a comprendere quanto sia profondo l’intreccio tra le nostre vite all’interno dello spazio pubblico. A partire da questa consapevolezza, dobbiamo ora aprirci a nuovi modelli di sperimentazione urbana. Oggi più che mai è necessario testare nuove soluzioni per la città e individuare velocemente, mediante cicli di prova ed errore, quelle tra esse più promettenti. Per questo motivo è spiacevole, come successo poche settimane fa, assistere alla sconfitta di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana previsto per il lungolago di Toronto.
Tra le molte vittime del Covid-19 si trova infatti un masterplan sviluppato nella città canadese da parte di Sidewalk Labs, società consorella di Google. Si trattava di un progetto nato sotto i migliori auspici. Al suo lancio, a fine 2017, l’amministratore delegato Dan Doctoroff aveva delineato obiettivi ambiziosi per questo quartiere sperimentale: affrontare questioni irrisolte come “il costo della vita, la congestione urbana e i cambiamenti climatici”. Il premier canadese Justin Trudeau aveva rilanciato:
“Quayside diventerà un modello per le città di tutto il mondo”. Il piano era quello di trasformare il lungolago di Toronto in un’area sperimentale di 320 ettari, in cui i robot avrebbero fatto da taxi e si sarebbero occupati della raccolta rifiuti, gli appartamenti sarebbero stati realizzati con materiali rinnovabili e i sensori avrebbero contribuito a ottimizzare un po’ tutto – dai tempi dei semafori fino alla riconfigurazione degli spazi pubblici.

Leggi: AssoSoftware, pagina 51


SEGNALAZIONI:

venerdì 31 luglio 2020
Assegno a nucleo familiare: norme su trattamenti – Il messaggio di Inps

Con circolare n. 88 del 20 luglio, l’Inps illustra le nuove norme sui trattamenti di Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) ai percettori di assegno ordinario a carico del Fondo di integrazione salariale e dei Fondi bilaterali.
Al riguardo l’Istituto così precisa:
L’art. 68 del decreto legge n. 34/2020, modificando l’art. 19 del decreto legge 18/2020, prevede l’erogazione, a partire dal 23 febbraio 2020, dell’Anf ai percettori di assegno ordinario (ASO), concesso dal Fondo di solidarietà (art.26 Dl n. 148/2015), dal Fondo di integrazione salariale (FIS) e dai Fondi di solidarietà bilaterale del Trentino e di Bolzano-Alto Adige, a seguito della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a causa del periodo di emergenza Covid-19, in rapporto al periodo di paga adottato e alle stesse condizioni dei lavoratori ad orario normale.
La copertura finanziaria per l’erogazione di tale prestazione accessoria è a carico dello Stato all’interno del finanziamento complessivo per la copertura delle prestazioni a sostegno del reddito in esame. Quest’ ultima, quindi, non rientra tra quelle a carico della Gestione Prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 l. n. 88/1989).
Modalità di erogazione dell’assegno al nucleo familiare

Leggi: Inca


 Superbonus dalla A alla Z: online la guida dell’Agenzia

Attraverso un linguaggio semplice, delle chiare tabelle riepilogative e una serie di casi pratici il lettore trova tutto quello che c’è da sapere per fruire dell’eccezionale detrazione al 110%
copertina guida superbonus
È in rete, nell’apposita sezione “L’Agenzia informa” e nell’area di questa rivista, la guida “Superbonus 110%” che contiene le novità in materia di detrazioni per interventi di efficientamento energetico, sismabonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici”, con un quadro completo sulle agevolazioni fiscali introdotte dal Dl “Rilancio” che consentono le ristrutturazioni a costo zero.
Dalle disposizioni normative alle certificazioni necessarie, dai beneficiari alla novità dello “sconto in fattura”. La guida dell’Agenzia illustra come ottenere la detrazione pari al 110% riconosciuta sulle determinate spese di ristrutturazione sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Completano il quadro le tabelle riepilogative, che forniscono un quadro completo di tutte le agevolazioni consentite e dei limiti di spesa agevolabili, una serie di esempi su casi pratici e numerose Faq che chiariscono i dubbi più frequenti

Leggi: Fisco Oggi


 

 

 

 

 

 

Emergenza caldo, l’elenco “Dalla A alla Z” delle iniziative dei comuni e del volontariato

É stata attivata la sezione “Dalla A alla Z – Le iniziative dei comuni e del volontariato contro l’emergenza caldo”.
L’elenco, aggiornato costantemente, raccoglie tutte le iniziative che le associazioni Auser, il mondo del volontariato in genere, i comuni e le istituzioni, hanno attivato in questi giorni per aiutare gli anziani a passare serenamente l’estate ed evitare i disagi legati al caldo.
La pagina è raggiungibile a questo indirizzo:

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 21 luglio 2020
Quel tesoro di Fund

L’accordo raggiunto a Bruxelles sul Recovery fund porterà all’Italia circa 209 miliardi di euro con i quali il governo, dopo avere giocato la partita europea, dovrà affrontare quella interna del rilancio economico
La portata storica dell’accordo sul Recovery fund e il bilancio europeo 2020/2027 è unanimemente riconosciuta e a testimoniare la portata dell’evento ci sono anche quattro giorni e quattro notti di trattative tra i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione, con una serie di testa a testa a geometrie variabili e un lungo fronteggiarsi di Italia e Olanda. È stato quindi confermato che il Recovery fund, frutto di un’intesa tra Francia e Germania, avrà una dotazione di 750 miliardi di euro, ma con una riduzione dei sussidi, rispetto all’ipotesi precedente, da 500 miliardi a 390 miliardi di euro per i Paesi colpiti dalla pandemia da Covid-19. Il bilancio è stato fissato a 1.074 miliardi per sette anni a partire dal 2021.
l’Italia è riuscita, tra le altre cose, a spuntare 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta, perché il piano destina al nostro Paese poco meno di 209 miliardi di euro: 81,4 miliardi come sussidi a fondo perduto e 127,4 miliardi come prestiti. Siamo quindi di fronte a un importante aumento della somma che andrà restituita a tassi molto bassi e a condizioni agevolate. I Paesi frugali, quelli contro i quali l’Italia ha cercato di fare muro, sono riusciti a ottenere gli sconti sulla contribuzione del bilancio europeo e un aumento dei rimborsi, che per la Danimarca sono di 322 milioni di euro l’anno, quasi due miliardi per l’Olanda, 565 milioni all’Austria e poco più di un miliardo alla Svezia.

Leggi: Collettiva, 21/07/2020


martedì 21 luglio 2020
Recovery Fund, Cerfeda, “Ora piani per fa ripartire il Paese”

Un negoziato record per lunghezza, giustificato in parte dall’importanza dalla posta in palio, e in parte dalla resistenza, apparsa a momenti invalicabile, del cosiddetto fronte dei frugali. Ma alla fine lo scatto in avanti c’è stato e per il nostro Paese le cose si mettono bene, se si guarda all’ammontare delle risorse che potrebbero giungere per la “ricostruzione” post Covid: 209 miliardi, addirittura 38 miliardi in più rispetto ai 171 che in prima battuta erano stati promessi all’Italia.
“Stiamo parlando di circa un terzo dei 750 miliardi del Next Generation Eu che andranno in parte in sussidi (82 miliardi), in parte in prestiti a tasso zero (127 miliardi) e che ora il nostro Paese dovrà dimostrare di saper spendere con piani all’altezza e riforme”. È la considerazione che fa Walter Cerfeda, ex leader della Confederazione dei sindacati europei (Ces), oggi nel direttivo dell’Alta Scuola Spi Cgil Luciano Lama, autore per le edizioni di LiberEtà del libro “Finale di partita“, commentando la decisione arrivata alla fine del serrato summit in scena a Bruxelles.
“Sul piano politico – aggiunge Cerfeda – una vera svolta che non solo consoliderà il mercato interno, ma che segna un punto a favore di una maggiore integrazione continentale”.

Leggi: Liberetà, 21/07/2020


lunedì 20 luglio 2020
Famiglie in crisi, come riuscire a pagare l’affitto

Proprietari e inquilini possono trovare un accordo per ridurre il canone. Ad aiutarli nell’intesa e nello svolgimento di tutte le pratiche ci sono il Sunia e i Caaf della Cgil
Sono tante le famiglie che hanno difficoltà a pagare l’affitto. Gli effetti della crisi economica esplosa con la diffusione del virus hanno causato una consistente riduzione di reddito per molti cittadini che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Proprio al fine di evitare tardivi o mancati pagamenti del canone di locazione, si legge sul sito dei Caaf della Cgil, www.cafcgil.it, “proprietari e inquilini possono trovare un accordo per rendere la situazione meno onerosa per entrambi, concordando un canone minore rispetto a quello stabilito dal contratto, anche solo per un periodo di tempo circoscritto”.
A beneficiare dell’intesa potranno essere entrambi i soggetti. L’inquilino riuscirà ad ottenere una rata d’importo proporzionale al momento di difficoltà, “il proprietario – a fronte di un canone inferiore – percepirà quanto concordato e pagherà di conseguenza minori imposte, evitando eventuali intimazioni di sfratto in caso di inadempienza nel pagamento del canone”.

Leggi: Collettiva, 20/07/2020


venerdì 17 luglio 2020
Anziani più protetti e spese sanitarie ridotte

Dopo la pandemia, occorre ripensare i nostri sistemi sanitari basandosi sulla domiciliarità delle cure – Di Marco Impagliazzo
Il manifesto della comunità di Sant’Egidio
Caro direttore, la crisi scatenata dalla pandemia non ha avuto uguali conseguenze per tutti. Una categoria di persone ha sofferto più di altre in termini di vittime e di isolamento: gli anziani. Un «pianeta» che ha in comune l’età ma attraversa, in modo democratico, tutti gli strati sociali. È stato, per tanti aspetti, il dramma nel dramma del coronavirus nel Nord del mondo e in Italia, dove – rileva l’Istat – ben l’85 per cento dei decessi per effetto del Covid-19 si sono manifestati nella popolazione ultrasettantenne. Un dato che colpisce, insieme a un altro, fornito dall’Istituto superiore della Sanità, che segnala il numero elevatissimo di morti tra gli anziani istituzionalizzati nelle Rsa e nelle case di riposo, il doppio rispetto a quelli che vivevano nelle loro abitazioni.

Leggi: Corriere della Sera, 17/07/2020


venerdì 17 luglio 2020
Infermieri di famiglia. Fials: “È stata una lunga battaglia ma ce l’abbiamo fatta”

“L’infermiere di famiglia/comunità non solo rappresenta una nuova grande pagina per gli infermieri, ma anche e soprattutto per il Ssn e ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali che rappresentano, come anche questa emergenza ci ha confermato, il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie”. Così il segretario generale Giuseppe Carbone.
“É stata una lunga battaglia ma ce l’abbiamo fatta. L’infermiere di famiglia è legge e noi di Fials siamo fieri di aver perseverato nella continua richiesta di questa figura così tanto necessaria per garantire un’assistenza meno ospedalocentrica”.
“Un successo – dice il Segretario – che non poteva che avvenire in questo momento storico. Abbiamo pagato a caro prezzo la debolezza di un’assistenza territoriale deficitaria di investimenti negli anni. L’infermiere di famiglia/comunità non solo rappresenta una nuova grande pagina per gli infermieri, ma anche e soprattutto per il Ssn e ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali che rappresentano, come anche questa emergenza ci ha confermato, il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie”, sottolinea Carbone.

Leggi: Quotidiano Sanità, 17/07/2020


giovedì 16 luglio 2020
Decreto rilancio, passi avanti con la legge di conversione ma risorse e norme insufficienti e inadeguate per affrontare le difficoltà di almeno cinquecentomila famiglie in affitto

Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale del SUNIA
Sono oltre 500.000 le famiglie che sono in difficoltà nel pagamento dell’affitto, numero a cui si aggiungono altre 200.000 famiglie che rappresentano la platea di chi ogni anno fa domanda per ottenere il sostegno previsto dalla legge e da sempre scarsamente finanziato. E’ una stima prudenziale basata sui numeri dell’emergenza occupazione forniti recentemente dall’Istat che disegnano lo scenario dei mesi di Aprile e Maggio a seguito della pandemia. Una emergenza che difficilmente potrà essere riassorbita in tempi brevi e che ha quindi bisogno di risorse adeguate e strutturali.
A fronte di questi dati allarmanti e drammatici con il Decreto Rilancio e la legge di conversione sono stati fatti alcuni passi avanti con misure quali l’ulteriore stanziamento di 160 milioni per il fondo affitti 2020, la positiva apertura al tema degli studenti fuori sede, come pure la proroga degli sfratti esecutivi al 31 dicembre che si imponeva come necessaria e la proroga dei termini per l’utilizzo dei superbonus per gli ex Iacp.

Leggi: Sunia, 16/07/2020


giovedì 16 luglio 2020
Il flop delle Case della Salute. Orari di apertura limitati e domenica quasi sempre chiuse. Servizi differenti tra Regioni e scarsa integrazione socio-sanitaria. Crea-Fp Cgil: “Modello poco innovativo e poco attento ai bisogni reali

Presentato oggi uno studio su 121 Case della Salute di 10 Regioni (Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria). Il quadro che ne emerge a più di 10 anni dalla loro istituzione è che “non sembra si stia sviluppando un modello di offerta davvero innovativo e alternativo all’ospedale: le logiche prevalenti sembrano rimanere quelle classiche, orientate a logiche di programmazione dell’offerta, e meno attente all’individuazione dei bisogni emergenti sul lato della domanda”.
Orari di apertura limitati e con la domenica dove sono quasi tutte chiuse. Estrema variabilità tra le diverse regioni per quanto riguarda la tipologia di servizi offerti il personale presente e il tipo di strutture. È questo il quadro che emerge da una ricerca del Crea Sanità per la Fp Cgil sulle ‘Case della Salute’ in Italia.
La ricerca ha permesso di raccogliere informazioni dai responsabili di 121 strutture assimilabili a CdS, appartenenti a 10 diverse Regioni (Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria) collocate in tutte le ripartizioni geografiche.

Leggi: Quotidiano Sanità, 16/07/2020


giovedì 16 luglio 2020
Un patto per il futuro tra giovani e anziani e l’impegno per la legalità

Nonostante la pandemia, il dialogo intergenerazionale non si è fermato. E proprio pochi giorni fa il sindacato dei pensionati della Cgil ha firmato un protocollo con la Rete degli Studenti e l’Unione degli universitari. Un protocollo per progettare e pianificare insieme una serie di attività che hanno come obiettivo principale quello di difendere il futuro di tanti ragazzi e ragazze, di educarli alla legalità, di difendere il loro futuro previdenziale, di trasmettergli anche un patrimonio fatto di memorie e di esperienze che non possono andare perdute, di insegnargli l’importanza della nostra storia e del nostro passato.
Ma per colmare un vuoto di rappresentanza che riguarda i giovani c’è anche bisogno di rafforzare la contrattazione sociale territoriale individuando comuni priorità rivendicative in particolare verso il trasporto pubblico, sulle tariffe dei servizi, sull’accesso alla cultura, sull’assistenza sanitaria per gli studenti fuorisede, sul grande tema della casa e degli affitti e sul recupero di immobili inutilizzati, anche di quelli confiscati alle mafie. E c’è poi la questione previdenziale, molto importante per i giovani, e che dovrà essere affrontata nella prossima vertenza sulle pensioni che possa garantire un futuro più certo alle future generazioni.

Leggi: Liberetà, 16/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Per un nuovo Welfare le proposte della Società Civile

Durante i difficili giorni dell’emergenza Covid, in tanti, istituzioni del terzo settore, enti ecclesiali, scienziati dell’economia civile, si sono uniti in un Appello per chiedere al Governo di essere ascoltati e coinvolti nella progettazione sociale possibile del paese. L’Appello “”Per un Nuovo Welfare le proposte della Società Civile” è stato sottoscritto anche da Auser Nazionale.
Al seguente link http://perunnuovowelfare.it è possibile leggere e firmare l’Appello e scaricare l’Instant Book che raccoglie per temi le proposte scaturite dai promotori.
I documenti dell’Appello riguardano i seguenti settori: salute, patto per l’imprenditoria civile, accoglienza diffusa, povertà educativa, agricoltura inclusiva, riconversione ecologica, pace e disarmo.

Leggi: Auser, 15/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Salute Mentale. Meno personale, posti letto e ricoveri, mentre salgono accessi a Pronto soccorso e spesa per antidepressivi. Il nuovo Rapporto del Ministero della Salute

I dati sono riferiti al 2018 ma forniscono comunque un quadro certamente non positivo. Quasi 2mila unità di personale persi in un anno. Diminuisce la disponibilità di posti letto. Aumenta il consumo e la spesa per antidepressivi distribuiti in regime convenzionato. Scendono anche i ricoveri (-2 mila in un anno) ma si registrano 25 mila accessi in più al Pronto soccorso.
Sempre più in crisi il comparto della Salute mentale in Italia. La fotografia che emerge dall’ultimo report del Ministero della Salute relativo all’anno 2018 di cui è stata diffusa oggi una sintesi mostra un comparto in profonda crisi.
Iniziamo col personale: nelle unità operative psichiatriche pubbliche le unità di personale sono 26.216 (quasi 2000 in meno rispetto al 2017).
Ma non solo scende anche il numero di posti letto: per il totale Italia, l’offerta per i posti letto in degenza ordinaria, è di 9,7 ogni 100.000 abitanti maggiorenni contro i 10,1 ogni 100mila abitanti del 2017. E se cala il numero di utenti assistiti che ammontano a 837.027 unità (l’anno passato erano 851.189), crescono invece gli accessi ai Pronto soccorso che sono 617.326 contro i 592.226 del 2017. Sale poi la spesa per gli antidepressivi in regime convenzionato la cui spesa è arrivata a 372 mln contro i 350 mln dell’anno passato. In calo i ricoveri: sono 107.662 contro i 109.622 dell’anno precedente.

Leggi: Quotidiano Sanità, 15/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Bonus 110%, quali accorgimenti per ottimizzare il vantaggio fiscale?

Il Decreto Rilancio introduce una importante detrazione fiscale che, se sapientemente sfruttata, rappresenta una opportunità per trasformare in realtà i progetti di rifacimento, riqualificazione ed efficientamento immobiliare
Nelle ultime settimane si è parlato, discusso e letto molto anzi moltissimo del nuovo c.d. bonus 110%.
In particolare, l’attenzione dei più si è concentrata sulla fattibilità di talune tipologie di interventi nel rispetto dei massimali di spesa previsti e conseguentemente sull’effettivo costo da sostenere.
Sul punto, si sono registrate due “correnti di pensiero” diametralmente opposte: una più scettica rispetto a una effettiva convenienza del beneficio fiscale, quantomeno così come presentata dal Governo e, l’altra, al contrario, certa di poter realizzare importanti lavori di riqualificazione immobiliare sia da un punto di vista energetico sia di adeguamento alle più recenti misure antisismiche, con un esborso finanziario pari (o quasi) addirittura a zero.
Probabilmente la verità sta nel mezzo!
Si tratta di un incentivo sino a ora senza precedenti che può garantire se non un intervento totalmente a costo zero, sicuramente una importante opportunità per migliorare le condizioni dei nostri immobili, ottenendo un sicuro vantaggio fiscale.

Leggi: Condominio Web, 15/07/2020


DALLE REGIONI

lunedì 20 luglio 2020
La crisi profonda e senza risposta delle RSA venete

Per la Fp Cgil e le categorie di Cisl e Uil serve un confronto urgente con la Regione per far fronte alle criticità del sistema. A partire dalla carenza di personale
In Veneto, nonostante la crisi profonda delle strutture per anziani, i sindacati aspettano ancora una convocazione da parte delle istituzioni regionali. In un comunicato congiunto, le categorie del territorio di Cgil, Cisl e Uil che rappresentano i lavoratori del settore scrivono di aver appreso dalla stampa, “tramite le parole dell’Assessore Lanzarin, l’intenzione di Regione Veneto di incontrare le organizzazioni sindacali sui temi riguardanti le RSA. Resta il dato, ad oggi, che non sia ancora arrivata alcuna convocazione nonostante le crescenti difficoltà del settore, la mancanza di risposte concrete sul tema del riconoscimento economico per il personale e le numerose richieste in tal senso fatte da queste organizzazioni sindacali. Un’assenza di riscontro che non possiamo leggere se non come segnale di una difficoltà a mettere in campo risposte concrete ed efficaci per far fronte alle tante questioni in ballo”.

Leggi: Collettiva, 20/07/2020


giovedì 16 luglio 2020
Milano, la metropoli si spopola. Dopo anni di record, arriva la frenata

Per la prima volta dal 2015, anno dell’Expo, i residenti scendono sotto la quota simbolo di un milione e 400 mila che era stata raggiunta a febbraio
È una Milano un po’ più piccola e preoccupata, quella che si è risvegliata dal letargo imposto dal Covid. Una città che, proprio in questi giorni, sta vivendo la sua prima Settimana digitale della moda senza il tutto esaurito negli alberghi e il traffico impazzito. Una città svuotata, con i grattacieli degli uffici che stanno ancora vivendo di smart working e i turisti che rischiano di crollare dagli oltre 10 milioni dell’ultima stagione d’oro a quattro. Una città che finora era abituata a macinare record, scalare classifiche, ma che, adesso, è tornata a scendere sotto la quota simbolo del milione e 400 mila residenti appena raggiunto. La prima frenata dopo anni.
Un dato, quello dell’Anagrafe che a fine giugno fissa l’asticella degli abitanti a un milione e 398 mila, che racconta dei due mesi più crudeli del virus, marzo e aprile, ma anche di un effetto lockdown che ha rallentato gli arrivi sotto alla Madonnina. Un altro indizio di una possibile decrescita infelice di una Milano che, in controtendenza rispetto al resto del Paese, non sembrava voler più smettere di crescere.

Leggi: La Repubblica, 16/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Fillea Campania: rigenerare per ripartire

Domani a Napoli il sindacato presenta sei proposte per rilanciare il settore. Partecipa il segretario generale degli edili della Cgil, Alessandro Genovesi
Rigenerare per ripartire. Si chiama così la piattaforma messa in campo dalla Fillea Cgil Campania. Sei proposte per rilanciare cinque vertenze territoriali fondamentali per il comparto dell’edilizia, con uno sguardo all’ecosostenibilità. Domani (16 luglio) la presentazione del documento nel corso di una conferenza stampa in programma alle ore 10:00 nella sede della Cgil Campania, in via Toledo 353 (primo piano, salone “Gianfranco Federico”) a Napoli. La conferenza verrà trasmessa in diretta Facebook sulla pagina Cgil Campania.
All’incontro, coordinato da Giovanni De Falco di Ires Campania, saranno presenti il segretario generale Fillea Cgil Campania, Vincenzo Maio, il segretario generale Fillea Cgil nazionale, Alessandro Genovesi, la presidente nazionale di Federcostruzioni, Federica Brancaccio, il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci, il segretario generale Sunia Cgil Campania, Antonio Giordano, la presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato e l’urbanista Alessandro Dal Piaz. La conferenza si svolgerà rispettando i protocolli di sicurezza anti-Covid19.

Leggi: Collettiva, 15/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Edilizia residenziale pubblica, dalla Regione10 milioni di euro per la ristrutturazione degli alloggi

Fondi a Comuni e Unioni, da Piacenza a Rimini. Spazi da assegnare poi ai nuclei in graduatoria. Vicepresidente Schlein: “La casa un bene primario”
Contribuire a soddisfare la domanda di servizi abitativi delle fasce più deboli della popolazione, valorizzare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica dell’Emilia-Romagna attraverso interventi di manutenzione e ristrutturazione diretti al recupero, alla messa a norma e all’adattamento funzionale di alloggi vuoti e non assegnati di proprietà dei Comuni, con la finalità principale di assegnare rapidamente gli alloggi a nuovi nuclei in graduatoria. E ancora, sostenere il rilancio della filiera legata all’edilizia per svolgere le manutenzioni, filiera da tempo fortemente colpita da una grave crisi di settore.
Questi, in sintesi, gli obiettivi del “Programma straordinario 2020-2022 per il recupero ed assegnazione di alloggi di Edilizia residenziale pubblica (Erp)” definito dalla Giunta regionale e presentato oggi in Commissione assembleare, che dovrà poi passare al vaglio dell’Assemblea legislativa per il via libera definitivo. Ad illustrarlo ai consiglieri, la vicepresidente con delega alle Politiche abitative, Elly Schlein.

Leggi: Regione Emilia Romagna, 15/07/2020


mercoledì 15 luglio 2020
Anziani e temperature elevate: arriva il “Piano caldo” di Auser e Ats

Anche quest’anno arriva il “Piano caldo”, iniziativa di sostegno e soccorso nata dalla collaborazione fra Ats Brescia e “Il Filo d’Argento” dell’Auser locale.
Si tratta di una collaborazione a titolo gratuito con l’attivazione di un servizio telefonico attivo 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana per venire in aiuto delle persone, specialmente anziane di Brescia e della provincia, che dovessero avere problemi durante la stagione estiva a causa delle temperature elevate con la possibilità di ricevere un aiuto mirato e una voce amica con cui potersi confrontare.
Il Piano Caldo 2020 vedrà coinvolte anche le strutture dei servizi sociali dei comuni bresciani e avrà termine il 15 settembre 2020. L’Auser manterrà comunque aperta una interlocuzione con tutte le persone che avranno contattato il centralino anche nelle settimane successive in modo da monitorare la loro situazione e verificare il buon andamento delle soluzioni proposte.

Leggi: E Live Brescia, 15/07/2020


martedì 14 luglio 2020
Gestori RSA e Centri diurni della Puglia: promesse non mantenute

Nuova manifestazione di dissenso giovedì prossimo perché “sui delicati temi che rappresentiamo a tutt’oggi non vi è nessun riscontro”. Così il presidente della Fmpi Puglia e Fmpi Sanità a nome dei responsabili dei Centri diurni e della RSA pugliesi
Torneranno a manifestare il loro dissenso giovedì prossimo, questa volta dinanzi alla sede della presidenza della Regione Puglia perché “nonostante l’impegno preso durante il nostro sin-it di mercoledì scorso dal presidente del Consiglio Regionale Mario Loizzo a sensibilizzare il presidente Michele Emiliano sui delicati temi che rappresentiamo a tutt’oggi non vi è nessun riscontro”, spiega il presidente della Fmpi Puglia e Fmpi Sanità, Alessandro Saracino a nome dei responsabili dei Centri diurni e della RSA pugliesi.

Leggi: Redattore Sociale, 14/07/2020


giovedì 9 luglio 2020
“Nuovi scenari per l’ambiente costruito”: sintesi del webinar di Auser Lombardia e Istituto neurologico Besta

Ripensare gli ambienti condivisi può diventare fattore di prevenzione rispetto a condizioni di disabilità: l’esperienza del Covid-19 ci ha portato a pensare con consapevolezza all’esigenza di avere spazi più sicuri ed inclusivi. Ambienti costruiti (cioè progettati e creati da mani umane) che siano facilitanti per bambini, disabili e anziani renderanno la vita più semplice anche all’adulto in pieno vigore e renderanno le città davvero a misura d’uomo. In caso di un nuovo periodo di lockdown, come vorremmo migliorare i nostri ambienti di vita, per farli diventare dei facilitatori?
Ecco il tema principale esaminato durante il webinar organizzato il 9 luglio 2020 da Auser Regionale Lombardia e dalla Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico Carlo Besta, nell’ambito del progetto “Tapas in Aging”;

Leggi: Auser, 09/07/2020


IN AGENDA:

Italia Longeva – Long-Term Care Five

Roma, nuova data in corso di definizione
Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute
Quinta edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine
Il convegno, originariamente fissato per il 7 e 8 luglio (data posticipata causa Covid), si terrà in autunno in data in corso di definizione.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

Quali RSA vogliamo?

Il Covid-19 ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione delle strutture residenziali per non autosufficienti (RSA) per la concentrazione di infezioni e decessi provocati dal virus. Ma ha anche aperto un dibattito su come riorganizzare questi servizi. E la fragilità dimostrata nel fronteggiare l’epidemia ha tra l’altro fatto crescere proposte per incardinare più robustamente le RSA nel SSN. Ma come si può concretizzare questa ipotesi? E, soprattutto, che cosa deve essere una RSA, visto che i riordini devono avere come scopo un modello di servizio che si ritenga adeguato? Proponiamo alcuni snodi:
a) Le RSA non devono essere “ospedalini”, ossia riproduzioni in minore della struttura ospedaliera, della sua routine giornaliera e del modo di vivere in ospedale. La permanenza in ospedale dura sino alla risoluzione di eventi acuti, le RSA quasi sempre diventano anche “la casa” dei ricoverati, ed è questo lo scenario che va considerato come dominante per modellare il servizio. Tuttavia ciò non deve portare a mortificare la componente sanitaria di questi luoghi, che deve essere ben strutturata e monitorata tenuto conto che accolgono, sempre più, soggetti con gravi patologie in atto, facili alle riacutizzazioni ed a svariate complicanze.

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Pensioni: Cgil, sistema in equilibrio – Ghiselli: Riaprire tavolo per vera riforma

“È del tutto priva di fondamento l’affermazione per cui il numero di pensionati in Italia a maggio avrebbe superato il numero dei lavoratori occupati: i pensionati italiani sono poco più di 16 milioni, gli occupati, come gli ultimi dati Istat rilevano, oltre 23 milioni. E questo anche considerando l’impatto di Quota 100 – le circa 150 mila pensioni liquidate nel 2019 sono state la metà di quelle previste – e il calo delle persone occupate registrato negli ultimi mesi a causa del Covid 19”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli a commento di quanto dichiarato questa mattina da Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, a Radio Cusano Campus.
Per il dirigente sindacale si tratta di “un errore non da poco, se condito con considerazioni relative alla presunta insostenibilità del sistema previdenziale italiano, forse finalizzate ad evocare ulteriori misure restrittive sulle pensioni”.
“La verità è un’altra”, sostiene Ghiselli. “Pur considerando gli effetti ancora incerti, nella durata e nell’intensità, di questa crisi, il sistema previdenziale italiano è più che in equilibrio e lo sarà anche nei prossimi anni, confermando nel 2035, secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, la stessa incidenza sul Pil del 2020. Fra l’altro, come si evince dal Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2020 della Corte dei Conti – prosegue – rispetto alle previsioni dei documenti ufficiali dello Stato del 2015 la spesa pensionistica nel 2019 è stata inferiore di 8,806 miliardi, l’età media di pensionamento è aumentata dai 61,1 anni del 2011 ai 63,9 del 2019 e il numero annuo di pensionamenti è passato dai 425 mila del triennio 2008-11 ai 363 mila del triennio 2016-18”.

Leggi: Inca


 

 

 

NEWS:

martedì 14 luglio 2020
Meno tasse e legge sulla non autosufficienza

Abbassare le tasse anche ai pensionati, aumentare il loro potere d’acquisto e definire una volta per tutte una legge quadro nazionale sulla non autosufficienza. I sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil tornano alla carica con le loro richieste e si rivolgono al governo con tre lettere indirizzate al premier Giuseppe Conte e ai Ministri del Lavoro Nunzia Catalfo, dell’Economia Roberto Gualtieri e della Salute Roberto Speranza per chiedere di avviare quanto prima un confronto su temi di estrema rilevanza per la vita di milioni di pensionati e di persone anziane.
I sindacati evidenziano in particolare le criticità del sistema fiscale italiano, tra le quali un’evasione e un’elusione tra le più alte d’Europa, e rilanciano l’assoluta necessità di ridurre le tasse sui redditi da pensione. Inoltre, secondo Spi, Fnp e Uilp, non è più rinviabile, dopo l’emergenza Covid, la convocazione di un tavolo sulla non autosufficienza per garantire livelli essenziali sanitari e di assistenza uguali in tutto il Paese. Sulle pensioni infine la richiesta è quella di riprendere una discussione, interrotta bruscamente dalla diffusione della pandemia, sul recupero e sull’aumento del potere d’acquisto dei pensionati.

Leggi: Collettiva, 14/07/2020


martedì 14 luglio 2020
Anziani, le richieste dei sindacati. Servono risposte

Che sia giunto il momento di intervenire sul tema della non autosufficienza in modo organico e definitivo è sotto gli occhi di tutti. L’emergenza Covid, le lacune del sistema sanitario nazionale, la necessità di intervenire sulla medicina del territorio e sulla domiciliarità, hanno dimostrato quanto sia necessario e urgente dare risposte concrete ai tanti anziani e alle persone non autosufficienti che vivono nel nostro paese.
È per questo che i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil oggi hanno scritto al premier Conte ma anche ai ministri del Lavoro Nunzia Catalfo, dell’Economia Roberto Gualtieri e della Salute Roberto Speranza.
Sul tavolo non c’è solo il tema della non autosufficienza ma in generale la condizione di milioni di pensionati e di persone anziane. Le richieste dei sindacati riguardano l’abbassamento delle tasse dei pensionati, l’aumento del loro potere d’acquisto e, appunto, una legge quadro nazionale sulla non autosufficienza. La discussione tra governo e sindacati si è interrotta bruscamente a causa della pandemia e dunque, per lo Spi Cgil, insieme a Fnp Cisl e a Uilp Uil, è giunto il momento di riprendere il dialogo.

Leggi: Liberetà, 14/07/2020


martedì 14 luglio 2020
Welfare, le regioni: aumentare il fondo per la non autosufficienza

Questa la richiesta della Conferenza delle regioni in audizione in videoconferenza al Senato in materia di disabilità, presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani
“Più risorse per le politiche sociali e le non autosufficienze”. Questa la richiesta della Conferenza delle regioni in audizione in videoconferenza al Senato in materia di disabilità (legge quadro n. 328/2000 e legge 112/2016), presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. La delegazione era guidata da Michele Marone (assessore regione Molise), coordinatore della Commissione politiche sociali nell’ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. “Il sistema integrato di interventi e servizi sociali previsti dalla Legge quadro 328- spiega Marone- vede impegnate le Regioni a rafforzare i diritti di cittadinanza sul territorio, secondo principi di coordinamento e di integrazione tra gli interventi sanitari e dell’istruzione e le politiche attive del lavoro. Il nuovo Titolo V della Costituzione assume l’assistenza sociale tra le materie di competenza residuale esclusiva delle Regioni, allo Stato va la competenza esclusiva nel determinare i livelli essenziali delle prestazioni. Le Regioni esercitano quindi- spiega Marone- le funzioni di programmazione, coordinamento ed indirizzo degli interventi sociali e definiscono, in apposite leggi, le funzioni trasferite o delegate ai Comuni.

Leggi: Redattore Sociale, 14/07/2020


lunedì 13 luglio 2020
RSA: dopo l’emergenza, i rincari. Sindacati sul piede di guerra

Nelle Rsa lombarde, dopo i danni dell’emergenza che ha mietuto migliaia di vittime e ha gettato migliaia di famiglie nell’angoscia per la salute dei propri cari, arriva la beffa dell’aumento dei costi di degenza per gli anziani ospiti. Come se non bastasse che in molte strutture le visite siano ancora contingentate e che da quattro mesi i familiari non possano vedere con regolarità i loro congiunti ricoverati.
La denuncia è dei sindacati dei pensionati lombardi: molte strutture residenziali stanno chiedendo da due a otto euro in più al giorno per ospite, per spese di lavanderia e sanificazione degli abiti. Un compito che prima era gestito dalle famiglie e che ora le Rsa ritengono di dover svolgere in proprio. Su base annua, un’autentica stangata, che potrebbe costare alle famiglie tra i 720 e i 2880 euro, calcolano i sindacati.
Rincari in tempi di Covid, che seguono all’aumento delle rette registrato dal 2013 al 2019. La spesa annua per un anziano ricoverato in una RSA lombarda, considerando la retta giornaliera media più bassa, è passata in sei anni da 15.121 euro a 18.695. Considerando la media più alta, si va da 29.324 euro a 34.091.A questi importi, già notevoli, in molti casi bisogna sommare vari costi aggiuntivi extra retta come la lavanderia o il trasporto per le visite mediche.

Leggi: Liberetà, 13/07/2020


venerdì 10 luglio 2020
RSA. Carnevali (Pd): “Servono linee guida nazionali. Presentata interrogazione al Ministero sulla delibera in Lombardia”

La deputata dem: “Chiesto al Ministero se non ritenga necessario prevedere linee guida nazionali a supporto delle Regioni e degli enti erogatori e se la delibera adottata dalla nostra Regione sia supportata da un punto di vista scientifico e di buone prassi per la prevenzione della diffusione del virus”.
“L’accesso alle Rsa deve trovare una cornice nazionale e linee guida adeguate – dichiara l’On. Elena Carnevali, capogruppo PD in Commissione Affari Sociali alla Camera – In un contesto di materia concorrente tra Stato e Regioni assistiamo a delibere regionali disomogenee su cui è necessario capire se siano sostenute da argomentazioni scientifiche. Ho presentato un’interrogazione al Ministro della salute anche in ragione delle criticità e delle difficoltà che le famiglie e i gestori delle RSA stanno incontrando in Regione Lombardia a seguito della delibera regionale 3226 del 9 giugno”.
“È chiaro a tutti – prosegue – che la priorità sia quella di garantire adeguate condizioni di sicurezza ma le attuali direttive regionali sono farraginose e inapplicabili, visto l’obbligo di isolamento domiciliare preventivo, peraltro non sotto controllo stretto delle RSA, e la successiva quarantena dopo l’ingresso. Un iter che rischia anche di aggravare la situazione di deprivazione degli anziani. Test, tamponi e quarantena con isolamento all’ingresso sono strumenti adottati da altre Regioni, come il Piemonte e il Veneto, che hanno adottato delibere ritenute sicure e meno complesse”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 10/07/2020


venerdì 10 luglio 2020
Il flop del piano-anziani: assistenza solo per 3 su 100

Fino a febbraio il 2,7% degli over 65 ha ricevuto una visita domiciliare. Previsto un maxi fondo
Ci è voluta una pandemia per capire che l’assistenza domiciliare ai malati cronici va completamente ripensata. Ora è l’unico strumento per curare i pazienti tenendoli lontano dagli ospedali.
Ma il sistema non funziona e sicuramente non sarebbe in grado di sopportare la prova di una seconda ondata autunnale. Anzi, scricchiolava già prima che scoppiasse l’emergenza Covid.
Fino a febbraio, solo il 2,7% degli over 65 beneficiava dell’assistenza domiciliare, cioè di medicazioni, controlli infermieristici, supporto alla nutrizione artificiale. Ogni anziano chiedeva un aiuto di 20 ore di prestazioni all’anno, in particolar modo dopo lunghi ricoveri in ospedale. Una situazione ben diversa rispetto agli altri Paesi europei, dove la percentuale di anziani assistiti a casa si attesta fra l’8 e il 10%, con punte del 20%, e chiede aiuti per 20 ore sì, ma al mese.
«Curare gli anziani fragili a casa loro’ significa risparmi per il servizio sanitario e vantaggi per la qualità di vita degli assistiti – commenta Roberto Bernabei, membro della Cts della Protezione Civile e presidente di Italia Longeva, l’associazione nazionale per l’invecchiamento e la longevità attiva del Ministero della Salute – Ridurremmo i rischi di contagio e alleggeriremmo gli ospedali dal sovraccarico di richieste per consentire ai nosocomi di essere luoghi di diagnosi e cura per tutti e non solo per i pazienti Covid-19». Per reimpostare l’assistenza domiciliare il Decreto rilancio, in fase di conversione in legge, prevede un investimento di 734 milioni di euro sia per i pazienti affetti da coronavirus o in isolamento, sia per tutte le persone malate croniche, fragili e non autosufficienti, la cui condizione risulta aggravata dall’emergenza di adesso.

Leggi: Il Giornale, 10/07/2020


venerdì 10 luglio 2020
Anziani, la denuncia: in Lombardia rette delle Rsa sempre più care

Nelle strutture più economiche la quota a carico dell’anziano e dei suoi famigliari è di oltre 18 mila euro all’anno. E arrivano segnalazioni di nuovi aumenti. La denuncia dei sindacati dei pensionati: “In nessun modo l’emergenza Covid può comportare costi superiori proprio nei confronti dei soggetti più deboli”
Nelle case di riposo lombarde il conto per anziani e parenti è sempre più salato. Ormai anche nelle Rsa più a buon mercato, si arriva a pagare oltre 18 mila euro all’anno. Cinque anni fa era intorno ai 15 mila euro. E ora con l’emergenza Covid-19 le Rsa stanno ritoccando verso l’alto le rette giornaliere, da 2 a 8 euro di rincaro. Sembrano pochi, ma in un anno vuol dire dai 720 ai 2.880 euro in più da pagare. È quanto denunciano le segreterie regionali dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil. “A questi importi, già notevoli, in molti casi bisogna poi sommare vari costi aggiuntivi extra retta (lavanderia, parrucchiere e podologo, trasporti sanitari per visite mediche, ecc.). Insomma, le spese a carico delle famiglie per il ricovero di un anziano in una RSA sono in continuo aumento, anche in periodo Covid, mentre pensioni e indennità di accompagnamento sono al palo”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Video tutorial per avvicinare gli anziani alle tecnologie

WindTre in partnership con Federanziani ha lanciato una serie di video tutorial per spiegare il funzionamento di alcuni tra i più diffusi servizi online, utili per rimanere in contatto con le persone care e per semplificare le attività quotidiane. L’iniziativa “Più vicino a chi ami” presenta diversi video, pubblicati sul canale YouTube di WINDTRE, che illustrano con voce chiara e un linguaggio semplice tutti i passaggi necessari per utilizzare App di messaggistica e social network, gestire la posta elettronica per avere accesso ai servizi digitali e fare ordinazioni a domicilio tramite servizi di delivery, con l’obiettivo di fornire una guida puntuale e di immediata comprensione.

Leggi: Auser, 08/07/2020


martedì 7 luglio 2020
Coronavirus, 160mila italiani hanno la casa pignorata

Rapporto Federcasa. La pandemia da Covid-19 ed il conseguente lockdown hanno determinato un pesante impatto sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, tanto che una su quattro ha avuto difficoltà a pagare l’affitto, e oltre il 40% prevede di non riuscire a pagarlo nei prossimi 12 mesi
La pandemia da Covid-19 ed il conseguente lockdown hanno determinato un pesante impatto sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, tanto che una su quattro ha avuto difficoltà a pagare l’affitto, e oltre il 40% prevede di non riuscire a pagarlo nei prossimi 12 mesi. A soffrire sono state anche le famiglie con un mutuo le quali, a causa delle difficoltà nel far fronte alle rate, hanno generato un ammontare di crediti deteriorati in pancia alle banche di 15,6 miliardi di euro. Ad aggravare il quadro generale si aggiunge il fatto che poco meno di 100.000 famiglie rischiano di diventare inadempienti, anche dopo l’emergenza, mentre 160.000 hanno la casa pignorata. Sono questi alcuni dati diffusi oggi da Federcasa, in occasione dell’Assemblea nazionale, e contenuti all’interno dello studio “Dimensione del disagio abitativo pre e post emergenza Covid-19. Numeri e riflessioni per una politica di settore”, che la Federazione ha commissionato all’istituto Nomisma.

Leggi: Redattore Sociale, 07/07/2020


DALLE REGIONI:

martedì 14 luglio 2020
Lombardia, mascherine obbligatorie all’aperto solo se manca la distanza minima

Nuova ordinanza del governatore Fontana che sostituisce l’obbligo di indossarla sempre e comunque: sarà in vigore dal 15 luglio
La Lombardia era stata la prima regione ad introdurre l’obbligo di indossare la mascherina ovunque lo scorso 4 aprile. In piena epidemia di Covid 19. Sarà ora anche l’ultima ad eliminare questa prescrizione all’aperto. A patto che i cittadini siano in grado di garantire il distanziamento previsto dalle normative nazionali. Il governatore lombardo Attilio Fontana firmerà una nuova ordinanza: dal 15 luglio l’obbligo resterà solo nei luoghi chiusi aperti al pubblico. Come uffici, bar, ristoranti, negozi e supermercati. In ogni caso sarà necessario portar sempre con sé la mascherina in caso di bisogno.
Solo due settimane fa il presidente della Regione aveva prolungato la restrizione pur ammettendo che il caldo avrebbe potuto mettere in difficoltà soprattutto gli anziani. “Ho chiesto questo ulteriore sacrificio ai lombardi, ma non possiamo abbassare la guardia – aveva affermato in quella occasione Fontana -. Non possiamo cedere ad un virus subdolo, invisibile e sempre pronto a colpirci”. Il comitato tecnico scientifico lombardo, invece, questa volta ha dato il suo assenso, visto che in Lombardia l’indice Rt, che registra l’andamento dell’epidemia, è tornato sotto quota 1. Mentre quindici giorni fa i virologi avevano espresso parere contrario. Anche per questo motivo, da venerdì in Lombardia, la Regione ha riaperto agli sport da contatto come il calcetto e ha deciso di dare il via libera al ballo nelle discoteche purché all’aperto. Si tratta di una serie di decisioni significative, tenuto conto che la Lombardia è stata la regione italiana più colpita dal virus e ha registrato il maggior numero di vittime.

Leggi: Repubblica, 14/07/2020


martedì 14 luglio 2020
Gestori Rsa e Centri diurni della Puglia: promesse non mantenute

Nuova manifestazione di dissenso giovedì prossimo perché “sui delicati temi che rappresentiamo a tutt’oggi non vi è nessun riscontro”. Così il presidente della Fmpi Puglia e Fmpi Sanità a nome dei responsabili dei Centri diurni e della Rsa pugliesi
Torneranno a manifestare il loro dissenso giovedì prossimo, questa volta dinanzi alla sede della presidenza della Regione Puglia perché “nonostante l’impegno preso durante il nostro sin-it di mercoledì scorso dal presidente del Consiglio Regionale Mario Loizzo a sensibilizzare il presidente Michele Emiliano sui delicati temi che rappresentiamo a tutt’oggi non vi è nessun riscontro”, spiega il presidente della Fmpi Puglia e Fmpi Sanità, Alessandro Saracino a nome dei responsabili dei Centri diurni e della Rsa pugliesi.
La scorsa settimana hanno simbolicamente consegnato le chiavi delle loro strutture a Loizzo ma “il risultato è stata l’emanazione di una misura che consideriamo ingiusta – aggiunge – che addirittura fa un passo indietro rispetto alle intese in corso con i gestori. Perché la Regione si sottrae agli obblighi assunti con i precedenti regolamenti: non annovera i soli autorizzati e una parte dei contrattualizzati, operando di fatto una ulteriore discriminazione poiché elenca tra i contrattualizzati solo le Rsa e le Rsa.

Leggi: Redattore Sociale, 14/07/2020


lunedì 13 luglio 2020
Tavullia presenta Casa Frusaglia, il nuovo centro di aggregazione per gli anziani malati di Alzheimer

Sostegno agli anziani e alle persone in difficoltà ed un aiuto concreto alle loro famiglie. Sono obiettivi che l’amministrazione comunale di Tavullia persegue quotidianamente con misure che mirano a rafforzare la rete sociale del territorio e che Giovedì 16 Luglio alle ore 19 in piazzale Metauro a Rio Salso di Tavullia si concretizzeranno con la presentazione di due progetti alla città.
Casa Frusaglia. Grazie ad una collaborazione tra soggetti privati, rete del volontariato e Comune, un immobile comunale di Rio Salso, rimasto inutilizzato per anni, è stato oggetto di un intervento di adeguamento e riqualificazione ed ora ospiterà un Centro gratuito di aggregazione per anziani con demenza senile e/o malati di Alzheimer (di livello medio-moderato e quindi che non necessitano di ospedalizzazione) che verrà gestito dalla Onlus “Nonno Mino” (l’associazione, nata nel 2007 su forte richiesta di Riccardo Baronciani e dell’educatrice con esperienza ventennale Bruna Di Berardino, si rivolge ai malati di Alzheimer e alle loro famiglie con l’obiettivo di aiutarli il più possibile a rimanere nel proprio contesto famigliare e sociale di appartenenza e gestisce 4 servizi di aggregazione sociale).

Leggi: Vivere Pesaro, 13/07/2020


lunedì 13 luglio 2020
Campania – Sostegno al fitto per l’emergenza covid, i sindacati: ‘A quando i contributi?’

“A oltre un mese dalla pubblicazione della graduatoria definitiva per il bando regionale fitti anno 2019 e ad oltre due mesi dalla pubblicazione del bado straordinario, benché i pochi fondi disponibili siano sufficienti per un modesto numero di famiglie e mentre la Giunta Regionale, per tale motivo ha deliberato di finanziare con ulteriori 25 milioni di euro di risorse proprie, le iniziative intraprese nell’ambito dell’Azione “Sostegno al fitto delle abitazioni principali per situazioni di emergenza socio-economica”, le famiglie richiedenti il contributo ed aventi diritto ancora ne attendono la erogazione, che avviene tramite i comuni.
Intanto – scrivono il coordinatore provinciale Apu e il segretario provinciale del Sunia, Paolo Iorio e Giuseppe Falzarano – sono migliaia le famiglie che corrono il rischio di sfratti per morosità nei prossimi mesi a Benevento e nella Regione Campania, nella quale già prima dell’emergenza Covid-19, si registravano numerosi sfratti per morosità (oltre 10.000 procedimenti già avviati in tutta la Regione ai quali andranno ad aggiungersi quelli numerosissimi dell’emergenza post Covid-19.
A quando l’erogazione dei contributi? Dal Comune – concludono i sindacalisti – ci dicono che la Regione ancora non ha erogato i fondi, dalla Regione, dietro nostra sollecitazione, ci dicono che al Comune devono controllare…Diamoci tutti una sbrigata, eroghiamo subito i contributi perché i soldi servono con urgenza”.

Leggi: Ntr24, 13/07/2020


sabato 11 luglio 2020
Ferrara – I sindacati degli inquilini: “Gravi e colpevoli ritardi dei Comuni sui bonus per gli affitti”

Sicet, Sunia e Uniat sollecitano le amministrazioni comunali ad attivarsi e criticano ancora l’Amministrazione di Ferrara per il nuovo bando Erp
Troppi ritardi dei Comuni ferraresi, capoluogo in primis, nell’assegnazione dei bonus per aiutare chi paga l’affitto di casa, ma anche per quelli previsti per i proprietari che in piena emergenza Covid-19 hanno abbassato il canone di locazione. È quanto denunciano i sindacati degli inquilini e degli assegnatari Sicet, Sunia e Uniat tramite una nota unitaria dei segretari Eva Paganini, Maurizio Ravani e Paola Poggipollini.
“La grave situazione economica che stiamo attraversando richiede interventi efficaci e rapidi per permettere a tutti gli inquilini in difficoltà di riuscire a pagare il canone di affitto, evitando il rischio di sfratti – evidenziano i sindacati -. Invece, oltre a non essere stata accolta nei mesi scorsi la nostra richiesta di convocare il Tavolo provinciale delle politiche abitative come tavolo di crisi, per poter affrontare complessivamente i problemi per tutti i conduttori, siano essi commercianti, affittuari di alloggi privati, di alloggi Erp, studenti o proprietari di immobili, stiamo oggi assistendo a gravi e colpevoli ritardi”.

Leggi: Estense, 11/07/2020


giovedì 9 luglio 2020
Emergenza sfratti, i sindacati: “La Regione si dimentica degli inquilini”

“Riteniamo irresponsabile questo atteggiamento, i soldi adesso ci sono, bisogna distribuirli in fretta”
Il 15 maggio scorso, durante una audizione in regione Piemonte sull’emergenza abitativa, l’Assessore alla semplificazione Marrone e la collega al welfare Caucino dichiaravano, (la notizia è stata riportata dai giornali) che avrebbero anticipato il bando per il sostegno affitti previsto per settembre a giugno, per distribuire contributi fino a 3000 euro a chi rischia di finire in mezzo alla strada.
Erano bugie! Siamo arrivati ai primi di luglio e non c’è traccia di bandi per dare un aiuto economico alle famiglie in difficoltà a pagare i canoni.
I sindacati inquilini, SUNIA, SICET, UNIAT, assieme a CGIL, CISL, UIL, fin dal mese di aprile hanno ripetutamente sollecitato l’Assessore Caucino a un confronto per individuare il modo migliore per una rapida distribuzione dei fondi, regionali e nazionali, stanziati per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare gli affitti, inutilmente, l’Assessore è assente.
Anche il Presidente Cirio il 2 giugno scorso ha dichiarato ad alcuni organi di stampa , che nel “riparti Piemonte” erano stanziati 15 milioni di euro per il sostegno affitti. Ad oggi di tutti questi stanziamenti non c’è traccia.

Leggi: Ossola News, 09/07/2020


giovedì 9 luglio 2020
Albano Sant’Alessandro, il conto di una RSA privata: più di 11 mila euro per la quarantena di un ospite

Il calcolo applicando alla lettera le indicazioni della delibera regionale. Il periodo di isolamento necessario prima del trasferimento in una struttura pubblica, chiesta dai parenti
A fronte di tante famiglie che vogliono portare nelle case di riposo i loro anziani, ce ne sono altre che non riescono a ottenere la dimissione dalle strutture private, o meglio non se la possono permettere per i costi. Un problema che nasce dalla delibera dello scorso giugno con cui Regione Lombardia doveva riaprire le Residenze socio assistenziali dopo il Covid-19, ma sinora non ha praticamente portato a nuovi ingressi, sollevando invece le proteste accese degli amministratori delle case di riposo.
Tra i punti più contestati c’è l’istituzione della quarantena a domicilio per chi vuole entrare nelle strutture per anziani, che dovrebbe essere fatta sotto il controllo della futura Rsa. La delibera, invece, non prevede che ci possano essere dei passaggi di ospiti da una struttura all’altra. Una possibilità, però, che stanno valutando molte famiglie: nell’emergenza, avevano ricoverato i propri anziani in strutture private, che ora hanno rette attorno ai 3.000 euro al mese, e adesso vorrebbero spostarli, per tentare di risparmiare qualcosa.

Leggi: Corriere della Sera, 09/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Dramma Rsa di Torino: rischio stop delle strutture post pandemia

Così Fabrizio Ghisio di Federsolidarietà, durante il consiglio aperto del Comune di Torino, convocato questa mattina sulle criticità vissute dalle Residenze sanitarie assistenziali durante il periodo di emergenza
“Le Rsa devono far fronte a un aumento dei costi di almeno il 20%. Il rischio è che dopo che si sono ammalate le persone, si ammalino anche le strutture”. Così Fabrizio Ghisio di Federsolidarietà, durante il consiglio aperto del Comune di Torino, convocato questa mattina sulle criticità vissute dalle Residenze sanitarie assistenziali durante il periodo di emergenza. “La seconda ondata Covid potrebbe arrivare e rischia di non trovare più le Rsa”, aggiunge Ghisio ponendo in evidenza le criticità che si trovano a dover affrontare anche i centri diurni per anziani. “Bisogna intervenire” conclude.
Sono sette, secondo Tiziana Tripodi della Cisl Fp i problemi che hanno reso le Rsa “l’anello debole” della risposta all’emergenza. “I tamponi sono stati fatti tardivamente, l’isolamento nelle strutture è risultato fallimentare, c’è stata una sostanziale incongruenza tra linee guida ministeriali e le Asl territoriali, sono mancati i dispositivi di protezione, i tamponi al personale in quarantena non si sono mai visti e non ci sono stati dati certi sulla diffusione del contagio”. La fragilità delle strutture è dovuta inoltre alla carenza dell’organico. “Esprimere in minuti di assistenza i bisogni dei pazienti è disumano- prosegue Tripodi-. Gli Oss fanno assistenza agli anziani per due ore al giorno, 120 minuti, gli infermieri per 30 minuti al massimo”.

Leggi: Redattore Sociale, 08/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Larino (CB), nasce l’ambulatorio solidale dei medici in pensione

Nasce a Larino (CB) un nuovo ambulatorio solidale per garantire un supporto alle persone che hanno difficoltà ad accedere alle cure in un momento particolarmente difficile a causa dell’emergenza Covid.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’impegno di Auser e dell’amministrazione comunale e a quello dei medici in pensione che hanno dato la loro disponibilità gratuita e volontaria ad effettuare visite ad anziani e a persone in difficoltà economica o a rischio di emarginazione sociale.
Nei giorni scorsi infatti è stata approvata la delibera comunale con cui sono stati concessi in comodato d’uso gratuito all’Auser i locali della ex scuola materna, che diventerà presto la sede del nuovo presidio sanitario.
La regione Molise finanzierà il progetto con un contributo di 15mila euro che serviranno per l’allestimento dei locali e l’acquisto di strumenti e apparecchiature.

Leggi: Auser, 08/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Blocco degli sfratti, a Firenze almeno duemila alla ripartenza, sistema a rischio

Proroga del blocco degli sfratti, intanto una precisazione è d’obbligo, come ci spiega Emanuele Rindori, coordinatore nazionale dei legali del Sindacato degli inquilini Sunia nonché Coordinatore dell’Osservatorio sulle Locazioni del Tribunale di Firenze, vale a dire che per amor della precisione, in realtà il provvedimento di proroga (da settembre a fine dicembre) che ha ottenuto l’ok dalle commissioni della Camera, sembra essersi arenato a causa delle forti pressioni delle associazioni nazionali dei proprietari, nonostante si dia ormai per certo che l’ok verrà dato a giorni.
“Un piccolo, ma anche grande punto interrogativo – dice l’avvocato Rindori – soprattutto, nonostante il blocco sia senz’altro una boccata d’ossigeno per le famiglie in particolare difficoltà, da covid e non solo, vorrei precisare un punto: con le proroghe del blocco (da settembre a dicembre 2020, n.d.r.) non si risolvono i problemi”. E neanche con i blocchi, aggiungiamo noi, in quanto i blocchi non possono durare in eterno. E il problema torna, magari anche più pesante di quanto in precedenza, dal momento che il rinvio del problema non può far altro che accrescerlo. Naturalmente, al netto delle famiglie per cui quei sei mesi di rinvio possono risultare essenziali per trovare soluzioni diverse, abitative o di lavoro.

Leggi: Stamp Toscana, 08/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Lecco, le iniziative di Auser per contrastare l’emergenza caldo

Nel periodo estivo l’Auser Provinciale di Lecco, tramite i punti di telefonia di Lecco, Bellano, Auser Filo d’Argento Meratese, Auser Brianza Casatese e Auser Colico, conferma la propria vicinanza alle persone over 75 attraverso il servizio di compagnia telefonica “Emergenza caldo”, effettuato in convenzione con Ats Brianza.
Nei mesi più caldi infatti, anche per via delle vacanze dei familiari, la solitudine diventa ancor più isolamento. Auser monitora gli anziani attraverso il contatto telefonico, una “voce amica” che recepisce una serie di informazioni utili a conoscere la condizione di vita, lo stato di benessere o di disagio/fragilità della persona anziana attivando, ove necessario, le comunicazioni con il sistema dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari territoriali. Le telefonate vengono effettuate con maggior frequenza rispetto alla norma, per offrire consigli pratici e informazioni necessarie a prevenire gli effetti delle ondate di caldo intenso. Contestualmente, la sede di Lecco resta “aperta per ferie”: gli uffici saranno sempre operativi anche nel mese di agosto.
L’invito quindi, per gli anziani che hanno bisogno di un aiuto in più durante l’estate, è di rivolgersi al numero verde 800 995 988 da telefono fisso, oppure allo 0341 286563 da cellulare, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Con una semplice chiamata è possibile ricevere informazioni per meglio affrontare il periodo estivo, comunicare con una persona amica e uscire dalla solitudine, essere accompagnato a visite o a esami medici all’ospedale, ricevere pasti a domicilio, farmaci o spesa (laddove previsto).

Leggi: Auser, 08/07/2020


mercoledì 8 luglio 2020
Parma, scattato il piano anticaldo

Scatta anche quest’anno il piano caldo del distretto di Parma, in vista dell’avvicinarsi del periodo a maggior rischio di ondate di calore, per fornire supporto a persone anziane e disabili e, in generale, a persone in condizioni di fragilità. Per l’estate 2020, in considerazione dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid 19, le azioni individuate all’interno dei programmi locali sono state programmate tenendo conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, al fine di contrastare e contenere il diffondersi del virus. Il piano prevede per il Comune di Parma di dare continuità al call center per le emergenze (attivato durante il lockdown), attraverso due numeri telefonici dedicati h 24, 339 6859982/ 0521218970 sino al 15 settembre per raccogliere le segnalazioni degli anziani e di persone fragili; la divulgazione di locandine con tutti i consigli utili per difendersi dal caldo; il monitoraggio degli anziani soli, anche tramite i medici di famiglia; la collaborazione con il volontariato a supporto dei servizi.
Anche quest’anno importanti realtà del volontariato garantiscono la collaborazione con i Servizi per fornire interventi di supporto agli anziani soli, soprattutto per il disbrigo delle pratiche della vita quotidiana. Fra queste l’Auser filo d’Argento di Parma.

Leggi: Auser, 08/07/2020


IN AGENDA:

Italia Longeva – Long-Term Care Five

Roma, nuova data in corso di definizione
Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute
Quinta edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine
Il convegno, originariamente fissato per il 7 e 8 luglio (data posticipata causa Covid), si terrà in autunno in data in corso di definizione.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

Disuguaglianze e SSN: una contraddizione irrisolvibile?

Questo articolo è una sintesi di quello con lo stesso titolo in uscita sul numero 1/2020 della rivista “Politiche Sociali/Social Policies”.
A più di quaranta anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ha senso interrogarsi sulla equità territoriale in sanità, ovvero sulla distribuzione universalistica dei servizi e delle prestazioni per la tutela della salute, nelle diverse regioni italiane? È una contraddizione irrisolvibile quella tra disuguaglianza e welfare universalistico istituzionale in sanità? Se la domanda poteva sembrare provocatoria prima della diffusione del Covid-19, ora essa assume tutt’altro rilievo di fronte alle risposte assistenziali che, in questi mesi di emergenza sanitaria, sono state date dai diversi Servizi Sanitari regionali (SSR).
La tesi che si sostiene è che la normativa in ambito sanitario abbia accentuato, nel tempo, concetti diversi di equità territoriale. Non viene preso in considerazione il tema dell’equità nello stato di salute, bensì il punto di vista della giustizia distributiva e, in particolare, dei tre criteri costituiti dall’uguaglianza di risorse (strutturali e professionali) messe a disposizione della popolazione, dall’uguaglianza di accesso ai servizi e alle prestazioni, e dall’uguaglianza di risultati assistenziali. L’idea è, infatti, che la normativa si sia focalizzata in una prima fase sull’uguaglianza di risorse, poi su quella di accesso per arrivare, in tempi più recenti, ad una specificazione plurale dell’eguaglianza guardando anche ai risultati assistenziali; il tutto all’interno di politiche di contenimento della spesa sanitaria e di continua ridefinizione degli ambiti istituzionali del Servizio sanitario stesso.

Leggi: Welforum


Milano invecchia e lascia poco spazio alle donne

Dai dati del rapporto della Fondazione Ambrosianeum una città in cui ci sono sempre più anziani e in cui le famiglie unipersonali sono il 52,4%. Mentre nel lavoro le donne sono penalizzate
Una città con persone più longeve ma anche più sole. E in cui le donne sono ancora discriminate. Benvenuti a Milano. Il rapporto della Fondazione Ambrosianeum, dal titolo “La salute, il pane e le rose”, indaga con una serie di contributi di esperti come la città si è trasformata. E anche il numero cresce dal punto di vista demografico (+11% dal 2011 al 2018 contro il -1,1% del decennio precedente, e questo soprattutto grazie alla presenza straniera), Milano è “affaticata da una popolazione sempre più longeva e sola (rispetto agli altri Comuni della Città Metropolitana Milano ha il più alto indice di ultraottantenni, aumentati del 32% tra il 2005 e il 2018, e il più basso di bambini e adolescenti entro i 14 anni); che non riesce a far decollare i ritmi riproduttivi (persino quelli delle donne straniere, calati dal 2,1 del 2005 all’1,6 del 2018, contro l’1,2 delle italiane)”. E le persone rischiano di essere, almeno formalmente, sempre più sole, visto che il 52,4% delle famiglie è unipersonale, un dato in costante crescita, e solo il 12% ha 4 componenti.
Sul fronte del lavoro, la condizione della donna non è migliorata. Il tasso di occupazione femminile è passato dal 67,1% del 2011 al 70,2% del 2017, ma “il divario qualitativo, retributivo e di numero di ore lavorate rispetto alla componente maschile della popolazione attiva non si è affatto ridotto”, si legge nel capitolo curato da Brunella Fiore e Egidio Riva. “Restringendo il campo al lavoro dipendente, crescono i contratti a tempo determinato (soprattutto tra gli uomini) e part-time (sempre tra gli uomini, triplicati dal 2001 contro un +55,4% delle donne). Ma sul fronte retributivo le donne scontano la differenza di genere, visto che il 65,5% delle milanesi percepisce al massimo 1.500 euro al mese e solo il 3,4% supera i 3.000 euro”.

Leggi: Redattore Sociale


Aspettando il cambiamento

L’esigenza di ripensare il sistema di risposte ai bisogni sociosanitari legati alla non autosufficienza, sentita già da tempo, va facendosi sempre più pressante. L’emergenza legata alla diffusione del coronavirus ha reso ancora più urgente il ripensamento delle filiere assistenziali residenziali e domiciliari. Secondo l’autore, solo una forza riformatrice lucida e competente può andare oltre la ricostruzione dell’esistente, verso un nuovo sistema integrato multilivello.
di Michelangelo Caiolfa (Federsanità-Anci Toscana)
Da anni analizziamo il profondo cambiamento socio-demografico del Paese. Da anni discutiamo dei nuovi bisogni sociosanitari legati alle non-autosufficienze e alle fragilità. Da anni un vasto circuito composto da persone, famiglie, associazioni, operatori, professionalità, ricercatori, amministratori, cerca di ragionare per fare evolvere i servizi e, nel contempo, cerca in tutti i modi di far comprendere i temi che stanno alla base di questa indispensabile evoluzione. Da anni, gli stessi anni, aspettiamo un cambiamento che non arriva.
I motivi sono tanti e si sono protratti nel tempo: debolezza nella visione delle politiche e nelle capacità di riforma; debolezza nelle capacità di riordinare e trasformare le misure operative attorno ad un approccio evoluto e dinamico dei bisogni delle persone e delle reti familiari; debolezza nelle reali capacità di riorganizzare secondo logiche multidimensionali i nostri processi decisionali, gestionali, professionali e amministrativi.

Leggi: I Luoghi della Cura


Culle sempre più vuote. Istat: “Nel 2019 solo 420 mila nascite. È il nuovo record negativo”. Prosegue anche il calo della popolazione

Rispetto al 2018 si registrano 19 mila nuovi nati in meno. In picchiata anche la popolazione residente che ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%), un dato trainato dal calo dei residenti italiani, mentre gli stranieri crescono di numero. Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è di -214 mila unità. IL REPORT
“Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente è inferiore di quasi 189 mila unità (188.721) rispetto all’inizio dell’anno. Il persistente declino avviatosi nel 2015 ha portato a una diminuzione di quasi 551 mila residenti in cinque anni. Rispetto all’anno precedente, si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero. Anche il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%).”. È quanto riporta l’Istat nel suo report sul Bilancio demografico nazionale relativo all’anno 2019.
Sempre meno residenti. Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni.

Leggi: Quotidiano Sanità


8° Monitoraggio Covid. 7 Regioni con Rt sopra 1 e in 11 il trend dei nuovi casi cresce. Attivi oltre 600 focolai. Ma per Ministero-Iss quadro è di “bassa criticità”. Ecco il dossier ‘segreto’

Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto: queste le regioni con RT sopra 1 negli ultimi sette giorni. In altre regioni si segnala anche un numero basso di personale impiegato nel controllo dell’emergenza e in 10 si evidenzia un rischio d’impatto sul sistema sanitario ‘moderato’ mentre in tutte le altre è valutato o ‘basso’ o ‘molto basso’. Ministero e Iss: “Situazione complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione”. IL REPORT INTEGRALE
Sette Regioni (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto) con l’indice Rt sopra 1 negli ultimi 7 giorni con un trend settimanale dei nuovi casi che cresce in 11 Regioni. 636 focolai attivi di cui 99 nuovi solo nell’ultima settimana. Ma non solo, in ben 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) il rischio di impatto del Covid sui servizi sanitari è ritenuto ‘moderato’ (e quindi da tenere sott’occhio) mentre in tutte le altre Regioni è valutato o ‘basso’ o ‘molto basso’.
E ancora in Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia e Puglia si segnala un numero basso di personale con un numero di unità di personale inferiore ad 1 su 10 mila dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento. Segnalate anche allerte sulla resilienza dei servizi sanitari in Abruzzo, Campania e Puglia.

Leggi: Quotidiano Sanità


Nel dopo-pandemia pensiamo alla casa

La quarantena ha mostrato quanto sia importante avere una casa. È dunque il momento di riaprire il discorso sull’edilizia pubblica popolare. Approfittando anche dei bassi tassi di interesse, si potrebbe lanciare un piano da centomila abitazioni.
L’edilizia nel piano Colao
La lunga quarantena imposta dalla pandemia da Covid-19 ha reso ancor più evidente la disparità tra le famiglie che hanno potuto viverla in case spaziose e quelle costrette a passarla in abitazioni inadeguate o in strutture improprie e di emergenza. All’uscita dalla quarantena gli operatori immobiliari hanno iniziato a riflettere sull’opportunità di realizzare abitazioni mediamente più grandi di quelle ora disponibili, dove passare più comodamente eventuali altri periodi di isolamento. Naturalmente, gli appartamenti costeranno di più e la loro offerta interesserà, di conseguenza, i segmenti più benestanti della popolazione, trascurando il problema della casa per le famiglie con redditi modesti.
La necessità di occuparsi della questione è evidenziata nel Rapporto Colao, secondo cui il governo dovrebbe “sostenere un piano di investimenti finalizzato a potenziare un’offerta abitativa economicamente accessibile, socialmente funzionale ed ecosostenibile, attraverso la messa a disposizione di immobili e spazi pubblici inutilizzati da sviluppare con fondi pubblico-privati da offrire sul mercato a prezzi calmierati”. La genericità delle “azioni specifiche”, indicate solo per titoli (investimenti per il social housing anche utilizzando il patrimonio di edilizia convenzionata, fondi per l’edilizia agevolata), non offre però alcun contributo su come disegnare e attuare un programma con questo obiettivo.

Leggi: La Voce


Long term care. Ocse: “Covid ha messo in luce i problemi strutturali: scarsa integrazione con gli altri servizi sanitari, personale poco formato e sotto pagato e standard sicurezza inadeguati”

La pandemia ha messo in luce come nel settore dell’assistenza a lungo termine (Rsa, assistenza domiciliare) vi siano numerosi problemi che hanno comportato anche ad un elevato numero di decessi proprio in queste strutture, senza dimenticare anche chi invece è rimasto a casa. Per questo si richiamano gli stati ad intensificare gli investimenti. IL DOCUMENTO
“La pandemia da Covid 19 ha messo in luce tutti i problemi del settore dell’assistenza a lungo termine (LTC). Le persone anziane e gli operatori sanitari sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pandemia. Molti paesi dell’OCSE hanno adottato misure per contenere la diffusione dell’infezione e mitigarne l’impatto sui gruppi vulnerabili. Tuttavia, la crisi sanitaria sta mettendo in evidenza ed esacerbando problemi strutturali preesistenti nel settore dell’assistenza a lungo termine (LTC). Gli operatori sanitari sperimentano condizioni di lavoro difficili. Inoltre, vi sono disallineamenti di competenze, scarsa integrazione con il resto dell’assistenza sanitaria e standard di sicurezza inadeguati o scarsamente applicati. In prospettiva, sono necessari maggiori investimenti nella forza lavoro e nelle infrastrutture LTC per garantire livelli adeguati di personale qualificato, con condizioni di lavoro dignitose e priorità nella qualità delle cure e sicurezza”. È questo il richiamo che fa l’Ocse agli stati in un suo recente documento ad hoc sul tema.

Leggi: Quotidiano Sanità


Italia Longeva: “Il Pronto soccorso della fragilità si chiama assistenza domiciliare. Prioritario ripensarla”

Per Bernabei, Presidente di Italia Longeva: “Le cure territoriali sono la vera priorità di investimento in sanità. Per fare una buona assistenza domiciliare servono metodologie e competenze, e bisogna investire in formazione e tecnologia. Abbiamo un’occasione imperdibile per ‘sdoganare’ la tecnoassistenza in Italia. L’infermiere di comunità può diventare il case manager della fragilità”
La pandemia ha acceso i riflettori sulla medicina del territorio e sulla necessità di investire su uno dei suoi pilastri fondamentali, l’assistenza domiciliare vera alternativa all’ospedale. Peccato che in Italia sia ancora da fondare: ne beneficia appena il 2,7% degli over-65 e per una media di 20 ore di prestazioni all’anno. In altri paesi europei, la percentuale di anziani assistiti a casa si attesta fra l’8 e il 10%, con punte del 20%, e per una media che in Europa è di 20 ore, ma al mese.
Ma se la pandemia aperto il vaso di pandora, ha anche mobilitato risorse economiche per rafforzare gli strumenti di assistenza agli anziani fragili. Cosa fare per non sprecare questa occasione e come rendere il territorio all’altezza di questo compito?
Se ne è discusso ieri al webinar “Assistenza Domiciliare Integrata (ADI): ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza”, organizzato da Italia Longeva, l’Associazione nazionale per l’invecchiamento e la longevità attiva del Ministero della Salute, che ha messo a confronto decisori e attori sul territorio su modelli organizzativi, competenze e strumenti per realizzare un’ADI più efficiente, accessibile e diffusa.

Leggi: Quotidiano Sanità


Don Vinicio Albanesi: “Basta con le RSA, è il momento di trasformarle”

Il presidente della Comunità di Capodarco è da tempo convinto della necessità di cambiare radicalmente la gestione della terza età, andando oltre l’istituzionalizzazione. “L’epidemia ha mostrato i limiti terapeutici ed esistenziali che le persone anziane sono costrette a vivere. Occorre cambiare, senza far prevalere la logica del risparmio”
“La vita dell’anziano è la vita di tutti. Gli anziani solo più fragili, meno veloci, meno efficienti. Ma non è che a 85 anni non servono più! Accudirli e trattarli con dignità è un dovere e un riconoscimento per quello che hanno fatto per la società nel corso della loro vita. Il rischio, invece, è che sia passato ormai il messaggio secondo cui in questa società possono vivere solo coloro che sono efficienti”. Parte da queste considerazioni la riflessione di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, a proposito della condizione degli anziani. Una riflessione che ha ricevuto uno scossone violento sul piano emotivo dalle vicende verificatesi in questi mesi di Covid-19, con le numerose morti all’interno delle strutture di accoglienza e le relative indagini. Uno spaccato che ha portato da subito don Albanesi a dire: “Le Rsa vanno chiuse. O, comunque, profondamente trasformate”.

Leggi: Auser


SEGNALAZIONI:

Indennità Covid-19: mensilità maggio

Ulteriori chiarimenti di Inps su domande e requisiti
L’Inps, con la circolare n. 80 del 6 luglio, fornisce ulteriori chiarimenti per l’accesso alle indennità Covid di 1.000 euro, previste dal D.L. n. 34/2020 (decreto Rilancio), per il mese di maggio 2020. Destinatari sono liberi professionisti, titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla gestione separata, lavoratori in somministrazione e stagionali dei settori turismo e stabilimenti termali.
Per quanto riguarda i liberi professionisti, l’Inps precisa che possono chiedere il beneficio economico i titolari di partita IVA, attiva alla data del 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del D.L. n. 34/2020), compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo, iscritti alla Gestione separata non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Requisito indispensabile per l’acceso all’indennità è di aver subìto nel bimestre 2020 una riduzione del reddito pari ad almeno al 33% rispetto al secondo bimestre 2019, che il lavoratore richiedente dovrà comunque autocertificare al momento della domanda. L’Inps, a sua volta, comunicherà i nominativi di coloro che hanno presentato l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate per i controlli sulla verifica del requisito reddituale.

Leggi: Inca


D.L. Rilancio: indennità per i lavoratori domestici
Procedura per riesame delle domande respinte
Con il messaggio n. 2715/2020, l’Inps comunica che chi si è visto respingere la domanda di indennità, qualora ritenga di avere comunque i requisiti, può chiedere il riesame del provvedimento utilizzando la procedura internet già disponibile, allegando la relativa documentazione attestante il possesso dei requisiti.
Per procedere, il richiedente dovrà essere in possesso di una delle seguenti credenziali:
•PIN ordinario o dispositivo rilasciato dall’INPS;
•SPID di livello 2 o superiore;
•Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
•Carta nazionale dei servizi (CNS).
Per inoltrare la domanda, l’utente dovrà accedere all’apposita sezione della pagina web “Richiesta di riesame”, che mostra le informazioni relative alla richiesta presentata e il provvedimento di rigetto. Una volta completata e inoltrata, la domanda verrà protocollata e le informazioni ad essa correlate, ivi incluse le informazioni sullo stato di lavorazione, verranno rese disponibili nella medesima sezione del sito web.

Leggi: Inca


 

 

 

 

martedì 7 luglio 2020
Coronavirus, 160mila italiani hanno la casa pignorata

Rapporto Federcasa. La pandemia da Covid-19 ed il conseguente lockdown hanno determinato un pesante impatto sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, tanto che una su quattro ha avuto difficoltà a pagare l’affitto, e oltre il 40% prevede di non riuscire a pagarlo nei prossimi 12 mesi
La pandemia da Covid-19 ed il conseguente lockdown hanno determinato un pesante impatto sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, tanto che una su quattro ha avuto difficoltà a pagare l’affitto, e oltre il 40% prevede di non riuscire a pagarlo nei prossimi 12 mesi. A soffrire sono state anche le famiglie con un mutuo le quali, a causa delle difficoltà nel far fronte alle rate, hanno generato un ammontare di crediti deteriorati in pancia alle banche di 15,6 miliardi di euro. Ad aggravare il quadro generale si aggiunge il fatto che poco meno di 100.000 famiglie rischiano di diventare inadempienti, anche dopo l’emergenza, mentre 160.000 hanno la casa pignorata. Sono questi alcuni dati diffusi oggi da Federcasa, in occasione dell’Assemblea nazionale, e contenuti all’interno dello studio “Dimensione del disagio abitativo pre e post emergenza Covid-19. Numeri e riflessioni per una politica di settore”, che la Federazione ha commissionato all’istituto Nomisma.

Leggi: Redattore Sociale, 07/07/2020


lunedì 6 luglio 2020
L’esercito dei pensionati che aiuta figli e nipoti. Ecco il bonus

Quello dei pensionati che in Italia si prendono cura di figli, nipoti o parenti disabili è un vero e proprio esercito. Tanto lavoro, quotidiano, per i nipoti, in primis, mentre i genitori sono fuori a lavorare. Troppo spesso infatti le famiglie non possono permettersi una baby sitter e devono fare dunque affidamento sui nonni. Una rete vastissima che tocca milioni di pensionati da Nord a Sud. E poi ci sono i parenti, nonni o zii, che danno una mano con i figli o i nipoti non autosufficienti. Un lavoro di cura preziosissimo che colma in parte le falle di un welfare che non riesce a rispondere pienamente ai bisogni dei cittadini. Un lavoro di cura che vede oggi un primo riconoscimento che il sindacato della Cgil saluta positivamente.
Si tratta del bonus baby sitter introdotto dal decreto Rilancio, da poco approvato, che potrà essere utilizzato anche da chi si prende cura dei minori, a condizione che i parenti non vivano nella stessa casa. Il limite d’età è stato fissato a 12 anni. Limite che viene meno in caso di un familiare disabile. (Qui tutte le informazioni sul bonus: requisiti e modalità di richiesta). È inoltre possibile richiedere il bonus anche per pagare i centri estivi e i servizi integrativi per l’infanzia. Una boccata d’ossigeno per tutte quelle famiglie che in questi mesi con le scuole chiuse si sono dovuti sobbarcare un lavoro spesso al di là delle proprie capacità. In questa situazione i nonni hanno svolto un ruolo cruciale, consentendo di fatto a tanti genitori di poter continuare a lavorare.

Leggi: Liberetà, 06/07/2020


lunedì 6 luglio 2020
Senza anziani non c’è futuro. Appello per ri-umanizzare le nostre società. No a una sanità selettiva

Da una preoccupazione della Comunità di Sant’Egidio sul futuro delle nostre società – emersa in questi giorni durante la crisi causata dal coronavirus – nasce questo appello, tradotto in diverse lingue e diffuso a livello internazionale. È rivolto a tutti, cittadini e istituzioni, per un deciso cambiamento di mentalità che porti a nuove iniziative, sociali e sanitarie, nei confronti delle popolazioni anziane.
L’emergenza Covid-19 ha portato alla luce non solo una crisi profonda del sistema sanitario ma anche una drammatica riflessione sulla gestione dei pazienti nella pandemia, orientata verso una “sanità selettiva”, che considera residuale la vita degli anziani, giustificando una forma di “scelta” in favore dei più giovani e dei più sani.
L’appello Senza anziani non c’è futuro, tradotto in diverse lingue e diffuso a livello internazionale, nasce dalla concreta preoccupazione della Comunità di Sant’Egidio rispetto al futuro di una società in cui non può essere avallato uno “stato di necessità” umanamente e giuridicamente inaccettabile, non solo in una visione religiosa della vita, ma anche nella logica dei diritti dell’uomo e nella deontologia medica.

Leggi: Confronti, 06/07/2020


lunedì 6 luglio 2020
“Investimenti in digitalizzazione, cure domiciliari e personale. Prevista rimodulazione tetti spesa farmaceutica”. Ecco il Programma nazionale di riforma del Governo

Tra gli interventi anche l’aumento delle borse di specializzazione, un nuovo ruolo per i medici di famiglia modificando anche il percorso formativo, via libera all’infermiere di famiglia, investimenti in edilizia sanitaria, potenziamento farmacia dei servizi utilizzo intelligenza artificiale per elaborazione modelli predittivi e molto altro. Ecco la bozza del Programma nazionale Riforma del Governo.
“Il Governo intende dare seguito alle misure a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) adottate con i recenti provvedimenti attraverso un piano di investimenti e misure organizzative e di politica industriale di medio-lungo termine. L’obiettivo per l’SSN sarà di migliorare la qualità dell’assistenza, la capacità ricettiva degli ospedali compresi i letti di terapia intensiva, la tempestività di risposta alle patologie infettive emergenti gravate da alta morbilità e mortalità, nonché ad altre emergenze sanitarie”. È quanto si legge nella bozza di Programma nazionale Riforma del Governo che fa parte del Def 2020.
Ad anticipare alcuni punti era stato il Ministro della Salute, Roberto Speranza che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato di star “lavorando da settimane a un piano straordinario di investimenti sul Servizio sanitario nazionale. Dobbiamo rafforzare i presidi territoriali, modernizzare le attrezzature ospedaliere e la strumentazione diagnostica per gli screening oncologici. Poi c’è l’edilizia sanitaria, la ricerca, la necessità di attrarre gli investimenti della farmaceutica, dobbiamo rafforzare la relazione tra salute e ambiente. Abbiamo bisogno di recuperare il ritardo che l’Italia ha sulla sanità digitale, usare meglio le nuove tecnologie, i big data, la rete”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 06/07/2020


lunedì 6 luglio 2020
Seconde case, alloggi e condomini: superbonus tra vecchi e nuovi limiti

Nessun limite alle seconde case. Onlus e società sportive tra i beneficiari. Tetti di spesa rimodulati in base al numero di alloggi dell’edificio. Il superbonus del 110% esce cambiato dalla commissione Bilancio della Camera. Le modifiche votate venerdì – e attese ora all’ok dell’Aula – chiariscono alcuni aspetti e pongono nuove domande.
Confermati il recupero della detrazione in cinque anni, la cessione del bonus e lo sconto in fattura.
I lavori in condominio
Il “caso tipo” per cui sembra scritto il superbonus è quello del condominio residenziale: circa 5,9 milioni di edifici, secondo l’Istat, in cui si trovano 24,9 milioni di alloggi. L’ipotesi base è un intervento di riqualificazione energetica (cappotto termico e/o rifacimento dell’impianto di riscaldamento) o messa in sicurezza antisismica.
I tetti di spesa scendono negli immobili più grandi. Ad esempio, nei condomìni fino a otto unità il massimale per la coibentazione è di 40mila euro moltiplicato per il numero di alloggi, e scende a 30mila euro se ci sono più di otto unità; mentre per l’impianto di riscaldamento il limite è rispettivamente di 20mila e 15mila euro. Resta la necessità di migliorare di due classi energetiche l’edificio. Per l’antisismica, invece, non serve il salto di classe e la spesa è 96mila euro per unità.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 06/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
Servizi sociali “essenziali”. Cnoas: traguardo importantissimo

Approvato l’emendamento in Commissione Bilancio alla Camera: i servizi sociali sono servizi pubblici essenziali. Gazzi: “Le Regioni dovranno approntare un piano specifico per le emergenze e garantirli sempre”. Noja e Parente: “Non deve accadere mai più che le persone più fragili siano lasciate sole”
“Godere dei servizi sociali rientra tra i diritti costituzionalmente garantiti perché sono servizi pubblici essenziali! E’ appena passato a Montecitorio un emendamento presentato da Lisa Noja e Elena Carnevali e condiviso dalla senatrice Annamaria Parente, che richiama il diritto delle persone a godere dei servizi previsti al comma 4 dell’art 22 della legge 328/2000, la cosiddetta Legge Turco”. Lo annuncia il presidente del Cnoas, Gianmario Gazzi.
“Per noi assistenti sociali è un traguardo importantissimo, ma lo è per tutti quelli che si rivolgono ai servizi e che da questo momento in poi non si dovranno trovare davanti a delle porte chiuse – commenta – Le Regioni dovranno ora approntare un piano specifico per le emergenze e garantirli sempre perché per chi ha bisogno ogni giorno è un’emergenza”. “Grazie a chi ci ha ascoltati presentando l’emendamento, grazie a chi ha votato a favore – aggiunge – Continueremo le nostre battaglie per i figli un Dio minore, per i diritti per le persone, contro la precarietà degli assistenti sociali che sono al loro fianco. Perché i bisogni quotidiani non scadono come i nostri contratti”.

Leggi: Redattore Sociale, 03/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
“Puntare su politiche coordinate e integrazione tra ospedale e territorio”. Arriva il nuovo Piano nazionale di prevenzione 2020-2025. Ma per attuarlo solo 200 mln, stessa cifra di 15 anni fa

È pronto il nuovo Piano redatto dal Ministero della Salute che punta tutto su un “riorientamento del sistema di prevenzione” in chiave di un maggior coordinamento tra i vari attori in campo e integrazione delle politiche. Per l’attuazione delle molteplici iniziative e attività previste lo stanziamento resta però lo stesso previsto dall’intesa Stato Regioni del 2005, vale a dire 200 milioni annui vincolati all’interno del budget del Ssn. Quindi aumentano compiti e obiettivi ma non i finanziamenti.
“Sostenere il riorientamento di tutto il sistema della prevenzione verso un ‘approccio’ di Promozione della Salute” con l’obiettivo di favorire “il collegamento e l’integrazione tra le azioni previste da leggi, regolamenti, Piani di settore” perché “l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da COVID-19 ha mostrato che gli interventi di Sanità Pubblica sono fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di un Paese e che la salute di tutti dipende dalla salute di ciascuno”.
Sono queste le linee guida del nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute e che sarà anche posto all’ordine del giorno della prossima Conferenza Stato-Regioni.
Il nuovo Piano, un documento corposo di circa 200 pagine, “rappresenta la cornice comune degli obiettivi di molte delle aree rilevanti per la Sanità Pubblica”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 03/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
Anziani. Don Albanesi: “Basta con le Rsa, è il momento di trasformarle”

Il presidente della Comunità di Capodarco da tempo convinto della necessità di cambiare radicalmente la gestione della terza età, andando oltre l’istituzionalizzazione. “L’epidemia ha mostrato i limiti terapeutici ed esistenziali che le persone anziane sono costrette a vivere. Occorre cambiare, senza far prevalere la logica del risparmio”
“La vita dell’anziano è la vita di tutti. Gli anziani sono più fragili, meno veloci, meno efficienti. Ma non è che a 85 anni non servono più! Accudirli e trattarli con dignità è un dovere e un riconoscimento per quello che hanno fatto per la società nel corso della loro vita. Il rischio, invece, è che sia passato ormai il messaggio secondo cui in questa società possono vivere solo coloro che sono efficienti”. Parte da queste considerazioni la riflessione di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, a proposito della condizione degli anziani. Una riflessione che ha ricevuto uno scossone violento sul piano emotivo dalle vicende verificatesi in questi mesi di Covid-19, con le numerose morti all’interno delle strutture di accoglienza e le relative indagini. Uno spaccato che ha portato da subito don Albanesi a dire: “Le Rsa vanno chiuse. O, comunque, profondamente trasformate!”

Leggi: Redattore Sociale, 03/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
Dal 50 al 110%, come si trasferisce la detrazione: la sintesi del Notariato

Quando e come si trasferisce il diritto ai bonus. La panoramica del Consiglio nazionale del Notariato contenuta nello Studio numero 20-2020/t di Roberto Martino, approvata dalla Commissione studi tributari del 04 giugno 2020, è un vero “tourbillon” di situazioni complesse, chiarite dal documento di prassi, utile anche all’agente immobiliare, perché l’incidenza dei bonus sul valore dell’immobile si è progressivamente ampliata nel tempo.
Interessati l’amministratore ed il proprietario anziano.
Anche l’amministratore di condominio deve conoscere come si trasferisce la detrazione, per poter rispondere alle domande dei condòmini e perché, ogni anno vanno inseriti, nei software di gestione del registro di Anagrafe condominiale, chi subentra nell’annualità, in modo che sia allineata la trasmissione dei dati all’agenzia delle Entrate per la dichiarazione precompilata e le cessioni del credito.
Lo studio è poi fondamentale per il proprietario anziano, per il quale la propria tranquillità economica é bene prezioso, così come la possibilità di poter trasferire ai propri familiari, il diritto a pagare meno imposte, specie se le spese sono state sostenute dall’intera famiglia.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 03/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
Bonus affitti, cessione in quattro step dal pagamento alla comunicazione

Cessione del credito di imposta sui canoni di affitto in quattro step. Prima il pagamento del canone con la maturazione del credito d’imposta, poi la stipula del contratto di cessione cui fa seguito la comunicazione telematica da parte del cedente e infine l’accettazione del cessionario, sempre via web.
Il provvedimento delle Entrate
Con la pubblicazione del provvedimento delle Entrate che disciplina le modalità di cessione (si veda il Quotidiano del Sole 24 Ore – Condominio di ieri ), gli inquilini (imprese o professionisti) interessati a cedere il credito di imposta sui canoni di locazione di immobili non abitativi in base al Dl 34/2020 possono avviare le procedure per dar corso alla operazione.
Procedure che sono analoghe anche per la cessione del bonus botteghe previsto dal decreto legge 18/2020. A partire dal 13 luglio, si potrà effettuare la trasmissione del modello utilizzando funzionalità che saranno attivate nel sito internet dell’Agenzia

Leggi: Quotidiano Condominio, 03/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
Caregiver familiari, nessun bonus: salta il contributo di 1200 euro

Tramontata l’ipotesi di assegnare un bonus complessivo di 1.200 euro ai caregiver che assistono un familiare in casa: in Commissione Bilancio alla Camera saltati gli emendamenti dei relatori, bocciati quelli delle opposizioni. Sullo sfondo il ddl che al Senato riconosce ufficialmente la figura
Niente bonus per i caregiver: i 600 euro al mese, riconosciuti per i mesi di marzo e aprile 2020, che erano stati proposti in sede di conversione del decreto Rilancio, non troveranno spazio nella versione definitiva del provvedimento. E’ questa l’intenzione che predomina dentro la maggioranza di governo, che ha scelto di non appoggiare i testi di quegli emendamenti che prevedevano l’istituzione di una misura che avrebbe dovuto riconoscere un contributo monetario a quelle persone che assistono in forma continuativa un familiare non autosufficiente. E sul tema, oltre agli appelli lanciati nei confronti del ministro dell’Economia Gualtieri, compare sullo sfondo anche l’altra partita, che si gioca al Senato dove è in corso l’iter della proposta di legge che riconosce giuridicamente la figura del caregiver familiare.

Leggi: Redattore Sociale, 01/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
Infermiere di famiglia. Cgil, Cisl, Uil Fp al Senato: “Rapporto di lavoro sia di dipendenza”

Così i sindacati in audizione presso la commissione Igiene e Sanità del Senato sul ddl 1346 (infermiere di famiglia). “La dipendenza è la strada di gran lunga migliore e più sicura per garantire sia i cittadini che chi lavora. In questi anni abbiamo misurato con mano, e la tragedia della pandemia l’ha messo di fronte agli occhi di tutti, i danni prodotti da un’eccessiva frammentazione dei processi organizzativi e clinici legati al sistema delle cure primarie”.
La strutturazione della figura dell’Infermiere di famiglia e di comunità (Ifc), all’interno del Distretto, può offrire un contributo necessario e importante al fine di garantire, attraverso la presa in carico anche domiciliare dei casi, l’individuazione precoce della malattia, la prevenzione delle complicanze, la gestione delle cronicità e non ultimo la riduzione del sovraccarico sui Pronti Soccorso e sugli Ospedali. È quanto si legge nel testo di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl consegnato nel corso dell’audizione presso la commissione Igiene e Sanità del Senato sul ddl 1346 (infermiere di famiglia), nel sottolineare la necessità che “l’Ifc sia alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 01/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
Papa Francesco accoglie l’appello “Senza anziani non c’è futuro”

Venerdì 26 giugno Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi. Tra i temi del colloquio con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in primo piano la protezione degli anziani nelle nostre società, il contrasto a una “sanità selettiva” e un nuovo sistema che punti sulla domiciliarità della cura e dell’assistenza, anche alla luce dell’altissimo e inaccettabile numero di vittime tra gli anziani in istituto per il covid-19 in Italia e in Europa. Riccardi si è fatto recentemente promotore di un appello internazionale “Senza anziani non c’è futuro”, che ha già raccolto migliaia di firme. Auser fra i primi firmatari dell’Appello, ha sottoscritto con la Comunità di Sant’Egidio un protocollo per una diffusa campagna di raccolta firme.

Leggi: Auser, 01/07/2020


DALLE REGIONI:

martedì 7 luglio 2020
Bologna. Casa: bonus affitto, dai Comuni colpevoli ritardi. Subito gli avvisi pubblici per chi ha abbassato il canone causa Covid-19

Il 3 giugno 2020 la Regione Emilia Romagna, dopo un’intesa con le organizzazioni sindacali confederali CGIL CISL UIL e degli inquilini SUNIA SICET UNIAT, ha stanziato 15 milioni di euro per gli inquilini in difficoltà economica causa Covid-19. A distanza di oltre un mese, solo Bologna e Modena hanno già provveduto alla pubblicazione degli avvisi pubblici. Nel caso del capoluogo regionale sono già stati erogati i primi contributi ai proprietari di appartamenti che hanno ridotto il canone di affitto per aiutare l’inquilino in difficoltà. Parliamo di diverse migliaia di nuclei famigliari, di studenti fuori sede e di lavoratrici e lavoratori della regione che hanno subito una riduzione del reddito o comunque sono in difficoltà economica.
La natura del provvedimento emesso dalla Regione puntava a ridurre i tempi di erogazione indicando alle Amministrazioni comunali di utilizzare strumenti snelli e veloci. Ma nonostante ciò e nonostante le continue sollecitazioni delle organizzazioni sindacali degli inquilini, molte Amministrazioni locali debbono ancora dare attuazione alla delibera regionale.

Leggi: Sunia, 07/07/2020


lunedì 6 luglio 2020
Sfratti, l’allarme dei sindacati: “La Regione si dimentica degli inquilini e non risponde all’emergenza”

“Avevano promesso di anticipare da settembre a giugno i bandi per i contributi, ma non c’è traccia”
“Il 15 maggio scorso, durante una audizione in regione Piemonte sull’emergenza abitativa, l’Assessore alla semplificazione Marrone e la collega al welfare Caucino dichiaravano, che avrebbero anticipato il bando per il sostegno affitti previsto per settembre a giugno, per distribuire contributi fino a 3000 euro a chi rischia di finire in mezzo alla strada. Siamo arrivati ai primi di luglio e non c’è traccia di bandi per dare un aiuto economico alle famiglie in difficoltà a pagare i canoni”.
Così i sindacati inquilini, SUNIA, SICET, UNIAT, assieme a CGIL, CISL, UIL, che fin dal mese di aprile hanno ripetutamente sollecitato l’Assessore Caucino a un confronto per individuare il modo migliore per una rapida distribuzione dei fondi, regionali e nazionali, stanziati per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare gli affitti, inutilmente, l’Assessore è assente.
Anche il Presidente Cirio il 2 giugno scorso ha dichiarato ad alcuni organi di stampa, che nel “riparti Piemonte” erano stanziati 15 milioni di euro per il sostegno affitti.

Leggi: Torino Oggi, 06/07/2020


sabato 4 luglio 2020
Aiuti alle famiglie per le spese di locazione: appello alla Regione Puglia

È il nocciolo del messaggio contenuto nella lettera che l’organizzazione Sunia Puglia e il Sindacato Inquilini Casa e Territorio – Sicet hanno inviato alla presidenza della Regione, per richiedere un intervento a sostegno delle tante famiglie in difficoltà. Nella lettera si riassume la delibera approvata dalla Giunta regionale negli scorsi mesi per aiutare quei nuclei, che a seguito della emergenza sanitaria dovuta al COVID-19, si sono trovate in difficoltà a pagare il canone di locazione e i servizi condominiali alle ARCA Pugliesi (ex IACP) ma, pur giudicando positivamente l’intervento, si sottolinea come, di fatto, non sia stata messa in atto nessuna misura economica concreta.
“Non comprendiamo i motivi per cui la Regione non ha adottato alcun provvedimento a favore delle famiglie in locazione privata che pagano canoni i quali spesso superano il 50% del reddito – si legge – Altre regioni come la Campania, il Lazio, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto sono intervenute con interventi mirati di aiuto alle famiglie”.In Puglia sono circa 250mila i nuclei che vivono in locazione, di cui 40mila solo nella città di Bari: numeri che, secondo gli scriventi, non possono permettere alla Regione di sottovalutare la necessità di sostegno in un momento di grave crisi economica causata dalla pandemia.

Leggi: Borderline24, 04/07/2020


venerdì 3 luglio 2020
Oltre 1300 anziani in attesa di un posto in casa di riposo: ancora difficoltà a fare tamponi anti-Covid ai nuovi ospiti

Sono 1348 i cuneesi in coda. Tutti in attesa di entrare in una delle case di riposo della provincia. E sono solo una parte dell’ingorgo. Perché a far confluire i dati sul portale che fotografa la situazione dell’imbuto Rsa ci hanno pensato appena una sessantina di strutture su un totale di 140. Realistico, dunque, ipotizzare che gli anziani in fila si avvicino alla cifra tonda. Il paradosso è che al momento restano tutti fuori dalla porta. Mentre dentro le strutture sono in sofferenza: mezze svuotate dal Covid o dal ricambio naturale, alle prese con i conti che non tornano e il personale in esubero. E allora a cosa è dovuto lo stallo? La procedura per entrare è a prova di fortino: servono due tamponi negativi e poi, una volta dentro, bisogna rimanere in completo isolamento per 14 giorni. Ma non è solo questo il nodo. Sono i tamponi: chi li fa? La risposta resta in un cono d’ombra. Per questo l’associazione provinciale delle case di riposo ha scritto prima all’Asl e poi alla Regione. Tema: a chi bisogna rivolgersi per fare i tamponi? Oggi come oggi sono il passepartout obbligatorio: chi vuole entrare deve passare da lì. Il problema è che non si sa come fare. «Dalle linee guida risulterebbe un onere a carico del privato – spiegano dall’associazione provinciale -. Ma a quanto ci risulta i laboratori analisi non sono accreditati per farlo.

Leggi: La Stampa, 03/07/2020


giovedì 2 luglio 2020
RSA Trivulzio aumenta visite familiari

Prima fase sperimentazione positiva, dal 6/ 20 al giorno al Pat
Aumentano le visite dei familiari agli anziani ospiti del Pio Albergo Trivulzio di Milano, che lo scorso 22 giugno ha riaperto le porte ai parenti, con ingressi scaglionati e una serie di regole per la sicurezza, dopo oltre tre mesi di blocco per l’emergenza Covid.
Dopo che la prima fase sperimentale ha dato esito positivo, dal lunedì 6 luglio doventano venti le visite giornaliere ai famigliari del Pat, una delle strutture del Trivulzio, al centro di un’inchiesta per le morti nella casa di riposo. Dal 12 luglio sarà anche prevista una calendarizzazione completa per i mesi di luglio e agosto, in modo che i famigliari possano pianificare gli incontri con i loro cari.
Dall’incontro del Tavolo Tecnico istituito tra l’Unità di Coordinamento per l’Emergenza e il Comitato Parenti, sono emerse anche la necessità di lavorare, nella prima metà di luglio, alla definizione di un progetto di visite nel fine vita, anche valorizzando gli spazi dell’hospice, e di definire un progetto di visite familiari degli ospiti con demenza/Alzheimer.

Leggi: Ansa, 02/07/2020


giovedì 2 luglio 2020
Contributo badante, a Firenze centinaia di domande

Sono molte centinaia le richieste per il contributo badante avanzate in pochi giorni agli sportelli dei patronati Acli di Firenze e provincia: arrivano per l’80% da donne di età compresa fra 30 e 60 anni. I richiedenti sono per il 33% cittadini delle Filippine
Sono molte centinaia le richieste per il contributo badante avanzate in pochi giorni agli sportelli dei patronati Acli di Firenze e provincia: arrivano per l’80% da donne di età compresa fra 30 e 60 anni. I richiedenti sono per il 33% cittadini delle Filippine, ai quali seguono i cittadini del Perù con il 13%. Terzi in classifica gli italiani (12%) che superano di poco i collaboratori domestici provenienti dalla Romania (11,5%) a dimostrazione del fatto che il lavoro di cura non riguarda soltanto i lavoratori stranieri.

Leggi: Redattore Sociale, 02/07/2020


giovedì 2 luglio 2020
Case di riposo, in Friuli Venezia Giulia, regione interverrà contro l’aumento delle rette

“E’ volontà della Regione intervenire per evitare aumenti delle rette delle case di riposo che andrebbero a ricadere su anziani e famiglie provvedendo all’erogazione di un contributo straordinario a sostegno degli enti gestori delle residenze per anziani, la cui entità verrà definita sulla base delle risorse disponibili”. Lo fa sapere il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, rispondendo oggi in Consiglio regionale a un’interrogazione.
“Se da un lato il Covid impatta sui costi di gestione delle case di riposo e di conseguenza sulle rette- continua Riccardi-, occorre dire che la pandemia ha enfatizzato limiti e criticità più generali che in parte conoscevamo e che ora ci chiedono una riflessione approfondita sui parametri con l’obiettivo di alzare l’asticella dei servizi nei rispettivi ambiti pubblico e privato”. Intanto la Regione, conclude il vicegovernatore, ha effettuato una prima sommaria valutazione sia dei maggior costi sostenuti dalle residenze per scongiurare la diffusione dell’epidemia, sia delle mancate entrate dovute alla sospensione di alcuni servizi e alla riduzione dei nuovi accoglimenti di utenti.

Leggi: Redattore Sociale, 02/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
Al via la graduale e controllata riapertura dei Centri Sociali Anziani di Roma

Al via la graduale e controllata riapertura dei Centri Sociali Anziani di Roma. L’ordinanza sindacale prevede la possibilità della riapertura dei centri, nel rispetto delle indicazioni contenute nell’ordinanza regionale e solo nei casi in cui siano stati effettuati i necessari interventi di prevenzione sanitaria. E’ quanto si legge in una nota del comune di Roma. I centri resteranno dunque chiusi in tutti i casi in cui non sia possibile garantire le idonee misure di contenimento del contagio.
Tra gli interventi necessari, rientrano le sanificazioni degli ambienti, gli interventi di manutenzione ordinaria degli spazi interni ed esterni e di manutenzione dei filtri per gli impianti di condizionamento e l’acquisto di dispenser di gel disinfettante. La riapertura sarà effettuata con provvedimento del direttore del Municipio, sentito il direttore dell’Area Socio-Educativa e il presidente del Centro Sociale Anziani interessato. L’ordinanza prevede inoltre la riattivazione delle attività sociali e sociosanitarie, compresi i centri semiresidenziali per persone con disabilità mentre restano chiusi i centri diurni e le strutture semiresidenziali in favore di persone anziane o affette da patologie croniche”. Cosi’ in una nota il Comune di Roma.

Leggi: Redattore Sociale, 01/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
La Spezia, anziani meno soli grazie alla tecnologia e alla solidarietà

Nonostante le evidenti difficoltà che l’emergenza ha comportato, Auser La Spezia è riuscita a portare avanti due progetti sostenuti da Fondazione Carispezia, “Il mondo dentro casa” e “Noi ci siamo, soccorso domiciliare”, nato proprio durante il periodo di crisi.
Il primo ha preso forma nel 2017 e prevedeva corsi di alfabetizzazione digitale per gli anziani over 70 che non escono spesso di casa. Si è trattato di un progetto molto ampio che aveva l’obiettivo di raggiungere gli anziani soli attraverso la tecnologia. Per questo, mediante l’utilizzo dei tablet e attraverso un percorso formativo che ha coinvolto dei tutor, il mondo è entrato nelle case di queste persone, per citare il nome del progetto.
L’altra iniziativa è interamente legata all’emergenza Covid-19: Fondazione Carispezia ha messo a disposizione 9mila euro che sono serviti per 500 servizi tra consegna spesa e medicinali, anche a persone che erano in quarantena.
In questo progetto, che ha coinvolto tutto territorio provinciale, rientrava anche la ‘compagnia telefonica’.

Leggi: Auser, 01/07/2020


mercoledì 1 luglio 2020
Crisi affitti per oltre un terzo dei trevigiani: «In molti a rischio sfratto»

Sindacati e Partito Democratico lanciano l’allarme: «Decine le richieste di aiuto ai Caaf della provincia. Procedura farraginosa, servono provvedimenti immediati»
Con l’emergenza Coronavirus più di un terzo degli inquilini in provincia di Treviso rischia di non riuscire a pagare l’affitto: servono provvedimenti immediati per sostenere le famiglie, iniziando da una semplificazione della procedura per accedere ai contributi regionali che prevedono un contributo per il pagamento del canone di 400 euro».
A lanciare l’allarme è Giovanni Zorzi, segretario provinciale del Partito Democratico a Treviso. «Il Sunia ci segnala che molti inquilini si stanno rivolgendo ai loro sportelli ed ai Caaf per richieste d’aiuto data l’impossibilità di pagare l’affitto ed in molti stanno già facendo i conti con ingiunzioni di pagamento e sfratti – afferma Zorzi – La Regione ha predisposto un contributo per gli affitti legato all’emergenza che prevede di erogare 400 euro a chi ha avuto una riduzione delle proprie entrate di almeno il 50 percento nel trimestre marzo-maggio rispetto allo stesso periodo del 2019, ma la scadenza del 5 luglio per presentare domanda è troppo ravvicinata. La procedura è farraginosa, può avvenire solo per via telematica e c’è la necessità di avere un conto corrente, così tante persone non sanno come procedere e si trovano in difficoltà. Per questo diventa indispensabile coinvolgere i Caaf ed i servizi sociali dei comuni, affinché diano un supporto indispensabile per molte di queste persone. Sul tema aveva presentato un’interrogazione anche il consigliere regionale Andrea Zanoni».

Leggi: Treviso Today, 01/07/2020


martedì 30 giugno 2020
Teramo, incontro ATER – Sindacati: nasce un osservatorio permanente per la salvaguardia dei diritti degli inquilini

Avviare un confronto costruttivo sui temi riguardanti la gestione dell’edilizia residenziale pubblica nel territorio provinciale e sulla gestione del patrimonio immobiliare di oltre 2.600 alloggi dislocati nella provincia. E’ quanto si è deciso nel corso di un incontro tra il Presidente dell’Ater Teramo, Dott.ssa Maria Ceci e i responsabili provinciali dei Sindacati degli inquilini, Sicet, Sunia e Uniat.
“Così il rapporto tra proprietà e sindacato inquilini diventerà più efficiente – affermano i sindacati in una nota congiunta – Si potranno perseguire insieme nuovi obiettivi, soprattutto sul versante dell’utilizzo delle risorse disponibili per il rilancio degli interventi di ERP, nonché per la manutenzione e la gestione equa del patrimonio abitativo pubblico, nel rispetto dei regolamenti e delle normative che legano l’Azienda e le Organizzazioni Sindacali”.
Le tre sigle con Antonio Di Berardo per il Sicet-CISL, Giovanna Varalli per il Sunia-CGIL e Antonio Caprini per l’Uniat-UIL, hanno manifestato l’esigenza di istituire un osservatorio permanente per consentire una buona qualità del vivere agli inquilini e portare avanti una proficua collaborazione tra ATER e Organizzazioni Sindacali.

Leggi: Ekuonews, 30/06/2020


IN AGENDA:

Italia Longeva – Long-Term Care Five

Roma, nuova data in corso di definizione
Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute
Quinta edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine
Il convegno, originariamente fissato per il 7 e 8 luglio (data posticipata causa Covid), si terrà in autunno in data in corso di definizione.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

Il Piano Nazionale della Cronicità in Italia

Il Piano si propone di delineare un sistema nazionale omogeneo, volto a prevenire e gestire la cronicità. AGENAS e Regioni hanno lavorato insieme per individuare esperienze, azioni o procedure più significative di altre, esportabili in altri contesti, che costituissero una cassetta degli attrezzi per progettare azioni positive.
di Anna Banchero (docente di Politiche Sociosanitarie e Accreditamento presso l’Università di Genova Laurea Magistrale in Servizio Sociale e Politiche Sociali)
Il Piano Nazionale della Cronicità in Italia
Entro il 2060 si prevede che il numero di cittadini europei con età superiore a 65 anni aumenti da 88 a 152 milioni, con una popolazione anziana doppia di quella dei minori entro i 15 anni. Le malattie croniche (come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria, i disturbi del sonno, il diabete, l’obesità, la depressione, la demenza, l’ipertensione), colpiscono l’80% delle persone oltre i 65 anni e spesso si verificano contemporaneamente.
La co-morbosità è associata anche ad un declino di molti aspetti della salute, come la qualità della vita, la mobilità, la capacità funzionale, con un conseguente aumento di stress psicologico, ospedalizzazioni, uso delle risorse sanitarie e mortalità. Gran parte dei problemi causati dalle malattie croniche sono prevenibili agendo su fattori di rischio comuni, come tabacco, alcol, alimentazione e attività fisica, insieme con la promozione della salute e con l’empowerment.

Leggi: I Luoghi della Cura


Covid-19. La mortalità nelle strutture residenziali per anziani

In Italia, dati certi e completi sulla mortalità collegata al Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani non ci sono.
L’unica rilevazione nazionale è una survey sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani realizzata dall’Istituto superiore di Sanità (ISS) (5/5/2020). Premetto che non userò, come fanno altri la parola RSA, ma userò il termine “strutture residenziali per anziani” perché in realtà le strutture che ospitano anziani sono di diverse tipologie (RSA, residenze protette, case di riposo, case protette, centri servizi, ecc.). La survey è stata realizzata inviando un questionario a 3.417 strutture a cui hanno risposto 1.356 strutture per un totale di 97.521 anziani ospitati (il 33,7% dei posti letto che sono 289.164). In 5 regioni il tasso di rispondenza delle strutture è stato inferiore al 20%. Fra le altre cose, la survey ha chiesto alle strutture di indicare il numero dei decessi complessivi di anziani, di quelli con positività accertata da Covid-19 e di quelli con sintomi simil-influenzali (ma senza positività accertata) dal 1/2/2020 al 5/5/2020.

Leggi: Welforum


Diritti essenziali e coprogrammazione

Segnali importanti per lo sviluppo del welfare – Di Ugo De Ambrogio | 7 luglio 2020
Negli ultimi giorni sono accaduti due importanti fatti che, messi insieme, potrebbero rappresentare altrettanti importanti segnali per uno sviluppo del welfare sociale nel prossimo futuro in Italia.
Il primo, in senso cronologico, è stata la sentenza 131 della Corte costituzionale del 26/6/2020. Tale sentenza, interviene a proposito della LR 2/2019 della Regione Umbria a seguito dell’azione del Governo che ritiene illegittima la scelta della Regione Umbria di ampliare le previsioni dell’art. 55 del Codice del Terzo settore anche alle cooperative di comunità. La Corte afferma la legittimità dell’art. 55 evidenziandone la diretta derivazione Costituzionale e il fondamento nella natura peculiare degli Enti di Terzo settore. Tale sentenza ribadisce inoltre la compatibilità dell’art. 55 con il “diritto eurounitario” richiamando come lo stesso diritto dell’Unione mantenga “in capo agli Stati membri la possibilità di apprestare, in relazione ad attività a spiccata valenza sociale, un modello organizzativo ispirato non al principio di concorrenza ma a quello di solidarietà”.
Gli articoli di Gianfranco Marocchi e Alceste Santuari pubblicati nei giorni scorsi su welforum.it si sono già ampiamente soffermati sull’importanza di tale sentenza come punto di svolta, che determina il fatto che Terzo settore e Pubblico sono da considerarsi partner che, insieme per perseguire il valore della solidarietà sociale, concorrono con pari dignità e valore, alla costruzione delle politiche sociali pubbliche.

Leggi: Welforum


Un’opportunità dalla tragedia: la riforma nazionale è di nuovo possibile

Cristiano Gori e Marco Trabucchi concludono la serie di articoli sull’emergenza Covid-19 volgendo lo sguardo in avanti. Il dolore rappresenta la principale eredità della tragedia vissuta, ma non l’unica. E’ maturata, infatti, anche un’inattesa opportunità. Dopo un lungo oblio, la politica nazionale si è “accorta” degli anziani non autosufficienti: la riforma del settore, dunque, torna ad essere una prospettiva possibile.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
Un’opportunità-dalla-tragedia
La prima “finestra di opportunità”: un’occasione mancata
A partire dalla fine del secolo scorso, nella società e nella politica italiana è cresciuta la consapevolezza della necessità di rivedere il sistema di welfare per renderlo più adeguato all’aumento degli anziani non autosufficienti. In effetti, tra la conclusione degli anni ’90 e il 2008, la riforma nazionale dell’assistenza loro destinata (Long-Term Care)1 è stata ampiamente discussa e molte proposte sono state avanzate. Tuttavia, la stagione che ha visto numerosi paesi simili al nostro introdurre robuste riforme nazionali – come Austria (1993), Germania (1995), Francia (2002) e Spagna (2006) – in Italia non ha avuto un analogo risultato. L’onere di sviluppare il sistema di Long-Term Care è stato, pertanto, lasciato sostanzialmente sulle spalle di Regioni e Comuni, impossibilitati a farvi adeguatamente fronte da soli.

Leggi: I Luoghi della Cura


La sanità e quel dibattito tutto “ideologico” sul Mes

Ancora in questi giorni, le forze politiche che sostengono il governo sono arrivate, su tutti i media divise, tra chi è favorevole al Mes (il Partito democratico) e chi è contrario (il Movimento Cinque Stelle).
Sulla carta le posizioni sembrano rigide: Nicola Zingaretti, in un’intervista al Corriere della Sera, ha elencato dieci buoni motivi per cui chiedere il prestito. Dall’altro lato della barricata Vito Crimi, che ha risposto a muso duro al segretario del Pd. “Non è uno strumento idoneo. Se debito deve essere, allora meglio che avvenga attraverso uno scostamento di bilancio”.
In mezzo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che temporeggia, ed è pronto a rinviare la questione a settembre.
L’auspicio del premier è che in autunno il governo italiano non sia l’unico a chiedere il prestito, e che un voto in Parlamento sul pacchetto completo Recovery Fund-Mes abbia oggettivamente più speranze di passare, senza grandi contraccolpi per la maggioranza.
Ricordiamolo qui: i 240 miliardi previsti dal Fondo sono destinati alle spese dirette e indirette per la sanità. All’Italia potrebbero toccare fino a 37 miliardi di euro, risorse di cui, dopo dieci anni di tagli indiscriminati, la nostra sanità avrebbe bisogno come il pane.

Leggi: Liberetà


Integrazione sociosanitaria e livelli essenziali – Perché la sfida ora è nei territori

Pubblichiamo l’intervento del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Gianmario Gazzi, agli Stati Generali
Voglio cominciare con il ringraziare tutto l’Esecutivo partendo dalla Presidenza del Consiglio, ma permettetemi un grazie particolare al ministro Speranza, al viceministro Sileri e alla sottosegretaria Zampa perché in questi mesi difficili per tutti, per ora e per i giorni che verranno, il peso si è scaricato lì. Su un ministero, quello della Salute, che da anni ha visto un depauperamento delle forze.
Sarò sintetico, com’è sintetico il documento che abbiamo presentato, perché sono convinto che le cose da fare siano note.
Intervengo dopo colleghi che si sono definiti “figli di un Dio minore” e li contraddico perché i “figli di un Dio Minore” non sono seduti a questo tavolo, ma noi assistenti sociali siamo qui per rappresentarli. Rappresentiamo le persone con disabilità che non hanno ancora i centri diurni aperti, i minorenni che per mesi sono rimasti chiusi in casa, le persone anziane, con fragilità, sole, che non hanno avuto aiuti a domicilio e che ancora fanno fatica ad accedere ai servizi domiciliari perché nel nostro Paese manca un’integrazione socio sanitaria. Le politiche sociali vanno in una direzione e quelle della salute in un’altra. E nel mezzo ci sono le Regioni, i Comuni, le aziende sanitarie, i consorzi, il Terzo settore…

Leggi: Welforum


La Corte Costituzionale sulla coprogettazione – Sciolti i dubbi interpretativi sull’art.55 del Codice del Terzo Settore

L’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che la coprogettazione, ancorata sia all’art. 118 Cost., sia alla legge n. 241/1990, “è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti[…]”. Gli enti locali hanno dunque la possibilità di condividere, stabilire insieme, individuare i percorsi più adeguati in forma congiunta con gli ETS interessati per definire progettualità che permettano di realizzare la finalità di cui all’art. 55 CTS.
La co-progettazione di cui all’art. 55 CTS, pertanto, postula naturaliter una procedura ad evidenza pubblica che tuttavia non può essere confusa con l’applicazione sic et sempliciter degli articoli del codice degli appalti.
Le finalità sono diverse e nel caso della co-progettazione (come si evince nel caso di specie) la selezione è riservata alle sole organizzazioni non profit.

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Fino a 1.200 euro per i familiari che si prendono cura dei minori

Aiutano quotidianamente le famiglie mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie energie.
Sono i nonni e le nonne e senza il loro prezioso contributo in tanti non saprebbero come andare avanti.
È un “lavoro” gratuito e informale, a cui viene finalmente dato un riconoscimento.
L’Inps ha infatti stabilito che il bonus Baby Sitter introdotto dal decreto Rilancio può essere utilizzato anche se a prendersi cura dei figli minori siano i propri familiari, purché non conviventi.
Il bonus spetta al nucleo familiare nel limite massimo complessivo di 1.200 euro e viene erogato attraverso il Libretto di Famiglia dell’Inps (qui spieghiamo bene di che cosa si tratta).
Il limite d’eta dei minori da accudire è fissato a 12 anni.
Non sono invece previsti limiti in caso di condizioni di disabilità.
È una misura importante che aiuta i lavoratori e riconosce il valore del “lavoro” delle nonne e dei nonni!

Leggi: Pensionati


Covid-19: Bonus Colf e Badanti

Inca Liguria: tanti ne hanno diritto, ma molti non lo sanno
Tra le misure straordinarie introdotte dal Governo per tutelare i lavoratori durante l’emergenza sanitaria, c’è il bonus per i lavoratori domestici e per chi si occupa dell’assistenza ad anziani o disabili.
Si tratta di mille euro complessivi per i mesi di aprile e maggio e ne hanno diritto coloro che, in presenza di un rapporto di lavoro, hanno avuto difficoltà economiche causate proprio dalla pandemia.
In poco più di un mese il Patronato Inca Cgil di Genova ha effettuato oltre 550 pratiche, ma ancora troppe sono le persone che non sono a conoscenza del provvedimento e che rischiano di restarne escluse. E’ necessario infatti che chi possiede i requisiti, ossia i lavoratori non conviventi con il datore di lavoro con un contratto superiore alle 10 ore settimanali, faccia domanda al più presto perché non c’è una scadenza per la presentazione della pratica, ma terminati i fondi stanziati cesserà anche la possibilità di richiedere il bonus.
Chi volesse maggiori informazioni si può rivolgere al Patronato Inca Cgil: telefoni e orari su www.liguria.cgil.it/genova. La pratica è gratuita.

Leggi: Inca


Sedi Inps: dal 1° luglio la riapertura al pubblico

L’Inps comunica che dal 1° luglio riaprono gli sportelli Inps dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 12:30. L’accesso nelle sedi dell’Istituto dovrà essere prenotato attraverso i seguenti canali:
• Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
• app INPS Mobile;
• sito web.
Per quanto riguarda le sedi della regione Lombardia, in considerazione dell’emergenza sanitaria ancora in corso, il servizio di informazione e di consulenza al pubblico continua ad essere garantito esclusivamente in modalità telefonica tramite:
• Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
• Sportello telefonico provinciale;
• Prenotazione di una richiamata dall’operatore Inps tramite Contact Center, app INPS Mobile e sito web (app INPS Mobile e sito web).
Infine, il servizio di consulenza per gli intermediari istituzionali e gli altri utenti abilitati ai “Cassetti” continuerà ad essere assicurato a distanza tramite videochiamata o via telefono.

Leggi: Inca

 

 

 

 

 

 

Gli anziani sono stati già dimenticati?

“Non abbiamo ancora superato del tutto la fase dell’emergenza e gli anziani sembrano essere già finiti nel dimenticatoio. Si nominano task force, si chiamano a raccolta gli esperti, si convocano stati generali.
Si parla di piani per la ripresa, di lavoro e di sviluppo, che va bene, ma non si parla di welfare e di quello che serve agli anziani”.
A lanciare l’allarme è il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti con un video pubblicato sulla pagina Facebook del Sindacato.
“Prima che scoppiasse questa emergenza – continua Pedretti – dicevamo che bisognava riformare nel profondo il nostro stato sociale e chiedevamo in particolare una legge nazionale sulla non autosufficienza. Avevamo molta ragione e continuiamo ad avercela.
C’è bisogno di domiciliarità e di assistenza. C’è bisogno di ripensare le case di riposo perché quello che è successo non accada mai più. C’è insomma bisogno di un nuovo welfare, oggi più che mai”.
L’ultimo passaggio del suo intervento il Segretario generale dello Spi-Cgil lo dedica al tema dello scontro tra generazioni, che sembra ritornare in auge.
“I bisogni degli anziani – sostiene Pedretti – vengono ancora messi in contrapposizione a quelli dei giovani e dei bambini. È insopportabile, è ingiusto, non è vero.
Noi sappiamo che cosa significa tenere insieme le generazioni perché abbiamo figli e nipoti e perché facciamo tanto con e per i giovani. Ci vogliono dividere ma anche questa volta non ci riusciranno perché noi non glielo permetteremo”.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

martedì 30 giugno 2020
Welfare. Cgil: “Universale e inclusivo, il disagio sociale aumenterà”

Presentazione del XI Rapporto sulla contrattazione sociale territoriale dell’Osservatorio Cgil-Fdv-Spi. Serve “una coerente ed efficace politica sociale e territoriale al tempo della pandemia e della fase di ripresa”
Serve “una coerente ed efficace politica sociale e territoriale al tempo della pandemia e della fase di ripresa”. Il percorso di “rilancio e diffusione della contrattazione sociale va ripreso con ancora piu’ forti motivazioni. Anzi, la situazione che ci viene consegnata con la pandemia richiede uno sforzo straordinario e aggiuntivo perche’ l’azione territoriale, vicino alla nostra gente, e’ ancora piu’ importante ora”. Lo sottolinea il segretario confederale Roberto Ghiselli, durante la presentazione del XI Rapporto sulla contrattazione sociale territoriale dell’Osservatorio Cgil-Fdv-Spi. La Cgil ha esaminato l’attivita’ della contrattazione sociale del 2019 con un occhio al futuro. In occasione del convegno su ‘Dopo l’emergenza. Un welfare piu’ forte per diritti universali’ trasmesso su Facebook e Collettiva.it, il sindacato guidato da Maurizio Landini ha esaminato gli accordi siglati con le amministrazioni pubbliche: si tratta di 874 documenti di cui 681 sono accordi, 164 verbali e 29 Piattaforme. Rispetto al 2018 il calo dei documenti e’ di oltre 2001. “In parte- spiega la Cgil- cio’ e’ dovuto alla diminuzione delle intese in alcune aree del Paese, in misura piu’ o meno accentuata (Emilia Romagna, Piemonte, Veneto)”.

Leggi: Redattore Sociale, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
Rsa, per gli anziani lockdown senza fine. In Piemonte la metà delle strutture è ancora chiusa

I gestori alla Regione: regole chiare. I sindacati pronti a costituirsi parte civile nei processi per le vittime Covid
Il lock down è già entrato nell’album dei ricordi ma ad oggi almeno il 50 per cento delle Rsa, le residenze sanitarie per anziani, è ancora blindata o semi-blindata. «Numero per difetto – precisa Michele Assandri, segretario regionale Anaste, tra le principali associazioni di categoria -: non dimentichiamo che nelle struttura piemontesi ci sono ancora oltre un migliaio di ospiti positivi». E’ uno dei temi che frenano il ritorno all’attività ordinaria in gran parte delle oltre 700 Rsa piemontesi, compreso il ripristino delle visite per i famigliari e per i parenti. L’altro è l’assenza di chiarezza. E quindi il timore, da parte dei gestori, di assumersi responsabilità a fronte di un quadro che per molti versi resta evanescente, nonostante le linee-guida emanate dalla Regione. La protesta Un fronte rovente, sul quale hanno preso posizione anche i confederali. Ieri il lancio della campagna “Senza radici non c’è futuro”, promossa dalle segreterie regionali di Spi Cgil – Fnp Cisl – Uil Piemonte di fronte al “Convitto Principessa Felicita di Savoia”. «Stiamo valutando di costituirci parte civile nelle azioni giudiziarie che attengono ai decessi nelle Rsa», spiega Lorenzo Cestari, Uil Pensionati. In vista del confronto in Regione i sindacati chiedono la revisione totale della lungodegenza, maggiori risorse per la domiciliarità e il rafforzamento della sanità territoriale.

Leggi: La Stampa, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
«Nelle Rsa vogliamo medici e infermieri» La richiesta dei sindacati

Guidotti (Cisl): «La strage si poteva evitare»
Dopo la strage, adesso tutti vogliono la rivoluzione nelle Rsa, perché gli oltre seicento ospiti morti finora causa pandemia non si debbano mai più piangere. «In queste strutture, il peso delle figure sanitarie deve aumentare. Occorrono infermieri e medici interni, gli ospiti non possono più essere seguiti dal medico di famiglia, che arriva e se ne va. È una barzelletta. E non basta che la presenza di un direttore sanitario, perché la sua funzione è solo organizzativa», spiega Lorenzo Cestari della Uil pensionati.
Lo fa davanti al portone di ingresso del Convitto Principessa Felicita, nel verde della collina torinese, divenuto noto anche per l’audio di una oss che descriveva la situazione difficile nei giorni più duri dell’emergenza. Qui – secondo la direzione del Convitto – ci sono stati 82 ospiti positivi e una ventina deceduti causa Covid. Un luogo tristemente simbolico. Dove Uil, Cgil e Cisl annunciano anche di volersi costituire parte civile negli eventuali processi penali per le morti in Rsa. «Perché – dicono – che le cose cambino davvero». I sindacati chiedono un maggior controllo della Regione su queste strutture. E pure che alle Rsa si ricorra sempre meno, lasciando gli anziani a casa loro e aiutando le famiglie con un assegno di cura, il passaggio periodico di medici e infermieri, altri tipi di sostegno.

Leggi: Corriere della Sera, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
Il “Bonus Caregiver Familiari” darebbe dignità a persone che vivono nell’ombra

«Il “Bonus Caregiver Familiari” sarebbe un segno tangibile per uscire dall’indifferenza e dal dimenticatoio in cui da sempre vivono i caregiver familiari, un indennizzo all’aggravio del lavoro di cura svolto in questi quattro mesi di emergenza in cui sono stati chiusi tutti i servizi alla persona con disabilità, un modo per dare dignità a persone che da sempre vivono nell’ombra»: lo ha scritto in una lettera al ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri il Gruppo Caregiver Familiari Comma 255, nato per volontà di numerosi genitori e congiunti di persone con disabilità grave.
Si chiama Caregiver Familiari Comma 255 ed è un Gruppo nato dalla volontà di numerosi caregiver familiari, genitori e congiunti di persone con disabilità grave, allo scopo di dare piena attuazione al riconoscimento di tale figura giuridica – quella del caregiver familiare, appunto – introdotta nell’ordinamento italiano dall’articolo 1, comma 255 della Legge 205/17 (Legge di Bilancio per il 2018).

Leggi: Superando, 30/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
I familiari degli ospiti delle Rsa scrivono al Garante: “Diritto all’affettività”

Lettera di 30 comitati aderenti all’associazione Felicita per chiedere il ripristino delle visite dei parenti. “Gli anziani delle Rsa subiscono il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità. Rifiutano di alimentarsi e danno segni di peggioramento dello stato di salute”
Gli ospiti nelle Rsa sono ancora isolati, i parenti chiedono che siano ripristinate le visite. E hanno scritto una lettera a Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, per chiedergli “di favorire l’istituzione di forme di controllo nazionale, affidate nelle singole strutture anche ai rappresentanti dei parenti, affinché sia garantito ovunque il diritto agli incontri, secondo modalità rispettose della sicurezza ma anche della privacy necessaria alla reale ripresa delle relazioni parentali indispensabili alla sopravvivenza degli anziani”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
«Riflettere sugli errori per non ripeterli mai più»

L’omaggio alle vittime – L’incontro con Fontana, Gori e i sindaci della provincia «L’Italia si inchina davanti a chi è stato ucciso dalla malattia»
Mattarella a Bergamo per il Requiem al cimitero «Percorriamo con coraggio la strada della ripartenza»
Bergamo «A Bergamo c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto, che sa di non poter dimenticare… Bergamo oggi è l’Italia intera, il cuore della Repubblica, che si inchina davanti alle migliaia di donne e uomini uccisi da una malattia, ancora in larga parte sconosciuta e che continua a minacciare il mondo, dopo averlo costretto a fermarsi…».
Nel silenzio della sera, l’abbraccio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla terra più colpita dalla grande tragedia. Davanti a lui, al cimitero monumentale di Bergamo, distanziati e fasciati nel tricolore, 230 sindaci dei comuni della provincia venuti a commemorare le vittime del coronavirus. Una serata di commiato collettivo con l’orchestra del Teatro Donizetti a eseguire la Messa da Requiem del compositore bergamasco per una preghiera religiosa e laica al tempo stesso. «Il destino di tante persone e delle loro famiglie è cambiato all’improvviso – ha ricordato Mattarella prima che iniziassero a vibrare le note degli orchestrali, tutti mascherati tranne i fiati -. Vite e affetti strappati, spesso senza un ultimo abbraccio, senza l’ultimo saluto, senza poter stringere la mano di un familiare».

Leggi: Corriere della Sera, 29/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
Sospensione degli sfratti al 31 dicembre, un primo segnale

Ora misure di ulteriore tutela degli inquilini in difficoltà per garantire la permanenza nell’abitazione ed evitare gli sfratti per morosità incolpevole.
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, Segretario generale del SUNIA
L’ulteriore sospensione degli sfratti esecutivi a fine 2020 approvato dalla Commissione Bilancio della Camera è un fatto positivo che accoglie una nostra proposta, ci attendiamo che sia confermata dall’aula e dal Senato con la conversione in legge definitiva del decreto 34.
Ora il Parlamento e il Governo devono inserire nel testo definitivo misure in grado di assicurare soluzioni immediate al grave disagio abitativo delle famiglie che riguardino:
aumento della dotazione del fondo di sostegno all’affitto;
criteri affidati alle regioni per dare risposte articolate per chi ha subito cadute dei redditi per effetto della crisi sanitaria, per le famiglie in difficoltà nel pagamento dei canoni già prima dell’emergenza, per chi subisce sfratto per morosità incolpevole;
porre un freno all’aumento vertiginoso dei nuovi procedimenti di sfratto che si sta verificando, agevolando con misure fiscali e contributi erogati con procedure accelerate, la rinegoziazione degli affitti da ridurre sensibilmente;
promuovere, con la sospensione da parte del magistrato delle nuove procedure, la rinegoziazione tra proprietario e inquilino all’interno di commissioni di negoziazione già previste dall’ordinamento;
un forte piano di rilancio dell’edilizia pubblica.
Confidiamo che queste proposte trovino risposte adeguate da Parlamento e Governo.

Leggi: Sunia, 29/06/2020


domenica 28 giugno 2020
Covid. Appello di 101 tra Premi Nobel ed ex capi di Stato per rendere il vaccino gratuito

Promosso dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, è stato firmato tra gli altri da Mikhail Gorbachev, Lech Walesa, Malala Yousafzai, Lula, Romano Prodi, George Clooney, Matt Damon, Sharon Stone e il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Invitiamo tutte le entità sociali, politiche e sanitarie a riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili legate a povertà, discriminazione, genere, malattia, perdita di autonomia o funzionalità o età”. L’APPELLO
Centouno leader, ex capi di Stato e di governo, premi Nobel e attori hanno firmato un appello, promosso dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, affinché “governi, fondazioni, filantropi e imprese sociali si facciano avanti per produrre e distribuire i vaccini in tutto il mondo gratuitamente”.
Nell’appello si rimarca come “Governi, fondazioni, organizzazioni finanziarie internazionali come la Banca mondiale e le banche di sviluppo regionale dovrebbero elaborare dettagli su come rendere i vaccini disponibili gratuitamente. Facciamo appello a governi, fondazioni, organizzazioni di beneficenza, individui filantropici e imprese sociali (vale a dire, le imprese create per risolvere i problemi delle persone senza trarne alcun profitto personale) di farsi avanti per produrre e / o distribuire i vaccini ovunque il mondo. Invitiamo tutte le entità sociali, politiche e sanitarie a riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili legate a povertà, discriminazione, genere, malattia, perdita di autonomia o funzionalità o età”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 28/06/2020


sabato 27 giugno 2020
Zingaretti: “La condizione degli anziani così non va, diciamo ‘basta Rsa’”

Prendersi cura delle persone in modo diverso, ripensare il Ssn. Il segretario del Pd: “Nell’Italia che dobbiamo costruire non si può pensare di lasciare la condizione degli anziani così come è stata fino a oggi. Basaglia diceva ‘basta manicomi’, noi diciamo ‘basta Rsa’”
mani-anziani-giovani
Roma – “Nell’Italia che dobbiamo costruire non si puo’ pensare di lasciare la condizione degli anziani cosi’ come e’ stata fino a oggi. Basaglia diceva ‘basta manicomi’, noi diciamo ‘basta RSA’ perche’ dobbiamo prenderci cura delle persone anziane in modo diverso. Dobbiamo ripensare il sistema sanitario unendo il sistema delle politiche sociali, puntando alla rete del territorio e rimettendo in discussione strutture come le RSA, per trovare forme nuove di presa in carico. Questa e’ una grande sfida. Quelle che abbiamo conosciuto finora non sono un modo degno di essere vicini alla generazione anziana e a chi ha bisogno. Troviamo forme nuove”. Nicola zingaretti, segretario Pd e presidente della Regione Lazio, lo scrive su Facebook.

Leggi: Redattore Sociale, 27/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Speranza: «Potevamo fare di più e meglio, la sanità ora va ripensata»

Il ministro della Salute intervistato dal direttore del Corriere Luciano Fontana: «Non abbassiamo la guardia, solo con il vaccino potremo davvero sconfiggere il virus»
«Pensare che la battaglia sia finita è un errore, solo con il vaccino potremo sconfiggere il virus. Se abbassiamo la guardia corriamo il rischio di commettere errori». L’appello alla prudenza arriva dal ministro della Salute Roberto Speranza, ospite del talk organizzato da Rcs Academy «La nuova Sanità: investimenti, spesa sanitaria e il contributo della digital health». Intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, Speranza ha parlato di mesi difficili, di un Paese che deve ripartire. Ha citato Papa Francesco: peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Il ministro ha voluto ringraziare «donne e uomini della sanità, all’altezza di questa sfida», le istituzioni e lo stesso Servizio sanitario nazionale, che hanno fronteggiato una «prova durissima».
Rapporto Stato-Regioni
Difficile è stata la decisione di misure senza precedenti, così come lo sforzo di rispettarle da parte dei cittadini. «Ma ci sono cose su cui potevamo fare di più e meglio — ha ammesso Speranza —, punti su cui sarà necessario lavorare: gli investimenti nella Sanità, la digital health, il rafforzamento della medicina di territorio». Con l’epidemia è emerso il tema del rapporto Stato-Regioni, ha sottolineato Luciano Fontana, ci sono stati momenti di tensione e incomprensione. «È un grande tema, che merita la massima attenzione, anche se tutti abbiamo fatto il possibile per mantenere relazioni istituzionali corrette. L’Italia corre il rischio del pendolo: si oscilla tra ultrafederalismo e centralismo. Serve invece un equilibrio, dobbiamo entrare nell’età matura dei rapporti tra Stato e autonomie» ha detto il titolare del Ministero di Lungotevere Ripa.

Leggi: Corriere della Sera, 25/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Medicina del territorio, ovvero il diritto di invecchiare a casa propria

Medicina del territorio e domiciliarità. Sono le parole chiave dei progetti di rilancio dei sistemi sanitari regionali. Da Nord a Sud i sindacati si stanno mobilitando per chiedere alle istituzioni un cambio radicale di rotta. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato il piano strategico proposto dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil avanzato nel Lazio. Ma anche altrove ci si muove nella stessa direzione. Come in Puglia, dove stamattina è stato presentato un Patto a sostegno della domiciliarità accompagnato dallo slogan “Il diritto degli anziani di invecchiare a casa propria”.
“Serve una svolta nella sanità territoriale”, hanno dichiarato a gran voce i segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. Giovanni Forte, Vitantonio Taddeo e Rocco Matarozzo hanno presentato il patto per ribadire come sia necessario, ora più che mai, cambiare rotta. Per i sindacati l’emergenza Covid 19 ha dimostrato chiaramente l’inadeguatezza del sistema sanitario pugliese. Per non parlare della situazione delle rsa della Regione, dove a causa del coronavirus si sono registrati ben 111 decessi.
Da dove iniziare dunque? Il punto di partenza è la legge regionale n.16/2019 per “l’invecchiamento attivo e in buona salute” che individua nella famiglia e nella casa il contesto per garantire condizioni di vita ideali per la terza età. I sindacati chiedono che venga attuata tempestivamente. Anche perché consideriamo che gli over 65 rappresentano ben il 23% della popolazione pugliese. L’assistenza domiciliare integrata, invece, organizzata sul territorio dalle Asl e dagli ambiti sociali, soddisfa solo il 2,3% di coloro che ne avrebbero diritto. Per questo è importante ripartire dal territorio, perché solo così si può far fronte ai problemi della non autosufficienza e delle cronicità.

Leggi: Liberetà, 25/06/2020


mercoledì 24 giugno 2020
Coronavirus, ‘curare prima giovani e poi anziani’: lo pensa un millennial su due

Ben 5 giovani su 10 in emergenza vogliono penalizzare gli anziani nell’accesso alle cure e nella competizione sulle risorse pubbliche. Più precisamente, il (il 39,2% nel totale della popolazione) ritiene che nell’emergenza sia giusto che i giovani siano curati prima degli anziani; inoltre il 35% dei giovani (il 26,9% nel totale della popolazione) è convinto che sia troppa la spesa pubblica per gli anziani, dalle pensioni alla salute, a danno dei giovani. E’ quanto emerge da un rapporto dell’osservatorio Censis-Tendercapital dal titolo ‘La silver economy e le sue conseguenze nella società post covid-19’.
“La pandemia ha creato anche una spaccatura intergenerazionale- spiega l’osservatorio- da una parte gli over 65, mediamente in buona salute, solidi economicamente, con vite appaganti e una riconosciuta utilità sociale, dall’altra i giovani. Un nuovo rancore sociale alimentato e legittimato da una inedita voglia di preferenza generazionale nell’accesso alle risorse e ai servizi pubblici, legata alla visione del longevo come privilegiato dissipatore di risorse pubbliche”.

Leggi: Adnkronos, 24/06/2020


DALLE REGIONI:

sabato 27 giugno 2020
Emergenza casa, le proposte di Cgil e Sunia

Migliaia di famiglie sotto sfratto non accedono ai contributi
L’emergenza Coronavirus ha acuito in Campania anche l’emergenza abitativa. Migliaia infatti i nuclei familiari che non possono accedere ai fitti o che sono a rischio sfratto. CGIL e SUNIA Campania presentano una serie di emendamenti e proposte al Governo nazionale e regionale per arginare il fenomeno e dare risposte concrete ai cittadini, che verranno illustrate lunedì 29 giugno 2020 alle ore 10:30 nel salone “Gianfranco Federico” (1° piano sede CGIL via Toledo, 353 – Napoli) in una conferenza stampa con il segretario generale CGIL Campania, Nicola Ricci, il segretario generale SUNIA Campania, Antonio Giordano, il responsabile dipartimento Ambiente e Salute CGIL Campania, Eduardo Pizzo e i responsabili territoriali del SUNIA per illustrare le proposte del sindacato.

Leggi: Ottopagine, 27/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Firenze: Patti territoriali per ridurre i massimi dei canoni di affitto

I patti territoriali tengono in forte considerazione l’emergenza abitativa cittadina aggravatasi con il Coronavirus e le conseguenze che ha avuto su inquilini e proprietari delle abitazioni destinate alla residenza privata, temporanea e turistica. L’obiettivo per il quale sono stati sottoscritti è abbassare gli affitti privati stipulati a canone concordato. In questo contesto è stato individuato un percorso condiviso tra Comune, sindacati degli inquilini e associazioni dei proprietari immobiliari per favorire la stipulazione di contratti di locazione a canone concordato che prevedono canoni inferiori rispetto alle altre tipologie contrattuali, la riduzione del canone oppure il passaggio a contratto concordato; per promuovere la trasformazione dei contratti in corso in nuovi contratti a canoni più sostenibili e prevedere misure di garanzia e sostegno per il pagamento dei canoni per favorire l’inserimento nel mercato locativo residenziale di alloggi già destinati alla ricezione turistica, sostenendo il recupero del tessuto urbano e sociale. Questo percorso di collaborazione tra i tre soggetti è stato definito nel protocollo firmato oggi a Palazzo Vecchio dall’assessore alla Casa Andrea Vannucci, dalle associazioni dei proprietari (Appc, Asppi, Confabitare, Confedilizia, Uppi) e dalle organizzazioni sindacali degli inquilini (Sunia, Sicet, Uniat, Unione inquilini). Il protocollo, della durata di tre anni, dà infatti attuazione agli accordi territoriali sulle locazioni abitative promossi dall’amministrazione comunale fiorentina.

Leggi: Nove Firenze, 25/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Casa, incontro tra Montuori e i sindacati sul Programma per il superamento dell’emergenza abitativa

Montuori: “Proseguire un’interlocuzione a tutti i livelli per un percorso strutturato”. I sindacati: “Azioni con Regione e Governo per mettere al centro Roma capitale”
C’è la delibera con il Programma Strategico per il superamento del disagio e dell’emergenza abitativa a Roma al centro del tavolo che si è tenuto ieri tra l’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, e i sindacati delle sigle di Roma e Lazio di Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet e Uniat Aps. Una delibera uscita proprio dagli uffici di Montuori approvata in Giunta nelle scorse settimane che contiene un piano per la riorganizzazione e la densificazione dei piani di zona nell’ottica della realizzazione di abitazioni a canoni di affitto calmierati. Il tutto inquadrato nella cornice del disagio abitativo capitolino che coinvolge, si scrive nella delibera, 56.000 famiglie e riguardante circa 200.000 persone.
“È stato un incontro molto costruttivo che ha preso il via proprio dagli indirizzi e dai dati contenuti nella delibera che vuole offrire un panorama di analisi e di indirizzi utile a sviluppare una discussione più ampia possibile”, ha scritto Montuori in una nota. “Credo sia un approccio importante per proseguire un’interlocuzione a tutti i livelli che porti a un percorso definito e strutturato attraverso un lavoro quanto più possibile sinergico per il proseguimento dell’iter che vedrà entro l’estate le prime delibere attuative”.

Leggi: Roma Today, 23/06/2020


IN AGENDA:

7 luglio 2020 – Italia Longeva – Assistenza domiciliare integrata – Virtual Meeting – Ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza

Virtual meeting – 7 luglio 2020 – ore 16.00 – 18.30
Nello scenario di emergenza determinato dal Covid-19, in cui la necessità di curare al proprio domicilio gli anziani fragili e multimorbidi si conferma un’esigenza prioritaria, pressante ed improcrastinabile, Italia Longeva – da anni fortemente impegnata su questa tematica anche mediante la realizzazione di indagini sul territorio – è in prima linea nella promozione di una riorganizzazione dei modelli di assistenza domiciliare, perno attorno al quale la Long-Term Care dovrebbe ruotare.
Per dotare i nostri anziani di un servizio ADI facilmente accessibile, equo, diffuso, efficace ed economicamente sostenibile per il SSN occorrono competenze e formazione. E serve rivedere processi e procedure e sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia, come durante la pandemia si è saputo fare in alcuni territori.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

La Corte Costituzionale sulla coprogettazione

Sciolti i dubbi interpretativi sull’art.55 del Codice del Terzo Settore
L’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che la coprogettazione, ancorata sia all’art. 118 Cost., sia alla legge n. 241/1990, “è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti[…]”. Gli enti locali hanno dunque la possibilità di condividere, stabilire insieme, individuare i percorsi più adeguati in forma congiunta con gli ETS interessati per definire progettualità che permettano di realizzare la finalità di cui all’art. 55 CTS.
La co-progettazione di cui all’art. 55 CTS, pertanto, postula naturaliter una procedura ad evidenza pubblica che tuttavia non può essere confusa con l’applicazione sic et sempliciter degli articoli del codice degli appalti.
Le finalità sono diverse e nel caso della co-progettazione (come si evince nel caso di specie) la selezione è riservata alle sole organizzazioni non profit.
O é coprogettazione (genuina) o è codice dei contratti pubblici: tertium non datur.
E tale collocazione non risulta contraria al diritto europeo, anzi. Benché l’architettura istituzionale comunitaria, così come disegnata dai Trattati, sia tutta definita da un’impostazione che tende a favorire la realizzazione di un mercato comune in senso proconcorrenziale, le legislazioni dei singoli Stati membri sono tutte permeate dal riconoscimento della fondamentale funzione programmatoria degli enti pubblici, capace di stimolare e valorizzare l’apporto, spesso innovativo, delle imprese non profit. Al riguardo, in questa sede, basti ricordare che gli artt. 76 e 77 della Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici legittimano gli Stati membri a prevedere norme e procedure che rispettino e assicurino la specificità dei servizi da organizzare, così da valorizzare l’apporto originario degli enti non profit.

Leggi: Welforum


Abbiamo risposte alla solitudine?

La solitudine accelera il processo di fragilizzazione della persona anziana quale fattore aggiuntivo all’età, alle patologie croniche e alla perdita parziale o totale dell’autosufficienza. Le teorie che ruotano attorno alle strategie di contrasto alla nemica solitudine sono orientate a favorire qualità relazionale e non quantità. Disponiamo di una moltitudine di risposte che necessitano tuttavia di essere inserite in un processo orientato al più ampio cambiamento culturale.
di Federica Gottardi (Psicologa-psicoterapeuta, Fondazione I.P.S. Cardinal Gusmini di Vertova, Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia)
Abbiamo risposte alla solitudine?
Solitude, loneliness, aloneness. L’essere soli dal sentirsi soli, far riferimento ad una condizione psicologica, un vissuto emotivo, oppure ad una condizione sociale oggettiva di isolamento. Rimane compito arduo identificare la solitudine e differenziarla da concetti che spesso ci confondono quali la malinconia, l’isolamento e, più in generale, la sofferenza.
Le facce della solitudine
Esiste una differenziazione che è stata, ed è tutt’ora, al centro di dibattiti filosofico-culturali. Si parla infatti, oltre che di solitudine che genera sofferenza, di una solitudine beata, ricercata. Una solitudine desiderabile, un isolamento che è quasi un’esperienza mistica “capace di spingere l’animo tra le cose celesti”, come scriveva Petrarca.
Si parla poi di una solitudine che Pirandello ha definito “incertezza angosciosa”. Quell’entità che prende forma proprio nel momento in cui non si è soli e che priva l’uomo della sua stessa identità. Che poi è lo stesso concetto espresso visivamente da Edvard Munch in Sera sul viale Karl Johan (1982; fig.1): la solitudine che si manifesta proprio in un luogo di massima socializzazione, nel centro della città. Nessuno sguardo incrocia quello dell’altro. La folla quale non-luogo dove si può provare la solitudine più profonda. Il fenomeno giapponese del kodokushi (morte solitaria) ne è un esempio. Un fenomeno particolarmente diffuso nella capitale, quasi sconosciuto nei piccoli villaggi rurali. Un paradosso, ma morire di solitudine e in solitudine è molto più facile quando si è circondati da milioni di persone. L’apoteosi di una società senza identità. È la morte nell’indifferenza collettiva. Lo stato emotivo sperimentato quando esiste una differenza tra le relazioni desiderate e quelle che si percepisce di avere (Cacioppo e Cacioppo, 2014).

Leggi: I Luoghi della Cura


Appunti per il welfare che ci aspetta

L’emergenza sanitaria interroga anche noi ricercatori, formatori, analisti e valutatori dell’Area politiche sociali e sanitarie dell’IRS (Istituto per la Ricerca Sociale). Un’emergenza che ha investito frontalmente il nostro lavoro, i nostri progetti di ricerca, formazione, accompagnamento che da più di tre mesi attraversano riconfigurazioni radicali.
Sentiamo l’urgenza di dire la nostra, di dare il nostro contributo. Di analisi e di proposta. Lo facciamo da un punto di vista particolare, quello di un osservatorio agito da sguardi e professionalità diverse sul welfare sociale e territoriale. Una realtà vasta e multiforme, quella dei servizi sociali e sociosanitari, che sta mostrando una straordinaria resilienza e con cui quotidianamente ci interfacciamo, a livello di comunità locali, di regioni, a livello nazionale e anche europeo.
Sguardi diversi che mettiamo insieme in queste pagine. Sguardi che vedono una realtà segnata da molte e drammatiche difficoltà. Ma anche una realtà che si sta ora aprendo a nuove possibilità e opportunità di cambiamento. O che almeno vuole farlo, aspira fortemente in questa direzione. Per anni abbiamo cercato di “Disegnare il welfare di domani” attraverso sintesi progressive, e con noi ci hanno accompagnato in tanti. Da molto tempo dedichiamo uno sguardo attento ai cambiamenti in atto nel Paese (www.welforum.it e Prospettive Sociali e Sanitarie) e in Lombardia (www.lombardiasociale.it).
Oggi questa crisi enorme porta con sé nuove possibilità: non possiamo sprecare questa occasione. Nella consapevolezza che a nuove opportunità si accompagnano anche nuovi rischi: primo fra tutti quello di non osare il cambiamento possibile, di non cercare di superare i limiti del passato, di non capire che possiamo aprire una nuova stagione.
Un documento scritto dunque a molte mani, che vuole essere aperto ad ulteriori contributi. Questo è il nostro provvisorio, ma convinto, punto di vista sulla situazione attuale e il futuro che ci attende. Un work in progress che desideriamo venga via via precisato, arricchito.

Leggi: Welforum


L’Infermiere di Famiglia e Comunità in ASL 2. Applicazione operativa di una nuova metodologia di presa in carico

Il Sistema Sanitario Nazionale è oggi in continua evoluzione, anche a causa dei significativi cambiamenti epidemiologici tra cui l’aumento dell’età media e l’incremento di patologie croniche. Queste variabili spingono gli operatori sanitari a ripensare a processi clinico-organizzativi più resilienti ed efficienti, con l’intento di migliorare sistematicamente le cure erogate.
di Roberta Rapetti (Coordinatore Infermieristico S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Maria Enrica Auteri (Direttore S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Antonio Pansera (Infermiere S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Simona Visca (Infermiere S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Paolo Cavagnaro (Commissario Straordinario Asl 2)
L’Infermiere di Famiglia e Comunità in ASL2
L’invecchiamento della popolazione è un processo fisiologico complesso che coinvolge aspetti sanitari, culturali ed economici. A fronte di un allungamento dell’aspettativa di vita e dei progressi in ambito sociale, medico e farmacologico, non corrisponde, tuttavia, un parallelo miglioramento delle condizioni di salute. Le cause vanno soprattutto ricercate nel progressivo aumento di malattie, soprattutto invalidanti, che insorgono nella fascia di età più avanzata e che conducono frequentemente a una situazione di disabilità (Ministero della salute, 2016).
Le persone anziane, spesso affette da multi-patologie, ad andamento cronico, necessitano di frequenti visite specialistiche, prestazioni diagnostiche e poli-farmacoterapia. Le principali minacce, a cui possono incorrere questi soggetti, sono rappresentate da interventi frammentati, incentrati più sul trattamento della sintomatologia che sulle reali necessità, e incremento dei ricoveri ospedalieri, con conseguente peggioramento del benessere psico-fisico e dell’aumentato rischio di mortalità (Ministero della salute, 2016).

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Sedi Inps: dal 1° luglio la riapertura al pubblico

L’Inps comunica che dal 1° luglio riaprono gli sportelli Inps dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 12:30. L’accesso nelle sedi dell’Istituto dovrà essere prenotato attraverso i seguenti canali:
Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
app INPS Mobile;
sito web.
Per quanto riguarda le sedi della regione Lombardia, in considerazione dell’emergenza sanitaria ancora in corso, il servizio di informazione e di consulenza al pubblico continua ad essere garantito esclusivamente in modalità telefonica tramite:
Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
Sportello telefonico provinciale;
Prenotazione di una richiamata dall’operatore Inps tramite Contact Center, app INPS Mobile e sito web (app INPS Mobile e sito web).
Infine, il servizio di consulenza per gli intermediari istituzionali e gli altri utenti abilitati ai “Cassetti” continuerà ad essere assicurato a distanza tramite videochiamata o via telefono.

Leggi: Inca


 

 

 

 

 

Il ringraziamento del presidente Costa ai volontari Auser impegnati durante l’emergenza

Il presidente nazionale Auser Enzo Costa ha voluto ringraziare in un video i 7000 volontari Auser che nei mesi di marzo e aprile, in piena epidemia Covid, non si sono risparmiati per aiutare le persone sole e in difficoltà.

Leggi: Auser


SPI Cgil, Auser e Comunità di Sant’Egidio insieme per la dignità degli anziani. Lanciata una grande campagna di raccolta firme

Auser Nazionale ha condiviso e sottoscritto l’appello “Senza anziani non c’è futuro” lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio, un documento che denuncia la pericolosa deriva di una sanità selettiva che arriva a considerare gli anziani una parte residuale della società.
Si rimarca il diritto degli anziani ad essere considerate persone e si rivendica il principio della parità di trattamento e il diritto universale alle cure.
Il riferimento è rivolto chiaramente a come è stata gestita l’intera prima fase dell’epidemia Covid-19 e alle troppe morti di persone anziane che si sono verificate in questi ultimi mesi.
L’obiettivo è raccogliere un numero molto alto di adesioni per poter arrivare nel prossimo autunno ad organizzare un convegno, magari con respiro internazionale, di denuncia che ridia valore alla persona in tutto l’arco della propria vita.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 23 giugno 2020
L’abisso degli assistenti sociali

Svolgono un lavoro fondamentale, eppure oltre il 75% è precario. Migliaia di professionisti con contratti a tempo si trovano ad affrontare la povertà e l’esclusione portati dalla pandemia. Fp Cgil: “Inaccettabile. Subito assunzioni stabili e certe”
Gli assistenti sociali in Italia svolgono un lavoro fondamentale, eppure la maggioranza di loro ha un contratto precario, oltre il 75% del totale: in pratica è precario l’intero sistema sociale del nostro Paese. E non solo perché la crisi innescata dall’epidemia di Covid-19 incontra una rete fragile di servizi sociali e socio-sanitari, sottodimensionata e sottofinanziata già oggi rispetto ai bisogni, prima ancora dell’aumento della povertà e dell’esclusione sociale. Il settore era già precario prima del virus: hanno contratti atipici la maggioranza delle lavoratrici e lavoratori, dei professionisti che affrontano quotidianamente disagi e fragilità.
Una ricerca avviata dalla Fondazione nazionale degli assistenti sociali, e anticipata dall’Ordine degli assistenti sociali agli scorsi Stati generali mostra come “oltre il 75% dei professionisti coinvolti per le misure di contrasto alla povertà siano essi stessi precari, con contratti in scadenza” entro pochi mesi. Sono migliaia gli assistenti sociali a tempo determinato, legati a progetti finanziati dai fondi europei come i Pon, ai fondi del reddito di cittadinanza o che operano attraverso le cooperative, che garantiscono, a fianco di un sempre più ridotto numero di operatori a tempo indeterminato dei servizi sociali professionali.

Leggi: Collettiva, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
No barriere. In ogni senso

La necessaria realizzazione dei PEBA (Piani di Eliminazione di Barriere Architettoniche) in tutti i Comuni italiani, una piena accessibilità digitale e un “superbonus per la libertà”, per garantire condomìni accessibili a milioni di persone costrette a essere chiuse in casa»: sono le istanze avanzate dall’Associazione Coscioni, durante un’audizione presso la Commissione Diritti Umani del Senato. Di questi e vari altri temi si parlerà il 27 giugno, durante l’incontro online “No barriere. In ogni senso”, organizzato dalla stessa Associazione Coscioni, cui parteciperanno tanti autorevoli ospiti
Omino verde che esce da un labirintoAudita dalla Commissione Diritti Umani del Senato, nell’àmbito dell’indagine conoscitiva curata dalla Commissione stessa sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani vigenti in Italia e nella realtà internazionale, l’Associazione Luca Coscioni, rappresentata da Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative sulla disabilità, da Alessandro Gerardi, avvocato, e da Vittorio Ceradini, architetto, vi ha presentato le proprie iniziative sulla disabilità, avanzando alcune proposte in tema di barriere architettoniche e accessibilità.

Leggi: Superando, 23/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Speciale Stati Generali. Ecco tutte le proposte delle Professioni sanitarie per il rilancio del Servizio sanitario nazionale

Dalla riforma dell’assistenza territoriale, agli investimenti e alla stabilizzazione del personale sanitario, passando per l’integrazione socio-sanitaria, la formazione, una migliore gestione delle risorse in sanità, farmaci, vaccini e molto altro. Ecco tutte le proposte presentate dagli Ordini delle Professioni sanitarie durante l’ultimo incontro degli Stati generali ‘Progettiamo il Rilancio’ organizzati dal Governo a Villa Pamphilj.
Ieri pomeriggio, durante l’ultima giornata degli Stati generali ‘Progettiamo il Rilancio’ promossi dal Governo si è svolto a Villa Pamphilj l’incontro con la Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie composta: dalla Federazione nazionale ordini medici dei chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), dalla Federazione nazionale ordini dei veterinari (Fnovi), dalla Federazione nazionale ordini dei farmacisti (Fofi), dalla Federazione nazionale ordini dei chimici e dei fisici (Fncf), dalla Federazione nazionale degli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp), Federazione nazionale degli ordini della professione ostetrica (Fnopo), dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), dall’Ordine nazionale dei biologi (Onb), dal Consiglio nazionale ordine psicologi (Cnop) e dal Consiglio nazionale ordine assistenti sociali (Cnoas).

Leggi: Quotidiano Sanità, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Welfare – Anziani non autosufficienti cercano politici ambiziosi

L’emergenza Covid-19 ha prepotentemente fatto esplodere l’attenzione sull’assistenza agli anziani non autosufficienti. L’aumento dei finanziamenti dedicati, una chimera sino a pochi mesi fa, pare oggi assai probabile. Mancano, però, sia un progetto sul futuro del settore sia forze politiche intenzionate a spendersi in questa partita. L’invito di Cristiano Gori: «Politici ambiziosi, fatevi avanti»
«C’è voluto un evento imponderabile e drammatico come il Covid-19 per portare l’attenzione della politica sull’assistenza agli anziani non autosufficienti. Ora si presenta, inaspettata, la tanto attesa occasione di migliorare il sistema: purtroppo, però, rischiamo di non coglierla». È preoccupato Cristiano Gori, che insegna politica sociale all’Università di Trento e da molti anni si occupa del tema. Cita una frase celebre di Rahm Emanuel, stretto collaboratore di Obama alla Casa Bianca, riferita allo sconquasso dell’economia mondiale nel 2008: «Quando disse “Non possiamo permetterci di sprecare una crisi come questa, è un’opportunità di fare cose che prima non si pensava di poter realizzare» certamente non pensava all’assistenza agli anziani in Italia. Eppure, è difficile trovare una sintesi più calzante dello spirito che ci è oggi richiesto», continua Gori, che è anche coordinatore del Network Non Autosufficienza (NNA), che fin dal 2009 pubblica rapporti sulle politiche di Long-Term Care in Italia ed è direttore della rivista online “I Luoghi della Cura”.

Leggi: Vita, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Le reti di solidarietà che il Covid ha rafforzato

Esisteva già prima del Covid, ma oggi la consegna della spesa a domicilio è un servizio sempre più conosciuto e richiesto da chi ha difficoltà a uscire di casa. In piena pandemia, con l’aiuto delle associazioni di volontariato, i servizi sociali dei Comuni avevano rafforzato questa rete di solidarietà per aiutare anziani, persone con disabilità e chi era in quarantena: allo stesso tempo, quella che veniva svolta era un’azione preventiva – garantire il distanziamento fisico tenendo le persone in casa – e un servizio vitale per decine di migliaia di persone. Le massicce campagne di informazione locali promosse in quel periodo hanno oggi trasformato quello che nel corso della pandemia era un servizio di emergenza in un servizio necessario.
“Ora che Rimini non è più zona rossa e siamo tutti tornati a una vita quasi normale -racconta Flavia Ciavatta, volontaria Auser che in città coordina il servizio spesa a domicilio – le trenta famiglie alle quali attualmente portiamo la spesa settimanale a casa sono cinque volte di più rispetto alle famiglie servite prima del Covid 19″.
Non siamo agli oltre cento nuclei familiari che in piena pandemia aprivano la porta ai volontari per ritirare le buste della spesa, ma il dato, osservava qualche giorno fa il vicesindaco Gloria Lisi, ringraziando pubblicamente i volontari dell’Auser “segna oggi una presenza forte e solidale per tante famiglie, ogni giorno dell’anno”.

Leggi: Liberetà, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Il virus cambia la vita in condominio: nuove regole (e abitudini) in 8 punti

La pandemia da Covid-19 ha “investito” anche l’ambito delle norme condominiali. Imponendo nuove regole, generali e particolari, e la revisione nell’uso degli spazi. Dalla sanificazione di impianti e aree comuni alle modalità di gestione dell’assemblea, dall’incrocio con le attività di negozi o B&B presenti in condominio, fino alla messa in sicurezza di edifici in cui abitano persone contagiate: gli amministratori si sono dovuti confrontare con uno scenario mutato.
Gli effetti delle nuove precauzioni sono destinati a continuare nei prossimi mesi, influendo non solo sulle abitudini delle famiglie, ma anche sui costi condominiali. Le pese per la pulizia e la sanificazione delle parti comuni, ad esempio, possono comportare un aumento mensile fra 600 e mille euro per un piccolo stabile. E molto di più per un palazzo più articolato o un supercondominio.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 22/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Colf e badanti, 55 milioni nel mondo perdono il lavoro. “Tanti non hanno nulla”

55 milioni di colf e badanti in tutto il mondo hanno perso o richiano di perdere il lavoro a causa della pandemia: è quanto rivela l’Ilo, che due giorni fa ha convocato rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro provenienti da Repubblica Dominicana, Kuwait, Malaysia, Togo e Italia, in occasione del webinar ILO “International Domestic Workers’ Day: Making decent work a reality beyond COVID-19″. La maggior parte di questi lavoratori (37 milioni) sono donne. La regione più colpita è il sud-est asiatico e Pacifico con il 76% dei lavoratori a rischio, seguito dalle Americhe (74%), Africa (72%) ed Europa (45%). Il problema è comune a tutti i continenti.
Per l’Italia, era presente all’incontro Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, a cui abbiamo chiesto di approfondire la situazione nel nostro Paese. “Sicuramente è meno drammatica che in altri – ci spiega – se consideriamo che in alcune parti del mondo i lavoratori domestici sono veri e propri schiavi. Anche l’aumento dei licenziamenti è contenuto: parliamo del 15% in più rispetto al 2019. Ma la fragilità di colf e badanti si è aggravata moltissimo anche nel nostro Paese e i sostegni ideati dal governo non sono sufficienti, pur rappresentando un importante passo avanti verso il riconoscimento di un lavoro definito essenziale, sopratutto quando riguarda l’assistenza agli anziani”.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Sconto in fattura e cessione del credito aggirano l’incapienza Irpef

Sgravio del 110% consentito anche a un soggetto privato incapiente o con un lavoro precario tale da non garantire alcun ammontare di detrazione fiscale annua
*Il quesito*. Con riferimento al bonus ristrutturazione del 110 per cento, un soggetto privato che risulti incapiente o che abbia un lavoro precario, tale da non garantire alcun ammontare di detrazione fiscale annua, può comunque fruire dello sconto in fattura o della cessione del credito (al fornitore o a una banca) e quindi procedere all’intervento di ristrutturazione ammesso ai benefici fiscali? (G.D. Torino)
*La risposta dell’esperto*. La risposta è affermativa. Gli articoli 119 e 121 del Dl 34/2020 (decreto Rilancio) prevedono la detrazione del 110 per cento sugli interventi di risparmio energetico e di prevenzione antisismica eseguiti su parti comuni di edificio e singole unità immobiliari possedute dalle persone fisiche, anche se non adibite ad “abitazione principale” (salvi gli edifici unifamiliari, per i quali, ai fini dell’ecobonus al 110%, viene confermata la necessaria destinazione ad “abitazione principale”). I bonus potenziati al 110 per cento vengono riconosciuti solo per i condomìni, le persone fisiche (al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni), gli Istituti autonomi case popolari (Iacp) comunque denominati, nonché per gli enti aventi le stesse finalità sociali degli istituti e per le cooperative a proprietà indivisa.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 19/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Un documento dell’OMS sull’accesso alle tecnologie assistive

L’OMS ha pubblicato un nuovo documento sul miglioramento dell’accesso alle tecnologie assistive (AT) che mette in evidenza le sfide nell’accesso all’AT e offre azioni concrete per migliorare cinque aree chiave: le AT devono essere centrate sulle persone, le politiche adottate, i prodotti, la fornitura, il personale dedicato. Le tecnologe assistive stanno cambiando la vita delle persone disabili; l’accesso a queste tecnologie è un diritto umano fondamentale in rapido aumento con l’invecchiamento della popolazione a livello globale. Tuttavia la tecnologia assistiva è spesso ignorata dalle agende globali sulla salute e lo sviluppo, portando a un limitato e frammentato investimento.
In risposta a questa preoccupazione, la 72° Assemblea mondiale per la salute ha adottato la risoluzione (WHA71.8) per sollecitare gli Stati membri per una maggiore attenzione e investimento su questa materia in coerenza con gli Obietivi di siluppo sostenibile e la Convenzione sui diritti delle persone con Disabilità.
Il documento è destinato ai responsabili politici di qualsiasi ministero coinvolto nella progettazione di politiche e programmi sulle tecnologie assistive (come i ministeri di salute, finanza e assistenza sociale), in particolare quelli coinvolti nella progettazione di programmi di copertura sanitaria universale.
Si tratta di una di quelle che in ambito delle nazioni unite vengono chamate “Policy Brief”, ovvero documenti che sintetizzano la conoscenza e la ricerca esistente rispetto ad una determinata politica. Normalmente sono redatte in un linguaggio accessibile anche alle persone interessate ma non esperte.
Scarica il testo della Policy brief “Access to assistive technology” (in inglese)

Leggi: Rete Caad, 18/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Sanità. Parole d’ordine: pubblico e territorio

L’emergenza Covid-19 ha dimostrato la fragilità del nostro sistema sanitario, tutto incentrato sugli ospedali e molto poco sulla medicina di prossimità, sul territorio. Abbiamo parlato più volte sul nostro sito della necessità di ripensare il sistema nel suo complesso, rsa comprese.
Ora a fare luce su come cambiare le cose, e quali iniziative mettere concretamente in campo, arriva il sindacato dei pensionati della Cgil che in tutta Italia si sta mobilitando per trovare un dialogo con le Regioni con l’obiettivo di ripensare il sistema di assistenza sanitaria e sociale dei cittadini, anziani in primis. Siamo andati in due delle regioni più popolose d’Italia, Lazio e Lombardia, per capire cosa si sta muovendo.
L’esperienza drammatica vissuta dagli anziani nelle Rsa, nelle case di riposo e nelle case famiglia durante la pandemia, impone di ragionare stavolta in maniera più concreta che mai sul tema della domiciliarità e residenzialità degli anziani. Ma cosa vuol dire in pratica? Vuol dire rispondere al bisogno di dare alle persone anziane un’assistenza non solo fuori dalla propria abitazione ma anche dentro.
“Tanti anziani che finiscono nelle rsa non sono non autosufficienti ma spesso hanno bisogno di un’assistenza leggera. E allora perché non aiutarli in casa, in primo luogo?”, si chiede Alessandra Romano, segretaria generale del sindacato dei pensionati Cgil di Roma e Lazio. “Perché spostare fuori, in struttura, bisogni che possono essere soddisfatti potenziando i sistemi di prossimità? Bisogna sviluppare un’integrazione socio-sanitaria: le persone anziane hanno bisogno di servizi ad ampio spettro”, spiega Romano.

Leggi: Liberetà, 18/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Come subentrare nella proprietà dell’ascensore, procedura e calcolo dei costi

L’ascensore è un impianto che, ove installato successivamente alla costruzione dell’edificio, rappresenta senza ombra di dubbio un’innovazione.
Innovazione sicuramente volte alla eliminazione delle barriere architettoniche e quindi beneficiante di molte agevolazioni, in termini edilizi ed anche fiscali.
Non solo: se si tratta di edificio in condominio questa installazione è certamente un’innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c. deliberabile, in ragione del fatto che essa serve ed eliminare le barriere architettoniche, dal voto favorevole della maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio.
L’installazione di un impianto ascensore non rientra nella ristrutturazione edilizia.
Innovazione, peraltro, suscettibile d’utilizzazione separata, con possibilità per i dissenzienti di non partecipare alla spesa, salvo esercizio del diritto di subentro, per essi nonché i loro eredi ed aventi causa, ai sensi dell’art. 1121 c.c.

Leggi: Condominio Web, 18/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Superbonus 110%: osservazioni, criticità e consigli ai condomini sulle nuove detrazioni fiscali previste dal Decreto Rilancio

Da ormai circa un mese i condomini di tutta Italia sono bombardati da roboanti titoloni sui giornali online, da proposte di sedicenti professionisti e da allettanti offerte di talune imprese riguardanti i superbonus del 110% previsti dal D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio). Tutti hanno in comune una certa abilità a gettare fumo negli occhi, proponendo senza alcun filtro “ristrutturazioni gratis”, “ristrutturazioni senza spendere un euro tanto paga lo Stato”.
Superbonus 110%: detrazioni a favore del lavoro
Nonostante l’elogio al Governo per aver messo in campo un meccanismo capace di produrre lavoro e far circolare denaro nella economia reale, occorre che i professionisti che si occupano di termica degli edifici, di ristrutturazioni condominiali e di relative detrazioni fiscali, invitino alla cautela e tentino di riportare il discorso nell’alveo di una navigata e razionale pragmaticità.
Superbonus 110%: facciamo chiarezza
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:
1. il “Decreto Rilancio” per poter partire in piena operatività dovrà essere convertito in legge (entro 60 giorni);
2. poi ci sarà la necessità dell’approvazione dei decreti attuativi, sostanziali per definire i requisiti tecnici previsti al comma 3-ter dell’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, che i progettisti dovranno rispettare al fine di ottenere l’accesso al Superbonus, per trovarsi in regola con i controlli a campione che saranno eseguiti dall’ENEA o dagli Organismi Regionali di Accreditamento;

Leggi: Lavori Pubblici, 17/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Covid-19, il report dell’ISS sulle RSA: oltre 9 mila morti

Si è conclusa, con la pubblicazione del report finale, l’indagine condotta dall’Iss in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie (Rsa). Complessivamente hanno risposto al questionario 1356 strutture, pari al 41,3% di quelle contattate, che hanno riportato dati riferiti al periodo dal 1febbraio al 30 aprile 2020.
Nota metodologica: i dati dei decessi occorsi nel periodo tra il 1febbraio ed il 30 aprile 2020 sono presentati per intervalli bisettimanali. Per le informazioni inerenti le difficoltà riscontrate e gli eventi avversi non devono intendersi come riferite cumulativamente all’intero periodo in esame (dal 1 febbraio al 30 aprile 2020), ma esse sono da riferire al momento in cui veniva completato il questionario. Le strutture che hanno partecipato alla survey hanno fornito i dati al momento della compilazione del questionario, e questi non sono stai aggiornati successivamente. Ecco i principali risultati riportati nella nota dell’Iss.

Leggi: Redattore Sociale, 17/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 23 giugno 2020
Toscana, 2 milioni per edilizia sociale post pandemia

Serviranno per affrontare positivamente le criticità riscontrate nell’attuale sistema urbanistico-edilizio e di promuovere allo stesso tempo interventi urbanistico-edilizi di housing sociale che garantiscano concretamente, e tengano insieme, il diritto alla casa e la tutela della salute
Due milioni di euro destinati ad un’edilizia sociale “post pandemia”, in grado di affrontare positivamente le criticità riscontrate nell’attuale sistema urbanistico-edilizio e di promuovere allo stesso tempo interventi urbanistico-edilizi di housing sociale che garantiscano concretamente, e tengano insieme, il diritto alla casa e la tutela della salute. Lo ha deciso la giunta approvando la proposta di legge “Disposizioni per la realizzazione di interventi edilizi di tipo sperimentale in materia di alloggi sociali a seguito dell’emergenza COVID-19” che ora passa al vaglio del Consiglio regionale. La proposta prevede la sottoscrizione di quote del “Fondo Housing Toscana”, un fondo comune di investimento immobiliare, finalizzato all’edilizia sociale, che già oggi gestisce 765 alloggi e che ne sta realizzando altri 483 con canoni di locazione controllati.
“Si tratta di un’operazione dal passato virtuoso e dal futuro promettente” ha detto l’assessore alla casa Vincenzo Ceccarelli dopo l’approvazione. “Nel 2014 la Regione ha già aderito al Fondo per 5 milioni di euro innescando investimenti per oltre 140 milioni che hanno portato benefici alle fasce più deboli della popolazione toscana. Oggi ripetiamo l’operazione, innovando una misura importante nell’innalzare la qualità del vivere e dell’abitare, anche alla luce della recente pandemia. Dobbiamo infatti saper ripensare le nostre città se vogliamo affrontare con più serenità e meno incertezze l’epoca che stiamo vivendo”.

Leggi: Redattore Sociale, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Abruzzo. CGIL, CISL, UIL e SUNIA, SICET, UNIAT scrivono agli assessori regionali e al presidente dell’ANCI regionale: convocare un tavolo di confronto per affrontare il grave disagio abitativo

Leggi: Sunia, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Regione Veneto. Sindacati degli inquilini e le associazioni della proprietà scrivono alla Regione Veneto: è urgente limitare le conseguenze sulla crisi abitativa causate dall’emergenza Covid-19

Leggi: Sunia, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Sicilia. SUNIA e CGIL Regionali Sicilia scrivono ai Parlamentari nazionali eletti in Regione: le proposte dei due sindacati per affrontare la preoccupante condizione degli inquilini e profondo disagio abitativo

Leggi: Sunia, 23/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Anziani, verso una “rivoluzione culturale” della presa in carico: la proposta di Demos

Approvata all’unanimità in Regione Lazio la mozione presentata da Paolo Ciani, coordinatore nazionale di Democrazia Solidale: “Dobbiamo superare Rsa e case di riposo come abbiamo superato orfanotrofi e manicomi, sviluppando modelli già esistenti, come cohousing, condomini solidali, case famiglia”
Superare l’istituto per anziani così come è si è superato il manicomio e l’orfanotrofio, soprattutto dopo che il Covid-19 ha mietuto una vera e propria “strage degli innocenti” all’interno di queste strutture, evidenziandone limiti e carenze. La proposta arriva dal Lazio, dove il Consiglio regionale ha appena approvato all’unanimità una mozione di Paolo Ciano, coordinatore nazionale di Demos – Democrazia solidale e vicepresidente della Commissione Sanità. Il documento impegna il presidente Zingaretti e gli assessori competenti a investire su nuovi modelli assistenziali per gli anziani, che nel Lazio rappresentano il 21% della popolazione. L’intento è favorire una molteplicità di soluzioni abitative – dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, residenzialità leggera, cohousing pubblico o privato, condomini protetti, case famiglia, microaree – e portare le cure sanitarie a domicilio. Questo permetterà una migliore qualità della vita, riducendo i costi per le amministrazioni pubbliche. Redattore Sociale ha chiesto a Paolo Ciani di approfondire quest’idea, definendone il contesto e i contorni.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Coronavirus, Abruzzo: le strutture residenziali riaprono alle visite parentali

Il presidente della Regione, Marco Marsilio, firma l’ordinanza numero 75 e dispone le regole d’ingresso a carico di familiari e titolari delle strutture
Riaprono alle visite parentali le Rsa, le Comunità terapeutiche di recupero e tutte le strutture residenziali che erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, firma l’ordinanza numero 75 e dispone le regole d’ingresso a carico di familiari e titolari delle strutture Ai primi si chiede di presentare 48 prima della visita, una richiesta di permesso in cui riportare il nome del parente ospitato e un’autocertificazione sul proprio stato di salute. L’ingresso deve quindi essere approvato, concordato e programmato con la Direzione così da poter garantire il distanziamento sociale per cui quest’ultima disporrà una lista degli accessi giornalieri approvati. Ai responsabili delle strutture si chiede quindi di organizzare i percorsi di ingresso e uscita diversificati e mettere a disposizione dei visitatori i dispensatori igienizzanti oltre che di attivare la procedura triage con un operatore addetto a verificare la presenza nella lista visitatori, l’uso della mascherina, rilevare la temperatura, assicurarsi l’uso degli igienizzanti, e garantire il distanziamento sociale.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
In Lombardia Rsa ancora nella fase 1: visite proibite e liste d’attesa ferme

La denuncia del sindacato dei pensionati della Cisl: visite dei parenti ancora proibite e liste di attesa ferme per chi aspetta un posto letto. Alcuni enti gestori starebbero mettendo in cassa integrazione i dipendenti per mancanza di risorse anziani-soli
In Lombardia le case di riposo sono ancora nella fase 1: i parenti non possono visitare gli anziani ospiti e le liste di attesa per un posto letto sono ancora ferme. La denuncia viena dal sindacato dei pensionati della Cisl. “L’apertura delle Rsa è rimandata ‘sine die’ in ogni provincia”, anche perché gli enti e le imprese che le gestiscono starebbero mettendo in cassa integrazione i dipendenti per mancanza di risorse. “Continuiamo a ricevere mail e telefonate da parte di molti parenti di persone in lista di attesa, alcune di queste anche in condizioni di assoluta urgenza e necessità – dice Emilio Didonè, segretario generale dei pensionati CISL regionali-. Dalle Rsa ricevono risposte insufficienti e soprattutto non risolutive. D’altronde, si sono riversate sulle case di riposo una serie di misure da ottemperare per le quali servono risorse che oggi mancano, creando un circolo vizioso che si ripercuote su lavoratori e famiglie”.

Leggi: Redattore Sociale, 18/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Centri diurni a domicilio nel parmense: gli operatori vanno a casa degli anziani

Nell’Unione Pedemontana Parmense (che comprende i 5 comuni di Collecchio, Felino, Montechiarugolo, Sala Baganza e Traversetolo) se l’ospite non può andare al centro diurno, il centro diurno va dall’ospite. In fase di pandemia – particolarmente crudele verso i cittadini più anziani – oltre al servizio di assistenza domiciliare (che, gestito dalla cooperativa accreditata AuroraDomus, non ha mai smesso di funzionare), la Pedemontana Sociale, l’azienda territoriale per i servizi alla persona, ha messo in campo una nuova modalità per garantire alle famiglie dei “nonni” e delle “nonne” di poter usufruire del servizio, ancora sospeso in virtù delle norme anticontagio varate da Governo e Regione: il “Centro diurno a domicilio”.
Da qualche giorno, le assistenti sociali e gli operatori sanitari di Pedemontana Sociale hanno iniziato ad andare direttamente a casa degli ospiti che già prima del lockdown frequentavano i centri diurni per anziani di Collecchio, Basilicanova e Traversetolo, garantendo servizi assistenziali di qualità in forma individuale, così come la socializzazione, il monitoraggio e la stimolazione cognitiva, anche in relazione ai nuovi bisogni emersi nel corso dell’emergenza sanitaria. Un’opportunità che può essere richiesta dalle famiglie, e anche su indicazione delle assistenti sociali, rivolta a un’utenza potenziale di un centinaio di anziani in condizioni di fragilità, complementare rispetto all’assistenza domiciliare. Il servizio del “Centro diurno a domicilio” proseguirà fino al 31 luglio, ma verrà comunque prorogato fino a quando non sarà possibile riaprire i centri diurni veri e propri.

Leggi: Redattore Sociale, 17/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Case popolari di Bari “in pessime condizioni”, la proposta: creare task force per gli interventi di manutenzione

Lo afferma il consigliere comunale barese di Fratelli D’Italia, Filippo Melchiorre. “Ogni giorno – spiega – riceviamo lamentele da parte di moltissimi cittadini”
“‘Gli alloggi comunali” di Bari “versano in pessime condizioni. Va creata una task force permanente potenziando la ripartizione competente con maggiori risorse umane ed economiche”: lo afferma il consigliere comunale barese di Fratelli D’Italia, Filippo Melchiorre. “Ogni giorno – spiega – riceviamo lamentele da parte di moltissimi cittadini che lamentano le pessime condizioni in cui versano i 3000 alloggi di proprietà del Comune di Bari tra la città e l’area metropolitana. Anche il Sunia, sindacato notoriamente non vicino alla nostra parte politica, ha sottolineato che ‘la situazione in queste zone è ormai inaccettabile, gli inquilini vivono nell’acqua e senza riscaldamento, con la caduta inoltre di intonaci e calcinacci, e nonostante questo, all’orizzonte non si profilano interventi di manutenzione straordinaria: le istituzioni latitano e le risposte non arrivano’ “.

Leggi: Bari Today, 17/06/2020


IN AGENDA:

7 luglio 2020 – Italia Longeva – Assistenza domiciliare integrata – Virtual Meeting – Ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza

Virtual meeting – 7 luglio 2020 – ore 16.00 – 18.30
Nello scenario di emergenza determinato dal Covid-19, in cui la necessità di curare al proprio domicilio gli anziani fragili e multimorbidi si conferma un’esigenza prioritaria, pressante ed improcrastinabile, Italia Longeva – da anni fortemente impegnata su questa tematica anche mediante la realizzazione di indagini sul territorio – è in prima linea nella promozione di una riorganizzazione dei modelli di assistenza domiciliare, perno attorno al quale la Long-Term Care dovrebbe ruotare.
Per dotare i nostri anziani di un servizio ADI facilmente accessibile, equo, diffuso, efficace ed economicamente sostenibile per il SSN occorrono competenze e formazione. E serve rivedere processi e procedure e sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia, come durante la pandemia si è saputo fare in alcuni territori.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

Un programma sociale per il Sistema Paese

Lotta alla povertà e alla corruzione, spazio alla creatività e tutela dei diritti: una ricetta “semplice” per rialzare la testa
Alle sollecitazioni intellettuali ed economiche del documento, tutte comunque degne di attenzione, vorrei aggiungere alcune considerazioni, che – a mio avviso – stanno tutte nella sua logica essenziale, ma che meritano, quanto meno, una sottolineatura. Innanzitutto il tema della povertà: la percezione politica della povertà in Italia, ma non solo, è spesso divisa tra il sentimento di solidarietà e il dato statistico, affidato ai narratori, piuttosto che agli analisti economici e politici. Anche l’Italia corre, infatti, il serio rischio di non riuscire a risollevarsi e assiste quasi inerte alla crescita della povertà fra le fasce sociali medio-piccole che vanno sempre più ad implementare la zona buia dell’indigenza. È di tutta evidenza, andando in giro per le città, ma anche guardandosi intorno e sbirciando le abitudini di molti vicini di casa, di lavoro o di quotidianità, accorgersi che alcune abitudini sono state modificate, o cancellate del tutto, all’insegna di una contrazione della possibilità di spesa dei nuclei familiari.
Eppure negli anni passati qualcosa si era mossa: le Fondazioni di origine bancarie, insieme al governo, avviarono, qualche anno fa, un grande e utilissimo programma per contrastare la povertà infantile, causa di crescente ignoranza e ulteriore disagio sociale. Le Fondazione mettevano risorse fresche e liquide, soprattutto senza condizioni, a favore dell’istruzione e della sostenibilità di vita dei giovani poveri, mentre lo Stato concedeva alle Fondazione un adeguato corrispettivo in credito d’imposta. Non so, in verità, quanto tutto ciò abbia effettivamente e seriamente contrastato la povertà infantile, certamente è stato un esempio di buone pratiche di governo in un Paese a forte disagio sociale. Esperienza esemplare, ma isolata o quasi. Ignorare sistemicamente o affrontare sporadicamente la questione della povertà infantile e non solo, non è di sicuro indice di “capacità progettuale”.

Leggi: Collettiva


Il problema ‘solitudine’ diventa evidente

In Italia, solo di recente è cresciuta la preoccupazione per le troppe persone che essendo sole non possono contare su nessuno nel momento del bisogno. Sono persone che sperimentano una continua condizione di dolore e sofferenza che rappresenta un rischio per la loro salute. L’articolo, tratto dal volume “Maledetta solitudine” di Diego De Leo e Marco Trabucchi, offre un quadro delle dimensioni assunte da questo fenomeno passando in rassegna le indagini nazionali e internazionali sul tema.
Di Diego De Leo (Direttore del Dipartimento di Psicologia alla Primorska University, Slovenia, e dello Slovene Centre for Suicide Research), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
I dati statistici e la ricerca scientifica riguardanti la dimensione numerica del “vivere da soli” evidenziano che la manifestazione e la progressione di tale fenomeno risultano associate, in numerose aree del mondo, a tre ordini di fattori:
il cambiamento della tipologia di nucleo familiare, con una tendenza a un aumento vertiginoso delle famiglie unipersonali;
la riduzione significativa delle nascite;
l’aumento dell’età media della vita che, secondo le proiezioni più aggiornate, determinerà un invecchiamento radicale della popolazione mondiale.
Individualismi e solitudini in Italia
Il rapporto annuale dell’Istat nel 2018 rileva come in Italia il 13% della popolazione generale viva da solo. Questa ‘solitudine’ varia di molto a seconda dell’età dei soggetti: al di sotto dei 25 anni vive da solo l’1% degli italiani; tra i 25 e i 34 anni vive da solo l’11,9% dei soggetti; dai 35 ai 54 anni la percentuale si mantiene stabile intorno al 12%; tra i 55 e i 74 anni è il 16% della popolazione a vivere da solo, mentre nelle età successive la percentuale risulta più che raddoppiata (38,3%). Lo stesso rapporto evidenzia come tra le persone di 75 anni e più in Italia sia drammaticamente alta la percentuale di quelli che non hanno parenti né amici cui riferirsi in caso di bisogno: quasi il 40% di tutti i soggetti in tale fascia d’età, con l’11,7% che può rivolgersi solo a un vicino di casa.

Leggi: I Luoghi della Cura


Siamo un Paese di vecchi, prendiamo finalmente atto

La questione dunque che oggi si ripropone con più urgenza è dunque come ripensare i modelli assistenziali di RSA e come costruire una forte rete di domiciliarizzazione, a diversa intensità di cura, rivedendo modalità operative, contesti di accoglienza (cohousing o altre esperienze), integrazione sociale e sanitaria in rapporto ai fabbisogni reali della persona. Occorre far presto però.
Profitto di Qs per commentare le riflessioni e le proposte della dottoressa D’Innocenzo sulle case di riposo e le Rsa. Prima di tutto devo dire che è proprio tutto vero quanto afferma nel suo articolo. Non solo l’amara vicenda di COVID 19 ce lo impone, ma tutte le ricerche e le analisi che abbiamo condotto in molti, sulla non autosufficienza nel nostro paese almeno negli ultimi 15 anni e che la sordità e l’economicismo di una intera classe dirigente ha sempre rimosso dando scarne e inappropriate risposte. Occorre però dire chiaramente che è stato un errore monetizzare i bisogni invece che procedere con una politica di welfare centrata sui servizi.
Me ne sono occupata quando per ben 2 legislature con il collega Battaglia abbiamo tentato di mettere in campo una legge quadro per il problema della non autosufficienza nel nostro paese. C’è qualcosa di cui non mi do pace, una specie di schizofrenia politica che nell’affrontare i problemi separa sempre tutto piuttosto che contestualizzare i problemi e trovare soluzioni adeguate. Sanità e Sociale, cura e assistenza, sussistenza e fragilità, solitudine e relazioni sociali, ghettizzazione e socialità.

Leggi: Quotidiano Sanità


Più istruiti e più benestanti. Il futuro degli anziani italiani

In questo terzo e ultimo intervento sul futuro degli anziani in Italia, Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo mostrano che nel prossimo ventennio gli anziani italiani saranno sempre più istruiti e benestanti. La programmazione dell’attività di assistenza rivolta alla terza e alla quarta età dovrebbe essere riprogrammata tenendo conto anche di questo importante cambiamento.
In due precedenti articoli su Neodemos (Gli anziani italiani e i loro figli, oggi e domani e Non da soli. Le nuove famiglie degli anziani italiani. 2002-2042) abbiamo mostrato come, nei prossimi vent’anni, gli italiani con più di 70 anni saranno sempre più numerosi, ma che questo cambiamento non si tradurrà in un parallelo incremento degli anziani soli, perché aumenterà molto rapidamente la proporzione di anziani coniugati, e perché una proporzione di anziani molto alta continuerà a vivere nei pressi di almeno un figlio. In questo ultimo intervento completiamo i nostri ragionamenti sul futuro degli anziani italiani, ragionando sulla verosimile loro evoluzione secondo il titolo di studio, il reddito e la ricchezza.

Leggi: Neodemos


Superare il modello delle Case di riposo e delle Rsa. Non più posti letto, ma intensità di cura applicata alla domiciliarità

Partendo da una radicale riforma partecipata del welfare italiano, si potrebbero strutturare le linee di sviluppo strategico di un sistema basato su piattaforme abitative adatte o adattabili alla vecchiaia, ben localizzate e ben integrate nel tessuto urbano. Soluzioni abitative ad intensità assistenziale modulabile, invece di posti letto
“Se le case dove abitiamo sono adatte, è più efficace spostare i servizi – soprattutto quelli sociosanitari – che costringere le persone a ripetuti cambiamenti nelle fasi più delicate della loro esistenza”. (The DanishMinistry of Housing, Urban and Rural Affairs. Factsheet on housing for the elderly)
La pandemia da coronavirus ha aggravato lo stato del Sistema Sanitario Nazionale, già condizionato da pesanti interventi di risanamento tecnico ed economico di molte regioni in Piano di Rientro, ma ha acuito la crisi ancor più pressante, del welfare locale. Questo tipo di sollecitazioni costanti, stanno drammaticamente modificando il processo d’invecchiamento in atto nel nostro Paese, con enormi ricadute sulle condizioni abitative, reddituali, di salute e benessere che dovranno inesorabilmente accompagnare l’allungamento della vita dei prossimi anni.
Sono tanti gli studi che posizionano il SSN tra i primi al mondo (Bloomberg, ad esempio). Indicatori di valutazione a parte, già alcuni anni fa, nell’11° Rapporto di CreaSanità “L’universalismo diseguale”, si analizzava che nonostante il vantaggio che l’Italia registrava sugli altri paesi europei rispetto alle migliori condizioni di salute dei propri cittadini, anche a fronte di una spesa sanitaria molto più bassa, se non si fosse intervenuti sull’equità e l’accessibilità dei servizi specie quelli per gli anziani fragili e per i più vulnerabili, il vantaggio, acquisito, che si stava già riducendo, si sarebbe azzerato se non addirittura invertito.

Leggi: Quotidiano Sanità


SEGNALAZIONI:

Pensioni di luglio: le novità

Anche per il mese di luglio è anticipato e scaglionato il pagamento delle pensioni per chi le riscuote in contanti presso le Poste Italiane.
Bisogna recarsi agli sportelli secondo la seguente turnazione alfabetica:
24 giugno → cognomi dalla A alla B
25 giugno → cognomi dalla C alla D
26 giugno → cognomi dalla E alla K
27 giugno mattina → cognomi dalla L alla O
29 giugno → cognomi dalla P alla R
30 giugno → cognomi dalla S alla Z
Importante!
Sarà possibile riscuotere la pensione in qualsiasi sportello postale in Italia.
Per chi non ritira la pensione in contanti, l’accredito sui conti correnti postali verrà effettuato il 24 giugno.
I pensionati che ritirano la pensione in contanti alle Poste e hanno un’età pari o superiore ai 75 anni possono chiedere all’Arma dei Carabinieri la consegna gratuita a domicilio della pensione.
→ Per informazioni sul servizio c’è il numero verde800 55 66 70
Nota bene: queste misure sono valide unicamente per i pensionati che riscuotono la pensione negli uffici postali.
Non sono invece interessati tutti quei pensionati che hanno l’accredito della pensione in banca, che la riceveranno direttamente sul proprio conto l’1 luglio.
L’1 luglio, inoltre, a tutti i pensionati che hanno già compiuto 64 anni e che hanno un reddito mensile lordo di massimo 1.000 euro, verrà accreditata automaticamente la quattordicesima.
La somma aggiuntiva spetta anche ai titolari di pensione di reversibilità a determinate condizioi.

Leggi: Spi-Cgil


 

 

 

 

 

 

 

Auser e Comunità di Sant’Egidio insieme per la dignità degli anziani. Lanciata una grande campagna di raccolta firme

Auser Nazionale ha condiviso e sottoscritto l’appello “Senza anziani non c’è futuro” lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio, un documento che denuncia la pericolosa deriva di una sanità selettiva che arriva a considerare gli anziani una parte residuale della società.
Si rimarca il diritto degli anziani ad essere considerate persone e si rivendica il principio della parità di trattamento e il diritto universale alle cure.
Il riferimento è rivolto chiaramente a come è stata gestita l’intera prima fase dell’epidemia Covid-19 e alle troppe morti di persone anziane che si sono verificate in questi ultimi mesi.
L’obiettivo è raccogliere un numero molto alto di adesioni per poter arrivare nel prossimo autunno ad organizzare un convegno, magari con respiro internazionale, di denuncia che ridia valore alla persona in tutto l’arco della propria vita.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 16 giugno 2020
Alleanza contro la povertà: “Rafforzare il Reddito di cittadinanza”

L’organizzazione commenta i dati Istat che hanno registrare un lieve calo della popolazione in povertà assoluta nel 2019: “Un intervento da attuare immediatamente, che non è più procrastinabile”
“Il report diffuso oggi dall’Istat fa registrare un lieve calo della popolazione in povertà assoluta nel 2019. Un dato che sottolinea ancora una volta la necessità di uno strumento di sostegno al reddito, come il Reddito di Cittadinanza, che accompagni le persone che vivono in una situazione economica drammatica in percorsi di inclusione sociale e lavorativa e che le aiuti a uscire dalla condizione di bisogno”. E’ quanto si legge in una nota dell’Allenanza contro la povertà. “I dati, però – prosegue la nota – , certificano soprattutto quanto siano maggiormente esposte le famiglie di cittadini stranieri, quelle con minori e quelle numerose, per le quali la povertà assoluta ha un’incidenza più elevata. La fotografia dell’Istat, dunque, dimostra ancora una volta la necessità e l’urgenza di interventi rafforzativi del Reddito di Cittadinanza – da noi richiesti – che consentano di raggiungere tutte le persone in condizione di povertà assoluta e, in particolare, le più colpite: una sostanziale modifica della scala di equivalenza che non penalizzi, come l’attuale, i minori e le famiglie numerose; l’allentamento degli stringenti vincoli anagrafici, che sono discriminatori per gli stranieri.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
C.S. Il Segretario Generale del SUNIA, Stefano Chiappelli, scrive al Ministro delle Infrastrutture ed ai Presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato

“Modificare il Decreto Rilancio per assicurare maggiori risorse a sostegno dell’affitto, consentire alle Regioni di regolamentare i criteri di assegnazione dei contributi, agevolare ed incentivare la rinegoziazione degli affitti per fronteggiare la crisi dei redditi delle famiglie e impedire l’ulteriore aumento degli sfratti per morosità incolpevole”.
Su questa base Chiappelli ha esposto e articolato nelle lettere che si allegano, le proposte e i contenuti prioritari che, secondo il SUNIA, dovrebbero costituire emendamenti al Decreto Rilancio (34/2020) all’esame della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera dei Deputati, che dovrà essere definitivamente convertito in Legge entro il prossimo 19 luglio.
Alcune delle proposte avanzate costituiscono oggetto di vari emendamenti presentati al Decreto e, in tal senso, il SUNIA fa appello a Governo e Parlamentari per una approvazione di queste importanti integrazioni che possano rendere più rapide ed efficaci le misure di sostegno all’affitto ed alla rinegoziazione dei canoni.

Leggi: Sunia, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Assistenza a domicilio. Takeda sostiene il progetto “Case Intelligenti”

Contrastare il rischio di isolamento sociale degli anziani, emerso in modo critico nel periodo dl lockdown, e favorire l’assistenza a domicilio grazie all’installazione di sensori ambientali connessi a una piattaforma tecnologica. È questo l’obiettivo del progetto pilota “Case Intelligenti”, partito a Oliveto Citra, in provincia di Salerno, nato dalla sinergia tra Fondazione San Francesco d’Assisi Onlus e la startup romana GRAMPiT, con il contributo solidale di Takeda.
Una soluzione digitale per risolvere il problema dell’assistenza a domicilio e migliorare, sul territorio, la vita di persone sole e fragili. A Oliveto Citra, in provincia di Salerno, è partito il nuovo progetto pilota “Case Intelligenti”, che, grazie all’installazione di sensori ambientali connessi a una piattaforma tecnologica, aiuta a contrastare il rischio di isolamento sociale degli anziani, emerso in modo critico nel periodo di lockdown.
Il progetto, nato dalla sinergia tra Fondazione San Francesco d’Assisi Onlus e la startup romana GRAMPiT – con il contributo solidale di Takeda e Hiltron, specializzata nella progettazione e realizzazione di sistemi elettronici di sicurezza – porterà in pochi giorni alla fornitura e all’installazione gratuita dei dispositivi di assistenza per 10 persone della Valle del Sele.
”Gli anziani sono, in ogni cultura, i saggi del villaggio, vere e proprie biblioteche viventi delle nostre comunità. Una società moderna e avanzata può dirsi tale solo se si prende cura di loro”, dice Mino Pignata, sindaco di Oliveto Citra e Presidente della Fondazione. “Una casa è fatta di mura, di oggetti, di ambienti. Sradicare un anziano da casa sua vuol dire privarlo di una parte di se stesso, della sua vita, delle sue abitudini, degli odori e dei profumi. Assisterlo permettendogli di continuare a vivere nei suoI luoghi significa, invece, restituirgli il suo mondo, con la tecnologia che aiuta, collabora e si contamina con l’assistenza domiciliare offline, per far sì che possa sentirsi sempre sicuro, in ogni momento”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Più stazioni accessibili e stop alla prenotazione dell’assistenza 48 ore prima

Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato una petizione lanciata dal Forum Europeo sulla Disabilità, voluta per chiedere più stazioni accessibili nell’Unione Europea, una migliore assistenza alle persone con disabilità che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con 48 ore di preavviso degli stessi servizi di assistenza. Ora i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al “Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario”
Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato la petizione denominata Train travel for all! (“Viaggi in treno per tutti”), lanciata dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, per chiedere una migliore assistenza alle persone con disabilità e con mobilità ridotta che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con quarantotto ore di preavviso dei servizi di assistenza.
Ieri, 15 giugno, i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

Leggi: Superando, 16/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
Le proposte di Cgil e Sunia per affrontare l’aggravarsi della condizione abitativa e i gravi rischi di sfratti per morosità

Pubblichiamo il documento che le Segreterie nazionali CGIL e SUNIA hanno inviato ai Presidenti delle Regioni, dell’ANCI e di Federcasa, Stefano Bonaccini, Antonio De Caro e Luca Talluri.
Il documento contiene le proposte nazionali per fronteggiare il grave disagio abitativo presente nel Paese e i crescenti rischi di sfratto per morosità incolpevole, accentuati dalle conseguenze economiche prodotte dalla crisi sanitaria, che ha avuto forti ripercussioni sulle condizioni reddituali delle famiglie e nasce dalla condivisione di contenuti prioritari che CGIL e SUNIA intendono sottolineare nell’attuale fase di formulazione degli emendamenti, discussione e decisione parlamentare per la conversione in legge del DL 34/2020 ed in vista dei prossimi adempimenti attuativi di competenza rispettivamente di Parlamento, Governo, Regioni e Comuni.
Il documento è anche finalizzato a supportare iniziative locali che in questa situazione di confronto con le istituzioni nazionali e con quelle territoriali, siano capaci di dare un contributo all’affermazione delle nostre proposte.

Leggi: Cgil, 12/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
Ecco il Family Act, dal congedo di paternità all’assegno universale

Approvato ieri sera dal consiglio dei ministri il pacchetto di norme in sostegno della famiglia. Il disegno di legge è collegato alla legge di bilancio 2020 ed è composto da 8 articoli. Eccoli
Una figlia o un figlio sono ‘un valore e debbono essere considerati un arricchimento sia per la famiglia in cui nascono, sia, soprattutto, per la società che li accoglie e che condivide con i genitori l’oneroso compito di accudirli e proteggerli sin dalla nascità. è questo il principio ispiratore del Family Act, il pacchetto di norme in sostegno della famiglia approvato ieri sera dal consiglio dei ministri.
Il disegno di legge è collegato alla legge di bilancio 2020, è composto da 8 articoli e all’articolo 1 sono previsti i principi ed i criteri direttivi cardine di tutta la riforma che sarà attuata con i decreti delegati.

Leggi: Redattore Sociale, 12/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Pedretti (Spi Cgil): “Alle spalle mesi terribili, ora ripartire”

“Ci siamo lasciati alle spalle mesi terribili, ora abbiamo tutti bisogno di ripartire per ricostruire il Paese”.
Il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti affida ad un video-messaggio sulla pagina Facebook del sindacato le riflessioni su quello che è accaduto durante le fasi più difficili della diffusione del Covid-19 e sulla necessità di avviare al più presto una nuova fase in cui “di noi e del lavoro che facciamo per rappresentare i pensionati e gli anziani ci sarà sempre più bisogno”.
Pedretti ripercorre alcuni dei momenti salienti di questa vicenda, sottolineando che “la diffusione del virus ci ha presi alla sprovvista”, anche a causa di “errori antichi e clamorosi. Per anni sono state tolte risorse alla sanità pubblica, la medicina di territorio è stata depotenziata, i medici di famiglia sono stati ridotti a semplici passacarte”.
Per il segretario dello Spi, rimarranno per sempre scolpite nella memoria collettiva ” la fila delle ambulanze, le terapie intensive piene, i camion dell’esercito che portano via le bare, la strage nelle case di riposo”.
“Abbiamo perso – continua – amici e parenti. Anche molti compagni e compagne del nostro sindacato ci hanno lasciati. Non li dimenticheremo e quando sarà possibile gli daremo il tributo che meritano”.

Leggi: Liberetà, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Piano Colao, mancano un disegno organico e le priorità. “Occasione persa”

Il sociale diventa uno dei sei pilastri per rilanciare il nostro Paese nel dopo pandemia, ma le indicazioni fornite dalla task force guidata da Vittorio Colao non convincono. Tra lacune, idee interessanti e alcune poco originali, c’è il rischio che venga dimenticato presto. Il commento di Chiara Saraceno, Gianfranco Marocchi e Sergio Pasquinelli
Non era poi così scontato che il sociale venisse considerato come uno dei sei pilastri per “rilanciare” un paese alle prese con una storica emergenza sanitaria, ma il piano per l’Italia 2020-2022 elaborato dalla task force guidata da Vittorio Colao – almeno per quanto riguarda le tematiche sociali – non è stato accolto con entusiasmo da parte di chi si occupa di welfare da tempo. Per la sociologa Chiara Saraceno mancano idee originali e non vengono indicate priorità, mentre per Sergio Pasquinelli e Gianfranco Marocchi, entrambi vicedirettori di Welforum.it, si fa fatica a trovare un “disegno organico”. Assente ingiustificato, inoltre, la previsione delle risorse necessarie per realizzare quanto scritto nel documento.
Se la mancanza di “idee originali”, come spiega Saraceno, non è da prendere come una vera e propria carenza, ma come un “riconoscimento” del lavoro fatto già in altre sedi sulle tematiche individuate dal piano – “non occorre inventare tutto daccapo”, chiosa Saraceno -, non convince la poca chiarezza del piano in merito alla linea temporale su cui intende realizzare le proprie proposte. “C’è una mescolanza di azioni di lungo periodo e di breve termine – spiega Saraceno -. Fornire supporto psicologico alle famiglie per l’impatto del Covid19, per esempio, non è una strategia di lungo periodo eppure la si trova tra la proposta dei presidi di welfare di prossimità e la sezione dedicata alle organizzazioni di cittadinanza attiva. C’è una confusione di orizzonti temporali e inoltre il supporto psicologico alle famiglie è qualcosa che spetta ai singoli servizi e non riguarda un piano strategico”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Ampio schieramento parlamentare sostiene alla Camera l’emendamento di Cittadinanzattiva per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare

La proposta per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, già lanciata in occasione del Decreto Cura Italia, da Cittadinanzattiva e oltre 70 fra organizzazioni civiche, associazioni di pazienti, federazioni e ordini professionali, società scientifiche e rappresentanti del mondo delle imprese, torna nel Decreto Rilancio grazie ad emendamenti presentati da parlamentari* di quasi tutti i gruppi (M5S, PD, Leu, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto). Gli emendamenti prevedono la realizzazione di Piani regionali pluriennali per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, finanziati attraverso la revisione del regime fiscale che vige sui prodotti da tabacco riscaldato rispetto alle normali sigarette.
“L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza, con drammatica forza, quanto sia fondamentale una rete di assistenza territoriale che garantisca qualità e continuità di cura ai cittadini, soprattutto alle fasce più fragili”, ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Per questo siamo soddisfatti che sia stata prevista nell’ambito del Decreto Rilancio una misura di potenziamento per l’anno 2020 dell’assistenza territoriale e in particolare di quella domiciliare integrata”
Per info: Cittadinanzattiva – Ufficio stampa

Leggi: Auser, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Ecobonus 110%: gli interventi che è possibile effettuare gratis

Con l’entrata in vigore del D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio) sono stata introdotte nuove importanti detrazioni fiscali che riguardano le spese sostenute per interventi di efficientamento energetico (Ecobonus) e riduzione del rischio sismico (Sisma Bonus).
In particolare, tra le altre cose, il Decreto Rilancio ha previsto un superbonus del 110% per alcuni interventi di efficientamento energetico per le spese sostenute dall’1 Luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Nonostante il Decreto Legge sia già in vigore, si parla di spese sostenute a partire dall’1 Luglio 2020, quindi, consapevoli che per l’attuazione della norma si attendono ancora il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate e un decreto attuativo, il miglior consiglio che possiamo dare a chi ha intenzione di intervenire su un edificio, è quello di attendere la conversione in legge del Decreto Legge, con il quale saranno magari modificate o dettagliate le norme sull’argomento Ecobonus 110%.
Nel frattempo, considerate le centinaia di domande che arrivano e che hanno come oggetto principale gli interventi che possono accedere alla detrazione fiscale, riportiamo di seguito quelli che ad oggi prevede l’art. 119 del Decreto Rilancio.
Ecco quali sono gli interventi che potranno godere della detrazione fiscale potenziata al 110%:

Leggi: Lavori Pubblici, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
SUNIA: grave crisi abitativa e aumento degli sfratti per morosità incolpevole, occorrono misure incisive e rapide con la legge di conversione del DL “Rilancio Italia” e risposte concrete e immediate alla caduta dei redditi delle famiglie

La preoccupazione e il disagio degli inquilini cresce, gli affitti insostenibili con la caduta dei redditi espongono al rischio di sfratti per morosità migliaia di famiglie.
Il SUNIA ha condiviso con la CGIL a livello nazionale alcune proposte da avanzare alle istituzioni nazionali e territoriali per rivendicare con forza le priorità su cui intervenire anche in occasione dell’iter del lavoro parlamentare sulla conversione in legge del DL 34/2020 all’esame della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera dei deputati.
I punti principali riguardano:
• aumento dello stanziamento delle risorse del fondo di sostegno alla locazione per il 2020;
• unificare e coordinare l ‘utilizzo dei fondi di sostegno alla locazione e per la morosità incolpevole e degli stanziamenti esistenti;
• …..

Leggi: Sunia, 10/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Il Piano Colao fra riforma del welfare, inclusione e prossimità

Piena attuazione della riforma del terzo settore, sostegno ai fragili e vulnerabili, parità di genere, piano nidi e assegno unico familiare, servizio civile e povertà educativa: nel documento prodotto dalla task force per il rilancio dell’Italia tanti temi dalle forti implicazioni sociali
Una riforma del welfare che finalmente metta in campo strumenti universalistici e non con un approccio categoriale, la piena attuazione della riforma del terzo settore per sostenere le imprese sociali e lo sviluppo di un’economia sostenibile, Il sostegno e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili, la promozione della parità di genere, la modernizzazione dei sistemi di istruzione e di ricerca (e la loro capacità di inclusione), lo sviluppo di iniziative dedicate a bambini, ragazzi e giovani, l’attivazione di un welfare inclusivo e territoriale di prossimità per produrre coesione sociale e garantire un sostegno più efficace e personalizzato a tutti coloro che si trovano ad affrontare difficoltà straordinarie.
E’ un documento dalle forti implicazioni sociali quello prodotto dal comitato di esperti guidato da Vittorio Colao, che ha consegnato alla Presidenza del Consiglio un testo di 53 pagine, con altre 121 pagine di schede di lavoro frutto di un ulteriore approfondimento su 102 singole proposte tematiche. Fra quali si parla anche, fra le tante cose, di servizi territoriali sociosanitari, di persone con disabilità, di impatto di genere, di aiuti alle donne vittime di violenza, di contrasto alla povertà educativa minorile, di servizio civile e di conciliazione dei tempi di vita e di sostegno alla genitorialità (con un piano nazionale per lo sviluppo di nidi pubblici e privati e l’introduzione di un assegno unico che assorba e includa gli interventi già oggi esistenti).

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Coronavirus, la Lombardia riapre le Rsa. Gallera: “Regole rigidissime, niente pazienti positivi”

Dall’assessore lombardo niente ripensamenti sul recente passato: “La delibera dell’8 marzo aveva un approccio diverso, è stata fondamentale e ci ha consentito di arginare la diffusione del virus, di dare delle risposte e di liberare posti letto negli ospedali. Quindi è stata assolutamente una mossa corretta”
“Con la delibera di oggi riprendiamo la riapertura delle Rsa con delle regole molto rigide: nessun positivo verrà collocato all’interno di una Rsa e verrà invece messo in una struttura sanitaria“. L’assessore lombardo alla Sanità Giulio Gallera ha così anticipato l’intenzione della giunta regionale di far riprendere i ricoveri ordinari nelle residenze sanitarie assistite per anziani che erano stati sospesi durante l’emergenza Covid, mentre erano stati sollecitati quelli straordinari di pazienti convid non acuti dimessi dagli ospedali.
Nessun ripensamento, però, rispetto a quella decisione che potrebbe essere stata uno degli arieti del virus nelle strutture per anziani, dove si è consumata una vera e propria strage. “La delibera dell’8 marzo aveva un approccio diverso, è stata fondamentale e ci ha consentito di arginare la diffusione del virus, di dare delle risposte e di liberare posti letto negli ospedali. Quindi è stata assolutamente una mossa corretta“, sostiene Gallera.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 09/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Incertezza sui quorum per l’ok al superbonus 110%

Maggioranza speciale, semplice e assenso del singolo. Come sempre, decidere è il vero problema in condominio. La sintesi degli interessi individuali si scontra con le esigenze collettive, la tutela della proprietà solitaria con quella delle parti comuni. E i quorum cambiano, in ragione di come il mix degli interessi è composto prima dall’amministratore e poi dall’assemblea.
La bussola è la diagnosi Capita così che proprio sull’isolamento delle superfici opache orizzontali e verticali, uno dei tre interventi “cardine” o “entranti” che permettono, secondo l’articolo 119, comma 1, lettera a), del Dl 34/2020, di aprire la porta al 110% anche per l’ecobonus, sismabonus, fotovoltaico e ricariche elettriche possa essere deciso con la maggioranza “speciale” (articolo 1120, comma 2, n. 2, del Codice civile) degli intervenuti che rappresenti la metà del valore dell’edificio oppure con la maggioranza “semplice” (articolo 26, comma 2, legge 10/91) di un terzo dei partecipanti che rappresenti un terzo del valore dell’edificio. Per attivare la seconda opzione occorre la decisione preliminare dell’assemblea di autorizzare la redazione delle Attestazioni di prestazione energetica (Ape, ex Ace) dei singoli appartamenti o della Diagnosi energetica dell’edificio.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Solw 24 Ore, 09/04/2020


lunedì 8 giugno 2020
Emergenza casa, Cgil: “Contro gli sfratti, sconti fiscali e contributi ai proprietari che rinegoziano gli affitti”

Lo stanziamento di 140 milioni di euro previsto nel DL 34/2020 per il contributo all’affitto rappresenta una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni.
Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
• i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagano canoni con altissima incidenza sul reddito;
• i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fondo di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità, in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto e sulla morosità incolpevole pregressa e sopravvenuta, a causa dei criteri previsti dalla vigente normativa.

Leggi: Quotidiano del Condominio, 08/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 16 giugno 2020
Un muro della memoria per gli anziani morti nelle Rsa di Milano

L’iniziativa dell’associazione Felicita, fondata dal Comitato spontaneo Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio. “Per ogni persona morta il racconto su chi era in vita attraverso il racconto di una persona cara”. Presentato anche esposto alla Procura, firmato da 140 famigliari, in cui si ipotizzano i reati di disastro sanitario e omissione dolosa dei dpi
Un muro della memoria, online, dedicato alla vita delle persone morte per Covid-19 nelle Rsa di Milano. Il progetto è stato presentato da Andrea Sartori, durante la conferenza stampa dell’associazione Felicita, che è stata costituita nei giorni scorsi dal Comitato spontaneo “Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio”: “Migliaia di persone sono scomparse quasi in silenzio in un tempo breve, tanto che quasi non abbiamo avuto tempo di rendercene conto – ha spiegato Andrea Sartori -. Con la nostra iniziativa vogliamo quindi dare voce a tutte queste vittime attraverso persone loro care. Per ogni vittima ci sarà una testimonianza su chi era in vita. Non vogliamo lasciare indietro nessuno. Per questo chiediamo l’aiuto di tutti. Sarà un lavoro gigantesco. Ogni video testimonianza sarà pubblicata sul sito www.murodellamemoria.org che sarà on line tra qualche giorno”.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
“Esplode la richiesta di aiuto”, l’Emilia-Romagna alza il fondo welfare

Continua a crescere la richiesta di sostegno da parte di famiglie e persone in difficoltà a causa dell’emergenza covid in Emilia-Romagna. Una vera “esplosione di nuovi bisogni”, come la definisce la vicepresidente della Regione, Elly Schlein
Continua a crescere la richiesta di sostegno da parte di famiglie e persone in difficoltà a causa dell’emergenza covid in Emilia-Romagna. Una vera “esplosione di nuovi bisogni”, come la definisce la vicepresidente della Regione, Elly Schlein. E così la Giunta Bonaccini mette sul piatto 49,3 milioni di euro per il Fondo sociale regionale, sei in piu’ rispetto all’anno scorso, destinato ai Comuni per interventi e servizi sociali del territorio. Dopo l’ok del Consiglio delle autonomie locali, e il parere positivo di sindacati e terzo settore, oggi il provvedimento ha incassato il via libera anche in commissione in Regione. Dei 49,3 milioni complessivi, ben 44,8 saranno impegnati sui servizi, con particolare attenzione ai bisogni di bambini, adolescenti e famiglie, specialmente le più vulnerabili e quelle più colpite dalla crisi legata al coronavirus.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Emilia Romagna. CGIL, CISL, UIL, SUNIA, SICET e UNIAT scrivono ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni dell’E.R.: il decreto rilancio va modificato aumentando le risorse, consentendo strumenti attuativi rapidi ed efficaci alle istituzioni territoriali, agevolare la rinegoziazione dei canoni.

Con il decreto 17 marzo 2020 “Salva Italia” si sono date risposte assolutamente insufficienti alla emergenza abitativa che già si evidenziava nelle nostre città e che si è accentuata a seguito delle misure di contenimento degli effetti del Virus COVID 19.
Pur apprezzando un significativo incremento delle risorse messe a disposizione con il nuovo decreto 28 maggio 2020 “Rilancio”, vi segnaliamo che le stesse sono assolutamente insufficienti ad evitare una stagione di sfratti nel prossimo autunno.
In particolare poi vi segnaliamo che oltre alla insufficienza delle risorse, restano evidenti limiti nella strumentazione da mettere a disposizione dei territori (Regioni, Distretti o associazioni dei comuni e Comuni) per agevolare processi di rinegoziazione dei canoni liberi e a canone concordato

Leggi: Sunia, 16/06/2020


lunedì 15 giugno 2020
Palermo. Casa: Cgil e Sunia, subito il confronto con la regione sulle risorse da spendere a sostegno degli affittuari a seguito dell’emergenza Covid-19

Sono almeno 100 mila le famiglie siciliane in locazione che non riescono più a pagare l’affitto con regolarità. Sono nuclei con lavoratori in cassa integrazione, piccoli commercianti e lavoratori autonomi, ma anche giovani professionisti che hanno visto le proprie attività bloccate per l’emergenza sanitaria.
A lanciare l’allarme sono la Cgil Sicilia e il Sunia che, con i segretari regionali Alfio Mannino e Giusy Milazzo chiedono alla Regione “il confronto per interventi efficaci che evitino Un’ondata di sfratti”.
”La Regione siciliana- affermano Mannino e Milazzo- ha a disposizione un tesoretto da utilizzare bene per far fronte alle difficoltà delle famiglie .Sono fondi che lo Stato ha trasferito o sta per trasferire alle regioni che a loro volta dovranno assegnare ai Comuni. Queste- tuttavia- sottolineano non sono sufficienti a far fronte ai tanti problemi abitativi che coinvolgono migliaia di famiglie i cui redditi sono stati azzerati e certamente devono essere utilizzati nel modo più efficace possibile”.
Sunia e Cgil hanno avanzato al Governo nazionale proposte sugli strumenti per affrontare la crisi abitativa nell’immediato e anche sulla programmazione di un nuovo piano di incremento dell’edilizia pubblica. Tra le richieste anche l’aumento degli stanziamenti, l’individuazione di strumenti quali le detrazioni e le agevolazioni fiscali per incentivare il ricorso alla rinegoziazione dei canoni.

Leggi: Sunia, 15/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
La solidarietà “da casa” Così i volontari over 65 hanno battuto il virus

Fondamentali per molte associazioni, si sono reinventati un ruolo in questi mesi «Anziché occuparsi del trasporto sociale hanno organizzato turni e raccolto liste»
Volontari… “smart”. Hanno più di 65 anni, ricadono nella fascia a rischio, ma non hanno fortunamente voglia di appendere le scarpette al chiodo. E così, sin dalle fasi più acute dell’emergenza Coronavirus, quando c’era un grandissimo bisogno di solidarietà ma quando la stessa Regione aveva diramato linee guida a tutela dei volontari “over”, si sono reinventati: attività “da remoto”, a casa, senza correre pericoli inutili ma senza far venir meno un apporto fondamentale per molte associazioni modenesi che svolgono servizi per la collettività proprio grazie all’apporto di volontari con più di 65 anni.«Il nostro trasporto sociale è svolto soprattutto da persone che hanno in media 70 anni, attività che si è immediatamente interrotta, con l’inizio dell’emergenza Covid» conferma il presidente di Auser Modena Michele Andreana. E spiega: «Negli scorsi mesi le nostre attività si sono riorganizzate e modificate. L’accompagnamento sociale si è praticamente interrotto ma in compenso abbiamo organizzato, in accordo con tanti comuni, un servizio di consegna spesa e farmaci a domicilio su tutto il territorio provinciale». E c’è stato anche un risvolto inaspettato e positivo: molti giovani, studenti o lavoratori in cassa integrazione, si sono resi disponibili a dare una mano facendo le consegne. «In questo modo – continua Andreana – i volontari più anziani hanno svolto da casa mansioni di segreteria come l’organizzazione dei turni o la raccolta delle liste della spesa mentre quelli più giovani hanno pensato alle consegne usando i nostri mezzi».

Leggi: Gazzetta di Modena, 12/06/2020


giovedì 11 giugno 2020
Tutti come in RSA: per le residenzialità la Lombardia impone un lockdown sine die

La Giunta regionale scrive le regole della Fase 2 per i servizi residenziali. Tutto il sociosanitario finisce in un solo calderone. «Non è la delibera che ci aspettavamo, non è la delibera di cui hanno bisogno le persone con fragilità che vivono nei servizi residenziali», commenta il Forum Terzo Settore lombardo. Unica nota positiva: test sierologico per ospiti e operatori, a carico del SSR
Regione Lombardia ha approvato lunedì 9 giugno una delibera (DGR 3226) per la riapertura delle strutture residenziali e semiresidenziali, di AMBITO SOCIOSANITARIO. «Non è la delibera che ci aspettavamo, non è la delibera di cui hanno bisogno le persone con fragilità che vivono nei servizi residenziali», commenta oggi il Forum Terzo Settore lombardo.
«La DGR 3226 è atto che segue una norma di ben altro spessore come il Piano Territoriale regionale per la riattivazione dei servizi diurni (DGR 3183), di cui auspichiamo una rapida implementazione. Un Piano Territoriale che rischia di entrare in conflitto con quest’ultima delibera, generando inutili problemi di interpretazione. La delibera sui servizi residenziali disegna un impianto che poteva considerarsi adeguato forse all’inizio della pandemia, quando sarebbe stato più che mai necessario rendere impermeabili i servizi residenziali, e in particolare le RSA, alla diffusione del Covid-19. Ma sappiamo tutti che le cose sono andate diversamente. Applicarla oggi significa pensare coloro che vivono nei servizi residenziali non come persone, con gli stessi diritti e doveri di tutte le altre, ma come dei “ricoverati” che devono essere semplicemente curati e assistiti possibilmente rimanendo all’interno delle strutture. Ma chi conosce la varietà dei servizi residenziali e delle persone che li abitano sanno che la realtà è ben diversa».

Leggi: Vita, 11/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Welfare, Ceriscioli: avanti con la tutela di anziani e disabili

Firmato questa mattina in Regione il protocollo di intesa per riattivare i servizi educativi, sociali e sociosanitari rimasti sospesi per la pandemia
Firmato questa mattina in Regione il protocollo di intesa per riattivare i servizi educativi, sociali e sociosanitari rimasti sospesi per la pandemia. L’obiettivo, illustrato nel corso di una videoconferenza a cui ha preso parte anche il presidente regionale dell’Anci, Maurizio Mangialardi, è quello di dare risposte alle famiglie degli anziani, dei disabili, dei minori, delle persone con problemi di salute mentale e delle persone senza fissa dimora. “I soggetti che sono al centro della nostra azione nel documento sono gli anziani, i disabili, l’infanzia e persone con problemi- spiega il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli-. L’idea è che il rilancio del sistema dopo una crisi così grande, non si fa solo con il sostegno alla ripresa dell’economia in termini di aiuti alle imprese, ma anche accompagnando e sostenendo quel mondo dei servizi che si fa carico delle fragilità. In questo momento di cambiamento serve flessibilità per riorganizzare e ricalibrare i servizi tenendo conto di un contesto mutato e serve la collaborazione di tutti per forme nuove che garantiscano la vicinanza alle fasce più deboli e la sicurezza degli operatori”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
La crisi delle Rsa: 4500 posti liberi, 250 persone in cassa integrazione

Intanto è pronto il documento che riapre agli esterni le residenze per anziani dal 15 giugno
Tre mesi dopo l’inizio della strage causata dal coronavirus, nelle 740 Rsa del Piemonte restano le macerie: fino a 4.500 posti letto vuoti, 250 persone almeno in cassa integrazione, su cui anche la Cgil sta accendendo un faro e regole ancora non definite per l’ingresso di nuovi ricoverati e la riapertura delle visite dei parenti, riprese solo là dove ci sono ampi spazi o si possono sfruttare giardini e terrazze. «Ma incontrare i familiari porta un benessere psicologico agli anziani che si riflette anche sulla salute», ripete l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. Che già oggi potrebbe pubblicare il documento definitivo che riapre agli esterni le residenze per anziani dal 15 giugno. Le associazioni dei gestori lo hanno valutato in modo positivo ma segnalato anche alcuni punti critici da rivedere per scongiurare nuovi problemi. D’altra parte, regole certe aiuterebbero anche le strutture a risolvere la loro nuova emergenza: i letti vuoti.

Leggi: Corriere della Sera, 10/06/2020


IN AGENDA:

17 giugno ore 18:00 – Webinar Articolo 99 – Presentazione del libro di Padre Paolo Benanti “DIGITAL AGE. Teoria del passaggio d’epoca. Persona, Famiglia e Società”.

Interverranno oltre all’autore:
– Tiziano Treu, Presidente Cnel
– Massimo Bray, Direttore generale Enciclopedia Italiana
– Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS Italia
L’iniziativa è aperta a quanti riterrete siano interessati al tema ai quali potete trasmettere l’invito.
Per la partecipazione inviare una email a eventi@articolo99.it

Leggi: Articolo 99


22 giugno – Nuove forme di convivenza per la terza età: a che punto siamo con la sperimentazione

Videoconferenza promossa dalla associazione “Iscritti a parlare” il 22 giugno alle 18,30 con il coordinamento di Mara Gasbarrone.

Leggi: Iscritti a Parlare

Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Le idee guida dell’OMS sul COVID-19 nei servizi di LTC

Le linee guida sulla prevenzione e gestione della pandemia da COVID-19 nei servizi di Long-Term Care, recentemente pubblicate dall’OMS, sono molto significative e pongono richieste precise ai Paesi europei. Franco Pesaresi, nell’ottica di fornire un servizio utile ai lettori, ne propone una libera traduzione e, in questo articolo, offre una sintesi dei punti di maggior rilievo.
La sede europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 29 maggio 2020 ha pubblicato le linee guida sulla “Prevenzione e gestione della pandemia COVID-19 nei servizi di assistenza a lungo termine (LTC) in Europa”. Si tratta di un documento1 molto importante perché:
1. La maggioranza dei morti causati dal COVID-19 erano collocati nei setting di Long-Term Care (LTC). In Europa, il 50% circa dei morti erano ospiti di strutture residenziali per anziani a cui bisognerebbe aggiungere coloro che venivano assistiti a domicilio in modo formale o informale.
2. Vengono presentati 10 obiettivi di policy rivolti ai decisori politici, ai responsabili e alle autorità sanitarie nazionali e regionali per prevenire e gestire la pandemia COVID-19 nei servizi di LTC (indicati nel box 1).
3. Ogni obiettivo è corredato da evidenze scientifiche e una serie di azioni chiave che possono aiutare a raggiungerlo. Ogni obiettivo politico è anche illustrato attraverso esempi di paesi dell’Europa che li ha messi in pratica.

Leggi: I Luoghi della Cura


La strada per una nuova assistenza a domicilio

Una rete di cure territoriali robusta, diffusa, competente. Questi mesi ne hanno dimostrato l’importanza, ma siamo ancora lontani dal raggiungerla. Ora forse si sta aprendo la strada per costruirla. I servizi di assistenza a domicilio sono una parte importante di questa territorialità e il Decreto Rilancio prevede un rafforzamento di quelli forniti dalle Asl (l’Adi) con 734 milioni di euro, l’investimento più rilevante del provvedimento a favore dell’assistenza sul territorio. Come ha ricordato Cristiano Gori su lavoce.info si tratta una cifra che rappresenta la metà di quanto si spende a livello nazionale per questo servizio in un anno. Si tratta allora di una opportunità per superare i limiti attuali. Prima di arrivarci, facciamo però un passo indietro.
La visione d’insieme
Quando parliamo di singoli servizi a volte perdiamo di vista il quadro complessivo e il peso specifico delle sue varie parti. Le fragilità che possono essere seguite nei rispettivi domicili – quella delle persone con disabilità e degli anziani – trovano oggi tre risposte fondamentali, in ordine: quella delle famiglie stesse, il mercato privato della cura (badanti, ma non solo) e il servizio pubblico. Vediamole.

Leggi: Welforum


Cosa c’è di buono (e cosa no) nel Piano Colao

L’8 giugno è stato diffuso l’esito del lavoro della commissione guidata da Vittorio Colao e incaricata dal Governo di tracciare le linee di intervento per il rilancio del Paese.
L’esito è un documento di 121 pagine articolato in slide e diffuso in sei macro capitoli, coerenti con il disegno complessivo di costruire “un’Italia più forte, resiliente ed equa” passando per tre aspetti trasversali, la digitalizzazione e l’innovazione, la rivoluzione verde, la parità di genere e l’inclusione.
I sei macro capitoli – 1) imprese e lavoro; 2) infrastrutture a ambiente; 3) Turismo Arte e Cultura; 4) Pubblica amministrazione; 5) Istruzione, ricerca e competenze 6) Individui e famiglie – sono a loro volta sviluppati ciascuno attraverso una pluralità di proposte, generalmente strutturate su singole slide che contengono una parte di analisi (“Contesto”) e la proposta di una o più azioni che dovrebbero essere intraprese. Ciascuna proposta è poi catalogata a seconda del fatto che richieda o meno finanziamento (e nel caso, se pubblico o privato) e del fatto che sia o meno immediatamente operativa.
In premessa va ricordato che, con tutta l’autorevolezza che va riconosciuta al gruppo di lavoro coordinato da Colao, quelle contenute non sono disposizioni operative, ma proposte da verificare nella loro fattibilità e da sottoporre ciascuna alla volontà degli organi politici affinché se ne valuti l’opportunità di attuazione. Non è difficile ipotizzare che un Governo forte e coeso nel gestire l’emergenza, ma disomogeneo nelle culture politiche e connotato da una persistente debolezza possa trovare notevoli difficoltà a lavorare anche solo su una piccola quota delle proposte elencate, con esiti tutti da verificare.
Ma, ciò detto, si tratta comunque di un documento interessante da un punto di vista culturale, che merita qualche riflessione.

Leggi: Welforum


 

 

 

 

NEWS:

martedì 9 giugno 2020
Il Piano Colao fra riforma del welfare, inclusione e prossimità

Piena attuazione della riforma del terzo settore, sostegno ai fragili e vulnerabili, parità di genere, piano nidi e assegno unico familiare, servizio civile e povertà educativa: nel documento prodotto dalla task force per il rilancio dell’Italia tanti temi dalle forti implicazioni sociali
Una riforma del welfare che finalmente metta in campo strumenti universalistici e non con un approccio categoriale, la piena attuazione della riforma del terzo settore per sostenere le imprese sociali e lo sviluppo di un’economia sostenibile, Il sostegno e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili, la promozione della parità di genere, la modernizzazione dei sistemi di istruzione e di ricerca (e la loro capacità di inclusione), lo sviluppo di iniziative dedicate a bambini, ragazzi e giovani, l’attivazione di un welfare inclusivo e territoriale di prossimità per produrre coesione sociale e garantire un sostegno più efficace e personalizzato a tutti coloro che si trovano ad affrontare difficoltà straordinarie.
E’ un documento dalle forti implicazioni sociali quello prodotto dal comitato di esperti guidato da Vittorio Colao, che ha consegnato alla Presidenza del Consiglio un testo di 53 pagine, con altre 121 pagine di schede di lavoro frutto di un ulteriore approfondimento su 102 singole proposte tematiche. Fra quali si parla anche, fra le tante cose, di servizi territoriali sociosanitari, di persone con disabilità, di impatto di genere, di aiuti alle donne vittime di violenza, di contrasto alla povertà educativa minorile, di servizio civile e di conciliazione dei tempi di vita e di sostegno alla genitorialità (con un piano nazionale per lo sviluppo di nidi pubblici e privati e l’introduzione di un assegno unico che assorba e includa gli interventi già oggi esistenti).

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Pronto il Piano “Rilancio Italia” di Colao. Per la sanità Piano digitale nazionale, Welfare di prossimità e più risorse per la salute mentale

Per gli esperti il Ssn ha bisogno di sviluppare un Ecosistema Digitale Salute che connetta tutta la filiera pubblica e privata. Proposto anche di “superare il Fascicolo sanitario elettronico” e potenziare le “televisite i pagamenti elettronici. Inoltre, tra le proposte anche quella di potenziare il monitoraggio del sistema che oggi ha “troppe frammentazioni e lentezze”. Occorre puntare sul sistema “Tessera sanitaria”. IL DOCUMENTO
“Sviluppare un Ecosistema Digitale Salute a livello nazionale, che connetta tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio ed interventi più efficienti”. È quanto propone per la sanità la task force guidata da Vittorio Colao nel suo documento ‘Rilancio Italia’ in cui lancia idee anche sul potenziamento degli strumenti di monitoraggio del Ssn, più investimenti nella salute mentale e nel Welfare di prossimità.
“L’emergenza Covid19 – si legge – evidenzia la necessità di applicazione della telemedicina, non solo per il Covid”, ma soprattutto per assicurare l’accesso alle cure a tutti gli altri pazienti. La sanità non è ancora disegnata secondo i nuovi paradigmi “health-in-all” (ad es., visione olistica del cittadino, connessione tra tutti i sui dati sanitari sociali ambientali, lavorativi) value-based (valutazione risultati rispetto ai costi) e personalizzata (trattamento personalizzato anche rispetto alle sue caratteristiche genomiche), condivisione dei dati con tutto l’ecosistema (dalla R&S, alla produzione di farmaci, all’erogazione dei servizi)”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Dopo il Covid-19, molte Rsa rischiano di chiudere

I costi per fronteggiare l’epidemia e le mancate entrate per il blocco dei ricoveri hanno messo in crisi i bilanci delle case di riposo. L’appello di Uneba a Governo e Parlamento: ci vogliono interventi a sostegno del settore per salvare l’assistenza ai più fragili e i posti di lavoro
Molte Rsa rischiano “di cadere loro stesse vittime del Covid19” e “di dover chiudere o ridimensionare le attività al servizio dei più fragili, con inevitabili conseguenze sui posti di lavoro”. L’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale (Uneba), alla quale aderiscono oltre mille enti che gestiscono case di riposo e altre strutture residenziali, lancia l’allarme: dal nord al sud d’Italia “arrivano testimonianze di difficoltà già presenti e di forte incertezza sul futuro, con molti enti non profit che prevedono di chiudere l’anno in passivo. Alcune regioni già prevedono situazioni drammatiche. Presto potrebbero arrivare le prime dichiarazioni di stato di crisi aziendale”.
Le cause di questa crisi sono principalmente tre: l’aumento dei costi durante l’emergenza Covid-19 per l’acquisto di mascherine, tute, guanti e per la cura stessa degli anziani colpiti dal virus, il calo delle entrate perché i nuovi ricoveri nelle Rsa sono bloccati e, infine, il mancato pagamento da parte dei Comuni per servizi, quali i centri diurni, che sono stati sospesi per fermare il contagio.

Leggi: Redattore Sociale, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter maggio 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
Il Decreto Rilancio, un provvedimento complesso e sicuramente necessario, contiene importanti interventi, raccogliendo anche molte delle richieste presentate dalla nostra organizzazione nei mesi scorsi. Vanno tuttavia corrette alcune criticità.
■ Le detrazioni fiscali per interventi nelle abitazioni e negli edifici.
Posti di fronte alla sfida di mitigare i cambiamenti climatici i leader dell’Unione europea si sono impegnati a ridurre il consumo energetico del 20% entro il 2020 e del 32,5 % entro il 2030.
Nell’attuale fase di preparazione dei programmi della politica di coesione 2021-2027, è centrale la riflessione sull’efficienza energetica degli edifici.
■ La relazione della Corte dei Conti UE sull’efficienza energetica degli edifici.
La crisi ha colpito molti settori, ha aumentato povertà e accentuato disuguaglianze. Ma ha anche evidenziato criticità già presenti, legate a un modello di sviluppo non sostenibile. Per la CGIL è ora necessario rafforzare la leva degli investimenti pubblici e privati, indirizzati a politiche di sviluppo sostenibile, dando centralità ai bisogni della persona e del territorio, cogliendo le sfide globali, con un forte ruolo dello Stato nella pro­grammazione, pianificazione e progettazione.
■ L’iniziativa della CGIL “Reti in Comune”.

Leggi: Abitiamola, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Edilizia, deludenti le modifiche all’ecobonus

Fillea e Legambiente: “Occorre spingere su riqualificazioni che facciano davvero risparmiare le famiglie”
Gli emendamenti, su cui è stato trovato un accordo fra i diversi partiti di Governo, prolungano gli incentivi al 2022 e allargano la platea dei beneficiari dell’incentivo del 110%, anche per interventi in alberghi e strutture ricettive, seconde case, con esclusione di ville e case di lusso, associazioni del terzo settore e scuole paritarie, ma anche ai singoli alloggi nei condomini, qualora non vi siano impianti centralizzati. “Le modifiche sembrano premiare la logica degli interventi a pioggia, non vincolati a chiari obiettivi di risparmio energetico delle famiglie e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, senza garanzie che non vadano a imprese che ricorrono magari a lavoro irregolare”. Così dichiarano in una nota congiunta Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea ed Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.
Di recente, le due organizzazioni avevano lanciato una proposta di riforma e potenziamento degli incentivi per ristrutturazioni, risparmio energetico e antisismico, che avessero però tre obiettivi chiari, come ricordano Genovesi e Zanchini, “sostenere un’edilizia verde legata alla rigenerazione; assicurare una riduzione del fabbisogno energetico del 50% (per un effetto, se solo s’intervenisse sul 50% degli incapienti e il 10% dei manufatti, pari a 840.000 tonnellate annue in meno di C02, 418,5 milioni di metri cubi l’anno in meno di gas consumati e 620 euro in meno di bollette a famiglia, l’anno), da realizzare congiuntamente a interventi di miglioramento anti sismico degli edifici; vincolare gli incentivi pubblici alla presentazione di un certificato di regolarità e congruità lavorativa (noto come Durc di congruità, che certifica la quantità minima di ore di lavoro per cantiere, come già avviene, per esempio, per gli incentivi legati alla ricostruzione nel Centro Italia) con l’effetto di produrre nuovi occupati o far emergere occupati – oggi in nero per almeno 146.000 unità ogni anno -, recuperando quasi 900 milioni di contributi e tasse oggi non versate”.

Leggi: Collettiva, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Morosità, il Covid-19 non ferma le udienze di convalida di sfratto

L’emergenza “sfratti” per le locazioni abitative rappresenta uno dei nodi più problematici delle prossime udienze nei Tribunali. Il decreto legge cura Italia (18/2020) ha infatti solo parzialmente affrontato il problema, rinviando al 1° settembre 2020 il blocco delle esecuzioni degli sfratti. Ma nulla è stato previsto per superare l’impasse causata dallo stop di tante attività produttive, che ha messo in crisi i pagamenti ordinari.
Con la ripresa delle udienze civili, dunque, stanno ripartendo anche le vertenze sulla morosità abitativa. Tanto che, ad esempio, la sezione sesta del Tribunale di Roma, di concerto con l’Ordine degli avvocati della Capitale, ha emanato un protocollo per le udienze di sfratto, in cui si prevede che, dal 15 giugno prossimo, verranno fissate «udienze straordinarie, da tenersi eventualmente nel pomeriggio sino alle ore 15,30, scaglionate una ogni trenta minuti, al fine dello smaltimento dell’arretrato concernente i provvedimenti di convalida di sfratto, che verranno trattati in tale periodo in modo del tutto prevalente».

Leggi: Quotidiano Diritto, 08/06/2020


domenica 7 giugno 2020
Ilaria Capua: «Serve un patto tra generazioni, dalla salute dei più fragili dipende il futuro dei più forti»

Adesso nessuno sa come il virus si può ripresentare. Per evitare un’altra ondata contiamo sugli anziani
A un mese dalla riapertura, molti mi chiedono se ne siamo fuori, se ci sarà una seconda ondata, come sarà e quando arriverà. La verità e che non lo sa nessuno perché ogni paese subisce in maniera diversa le frustate di questo virus che, come tutti i virus, non è un essere pensante, non mette in atto strategie e non è né furbo né stupido. È semplicemente un virus che fa il suo mestiere: fotocopia se stesso e in questa replicazione continua miete molte vittime.
Certo, è un nemico invisibile (ma quando mai i nemici si vedono?), ma è anche subdolo perché impalpabile e ingannevole: quello che vediamo oggi infatti è il risultato del contagio avvenuto circa due settimane fa, un concetto non sempre così immediato da tenere presente. Fortunatamente la curva multi-strato che ogni giorno troneggia sul sito di questo giornale mostra l’incessante progressivo calo a picco dei casi gravi e dei decessi, ed è proprio su questo che vorrei soffermarmi.
Ormai è chiaro a tutti che il Covid-19si accanisce soprattutto sulle persone dalla salute fragile, in particolare gli anziani. Non ci pensiamo spesso ma sono gli stessi che erano già in giro durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi: si ricordano del freddo, della fame e della povertà e di certo non si lamentano delle regole dettate dall’emergenza ma diligentemente seguono quelle norme di comportamento che sappiamo potrebbero tenerli fuori dagli ospedali. Si sono sacrificati più di tutti fino ad oggi e sapete quale è la nostra speranza per evitare una catastrofica seconda ondata? Che si possa ancora una volta contare su di loro.

Leggi: Corriere della Sera, 07/06/2020


sabato 6 giugno 2020
Elevare a “Sistema” le Cure Primarie. Per farlo, deve cambiare lo stato giuridico del Mmg

Gentile Direttore,
si usa dire che le crisi sono l’occasione del miglioramento e potrebbe non fare eccezione il SSN che data mezzo secolo dalla sua istituzione e che ha mostrato diverse crepe oltre ad aver mostrato ancora una volta quanto sia necessario ed essenziale per la società italiana tutta.
Fra quelle crepe c’è la sostanziale inadeguatezza delle Cure Territoriali per cui occorre ripercorrere la storia sanitaria del Paese sia pure a grandi balzi ma senza mai perdere di vista un aspetto: il Sistema Sanitario Nazionale è tale proprio perché è “Sistema”.
Quando fu istituito il SSN (1978) la figura del Medico di Medicina Generale si trovò di fatto a ereditare quella del Medico delle Mutue. Eppure era in corso un’impetuosa trasformazione della società italiana che sul versante sanitario si concretizzava nella transizione epidemiologica che vedeva rovesciare la piramide anagrafica e comparire sulla scena come preponderanti le patologie croniche
Il MMG già alla nascita del SSN si trovava a svolgere dunque un ruolo non adeguato a tali cambiamenti ma, nonostante questo e nonostante una formazione anch’essa non adeguata alla sfida della nuova richiesta del Territorio, la Medicina Generale ha saputo dare via via risposte a problemi complessi e a compiere uno sforzo titanico di innovazione e adeguamento alle nuove realtà diventando una Disciplina originale e al tempo stesso conservando la fiducia della popolazione assistita.

Leggi: Quotidiano Sanità. 06/06/2020


venerdì 5 giugno 2020
Censis-Fnopi: gli italiani dicono sì a più infermieri per rafforzare la sanità

Il 92,7% degli italiani (con punte fino del 94,3% nel Nord-Est e del 95,2% tra i laureati) ritiene positivo potenziare il numero e il ruolo degli infermieri nel Servizio sanitario nazionale. Il 41,9% al fine di colmare le attuali lacune negli organici, il 40% perché li ritiene essenziali per potenziare i servizi domiciliari, territoriali e di emergenza. Si stimano in 450.000 gli infermieri attivi di cui ci sarebbe bisogno (oggi sono 450mila gli iscritti, pensionati compresi), ovvero 57mila in più di quelli attuali. Questi sono alcuni dei principali risultati del Rapporto Censis-Fnopi sugli infermieri e la sanità del futuro, una ricerca realizzata dal Censis per la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).
L’ora dell’infermiere di famiglia e di comunità
Il 91,4% degli italiani (il 95,1% delle persone con patologie croniche, il 92,6% dei cittadini nel Sud), secondo i dati presentati da Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, e Tonino Aceti, portavoce Fnopi , ritiene l’infermiere di famiglia e di comunità una buona soluzione per potenziare le terapie domiciliari e riabilitative e la sanità di territorio, fornendo così l’assistenza necessaria alle persone non autosufficienti e con malattie croniche. Il 51,2% è convinto che l’introduzione di questa figura professionale faciliterebbe la gestione dell’assistenza, migliorando la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari. Il 47,7% pensa che darebbe loro sicurezza e maggiore tranquillità. Il 22,7% ritiene che innalzerebbe la qualità delle cure. Sono i numeri di un ampio e trasversale apprezzamento per una figura strategica per garantire quella sanità territoriale resa ineludibile dall’esperienza del Covid-19.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 05/06/2020


giovedì 4 giugno 2020
Le proposte di CGIL e SUNIA per affrontare l’aggravarsi della condizione abitativa e i gravi rischi di sfratti per morosità

UTILIZZO UNIFICATO RAPIDO ED EFFICACE DELLE RISORSE
Lo stanziamento di 140 milioni previsto nel DL 34/2020 di euro per il contributo all’affitto rappresenta una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni. Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
• le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
• i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagano canoni con altissima incidenza sul reddito;
• i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fondo di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità, in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto e sulla morosità incolpevole pregressa e sopravvenuta, a causa dei criteri previsti dalla vigente Normativa

Leggi: Sunia, 04/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Legge caregiver, riprendono i lavori. Gli appelli “a colmare la lacuna”

L’annuncio della senatrice Simona Nocerino: “Stiamo migliorando il testo”. Nei giorni scorsi la richiesta era arrivata da diverse associazioni, tra cui First e Confad. Riconoscimento per “non ritrovarsi più in un’emergenza senza ricomprendere l’immane responsabilità che i caregiver familiari quotidianamente affrontano”
“Abbiamo ripreso i lavori per migliorare il ddl sul caregiver”: lo ha annunciato poco fa sui social la senatrice pentastellata Simona Nocerino. Nei giorni scorsi si erano susseguiti gli appelli delle associazioni, tra cui First e Confad. “La legge sui caregiver familiari non può attendere oltre, è una lacuna che deve essere colmata affinché non ci si ritrovi più in un’emergenza senza ricomprendere l’immane responsabilità che i caregiver familiari quotidianamente affrontano”: è l’appello lanciato dal Confad (coordinamento nazionale famiglie con disabilità) in occasione della festa del 2 giugno, insieme alla domanda che suona come una provocazione: “Che posto hanno i caregiver nella Repubblica italiana?”.
La risposta, drammatica, deriva dall’esperienza appena vissuta: “La fase 1 della pandemia Covid-19 è stata superata a colpi di dpcm dettati dal momento emergenziale – scrivono – Provvedimenti che non hanno preso seriamente in considerazione la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, le quali si sono ritrovate catapultate dall’oggi al domani in un incubo caratterizzato da inadeguatezza e noncuranza dei provvedimenti adottati dallo Stato”:

Leggi: Redattore Sociale, 03/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Niente ospizio – È il cohousing per gli anziani – La storia

Case condivise contro solitudine e caro-affitti E Laura, la veterana, festeggia i suoi 100 anni
Ospizio? No grazie, meglio una casa condivisa. Nato tra studenti e giovani coppie per abbattere i costi e sostenere la propria indipendenza, il cohousing diventa un fenomeno anche tra gli anziani, atterriti dall’idea di un ospizio, ma ugualmente preoccupati della solitudine. Con un occhio alle tasche, tra pensioni sempre troppo basse e costi crescenti per le cure, e l’altro alla compagnia, ecco la soluzione di mettere su casa insieme tra persone in là con gli anni.
La veterana della formula è Laura Lanciotti, di Subiaco, che nella “sua” casa condivisa ha spento le 100 candeline. Laura vive con altri 5 anziani e due badanti. Da sei anni coabita con loro in un appartamento di 150 metri quadri, in via delle Gondole, a Ostia, donato ai volontari della comunità di Sant’Egidio da un’altra anziana che viveva in un cohousing.
Nel 2010, Laura, niente figli e vedova, entra in una Rsa, in provincia di Roma. Ci rimane quasi 4 anni desiderando solo di tornare a casa: «Trascorreva gran parte delle giornate, come gli altri anziani, a letto – ricordano i volontari di Sant’Egidio – le sue condizioni di salute andavano peggiorando, abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa per aiutarla: portarla via da lì».
Soluzione non semplice, c’erano anche da considerare gli acciacchi. E Laura, a casa, non aveva nessuno che potesse prendersi cura di lei. «Così – continuano i volontari – abbiamo pensato a questo modello di cohousing. Che intreccia assistenza medica tradizionale e ricerca di autosufficienza».
Nonostante un problema di deambulazione che la costringe a passare più tempo seduta su una sedia a rotelle che in piedi sulle sue gambe, la centenaria non si arrende. La fatica, lei, la conosce bene. Abituata a lavorare nei campi, ora lotta ogni giorno per raggiungere la camera da letto dal salotto di casa in autonomia.

Leggi: La Repubblica, 03/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 9 giugno 2020
Senza dimora, “housing first e valorizzazione del patrimonio costruito negli anni”

Giuliano Barigazzi, assessore al welfare del Comune di Bologna, promuove i progetti di housing first ma chiede di non dimenticare “la ricca realtà di tutte le strutture dedicate all’accoglienza in città in via di riqualificazione”
“I nostri servizi di accoglienza manterranno un assetto precauzionale anche nei prossimi mesi. Per il Piano freddo quest’anno abbiamo garantito il 50 per cento in più rispetto al 2019 e, adesso che è finito, 105 persone in uscita hanno trovato alloggio a Casa Willy, al Vis di Campagna e al Fantoni”. Giuliano Barigazzi, assessore al welfare del Comune di Bologna, ha esordito così, in Question Time, a una domanda in merito all’accoglienza dei senza dimora. Un rapido bilancio del passato, ma anche uno sguardo al futuro prossimo. Non va dimenticato, infatti, che in città nelle strutture d’accoglienza per senza dimora si sono registrati una ventina di casi di positività al Covid: “Vorremmo continuare a investire nell’housing first – spiega Barigazzi –. Lo considero un servizio innovativo. L’housing first prevede il reperimento di alloggi contrattualizzati dai servizi di bassa soglia rivolti agli utenti di bassa soglia, ma con la presenza delle associazioni del terzo settore in termini di servizio. Il nostro obiettivo è, e rimane, quello di ridare autonomia e dignità. Fino a pochi mesi fa, il limite per dare corpo a progetti di questo tipo era il reperimento degli alloggi: ora dobbiamo capire se, nell’epoca post emergenza sanitaria, sia diventato meno difficile”.
L’housing first, secondo Barigazzi, coniuga sapientemente l’aspetto assistenziale e quello della promozione dei percorsi di vita autonoma. In città ci sono anche 64 alloggi di transizione abitativa, “riservati a un’utenza meno problematica rispetto a quelle a cui vuole rispondere l’housing first. Su questo tema, stiamo per pubblicare il bando che reintroduce l’appoggio e la richiesta delle associazioni, qui presenti con un ruolo soprattutto di servizio e non di sostegno”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Regione Emilia Romagna. Politiche abitative e emergenza sanitaria: Fondo Regionale per l’accesso all’abitazione in locazione. Criteri di gestione per l’anno 2020

Il 22 maggio 2020 la Regione Emilia Romagna rappresentata dalla Vice Presidente Elly Schlein e le OO.SS. Confederali regionali unitamente alle rappresentanze unitarie dei sindacati degli inquilini si sono incontrati in video conferenza per affrontare il tema sensibile delle politiche abitative.
L’emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti. L’impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza abitativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità, e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso.
Nell’attuale contesto emergenziale è necessario pertanto attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate.
Tutto ciò sarà possibile attraverso interventi mirati su diverse linee di intervento per le quali le OO.SS. Confederali e le rappresentanze degli inquilini hanno presentato una proposta specifica riguardante i canoni ERP, la rinegoziazione dei contratti d’affitto e il contributo affitto (Fondo affitto).

Leggi: Sunia, 08/06/2020


giovedì 4 giugno 2020
Coronavirus, 1.200 vittime solo nelle Rsa di Milano. Contagiato il 40% degli operatori

Il dossier finale dell’Ats sulle residenze per anziani. Un decesso su tre per il virus o con sintomi sospetti. Demicheli: andrà rivalutata la sicurezza delle strutture – di Sara Bettoni e Gianni Santucci
Un autoscatto settimanale delle 162 residenze sanitarie per anziani del Milanese e della provincia di Lodi. Messe in fila, queste fotografie ricostruiscono l’evolversi dell’epidemia di coronavirus tra i circa 17 mila ospiti di queste strutture. L’Ats di Milano ha raccolto i numeri forniti dalle Rsa. Tra i dati più drammatici, quello dei decessi: al 20 maggio, il 26 per cento dei morti ha avuto certamente il Covid-19, il 34 per cento ha manifestato sintomi sospetti. «Informazioni che ci devono far riflettere» dice Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats.
Le infezioni
Nel momento peggiore, a inizio maggio, fra i 13 mila ospiti rimasti nelle Rsa di Milano e Lodi, oltre 5 mila erano in isolamento, in stanze o reparti con altri malati, nel tentativo di preservare chi non era stato ancora infettato. Il primo aprile gli anziani isolati erano circa la metà. Ma non è solo quel numero a dare evidenza del dilagare del virus. Una statistica ancor più decisiva racconta anche dei ritardi con i quali i malati sono stati individuati, certificati e allontanati per provare a contenere il contagio. Il primo aprile infatti in tutte le Rsa della provincia c’erano 1.451 casi sospetti di Covid e 539 casi accertati. Accadeva perché per quasi tutto il mese di marzo era stato scelto di non fare i tamponi agli anziani e dedicare tutte le energie di diagnosi agli ospedali. Quando invece si è iniziato a fare i tamponi anche nelle case di riposo, le proporzioni dell’epidemia sono emerse giorno dopo giorno, arrivando al 20 maggio (quando i morti nel frattempo erano già migliaia) a soli 175 casi sospetti e 3.354 anziani ammalati con certezza di Covid-19. Stesse proporzioni se si guarda solo la città: sempre al 20 maggio, nelle strutture per anziani di Milano erano rimasti circa 5.600 ospiti (dai 7.210 che erano). Un mese prima, al 29 aprile, quasi 2 su 5 avevano il Covid (36 per cento). A fronte di un numero così esorbitante di decessi e infetti, soltanto una percentuale minima di anziani è stata portata in pronto soccorso per le cure: mai più di 30 o 40 a settimana in città, perché proprio nei mesi dell’emergenza più pesante per i pazienti così fragili non c’era posto in ospedale. Una delibera regionale di marzo invitava le Rsa ad assistere nelle strutture stesse gli over 75 con sintomi sospetti e situazioni di fragilità, perché si riteneva che il trasporto e l’attesa in pronto soccorso potessero peggiorare le loro condizioni.

Leggi: Corriere della Sera, 04/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Il Consiglio regionale del Lazio dice sì ad un nuovo modello di assistenza

Superare il modello di assistenza incentrato su Rsa e case di riposo. Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità una mozione del capogruppo Demos alla Pisana Paolo Ciani, anche vicepresidente della Commissione Sanità, che impegna il presidente Zingaretti e gli assessori competenti a investire su nuovi modelli assistenziali per gli anziani, volti a coniugare il vivere in casa con una intensità di cura flessibile. «Bisogna superare il modello di assistenza incentrato su Rsa e case di riposo, dove sono morti troppi anziani per il Covid – spiega Paolo Ciani – Da oggi l’obiettivo è costruire percorsi innovativi per far vivere gli anziani a casa e portare lì le cure di cui hanno bisogno». Anche perché nel Lazio gli anziani (over 65) rappresentano il 21% della popolazione. L’intento è favorire una molteplicità di soluzioni abitative – dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, residenzialità leggera, cohousing pubblico o privato, condomini protetti, case famiglia, microaree – e portare le cure sanitarie a domicilio. Questo permetterà una migliore qualità della vita, riducendo i costi per le amministrazioni pubbliche. La mozione è stata sottoscritta da molti consiglieri, fra i quali la capogruppo del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi.

Leggi: Auser, 03/06/2020


IN AGENDA:

Italia Longeva – Anziani, fragili, vaccinati: se non ora quando? Virtual meeting | 11 giugno 2020 | ore 15.00-17.00

Scelte e soluzioni operative a confronto per la prevenzione vaccinale al tempo del Coronavirus

La necessità di innalzare le coperture vaccinali degli adulti anziani e dei fragili – soggetti fra i più a rischio di fronte all’emergenza sanitaria in corso – è ormai ampiamente riconosciuta e condivisa dalla comunità medico-scientifica nazionale ed internazionale nonché da numerosi governi e istituzioni internazionali, come primo fondamentale passo per centrare il duplice obiettivo della salvaguardia della longevità e della sostenibilità dei sistemi sanitari oggi più che mai sotto stress.
Anche l’Italia ha avviato il percorso di revisione e di adeguamento della prossima campagna vaccinale alla luce dell’attuale quadro epidemiologico, ma con tempistiche, scelte strategiche e modelli organizzativi fortemente differenziati fra le Regioni in termini di approvvigionamento, logistica, distribuzione ed erogazione, che potrebbero talvolta non garantire la corretta implementazione dei programmi e la concreta disponibilità dei vaccini sul territorio, pregiudicando di fatto l’effettiva attuazione dei piani e la soddisfazione della crescente domanda attesa.

Leggi: Italia Longeva


Caregiver: “Il paziente riscoperto”

Con la finalità ultima di rendere protagonisti di un modello di welfare più sostenibile i caregiver familiari, che assistono un congiunto con grave disabilità o non autosufficienza, ha preso il via la “Rete Caregiver”, che l’11 giugno presenterà il progetto “Il paziente riscoperto”, rivolto appunto al sostegno e alla valorizzazione dei caregiver di Mantova, Verona e Vicenza. Partner dell’iniziativa sono le Cooperative Anziani e non solo di Carpi (Modena) e Yeah! di Verona, l’Associazione Curare a casa di Vicenza e il Comune di Nanto (Vicenza), sostenuti dalla Fondazione Cariverona
Per approfondimenti e per iscriversi all’incontro di presentazione in streaming del progetto Il paziente riscoperto, in programma per l’11 giugno (ore 17), accedere a questo link.

Leggi: Superando


17 giugno ore 18:00 – Webinar Articolo 99 – Presentazione del libro di Padre Paolo Benanti “DIGITAL AGE. Teoria del passaggio d’epoca. Persona, Famiglia e Società”.

Interverranno oltre all’autore:
– Tiziano Treu, Presidente Cnel
– Massimo Bray, Direttore generale Enciclopedia Italiana
– Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS Italia
L’iniziativa è aperta a quanti riterrete siano interessati al tema ai quali potete trasmettere l’invito.
Per la partecipazione inviare una email a eventi@articolo99.it

Leggi: Articolo 99


Webinar Vita – Le sfide del Covid-19 al welfare

Nel corso di un webinar, organizzato da Fondazione Crc e in programma il 16 giugno, saranno presentati i risultati del rapporto di ricerca curato dal Laboratorio Percorsi di secondo welfare. L’incontro prende le mosse dagli spunti offerti dal Quarto Rapporto sul secondo welfare in Italia e si chiuderà con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future
È organizzato dalla Fondazione Crc il webinar “Nuove alleanze per un welfare che cambia: le sfide del Covid-19″: un incontro per ragionare, a partire dagli spunti offerti dal Quarto Rapporto sul secondo welfare in Italia, sulle sfide sociali ai tempi del Covid.
Durante l’incontro, in programma nel pomeriggio di martedì 16 giugno, saranno presentati i risultati del rapporto di ricerca curato dal Laboratorio Percorsi di secondo welfare che, partendo dall’analisi degli elementi che influenzano il welfare italiano, offre riflessioni prospettiche sul ruolo dei corpi intermedi e delle reti multi-attore che operano nell’ambito del secondo welfare e sulla necessità di nuove alleanze, tanto più urgenti alla luce delle trasformazioni imposte dall’attuale crisi sanitaria, economica e sociale.
Aprirà i lavori il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta. Presenteranno i risultati del rapporto e di ricerche attualmente in corso Franca Maino, Elisabetta Cibinel e Federico Razetti del Laboratorio di ricerca Percorsi di secondo welfare.
A seguire sarà aperto un confronto tra diversi attori locali sulle prospettive del welfare che cambia anche nella provincia di Cuneo. Parteciperanno alla tavola rotonda Alessandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo, Mario Figoni, presidente Csv di Cuneo, Patrizia Manassero, assessore alle politiche sociali del Comune di Cuneo, Egle Sebaste, Ceo di Sebaste. Chiuderà i lavori il Direttore Generale della Fondazione Crc, Andrea Silvestri.
Iscrizione obbligatoria su Eventribe entro le ore 14 di lunedì 15 giugno. I dettagli per la partecipazione e il link per collegarsi al webinar saranno inviati via mail agli iscritti il 15 giugno.

Leggi: Vita


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Nuove consapevolezze sviluppate nelle RSA durante l’epidemia

In questo articolo vorrei riflettere su alcune consapevolezze che sono emerse o che possono emergere a seguito dell’emergenza che stiamo ancora vivendo.
Siamo abituati a porci come obiettivo del nostro operare nelle RSA il benessere degli anziani che ci vivono, ma non basta. Se vogliamo davvero promuovere il benessere dobbiamo allargare il nostro sguardo.
L’importanza della sorveglianza medica
Adesso, come prima e più di prima, siamo consapevoli che alla base del benessere c’è la cura della vita e della sopravvivenza. Il ruolo medico e quello della prevenzione delle malattie infettive è di primaria importanza, facendo però attenzione al rischio che diventi totalizzante fino a soffocare la vita stessa e la possibilità di relazionarsi col prossimo.
Il benessere degli operatori
In queste strane settimane gli operatori hanno continuato a lavorare bardati con mascherine e visiere, tute integrali e sovra-tute, doppi guanti e calzari, qualche volta col pannolone loro stessi.
Lavorare è diventato più difficile e faticoso. Molti operatori vivevano nella paura costante di restare contagiati e di portare il virus nelle loro case. Il superlavoro, il rischio e la fatica in qualche caso hanno fatto da innesco a una dedizione eroica al lavoro stesso, in altri casi hanno creato nervosismo, irritabilità e burn-out. In qualche RSA il clima relazionale è diventato quasi insostenibile. Anche a causa delle disposizioni che si susseguivano, accavallandosi e modificandosi di giorno in giorno, in qualche caso si è sviluppata l’anarchia. Ciascuno interpretava le disposizioni in modo diverso, criticava l’altro, si sentiva non protetto, insicuro, minacciato.

Leggi: Welforum


Sofferenze organizzative e intersoggettive nei servizi di cura per persone anziane

Il management nelle case di cura è sempre più orientato verso due modelli: uno privatistico, volto al profitto, l’altro sanitario, centrato sull’erogazione delle cure; sono trascurati gli investimenti nella ricerca di altre modalità di funzionamento organizzativo più congruenti con la specificità dei servizi, che dovrebbero riporre maggiore attenzione alle attese dei singoli ed alle relazioni che permeano i luoghi di cura. Ma ciò richiede competenza e coraggio.
Sofferenze organizzative e intersoggettive nei servizi di cura per persone anziane
E’ diffusa la constatazione che nella nostra società il contatto e il confronto con le problematiche legate alla fragilità sono per lo più eluse o confinate nelle istituzioni tradizionalmente deputate alla cura, in un quadro segnato da ricorrenti contraddizioni, tra continue raccomandazioni per promuovere integrazione e insistenti iniziative rivolte a separare e specializzare.
L’esplosione di epidemia di Coronavirus ha drammaticamente esposto tutto il sistema sanitario del nostro Paese a un impatto catastrofico, che ha reso necessarie decisioni drastiche e comunicazioni tempestive. Le persone anziane sono state particolarmente colpite dal contagio e dalle sue pericolose conseguenze, ma sembra che gli esiti letali per chi comunque si avvicina alla fine della propria vita siano meno preoccupanti, meno gravi, stiano in un “ordine delle cose” inevitabile.
Potremmo anche chiederci se rappresentazioni di questo genere, solitamente contrastate, non siano forse sottilmente diffuse e finiscano per rendere accettabili servizi standardizzati, vincolati a rigide limitazioni di spesa, per attribuire alla vita un diverso valore a seconda delle circostanze. Ci sembra utile proporre alcune riflessioni sui servizi residenziali, anche per evitare che l’emergenza non comprima o espella pensieri sul senso, sul funzionamento e sulla qualità dei servizi stessi, sia per chi ne usufruisce, sia per chi vi opera.

Leggi: I Luoghi della Cura


La tua pensione all’estero!

Intervista a Michela Murgia (e a suo padre!) – CEO-Founder di “La Tua Pensione all’Estero” e Referente per la Silver Economy presso il Crea UniCa.
AS: “La Tua Pensione all’Estero” è un interessante messaggio rivolto alle persone senior per continuare a fare progetti per il futuro e rimanere ancora attivi. Cosa ha ispirato di far nascere questa impresa?
Michela: Mio padre, dopo 43 anni di lavoro, si apprestava ad entrare in pensione e la sola idea di stare in panciolle tutto il giorno era per lui un incubo, perciò ha cominciato a fantasticare sul trasferimento in Portogallo. Col tempo il fantasticare è diventato documentarsi, il documentarsi un progettare e così quando mi ha detto che l’avrebbe fatto davvero io, mia madre e il loro cagnolino (ecco perché nel logo c’è un cane dentro la mongolfiera) abbiamo intrapreso insieme questo viaggio. Quello che all’inizio doveva essere un viaggio di ricognizione è diventato nel giro di qualche giorno un trasferimento. È così dal giorno del sessantesimo compleanno di mio padre abbiamo cominciato questa avventura che ha completamente cambiato la mia e la loro vita. Da allora è nato “La Tua Pensione all’Estero”, per accompagnare altre persone in questo sogno possibile e per continuare a promuovere uno dei temi che mi sta maggiormente a cuore: l’invecchiamento attivo, tema che coltivo anche attraverso il mio ruolo di referente per la Silver Economy all’interno del Crea UniCa, con il quale proprio in questo periodo stiamo costruendo un progetto apposito per lo sviluppo e la promozione dell’invecchiamento attivo.

Leggi: Abitare Sociale


Un welfare sotto stress: come uscirne?

Tra vincoli di bilancio e nuove richieste di protezione sociale, i sistemi di welfare nazionali sono andati inevitabilmente sotto stress. Uno Stato che torni attore protagonista di una solida politica strategica di investimenti sociali e la valorizzazione di tutto ciò che è rimasto fuori dal mercato (dalla cura familiare al volontariato) possono essere una buona medicina per uscirne. Ne parliamo con Andrea Ciarini, autore di “Politiche di welfare e investimenti sociali”
Lui si chiama Andrea Ciarini ed è l’autore, insieme a Colin Crouch, Silvia Girardi, Anton Hemerijck, Massimo Paci, Edoardo Reviglio, Stefano Ronchi e Valeria Pulignano, di una riflessione a tutto tondo sulla crisi che ha investito – ormai da tempo – i sistemi di welfare nazionale.
Professore associato di sociologia dei processi economici, organizzativi e del lavoro presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, Ciarini sintetizza appunto in un volume dal titolo Politiche di welfare e investimenti sociali (ed. Il Mulino) il percorso che permetterebbe di uscire dallo stress in cui sono ingessati i sistemi di welfare. Tra vincoli di bilancio e nuove richieste di protezione sociale.
Cosa è successo in questi anni di austerity europea?
Sono diversi i problemi con cui si confrontano i sistemi di welfare europei. Alcuni hanno a che fare con l’impatto della crisi, altri a ben precise scelte di policy che negli anni precedenti hanno contribuito a peggiorare più che a migliorare il rendimento delle politiche di welfare. Si pensi alla diffusa tolleranza verso le disuguaglianze tipica del neoliberismo o alla polemica contro le distorsioni distributive dello stato sociale. Il risvolto è stato per un lungo periodo l’accettazione dei tagli alla spesa sociale, ai servizi pubblici e al perimetro dello Stato e di contro l’accettazione dell’austerity e delle riforme strutturali come un dogma indiscutibile. Nonostante la richiesta di un cambio di passo, l’agenda sociale europea ha fatto molta fatica, almeno fino a oggi, a uscire da questa visione ortodossa della disciplina di bilancio.

Leggi: Vita


Anziani e reti di relazioni durante la pandemia – Primi risultati di uno studio esplorativo condotto in Lombardia

Il periodo di lockdown, introdotto in alcune zone della Lombardia già dalla fine di febbraio 2020, ha avuto un forte impatto sulle fasce più deboli della popolazione, i bambini e gli anziani in primis. In collaborazione con gli studenti del primo anno del corso di Laurea in Servizio Sociale dell’Università di Milano Bicocca abbiamo condotto uno studio esplorativo volto a indagare il ruolo svolto dalle relazioni sociali (quelle tradizionali e quelle mediate dalle nuove tecnologie) nel gestire la quotidianità degli anziani, esplorare il loro benessere psico-sociale e, infine, investigare i loro bisogni. La raccolta dati è stata effettuata il weekend del primo maggio su un campione non probabilistico di 68 anziani residenti in Lombardia. Lo studio è parte delle attività di ricerca del progetto Aging in a Networked Society. Older people, Social Networks and Well-being, finanziata dalla Fondazione Cariplo.
Chi sono gli anziani intervistati?
Gli anziani intervistati sono costituiti per il 48% da uomini e il 52,5% da donne; l’età media è pari a 75 anni (valore minimo e massimo: 65 e 92 anni). Il 53% degli intervistati ha conseguito, al massimo, la licenza media inferiore; il 59% sono coniugati/e, il 34% vedovi/e e il rimanente celibe/nubile o divorziato/i. Il 32% degli intervistati/delle intervistate risiede nella provincia di Milano, il 18% nella provincia di Bergamo, il 16% in provincia di Monza e Brianza, e il rimanente nelle altre province lombarde.

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Reddito di Emergenza: le istruzioni dell’Inps

Termine per le domande il 30 giugno
Con la circolare n. 69 del 3 giugno, l’Inps fornisce indicazioni applicative per le domande del Reddito di Emergenza (REM), misura introdotta nell’ultimo decreto n. 34/2020, in favore delle famiglie in difficoltà economica a causa dalla pandemia.
La domanda per il Rem deve essere presentata entro il termine perentorio del 30 giugno da uno dei componenti del nucleo familiare, individuato come il richiedente il beneficio, in nome e per conto di tutto il nucleo familiare. Il beneficio sarà erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Se la richiesta è già stata presentata entro il 31 maggio, visto che la procedura telematica per l’inoltro delle richieste è operativa da diversi giorni, saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se l’inoltro avverrà nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020.
L’accesso al Rem è condizionato dai requisiti di residenza, economici, patrimoniali e reddituali che il nucleo familiare deve possedere congiuntamente al momento della presentazione della domanda. L’Inps avverte che i dati relativi ai requisiti e alle incompatibilità autodichiarati in domanda potranno essere sottoposti a controllo; pertanto, la non veridicità del contenuto delle dichiarazioni comporta la revoca dal beneficio e la restituzione delle somme indebitamente percepite.

Leggi: Inca


Come regolarizzare colf e badanti

Con il Decreto Rilancio, a partire dall’1 giugno 2020, è possibile sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro subordinato o dichiararne uno instaurato irregolarmente con cittadini italiani o stranieri presenti sul territorio nazionale prima dell’8 marzo 2020, senza incorrere in sanzioni e pagando un contributo forfettario.
La misura riguarda, tra gli altri, i lavoratori impegnati nell’assistenza alle persone affette da patologie o handicap che limitano l’autosufficienza e nel lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Chi può usufruirne
I datori di lavoro interessati alla regolarizzazione, dovranno soddisfare alcuni requisiti:
essere cittadini italiani, cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o stranieri titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo;
Per i settori del lavoro domestico o di assistenza alla persona, il reddito annuale non deve essere inferiore a 20.000 euro in caso di nucleo familiare con una sola persona percettore di reddito, e non inferiore a 27.000 euro in caso di nucleo familiare composto da più conviventi.
I lavoratori da regolarizzare, qualora fossero cittadini stranieri, devono essere stati fotosegnalati o aver soggiornato in Italia prima dell’8 marzo 2020. Dovranno quindi fornire una documentazione di data certa proveniente da organismi pubblici o privati (ad esempio cartelle cliniche, certificazioni rilasciate da aziende sanitarie pubbliche, tessere di trasporto nominative).

Leggi: Pensionati.it


Parte Time To Care, 1200 giovani per l’inclusione delle persone anziane

Time To Care è un progetto del Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale e del Dipartimento per le politiche della famiglia, con il Forum Nazionale del Terzo Settore.
Avviso finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse da parte delle reti di Enti del Terzo settore per l’attivazione di rapporti di collaborazione con giovani beneficiari per attività volte all’inclusione sociale delle persone anziane.
Il progetto coinvolgerà 1200 giovani impegnati in attività volte a favorire l’inclusione sociale delle persone anziane.
Il progetto ha la finalità di promuovere azioni di sistema sui territori, che attraverso l’impegno delle Reti associative (di cui all’art. 41 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – Codice del Terzo settore) favoriscano lo scambio intergenerazionale attraverso attività di: assistenza a domicilio e/o a distanza dei giovani nei confronti degli anziani; attività di “welfare leggero”; assistenza da remoto, anche mediante contatti telefonici.
Tutte le info su www.forumterzosettore.it

Leggi: Auser


 

 

 

 

NEWS:

lunedì 1 giugno 2020
Milano e il suo ‘social housing’: un bluff che piace alle banche

Palazzinari chic Fondi pubblico-privati per case a prezzi moderati (e per valorizzare le molte ” sofferenze ” del mattone) Sociale mica tanto La crisi da Covid impoverisce gli affittuari, mentre i costi salgono e i gestori concedono solo una piccola proroga
La promessa era: un quartiere “green”, affitti bassi e prezzi degli appartamenti bloccati. Ora, però, per le 400 famiglie di Cascina Merlata, periferia nord ovest di Milano, il mondo è cambiato: le spese condominiali salgono, con conguagli da 600 euro a famiglia. Così denuncia il Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, mentre il Covid distrugge lavoro e redditi degli abitanti. Chiedono la riduzione dell ‘ affitto, ma la proprietà non risponde, nonostante il quartiere sia stato costruito coi soldi della pubblica Cassa depositi e prestiti proprio per la sua finalità sociale. Fa fede il nome: “Social Village”. A CASCINA Merlata il cosiddetto ” housing sociale” (Hs) è attivo dal 2016. Cos’è? Un tentativo di unire attenzione per il sociale, riduzione del disagio abitativo e investimenti immobiliari col sostegno pubblico. Molto in voga fra i fautori del “modello Milano”: nove progetti attivati in pochi anni per aiutare la “zona grigia” del mercato, cioè chi è troppo ricco per le case popolari e non abbastanza per il mercato. L’idea atterra in città nel 2004 con la nascita di Fondazione Housing Sociale di Cariplo, a sua volta azionista di In tesa Sanpaolo .

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 01/06/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, Sileri: controlli Nas in decine di Rsa, riscontrate criticità

I Carabinieri Nas nelle ultime ore hanno condotto verifiche su decine di case di riposo, dal Friuli Venezia-Giulia alla Calabria “riscontrando purtroppo criticità”. Così in una nota il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri
“I controlli nelle residenze assistenziali per anziani continuano grazie ai Carabinieri Nas, che nelle ultime ore hanno condotto verifiche su decine di case di riposo, dal Friuli Venezia-Giulia alla Calabria, riscontrando purtroppo criticità”. Così in una nota il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri.
“I nostri nonni, futuro e memoria del Paese, venuti a mancare soprattutto nelle Rsa- prosegue Sileri- devono poter vivere in luoghi accoglienti, sani, devono poter essere accuditi con dedizione, nel rispetto delle regole e in un ambiente adeguato, non solo ora durante l’emergenza Covid. Ringrazio ancora una volta i Nas per l’azione quotidiana che ci consente di migliorare l’assistenza nelle Rsa e di far conoscere, con maggiore attenzione- conclude- la vita delle persone più fragili”.

Leggi: Redattore Sociale. 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Fermi gli espropri sulle case. Dai tribunali direttive in ordine sparso

L’articolo 54-ter del decreto cura Italia sancisce che gli espropri relativi all’abitazione principale del debitore, vengono sospesi fino al 30 ottobre 2020, però la norma dà la sensazione che ciò avvenga automaticamente, perché il testo è lacunoso e difficilmente decifrabile.
L’ambito applicativo è quello delle procedure in corso e degli atti con contenuto esecutivo. Ne consegue che proseguono sia la notifica del pignoramento, sia gli adempimenti successivi alla liquidazione del bene, quali l’emissione del decreto di trasferimento e il riparto. Diversamente è tutt’altro che pacifico quali effetti abbia sulle aggiudicazioni in pendenza dei termini di saldo prezzo.
Al di là delle evidenti criticità operative sulla definizione di abitazione principale (le risultanze anagrafiche sono presunzioni semplici o legali?) e i dubbi sulle pertinenze autonomamente accatastate, il legislatore non spiega se la sospensione operi autonomamente (su chi ricade l’obbligo dell’accertamento?) o per istanza di parte (a parere di chi scrivere sarebbe stato opportuno onerare il debitore di dare impulso alla sospensione, gravandolo della prova).
In assenza di chiare indicazioni, gli uffici giudiziari procedono in ordine sparso. L’unico punto comune è la ricaduta dell’indagine sugli ausiliari, ma i Tribunali di Bari e Milano vanno oltre, disponendo che gli stessi, nel rilevare le condizioni di sospensione (con una certa dose di discrezionalità), possano procedere senza alcun provvedimento del Giudice dell’esecuzione.

Leggi: Ius Letter, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, il 60% delle donne ha dovuto gestire da sola il carico familiare e continuerà a farlo

Indagine Ipsos per WeWorld, dal titolo “Donne e cura in tempo di Covid 19”. Una volta ripartita la macchina produttiva, dovranno prendersi cura dei figli esclusivamente da sole il 63% delle donne italiane, contro il 12% degli uomini. Significativo che, nonostante il bonus, solo l’1% delle mamme e dei papà dichiarano che si avvarranno del supporto di babysitter
Sono le donne, ancora una volta, ad aver subito e continuare a subire maggiormente le conseguenze della pandemia, a livello di carico famigliare e mentale. Il 60% delle donne italiane ha dovuto gestire da sola famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesante, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti a causa del Covid. Lo rileva “Donna e cura in tempo di Covid 19″, un’indagine di Ipsos per WeWorld, organizzazione italiana che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini in 29 Paesi del Mondo, che si inserisce nella campagna #Togetherwebalance lanciata da WeWorld per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che le famiglie e i più fragili stanno attraversando durante questa emergenza.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Anziani, Federanziani: uno su sette soffre di malattie respiratorie

Il 14,9% degli over 60 privi di una diagnosi di malattia respiratoria presenta un’ostruzione respiratoria senza saperlo. È quanto emerge dall’indagine “Io respiro”, condotta sottoponendo a spirometria 10.128 persone
Il 14,9% degli over 60 privi di una diagnosi di malattia respiratoria presenta un’ostruzione respiratoria senza saperlo. È quanto emerge dall’indagine “IO RESPIRO”, condotta dal Centro Studi di Economia Sanitaria in collaborazione con Senior Italia FederAnziani e il Centro Studi SIP sottoponendo a spirometria 10.128 ultrasessantenni dei quali 6.166 privi di precedente diagnosi di malattia respiratoria. Si tratta della più numerosa analisi spirometrica condotta su un campione di anziani (oltre i 60 anni), comprensivo della realtà nazionale italiana. “Novecentotredici persone (14,9%) e 775 (12,7%) hanno mostrato un quadro ostruttivo- si legge nella nota- rispettivamente applicando il criterio del rapporto fisso FEV1/FVC e il Limite Inferiore di Normalità (LLN). Con il primo dei due criteri le forme moderate e gravi di ostruzione hanno rappresentato il 40,2%, mentre con il secondo il 47,4%. Dalle persone con ostruzione (criterio LLN) è stata riferita una ridotta attività fisica (14,5%) e una qualità di vita molto (16,2%) o del tutto limitata (26,3%). Le spirometrie sono state effettuate nell’ambito della grande campagna informativa “IO RESPIRO”, condotta nei Centri Sociali per Anziani di tutta Italia con 223 conferenze divulgative sulle problematiche respiratorie dell’anziano, alle quali hanno partecipato oltre 15mila senior, e nelle quali venivano anche proposti esami spirometrici gratuiti.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Sanità, le risorse stanziate e le criticità del decreto rilancio

Tre miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale e 9.600 nuovi infermieri. È quanto prevede il “decreto rilancio” sul fronte della sanità. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le misure e se i fondi stanziati rispondono alle richieste delle parti sociali.
Oltre alle risorse, il decreto prevede un rafforzamento della rete territoriale e l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia. Attualmente in Italia gli assistiti a domicilio (persone con più di 65 anni) sono il quattro per cento, ovvero 610.741. Le nuove misure farebbero salire la percentuale al 6,7 per cento, per un totale di 923.500 persone, ovvero lo 0,7 per cento in più della media Ocse, pari al 6 per cento.
Per le persone con meno di 65 anni è previsto un rafforzamento delle misure di assistenza domiciliare: con il decreto si passa dai 69.882 assistiti, pari allo 0,15 per cento della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,30 per cento.
Viene inoltre potenziata l’attività di sorveglianza attiva in tutte le regioni e le province autonome a cura dei dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

Leggi: Liberetà, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Terapia domiciliare anche oltre l’emergenza

«L’intervento dell’Agenzia Italiana del Farmaco – dichiarano le Associazioni impegnate sulle malattie lisosomiali – è stato fondamentale per garantire in molte Regioni la possibilità della terapia domiciliare durante l’emergenza sanitaria, ma è necessario che essa venga garantita anche al termine dell’emergenza stessa, senza dimenticare che laddove non sia possibile attivare il servizio tramite l’Assistenza Domiciliare Integrata, si potrebbero prendere in considerazione i servizi di somministrazione domiciliare erogati da società specializzate, con notevoli risparmi economici»
«Il contagio da coronavirus – scrivono in una nota diffusa congiuntamente l’Associazione Italiana Anderson-Fabry (AIAF), l’Associazione Italiana Gaucher (AIG) e l’Associazione Italiana Glicogenosi (AIG) – è un rischio per persone con una condizione di salute già complessa e compromessa, come i pazienti lisosomiali. Quando è iniziata l’emergenza Covid-19, infatti, il primo pensiero delle nostre Associazioni è andato a tutti i pazienti in cura con la terapia enzimatica sostitutiva, costretti a recarsi periodicamente in strutture ospedaliere. In particolare, è diventato urgente e necessario garantire la sicurezza di pazienti e familiari, evitando sia tutti gli spostamenti non indispensabili, sia la frequentazione di luoghi in cui il rischio di contagio è maggiore, come gli ospedali. Ecco dunque la necessità di estendere la terapia domiciliare in tutte le situazioni in cui lo specialista la ritenga possibile».

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Superbonus/4. Cessione o sconto in fattura, la scelta vale per tutte le detrazioni casa

Novità assoluta nel provvedimento, anche se mancano il bonus mobili e quello giardini
Via libera alla trasformazione della detrazione in credito d’imposta compensabile orizzontalmente o cedibile a terzi ovvero allo sconto in fattura per le detrazioni generate sulle manutenzioni straordinarie, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia. Si tratta di una novità assoluta (assieme alle opzioni previste per il bonus facciate e per quello sul fotovoltaico), introdotta dall’articolo 121 decreto Rilancio e che potrà essere utilizzata fino alla fine del 2021. Il decreto Rilancio non dice nulla relativamente alla possibilità di utilizzare questa opzione per i crediti fiscali
generati dal bonus mobili e dal bonus giardini, ma si ritiene di dare risposta negativa all’esercizio di queste opzioni.
Ristrutturazioni
Queste opzioni, alternativamente di «trasformazione» della detrazione in credito d’imposta compensabile orizzontalmente o cedibile a terzi ovvero di sconto in fattura, quindi, potranno essere effettuate anche per il credito d’imposta del 50% (che dal 2021 dovrebbe tornare al 36%), generato dagli interventi per il recupero del patrimonio edilizio, quindi per le manutenzioni straordinarie, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia su «singole unità immobiliari residenziali» e sulle loro pertinenze.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
No a una Sanità selettiva!

«Nei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari – aveva scritto su queste pagine Silvia Cutrera -, tante persone anziane e con disabilità sono state vittime di un sistema sanitario impreparato che le ha considerate “sacrificabili”. È sotto gli occhi di tutti il fallimento di questo modello di assistenza»: sono parole in linea con l’appello della Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro. Appello per ri-umanizzare le nostre società. No a una Sanità selettiva”, che riprendiamo oggi, allargandone il messaggio a tutte le persone con disabilità, giovani e anziane
Diamo ben volentieri spazio e visibilità all’appello Senza anziani non c’è futuro. Appello per ri-umanizzare le nostre società. No a una Sanità selettiva, lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio e già sottoscritto da numerose note personalità a livello nazionale e internazionale, “allargandone” a nostra volta il messaggio in riferimento a tutte le persone con disabilità e naturalmente agli anziani e alle anziane con disabilità.
Per capire infatti quanto al nostro giornale prema la questione delle strutture residenziali, assurta drammaticamente alle cronache in questi mesi di emergenza, oltre a segnalare nella colonnina a fianco una serie di testi recenti da noi pubblicati, ci è sufficiente citare quanto ha scritto in aprile su queste pagine Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita Indipendente di Roma, componente di DPI Italia (Disabled People’s International) e vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap): «Nei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, tante persone anziane e con disabilità non sono morte solo di malattia, ma sono state vittime di un sistema sanitario impreparato che le ha considerate “sacrificabili”. Eppure dovrebbero essere i diritti umani a guidare le decisioni in materia di salute anche in caso di emergenza sanitaria. In futuro andrà ripensato questo modello di assistenza, perché è sotto gli occhi di tutti il suo fallimento».
Qui di seguito, dunque, riprendiamo il testo dell’appello lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio (per sottoscriverlo accedere a questo link, ove è presente anche l’elenco dei primi firmatari).

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Caregiver, subito la legge: “La pandemia ci sta mettendo a dura prova”. Appello della First

Per l’associazione, “la spesa sociale non può tenere fuori chi di fatto costituisce il vero welfare familiare di chi si prende cura e assistenza di una persona con disabilità grave. La mancata approvazione del disegno di legge n. 1461 ha impedito che i caregiver potessero essere destinatari di misure di aiuto economico diretto. Si ponga presto rimedio”
L’approvazione della legge sui caregiver deve essere una priorità, per assicurare finalmente riconoscimento e supporti a chi, soprattutto in periodi particolarmente critici come quello che stiamo attraversando, si fa carico di familiari con disabilità spesso gravi. E’ quanto chiede la First, ricordando che “il periodo pandemico ha messo a durissima prova i caregiver, che si sono dovuti completamente fare carico da soli dei loro cari in un momento in cui tutti i sostegni, aiuti, assistenze che, a vario titolo sono garantiti alle persone con disabilità, sono state sospese e interrotte”. In assenza di una legge che riconosca ufficialmente l’esistenza di questa figura fondamentale, infatti, “le misure di sostegno anche monetarie adottate dal Governo alle varie categorie di persone, imprese, lavoratori dipendenti e autonomi, non hanno riguardato quella categoria di persone che spesso viene definita invisibile e di fatto lo è, che sono i caregiver. La spesa sociale non può tenere fuori chi di fatto costituisce il vero welfare familiare di chi si prende cura e assistenza di una persona con disabilità grave. Queste famiglie hanno retto da sole tutto il carico e la responsabilità gravosa di sostegno nei confronti delle persone con disabilità, in un momento in cui, come detto, tutto è stato sospeso. Non è stato facile, anzi è stato tremendamente difficile, ma il welfare familiare ha sopperito alla carenza dei detti sostegni come meglio si è potuto”

Leggi: Redattore Sociale, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Coronavirus, la Fase 2 delle Rsa: quei baci da lontano tra nonni e famiglie

Nelle case di riposo si prova a tornare alla normalità. La direttrice di Alzano: «Incontri emozionanti». E intanto il Veneto da lunedì apre alle visite dei parenti
Incontrano i loro figli affacciati da un balcone o dietro il vetro di una finestra. Guardano i nipotini giocare oltre la siepe o al di là della strada. Seduti sulle sedie a rotelle, catturano sole e chiacchiere nei giardini o nei cortili. Alla peggio, per contattare il mondo là fuori c’è il tablet o il cellulare delle operatrici. Sono i più vulnerabili, cioè gli ospiti delle residenze per anziani. La «fase 2» è cominciata anche per loro che, molto spesso salvati proprio dall’isolamento, stanno cercando di riallacciare fili che il virus ha tagliato di netto. Ma siccome le visite sono ancora impossibili, ogni Residenza per anziani (Rsa) si organizza come può per favorire il riavvicinamento alle famiglie senza violare le regole sulla sicurezza sanitaria. Tutto questo in attesa della prossima settimana quando, in alcune regioni, si comincerà a riaprire qualche porta. In Veneto, per esempio, gli ingressi saranno possibili a partire dall’1giugno. Niente abbracci o mani nelle mani, men che meno baci. Ma vedere — sia pure a distanza — un figlio, una figlia, i nipotini o una qualunque persona cara, sentire la sua voce, seguire la sua gestualità, non è la stessa cosa che farlo attraverso una videochiamata.

Leggi: Corriere della Sera, 27/05/2020


DALLE REGIONI:

venerdì 29 maggio 2020
“Anziani, strutture da ripensare”

Intervista all’assessore comunale di Bologna Giuliano Barigazzi. “È stata dolorosa la penetrazione del virus nelle case di riposo. Letti nelle cliniche? Ai privati chiediamo supporto logistico”
Giuliano Barigazzi, assessore alla Sanità. C’è un progetto di trasferire oltre 400 posti letto dagli ospedali alle cliniche private. È vero, in epoca Covid al Sant’Orsola non possono più esistere stanze da sei degenti, per ragioni di sicurezza. Ma così non si rischia di impoverire il sistema pubblico? «Il piano non c’è ancora perché servono le linee guida di Regione, Università e Conferenza sociale e sanitaria. Il mio parere è chiaro: quei posti dovranno tornare al Sant’Orsola. Nel frattempo, però, deve partire l’adeguamento del policlinico, va rivisto il piano degli investimenti. Al privato chiediamo un supporto logistico. I paletti sono tre: ritorno dei letti nell’alveo pubblico, tempi predefiniti, finanziamenti agli ospedali».
Non si possono trasferire i letti negli ospedali della provincia? «Per come li conosco io non vedo una disponibilità di questo tipo, né vedo lo spazio per spezzettare quella quantità di posti letto. Ma questa è l’occasione per adeguare anche gli altri ospedali della rete».

Leggi: La Repubblica, 29/05/2020


venerdì 29 maggio 2020
Bologna. Contributi affitto: le misure della Regione affrontano di petto l’emergenza. Ampliare la platea dei beneficiari e investire sul canone concordato è la strada maestra

I contributi per l’affitto stanziati dalla Regione Emilia-Romagna come aiuto concreto dopo l’emergenza Coronavirus (un pacchetto complessivo di quasi 15 milioni di euro), hanno il merito di affrontare di petto il problema, individuando le vere necessità di inquilini e proprietari abitativi, nonché le giuste soluzioni da adottare nell’immediato.
Siamo soddisfatti per il confronto e per il positivo risultato raggiunto con la vice presidente della Regione Elly Schlein, che ha sposato le principali linee di azione avanzate nei giorni scorsi dai sindacati confederali regionali e dai sindacati degli inquilini, e che rispondono alle esigenze di chi si ritrova in difficoltà a pagare l’affitto mensile e a chi rischia di non poter ricevere più con costanza un’entrata economica ritenuta certa prima di questa emergenza.
In particolare, apprezziamo la scelta della Regione di recepire la nostra proposta di ampliare la platea dei soggetti interessai ai contributi, che riguarderà non solo chi è residente ma chi in questa regione studia, ha un contratto di lavoro e un domicilio. Tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno visto diminuire il loro reddito in queste settimane devono poter continuare a vivere nelle loro abitazioni, così come tutte le studentesse e gli studenti fuori sede hanno il diritto a continuare a studiare in una regione che, attraverso le sue eccellenze universitarie, ha da sempre messo al centro i saperi e la conoscenza.

Leggi: Sunia, 29/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Roma. Casa, contributo straordinario affitto. SUNIA e SICET di Roma: a rischio l’erogazione del contributo in tempi utili

Nota dei segretari di SUNIA e SICET di Roma
“Il bando per il contributo straordinario all’affitto, legato all’emergenza COVID 19, e già pubblicato dal Comune di Roma con grave ritardo, rischia di subirne ulteriori.
Oggi, a bando chiuso e dopo che il dipartimento per le risorse umane del Comune aveva lanciato un bando interno per reclutare 50 persone dai vari dipartimenti da destinare alla lavorazione delle oltre 49.000 domande pervenute, da fonti interne apprendiamo che le risposte ottenute dall’amministrazione sono per 3 (tre!) posizioni.
Avevamo già espresso forti preoccupazioni e perplessità su come il Comune di Roma, in un momento di grandi sofferenze e di grandi necessità della cittadinanza, stesse gestendo il cronico sottodimensionamento del dipartimento delle politiche abitative.
Questo ora rischia di diventare il collo di bottiglia della procedura (iniziata dalla Regione Lazio con rapidi stanziamenti economici e semplificazioni burocratiche) e l’impedimento all’erogazione dei buoni per un tempo indeterminato.

Leggi: Sunia, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, in Veneto nasce una commissione d’inchiesta sulle Rsa

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato oggi la proposta di deliberazione amministrativa che istituisce la commissione d’inchiesta sulle case di riposo
Il Consiglio regionale del Veneto avrà una sua commissione di inchiesta sulle case di riposo. Il Consiglio ha infatti approvato oggi la proposta di deliberazione amministrativa che istituisce la commissione. “La commissione d’inchiesta sulle case di riposo è realtà: con il voto di oggi, il Consiglio regionale del Veneto approva la mia proposta e dà il via libera alla commissione straordinaria. È un primo e doveroso segno di rispetto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie”, commenta Piero Ruzzante (Leu), ricordando che “in Veneto un decesso su tre è avvenuto all’interno di una struttura per anziani”. Quindi “ora sta a noi capire cosa non ha funzionato per evitare che possa ripetersi, perché in alcune strutture il contagio è stato più grave che in altre”. Compito della commissione, sarà anche “individuare le possibili contromisure da adottare” in futuro.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Numeri da record per i servizi sociali durante l’emergenza

Un ‘report’ sostanzioso quello dei servizi sociali erogati durante la prima fase dell’emergenza Coronavirus. Soprattutto il servizio di segretariato sociale è stato potenziato con un numero telefonico dedicato, attivo cinque giorni su sette per fornire ascolto, assistenza e orientamento: in due mesi vi si sono rivolti 857 utenti. Circa 900 sono stati i servizi di spesa e farmaci a domicilio erogati dalle associazioni coordinate da Auser cui si aggiungono i servizi di supporto per i ’positivi’ in isolamento gestiti dalla Protezione civile. Del servizio di presentazione telematica delle domande per buoni spesa hanno beneficiato 720 nuclei familiari con un impegno economico di 220mila euro. E ben 333 sono state le richieste per il contributo affitti straordinario. “L’emergenza ha portato alla luce nuove situazioni di crisi e in molti casi ha aggravato quelle vecchie – spiega l’assessore ai Servizi sociali Camilla Sanquerin (foto) – Ci siamo sforzati per evitare di sospendere i servizi, adattandoli alla situazione e facendo di tutto affinché non venissero meno quelli che per alcuni sono fondamentali punti di riferimento”.

Leggi: La Nazione, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Un futuro nuovo per i servizi semiresidenziali?

«Il provvedimento con cui la Regione Lombardia ha promulgato il proprio Piano Territoriale per il riavvio dei servizi semiresidenziali e domiciliari per la disabilità, disegnando le condizioni attraverso cui devono essere riattivati tutti i servizi diurni, è importante sia per il metodo che per i contenuti, avendo trovato un equilibrio tra prevenzione del contagio, sostegno alle persone e alle loro famiglie e tutela della loro dignità»: lo dichiarano congiuntamente varie organizzazioni della Lombardia impegnate in favore dei diritti delle persone con disabilità, tra cui la Federazione LEDHA
Cartina della Lombardia al centro dei loghi della disabilità«La Delibera approvata ieri, 26 maggio, dalla Giunta Regionale della Lombardia (n. 3183/20), dedicata all’Avvio della fase due dei servizi semiresidenziali per persone con disabilità, è importante per più motivi. Rispondendo, infatti, a quanto previsto dall’articolo 8 del Decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile, che aveva affidato alle Regioni il compito di promulgare un Piano Territoriale per il riavvio dei servizi semiresidenziali e domiciliari per la disabilità, quella Delibera disegna le condizioni attraverso le quali devono essere riattivati tutti i servizi diurni, trovando un equilibrio tra prevenzione del contagio, sostegno alle persone e alle loro famiglie e tutela della loro dignità».

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Lombardia: garantire la presa in carico a tutti coloro che ne hanno diritto

«Le risorse disponibili saranno più che sufficienti a garantire la presa in carico di tutte le persone che ne abbiano le caratteristiche alle stesse condizioni dell’anno scorso»: lo hanno scritto numerose Associazioni della Lombardia all’assessore regionale Bolognini, riferendosi al potenziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza stabilito dal “Decreto Rilancio” e chiedendo quindi che venga garantita a tutte le persone con disabilità che ne abbiano le caratteristiche la presa in carico in base a quanto previsto dai criteri 2019 del Piano Regionale per la Non Autosufficienza
Garantire a tutte le persone con disabilità che ne abbiano le caratteristiche la presa in carico in base a quanto previsto dai criteri 2019 del Piano Regionale per la Non Autosufficienza: lo hanno richiesto alla Regione Lombardia la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e altre dodici Associazioni (se ne legga l’elenco in calce), in una lettera inviata a Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche Sociali, Abitative e alla Disabilità.

Leggi: Superando, 27/05/2020


martedì 26 maggio 2020
Covid, focolai tra gli anziani in Piemonte, ma locali e piazze affollate: «Il virus circola ancora»

Netto calo di decessi e di ricoveri in terapia intensiva. Ma gli infettivologi chiedono massima attenzione. Nelle case di riposo il 35 per cento dei nuovi contagi
«Il 3 giugno riapriranno anche i confini del Piemonte», ripete Alberto Cirio. Ma il governatore, eletto un anno fa nelle liste di Forza Italia, è preoccupato. Nella sua testa ci sono le immagini della movida di sabato sera, in piazza Vittorio, a Torino, dove migliaia di giovani si sono dati appuntamento senza rispettare le distanze e indossare la mascherina. Lunedì, stesso luogo e altro assembramento, per il volo delle Frecce tricolori. «Modi di fare inaccettabili», tuona Cirio. Che teme possano vanificare il sacrificio di tutti. D’altra parte, il Piemonte resta la seconda regione più colpita dal coronavirus, dopo la Lombardia. I casi positivi da inizio epidemia sono 30.314. Al 1° marzo se ne contavano appena 49, esplosi fino ad arrivare a 9.301 il 30 di quel mese: un incremento del 18.880 per cento.

Leggi: Corriere della Sera, 26/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Long-Term Care e diritti degli anziani in Europa: Italia debole

Monitorare e valutare le politiche dei governi nel sostenere i diritti delle persone anziane con bisogni di assistenza e sostegno è quanto ha inteso realizzare lo European Centre for Social Wel ragionata dei principali risultati emersi mettendo in evidenza le criticità mostrate dall’Italia. A cura di Veruska Menghini (Assistente Sociale Specialista, collabora con il Network Non Autosufficienza)
I paesi di tutto il mondo stanno affrontando, in modo diversificato, le sfide sociali, economiche e politiche dovute all’invecchiamento della popolazione, in primis il tema dell’organizzazione e del finanziamento dell’assistenza a lungo termine (Long Term Care). Vi è un crescente consenso sulla necessità che i governi si adoperino per sostenere un modello di politiche per la non autosufficienza in linea con le norme esistenti in materia di diritti umani e non si limitino ad adottare politiche esclusivamente fondate su un modello medico di assistenza.
L’influenza e l’impatto di questo approccio sono evidenziati dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dall’inclusione del diritto all’assistenza a lungo termine nel pilastro dei diritti sociali dell’Unione europea, dalle attività del gruppo di lavoro a tempo indeterminato delle Nazioni Unite sull’invecchiamento, dagli studi pubblicati dalla Rete europea delle istituzioni nazionali per i diritti umani (ENNHRI), da AGE Platform Europe in collaborazione con altri gruppi di difesa dei diritti delle persone anziane1.
Lo European Centre for Social Welfare Policy and Research ha pubblicato, nel luglio 2019, “From disability rights towards a rights-based approach to Long-term care in Europe. Building an index of rights-based policies for older people” i risultati del primo studio europeo finalizzato a monitorare e valutare le politiche dei governi e i risultati di tali politiche nel sostenere i diritti delle persone anziane in relazione ai loro bisogni di assistenza e cure a lungo termine. I due strumenti utilizzati per l’analisi scaturiscono da un approccio basato sui diritti umani: l’Indice dei diritti delle persone anziane (Rights of Older People Index -ROPI) e il Quadro di valutazione sugli indicatori di risultato2.

Leggi: I Luoghi della Cura


Decreto “Rilancio” e servizio sociale – Un’opportunità per andare oltre l’emergenza?

Con il Decreto Legge del 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto Decreto “Rilancio”) il Governo italiano ha previsto una notevole quantità di interventi per affrontare la grave situazione venutasi a creare con l’emergenza Coronavirus; le misure individuate riguardano vari campi: salute, sostegno al lavoro e all’economia, politiche sociali connesse all’emergenza. Nell’intreccio tra politiche sanitarie e sociali, il provvedimento ha molteplici aspetti interessanti, alcuni dei quali riguardano direttamente le professioni di aiuto.
Un tema-chiave è quello del supporto nell’emergenza al sistema sociosanitario. La tenuta del servizio sanitario nazionale è stata infatti messa a dura prova, in modo particolare nelle regioni più esposte alla diffusione del Coronavirus e il personale medico-infermieristico ha pagato un prezzo altissimo, in termini di contagi e purtroppo di morti.
Come ha evidenziato qui Bruno Dente, la pandemia può rivelarsi un’occasione per ripensare lo stesso paradigma delle politiche sanitarie, riequilibrando “l’organizzazione della sanità per renderla più efficiente, più efficace e più equa attraverso la costruzione di forti reti territoriali”.

Leggi: Welforum


Emergenza Coronavirus: più che raddoppiato il numero dei “nuovi poveri” – I dati del Monitoraggio Caritas italiana

A distanza di circa due mesi dall’inizio del lockdown deciso per l’Italia, le conseguenze sociali dell’emergenza Covid-19 sembrano chiare: nel nostro Paese si registra un aumento della povertà a cui la rete delle Caritas diocesane sta tentando di dare una risposta, assieme alle tante altre realtà del terzo settore attive sul territorio nazionale. Chi era povero in passato si ritrova oggi inevitabilmente più deprivato, mentre chi si collocava appena al di sopra della soglia di povertà (le famiglie che l’Istat definisce “quasi povere” secondo i parametri di calcolo della povertà relativa) inizia a non disporre del necessario per vivere.
Caritas italiana, al fine di monitorare e mappare le fragilità e i bisogni dei territori in questa fase inedita ed emergenziale, dal 9 al 24 aprile ha realizzato una rilevazione nazionale che ha coinvolto le Caritas diocesane sparse su tutto il territorio nazionale, da sempre a contatto con i più poveri e vulnerabili. I dati che emergono da questa prima indagine (a cui ne seguirà un’altra nel mese di giugno) sono molto preoccupanti, se si pensa che in queste settimane di crisi sanitaria e di blocco delle attività, “i nuovi poveri” incontrati sui territori sono stati oltre 38.500; un dato sicuramente sottostimato in termini complessivi, visto che riferito a circa la metà delle Caritas diocesane presenti in Italia (esattamente 101 su 218).

Leggi: Welforum


COVID-19. Le norme nazionali per le strutture residenziali per anziani

Il contributo di Franco Pesaresi offre una ricostruzione del quadro normativo e degli indirizzi nazionali forniti alle strutture residenziali per anziani per affrontare l’emergenza COVID-19.
di Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi, Ancona, e Network Non Autosufficienza)
La pandemia di COVID-19 in Italia ha avuto le sue manifestazioni epidemiche iniziali il 31 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma. Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati in Lombardia, a Codogno, in provincia di Lodi.
Le prime misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 sono state approvate con il D.L. n.6 del 23/2/2020. Le misure sono rivolte essenzialmente alla popolazione e non vi sono provvedimenti che coinvolgono le strutture residenziali per anziani.
Le prime norme correlate al COVID-19 che riguardano le strutture residenziali per anziani compaiono nel DPCM dell’8 marzo 2020 a cui faranno poi seguito altri indirizzi e norme contenuti in tre circolari e, per ultimo, in un decreto ministeriale del 30 aprile 2020 (tabella 1).

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

REM e Indennità per lavoratori domestici – Presentate quasi 150mila domande

Al 27 maggio le domande di Reddito di Emergenza e delle richieste di Indennità Covid-19 per i Lavoratori domestici ammontano complessivamente 148.524; più di un terzo inviate da Patronati. Lo rende noto l’Inps in una breve nota sottolineando come la percentuale di trasmissione delle domande da parte dei Patronati è in costante aumento, grazie alla graduale estensione della cooperazione applicativa che consente la trasmissione massiva delle domande.
In particolare, per quanto riguarda il Reddito di emergenza, le richieste presentate sono state 100.258 di cui 63.140 da cittadini e 37.118 da patronati, mentre per ciò che concerne l’indennità Covid-19 per i lavoratori domestici, le istanze finora inoltrate sono complessivamente 44.266, di cui 29.659 da cittadini e 14.607 da patronati.

Leggi: Inca


Prestazioni assistenziali Inps – Sospensione dei termini decadenziali

Con il messaggio 2097 del 20 maggio, l’Inps in base alle numerose disposizioni per l’emergenza Covid-19 ritorna su alcuni argomenti relativi alle prestazioni assistenziali di invalidità civile, cecità sordità handicap e disabilità di seguito riportati.
Sospensione visite medico legali di accertamento di invalidità
La sospensione delle visite di accertamento sanitario delle minorazioni civili, handicap e disabilità è prorogata al 1giugno 2020. L’istituto ribadisce la valutazione in base alla documentazione agli atti per le domande relative a soggetti con patologie oncologiche e la estende anche ai richiedenti l’accertamento sanitario della situazione di gravità. Inoltre, in merito “alle misure organizzative e igienico-sanitarie da adottare in vista della ripresa delle attività”, l’Inps si riserva di intervenire con nuove indicazioni.
Le domande presentate nel periodo dal 23 febbraio al 1° giugno 2020 saranno valutate cronologicamente tenendo conto della data di ricezione e la decorrenza delle prestazioni conseguenti al riconoscimento del requisito sanitario, così come dettato dalla legge, sarà fissata al 1° giorno del mese successivo alla domanda.

Leggi: Inca


 

 

 

Senza anziani non c’è futuro. Lo Spi-Cgil aderisce all’appello

Il Sindacato dei pensionati Spi-Cgil aderisce all’appello promosso dalla Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro” condividendone le ragioni e le finalità.
La pandemia generata dalla diffusione del Covid-19 ha colpito tutti ma ha avuto un impatto particolarmente drammatico e violento tra la popolazione anziana più fragile ed esposta.
All’inizio di questa emergenza sanitaria in tanti si sono sperticati a dire che non c’era da preoccuparsi perché tanto morivano solo i “vecchi”, insopportabile manifestazione di un pensiero che vuole spingere gli anziani ancora di più ai margini della nostra società.
Quello che è successo nelle Rsa e nelle case di riposo, dove si è compiuta una vera strage, deve far riflettere e spingere le istituzioni ad evitare che ciò possa accadere ancora. La sanità non può essere per pochi ma tornare pubblica e universale come sancito dalla nostra Costituzione.
Garantire la dignità degli anziani è un obiettivo che evidentemente il nostro paese non ha ancora perseguito a pieno.
Siamo tutti chiamati a lavorare perché ciò avvenga costruendo un nuovo welfare pubblico, universale e inclusivo che sia in grado di dare delle risposte al grande tema dell’invecchiamento della popolazione.

Leggi: Spi-Cgil


Emergenza Covid-19: 1.402.755 ore di volontariato per aiutare gli anziani soli – I numeri della presenza e dell’impegno dei volontari Auser

Nei difficili mesi dell’emergenza sanitaria del Covid-19 che ha costretto a casa milioni di italiani e colpito duramente i cittadini più fragili, le volontarie e i volontari dell’Auser – associazione per l’invecchiamento attivo – sono stati in campo. Con coraggio e determinazione e in tutta Italia. Portando sostegno e aiuti concreto agli anziani soli e fragili, alle famiglie più in difficoltà. 
Un esercito di quasi 7.000 volontari Auser, molti dei quali giovani che si sono offerti di dare una mano, per un impegno di 1 milione 402.755 ore di volontariato.
La compagnia e l’ascolto telefonico è stato un servizio di grandissima utilità sociale e umana. I volontari spesso dal loro domicilio con i numeri di telefono deviati, hanno ascoltato, rassicurato, condiviso insieme a tanti anziani soli ansie e preoccupazioni. 
In questo ambito sono stati effettuati 102.289 interventi, assistendo telefonicamente oltre 40mila persone anziane.
I volontari Auser hanno inoltre effettuato 176.574 interventi a domicilio per la consegna di spesa, medicinali e in molti casi anche i pasti. Oltre 39.000 persone hanno usufruito di questo prezioso servizio.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 26 maggio 2020
Assistenti civici: Cgil, no a proposte improvvisate, sì al confronto

“L’idea del Ministro Boccia di attivare degli assistenti civici a presidio del rispetto delle norme sul distanziamento sociale non solo è un’arma spuntata, ma è anche pericolosa. L’azione di controllo del territorio è una cosa seria e, come prevede e indica la nostra Costituzione, va affidata allo Stato”. È quanto dichiarano i segretari confederali della Cgil Giuseppe Massafra e Tania Scacchetti.
“Competenze, esperienza e preparazione non si possono improvvisare, a maggior ragione – sottolineano i dirigenti sindacali – in un periodo in cui rischia di crescere il disagio sociale. Sui cittadini dobbiamo e possiamo contare pretendendo un atteggiamento improntato al senso civico e al rispetto della legalità”.
Per Massafra e Scacchetti occorre quindi “rafforzare l’azione di educazione e di civismo dei Sindaci e delle Amministrazioni territoriali”, e “sarebbe utile e corretto intervenire sugli organici degli enti preposti al controllo e alla sicurezza”.
“Se invece si vuole aprire una riflessione più ampia su come rispondere ai tanti bisogni che l’emergenza sanitaria ha reso indispensabili – concludono i segretari confederali della Cgil – non lo si faccia con proposte improvvisate, ma con un confronto con le parti sociali sulle soluzioni possibili”.

Leggi: Cgil, 26/05/2020


martedì 26 maggio 2020
Oltre il covid-19: metà delle famiglie italiane teme problemi economici nei prossimi mesi

I risultati dell’indagine condotta da Nomisma. Una su quattro in affitto ha accumulato ritardi nel pagamento del canone. E l’11,9% di chi ha un mutuo ha ora problemi nel saldare le rate. Cambia la priorità dell’agenda politica delle famiglie: al primo posto il tema della disoccupazione, mentre perde interesse quello sull’immigrazione
Quasi una famiglia su quattro in affitto ha accumulato ritardi nel pagamento del canone durante il lockdown, mentre prima del covid-19 era il 9,6% ad avere problemi. Non solo: per i prossimi 12 mesi più del 40% delle famiglie prevede di avere difficoltà a rispettare il pagamento dell’affitto. E il mutuo? Se prima della pandemia aveva problemi con le rate circa il 4,1% delle famiglie ora il dato sale all’11,9%. È quanto emerge dall’indagine Nomisma 2020 sulle famiglie italiane presentata oggi, dal titolo “Fuori tutti, la voce alle famiglie. Vivere, abitare, investire: l’Oltre del Coronavirus”. Il 28,8% del campione di famiglie intervistate dichiara di non riuscire a risparmiare, il 41,8% di avere una situazione stabile, il 12,9% di essere in condizione di aumentare la propria capacità di risparmio e il 16,5% di diminuirla.

Leggi: Redattore Sociale, 26/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Assistenti civici. Costa (Forum Terzo Settore) “Non si confondano con i volontari”

Fa riflettere la proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, di lanciare un bando per il reclutamento di 60.000 ‘assistenti civici’ che saranno impiegati dai sindaci per lo svolgimento di attività sociali e per collaborare al rispetto del distanziamento sociale.
“I cosiddetti ‘assistenti civici’ non possono essere scambiati per volontari’– dichiara Enzo Costa, Coordinatore della Consulta Volontariato del Forum del Terzo Settore –. I volontari infatti non si reclutano per bando e tanto meno possono essere ‘usati’, ma come afferma la legge agiscono esclusivamente per fini di solidarietà e in risposta ai bisogni delle persone e delle comunità” – «Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà» (art. 17 del dl 117/17 Codice del Terzo settore).

Leggi: Forum Terzo Settore, 25/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Superbonus 110%, tutto quello che c’è da sapere in 15 risposte alle domande-chiave

Quando iniziare, come ottenere il bonus per lavori già in corso, i tetti di spesa, chi può usufruire del beneficio, cosa è lo sconto in fattura, i documenti da conservare.
Sono due gli articoli da tenere a mente per usufruire delle nuove maxi detrazioni dirette ad azzerare i costi sostenuti dal 1 luglio 2020 e fino a tutto il 2021: l’articolo 119 che prevede i nuovi incentivi in tema di efficientamento energetico (eco-bonus), sisma-bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici, di cui la principale novità costituita dall’innalzamento delle agevolazioni dell’eco-bonus e del sisma-bonus fino al 110% delle spese sostenute (rispetto alle precedenti aliquote del 65%, 75%-85%) con possibilità di ripartire la detrazione in 5 quote annuali di pari importo; l’articolo 121 contiene invece le disposizioni che consentono la trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto ovvero in credito d’imposta cedibile all’impresa che ha eseguito i lavori e che potrà utilizzare tale credito per detrarlo a sua volta oppure cederlo “ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari”.

Leggi: Edilizia e Territorio, 25/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Ecobonus e sismabonus: i requisiti per la detrazione congiunta

Agenzia delle Entrate: lo sconto fiscale potrà essere applicato su un ammontare delle spese non superiore a 136mila euro per ciascuna delle tre unità immobiliari costituenti inizialmente l’edificio riconvertito
La detrazione unica, che sostituisce e accorpa ecobonus e sismabonus (articolo 14, comma 2-quater.1, Dl n. 63/2013), è fruibile solo quando sussistono tutti i requisiti previsti per ciascuna agevolazione. Se è così, e l’immobile oggetto degli interventi è dotato di preesistente impianto di riscaldamento e classificato in Catasto come “unità collabente” (F/2) alla data di richiesta del titolo abilitativo dal quale deve, inoltre, risultare che i lavori siano di recupero del patrimonio edilizio, via libera allo sconto fiscale. Lo afferma l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 138/E del 22 maggio 2020, aggiungendo che la detrazione va applicata su un ammontare delle spese non superiore a euro 136mila euro per ciascuna delle tre unità immobiliari costituenti inizialmente l’edificio “recuperato”.

Leggi: Casa e Clima, 25/05/2020


venerdì 22 maggio 2020
Voltiamo pagina sull’assistenza agli anziani in casa

Il dl “Rilancio” raddoppia nel secondo semestre del 2020 i finanziamenti per l’assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti. Si può e si deve rendere strutturale questo aumento. Ma serve un profondo ripensamento dell’intero sistema.
Una robusta crescita di fondi, da rendere strutturale
In varie aree del paese una presenza più solida del welfare pubblico nel territorio avrebbe consentito di meglio contrastare il Covid-19; avrebbe permesso, in particolare, di prevenire e non solo di inseguire il diffondersi della pandemia. A partire da questa valutazione – ampiamente condivisa – nelle scorse settimane è maturato un rinnovato interesse tanto nei confronti del ruolo fondamentale che i servizi territoriali dovrebbero svolgere in un moderno sistema di protezione sociale quanto verso la necessità di un loro deciso rafforzamento in Italia.
Tale attenzione si riflette nell’elevata percentuale di fondi dedicati al settore tra quelli che il recente decreto “Rilancio” assegna complessivamente al Servizio sanitario nazionale. Tra i diversi interventi per il territorio, il più cospicuo consiste nei 734 milioni di euro destinati all’Assistenza domiciliare integrata (Adi), di titolarità delle Asl, che costituisce il più diffuso servizio pubblico a casa degli anziani non autosufficienti in Italia.

Leggi: La Voce, 22/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Domiciliarità: richiedere più fondi non basta. Serve un Distretto forte per nuove idee, programmi innovativi, risposte coerenti con i bisogni

Inserendosi nel dibattito sollevato dall’editoriale di Cristiano Gori e Marco Trabucchi (Taccuino n. 5), gli autori sottolineano che solamente nuove idee e piani innovativi, associati all’aumento delle risorse per le cure domiciliari, potranno soddisfare molti dei bisogni ancora scoperti. Il Distretto viene proposto come struttura operativa territoriale più idonea a costruire “un sistema territorio” con cardine nella home care, anche giovandosi delle tecnologie/ICT, per favorire migliore presa in carico, continuità di cura, congiunzione con le cure residenziali e le cure domiciliari informali.
Cristiano Gori e Marco Trabucchi nel loro Taccuino del quindici maggio su “Domiciliarità: richiedere più fondi non basta” aprono un dibattito in cui proviamo ad inserirci, quali rappresentanti di una Società Scientifica delle Attività Territoriali (CARD) che da molti anni ha fatto della home care una propria bandiera.
Vediamo anche noi come favorevoli, per rilanciare il settore delle cure a domicilio, l’interesse sul tema e la concreta possibilità di nuovi finanziamenti, due fattori che fino ad oggi hanno frenato il decollo delle cure domiciliari istituzionali. Ci sembra tuttavia pertinente aggiungerne altri due:
1. la mancanza di certezze del quadro organizzativo in cui le cure a casa vengono inserite;
2. la debole domanda di questo servizio, sia da parte dei professionisti che della cittadinanza.

Leggi: I Luoghi della Cura, 20/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Tutti gli anziani a rischio? Ma mi faccia il piacere!

Davvero proteggeremmo i nostri nonni dal Covid-19 costringendoli all’inattività e a una marginale vita di relazione? In realtà l’età avanzata non è sinonimo di fragilità né di pluripatologia. Lo dice la scienza geriatrica.
Siamo tutti ben cosci di vivere un momento storico drammatico nel quale la salute degli anziani è a rischio come non mai. Abbiamo assistito ad una vera e propria strage degli anziani proprio nei luoghi in cui dovrebbero – o avrebbero dovuto – essere più protetti: le Rsa. Non è un fenomeno solo italiano se è vero come è vero che l’Oms dichiara che la metà dei morti per questa tragica pandemia riguarda la popolazione geriatrica. Ecco quindi che, già all’avvicinarsi della “fase 2”, erano emersi orientamenti volti a proporre, o a imporre, meccanismi e comportamenti che avrebbero avuto la finalità di impedire il risorgere dell’epidemia, peraltro a oggi non ancora scomparsa almeno in alcune aree. Era dunque comprensibile che una parte dell’attenzione fosse rivolta nei confronti della popolazione anziana.

Leggi: La Voce


lunedì 18 maggio 2020
Come subentrare nella proprietà dell’ascensore, procedura e calcolo dei costi

L’ascensore è un impianto che, ove installato successivamente alla costruzione dell’edificio, rappresenta senza ombra di dubbio un’innovazione.
Innovazione sicuramente volte alla eliminazione delle barriere architettoniche e quindi beneficiante di molte agevolazioni, in termini edilizi ed anche fiscali.
Non solo: se si tratta di edificio in condominio questa installazione è certamente un’innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c. deliberabile, in ragione del fatto che essa serve ed eliminare le barriere architettoniche, dal voto favorevole della maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio.

Leggi: Condominio Web, 18/05/2020


venerdì 15 maggio 2020
Solitudine. La lezione del Covid-19

Stiamo uscendo dalla gravissima crisi del Covid-19… anzi, proviamo a uscirne, attraverso l’impegno generoso dei nostri concittadini.
Uno degli aspetti che ci ha fatto più soffrire in questi mesi è la solitudine che ha accompagnato le nostre vite, con diversi livelli di gravità, da quello delle famiglie ben strutturate che hanno sofferto solo per l’impossibilità di visitare amici e parenti, alla solitudine degli anziani, chiusi nelle loro case, con pochi contatti, impauriti per le notizie che non potevano controllare, alla solitudine delle persone ospiti nelle residenze per anziani, alle quali è stato impedito il contatto personale con i loro parenti.
Dal mio osservatorio ho verificato una grande capacità di resilienza della maggior parte degli anziani italiani, che si sono sentiti partecipi dell’impegno di tutto il paese per sconfiggere la “brutta bestia”. Questo impegno ha dato “senso” alla loro vita e ha così permesso di superare le prove più difficili. In alcuni casi la mancanza di contatti ha reso le giornate l’interminabile susseguirsi di momenti di ansia, tra trasmissioni televisive misteriose, notizie frammentarie su quanto capitava a parenti e amici, timori per la propria salute che non trovavano ascolto. In molti casi, infatti, il medico di famiglia è stato irraggiungibile (ma non è questo il momento per celebrare il grande impegno di molti e ricordare la vigliaccheria di altri).

Leggi: Fondazione Leonardo, 15/05/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 25 maggio 2020
Milano, quando i condomini diventano solidali

Con l’emergenza da Covid-19 il luogo simbolo di litigi e divisioni si è trasformato: vicini di casa che quasi non si conoscevano si sono messi insieme per aiutare chi era in difficoltà. A Milano sono un’ottantina le collette alimentari, che hanno fornito generi di prima necessità alle Brigate della Solidarietà
Il condominio: da luogo simbolo di litigi e divisioni a luogo in cui ci si unisce per aiutare chi è in difficoltà. È possibile. Ne sono la prova le collette alimentari condominiali nate in queste settimane a Milano, che forniscono dalla pasta al cibo in scatola, dai saponi ai pannolini, alla Brigata della Solidarietà Lena-Modotti. Beni di prima necessità che vengono distribuiti a famiglie rimaste senza reddito per l’emergenza Covid-19. Sono collette nate spontaneamente. “Ho proposto sulle chat dei genitori delle classi dei miei due figli di raccogliere cibo per darlo alle Brigate della solidarietà -racconta Francesca Giancane-. Nel messaggio ho chiesto anche di coinvolgere i vicini di casa”. Nel giro di pochi giorni le adesioni sono diventare sempre più numerose. “Abbiamo allora deciso di organizzare la raccolta a livello condominiale, soprattutto perché avevano aderito famiglie anche molto lontane dalla nostra zona -ricorda Francesca-. I volontari sarebbero passati quindi nei singoli condomini a ritirare”. Sono in totale un’ottantina le collette solidali nei condomini o di fronte ai supermercati che finora hanno fornito genere di prima necessità alle Brigate della Solidarietà.

Leggi: Redattore Sociale, 25/05/2020


venerdì 22 maggio 2020
Riformare la sanità in Calabria: lettera aperta al ministro Speranza

Associazioni, cittadini, 120 sindaci a sostegno della petizione nata dall’esperienza del movimento “Comunità competente”. Tra le richieste “un nuovo corso del commissariamento” e il potenziamento dei servizi territoriali alla luce delle criticità emerse con la pandemia da coronavirus
Cosa fare in Calabria per affrontare l’emergenza coronavirus soprattutto “se il virus si espanderà nuovamente nei mesi freddi” e “dal momento che nessuno ritiene che un vaccino sia pronto prima dell’ultima fase dell’inverno”? Cosa fare in questa regione dalla sanità commissariata “dove è apparsa chiarissima l’incapacità del sistema sanitario regionale a far fronte alla grave situazione esplosa anche da noi?”. Una possibile risposta si trova nella lettera aperta per il ministro della salute, Roberto Speranza, presentata stamani in conferenza stampa a Lamezia Terme, in una delle sedi della Comunità Progetto Sud, realtà del terzo settore presieduta da don Giacomo Panizza, tra i primi 111 firmatari di un appello oggi “forte di un numero importante di adesioni, tra cui 120 sindaci” su un totale di 404 comuni presenti in Calabria. Una lettera promossa il 10 maggio scorso sotto forma di petizione su change.org per dire al governo che “non può tirarsi fuori”. Un’iniziativa per chiedere a Roma di “aprire una nuova fase del commissariamento individuando persone e mezzi opportuni per riprogrammare una risposta alla possibile epidemia”.

Leggi: Redattore Sociale, 22/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Regione Campania. Pubblicate le graduatorie provvisorie per la concessione del contributo all’affitto: alto il numero degli esclusi e delle domande anomale. Scarsa la copertura in ordine al fabbisogno

Sono state pubblicate sul BURC n. 110 del 19/05/2020 le graduatorie provvisorie degli aventi diritto al contributo di sostegno all’affitto per il bando di cui al Decreto Dirigenziale n. 9 del 31.01.2020, la cui scadenza, a seguito di proroghe dovute all’emergenza sanitaria era stata fissata il 27/04/2020.
Le risorse assegnate per le finalità di cui al bando richiamato sono quelle di cui al riparto nazionale dei fondi della legge 431/1998 e ai residui delle risorse stanziate per la morosità incolpevole e ammontano complessivamente ad € 13.056.066.66, di cui l’80% pari ad € 10.444.853,33 riservato alla fascia A ( richiedenti con reddito pari a due pensioni minime INPS con incidenza del canone sul reddito non inferiore al 14% valore ISE) e il 20%pari ad € 2.611.213,33 riservato alla fascia B (richiedenti con redditi non superiori all’importo di € 25.000.00 con incidenza del canone sul reddito non inferiore al 24%valore ISE).

Leggi: Sunia, 20/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Firenze, nell’industria dismessa 50 mini appartamenti a canone calmierato

Lo ha deciso la giunta, approvando nella seduta di ieri la delibera dell’assessore alla Casa Andrea Vannucci sulla vivibilità intelligente (Smart liveability), comprensiva del progetto di fattibilità tecnica ed economica, nell’ex complesso del Meccanotessile
Cinquanta mini appartamenti a canone calmierato destinati a giovani coppie, singole persone e nuclei familiari di piccole dimensioni (composti da 2-3 persone) con spazi comuni dedicati a servizi come lavanderia, magazzini, portineria e un’area verde per favorire la socializzazione. Lo ha deciso la giunta, approvando nella seduta di ieri la delibera dell’assessore alla Casa Andrea Vannucci sulla vivibilità intelligente (Smart liveability), comprensiva del progetto di fattibilità tecnica ed economica, nell’ex complesso del Meccanotessile, che si trova in un’area di proprietà comunale di circa 27.500 metri quadrati, che nei piani dell’amministrazione continuerà ad avere spazi e funzioni pubbliche anche a servizio del quartiere.
Nell’area industriale dismessa dove un tempo lavoravano gli operai delle Officine Galileo troveranno infatti sede l’Indire (l’Istituto nazionale di formazione e ricerca del Miur) e l’Isia (l’Istituto superiore di istruzione artistica), mentre sono già stati realizzati un parcheggio pubblico a servizio dei residenti della zona di Dalmazia (con 75 posti auto, di cui 4 per disabili, e alcuni posti per gli scooter) e il giardino pubblico tra via Cocchi e via Santelli.

Leggi: Redattore Sociale, 20/05/2020


martedì 19 maggio 2020
Famiglia, il Veneto vara la legge quadro. Tariffe tarate sui carichi dei nuclei

Approvazione unanime in Consiglio regionale della legge “Interventi a sostegno della famiglia e della natalità”. Tra le misure: assegno di natalità sin dalla gravidanza, aiuti ai genitori e nuovo indicatore sociale per tariffe tarate sui carichi familiari
“Da oggi il Veneto ha la sua prima legge quadro per la famiglia. Giunta e Consiglio hanno ora l’impegno codificato ad orientare scelte e interventi concreti a tutela del valore sociale della natalità e della genitorialità”. Così l’assessore alla sanità e sociale della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, saluta l’approvazione unanime in Consiglio regionale della legge “Interventi a sostegno della famiglia e della natalità”.
“Si tratta di un provvedimento – sottolinea l’assessore – che ha il respiro di una legge di programma, perché intende mettere al centro la maternità e la paternità in tutte le fasi della vita agevolando i nuclei familiari, in particolare quelli più in difficoltà, nell’affrontare la sfida di generare, crescere ed educare i figli. Un provvedimento che assume una valenza ancora più significativa in questa fase di emergenza inedita che sta mettendo a dura prova le famiglie e le scelte di genitorialità, ma che, al tempo stesso, ha messo in luce la tenuta e il valore sociale dei legami familiari”.

Leggi: Redattore Sociale, 19/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

RSA e Covid-19, una drammatica realtà. Le narrazioni di questo periodo di emergenza

La situazione problematica vissuta da molte RSA lombarde durante l’emergenza Coronavirus è riscontrabile sin dall’inizio nei racconti, pur frammentati, degli operatori. In questo articolo Marco Noli guida i lettori attraverso le loro narrazioni e la lettura dei dati ufficiali.
È passato oltre un mese dall’ingresso del virus SARS – COV2 nelle nostre comunità. Siamo stati inondati di dati e informazioni quotidiani, all’inizio un po’ sfilacciati, poi sempre più coordinati, dal Bollettino giornaliero della Protezione civile.
Dalle narrazioni abbiamo capito che poco si sa su questo virus, che la scienza, come è normale che sia, ha una “verità relativa” che si affina giorno per giorno sulla base di quello che succede. Ci siamo resi conto che gli stessi dati ufficiali sono incompleti e presentano un range di scostamento elevato, legato alla difficoltà della raccolta degli stessi e alla variabilità di diversi fattori (es. il numero dei tamponi effettuati, la non conoscenza del “sommerso”degli infettati asintomatici ecc.).
Di fronte ad un’epidemia, diventata poi pandemia, è normale arrivare impreparati1 assistere al susseguirsi di decisioni in continuo aggiustamento in tempi rapidissimi. Anche se bisogna ricordare il vecchio proverbio “del senno del poi sono piene le fosse”, questo non toglie che da quanto sta emergendo, dalle situazioni degli ospedali e di diverse RSA, si rilevano perplessità e possibili omissioni, anche da parte della Regione, tutte da accertare, non solo per identificare eventuali responsabilità, ma soprattutto perché da essi si può imparare.

Leggi: I Luoghi della Cura


Mese sociale – Se il welfare ritorna all’assistenza
Abbiamo fame di futuro. Attraversiamo questo lento guado sforzandoci di scorgere cosa ci aspetta oltre la linea dell’orizzonte. Che cosa vogliamo ci sia? Nel welfare sociale il pensiero mainstream auspica discontinuità, che riporti al centro le comunità locali, la prossimità delle relazioni e degli aiuti, che riscatti un territorio troppo spesso espropriato.
Ed è tutto un rivalutare interventi community based, uno sviluppo economico e sociale a trazione territoriale. Non è chiaro in che misura questa direzione ci porterà avanti – in una fase in cui a trionfare è un’economia digitale che travalica il locale e con scarsa appartenenza di luogo – o se viceversa ci riporterà verso la nicchia novecentesca del “piccolo è bello”. Temi ampi che meritano un approfondimento che va oltre queste brevi note.
Spazi da ricostruire
Prevediamo, auspichiamo, scriviamo decaloghi sul welfare che verrà a partire dal nostro punto di vista, quello di chi osserva. Vorrei provare a partire da un’altra angolatura: quella della domanda di sostegni e di aiuti che si sta configurando. Mi concentro su due aree: ciascuna presenta l’alternativa tra risposte difensive e assistenziali e altre più aperte, emancipative, promozionali.

Leggi: Welforum


La contrattazione sociale di prossimità per la non autosufficienza oltre l’emergenza

Perché l’infrastrutturazione del welfare territoriale conta
Cosa insegna l’emergenza sanitaria
Le persone più colpite dal Covid-19 sono state soprattutto le più fragili dal punto di vista della salute e deboli dal punto di vista economico e sociale, e fra queste in specie gli anziani e le persone con patologie croniche. Il mix tra comorbilità ed età è parso subito micidiale ed è divenuto particolarmente funesto, ciò non solo in Italia, nelle strutture residenziali per anziani, come la cronaca ha documentato con drammatica frequenza, le associazioni e le organizzazioni sindacali hanno denunciato e gli studiosi hanno analizzato.
L’alternativa alla presa in carico ospedaliera si è rivelata insufficiente e ha messo a nudo le criticità del sistema territoriale della sanità, governato nel segno della riduzione dei costi piuttosto che della riorganizzazione dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per ampliare e diversificare l’offerta, in sistemi sanitari regionali molto differenti ma generalmente ancora orientati a un approccio “ospedalocentrico”. Si sono altresì evidenziate la persistente carenza dell’integrazione sociosanitaria che dovrebbe invece qualificare i rapporti tra i servizi sociali e quelli sanitari, nonché le lacune dell’assistenza domiciliare, entro un sistema di welfare quale quello italiano che continua ad essere, nel bene e nel male, a “trazione” familiare.

Leggi: Welforum


Il “dopo” della sanità. Un numero speciale di Communitas

Un Quaderno scaricabile gratuitamente dal sito di Vita.it. Ospita gli interventi di due grandi esperti, Benedetto Saraceno ed Angelo Righetti. Perché come scrive Aldo Bonomi nell’editoriale, la sfida «oltre al vaccino sarà quella di produrre anticorpi sociali che si mettono in mezzo producendo inclusione»
Quale sarà il “dopo” della sanità uscita dal cataclisma di Covid 19? È il tema di un Quaderno speciale di “Communitas”, la rivista fondata da Aldo Bonomi ed edita da Vita, in uscita oggi e scaricabile su Vita.it. Un tema cruciale che viene affrontato da un grande esperto di politiche sanitarie come Benedetto Saraceno e da Angelo Righetti, psichiatra oggi in prima linea sul “dopo” con il progetto Budget di Salute della Regione Campania.
«La impreparazione e le tardive e frammentate risposte fornite in occasione della pandemia del coronavirus sono state e continuano ad essere evidenti in ogni paese del mondo», scrive Benedetto Saraceno, che è Segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health, Lisbona, ed è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Oms. Si esce da una situazione che costringe a riflettere in particolare «sul deficit di empowerment dei cittadini utenti del sistema sanitario e dunque riflettere sulla urgenza di una salute promossa e erogata nelle ma anche dalle comunità». È un deficit che inaspettatamente ha reso molto più fragili i sistemi sanitari che si pensavano più forti, cioè quelli dei paesi del Nord del mondo. Un sistema che è prigioniero della cultura di emergenza che anche oggi dà l’illusione che «sia sufficiente fare scorte per la prossima epidemia (letti, mascherine, respiratori, liquido idroalcolico): uscire dalla dimensione dell’emergenza vuol dire capire che il virus è un fenomeno sistemico e non eccezionale».

Leggi: Vita


Il welfare che sale dal basso

Non si può prescindere, nella ripartenza, da un sapere sociale prezioso. Ne tenga conto la politica alle prese con un welfare state in crisi piramidale nel far scendere aiuti e interventi verso la base senza un welfare di comunità. Se non vogliamo che il virus produca più solitudine occorre che oltre al vaccino si valorizzino anticorpi sociali capaci di produrre inclusione
Speranzosi apriamo la porta, chi solo la finestra, verso la Fase 2. Guardiamo fiduciosi alle fabbriche, dicendoci che ci aiuterà il buonsenso dei corpi nel mantenere la giusta distanza. Contiamo sulla tecnica incorporata nella rete e nella logistica e sulla scienza. Entrambe sfidate al lavoro agile possibile, al trasporto delle merci per tenere sui mercati internazionali, al trasferire agricoltura e agroalimentare nei supermercati e nei negozi di prossimità e al far circolare i corpi messi al lavoro con il trasporto pubblico. Sfidiamo così Covid-19 per l’economia in affanno, seguendo le indicazioni degli esperti su questi grandi temi.
Prendo dalla commissione Colao una piccola parola chiave: «microgeografia». Microcosmi appunto, che mi rimandano alla Caritas ambrosiana per capire, abbassando lo sguardo, la logistica degli ultimi e la filiera degli invisibili per raggiungere le “vite di scarto” in questa società selettiva dove il virus ha scavato altre faglie di differenze. La Coldiretti e la Caritas, che stanno su queste filiere, stimano un milione di nuovi poveri da Covid-19. Per rendere visibili gli invisibili occorre scomporre e ricomporre i tanti, troppi, non codificati nei codici Ateco che sono nelle microeconomie di sopravvivenza, nel sommerso dei lavori saltuari che chiamiamo lavoretti che toccano anche le nuove professioni che con pudore, essendo nuovo, denominiamo lavoro intermittente

Leggi: Vita


La protezione sociale in Italia e in Europa

Nel 2019 sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche quasi 479 miliardi per sollevare le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella protezione sociale.
La maggior parte delle prestazioni sociali erogate in Italia riguardano la previdenza sociale (66,3%), il 22,7% prestazioni di tipo sanitario e solo l’11% di assistenza sociale. Negli anni ’90, la previdenza pesava ancora di più, il 71%, a discapito soprattutto dell’assistenza (circa il 7%).
Le prestazioni sanitarie fornite direttamente da strutture pubbliche costano poco meno di 68 miliardi, ma l’assistenza ospedaliera ha perso rilevanza nel tempo a favore di altre tipologie di servizi sanitari.
Per finanziare l’intero sistema della protezione sociale pubblica sono stati messi a disposizione quasi 500 miliardi nel 2019, provenienti per oltre la metà da imposte e per il 48% da contributi sociali.
Ogni abitante ha ricevuto in media nel 2017 poco più di 8mila euro annui per prestazioni sociali. Con 8.041 euro pro-capite l’Italia si attesta sui livelli medi della Ue28; la forbice è molto ampia: dai 20.514 euro del Lussemburgo ai 1.211 della Bulgaria.
I paesi europei hanno dedicato in media alla vecchiaia il 40,5% di tutte le prestazioni sociali erogate nel 2017, in Italia molto di più, il 48,8%. Le prestazioni per malattia/salute seguono con il 29,7% in Europa, ma sono solo il 23,1% in Italia.

Leggi: Istat


Superare il modello delle Case di riposo e delle Rsa. Non più posti letto, ma intensità di cura applicata alla domiciliarità

Partendo da una radicale riforma partecipata del welfare italiano, si potrebbero strutturare le linee di sviluppo strategico di un sistema basato su piattaforme abitative adatte o adattabili alla vecchiaia, ben localizzate e ben integrate nel tessuto urbano. Soluzioni abitative ad intensità assistenziale modulabile, invece di posti letto
“Se le case dove abitiamo sono adatte, è più efficace spostare i servizi – soprattutto quelli sociosanitari – che costringere le persone a ripetuti cambiamenti nelle fasi più delicate della loro esistenza”. (The DanishMinistry of Housing, Urban and Rural Affairs. Factsheet on housing for the elderly)
La pandemia da coronavirus ha aggravato lo stato del Sistema Sanitario Nazionale, già condizionato da pesanti interventi di risanamento tecnico ed economico di molte regioni in Piano di Rientro, ma ha acuito la crisi ancor più pressante, del welfare locale. Questo tipo di sollecitazioni costanti, stanno drammaticamente modificando il processo d’invecchiamento in atto nel nostro Paese, con enormi ricadute sulle condizioni abitative, reddituali, di salute e benessere che dovranno inesorabilmente accompagnare l’allungamento della vita dei prossimi anni.
Sono tanti gli studi che posizionano il SSN tra i primi al mondo (Bloomberg, ad esempio). Indicatori di valutazione a parte, già alcuni anni fa, nell’11° Rapporto di CreaSanità “L’universalismo diseguale”, si analizzava che nonostante il vantaggio che l’Italia registrava sugli altri paesi europei rispetto alle migliori condizioni di salute dei propri cittadini, anche a fronte di una spesa sanitaria molto più bassa, se non si fosse intervenuti sull’equità e l’accessibilità dei servizi specie quelli per gli anziani fragili e per i più vulnerabili, il vantaggio, acquisito, che si stava già riducendo, si sarebbe azzerato se non addirittura invertito.

Leggi: Quotidiano Sanità


Aspetti di vita degli over 75

Sono 7.058.755 gli anziani con 75 anni e più che risiedono in Italia, l’11,7% del totale della popolazione. Il 60% è composto da donne.
Quasi la metà delle donne di 75 anni e più vive da sola, il 29% in coppia. Capovolta la situazione degli uomini, il 21,7% vive solo e il 68% in coppia. Tuttavia la distanza si è ridotta nel tempo.
Le donne anziane stanno peggio degli uomini. Il 24,7% ha gravi limitazioni nelle attività quotidiane e il 48,1% ha tre o più malattie croniche (contro il 18% e il 33,7% degli uomini).
Tra le persone di 75 anni e più il 51% vive a una distanza di non oltre un Km dal figlio più vicino e il 20% ci vive insieme. L’8,9% non ha figli e vive solo e lo 0,9% ha figli lontani all’estero.
Il 40,9% della popolazione di 75 anni e più vive in un’abitazione con giardino privato, il 79,8% dichiara di avere un terrazzo o un balcone. In totale il 90% degli anziani può contare su almeno uno spazio esterno.
Il 12,1% delle famiglie composte esclusivamente da persone di 75 anni e più ha uno o più cani (443 mila famiglie). La percentuale sale se in famiglia ci sono più anziani (15,5% contro 11% dei single).

Leggi: Istat


SEGNALAZIONI:

Arrivano le pensioni di giugno

Anche per il mese di giugno è anticipato e scaglionato il pagamento delle pensioni per chi le riscuote in contanti presso le Poste Italiane.
Bisogna recarsi agli sportelli secondo la seguente turnazione alfabetica:
26 maggio → cognomi dalla A alla B
27 maggio → cognomi dalla C alla D
28 maggio → cognomi dalla E alla K
29 maggio → cognomi dalla L alla O
30 maggio mattina → cognomi dalla P alla R
1 giugno → cognomi dalla S alla Z
Importante!
Sarà possibile riscuotere la pensione in qualsiasi sportello postale in Italia.
Per chi non ritira la pensione in contanti, l’accredito sui conti correnti postali verrà effettuato il 26 maggio.
I pensionati che ritirano la pensione in contanti alle Poste e hanno un’età pari o superiore ai 75 anni possono chiedere all’Arma dei Carabinieri la consegna gratuita a domicilio della pensione.
→ Per informazioni sul servizio c’è il numero verde 800 55 66 70
Nota bene: queste misure sono valide unicamente per i pensionati che riscuotono la pensione negli uffici postali
Non sono invece interessati tutti quei pensionati che hanno l’accredito della pensione in banca, che la riceveranno direttamente sul proprio conto l’1 giugno.

Leggi: Spi-Cgil


Vademecum dell’Agenzia delle Entrate: Le misure fiscali del Decreto Rilancio (34/2020) illustrate dall’Agenzia delle Entrate
– scarica la guida in formato pdf

Leggi: Sunia


Indennità COVID-19 per lavoratori domestici – Da oggi il via alle domande

Sul sito dell’Inps è già attivo da oggi il servizio per la presentazione delle domande di indennità COVID-19 per lavoratori domestici. La misura straordinaria di sostegno è stata introdotta dall’articolo 85 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 per supportare i lavoratori domestici in condizioni di difficoltà economica causata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.
La misura, di 500 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio, è rivolta ai lavoratori domestici che abbiano in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali. Tra i requisiti richiesti la non convivenza con il datore di lavoro.
L’indennità non è cumulabile con il bonus per autonomi e altri benefici analoghi e non concorre alla formazione del reddito. L’indennità non spetta alle persone, interessate alla regolarizzazione del lavoro sommerso, introdotta nell’articolo 103 dello stesso decreto.
Inoltre, sono esclusi i percettori del reddito di emergenza e del reddito di cittadinanza qualora gli importi percepiti siano pari o superiore all’ammontare dell’indennità prevista per i lavoratori domestici.

Leggi: Inca


Reddito Di Emergenza (REM) – Inps, online la procedura per le domande

Già da oggi, sul sito dell’Inps è online la procedura per le domande del Reddito di Emergenza (REM), previsto nel decreto legge “Rilancio Italia”, (D.L. 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Per richiederlo c’è tempo fino al 30 giungo.
Il Reddito di Emergenza è rivolto ai nuclei familiari in condizioni di estrema difficoltà a causa del coronavirus, che non abbiano potuto accedere agli ammortizzatori sociali e ai bonus. Il beneficio economico è determinato in un ammontare pari a euro 400 mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (ISEE), ma comunque, non superiore a euro 800 euro mensili, elevabili a euro 840 per quei nuclei familiari in cui sono presenti disabili gravi o non autosufficienti.

Leggi: Inca

 

 

 

 

 

AeA Informa: online il nuovo numero della rivista

Sul sito www.abitareeanziani.it è disponibile il nuovo numero della rivista Abitare e Anziani Informa.
La pubblicazione contiene il report “Una emergenza nell’emergenza” di Marco Arlotti e Costanzo Ranci del Laboratorio di Politiche Sociali del Politecnico di Milano, che descrive la situazione nelle RSA a causa del Covid-19.
La rivista è scaricabile in formato pdf o navigabile in formato web all’indirizzo https://www.abitareeanziani.it/aea-informa-maggio-2020/


NEWS:

lunedì 18 maggio 2020
Ripartenza, INU: necessaria la riqualificazione urbana e la semplificazione delle procedure

Occorre anche potenziare le strutture tecniche degli enti locali, realizzare distretti urbani dell’efficienza energetica e incentivare la mobilità sostenibile
Per ripartire e superare la crisi post coronavirus è necessario semplificare i processi amministrativi, anche potenziando le strutture tecniche degli enti locali, e inaugurare un nuovo ciclo di investimenti sul territorio che punti ad efficienza energetica e mobilità sostenibile.
A suggerirlo l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) che ha elaborato un documento in cui sintetizza quali ulteriori misure servano per superare la fase di emergenza sanitaria, economica e sociale.
Pianificazione urbanistica: per il rilancio serve semplificazione
L’INU punta sulla razionalizzazione degli apparati e degli strumenti che presiedono al governo del territorio.
In particolare, suggerisce di semplificare i procedimenti amministrativi attraverso l’unificazione delle sedi decisionali pubbliche, il ricorso alla amministrazione per progetti e alle conferenze di servizi decisorie e la costituzione di organismi operativi compositi, che sul modello delle Agence d’Urbanisme francesi operino a scala intercomunale.

Leggi: Edilportale, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Case troppo piccole, rischio svalutazione in centro città

Il virus cambia anche le esigenze abitative: ora ambienti più grandi e verdi
Napoli, Roma, Torino e Milano le famiglie vivono l’emergenza Covid-19 con il maggior disagio abitativo, alle prese con spazi domestici limitati, senza giardini e terrazzi (o al limite un balcone di piccole dimensioni), con scarsa illuminazione. L’emergenza sanitaria ha costretto una buona parte delle famiglie italiane a passare molto tempo in casa. Ma le abitazioni degli italiani in molti casi non sono adeguate a fronteggiare questa situazione e sicuramente, una volta passata l’emergenza (in senso lato, anche economicamente) gli operatori immobiliari prevedono un cambiamento radicale della casa ideale e delle richieste abitative. Secondo un’analisi di Abitare Co., società d’intermediazione immobiliare, le famiglie italiane hanno a disposizione una superficie media di ben 117 mq, ma con valori che variano sensibilmente sul territorio. Tra le 12 prime grandi città sono i milanesi ad avere la minore superficie media (88 mq), seguiti dai torinesi (91 mq). Al di là delle medie statistiche, il dato tendenzialmente positivo sulla superficie vale per tutti? Su questo la fotografia di Abitare Co. mostra aspetti meno rosei. Secondo l’ultimo censimento Istat, più di un terzo delle abitazioni occupate da persone residenti, pari a quasi 8,23 milioni di case, è al di sotto degli 80 mq e il 13,4% (circa 3,23 milioni) non raggiunge i 60 mq. Una percentuale, quest’ultima, che tra le province dei capoluoghi di regione sale sensibilmente al 22,7% di Milano, al 22,4% di Trieste, al 21% di Aosta, al 20,4% di Torino e al 18,7% di Roma. Un dato importante se si considera che le famiglie italiane sono composte mediamente da 2,3 componenti.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Rimbocchiamoci le maniche. Il futuro raccontato da nonni e nipoti #4

Nonni e nipoti a confronto sul futuro. Come sarà il nostro domani? In che modo la pandemia ha cambiato orizzonti, aspettative e speranze? Lo abbiamo chiesto a tanti nonni e nipoti che per più di due mesi non si sono potuti vedere ma sono rimasti in contatto con il telefono e le videochiamate. Ora eccoli riuniti virtualmente in un confronto tra generazioni sul futuro che ci attende. Una doppia testimonianza per ogni puntata.
“Se ci ragiono su, effettivamente la situazione in cui viviamo è di ansia costante. Non posso uscire dalla regione in cui vivo, non posso andare a trovare mia nonna in Liguria”. Mirta ha 12 anni e vive a Milano. Ha vissuto, e continua a vivere, una situazione difficile. Il ritorno alla normalità sembra lontano. “Ora è tutto immobile. Mi risulta complicato pensare al futuro. E per me è strano: prima che scoppiasse la pandemia pensavo di laurearmi in ingegneria biomedica e trasferirmi all’estero. Ora mi sembra più difficile, ma continuo a pensare di poter realizzare il mio sogno”.
Realista ma ottimista. A 12 anni ha già le idee chiare come se ne avesse 20. Eppure le nostalgie e le mancanze sono quelle di chi si avvia verso l’adolescenza: “Faccio la prima media e i miei compagni li ho conosciuti solo per sei mesi. È come se avessi messo gli amici in pausa. Mi mancano”.

Leggi: Liberetà, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Disabilità e assistenza, distanziamento non obbligatorio. “Eravamo fuorilegge”

Suscita polemiche l’articolo 9 dell’ultimo Dpcm sulle riaperture. Barbieri: “Scopro di essere stato fuori legge fino a ieri”. Bonanno: “La legge non esiste se l’assistenza viene erogata dal famigliare. Il caregiver non interessa”. E poi c’è il problema della tutela della salute: “Test e tamponi per disabili, familiari e operatori. O il rischio sarà alto”
Oltre lo sguardo onlus
Chi assiste una persona con disabilità non è tenuto a rispettare l’obbligo di un metro di distanza: è questo, in sintesi, quanto prevede l’ultimo Dpcm (17 maggio 2020) appena approvato, con cui l’Italia esce ufficialmente dal lockdown. La specifica è contenuta nel comma 2 dell’articolo 9 su “Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità”. Il precedente comma conferma quanto già previsto nel precedente Dpcm (art. 8) per la riattivazione dei centri e dei servizi, affidata alle regioni. Ora, nel nuovo successivo comma, si legge: “Le persone con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva o sensoriale o problematiche psichiatriche e comportamentali o non autosufficienti con necessità di supporto, possono ridurre il distanziamento sociale con i propri accompagnatori o operatori di assistenza, operanti a qualsiasi titolo, al di sotto della distanza prevista”. Quattro righe non bastano certo per fare chiarezza, ma sono sufficienti per scatenare le critiche e il sarcasmo di chi questa condizione la vive sulla propria pelle e coglie quindi in questo articolo almeno due paradossi.

Leggi: Redattore Sociale, 18/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio, così cambia la sanità

E’ il potenziamento della sanità territoriale la prima voce del ‘Rilancio Salute’, che ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus: un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro, previsto dal Dl Rilancio e destinato a finanziare assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali. Ecco il dettaglio delle misure annunciate, spiegate dal ministero della Salute.
ASSISTENZA DOMICILIARE – Verranno implementate sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti ultra 65enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4% della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7%. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6%. Raddoppiati inoltre i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15% della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3%. Risorse stanziate per personale e servizi: 733.969.086 euro.

Leggi: Adnkronos, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio: Speranza, 3,25 miliardi al Ssn e rete territoriale più forte

Con il “decreto rilancio” vengono stanziati 3 miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. Lo sottolinea il ministro della Salute, Roberto Speranza, secondo cui “è una cifra molto più alta di quella che usualmente lo Stato investiva in un intero anno sul Ssn. Ci volevano due, tre anni per una cifra di questo tipo, invece in un colpo solo abbiamo cifre molto importanti”. Con il decreto si rafforza la rete territoriale per la quale “mettiamo in campo 9.600 infermieri, con la figura dell’infermiere di famiglia, e investiamo in particolare sui servizi domiciliari alle persone fragili facendo passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti al 6,7%, cioè lo 0,7% in più della media Ocse”.
Le risorse del Dl Rilancio verranno utilizzate anche per potenziare la rete ospedaliera. “Con questo decreto – ha continuato Speranza – si arriverà a 11.109 posti in terapia intensiva, il 115% in più di quelli che avevamo prima dell’emergenza Covid. Non sappiamo quello che ci aspetta, gli esperti parlano della possibilità di una seconda ondata. Dobbiamo essere pronti”. Speranza ha infine dato notizia di altri 240 milioni per nuove assunzioni e 190 milioni per incentivi ai medici, infermieri e a tutto il personale sanitario. “Abbiamo trovato risorse anche per finanziare altre 4200 borse di specializzazione – ha aggiunto -. Il Servizio sanitario nazionale è una pietra preziosa e investire su questa pietra preziosa serve a rendere il nostro Paese più forte”.
Ecco nel dettaglio le misure approvate dal Consiglio dei ministri.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Affitti e Decreto rilancio: un primo passo, ma risorse ancora insufficienti e modalità di erogazione non adeguate per fronteggiare vecchie e nuove criticità indotte dal Covid

Dichiarazione di Stefano Chiappelli, Segretario generale SUNIA
Il Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri ha stanziato 140 milioni per il contributo all’affitto.
Una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni.
Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagavano canoni con altissima incidenza sul reddito;
i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il Decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fono di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto.
É necessario che nella fase di conversione in legge si metta mano a questa gravissima anomalia prevedendo una sostanziale unificazione del fondo sostegno affitti e del fondo per la morosità incolpevole, coordinando l’attuale stanziamento con le risorse disponibili sul fondo della morosità incolpevole, comprese quelle non spese per il quadriennio 2014/2018 e con eventuali fondi straordinari aggiuntivi da parte delle Regioni.

Leggi: Sunia, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio, Domina: “Governo accoglie nostra proposta di mettere al centro il lavoro domestico regolare”

Lorenzo Gasparrini (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico): “La regolarizzazione di colf e badanti consentirà tutele e diritti per oltre 1 milione di lavoratori, di cui circa 200 mila senza permesso di soggiorno, e incrementerà gli introiti dello Stato che risparmia già, grazie al settore, 10 miliardi di euro annui”
“Il Governo ha accolto la nostra proposta di mettere al centro il lavoro domestico regolare. La regolarizzazione di colf e badanti consentirà tutele e diritti per oltre 1 milione di lavoratori, di cui circa 200 mila senza permesso di soggiorno, e incrementerà gli introiti dello Stato che risparmia già, grazie al settore, 10 miliardi di euro annui”. Queste le parole di Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico.
Per Domina, senza l’investimento delle famiglie, infatti, la spesa pubblica per l’assistenza degli anziani in strutture raggiungerebbe i 31,3 miliardi di euro, +45% rispetto ai 21,6 miliardi attuali.
“Il prossimo passo per rilanciare il settore del lavoro domestico nel post Covid-19 – prosegue Gasparrini – è la deducibilità del 15% della retribuzione per i collaboratori domestici e del 30% della retribuzione per le badanti”.
“Gli oneri contributivi a carico delle famiglie datori di lavoro domestico – conclude Gasparrini – sono un altro ostacolo all’emersione dal nero, è necessario adottare politiche che alleggeriscano il carico fiscale, riducendo il divario tra il costo di un lavoratore regolare e quello di uno irregolare”.

Leggi: Redattore Sociale, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Il lato mentale dell’epidemia: per l’Oms bambini e anziani sono a rischio

Tra gli effetti nemmeno tanto reconditi di questa crisi, ci sono le conseguenze sulla salute psicologica delle persone, che i governi dovranno in futuro “mettere in primo piano”.
L’allarme arriva dalla direttrice dipartimento Salute mentale dell’Oms, Devora Kerstel, la quale ha sottolineato, in un in breafing con i giornalisti, che “la salute mentale e il benessere di intere società sono state gravemente colpite da questa crisi e sono una priorità da affrontare con urgenza”.
A pagare le maggiori conseguenze di una situazione impensabile solo qualche mese fa, i bambini, giovani isolati da amici e dalla scuola, operatori sanitari che vedono migliaia di pazienti infettati e che muoiono per il coronavirus.
Il rapporto dell’Onu, con linee guida su Covid-19 e malattie mentali, ha messo in evidenza diverse aree del mondo e parti di società che sono più vulnerabili al disagio mentale.

Leggi: Liberetà, 14/05/2020


mercoledì 13 maggio 2020
Dopo l’emergenza sanitaria ora rischiamo quella sociale

In un sondaggio di un paio di giorni fa, Save the Children fotografava meglio di altri la bomba economica e sociale che il decreto “Rilancio” dovrà provare almeno in parte a disinnescare.
Per gli effetti della pandemia, quasi un genitore su sette, in condizioni economiche fragili, ha perso il lavoro. Più della metà temporaneamente. Quasi la metà delle famiglie con bambini tra otto e diciassette anni ha ridotto le spese alimentari e il consumo di carne e pesce.
La chiusura delle scuole ha privato i bambini del servizio mensa che permette di mangiare. Il 21,5 per cento delle famiglie non ha comprato medicinali. Una su cinque ha chiesto prestiti a familiari o amici, il 15,5 per cento ha chiesto aiuti alimentari. Con l’aumento della disoccupazione e della precarietà, l’esaurimento dei bonus per le partite Iva e delle casse integrazioni, e in attesa del «reddito di emergenza» che sarà istituito dal «decreto rilancio», la crisi economica rischia di avvitarsi in una crisi anche sociale.
I dati di Save The Children si incrociano con quelli della produzione industriale, crollata di un terzo a febbraio: un dato mai registrato da quando esiste la rilevazione delle serie storiche che partono dal 1990. A marzo ha perso il 29,3 per cento. E ad aprile, mese di caduta totale di una parte della produzione, il dato potrebbe peggiorare.

Leggi: Liberetà, 13/05/2020


mercoledì 13 maggio 2020
Ecobonus al 110% solo se fa due scatti la classe energetica

Fissate le condizioni per l’intervento agevolato: materiali idonei e una polizza anticalamità per il sismabonus Servono asseverazioni dei tecnici e il visto di conformità fiscale
Gli interventi verdi finanziati con il superbonus al 110% per la riqualificazione energetica di condomini e singole abitazioni dovranno garantire «il miglioramento di almeno due classi energetiche da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (Ape)». È una condizione necessaria per accedere al beneficio. Allo stesso modo i materiali isolanti utilizati per il “cappotto” termico dovranno rispettare i requisiti minimi ambientali previsti dal decreto Ambiente 11 ottobre 2017. Sono due delle modifiche dell’ultima ora apportate agli articoli del decreto rilancio che istituiscono il superbonus. Vogliono rendere ancora più verde l’intervento agevolato. Anche per il sismabonus lo sconto al 110% sarà concesso a una condizione nuova: che contemporaneamente si sottoscriva una polizza assicurativa anticalamità.

Leggi: Quotidiano Condominio, 13/05/2020


DALLE REGIONI:

martedì 19 maggio 2020
Il volontariato si mobilita per i servizi di Partinico

L’appello di undici associazioni: “Non ci sono servizi sociali per anziani, bambini e persone con disabilità. Chiediamo alla politica di intervenire”
Undici associazioni di volontariato della cittadina di Partinico che conta 30 mila abitanti, si mobilitano per chiedere l’attivazione al più presto di servizi pubblici essenziali per anziani, bambini e persone con disabilità. L’ultima realtà che per anni è stata una istituzione significativa per tutto il territorio era la casa di riposo Canonico Cataldo – che ospitava 15 persone ma in passato ne aveva avuto anche 40 – che è stata chiusa venerdì scorso. Le persone anziane prima di essere trasferite sono state sottoposte ai tamponi sanitari risultando negative al Covid 19.
A chiedere che non venisse chiusa,, con una lettera inviata al commissario straordinario del Comune e ai massimi rappresentanti pubblici sono state proprio le 11 associazioni di volontariato che operano nel distretto socio-sanitario 41 affiliate al Cesvop di Palermo.
“E’ a nostro avviso, una grave perdita per la nostra comunità – scrivono le associazioni -, essendo stata questa per decenni un punto di riferimento per gli anziani della nostro territorio. La casa di riposo ha ospitato negli anni un considerevole numero di anziani, soprattutto indigenti, che in essa hanno trovato pace e serenità nel loro ultimo tratto di vita terrena”. In particolare, le associazioni avevano chiesto all’amministrazione comunale che venissero sospese le procedure per la chiusura della struttura e che venissero fatti tutti gli sforzi possibili per garantire i livelli occupazionali dei dipendenti e soprattutto il benessere psico-fisico degli ospiti.

Leggi: Redattore Sociale, 19/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Campania: far ripartire subito i servizi sociosanitari e in totale sicurezza

«È già passato più di un mese – denuncia la Federazione FISH Campania – dal Decreto con cui la Regione Campania aveva stabilito il riavvio dei servizi sociosanitari erogati dai Centri di Riabilitazione e dalle Cooperative rivolti alle persone con disabilità, ma ancora oggi la maggior parte dei servizi non sono ripartiti, e questo non per volontà delle persone con disabilità, delle loro famiglie e degli Enti Gestori, bensì perché le ASL non hanno ancora provveduto alla somministrazione regolare di test diagnostici a scopo preventivo a tutte le persone con disabilità»
Persona con disabilità in carrozzina e persona senza disabilità«È già passato più di un mese dal Decreto Dirigenziale n. 83 del 9 aprile (Approvazione Programma “La Campania riparte” – Programma transitorio per i servizi sociosanitari e riabilitativi nella fase emergenziale COVID 19) con il quale la Regione Campania aveva stabilito il riavvio dei servizi sociosanitari erogati dai Centri di Riabilitazione e dalle Cooperative rivolti alle persone con disabilità. Ancora oggi, però, la maggior parte dei servizi non sono ripartiti, e questo non per volontà delle persone con disabilità, delle loro famiglie e degli Enti Gestori, bensì perché le ASL non hanno ancora provveduto alla somministrazione regolare di test diagnostici a scopo preventivo a tutte le persone con disabilità, a prescindere dal riscontro di un operatore o di una persona con disabilità e/o familiare positivo al coronavirus, come più volte chiesto in queste settimane dalla nostra Federazione alla Regione Campania e alle stesse Aziende Sanitarie».

Leggi: Superando, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Marche. Proposte unitarie SUNIA, SICET e UNIAT alla giunta Regionale

L’ emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti.
L’impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza alloggiativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso da una diffusa illegalità contrattuale e da un’elevata evasione fiscale.
Nell’attuale contesto emergenziale è necessario attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate gestibili con modalità puntuali scarne di burocrazia amministrativa oltre a un rapido utilizzo e erogazione dei Fondi già in dotazione.

Leggi: Sunia, 18/05/2020


sabato 16 maggio 2020
Un contributo alle famiglie per saldare affitti e bollette

La giunta erogherà 300 euro in modo celere a quanti si trovano in difficoltà Lo stato di bisogno sarà valutato su quanto percepito nel mese antecedente
Un contributo una tantum di 300 euro per pagare affitto e bollette per le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19. È quanto ha deliberato la giunta di Montegrotto Terme, con una modalità di erogazione celere per venire incontro alle difficoltà di tante persone che si sono trovate senza reddito e non hanno risparmi a cui attingere.
«Abbiamo definito», spiega l’assessore al Sociale Elisabetta Roetta, «una procedura rapida che dia risposte celeri e certe. Questo contributo si va ad aggiungere ai buoni spesa e al grandissimo lavoro che sta facendo il banco alimentare gestito dall’Auser che attualmente assiste 230 cittadini fornendo cibo e generi di prima necessità». Destinatari del contributo una tantum saranno i cittadini di Montegrotto le cui entrate finanziarie abbiano subito una pesante riduzione perché a causa dell’emergenza sanitaria in corso la loro attività o rapporto di lavoro sono cessati, sospesi o ridotti

Leggi: Il Mattino di Padova, 16/05/2020


sabato 16 maggio 2020
Affitti, dalla regione Campania 45 milioni per sostegno alle famiglie

Con il Piano Socio-Economico della Regione Campania, continua l’impegno della Regione Campania a favore delle famiglie per il superamento della crisi causata dall’emergenza sanitaria. Nell’ambito delle misure predisposte dal Piano sociale ed economico, voluto dal Presidente Vincenzo De Luca, trova attuazione il capitolo dedicato alla Casa, finanziato con 45 milioni. Nei giorni scorsi sono scaduti i termini per la presentazione delle istanze per ottenere un contributo per il sostegno all’affitto.
Il primo Bando, relativo all’annualità 2019, ha registrato 65.254 domande. Lunedì prossimo sarà pubblicata la graduatoria provvisoria che, dopo i 15 giorni riservati alla presentazione di eventuali opposizioni, diventerà definitiva consentendo ai Comuni, cui nel frattempo la Regione trasferirà i fondi, di liquidare il contributo ai beneficiari. Si tratta di oltre 13 milioni ai quali si aggiungono altri circa 12, relativi all’annualità 2020, per i quali e’ gia’ stata data l’autorizzazione per assegnarli attraverso lo scorrimento della graduatoria in corso.

Leggi: Redattore Sociale, 16/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Sfratti, in Tribunale i procedimenti ripartono in modalità anti-covid. L’allarme: “Rischio impennata”

L’allarme arriva dal sindacato Sunia: “Discriminato chi non può avvalersi di un avvocato”
Se l’esecuzione degli sfratti è bloccata fino al 1settembre 2020 a causa dell’emergenza Coronavirus, non lo sono i procedimenti che portano allo sfratto che, quindi, con la riapertura del tribunale avvenuta l’11 maggio scorso, stanno ripartendo. Come riportato infatti anche nel protocollo emesso il 23 aprile scorso dalla presidente della Sezione VI del Tribunale Civile di Roma per lo svolgimento delle udienze civili di concerto con l’Ordine degli Avvocati romano “le disposizioni normative in vigore non prevedono alcuna sospensione dei pagamenti” degli affitti. I procedimenti di convalida di sfratto, quindi, rispettando tutte le disposizioni di sicurezza previste per l’accesso al Tribunale, sono ripresi dall’11 maggio “con trattazione scritta” per alcuni specifici casi mentre i giudici dal 15 giugno potranno procedere anche con “udienze straordinarie, da tenersi eventualmente anche il pomeriggio fino alle ore 15.30 scaglionate ogni trenta minuti al fine dello smaltimento dell’arretrato”, si legge nel protocollo.

Leggi: Roma Today, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Sostegno agli affitti agevolati per famiglie e studenti colpiti dall’emergenza coronavirus

Un milione di euro dal Comune di Bologna. Protocollo d’intesa per incentivare la trasformazione dei contratti da canone libero a canone concordato
Incentivare la trasformazione dei contratti di affitto da canone libero a canone concordato, sostenere la riduzione degli affitti per chi ha già un contratto a canone concordato prevedendo anche forme di sostegno per gli operatori dell’ospitalità extra alberghiera che vogliano affittare, in via transitoria, a studenti universitari, lavoratori in mobilità geografica e operatori sanitari: sono gli obiettivi del Protocollo d’intesa promosso dal Comune di Bologna con Città metropolitana di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Fondazione per l’Innovazione Urbana, Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini, Apiab-Conia, Feder-Casa, Assocasa, Asppi, Uppi, Aipi Assoproprietari-Confappi, Unioncasa, Appc, Confabitare, e con l’adesione di Fondazione Ceur e Coop Nuovo Mondo.
Attualmente i contratti a canone concordato sono già incentivati dal Comune di Bologna attraverso un’agevolazione IMU per i proprietari immobiliari (aliquota allo 0,76% anziché 1,06%). In questo modo i contratti di affitto che utilizzano il canone concordato in città sono circa 32 mila.

Leggi: Emilia Romagna News 24, 14/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Quali RSA per il prossimo futuro?

Per mia fortuna ho un osservatorio privilegiato. Sono medico psicoterapeuta e mi occupo di formazione degli operatori delle RSA per cui ho notizie di prima mano su quello che succede in decine di strutture in tutta Italia.
La tempesta del Covid-19 che si è abbattuta sulle RSA ha messo in evidenza bisogni e risorse, sia degli anziani residenti che degli operatori e dei familiari. Adesso che cominciamo a intravvedere l’uscita dal tunnel è tempo di interrogarsi sul futuro per riflettere sugli insegnamenti che possiamo trarre dalla tragedia che stiamo attraversando.
Ci saranno altri che avanzeranno proposte politiche ed organizzative, in questo contributo vorrei invece mettere a fuoco problemi e soluzioni a livello delle persone e delle relazioni interpersonali, partendo dall’osservazione di quello che è successo.
Un’osservazione riguardo agli operatori
Col passare delle settimane il numero di operatori in servizio, considerati quelli malati e quelli in quarantena, si è ridotto. I turni sono diventati più lunghi e ravvicinati, i tempi di riposo ridotti. Il lavoro, con l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e le altre norme di comportamento, è diventato più gravoso.

Leggi: Welforum


Il finanziamento dell’assistenza domiciliare nel Decreto Rilancio: inizia una nuova era?

Il Decreto Rilancio ha destinato 734 milioni di Euro aggiuntivi all’assistenza domiciliare integrata (Adi) – di titolarità delle Asl – per il 2020. I fondi si riferiscono al secondo semestre dell’anno in corso, quando gli stanziamenti disponibili raddoppieranno rispetto ad oggi. Diversi elementi lasciano supporre che, nei prossimi mesi, la nuova dotazione di risorse potrebbe essere resa strutturale. Se così fosse, comincerebbe una nuova fase per il finanziamento del settore.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza)
La maggiore attenzione ricevuta dall’assistenza territoriale a seguito della pandemia si riflette nell’allocazione delle risorse che il Decreto Rilancio riserva al Fondo Sanitario Nazionale. Questo settore, infatti, riceve quasi il 40% dei 3,25 miliardi di Euro complessivamente dedicati alla sanità, pari a 1,25 miliardi. I restanti stanziamenti sono assegnati ai servizi ospedalieri e a nuovi investimenti sul personale (figura 1).
La parte principale delle risorse per il territorio serve a rafforzare le attività tradizionali di cure domiciliari previste dai Lea (alle quali sono destinati 734 milioni); si tratta, in altre parole, di un rilevante stanziamento per quelli che sono perlopiù denominati servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (Adi) delle ASL.

Leggi: I Luoghi della Cura


Cure primarie e medicina di famiglia. Il vecchio e il nuovo

La pandemia ha messo a nudo gli elementi di maggiore fragilità e inefficienza del nostro sistema sanitario e assistenziale, tra questi in particolare il complesso dei servizi territoriali, dall’igiene pubblica alle cure primarie, alla medicina di famiglia. L’assenza di un filtro territoriale che identificasse i casi, i conviventi e i contatti (l’ABC della sanità pubblica), intervenendo e curando a domicilio e inviando solo quando necessario in ospedale, ha disorientato la popolazione, ha messo nel panico i pazienti e ha prodotto alla fine il collasso degli ospedali.
“I sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti intorno al concetto di patient-centered – ha scritto un gruppo di medici ospedalieri di Bergamo. Ma un’epidemia richiede un cambio di prospettiva verso un approccio community-centered care. Stiamo dolorosamente imparando che c’è bisogno di esperti di salute pubblica ed epidemie.”
In queste terribili settimane tutti hanno potuto constatare quali danni hanno causato il sotto-finanziamento del SSN e la totale disattenzione nei confronti dei servizi territoriali. “Se non avessimo tagliato tanto la spesa sanitaria – si legge sul Corriere della Sera – non saremmo stati costretti a misure che rischiano gravi effetti, economici, politici e sociali, che ancora ci sfuggono. Con dotazioni simili, ad esempio, alla Germania, non avremmo dovuto fermare tutto così a lungo, per non far morire la gente per mancanza di spazi, persone, attrezzature”.

Leggi: Welforum


Domiciliarità: più fondi non bastano senza una nuova progettualità

La crescita di attenzione verso la domiciliarità, legata alla recente pandemia, trova spazio nel “Decreto Rilancio” attraverso un nuovo stanziamento di risorse dedicate. Cristiano Gori e Marco Trabucchi prendono spunto da questa novità per affrontare una questione di fondo. In assenza di un profondo ripensamento della progettazione di questo fondamentale tassello dell’assistenza agli anziani, qualunque dotazione aggiuntiva di risorse rischia di rivelarsi un’occasione persa.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
Il “Decreto Rilancio” appena presentato contiene un nuovo finanziamento dello Stato per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Si tratta di un evidente risultato della maggiore consapevolezza dell’importanza dei servizi domiciliari generata dalla pandemia.
In assenza di un profondo ripensamento della progettazione di questo fondamentale tassello dell’assistenza agli anziani, qualunque dotazione aggiuntiva di risorse rischia di rivelarsi un’occasione persa. Vediamo perché.
Un accresciuto interesse
È opinione condivisa che i servizi domiciliari siano in Italia complessivamente deboli, pur con notevoli eccezioni disseminate nella penisola. In merito all’esiguità dell’investimento pubblico non sussistono dubbi, come ci ricorda il confronto internazionale. Infatti, per l’assistenza agli anziani spendiamo meno del resto d’Europa e ai servizi domiciliari destiniamo una quota assai più modesta dei fondi disponibili. Da una parte, la spesa pubblica è del 20% circa inferiore alla media del continente. Dall’altra, solo il 17% di questo già contenuto budget arriva alla domiciliarità (rispetto al 54% all’indennità di accompagnamento e al 29% alle strutture residenziali). Perlopiù, le analisi sulla domiciliarità in Italia si concentrano sugli stanziamenti e, di conseguenza, veicolano il seguente messaggio: “se ci fossero maggiori mezzi si potrebbe assicurare ai cittadini l’assistenza domiciliare della quale hanno bisogno”. Ma le risorse, come si vedrà, rappresentano solo metà del problema.

Leggi: I Luoghi della Cura


Dobbiamo ripensare come e dove far vivere i nostri anziani. Intervista a Marc Trepat

Intervista a Marc Trepat, architetto e socio fondatore dello studio B\TA ARCHITECTS, studio con sede a Barcellona, specializzato in progetti di architettura per persone anziane. Intervista a cura di IMA SANCHÍS, pubblicata sul quotidiano LaVanguardia il 29/04/2020.
Siamo d’accordo con Trepat, non si tratta di criminalizzare nessuno per quello che è successo ai nostri anziani, ci sarà tempo per chiarire le responsabilità; però si può ragionare sul prodotto di questa società, sulla mancanza di valori: gli anziani non sono una residualità, né invecchiare deve essere terrificante. È urgente rivedere la scala delle priorità: le persone devono essere poste prima dell’economia. È tempo che tutte le discipline collaborino a ripensare che società desideriamo.
INTERVISTA
Ima: La prospettiva di finire in una residenza sembra triste …
Marc: Dobbiamo ripensare come e dove far vivere i nostri anziani.
Ima: Il coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Marc: Da molto tempo il settore, sotto tutti i punti di vista, anche quello architettonico, lavora per cambiare il modello di assistenza agli anziani. Ora dobbiamo aggiungere all’equazione le pandemie infettive.
Ima: Perché non ci piacciono le residenze?
Marc: Fino ad ora, in Spagna, abbiamo progettato residenze come se fossero edifici ibridi tra hotel e ospedali, spazi terribilmente istituzionali e molto lontani da ciò che tutti intendiamo come casa. In molte residenze, gli anziani vivono ai margini della città e dei cittadini. È vero, spesso le residenze sono servite a ghettizzare i nostri anziani, obbligandoli ad abbandonare le loro case lasciando in questo modo i centri delle nostre città privi della loro fondamentale presenza.

Leggi: Abitare Sociale


Gli anziani italiani nel prossimo ventennio. Modifiche socio-demografiche e nuove sfide per il welfare

Quali sono le modifiche socio-demografiche degli anziani italiani che si realizzaeranno nel prossimo ventennio? Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo illustrano i principali cambiamenti e mettono in luce i messaggi che ne derivano per orientare i servizi agli anziani del prossimo futuro.
di Gianpiero Dalla Zuanna (Dipartimento di Scienze Statistiche Università di Padova), Chiara Gargiulo (Dipartimento di Scienze Statistiche Università di Padova)
L’incremento del numero degli anziani in Italia è impressionante. Dall’inizio del secolo al 2017, gli ultrasettantenni sono passati da sette a dieci milioni e, secondo le previsioni dell’Istat, nel 2042 dovrebbero diventare quindici milioni. Questa irresistibile crescita è dovuta sia al progressivo ingresso in età anziana dei figli del baby boom nati fra il 1945 e il 1975 (invecchiamento dal basso), sia allo straordinario incremento della sopravvivenza (invecchiamento dall’alto). L’attesa di vita per un uomo italiano di 65 anni, inferiore a 14 anni nel 1982, passa a 19 anni nel 2017 e secondo l’Istat supererà i 21 anni nel 2042. Per una donna italiana, l’attesa di vita a 65 anni superava i 17 anni nel 1982, i 22 anni nel 2017, mentre dovrebbe sfiorare i 25 anni nel 2042, con una età media alla morte di poco inferiore a 90 anni. Questi scarni dati testimoniano grandi vittorie contro le malattie, ma suscitano anche timori sulla tenuta del nostro sistema di welfare. Come sarà possibile garantire a tutte queste persone un’adeguata assistenza sociale e sanitaria? È infatti ricorrente l’idea che l’invecchiamento della popolazione proceda di pari passo con l’incremento delle persone che vivono da sole, che non potranno godere dell’assistenza dei figli e che non avranno mezzi per sostenersi.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Tecnologia e sanità. Le rivoluzioni del futuro

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno trasformando ogni aspetto della vita quotidiana perfino il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi e dei nostri cari. Lo abbiamo sperimentato, in questo periodo di pandemia, con l’affermarsi della telemedicina e della ricetta medica elettronica. Ma le applicazioni digitali sono infinite e in futuro non potranno che migliorare il rapporto tra medico e paziente, rendendolo più paritario, e potranno rafforzare quella medicina del territorio tanto invocata in questo momento emergenziale come argine al sovraccarico degli ospedali che le cronache ci hanno raccontato negli ultimi due mesi.
A questo tema, cruciale per il nostro sistema sanitario, è dedicato un libro che LiberEtà darà alle stampe tra poche settimane dall’eloquente titolo Sanità 2.0. Internet, telemedicina e intelligenza artificiale, che uscirà per la collana Riace dell’Alta scuola Spi Cgil Luciano Lama.
Anche la governance delle strutture ospedaliere è messa alla prova dalle tecnologie. Nuove frontiere come la telemedicina, l’intelligenza artificiale, il Fascicolo sanitario elettronico e i robot infermieri impongono un salto culturale e di mentalità a tutti: malati, medici, operatori e decisori politici.

Leggi: Liberetà


Cassazione: per la pensione di reversibilità conta anche la convivenza prematrimoniale

La Cassazione ha stabilito, nell’ordinanza n. 8263 del 28 aprile 2020, che, nel determinare le quote della pensione di reversibilità spettanti al primo e al secondo coniuge rileva anche la durata della convivenza prematrimoniale.
L’ordinanza della Cassazione ha ribadito, infatti, un importante principio, già affermato in passato dalla Corte Costituzionale, a cui devono attenersi i giudici nel momento in cui sono chiamati a determinare le quote relative alla pensione di reversibilità spettanti al primo e al secondo coniuge del de cuius. In questi casi la durata dei rispettivi matrimoni non può costituire l’unico criterio guida per decidere. Il giudice deve, infatti, tenere conto anche del periodo di convivenza prematrimoniale, dell’entità dell’assegno divorzile riconosciuto al primo coniuge e delle condizioni economiche delle due donne.
L’ex coniuge di un medico aveva chiamato in giudizio la seconda moglie e l’ente ( Enpam ) che erogava la pensione di reversibilità, chiedendo l’assegnazione del 70 % della misura, con condanna alla corresponsione, da parte dell’istituto previdenziale, di quanto maturato dal primo gennaio 2000, visto che il matrimonio era stato contratto nel 1971 e che la donna percepiva un assegno divorzile di due milioni di lire

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore


 

 

 

 

Basta inutili polemiche. Utilizzare Mes per la sanità

“Servono più medici, più infermieri, più strutture territoriali di prevenzione, riordinamento delle case di riposo.
Gli anziani sono stanchi di pagare prezzi altissimi, anche con la morte, per colpa delle inefficienze sanitarie e assistenziali territoriali.
Vanno usate tutte le risorse, compreso il Mes, per rafforzare e migliorare il nostro sistema socio sanitario. Basta inutili polemiche”.
Lo scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti sul suo profilo Facebook.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

martedì 12 maggio 2020
La nostra battaglia contro le fake news sulle pensioni

Girano su internet e si alimentano sui social network.
Sono notizie spesso inventate di sana pianta, in altri casi volutamente ingigantite e “vendute” ai lettori con titoli sensazionalistici e fuorvianti per attirare l’attenzione (e i click).
L’ultimo caso risale a qualche giorno fa e ha dell’incredibile. Il sindaco di Fara Sabina, una piccola cittadina in provincia di Rieti, lancia dalla sua pagina Facebook la proposta di un taglio delle pensioni sopra i 1.500 euro.
Si tratta solo ed esclusivamente di un’opinione personale, visto che per il ruolo che ricopre non ha alcun potere legislativo in materia previdenziale.
Considerato che non si tratta esattamente di un esponente politico di primissimo piano (non ce ne voglia ma tant’è) è anche difficile immaginarsi che possa in qualche maniera condizionare il dibattito pubblico, spingendo magari chi governa a dargli retta.
La sua proposta è quindi sostanzialmente ininfluente eppure è stata riportata con grande enfasi e dovizia di particolari da diversi siti di news e pagine Facebook.

Leggi: Spi-Cgil, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Caregiver ai tempi del Covid: il 50% è stato lasciato solo da scuola e servizi

Lo rivela l’indagine realizzata dal Confad: il 70% degli intervistati denuncia stress, ansia e patologie. Nel 65% dei casi, nessun servizio attivato per la non autosufficienza. Il 94% dei figli partecipa alla didattica a distanza solo grazie ai genitori
Lasciati soli dai servizi, dalla scuola, dalle istituzioni: il 50% dei caregiver familiari dichiara di non essere stato mai contattato, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, da assistenti sociali né centri diurni. L’89,3% riferisce che, con la pandemia, il proprio carico di assistenza è diventato più gravoso. E il 70% denuncia una condizione di salute patologica, con carico di stress e ansia. Sono alcuni dei dati che emergono dalla “Rilevazione sulle condizioni di vita dei caregiver familiari in Fase 1 di Covid-19”, realizzata da Confad (Coordinamento nazionale famiglie con disabilità). “Ne è emersa una fotografia che sarebbe riduttivo definire drammatica”, riferisce il Comitato.

Leggi: Redattore Sociale, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Rsa, ecco il sistema pubblico che funziona e difende gli anziani

Fase 2 tra dubbi e incertezze
Nelle Rsa di tutta Italia la situazione emergenziale sta pian piano rientrando ma il coronavirus non è scomparso e per tanti anziani il ritorno alla normalità è ancora lontano, soprattutto per chi è ricoverato in una rsa dove le misure di distanziamento sociale ora sono più dure che mai. E anche nelle Marche, come altrove, ci sono stati tanti, troppi, decessi. Anche qui i sindacati dei pensionati si sono mobilitati sin da subito chiedendo incontri costanti ai prefetti, ai sindaci, monitorando la situazione nelle Asl e nelle Rsa, chiedendo che venissero adottate tutte le misure necessarie.
Bilanci e responsabilità
Ora è tempo di bilanci. E non sono dei migliori. Ne abbiamo parlato con il segretario generale del sindacato pensionati Cgil delle Marche, Elio Cerri, che dice senza troppi giri di parole: “Si è pagato un prezzo troppo alto in vite umane, nel territorio e nelle Rsa”. Le Marche sono state uno dei fronti più colpiti dal coronavirus. “Noi ci siamo mossi subito iniziando a monitorare e chiedendo di effettuare controlli. Il 30 marzo abbiamo incontrato la Regione presentando il documento frutto del nostro lavoro che aveva appurato come ci fossero strutture non contaminate, altre con i primi accenni di covid-19 e altre ancora dove invece il virus era già molto presente”. A questo punto, il sindacato ha fatto pressione sulle Regione perché intervenisse: “Ma le responsabilità sono state scaricate sugli operatori sanitari che hanno dovuto operare in forte precarietà”, spiega Cerri. “Abbiamo chiesto di isolare i contagiati, questo in alcune piccole case di riposo però non era possibile. Allora abbiamo chiesto di trovare soluzioni all’esterno. Di sicuro l’emergenza non è stata affrontata come si doveva, qualcosa è stato fatto, ma molto lentamente e con forti ritardi”.

Leggi: Liberetà, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Vita negli ospizi abusivi (che prolificano): medicine scadute e muffa

La mancanza di posti letto e i costi delle rette nelle Rsa hanno favorito strutture clandestine prive di infermieri e del minimo rispetto per la dignità degli anziani- Di Gian Antonio Stella
Se «l’anziano non è che un relitto umano, un abito a brandelli appeso ad un bastone», per dirla col poeta irlandese William Butler Yeats, quanti «relitti umani» sono abbandonati oggi negli ospizi clandestini? Non passa giorno, ormai, senza che sia scoperta una nuova casa di riposo fuorilegge. Spesso senza decoro. A volte topaie. Perfino con tutte le finestre sbarrate come si trattasse di case disabitate. Popolate da fantasmi che piangono silenziosi.
Spiritato in pigiama
Spiriti erranti come un poveretto ottuagenario che qualche settimana fa sbandava spiritato in pigiama per le strade dello Sperone, a Palermo, inseguito da due donne che cercavano di acchiapparlo per riportarlo nella sua gabbia. Dentro un ricovero totalmente abusivo e nascosto allestito abbattendo una tramezza per ospitare undici ombre come lui. Vecchi e vecchie in buona parte disabili e scaricati da famiglie troppo povere o troppo indifferenti per occuparsi di loro. «Meridionali!», dirà qualcuno facendo spallucce. No. La proliferazione di ospizi abusivi riguarda tutto il Paese. Dal Sud più profondo al Nord prealpino. Certo, non si tratta di una novità assoluta. Dal gennaio 2017 all’ottobre 2019, come ricordava nell’autunno scorso Maria Rosa Tomasello suLa Stampa, i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei carabinieri «hanno segnalato all’autorità giudiziaria 1.119 persone e 20 di queste, principalmente gestori di comunità alloggio o strutture assistenziali, sono state sottoposte a misure cautelari per reati che vanno dal maltrattamento, all’abbandono di incapaci fino alle lesioni e all’omicidio colposo». Frutto avvelenato, in un Paese che invecchia, «di una strutturale carenza di servizi, in particolare di assistenza domiciliare, che spinge le famiglie a scegliere soluzioni a volte approssimative o rischiose».

Leggi: Corriere della Sera, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Barriere architettoniche, Fiaba: “Nell’Ecobonus edilizio rientrino le spese per l’abbattimento”

“Inserite nell’Ecobonus edilizio in via di approvazione anche le spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche”: è la richiesta del presidente di Fiaba Giuseppe Trieste al governo
Giuseppe Trieste, presidente di Fiaba onlus, la fondazione che opera per l’abbattimento di tutte le barriere che si frappongono ad una vera inclusione delle persone disabili, in questa fase in cui è in via di approvazione il Decreto rilancio, lancia un appello al governo: “Siano inserite nell’Ecobonus edilizio anche le spese sostenute per l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

Leggi: Redattore Sociale, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Bonus casa: 5 fattori-chiave per fare la scelta giusta, dal tipo di opere all’edificio

Ecco i 5 fattori che tutti i potenziali interessati al bonus casa dovrebbero prendere in considerazione
La ripartenza dei bonus casa comincia da cinque fattori che tutti i potenziali interessati dovrebbero prendere in considerazione.
1. Tipo di lavori. Secondo le bozze circolate nei giorni scorsi, il nuovo superbonus del 110% premierà lavori “pesanti”. Quindi, chi ha in programma opere di minore impatto può già procedere in base alle regole collaudate. Ad esempio, la sostituzione di infissi, realizzata da sola, è agevolata dal 50% standard in quanto manutenzione straordinaria o dall’ecobonus al 50% (che ha un proprio plafond di spesa, è applicabile anche su edifici non abitativi ed è anche detrazione Ires).
Stesso discorso per l’acquisto di una cucina, abbinato a una ristrutturazione: ricade nel bonus mobili (50% su una spesa fino a 10mila euro), che non sarà toccato dal “decreto Rilancio”. In generale, le opere interne, come il rifacimento integrale del bagno o lo spostamento di una parete, non dovrebbero essere interessate dal super-sconto. Ancora, la realizzazione o la risistemazione di un giardino resta agevolata al 36% su 5mila euro.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Invimit lancia un fondo immobiliare dedicato al real estate per la terza età

L’idea è di convertire edifici standard in residenze adatte a una popolazione non più giovane, che in alcuni casi necessita di assistenza anche medica
La pandemia che ha sconvolto le nostre vite sta cambiando molte formule assodate del vivere e dell’abitare. In primis ha evidenziato i casi di totale solitudine in cui gli anziani, la parte della popolazione più esposta al virus, hanno dovuto accettare di vivere. In questo contesto Invimit, la Sgr del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha deciso di accelerare per lanciare un fondo immobiliare dedicato al real estate per la terza età. Il fondo “I-3 Silver” si focalizza su formule dell’abitare del senior housing, un modello residenziale che ha preso piede nel Nord Europa dagli anni 70 e sta arrivando da noi. L’idea è di convertire edifici standard in residenze adatte a una popolazione non più giovane, che in alcuni casi necessita di assistenza anche medica. La componente di servizio diventa infatti sempre più rilevante, dal parrucchiere alla palestra, dal ristorante fino alla telemedicina.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 12/05/2020


lunedì 11 maggio 2020
Ecco il Reddito di emergenza: come farne richiesta

Sostegno straordinario, al massimo 840 euro, corrisposti per massimo 2 volte: vede finalmente la luce nel decreto rilancio il reddito di emergenza, il sostegno straordinario destinato ai nuclei familiari in difficoltà economica
Vede finalmente la luce nel decreto rilancio il reddito di emergenza, il sostegno straordinario destinato ai nuclei familiari in difficolta’ economica. Ammontera’ al massimo a 840 euro, erogabili al massimo per due volte. Ecco la norma del decreto nella bozza (258 articoli, oltre 430 pagine), in possesso della Dire.
Le domande possono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020. Il Rem sara’ “riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della domanda, dei seguenti requisiti: a) residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio; b) un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari” a 840 euro. “c) un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000, il massimale e’ incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilita’ grave o di non autosufficienza”. Inoltre il valore dell’ISEE deve essere inferiore ai 15.000 euro”.

Leggi: Redattore Sociale, 11/05/2020


lunedì 11 maggio 2020
Movimenti casa, domani manifestazione a Roma: “Buoni spesa solo a un terzo degli aventi diritto”

“La sindaca di Roma sui buoni spesa non dice la verita’: andiamo a chiedere quello che ci spetta”. Con questo slogan il Movimento per il diritto all’abitare di Roma ha organizzato per domani alle 11.30 una manifestazione davanti al Dipartimento Politiche Sociali in viale Manzoni…
Roma – “La sindaca di Roma sui buoni spesa non dice la verita’: andiamo a chiedere quello che ci spetta”. Con questo slogan il Movimento per il diritto all’abitare di Roma ha organizzato per domani alle 11.30 una manifestazione davanti al Dipartimento Politiche Sociali in viale Manzoni.
“E’ passato piu’ di un mese da quando abbiamo presentato la richiesta per il buono spesa, una misura urgente per affrontare l’ulteriore crisi economica provocata dal Covid 19, e siamo tra quelle oltre 70mila famiglie che ancora non hanno ricevuto risposta”, scrive il Movimento in una nota pubblicata sulla pagina Facebook dei Blocchi precari metropolitani. “I Municipi, ai quali ci siamo ripetutamente rivolti- spiegano- sono stati completamente esautorati dalla scelta di centralizzazione fatta dalla Raggi e dal Dipartimento Politiche Sociali per lavorare le domande. Mentre la sindaca e l’assessore Mammi’ affermano con enfasi che il 95% degli aventi diritto abbia ricevuto il buono, emerge chiaramente- sottolineano- che solo un terzo dei 93mila richiedenti ha ricevuto un riscontro positivo e che le scarse risorse economiche sono gia’ finite. Noi siamo dunque tra quelli rimasti a mani (e pancia) vuote pur avendo i requisiti, se non fosse per i volontari e le volontarie che, con i pacchi alimentari, ci hanno consentito di mettere insieme il pranzo con la cena”.

Leggi: Redattore Sociale, 11/05/2020


domenica 10 maggio 2020
Meno letti e medici: ecco i numeri della sanità malata

Secondo uno studio dell’Osservatorio Cpi di Carlo Cottarelli il sistema italiano esce con le ossa rotte dal confronto con gli altri Paesi europei. I posti in ospedale calati del 15,5% in rapporto alla popolazione
Celebrati eroi in prima linea nella lotta alla pandemia, le donne e gli uomini della sanità italiana si scoprono ‘anziani’, parte di una pattuglia che si assottiglia rispetto alla popolazione e con una disponibilità di posti letto per far fronte alle necessità di ospedalizzazione in calo più accelerato rispetto a quel che avviene all’estero. Passata l’emergenza coronavirus, la questione della riprogettazione sanitaria sarà centrale. Il ministro Roberto Speranza ha indicato le priorità: «Rafforzare i presidi territoriali, aumentare il numero dei servizi domiciliari». Sono «necessari più soldi per l’area ospedaliera e più posti nelle terapie intensive». Una ricognizione sullo stato dell’arte e sull’evoluzione negli ultimi anni aiuta a capire dove è necessario destinare i fondi. La fornisce una ricerca di Beatrice Bonini e Francesco Tucci dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani guidato da Carlo Cottarelli. Calcola l’Osservatorio Cpi che tra 2010 e 2018 i posti letto disponibili – tra pubblico e convenzionati – siano scesi del 13,7% in termini assoluti e del 15,5% in rapporto alla popolazione, con un ritmo accelerato nel pubblico (-17,1% a fronte del -9% del privato).

Leggi: La Repubblica, 10/05/2020


sabato 9 maggio 2020
Covid -19 e il ripensamento non procrastinabile dei percorsi di cura e assistenza

Con l’approvazione del “decreto Balduzzi” (158 del 13/09/2012) si era aperta nelle Regioni una riforma per il Servizio sanitario nazionale sulla riorganizzazione delle cure primarie, tra cui le cure territoriali con la medicina generale: l’assistenza territoriale doveva essere potenziata definendo il medico di medicina generale “tutore della salute delle persone”, da svolgersi in associazione e con altri specialisti territoriali.
Malgrado la riforma centrale, le Regioni hanno preso strade differenti. Veneto, Toscana, Emilia Romagna hanno puntato sull’ambito territoriale, mentre quasi tutte le altre hanno rafforzato la cultura ospedalocentrica, per la gestione delle patologie acute e croniche e la cultura Rsa – centrica per la cura degli anziani. Sia gli ospedali, sia le Rsa, sono spesso sfuggite alle collaborazioni territoriali con i medici di medicina generale e con i servizi sociali. In Lombardia, come in altre Regioni, sono cresciute cliniche private e private accreditate pronte a dare risposte efficienti rispetto a bisogni di salute sulle malattie non trasmissibili, (es. tumori, patologie cardiovascolari), tagliando però i letti di terapia intensiva, in quanto molto onerosi (costo quotidiano stimato dai 1200 ai 1500 euro /die).

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 09/05/2020


sabato 9 maggio 2020
Vivere ai tempi del Covid-19, i risultati di un progetto di ricerca osservazionale in Lombardia sugli over65

Quali sono le strategie di resistenza, gli elementi positivi che impattano sulla qualità della vita e quelli che fanno paura durante l’epidemia e la quarantena? Queste sono le domande poste a 515 over65 di tutte le provincie lombarde fatte nell’ambito di un progetto di ricerca coordinato dalla Fondazione IRCCS Besta in collaborazione con AUSER Regionale Lombardia, con l’associazione Nestore ed altre associazioni di anziani e pensionati.
“Si è tanto parlato di anziani nelle prime fasi dell’epidemia – dice la dott.ssa Matilde Leonardi, Direttore U.O.C. Neurologia, Salute Pubblica e Disabilità della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta e coordinatore della ricerca – e purtroppo si è raccontato il lato tragico che il Covid-19 ha provocato, causando tantissime morti proprio in questa fascia di popolazione considerata molto vulnerabile”.
C’è un altro aspetto riguardo valeva la pena di indagare, ed è come vivono i tempi del Covid-19 gli over 65, quali strategie di resistenza sono state messe in atto durante la quarantena e dall’inizio della epidemia e cosa impatta sulla qualità di vita. Da questo nasce la collaborazione per il progetto con AUSER e NESTORE associazioni storiche, ben radicate sul territorio, che hanno fornito servizi di supporto e volontari che hanno contribuito alla distribuzione dei questionari del progetto “Vivere ai tempi del Coronavirus” insieme ai ricercatori dell’Istituto Besta. In totale hanno collaborato molti volontari della telefonia sociale Auser, 14 psicologi, e diversi volontari della associazione Nestore.

Leggi: In Salute, 09/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Morti nelle Rsa: al Don Gnocchi hanno trovato il “colpevole”

L’avevamo potuto toccare con mano l’angoscia di tanti operatori impegnati nelle Rsa e nelle case di riposo, raccontando quello che è accaduto negli ultimi due mesi nelle strutture residenziali per anziani di mezzo Paese. A partire da quelle lombarde.
Per paura di ritorsioni, le testimonianze erano quasi sempre anonime, piantate nella tragedia che stava travolgendo queste strutture, e riportavano più o meno le stesse cose: operatori socio-sanitari e infermieri costretti a lavorare senza dispositivi di protezione individuale, con poca preparazione per affrontare un’emergenza sanitaria mai vista. In alcuni casi con la percezione di essere stati lasciati soli anche dalle stesse direzioni sanitarie, più preoccupate di minimizzare l’accaduto che disposte a denunciare le difficoltà, spesso oggettive, in cui stavano affondando.
Tra l’altro, l’impegno contro l’epidemia (in molti casi ai limiti dell’abnegazione) era stato pagato a caro prezzo dal personale, con un altissimo numero di contagi.

Leggi: Liberetà, 08/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Fare presto con il riparto fondi di sostegno 2020 all’affitto e per la morosità incolpevole. Il SUNIA scrive al Presidente della Conferenza delle Regioni ed al Ministro delle Infrastrutture

Con una comunicazione (allegata) inviata oggi, il Segretario generale del SUNIA, Stefano Chiappelli ha sollecitato il rispetto degli adempimenti previsti in scadenza da oggi a fine mese per distribuire le risorse dei fondi 2020 di sostegno all’affitto (60 milioni) e per la morosità incolpevole (9,5 milioni).
Occorre far presto per dare immediate risposte al gravissimo disagio abitativo degli inquilini accentuato dall’emergenza Covid-19.
In particolare occorre procedere all’utilizzo unificato delle risorse, accelerare e semplificare le procedure con avvisi pubblici e contestuale modulistica, autocertificazione e incentivi alla rinegoziazione e diminuzione dei canoni.
E’ evidente, come si legge nella comunicazione di Chiappelli, che il prossimo decreto di maggio dovrà rifinanziare di almeno 300 milioni il fondo di sostegno all’affitto che è una condizione strutturale per affrontare la grave crisi abitativa nel comparto degli affitti nel momento che vede precipitare la situazione reddituale di tantissime famiglie impossibilitate a rispettare gli obblighi contrattuali di pagamento del canone con rischio di sfratto per morosità.
L’allegato:

Leggi: Sunia, 08/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Prudenti e informati: ecco come gli anziani lombardi hanno vissuto il lockdown in casa

Presentati oggi i risultati di una ricerca su 515 anziani, condotta dalla Fondazione Besta e Auser. Oltre il 95% ha evitato assembramenti e si è lavato più spesso le mani già dal 20 febbraio. E temono di più tumore e influenza che non il covid-19
Chiusi nelle loro case, come hanno vissuto queste settimane gli over 65 in Lombardia, la regione più colpita dal Covid-19? A questa domanda cerca di rispondere la ricerca coordinata dalla Fondazione Irccs Besta in collaborazione con Auser Regionale Lombardia, con l’associazione Nestore ed altre associazioni di anziani e pensionati. Sono stati intervistati 515 anziani, età media 75 anni. Quel che emerge è che la stragrande maggioranza è stata molto prudente, tanto che il 97% dichiara che già dal 20 febbraio ha lavato le mani più frequentemente e evitato assembramenti e il 95% ha anche evitato luoghi potenzialmente infetti

Leggi: Redattore Sociale, 08/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Caregiver e Covid 19: meno bonus e più servizi. Una famiglia su 4 rinuncia alla badante

Indagine su un campione di mille persone che si prendono cura di un anziano o disabile. Chiedono servizi, in particolare quelli domiciliari. In queste settimane di epidemia c’è chi ha perso il lavoro. Mentre una famiglia su quattro ha rinunciato alla badante
Al primo posto i caregiver chiedono servizi, quei servizi domiciliari che molti di loro, anche prima del coronavirus, non hanno mai visto. Lo desidera quasi metà delle persone intervistate per l’indagine “Caregiver e Covid-19”, realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo, e promossa da Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia e VillageCare, con la collaborazione delle sezioni lombarde di: Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser, Anteas
Con un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, i ricercatori hanno raggiunto quasi mille persone (esattamente 958). Dall’indagine emerge che l’epidemia ha cambiato notevolmente la vita dei caregiver. Fino al mese di febbraio, due caregiver su tre lavoravano. Per la maggior parte di questi, però, da allora le cose sono cambiate: uno su quattro ha ridotto le ore di lavoro, altrettanti hanno temporaneamente sospeso l’attività lavorativa mentre il 6% l’ha persa definitivamente.

Leggi: Redattore Sociale, 07/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Ripartenza, In/Arch: ‘serve un piano per l’edilizia residenziale pubblica’

La proposta punta alla rigenerazione urbana di alloggi inagibili, immobili abbandonati e luoghi dismessi
Per la ripartenza dell’Italia serve anche avviare un nuovo piano di investimenti per garantire alloggi sociali a chi ne ha bisogno attraverso la rigenerazione del patrimonio abbandonato esistente.
Questa la proposta che l’Istituto Nazionale di Architettura propone alle forze politiche e sociali del Paese per rispondere alle problematiche legate all’esigenza abitativa, aggravata in questo periodo dall’emergenza coronavirus e dal conseguente lockdown.
La rinascita dell’Italia passa anche dall’edilizia residenziale pubblica
L’In/Arch ha sottolineato che in Italia 2.100.000 famiglie avrebbero diritto, secondo le normative vigenti, ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L’Istituto riconosce che garantire una casa alle fasce deboli della popolazione è componente essenziale di un nuovo welfare in grado di diminuire precarietà e povertà.
Per favorire la rinascita del Paese, oltre ai necessari investimenti per infrastrutture, manutenzione del territorio, edilizia sanitaria e scolastica, occorrono risorse pubbliche mirate a garantire alloggi a canone sociale per risolvere problemi legati anche all’accoglienza e all’integrazione di nuovi lavoratori immigrati, spesso vittime di un disagio abitativo tra i più estremi.

Leggi: Edilportale, 07/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Cgil, Cisl, Uil, subito interventi per sostenere gli affitti delle famiglie

Roma, 6 maggio- CGIL, CISL E UIL con una lettera a firma dei Segretari Confederali, Gianna Fracassi, Giulio Romani e Ivana Veronese, scrivono alla Ministra delle infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, per sollecitare interventi per il sostegno agli affitti delle famiglie e per una celere attuazione del programma pluriennale per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale. Si legge nella missiva come in questo periodo di emergenza dovuto alla diffusione del Covid-19, CGIL, CISL e UIL segnalano un’ulteriore difficoltà sociale che sta emergendo: quella di chi ha visto compromessa la propria capacità economica e non è nelle condizioni di pagare l’affitto, soprattutto alla luce del fatto che il canone assorbe in media circa il 30 per cento del reddito familiare.
Nei recenti provvedimenti approvati dall’Esecutivo vi sono soltanto norme che prevedono la velocizzazione dell’iter per la distribuzione ai territori delle risorse già stanziate nelle precedenti Leggi di Bilancio relative al Fondo Affitti ed al Fondo Morosità Incolpevole, mentre non sono presenti interventi che abbiano previsto la creazione di un fondo straordinario per il sostegno al pagamento degli affitti per far fronte all’emergenza che si è determinata a seguito della diffusione della pandemia.
Inoltre CGIL, CISL e UIL sollecitano la Ministra ad aprire un confronto sul programma pluriennale per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, previsto dall’ultima Legge di Bilancio, per la rigenerazione urbana e per dare nuova vita ai quartieri nelle città.

Leggi: Cgil, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Coronavirus e povertà, assistenti sociali: “Situazione gravissima, serve strategia di medio periodo”

Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Gazzi: “I sussidi non bastano, non abbiamo più donne, uomini e risorse per rispondere al grido di aiuto. A leggere le prime proposte su quello che da ‘decreto Aprile’ e diventato ‘decreto Maggio’ siamo sconcertati”
“Qual è la strategia, qual è il disegno per arginare l’epidemia di povertà e della crisi sociale che è sotto i nostri occhi? La Caritas parla di un più 100% di richieste d’aiuto, i dati Inps confermano un incremento di 100 mila domande per il Reddito di Cittadinanza. In queste settimane gli assistenti sociali e gli operatori sociali in tutti i comuni hanno lavorato 15 ore al giorno per garantire i servizi precedenti e l’aiuto straordinario, sabati e domeniche compresi. Cosa ci sarà nel nuovo decreto? Il Governo ha capito che servono sì i bonus e il REM, ma non possiamo sbrigarcela con il solito meccanismo del sussidio?”. Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, a un mese dall’allarme per il rischio di uno “bomba sociale”, torna a chiedere all’Esecutivo una strategia di medio periodo per intervenire sugli strascichi drammatici del Covid-19.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Ripartire con i prestiti vitalizi

Torniamo a parlare dei prestiti ipotecari vitalizi, che in Italia, un paese di proprietari di case con pensioni bassissime, potrebbero aiutare più di un milione di over60. Ce ne parla Claudio Pacella, esperto di finanza, che da anni si occupa di diffondere questo strumento
Ho iniziato a interessarmi di prestiti vitalizi nel settembre 2007, ritenendo fossero una soluzione necessaria per dare maggior credito agli anziani e quindi anche un importante settore di attività da sviluppare.
Da allora e fino a oggi, quindi per oltre dodici anni, mi sono dedicato quasi esclusivamente allo sviluppo dei prestiti vitalizi. Guardando indietro forse sembra una follia, ma così talvolta vanno le cose quando ci si dedica a qualcosa in cui si crede. In questi dodici anni ho parlato con centinaia di persone del mondo della finanza, della politica, della pubblica amministrazione, delle istituzioni, della società civile, dei sindacati, dell’universo accademico, di associazioni dei consumatori, di associazioni semplici e soprattutto di anziani che valutavano sulla propria pelle le diverse soluzioni disponibili per poter avere la liquidità di cui avevano bisogno. Le mie considerazioni che seguono sono basate su questa esperienza.

Leggi: In Genere, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Coronavirus, ecco il superbonus: come ristrutturare casa a costo zero

La proposta del sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro, prevede che fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico e per le misure antisismiche passeranno rispettivamente dal 65% e 50% ad un’aliquota del 110%
Ecco come funzionerà il superbonus previsto dal governo nel dl maggio. La proposta, elaborata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro, prevede che fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico (ecobonus) e per le misure antisismiche (sismabonus), passeranno rispettivamente dal 65% e 50% ad un’aliquota del 110%. Questo varrà sia per interventi importanti che per piccoli lavori.
Ecco come funzionerà con un esempio: se una famiglia effettuerà lavori sulla propria abitazione per un importo pari a 1000 euro, riceverà al momento della dichiarazione dei redditi una detrazione pari al 110% del costo dei lavori (in questo caso quindi 1100 euro), che potrà usare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo. Ma non è tutto: le famiglie potranno ricevere, a fronte della cessione della detrazione fiscale, uno sconto in fattura pari al 100% del costo dei lavori da parte dell’impresa che ha effettuato la ristrutturazione. Le famiglie potranno cioè effettuare i lavori senza alcun esborso monetario, ma semplicemente vendendo la detrazione fiscale all’impresa che ha svolto i lavori. In questo modo, anche le famiglie con redditi molto bassi o nulli potranno svolgere importanti lavori di ristrutturazione edilizia. E le imprese come recupereranno la liquidita? Se vorranno potranno utilizzare il credito d’imposta in compensazione in cinque quote annuali oppure potranno cederlo a terzi per ottenere immediatamente la liquidità necessaria.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Cessazione della locazione e normativa di emergenza anti Covid-19, come siamo messi?

Un contratto di locazione è cessato, ma le parti coinvolte non si possono spostare per via delle norme di emergenza anti Covid-19. Qual è il quadro normativo? Quali sono i comportamenti più corretti?
Cessazione della locazione e trasloco nella primavera 2020, cosa si può fare?
Uno dei tanti problemi sorti con il lockdown è stato quello dei contratti prossimi a cessare ; qui in particolare ci occupiamo dei contratti di locazione .
Le parti, bloccate all’improvviso come i bambini al gioco di un-due-tre stella, non sapevano e non sanno bene quale sia il comportamento più corretto.
Si deve lasciare l’appartamento o si deve rimanere dentro finché dura il lockdown? E gli sfratti sono bloccati? Cosa vuol dire? La norma quali casi riguarda? Vediamo di fare chiarezza.
Il contratto è cessato, me ne vado?
Avvocato, una domanda: il mio contratto di locazione sta per cessare, ho fatto il recesso come da contratto sei mesi fa, che scadono a maggio. Il locatore ha già trovato chi abiterà l’appartamento al posto mio, ma io non posso muovermi, c’è il lockdown! Cosa devo fare?
Di domande di questo genere ne sono state sollevate tante in questi giorni. A tratti sembrava che tutti i contratti di locazione dovessero cessare nel mese di maggio 2020! E invece, la verità è che i numeri, quando riguardano sessanta milioni di persone, sono alti. Così, tra le tantissime attività umane interrotte vi sono le cessazioni dei contratti di locazione.

Leggi: Condominio Web, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Un anno e mezzo di Sentenze sulle barriere architettoniche

Come viene segnalato dalla Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), la testata «La legge per tutti» propone un’interessante rassegna di Sentenze riguardanti le barriere architettoniche, prodotte dal luglio del 2018 al mese di gennaio di quest’anno, dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione, dalle Corti d’Appello o dai TAR (Tribunali Amministrativi Regionali). Il più recente pronunciamento, ad esempio, concerne gli interventi volti a eliminare le barriere in edifici sottoposti a vincolo come beni culturali
Per citare solo la più recente, si tratta della Sentenza n. 355/20 del Consiglio di Stato, secondo la quale gli interventi volti ad eliminare le barriere architettoniche, previsti dall’articolo 2 della Legge 13/89, si possono effettuare anche su beni sottoposti a vincolo come beni culturali, e la relativa autorizzazione «può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato», precisando cioè che «il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato».
Secondo «La legge per tutti», tale provvedimento «ha introdotto nell’ordinamento un onere di motivazione particolarmente intenso, in quanto l’interesse alla protezione della persona svantaggiata può soccombere di fronte alla tutela del patrimonio artistico, a sua volta promanante dall’articolo 9 della Costituzione, soltanto in casi eccezionali». (S.B.)

Leggi: Superando, 04/05/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 11 maggio 2020
Puglia. La Regione non ha adottato alcun provvedimento a favore delle famiglie in locazione privata che a seguito della emergenza covid-19 stanno avendo una forte riduzione di reddito

Dichiarazione del segretario regionale Nicola Zambetti
La Giunta Regionale Pugliese ha approvato una delibera per aiutare le famiglie, che a seguito della emergenza sanitario covid-19, sono in difficolta a pagare il canone di locazione ed i servizi condominiali alle ARCA Pugliesi (ex IACP); nel giudicare positivo questo intervento rileviamo che a favore degli inquilini con contratto privato non è stato adottato alcun intervento di aiuto economico.
Non comprendiamo i motivi per cui non si fa lo stesso intervento a favore delle famiglie in locazione nel settore privato che pagano canoni i quali spesso superano il 50% del reddito.
Il Governo, la Regione e i Comuni stanno intervenendo nell’aiutare le famiglie con la spesa alimentare, con l’acquisto del computer per far studiare i ragazzi ed ora sta pensando al bonus vacanza.
Ci chiediamo quindi quali risorse il cassa integrato e/o il disoccupato pagherà il canone di locazione?
Nel 2018 in Puglia sono stati emessi oltre 3000 sfratti per morosità, il SUNIA pugliese stima che le famiglie in difficoltà con il canone di locazione sono oltre 80 mila, basti pensare che nel 2008 (anno inizio crisi economica) sono state presentate circa 60mila domande di integrazione all’affitto.

Leggi: Sunia, 11/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Coronavirus, Raggi: oltre 30mila richieste per il contributo all’affitto

“Tante famiglie, colpite sotto il profilo economico dall’emergenza coronavirus, hanno difficoltà a pagare l’affitto della casa dove vivono. A loro è rivolto questo sostegno straordinario”. E’ quanto fa sapere il sindaco di Roma, Virginia Raggi
“Le richieste per il contributo all’affitto hanno superato quota 30mila. Tante famiglie, colpite sotto il profilo economico dall’emergenza coronavirus, hanno difficolta’ a pagare l’affitto della casa dove vivono. A loro e’ rivolto questo sostegno straordinario che li aiutera’ a pagare parte dei canoni mensili per l’anno in corso”. E’ quanto fa sapere il sindaco di Roma, Virginia Raggi, su Facebook.
“Fino al 18 maggio e’ possibile presentare la domanda, consegnandola nel Municipio di appartenenza oppure direttamente online- ricorda Raggi- La maggior parte dei cittadini ha scelto di usare internet, una modalita’ nuova che abbiamo pensato per limitare gli spostamenti e semplificare la procedura di richiesta. In questo caso il modulo si compila direttamente online, collegandosi al sito di Roma Capitale e allegando un’autocertificazione firmata e la copia di un documento d’identita’. Se non si possiede una stampante si possono ritirare i moduli in una delle circa 130 edicole convenzionate con Roma Capitale

Leggi: Redattore Sociale, 07/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Regione Sicilia. Protocollo d’intesa tra Le Organizzazioni Sindacali Regionali degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat e le Associazioni Regionali dei proprietari

Le Organizzazioni sindacali regionali degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat e le Associazioni regionali dei Proprietari ASPPI e Confedilizia dopo un approfondito confronto portato avanti in questi mesi hanno definito un protocollo d’intesa utile ad aprire un confronto sia a livello regionale che provinciale, sul tema abitativo nel mercato privato.
– Considerato che l’impatto sul sistema abitativo della crisi scatenata da diffondersi del contagio da Covid-19 aggraverà ulteriormente il già forte disagio presente nel paese.
– Ritenendo indispensabile che, in questa fase di particolare emergenza che si protrarrà ancora nel tempo e per la fuoriuscita dalla quale non sono ancora state individuati percorsi certi, anche sul fronte delle locazioni si delinei un quadro il più chiaro possibile che consenta alle parti di dialogare e di evitare inutili e defatiganti contenziosi, le Organizzazioni regionali degli inquilini e dei proprietari su indicate concordano e propongono alle strutture provinciali di esplorare ogni possibilità per:

Leggi: Sunia, 07/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Restate a casa”, ma loro vivono in accoglienza: “Magari l’avessimo”

Reportage dalla foresteria Pertini di Firenze, che accoglie gli emarginati della città, come Nassin, egiziano, avanti e indietro tra i corridoi della struttura
Nassin indossa un lungo cappotto grigio e un cappello nero. Ha gli occhi spenti e un po’ rabbiosi. Porta in mano una busta della spesa vuota. Cammina avanti e indietro dentro la Foresteria Pertini, che accoglie a Firenze un centinaio di persone per l’accoglienza invernale.
Restate a casa, dicono tutti. Ci mettono anche l’hashtag, così diventa virale.
Ma c’è qualcuno che, però, neppure sa cosa sia l’hashtag. E soprattutto, neppure ce l’ha una casa dentro cui abitare. Qualcuno come Nassin, oppure come Abdul, marocchino. Anche lui barricato qua dentro, nel cuore di Sorgane, periferie di Firenze, in questo palazzo gestito dalla Caritas. Anche per lui, le giornate sono vuoti da riempire. “Prima uscivo, andavo in centro, andavo a cercare lavoro, facevo qualche lavoretto per tirare a campare, adesso più niente, non sono indispensabile e devo restare qui”. Allora ha chiesto agli operatori se poteva rendersi utile spazzando, lavando. E così ha fatto: “Almeno sento di servire a qualcosa”. Vorrebbe andare a comprare le sigarette per fumarle in giardino, ma non ha soldi ed è inutile mettersi in coda al tabaccaio. Dorme in una stanza con altri tre marocchini, in letti rigorosamente a castello. Stanze da quattro e stanze da 6, senza televisione, la convivenza è difficile, soprattutto tra etnie diverse.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Covid-19 e Rsa, oggi e domani

L’emergenza Covid-19 ha portato sotto i riflettori un comparto di cui si parlava poco nel dibattito pubblico, ma particolarmente cruciale per il sistema di welfare italiano e futuro. Se è vero che la popolazione italiana invecchia costantemente, dovrebbe risultare naturale dedicare attenzione alla rete di servizi che accompagna i cittadini nella fase della vecchiaia. All’interno di questa rete di servizi (anche definita Long Term Care) un ruolo cruciale per molte persone e famiglie è rivestito dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) per anziani. Proprio le RSA sono oggi agli onori della cronaca a causa dell’elevato impatto in termini di malati e decessi causati da Covid-19 che ha riguardato in primo luogo gli ospiti delle RSA e, aspetto non meno importante, anche gli operatori delle strutture residenziali per anziani.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (gli unici ufficiali disponibili sul tema, ultimo aggiornamento al 14 Aprile 2020) presentano una fotografia quantomeno critica. Nel periodo 1° febbraio – 14 Aprile le morti in RSA imputabili al virus sono state il 40,2% del totale (2.724 dei 6.773 decessi complessivi avvenuti in circa 1.000 strutture, sul panorama nazionale ISS ne ha contate 4.629) con eccezione di alcuni territori dove ha raggiunto vette più alte come PA Trento (78,8%), PA Bolzano (46,4%), Lombardia (53,4%) ed Emilia-Romagna (57,7%). Dei decessi in RSA considerati connessi all’epidemia solamente il 13,3% è stato però accertato con tampone. Guardando ai casi attualmente attivi, se considerassimo solo questi si tratterebbe di 1,43 casi per struttura, con una incidenza non superiore rispetto a quella di altri contesti sociali. Includendo anche i casi non accertati da tampone ma senza sospetti si arriva a 4,3 casi ogni RSA.

Leggi: Welforum


L’Italia che aiuta chiede servizi

Come stanno vivendo questa emergenza i caregiver, ossia coloro che si prendono cura di una persona, solitamente un familiare, che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? In quali condizioni si trovano? Quali esigenze esprimono? E quali indicazioni possiamo trarne per la “fase 2” appena iniziata?
Abbiamo provato a dare voce ai tanti caregiver familiari che si prendono cura di una persona anziana o con disabilità. In Italia sono oltre 7,3 milioni (Istat) e di loro sappiamo ancora poco. Per farlo, abbiamo messo insieme le forze dei diversi enti che hanno promosso l’indagine: l’Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia, VillageCare e le sezioni lombarde di: Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser, Anteas. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo.
Abbiamo sfruttato la rete, strumento prezioso durante il lockdown. Con un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, abbiamo raggiunto quasi mille persone (esattamente 958). Un questionario che è diventato occasione per dire, parlare, sfogarsi: desideri chiaramente palpabili nelle domande che abbiamo lasciato “aperte”. Le 958 persone che hanno risposto al questionario lo hanno fatto collegandosi al link messo a disposizione e fatto girare dei diversi enti coinvolti. Non costituisce un campione rappresentativo dei soggetti definibili “caregiver” nel nostro paese, ma per numerosità e distribuzione costituisce uno spaccato conoscitivo inedito in queste difficili settimane.

Leggi: Welforum


Caregiver e Covid-19: in ascolto del lavoro “muto”

Nel contesto emergenziale che stiamo vivendo, cosa è cambiato per chi si prende cura di un familiare che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? Attraverso i risultati di una rilevazione ad hoc, realizzata online nelle scorse settimane, emergono esigenze spesso taciute e indicazioni utili per l’organizzazione dei servizi.
di Sergio Pasquinelli (Presidente Associazione per la Ricerca Sociale – ARS, Milano), Giulia Assirelli (Dottoressa di Ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale, ricercatrice freelance)
Caregiver e Covid-19: in ascolto del lavoro “muto”
Come stanno vivendo l’emergenza Coronavirus i caregiver, ossia coloro che si prendono cura di una persona, solitamente un familiare, che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? Quali esigenze esprimono? E quali indicazioni possiamo trarne per la “fase 2” appena iniziata?
Sono le domande alla base dell’indagine “Caregiver e Covid-19” promossa dall’Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia, VillageCare e le sezioni lombarde di Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser e Anteas, realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo.
Attraverso un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, sono state raggiunte quasi mille persone (esattamente 958). A rispondere, sono state soprattutto le donne (85% dei casi) e le persone nella fascia d’età compresa fra i 50 e i 60 anni (46% dei caregiver). Le risposte sono arrivate prevalentemente dalle regioni del Nord (83%). Nella maggior parte dei casi la persona assistita è il genitore del caregiver o il coniuge.
Di seguito, una sintesi dei principali risultati.

Leggi: I Luoghi della Cura


L’impatto sociale dell’amministrazione di sostegno – Principali elementi emersi da un’analisi valutativa

Le gocce ricominciano a contare quando non è più possibile contarle – (Elias Canetti, Massa e potere)
L’istituto dell’amministrazione di sostegno, introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con la legge 9 gennaio 2004 n°6, può essere considerato non solo un “passaggio di civiltà” nella disciplina delle misure di protezione (Manzon, 2011), ma uno degli strumenti di welfare più innovativi oggi a disposizione per promuovere e sostenere le persone in condizione di fragilità. Purtroppo la normativa è stata attuata in modo estremamente diversificato nei diversi contesti territoriali del Paese. Alla frammentarietà ha contribuito anche una produzione legislativa che ha interessato solo alcune realtà regionali (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Sardegna) e le due Province Autonome di Trento e Bolzano. A distanza di quindici anni dalla sua introduzione, è ancora del tutto assente una valutazione in grado di tracciare un profilo nazionale di questo istituto giuridico: non si dispone di una quantificazione puntuale e sistematica della diffusione dei provvedimenti e nemmeno di una ricognizione delle differenti modalità attuative. Ciò di cui si dispone è la descrizione di sempre più numerose ed interessanti esperienze locali (Manzon, 2011; Sammarco, Caseri, 2008), alcune ospitate anche su questa testata (Castegnaro, 2018; Genova et al, 2019), ma che faticano a diventare prassi condivise su ampia scala.
Il presente contributo si propone di continuare la riflessione avviata sull’argomento riportando i principali esiti emersi da un’analisi di impatto sociale, condotta dall’IRSSeS (Istituto Regionale per gli Studi di Servizio Sociale) per conto dell’AIASS (Associazione Italiana Amministratori di Sostegno Solidali), sull’implementazione dell’istituto giuridico nei circondari di Pordenone e Gorizia, afferenti alla Corte d’Appello di Trieste (IRSSeS, 2019).

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Covid-19. Inca, tutela Inail per i contagiati

Candeloro: l’infortunio non è una malattia comune
“Bene ha fatto il direttore dell’Inail, Giuseppe Lucibello a ribadire come la copertura assicurativa antinfortunistica da contagio non costituisca una novità normativa”. A dirlo Silvino Candeloro, del collegio di Presidenza di Inca, commentando l’articolo pubblicato su “Il sole 24 ore” di oggi, che riassume i contenuti dell’incontro in teleconferenza, tenutosi ieri dall’Inail con i consulenti del lavoro.
Il presupposto tecnico-giuridico della disposizione, che è quello della equivalenza tra causa violenta, richiamata per tutti gli infortuni, e causa virulenta, costituita dall’azione del nuovo coronavirus non rappresenta una novità, ha spiegato il direttore generale di Inail: “Sono cento anni – ha spiegato che in Italia i contagi sul luogo di lavoro, a partire da quelli legati alla malaria, sono assimilati agli infortuni”. E aggiunge: “Anche se questa fattispecie non fosse stata disciplinata con l’articolo 42 (del decreto Cura Italia ndr), sarebbe comunque intervenuto l’Istituto per dare un segno della nostra presenza alle categorie a rischio”.

Leggi: Inca


Dichiarazione dei redditi 2020 – I Caaf sono operativi

I Centri di assistenza fiscale accolgono i cittadini in tutta sicurezza: lo fanno sia su appuntamento in ufficio sia “a distanza”, ricevendo tramite smartphone, tablet, pc, app Digita Cgil e Cgil Online tutti i documenti necessari per predisporre 730, Isee e altri servizi.
Di seguito il comunicato stampa della Consulta Nazionale dei Caaf
È un periodo eccezionale quello vissuto in tutti questi mesi e quello che si vivrà nelle prossime settimane. Con la “fase 2” da oggi riprenderanno il lavoro oltre quattro milioni di persone, ma i Caaf Cgil non hanno mai sospeso la loro attività, nonostante il lockdown, poiché ritenuta “essenziale”. Infatti, gli operatori in smart working hanno continuato a rispondere alle telefonate e alle mail, predisponendo le pratiche più urgenti anche a distanza, spostando appuntamenti o informando sulle ultime novità legislative (come la sospensione dei ratei di mutuo, dei contributi colf/badanti e delle cartelle di pagamento).

Leggi: Inca


Bonus 600 euro: Occhio alle truffe telematiche

Inps denuncia tentativo di truffa tramite phishing
L’Inps avvisa gli utenti che è in corso un tentativo di truffa tramite email di phishing finalizzata a sottrarre fraudolentemente il numero della carta di credito, con la falsa motivazione che servirebbe a ottenere un rimborso o il pagamento del Bonus 600 euro.L’Inps invita tutti gli utenti a ignorare email che propongono di cliccare su un link per ottenere il pagamento del Bonus 600 euro o qualsiasi forma di rimborso da parte dell’Inps, ricordando che le informazioni sulle prestazioni Inps sono consultabili esclusivamente accedendo direttamente dal portale www.inps.it. e che l’INPS, per motivi di sicurezza, non invia in nessun caso mail contenenti link cliccabili.

Leggi: Inca


Fase 2, servono tamponi e controlli per 3mln di non autosufficienti

“Servono tamponi a tappeto e controlli per 3 milioni di persone anziane non autosufficienti da estendere anche ai loro familiari per evitare, come purtroppo è già largamente successo, un possibile contagio sulla parte di popolazione più fragile ed esposta”.
È quanto dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti in merito all’avvio della Fase 2.
“Non stiamo chiedendo la luna – continua Pedretti – né una cosa troppo complicata. Di questi 3 milioni di persone infatti 300mila sono quelle che si trovano in case di risposo e nelle Rsa mentre per sapere chi sono le altre 2,5 milioni basterebbe mettere a disposizione la banca dati dell’Inps, con particolare riferimento a quelli a cui vengono erogati gli assegni di accompagno”.
“Sappiamo quindi – conclude il Segretario generale dello Spi-Cgil – chi sono e dove si trovano queste persone e metterle in sicurezza dovrebbe essere una priorità. Bisogna agire con urgenza per evitare di ricommettere gli stessi errori commessi nella prima fase di questa emergenza”.

Leggi: Spi-Cgil


Coronavirus e anziani: intervista a Enzo Costa, presidente Auser

Il 29 aprile Abili a proteggere ha intervistato Enzo Costa, presidente dell’Auser, Associazione per l’invecchiamento attivo, sul tema Coronavirus e anziani: le persone anziane risultano, infatti, tra le più vulnerabili, soprattutto in questa emergenza. Come stanno vivendo questo periodo? Quali i principali bisogni? Quali i servizi attivati da Auser? Queste le domande che abbiamo posto al presidente Costa e tanti gli spunti di riflessione emersi: emarginazione e discriminazione, l’informazione, i legami intergenerazionali, la formazione continua. Di seguito l’intervista, disponibile anche sul canale Youtube di Abili a proteggere.
Come stanno vivendo le persone anziane questa emergenza?
Le persone anziane non stanno vivendo bene questa emergenza, in primo luogo perché mantenere confinato in casa un anziano significa cancellare tutte le sue possibilità di costruire momenti di socializzazione essenziali per un anziano, in quanto sono uno degli elementi per cui l’anziano mette da parte l’ansia e la tristezza. Da 30 anni costruiamo momenti di socializzazione e occasioni per uscire di casa e incontrare altre persone e promuoviamo le relazioni per mantenere una vita attiva, perché se si esclude o si isola un anziano subentra un fattore che è una malattia che si chiama depressione.
In secondo luogo le persone anziane stanno vivendo male questa emergenza a causa dell’emarginazione.

Leggi: Abili a proteggere


#Giustaitalia: un Patto per la Ripartenza – Associazioni e sindacati lanciano 18 proposte

“La ripartenza dovrà avere solide radici nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti a partire da quelli sul lavoro”. Così Maurizio Landini, segretario Generale della Cgil sostiene il Patto per la Ripartenza, #Giustaitalia, sottoscrivendo un manifesto che contiene diciotto proposte concrete per una “società nuova, libera da mafie e corruzione”.
L’inziativa, rivolta a Governo e Parlamento, è promossa da Libera, insieme ad Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil. “C’è un’Italia che vuole ripartire, stando con i piedi per terra – spiega Landini -, e chiede a tutti grande attenzione sui temi della legalità e della trasparenza. La ripartenza dovrà avere solide radici nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti a partire da quelli sul lavoro. Salute e sicurezza in primis”.

Leggi: Inca


NEWS:

martedì 5 maggio 2020
Fare i nonni al tempo del coronavirus

Le nonne e i nonni che seguono assiduamente i nipoti tra gli zero e i quattordici anni sono, in Italia, oltre dieci milioni di “anziani attivi”. Il loro fatturato “virtuale” è di 24 miliardi di euro annui. Attori silenziosi di un welfare familiare che integra e spesso sostituisce i servizi per l’infanzia. Si occupano dei nipoti, spesso anche sostenendo il reddito dei genitori; sono educatori non “per mestiere”, ma nella quotidianità fatta di affetto, giochi, letture, storie, passeggiate, aiuto nei compiti, risposte ai perché, memoria del passato, testimonianza di valori e comportamenti.
La pandemia
La pandemia ha sconvolto anche la loro vita. Non sappiamo quanti siano morti, ammalati, guariti, o stiano ancora soffrendo per questo virus e quanti abbiano rischiato e rischino la vita, continuando nella cura dei nipoti o ancora nel lavoro in servizi essenziali.
Ma la maggior parte è stata “costretta” a casa e lontana dai nipoti, che prima accudiva quasi quotidianamente.

Leggi: Liberetà, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Occhio alla bufala! Le pensioni sopra i 1.500 euro non saranno tagliate

Ci risiamo. Gira su internet e sui social network un’altra fake news sulle pensioni in cui si parla di una fantomatica proposta di taglio degli assegni sopra i 1.500 per affrontare l’emergenza economica da Covid-19.
La notizia – corredata dai soliti titoli sensazionalistici che hanno il solo fine di procurare allarme in chi legge – è apparsa in questi giorni su diversi siti e pagine Facebook.
Nessuna di queste è da considerarsi come una fonte ufficiale (stiamo parlando di piattaforme come ilsussidiario.net e scoprilavoro.it che non hanno alcuna autorevolezza).
Siamo andati a verificare e abbiamo scoperto l’origine della bufala, che vi raccontiamo qui di seguito.
Il 1° maggio il sindaco di Fara Sabina, una cittadina di 13mila anime in provincia di Rieti, ha lanciato dal suo profilo Facebook la proposta di “un trasferimento temporaneo di reddito che deve interessare tutti gli stipendi pubblici e le pensioni che superano 1.500 euro netti mensili. Un taglio orizzontale, per 6 mesi, per un valore di 10 miliardi dalle pensioni e 15 dagli stipendi pubblici”.

Leggi: Spi-Cgil, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
A marzo in Italia il 49,4% di decessi in più. Record a Bergamo: +568%, a Roma -9,4%

A marzo 49,4% di morti in più, di cui il 54% con diagnosi di Covid. Il prezzo altissimo pagato dalle province di Bergamo, Cremona e Lodi
É un’Italia a tre velocità quella fotografata da Istat e Istituto superiore della sanità nel primo report sulla mortalità dell’epidemia da Covid-19 che dal 20 febbraio 2020 si è diffusa in Italia. L’impatto del virus è stato più contenuto nelle regioni del Sud e nelle isole, mediamente più elevato in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord. Un’epidemia che ha messo in ginocchio il motore dell’economia del Paese. IStat e Iss precisano che i dati di mortalità totale si riferiscono al primo trimestre consolidato 2020 e riguardano 6.866 comuni (87 % dei 7.904 complessivi).

Leggi: Il Sole 24 Ore, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Fase 2, l’appello dei medici: rafforzare la medicina di territorio

«Oltre ai dispositivi di protezione e ai tamponi chiediamo di rafforzare il territorio, il vero punto debole del Servizio sanitario nazionale». Centomila medici di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri scrivono, attraverso i social, una lettera aperta al Ministro della salute, Roberto Speranza, e ai governatori delle Regioni. Dopo due mesi di scambio di informazioni sull’insorgenza del Coronavirus, su come contenere la malattia, su come orientare la terapia e quando iniziare i trattamenti, i firmatari dell’appello sono giunti a una conclusione: i pazienti con sintomi riferibili al Covid-19 vanno trattati il prima possibile e sul territorio, prima dell’esplosione della malattia conclamata, ossia della polmonite interstiziale che conduce alla terapia intensiva e anche al decesso. I medici in prima linea contro il virus chiedono «tamponi, dispositivi di sicurezza e l’attivazione immediata delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), in tutte le regioni, in maniera omogenea e senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, ecografie polmonari e raggi X a domicilio».

Leggi: Liberetà, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Un anno e mezzo di Sentenze sulle barriere architettoniche

Come viene segnalato dalla Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), la testata «La legge per tutti» propone un’interessante rassegna di Sentenze riguardanti le barriere architettoniche, prodotte dal luglio del 2018 al mese di gennaio di quest’anno, dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione, dalle Corti d’Appello o dai TAR (Tribunali Amministrativi Regionali).
Per citare solo la più recente, si tratta della Sentenza n. 355/20 del Consiglio di Stato, secondo la quale gli interventi volti ad eliminare le barriere architettoniche, previsti dall’articolo 2 della Legge 13/89, si possono effettuare anche su beni sottoposti a vincolo come beni culturali, e la relativa autorizzazione «può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato», precisando cioè che «il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato».

Leggi: Superando, 04/05/2020


domenica 3 maggio 2020
Le proposte Asppi per il “Decreto di Aprile”

Evitare che le tensioni nel mercato degli affitti generino interruzione dei rapporti di locazione e contenziosi; sostenere le fasce più colpite dall’emergenza sanitaria ed economica senza scaricare interamente ii costi su altri soggetti privati; agevolare il rapporto fra locatori e conduttori nella ricerca di soluzioni eque che aiutino, ove necessario, la rinegoziazione dei contratti in ordine alle scadenze di pagamento e all’entità dei canoni: su questi obiettivi, locatori e conduttori si aspettano risposte precise e tempestive dal Governo a cominciare dal “Decreto di Aprile” annunciato per i prossimi giorni.
Asppi sottolinea le proposte già avanzate nelle scorse settimane:
1) Va ribadita ed ampliata la misura già contenuta nel Decreto CuraItalia relativa al credito di imposta del 60% dell’importo del canone per i conduttori di attività commerciali che abbiano pagato l’affitto. La misura va estesa alle attività professionali, commerciali e associative non ricomprese nella categoria catastale prevista nel Decreto di marzo. La misura deve prevedere un arco temporale più ampio e comprendere almeno un trimestre; va previsto che il credito d’imposta sia trasferito al locatore nel caso di non pagamento del canone.

Leggi: Quotidiano Condominio, IL Sole 24 Ore, 03/05/2020


sabato 2 maggio 2020
Emergenza. Caritas: “Raddoppiati i nuovi poveri”. Il virus cambia i servizi diocesani

Primo monitoraggio nazionale Caritas sull’isolamento. Nuove povertà e nuovi servizi per la pandemia. Morti anche 9 volontari, 42 contagiati
Da lunedì 4 maggio l’Italia che prova a ripartire non può dimenticare chi è rimasto indietro. Secondo la Caritas italiana, che ha diramato in mattinata un primo report sulla nuova povertà da lockdown e le risposte, dopo due mesi di isolamento è infatti raddoppiato il numero dei poveri che per la prima volta si sono rivolti ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza. Caritas che pagano un tributo pesante di malati e morti di Corona virus. Secondo il monitoraggio sono infatti risultati positivi al virus 42 tra volontari e operatori in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.
L’organismo pastorale della Cei, che dall’inizio dell’emergenza Covid-19 ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane, ha comunicato di aver organizzato una prima rilevazione nazionale condotta dal 9 al 24 aprile coinvolgendo 101 Caritas diocesane, il 46% del totale. L’indagine è stata condotta attraverso un questionario destinato ai responsabili Caritas e ha permesso di esplorare non solo le novità negli interventi e l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori.

Leggi: Avvenire, 02/05/2020


sabato 2 maggio 2020
Cardano: “Troppo potere ai privati dietro il disastro delle Rsa”

«Il disastro nelle Rsa è imputabile a decisioni discutibili, ma anche a due fattori strutturali: non aver seguito la vocazione ai servizi e alla medicina di territorio della Riforma del ‘78 e la politica adottata in Lombardia in modo particolare, ma anche altrove, di affidare la gestione di servizi così delicati a privati convenzionati». A sostenerlo è Mario Cardano, docente di sociologia della Salute all’Università di Torino.
La sua è una dichiarazione contro il mercato?
Non sono contrario, in linea di principio, al coinvolgimento dei privati nella gestione della salute. Va bene affidare i servizi pubblici al mercato, ma a quel punto è necessario un controllo sulla formazione di chi svolge il servizio, sul modo in cui viene svolto e sulla qualità architettonica delle strutture. Nel momento in cui si delega a un privato la gestione di un servizio così importante come la salute, i controlli devono essere particolarmente rigorosi. Ecco che cosa è mancato. L’idea che il mercato possa autoregolarsi, controllando la qualità e l’efficienza dei servizi, si è rivelata un’illusione. C’è un’altra questione…

Leggi: https://www.libereta.it/cardano-troppo-potere-ai-privati-dietro-il-disastro-delle-rsa/


venerdì 1 maggio 2020
Cosa insegnano i dati sul Covid-19 mentre ci avviciniamo alla fase 2

Come va la curva del contagio rispetto ad altri Paesi europei? È quella dei decessi? L’analisi, il confronto e le prime evidenze dei dati Istat
L’impatto del coronavirus sul mondo, sulle abitudini di comportamento degli individui, sulle libertà personali, sull’economia è stato devastante e ha cambiato le nostre vite. Ogni giorno siamo bombardati da dati sui contagi, sulle curve delle terapie intensive e delle guarigioni, sul numero dei morti ed è difficile estrarre le tendenze da questa massa di informazioni e capire dove stiamo andando. Inoltre, anche se manca ormai poco all’inizio della cosiddetta “fase 2”, serviranno mesi per avere dati completi su ciò che è realmente accaduto nella “fase 1”.
A parte i dubbi sui veri numeri dell’epidemia in Cina, anche nel resto del mondo le cifre sui contagiati effettivi vanno probabilmente ben oltre quelle ufficiali e gli stessi numeri dei decessi da coronavirus, benché più precisi, sottostimano il reale dato dei morti. Soltanto quando gli istituti di statistica dei vari Paesi forniranno informazioni dettagliate e aggiornate sull’aumento della mortalità generale per tutte le cause nei mesi di marzo e aprile 2020 e le potremo comparare con quelle dell’analogo periodo dello scorso anno e con le medie degli anni precedenti avremo un quadro più esatto di ciò che è accaduto.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 01/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
Il contagio della solitudine – L’altra epidemia

Minacciati dal coronavirus, gli anziani in questi giorni soffrono di una malattia altrettanto insidiosa: il senso di abbandono e di isolamento. È importante stare loro vicini usando le parole giuste, come spiega lo psichiatra e scrittore Marco Trabucchi.
La solitudine, ai tempi del Covid-19, è forse per gli anziani il prezzo più alto da pagare. Senza figli e nipoti per casa, senza la possibilità di uscire per fare due passi al parco o alla messa, una generazione vive un’assenza abissale. Un vuoto che nemmeno la sempre amata televisione riesce a colmare, dato che tg e talk show indugiano impietosi su quanto il virus colpisca più gravemente le persone in età. Nei giorni scorsi anche il New York Times – arrivato in ritardo con tutta l’America sulla pandemia – ha dedicato un lungo articolo su quanto l’isolamento prolungato incida su psiche e salute di chi è più vecchio. Su quali possano essere le conseguenze di questo senso di abbandono parla Marco Trabucchi, già professore di Neuropsicofarmacologia all’Università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Associazione italiana di Psicogeriatria. Di recente, insieme a Diego De Leo, ha pubblicato il libro Maledetta solitudine – cause ed effetti di un’esperienza difficile da tollerare (Edizioni San Paolo). Professor Trabucchi, quanta sofferenza sta arrecando ai nostri anziani questa dimensione di solitudine forzata? Quanta sofferenza, mi chiede… Una sofferenza non quantificabile, purtroppo.

Leggi: Panorama, 01/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter aprile 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
ll Def varato dal Governo è fortemente condizionato dalle misure per il Covid-19, dagli interventi recenti in corso di predisposizione, dall’incertezza dell’evoluzione della pandemia. Come in altre fasi critiche è necessario rafforzare la leva degli investimenti: infrastrutture sociali, infrastrutture immateriali e reti, sanità, istruzione e ricerca, infrastrutture viarie, recupero e rigenerazione urbana, manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio edilizio pubblico, messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, edilizia pubblica.
■ Le misure proposte dalla CGIL per la “Fase 2”.
Superata l’emergenza, si dovrà progettare la ripresa, con la consapevolezza che alcuni eventi potrebbero riproporsi. Le città vedranno dei mutamenti negli aspetti funzionali e nei modelli di vita. La grande sfida è quella di interpretare i tanti fattori emersi con questa crisi, affrontando i nodi problematici e rispondendo alla complessità dei bisogni, in termini di qualità abitativa, sostenibilità urbana, welfare, inclusione sociale, gestione delle risorse, implementando operazioni di rigenerazione delle città.

Leggi: Cgil, 30/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Anziani in casa: le 10 regole che devi seguire

La Fase 2 avrà inizio il 4 maggio, facciamoci trovare pronti.
Le persone anziane e quelle con patologie sono le più fragili, dobbiamo proteggerle ed essere molto cauti quando e se andremo a trovarle.
Considerato che il 25% dei contagi è avvenuto in contesti familiari
è fondamentale seguire 10 regole indicate dall’Istituto superiore di sanità per prendersi cura degli anziani durante la pandemia:
• Usa la mascherina chirurgica accuratamente posizionata sul viso ogni volta che ti avvicini alla persona anziana o quando tocchi oggetti che userà (come ad esempio la biancheria da letto, gli asciugamani, le stoviglie, ecc).
Ricorda: le mascherine vanno cambiate ogni giorno.
→ Se hai la mascherina chirurgica, quando hai finito di usarla mettila in un sacchetto di plastica, chiudilo e gettalo fra i rifiuti indifferenziati.
→ Se hai la mascherina lavabile, lavala con cura e falla asciugare bene prima di usarla di nuovo.

Leggi: Spi-Cgil, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
«Ora sappiamo chi va protetto»

Anziani, ipertesi e affetti da malattia coronarica. È l’identikit delle persone più fragili di fronte all’attacco del coronavirus, in base a uno studio condotto dal San Raffaele. A guidare l’équipe il primario Alberto Zangrillo e Fabio Ciceri, vice direttore scientifico per la ricerca clinica. Il bagaglio di informazioni servirà a individuare precocemente i soggetti ad alto rischio diversamente da quanto successo nella prima fase dell’epidemia. Già da gennaio, confermano i dati raccolti dalla Regione, in Lombardia c’erano polmoniti sospette ma non sono state collegate al virus. Ciceri spiega come lo studio sarà utile per la Fase 2.
Professore, come avete tracciato questo identikit?
«Fin dai primi giorni abbiamo fotografato nel dettaglio i pazienti Covid di cui ci siamo occupati: ne abbiamo curati circa un migliaio. Abbiamo registrato la loro storia clinica, i farmaci assunti, la comorbidità (presenza di altre malattie, ndr ) e l’evoluzione dell’infezione. È risultato che di fronte al virus non siamo tutti uguali, le polmoniti più gravi si sono sviluppate negli uomini con più di 65 anni e con comorbidità di tipo cardiovascolare».

Leggi: Corriere della Sera, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Rsa, contagi e morti. La fase 2 è ancora lontana

Con l’80 per cento delle Rsa monitorate al 20 aprile, i dati che arrivano dal Piemonte sono di quelli choc: il 35 per cento degli ospiti e il 23 per cento del personale delle 588 (su 750) strutture che hanno comunicato i dati fino a questo momento, risultano positivi al covid.
Si tratta di dati – va precisato – che riguardano appena 20.642 tamponi effettuati su una popolazione, quella delle strutture sociosanitarie piemontesi, che conta 40 mila ospiti e 15 mila dipendenti. I positivi accertati risultano essere 4.812, i negativi 9.891, mentre 5.939 erano ancora in attesa – al 20 aprile – dell’esito del tampone.
Nel report diffuso dalla Regione, i decessi nelle RSA piemontesi, al 15 aprile 2020 sono stati invece 660 in più dell’analogo periodo del 2019: tra questi 397 quelli risultati positivi al coronavirus.
Dati che però vengono contestati dallo Spi Cgil Piemonte. “Nel computo dei decessi la Regione continua a mettere in conto le persone venute a mancare nei mesi di gennaio e febbraio, periodo durante il quale la mortalità è stata particolarmente bassa, sia per ragioni climatiche che epidemiologiche, rispetto all’anno scorso, spiega Graziella Rogolino, segreteria regionale del sindacato dei pensionati della Cgil con delega alla sanità.
I dati seppur ancora molto parziali, denotano la tendenza: il Piemonte continua ad essere in piena emergenza.

Leggi: Liberetà, 29/04/2020


DALLE REGIONI:

martedì 5 maggio 2020
Pescara. Emergenza coronavirus e politiche abitative: parte la campagna #turestaacasa#Noicisiamo, per informare,offrire consulenza, assistenza e tutela in materia abitativa. Occorre aprire a livello regionale e comunale tavoli di confronto per governare l’emergenza.

Il Sunia (Sindacato unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) in questi mesi di emergenza sanitaria ha prodotto una proficua iniziativa politica tesa a determinare provvedimenti legislativi ed economici finalizzati a tutelare i bisogni abitativi che l’emergenza sanitaria ha ulteriormente acuito.
Sul piano dell’iniziativa politica, pur riconoscendo l’importanza delle misure finora assunte dal Governo Nazionale, il Sunia ritiene ancora insufficiente e parziale la risposta messa in campo e sollecita il Governo e il Parlamento a mettere in campo le misure adeguate a partire dal prossimo “decreto di Maggio”.
In tale direzione è necessario determinare anche a livello regionale e territoriale tavoli di confronto e misure adeguate in risposta all’emergenza che molte famiglie si trovano ad affrontare.
Anche per tali ragioni, nelle regioni Abruzzo e Molise sono operativi i nostri servizi di informazione, consulenza, assistenza e tutela riguardanti prioritariamente:

Leggi: Sunia, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Residenze per anziani Modena nord: la “situazione migliora”

A oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la situazione nelle case per anziani “in questi giorni sta evolvendo in modo favorevole per gli ospiti delle strutture e i loro familiari”. Lo segnala l’Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp) dei Comuni modenesi dell’area nord, facendo un bilancio dopo settimane e mesi segnati da contagi e decessi. Alla residenza Augusto Modena di San Felice sul Panaro, la struttura più colpita dal virus, attualmente si registrano ben 21 ospiti ‘negativizzati’, ossia anziani che avevano contratto la malattia ma che dopo le cure, e anche dopo il successivo doppio tampone, possono essere ritenuti clinicamente guariti. Questi ospiti manterranno comunque un periodo di isolamento ancora di due settimane, a scopo precauzionale. Considerando che 18 ospiti non si sono mai ammalati, ad oggi la struttura ha 48 residenti di cui nove positivi e 39 negativi. “Rimane comunque grande il rammarico da parte di Asp di non aver potuto fermare il nemico per altri ospiti”, ma “è certo che tutti i dipendenti della casa di riposo, sempre in stretta collaborazione con la direzione distrettuale e il servizio di igiene pubblica di Ausl, stanno costantemente monitorando la situazione”, assicura l’azienda pubblica in una nota.
Per quanto riguarda le altre due case residenza gestite da Asp, nel Cisa di Mirandola dei sette ospiti del primo nucleo Covid solo uno è ancora positivo, mentre due sono in attesa del secondo tampone e quattro risultano clinicamente guariti. Alla Torre dell’Orologio di Finale Emilia, invece, per ora si è a zero contagi. (DIRE)

Leggi: Redattore Sociale, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
“Mantieniti attivo a casa”, il video per il movimento degli anziani

Ideato dal Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa della USL Toscana Centro, in collaborazione con la struttura Attività di Riabilitazione Funzionale, come strumento di supporto in questo periodo di emergenza pandemica da Covid 19 che obbliga tutti a restare a casa per lunghi periodi
Brevi video ed opuscoli informativi per continuare l’attività fisica anche a casa. E’ l’obiettivo del progetto “Mantieniti attivo a casa” ideato dal Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa della USL Toscana Centro, in collaborazione con la struttura Attività di Riabilitazione Funzionale, come strumento di supporto in questo periodo di emergenza pandemica da Covid 19 che obbliga tutti a restare a casa per lunghi periodi.
L’obiettivo è quello di contenere i rischi legati alla inattività, per restituire salute e contribuire al benessere psico fisico della popolazione anziana e ridurre il rischio di cadute. Nella sezione “servizi da casa” del sito web aziendale, è possibile vedere i video realizzati con semplici esercizi corredati da una breve descrizione.

Leggi: Redattore Sociale, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Coronavirus. A Bergamo e Milano Cesvi in campo a sostegno degli over65

Il progetto attivato in collaborazione con i comuni e in partnership con le realtà associative territoriali. Oltre mille le richieste di supporto solo a Bergamo, 200 le persone raggiunte a Milano. Circa 450 i volontari impegnati nella consegna a domicilio della spesa, di pasti e di medicinali
Parallelamente agli aiuti in favore degli ospedali bergamaschi, Cesvi scende in campo a Bergamo e Milano per aiutare gli over 65, tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus. L’intervento è realizzato in collaborazione con le istituzioni di Bergamo e Milano e in partnership con le realtà associative territoriali, anche per rafforzare i servizi in favore della popolazione anziana e per garantire supporto ai nuclei familiari fragili, isolati o in emergenza per prevenire situazioni di emarginazione. “A Bergamo, dove gli anziani costituiscono il 25% della popolazione – spiega una nota dell’organizzazione -, Cesvi ha attivato, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali del comune e i consorzi Sol.Co Città Aperta e Ribes, un progetto volto ad aiutare gli over 65 attraverso la consegna a domicilio della spesa, di pasti completi, di dispositivi di protezione individuale e di farmaci, oltre che garantire servizi socioassistenziali e trasporto per visite mediche necessarie. Per accedere al servizio gli over 65 possono chiamare il numero 342 009 9675, operativo dalle 9.00 alle 18.00 dal lunedì alla domenica”.

Leggi: Redattore Sociale, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Tor Bella Monaca, un’indagine sulle case popolari: “Il 41 per cento delle famiglie in povertà assoluta”

L’analisi pubblicata da Osservatorio Casa Roma sui dati emersi dalle 1500 abitazioni di Ater con l’ultimo censimento del 2018
In numero di famiglie in povertà assoluta pari al 41 per cento, quasi sei volte superiore rispetto alla media nazionale del 7 per cento. Di queste, il 22 per cento ha un reddito pari a zero. E infine: se si considerano anche i nuclei non censiti il dato delle famiglie povere sfora la metà, il 52 per cento del totale. È il quadro che emerge dall’indagine sulla povertà nelle case popolari di Tor Bella Monaca pubblicato da Osservatorio Casa Roma di Enrico Puccini in collaborazione con la ricercatrice Francesca Cubeddu sulla base dei dati del censimento del 2018 raccolti dall’Ater di Roma che in quel quartiere possiede circa 1500 appartamenti. “Tor Bella Monaca è uno dei quartieri con la maggiore concentrazione di alloggi popolari, sia a livello romano che a livello nazionale”, si legge nell’indagine. In totale ben 5500 case popolari: 4mila di proprietà del Comune di Roma e 1495 dell’ente regionale. L’indagine si è soffermata proprio su quest’ultimo nucleo.

Leggi: Roma Today, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Bologna, CGIL, CISL e UIL E.R.: proposte unitarie per emergenza abitativa

L’emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti.
L ‘impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza alloggiativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso da una diffusa illegalità contrattuale e da un’elevata evasione fiscale.
Nell ‘attuale contesto emergenziale è necessario attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate gestibili con modalità puntuali scarne di burocrazia amministrativa.
Tutto ciò sarà possibile attraverso interventi mirati che:

Leggi: Sunia, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Crisi economica da Covid a Foggia, proprietari e inquilini si alleano e presentano un documento al Comune di Foggia

I sindacati, spesso contrapposti, fanno fronte comune per ridurre gli effetti della crisi economica. Hanno redatto un documento unitario presentato al sindaco di Foggia Franco Landella e chiedono di posticipare le tasse a dicembre
Associazioni dei proprietari e sindacati degli inquilini, due categorie spesso contrapposte, uniscono le forze e fanno fronte comune, si alleano in pieno spirito collaborativo, per ridurre gli effetti della crisi economica conseguente al lockdown e alla pandemia sul mercato affitti. Hanno redatto un documento unitario che elenca una serie di provvedimenti a sostegno del settore delle locazioni abitative e commerciali e hanno chiesto un incontro urgente al sindaco di Foggia Franco Landella.
Le organizzazioni sindacali, che temono tensioni sociali, prefigurano difficoltà nel pagamento del canone di locazione da parte di numerosi lavoratori in cassa integrazione, precari, studenti e lavoratori fuorisede, partite Iva e piccoli imprenditori che hanno chiuso i battenti. I piccoli proprietari, dal canto loro, traggono dal canone una fonte essenziale di integrazione al reddito e ne risentiranno altrettanto pericolosamente. Proprietari e inquilini sono orientati verso la rinegoziazione dei canoni di locazione, in attesa di nuovi provvedimenti del governo regionale e nazionale, ma chiedono un sostegno al Comune affinché i danni non gravino solo su di loro. Propongono, allora, la proroga a dicembre, senza oneri aggiuntivi, delle scadenze di Imu e Tari; la riduzione Imu ai proprietari che accettano di rinegoziare i contratti al ribasso o che passeranno dal canone libero al canone concordato (parametrata all’entità del ribasso e al tempo di vigenza) e un abbattimento della Tari per coloro che hanno subìto una riduzione del reddito o interruzione del lavoro.

Leggi: Foggia Today, 04/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
Coronavirus. Contributi per l’affitto, on line il bando per chi è in difficoltà a causa dell’emergenza casa

Rabaiotti: “Una prima misura per chi fatica a pagare, per chi sta subendo i colpi più duri, per chi ha perso un familiare”
Milano – Un contributo per il pagamento dell’affitto sul libero mercato per chi si trova in difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus. È online sul sito del Comune al link
l’avviso pubblico per richiedere il contributo, che l’Amministrazione erogherà attraverso MilanoAbitare, l’agenzia sociale per la locazione convenzionata: un massimo di 1.500 euro una tantum a famiglia fino a esaurimento delle risorse disponibili, che al momento ammontano a circa 3 milioni di euro (2,456 milioni già vincolati più 548mila euro aggiuntivi), ma che potranno venire incrementate sulla base di eventuali ulteriori finanziamenti.

Leggi: Comune di Milano, 30/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Covid, lockdown e affitti: a Bologna scatta l’allarme

In città aumenta la morosità. Sempre più famiglie e persone fanno fatica a pagare il canone mensile dei loro appartamenti. Il Sunia chiede fondi e interventi mirati
casa politiche abitative edilizia affittocasa politiche abitative edilizia affitto
Il coronavirus continua a mietere le sue vittime indirette. Alla crisi economica che sta attraversando tutti i settori dell’economia italiana per via delle chiusure delle attività, corrisponde infatti un notevole impoverimento dei lavoratori che si trovano così ad avere un ulteriore problema: pagare l’affitto alla fine del mese. Un problema comune a famiglie in cassa integrazione, partite iva, studenti e lavoratori fuorisede. Numeri in crescita, che possono trasformarsi in una valanga di sfratti per morosità nei prossimi mesi. Occorrono aiuti economici nazionali, regionali e comunali, ricorda Francesco Rienzi del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) bolognese. Nell’ultimo mese, il solo il sindacato degli inquilini bolognese, ha ricevuto più di 300 telefonate e mail di famiglie e persone che hanno difficoltà a pagare il canone mensile dei loro appartamenti.

Leggi: Rassegna Sindacale, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Coronavirus. Cittadinanzattiva Lazio: “Preoccupazione sulle Rsa della regione”

In un comunicato, il segretario regionale Elio Rosati chiede chiarezza sulle responsabilità e un tavolo di lavoro per affrontare le sfide future. “È evidente che ci sono state mancanze. Pretendiamo chiarezza definitiva sulle responsabilità”
“Le morti a causa del Covid 19 nelle Rsa del Lazio sono quasi la metà dei decessi avuti in regione e i diversi focolai sono quasi tutti riconducibili a queste strutture”. A lanciare l’allarme è Cittadinanzattiva Lazio che in un comunicato esprime “grande preoccupazione per le notizie circa le residenze sanitarie assistenziali della nostra regione”. Secondo il segretario regionale Elio Rosati, “la Regione Lazio ha attivato controlli e verifiche – si legge nel comunicato -. Ma è evidente a tutti che ci sono state mancanze. E su questo punto pretendiamo chiarezza definitiva sulle responsabilità. Vogliamo avere la certezza che i diversi attori, ciascuno per la sua parte di competenza, abbiano fatto tutto quanto in loro potere per mettere in sicurezza questi luoghi di cura, il personale sanitario e i pazienti. E la magistratura saprà individuare i responsabili, sia pubblici che privati”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/04/2020


IN AGENDA:

…………


IN EVIDENZA:

martedì 5 maggio 2020
Coronavirus: Cgil, le proposte sulla ripartenza

Landini: per fase 2, cambiare modello di sviluppo
“Uscire dall’emergenza cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in una video intervista pubblicata ieri su Collettiva.it, la piattaforma multimediale al centro del nuovo sistema di comunicazione della Cgil.
Di fronte alla fase due Landini non polemizza direttamente con Salvini, che attacca la Cgil accusandola di “fermare il Paese dettando la linea al governo”, ma risponde rivendicando “il contributo fondamentale” dei cosiddetti “essenziali” – le lavoratrici e i lavoratori che hanno tenuto in piedi il Paese nelle settimane più dure della pandemia – e anche dei sindacati che hanno definito, insieme al governo e alle associazioni aziendali, le regole per lavorare in sicurezza.
“Credo che il contributo che ha dato il mondo del lavoro in questa fase – afferma il segretario generale della Cgil – sia stato decisivo, senza il lavoro delle persone nella sanità, nei servizi essenziali, nell’agricoltura, nella logistica, non avremmo potuto affrontare questa situazione. Anche come organizzazioni sindacali, non da soli ma insieme alle associazioni e al governo, abbiamo fatto cose importanti, come il protocollo sulla sicurezza, quello con l’Abi per l’anticipo della cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, ci siamo battuti affinché il governo facesse il decreto liquidità per non far chiudere le imprese. Penso che ancora una volta il movimento dei lavoratori e le organizzazioni sindacali abbiano dato dimostrazione di essere soggetti responsabili e decisivi per far funzionare questo Paese”.

Leggi: Inca, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Il rapporto europeo sulla sostenibilità sociale

È appena stato pubblicato il report realizzato per il Parlamento Europeo Social Sustainability: Concepts and Benchmarks (il report è scaricabile qui) al quale come IRS abbiamo ampiamente collaborato.
Lo studio è stato richiesto dalla Commissione Employment del Parlamento Europeo in considerazione delle aperture su questi temi da parte della Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen, che ne suo discorso di insediamento ha proposto di perseguire la «via europea» valorizzando tutto il nostro potenziale fatto dai nostri popoli, i nostri talenti e le nostre diversità per creare un’Unione più giusta e più egualitaria. Per muovere in questa direzione ed assicurare l’interconnessione necessaria tra gli obiettivi di mandato la Presidente Von Der Leyen ha chiesto ai Commissari di garantire, in ciascun settore, la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Lo studio ha innanzitutto ricostruito, attraverso un’analisi della letteratura internazionale, le differenti e spesso divergenti definizioni del concetto di sostenibilità sociale andando ad evidenziare le sfide e le lacune da colmare. Ha poi approfondito il tema della misurazione del concetto andando ad identificare i diversi sistemi di indicatori e di indici compositi, per metterne in luce i punti di forza e di criticità. Un’ampia porzione dello studio è poi stata dedicata alla individuazione delle modalità con le quali il concetto è stato implementato nel policy making europeo. Lo studio ha poi anche fornito una panoramica della sua integrazione nella pratica attraverso un approfondimento di progetti, iniziative e programmi realizzati in diversi paesi europei nell’ambito dei quali il concetto è stato sviluppato concretamente.

Leggi: Welforum, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
A cosa serve il “Contact Tracing” e come si può valutarlo?

Ogni volta che sento usare un termine inglese penso che si voglia parlare di qualcosa di cui non conoscendo bene il contenuto si preferisce definirlo con termini stranieri, anche perché così sembra che sia una cosa molto più seria e tecnologicamente avanzata.
In realtà se lo chiamiamo “tracciatura dei contatti” non cambierebbe assolutamente nulla perché si tratta effettivamente di una modalità di controllo dell’epidemia ottenuta individuando il prima possibile i soggetti infettati e ricostruendo i suoi possibili contatti avuti dopo il contagio.
Se nella cosiddetta fase uno la misura principale, se non addirittura l’unica possibile, era il lockdown (anche qui un termine straniero …), nella fase due diventa essenziale seguire i singoli contagiati per prevenire che loro possano innescare dei nuovi focolai.

Leggi: Welforum, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Il Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani

In questo articolo sul Covid-19 e le strutture residenziali per anziani, il primo di una serie, Franco Pesaresi offre una dimensione di quanto accaduto in Italia e nei paesi europei, analizzando dati di varie fonti.
di Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi, Ancona, e Network Non Autosufficienza)
La mortalità per Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani all’estero
A livello internazionale esistono tre approcci principali per misurare i decessi in relazione a COVID-19:
– decessi di persone che risultano positivi (prima o dopo la morte);
– decessi di persone sospettate di avere COVID-19 (basato sui sintomi);
– decessi in eccesso (confrontando il numero totale di decessi con quelli delle stesse settimane degli anni precedenti).
In presenza di disponibilità di dati assai diverse e di diversi approcci nazionali per la registrazione dei decessi, i confronti internazionali sono difficili ciononostante i dati raccolti da Comas-Herrera et al. (2020) che riassumono i dati più recenti provenienti da diverse fonti ufficiali sono molto indicativi (tabella 1).
Il numero dei morti collegati al Covid-19 nelle strutture per anziani di tutto il mondo è straordinariamente e drammaticamente elevato: il range va dal 19% al 72% di tutti i morti per Covid-19. In Francia, in Belgio, in diverse regioni della Spagna gli anziani morti per covid-19 all’interno delle strutture residenziali costituiscono addirittura la maggioranza di tutti morti (tabella 1).

Leggi: I Luoghi dellla Cura, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Dopo la strage. Come ricostruire il futuro delle Rsa

L’ultima volta che l’ho vista era seduta lì, con le sue amiche, nella saletta con la televisione sempre accesa che nessuno guardava, sorridente come al solito. Stava per arrivare il pranzo: un saluto fugace. Mai mi sarei immaginato che sarebbe stato l’ultimo. Se ne è andata da sola, lontana dai suoi figli, assistita da persone con cui non sono più riuscito a parlare. E come lei, migliaia di altri. La conta è quotidiana. Una tragedia immane, dalle proporzioni inimmaginabili fino a poche settimane fa. Dovuta a una somma di errori imperdonabili, su una base diffusa di impreparazione.
Non solo in Italia
L’International Long term care policy network, una rete di ricercatori promossa dalla London School of Economics sta monitorando il fenomeno dei decessi riferibili a Covid-19 nella case di riposo a livello internazionale. Operazione non semplice: le differenze nella disponibilità dei test e nei diversi approcci alla registrazione dei decessi rendono difficili i confronti. Inoltre, si tratta di dati in continuo aggiornamento, che diventano rapidamente obsoleti.
Mentre per Portogallo e Spagna ci sono solo informazioni riportate dai media, secondo cui i decessi riferibili a Covid-19 sono finora rispettivamente del 33% e del 53% dei decessi totali, dati ufficiali sono invece disponibili per il Belgio, il Canada, la Francia, l’Irlanda e la Norvegia: in questi paesi i decessi riferibili a Covid oscillano tra il 49% e il 64%: si veda qui per approfondimenti. Grandezze vicine a quelle del nostro paese.

Leggi: Welforum, 04/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
E agli anziani chi ci pensa? Servono soluzioni per i più isolati nell’mergenza coronavirus

Avevano una loro routine, i loro contatti, punti di riferimento certi. Da un giorno all’altro, la loro vita è stata sconvolta e alla paura del contagio si sono aggiunti lo smarrimento e poi la solitudine profonda. L’Italia è il secondo Paese più anziano al mondo, ma ogni volta fingiamo di non saperlo.
“Mi faccia pure tutte le domande che vuole, almeno passo un po’ il tempo”. Giorgio Sarto è un volontario della Caritas da circa 20 anni. Per l’Associazione Onos si è sempre occupato di coordinare i servizi di prossimità rivolti agli anziani, in particolare per quelli che abitano a Milano in via Salomone: il quartiere di edilizia popolare delle Case bianche. Accompagnamento alle visite mediche, aiuto nel disbrigo di pratiche, ma anche e soprattutto la creazione di un luogo di aggregazione nelle periferie. Ora è chiuso nel suo appartamento. E come lui, gli oltre 7 milioni di italiani over 75, i più esposti ai rischi che il Covid-19 può comportare. Ed è per questo che fin dall’inizio dell’emergenza il governo ha raccomandato loro di non uscire. Un’arma a doppio taglio, però.
L’Istat rivela che un terzo di loro abita da solo. E nell’isolamento, si sono trovati ancora più isolati. La paura di contrarre il virus, la depressione provocata dalla solitudine e la confusione generata dalla quotidiana pioggia di notizie stanno rendendo molto pesante il lockdown. E la tanto annunciata fase 2 non sembra promettere grandi cambiamenti. Siamo il secondo Paese più anziano al mondo e ogni volta scegliamo di dimenticarcelo.

Leggi: Ogha, 01/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
Cosa urge per la protezione dei fragili

Il decreto Cura Italia ha iniziato a dare prime risposte alle tante questioni sociali determinate dal coronavirus, come anche Welforum ha ben documentato. Saranno però l’imminente nuovo decreto del Governo e il successivo iter parlamentare a definire più ampie misure di protezione sociale, oltre a quelle di tutela del reddito dei lavoratori e delle imprese. Qui ci si limita a indicarne solo alcune, tra le diverse urgenti. Alcune di esse potranno già essere accolte nel prossimo decreto, ma ci sarà comunque bisogno di un secondo tempo, per formulare e organizzare altre risposte di medio lungo periodo, necessarie per il rilancio delle politiche famigliari, del terzo settore e del welfare rivolto ai più deboli. Senza pretesa di completezza, si richiamano di seguito alcuni aspetti sui quali in queste ore vi è un intenso dibattito tra le forze politiche e con il Governo e rispetto ai quali sono mi sono impegnato con alcune proposte normative.
Il sostegno alla famiglia, alla genitorialità e ai minori
L’emergenza Covid-19 è intervenuta in un momento in cui il dibattito pubblico e la proposta di legge per riordinare e potenziare le misure di sostegno alla famiglie a alla genitorialità (ne parlò anche Welforum), attraverso l’assegno unico e la dote unica per i figli erano già mature; e la priorità resta la rapida approvazione e finanziamento di questa legge. Allo stesso tempo la situazione attuale ha se possibile reso ancora più urgente una risposta immediata alle esigenze di sostegno delle famiglie, per evitare che la povertà minorile si diffonda ulteriormente (vi sono stime circa la possibilità che un milione di minori in più rispetto a prima sia soggetta a questo rischio). Nel configurare questo intervento, che richiede necessariamente procedure di erogazione più rapide rispetto a quelle da mettere in atto per la riforma effettiva, bisognerà comunque tenere conto di uno degli aspetti previsti nella proposta di legge e cioè di rendere la fruizione del beneficio indipendente dalla situazione professionale dei genitori, risultando quindi, diversamente dalle forme di sostegno oggi esistenti come gli assegni familiari e le detrazioni per i figli a carico, fruibile allo stesso modo da lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, da persone che hanno un reddito e da incapienti.

Leggi: Welforum, 01/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
Ricostruiamo il Paese. Il ruolo del Terzo settore nell’affrontare la crisi sociale

Marco Gargiulo, presidente del Consorzio Nazionale Idee in Rete, è tra i promotori dell’appello Ricostruiamo il Paese. Proposte a corso zero per rafforzare le infrastrutture sociali. In questo articolo ne spiega le ragioni, collocandolo entro un’analisi su come il nostro Paese sta affrontando l’emergenza Covid.
Il 26 aprile il Presidente del Consiglio Conte si è nuovamente rivolto ai cittadini italiani per annunciare i contenuti del dpcm con il quale si dà inizio alla “fase 2” nella gestione dell’emergenza Covid-19. Accanto alle valutazioni sul merito dei provvedimenti adottati, è il caso di far notare un aspetto che attraversa questi due lunghi mesi di pandemia, un aspetto ricorrente, si potrebbe dire quasi una “distrazione culturale” che accompagna i provvedimenti via via adottati.
Tanto il Governo, quanto le istituzioni locali, in tutte queste settimane, si sono concentrati principalmente su due temi: quello della sicurezza sanitaria e, in seconda battuta e in modo ancora confuso e insufficiente, quello della crisi economica.
Il sistema sanitario nazionale, se osserviamo come è stata gestita l’emergenza sanitaria sull’intero territorio nazionale, pur giunto in alcune regioni al limite nella fase più critica della crisi, nel complesso ha retto; si tratta ora di continuare ad affrontare e presidiare in modo efficace l’emergenza sanitaria, cercando di prevederne gli scenari da qui ai prossimi mesi, cosa su cui i poteri pubblici appaiono opportunamente concentrati. Analogamente, il Governo sta cercando di intervenire sugli scenari economici che riguarderanno il nostro tessuto imprenditoriale e occupazionale, lavorando su misure che, pur apparendo a molti inadatte e solo parzialmente efficaci, cercano di prevenirne il tracollo.

Leggi: Welforum, 30/04/2020


giovedì 30 aprile 2020
Residenze per anziani: il futuro comincia oggi

Dopo aver messo a fuoco i discorsi poco fondati sul dilagare dell’infezione da coronavirus SARS-Cov-2 all’interno di molte residenze per anziani, nel Taccuino precedente, Cristiano Gori e Marco Trabucchi propongono alcune azioni da intraprendere per superare i problemi delle RSA emersi durante l’emergenza.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
Non siamo ancora fuori della crisi delle residenze per anziani. La situazione del Piemonte e quelle, ben note, di Veneto, Lombardia ed Emilia non ci permettono di nutrire alcun ottimismo. Le drammatiche difficoltà del presente non possono però farci dimenticare i problemi del futuro di questo settore, rilevante perno dell’assistenza agli anziani. Attenzione, però. Il futuro non è un tempo astratto davanti a noi: la sua costruzione comincia oggi. Proponiamo, dunque, alcune osservazioni sulle azioni da intraprendere a breve.
Un’analisi critica degli eventi
E’ necessario evitare che la crisi che ha fatto tanto soffrire le nostre comunità diventi strutturale senza che vi sia stato un minimo di analisi critica e di elaborazione degli eventi. In questi giorni abbiamo assistito a molti dibattiti sull’assistenza in ospedale e nel territorio. Non è, invece, stato dedicato un ugual interesse a strutture che – solo nelle regioni sopraindicate – assistono oltre 150.000 ospiti, coinvolgendo altrettanti o più operatori e un grande numero di famigliari. O, più precisamente, l’interesse si è fermato alle inchieste giornalistiche, spesso interessate alla sola demonizzazione del settore.

Leggi: I Luoghi della Cura, 30/04/2020


mercoledì 29 marzo 2020
Covid-19. Le unità speciali di continuità assistenziali (Usca)

Tutto il mondo era impreparato di fronte all’emergenza Covid-19. Anche l’Italia. La prima risposta al Covid-19 è stata quasi esclusivamente ospedaliera. L’importanza dell’intervento sanitario territoriale è stato sottovalutato e questo è stato un grave errore.
Il D.L. 14/2020 – L’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)
Dopo due settimane dai primi casi italiani sono venute dal Governo le prime indicazioni dedicate all’attivazione del territorio con il D.L. 14 del 9/3/2020.
L’art. 8 del D. L. 14/2020 ha previsto l’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) in tutte le regioni entro il 20 marzo 2020.
Tutte le regioni devono istituire presso una sede di continuità assistenziale già esistente una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19 che on necessitano di ricovero ospedaliero. L’unità speciale è costituita da un numero di medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta. Possono far parte dell’unità speciale: i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale; i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale; in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza. L’unità speciale è attiva sette giorni su sette, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, e ai medici per le attività svolte nell’ambito della stessa è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora. I medici dell’unità speciale per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di ricettario del Servizio sanitario nazionale, di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure già all’uopo prescritte.

Leggi: Welforum, 29/04/2020


SEGNALAZIONI:

martedì 28 aprile 2020
ABCcare uno spazio on line con consigli, testimonianze e strumenti per la cura del familiare anziano

Negli ultimi dieci anni la ricerca di Asphi, nel campo della tecnologia per la disabilità, è stata indirizzata anche verso i bisogni degli anziani fragili o non autosufficienti, con uno sguardo attento ai familiari, ai caregiver e agli operatori specializzati, con questi obiettivi:
porre l’accento sulla valorizzazione delle potenzialità piuttosto che sulle limitazioni della persona
indagare il possibile ruolo delle tecnologie digitali nel mantenimento delle autonomie e del benessere psicofisico
fornire nuove competenze ai professionisti che si occupano dell’età anziana
Il portale ABCcare nasce da questa esperienza,si rivolge in particolare ad imprese, enti e al mondo socio-sanitario offrendo vari contenuti informativi sulle difficoltà tipiche dell’età anziana, fra cui:

Leggi: Asphi, 28/04/2020


La strage degli anziani nelle RSA, la disfatta di un Paese

Enzo Costa, presidente nazionale Auser
È bastata una grave epidemia virale per sconvolgere il mondo in pochissimi mesi, sono saltate tutte le certezze di un’economia basata sulle leggi di mercato e sui consumi, è andata in crisi la finanza creativa, i grandi poli industriali e le grandi concentrazioni urbane si sono fermati, sono cambiate le abitudini delle popolazioni, è accaduto quello che nessuno aveva mai ipotizzato che potesse accadere.
Il pianeta si è fatto trovare impreparato a reagire a questo attacco virale, il risultato è catastrofico sono morte centinaia di migliaia di persone, i luoghi di cura come gli ospedali e le RSA sono diventati luoghi di contagio, sono mancati gli strumenti minimi essenziali di protezione individuale, la ricerca affanna nel trovare cure e farmaci di prevenzione, a distanza di quattro mesi dall’inizio dell’epidemia non siamo in grado di poter dire, con buona approssimazione, quando finirà, quando tornerà la normalità, anche se tutti siamo consapevoli che niente tornerà come prima.
Quella che stiamo vivendo è una crisi che ci siamo meritata, per troppi anni abbiamo percorso strade che avevano come unico obbiettivo l’arricchimento individuale a discapito dell’ambiente, delle tante persone che soffrono, della povertà che continuava ad avanzare, delle genti che scappano dalle guerre e dalla fame.
Abbiamo passato anni ad erigere muri, a chiudere porti a costruire climi di paure e fobie rivolte verso altri essere umani per poi accorgerci che il problema eravamo noi, era la nostra così detta “modernità”.

Leggi: Auser


Fase 2, Pedretti: non solo lavoratori. Pensare anche ad anziani, ragazzi e bambini

“È un bene che si sia lavorato con i Sindacati alla definizione di un protocollo per mettere in sicurezza i lavoratori e per permettere alle aziende di ripartire.
Nel piano del governo ci sono però ancora delle grandi mancanze”. Lo scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti sul suo profilo Facebook.
“Non si parla – continua Pedretti – di come riaprire il paese alla generalità dei cittadini, che non sono solo ed esclusivamente lavoratori. Penso in primis agli anziani ma anche ai giovani e ai bambini.
Non c’è traccia di misure che riorganizzino i servizi socio-sanitari sul territorio aprendo così ad una molteplicità di problemi che in realtà andrebbero affrontati con urgenza”.
“Servono – conclude il Segretario generale dello Spi-Cgil – idee chiare, servono risorse e serve soprattutto un confronto vero. Per ora non vediamo nulla di tutto questo ed è molto preoccupante”.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

lunedì 27 aprile 2020
Coronavirus/Anziani e terapie intensive, coinvolgere i geriatri nelle scelte strategiche

In piena pandemia da coronavirus, e in tempi in cui gli anziani sono percepiti come un peso crescente per il sistema sanitario, la notizia di una donazione a beneficio del reparto di Geriatria dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia infonde speranza verso il futuro e stimola profonde riflessioni, anche alla luce del recente dibattito innescato dalla diffusione di un documento “riservato” della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) sui criteri di selezione dei pazienti bisognosi di terapia intensiva quando il loro numero superi quello dei posti letto disponibili. Area di riflessione che da una parte è trasversale a tutta la medicina nella sua interezza (e quindi non di appannaggio di singole aree specialistiche), e dall’altra è meritevole – anziché di un tardivo “grido di dolore”, come in proposito ebbe a dire Filippo Anelli, presidente FNOMCeO – di più tempestive azioni di denuncia e battaglie di stimolo dirette alle istituzioni, davanti al progressivo calo di risorse della sanità nel nostro Paese.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Abbiamo chiesto servizi, ma anche sostegni economici e pensioni a 600 euro

«Dal prossimo Decreto Legge – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH – ci aspettiamo non solo chiarezza e velocità di applicazione su congedi, permessi e flessibilità lavorativa, ma anche un intervento articolato, solido e strutturale a sostegno dell’emergenza che tante famiglie, tante persone con disabilità, tanti caregiver stanno attendendo. Abbiamo chiesto, infatti, non solo servizi, ma anche, vista la straordinarietà della situazione, indispensabili sostegni di natura economica, ad iniziare dall’innalzamento delle pensioni e degli assegni per invalidità civile a 600 euro»
Loghi di tutte le forme di disabilità, su sfondi colorati«Alle numerose richieste pervenute ai nostri sportelli e alle nostre Associazioni federate – dichiara in una nota Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commentando il Decreto del Presidente del Consiglio sulla cosiddetta “fase 2”, presentato ieri sera, 26 aprile, da Giuseppe Conte – rispondiamo che questo Decreto non contiene ancora quelle misure a sostegno delle famiglie che pure il Presidente del Consiglio ha preannunciato. Il primo atto, quindi, in cui ci si può attendere un’azione decisa a sostegno delle famiglie sarà notoriamente il Decreto Legge che il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità approverà prima della fine del mese. Congedi, permessi, bonus e sostegni per i mesi a venire saranno quindi definiti in quell’atteso Decreto Legge».

Leggi: Superando, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Immobiliare, affitti di case e negozi in crisi in attesa degli aiuti del Governo

L’impatto sul mercato, abitativo e non, sarà pesante: servono interventi sostanziosi. I proprietari e gli inquilini degli oltre sei milioni di unità locate misurano i danni
Proprietari e inquilini di oltre 6 milioni di immobili affittati misurano i primi danni della crisi e aspettano le prossime mosse del Governo. Dopo il tax credit di marzo – limitato ai negozi in categoria catastale C/1 – bisogna ricomporre il puzzle degli annunci, dal titolare dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al sottosegretario al Mef, Maria Cecilia Guerra. Si va verso un’estensione degli aiuti agli autonomi e agli immobili diversi dai negozi, con una dote «sostanziosa» di 2 miliardi destinata anche alla bollette. Gli affitti commerciali sono i primi a soffrire, e in molti casi continueranno a farlo anche durante la fase-2. «Ci sarà certamente una capacità reddituale più contenuta da parte degli inquilini, cui si aggiungono fenomeni come morosità e richieste di rimodulazione del canone», osserva Luca Dondi, direttore generale di Nomisma. Una situazione aggravata dal fatto che in Italia oltre il 50% del mercato è in mano alle persone fisiche: 810mila negozi e 171mila uffici, che per molte famiglie costituiscono una componente reddituale significativa. Commenta Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «Ci sono grandi marchi che fin da inizio marzo hanno smesso di pagare, inviando ai locatori lettere inaccettabili in cui dichiarano di ritenere non dovuto il canone; mentre molti piccoli esercenti hanno cercato il dialogo e un accordo». Confedilizia chiede da mesi il ripristino della cedolare secca sulle nuove locazioni dei negozi e l’estensione ai contratti già in essere. Ogni anno, in effetti, vengono stipulati circa 360mila nuovi contratti per immobili non abitativi, di cui però i negozi sono solo una parte.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore. 27/04/2020


sabato 25 aprile 2020
Anziani isolati? Incostituzionale

Potrà il Vescovo di Roma raggiungere la sua cattedrale (San Giovanni in Laterano), passando necessariamente in territorio italiano? Dipende. Se, come emerge da un ‘ intervista su Repub blica del ministro Boccia, dovesse esser vietato agli ultrasettantenni uscire di casa, e se tal misura si applicherà anche ai cittadini stranieri, niente da fare per papa Francesco: confinato. Difficoltà in vista anche per il Presidente Mattarella, che dovrà rinunciare, che so, a portare una corona all ‘ A lt ar e della Patria il 2 giugno pur di non infrangere una qualche neo-norma. Non c ‘ è su questo tema, a quel che pare, nessuna bozza di legge o di decreto, ma tutti ne parlano. Si apprestano intanto raccolte di firme fra ultra-settantenni in gran forma, che rivendicano (giustamente) la propria libertà di movimento. Sull ‘ argomento hanno scritto il giurista Vladimiro Zagrebelsky sulla Stampa del 14 aprile e il sociologo Antonio Schizzerotto sul Corriere del Trentino del 16 aprile, e vi ha dedicato una trasmissione radiofonica Tutta la città ne parla (fra gli altri, il geriatra Alberto Cestèr e Sabino Cassese). E non è finita, non finirà certo qui. DUE O TRE COSE da dire in merito forse ci sarebbero. Primo: la Costituzione (art. 16) non dice solo che ” ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazio nale “. Aggiunge che qualsiasi limitazione, anche ” per motivi di sanità ” può esser fatta solo ” in via generale “, e dunque non può colpire una fascia di età, un ‘ inclina zione sessuale, una religione, un ‘ etnia d ‘ origine.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 25/04/2020


sabato 25 aprile 2020
Affitto, per il Sunia misure solo parziali nella conversione del Dl “Cura Italia”

Misure importanti ma insufficienti: così il Sunia (sindacato inquilini) giudica la conversione in legge del Dl 18/2020. Il provvedimento contiene due ulteriori novità introdotte nel testo del maxi emendamento approvato dal Senato: un prolungamento della sospensione degli sfratti sino al 1 settembre 2020, nel testo originario era previsto il 30 giugno, inoltre con due emendamenti all’articolo 65 sono adottate modalità più rapide per la ripartizione delle risorse del fondo di sostegno all’affitto per il 2020 (60 milioni) e per la morosità incolpevole 2020 (9,5 milioni) con un intervento diretto dei Comuni nella gestione unificata delle risorse. Ma per il Sunia le misure non sono sufficienti.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 25/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Una proposta concreta per la ripresa post coronavirus

In Italia vi sono 8 milioni di immobili che compongono un milione di edifici condominiali, in cui vivono 11 milioni di famiglie pari al 60% degli italiani. Dopo il coronavirus, che speriamo a breve venga debellato, avremo conseguenze economiche pesanti: centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti, autonomi, imprese e professionisti, potrebbero restare senza lavoro.
Neanche le pensioni resteranno immuni se la produzione e l’attività economica non ripartono, le pensioni, infatti, vengono pagate con i contributi versati da coloro che lavorano.
Il post emergenza
La crisi sarà devastante se non si corre velocemente ai ripari, cercando di limitare i danni. Moltissima gente rischia di sprofondare nella miseria. La sopravvivenza all’epidemia è la priorità, ma non è sufficiente: senza produzione di beni e servizi la vita sarà compromessa, i sostegni economici, se non bene impiegati, verranno erosi facilmente già nel breve periodo.
Dobbiamo fare qualcosa e ciascuno di noi dovrà cercare di proporre delle soluzioni realistiche per i settori di sua competenza. Senza lavoro non c’è produzione, senza domanda non c’è offerta e senza entrambi, in carenza di accumulazione di capitali e di produzione di ricchezza e di beni, ci si avvia verso un triste declino di stagnazione.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Decreto 18 “Cura Italia” convertito in legge: misure importanti ma parziali. É urgentissimo intervenire sulle gravi difficoltà degli inquilini a pagare gli affitti

Con la conversione in legge del Decreto 18 “Cura Italia” la Camera oggi ha approvato un provvedimento che recepisce il testo approvato dal Senato con alcune modifiche.
Sulle problematiche abitative il provvedimento contiene due ulteriori novità introdotte nel testo del maxi emendamento approvato dal Senato: un prolungamento della sospensione degli sfratti sino al 1 settembre 2020, nel testo originario era previsto il 30 giugno, inoltre con due emendamenti all’articolo 65 sono adottate modalità più rapide per la ripartizione delle risorse del fondo di sostegno all’affitto per il 2020 (60 milioni) e per la morosità incolpevole 2020 (9,5 milioni) con un intervento diretto dei Comuni nella gestione unificata delle risorse.
Ovviamente queste misure, unitamente all’intervento sui mutui e alla detrazione dei canoni delle locazioni commerciali da parte del conduttore, sono importanti ma parziali e non affrontano i nodi complessi degli effetti della crisi sugli inquilini, sui lavoratori e sugli studenti fuori sede, con le perdite improvvise di redditi, che rendono impossibile per molti il pagamento dell’affitto in questi mesi.

Leggi: Sunia, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Sette errori gravi con le Rsa ma il sistema era già in crisi E in Europa è andata peggio»

La ricerca Bocconi: investimenti e operatori, molto da rivedere
«In Italia come nel resto d’Europa il problema è simile: durante l’esplosione della pandemia le case di riposo non sono state considerate tra le priorità di intervento delle politiche pubbliche. Il tutto è avvenuto in un settore già fortemente in crisi». Elisabetta Notarnicola, insieme con Andrea Rotolo, docenti del Cergas Bocconi, stanno svolgendo un’analisi su cosa non ha funzionato nelle residenze sanitarie assistenziali, le ormai note Rsa. Qui secondo l’Oms si conta quasi un decesso su due dei morti totali da coronavirus. Nessuno si è preoccupato di proteggerle, come dimostrato dalle inchieste del Corriere delle ultime settimane, prima che diventassero cimiteri.
Cos’ha travolto le Rsa portando a un dramma umano e sociale?
« Le case di riposo, che non hanno tra il proprio personale le stesse professionalità specialistiche degli ospedali, si sono trasformate nei fatti in piccoli reparti Covid-19, senza possibilità di organizzare un’assistenza sanitaria adeguata.Il Cergas Bocconi ha avviato una ricerca orientata a raccogliere elementi sulle principali difficoltà registrate dalle case di riposo durante l’emergenza coronavirus. Da un primo round di raccolta di testimonianze emergono sette aree di criticità».

Leggi: Corriere della Sera, 24/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Covid-19 e ascensore: l’amministratore detta le regole sull’uso sicuro

L’uso va limitato a due persone se in presenza di grandi macchinari che consentano la distanza legale o uso singolo in caso di dimensioni limitate
La grave crisi sanitaria dovuta al Covid 19 e la conseguente decretazione governativa e regionale hanno riproposto maggiormente all’attenzione degli condomini e dei terzi l’uso e la considerazione delle parti e degli spazi comuni condominiali. In tale contesto si è mossa anche la normativa regionale e, in particolar modo, l’ordinanza della Regione Lombardia n. 528 dell’11 aprile 2020 ha sancito il divieto degli assembramenti di più di due persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico come la Corte di cassazione civile, con la sentenza n. 28853 del 15 luglio 2009, conformandosi ad un orientamento ormai consolidato, ha ribadito che le parti comuni di uno stabile condominiale debbono essere considerate luogo aperto al pubblico; in particolare, è parte comune condominiale l’ascensore; essa costituisce parte comune dell’edificio tanto che l’art. 1117 n. 3 del Codice Civile annovera espressamente detto impianto fra i beni e i servizi che si presumono comuni a tutti i condomini, salvo risulti diversamente dal titolo.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 23/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Lasciare a casa gli anziani è discriminatorio

“Lasciare a casa gli anziani e distinguere la riapertura del paese per fasce d’età è discriminatorio. Non sono dei semplici numeri ma uomini e donne in carne ed ossa con esigenze fisiche, psicologiche e sociali come tutti gli altri.
Il governo non può pensare di procedere in questa direzione senza peraltro confrontarsi con sindacati e associazioni del volontariato che rappresentano milioni di anziani”.
Lo dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti che nei giorni scorsi aveva richiesto al governo insieme agli altri sindacati dei pensionati di essere coinvolti nell’organizzazione e nella gestione della Fase 2.
“Servono – continua Pedretti – protezioni, tamponi e test sierologici a tappeto. Ci vuole giudizio, attenzione al tessuto sociale e comprensione della complessità della nostra società. Bisogna mettere in sicurezza il paese per permettere a tutti indiscriminatamente dalla propria età di riprendere progressivamente la propria vita. Non si può davvero governare così questa situazione”.

Leggi: Spi-Cgil, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Non si possono lasciare a casa gli anziani. Le loro testimonianze

Pochi giorni fa il sindacato dei pensionati della Cgil aveva lanciato l’allarme: con l’inizio della Fase 2 non si potranno lasciare gli anziani chiusi in casa per un tempo più prolungato degli altri. Oggi ritorna sul tema il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti dalla sua pagina Facebook: “Lasciare a casa gli anziani e distinguere la riapertura del paese per fasce d’età è discriminatorio. Non sono dei semplici numeri ma uomini e donne in carne ed ossa con esigenze fisiche, psicologiche e sociali come tutti gli altri”.
Lo Spi Cgil, insieme agli altri sindacati dei pensionati di Cisl e Uil e alle associazioni di volontariato Auser, Anteas e Ada, pochi giorni fa avevano lanciato un appello al governo sottolineando proprio il pericolo insito nella possibilità di chiedere agli anziani di restare a casa ancora per altri mesi. Se così fosse, si metterebbe a repentaglio la salute di tante persone che hanno bisogno di cure, controlli medici e di una vita sociale, seppur entro le regole previste dall’emergenza.
Vero, non si parla di numeri, ma di persone in carne ed ossa. Marcella vive da sola a Roma, ha quasi novant’anni. Esce un paio di volte a settimana per piccoli acquisti sotto casa e per comprare il giornale. “Sono stufa di vivere così, non vedo mai nessuno, mi sento sola. Ora viviamo in un’altra dimensione e ho anche perso il senso del tempo. Mi sento inchiodata come la farfalla nella teca”.

Leggi: Liberetà, 22/04/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 27 aprile 2020
Il lato opaco delle Residenze per anziani

“Non doveva accadere”. Non usa mezzi termini, Alessandra Romano, segretaria generale dello Spi Cgil Roma e Lazio, per denunciare insieme ai colleghi di Fnp e Uilp pensionati, i ritardi con cui l’Unità regionale di crisi ha inviato lettere ai Prefetti, ai Direttori generali delle Asl, a tutti i sindaci della regione per iniziare un monitoraggio nelle strutture per anziani e capire cosa stesse accadendo nelle Rsa e Case di Riposo, circa 600 in tutto, con 12 mila posto letto.
Solo dopo le denunce e le richieste pressanti delle tre organizzazioni sindacali, i controlli, stavolta a tappeto, sono stati finalmente avviati. L’ultimo bollettino parla di 534 strutture controllate.
Il prezzo però, è inaccettabile: 174 persone decedute nelle Rsa, senza contare i tanti ospiti e gli operatori contagiati. Per la Romano, nulla è avvenuto per fatalità.
“Abbiamo denunciato all’assessore alla Sanità del Lazio D’Amato lo stato di criticità in cui versavano le strutture residenziali. I controlli effettuati hanno aperto lo scenario sul mancato rispetto dei criteri per cui queste strutture hanno ottenuto l’accreditamento, sugli organici ridotti al minimo e spesso sottoinquadrati. Lavoratrici e lavoratori privati di diritti e del riconoscimento delle professionalità. Ci sono casi in cui il responsabile della direzione della struttura non aveva neanche i requisiti per svolgere la sua funzione. Tutto questo è anche frutto della trasformazione, con la privatizzazione, delle Rsa e delle Case di riposo in un grande business per piccoli e grandi potentati. Se a questo si aggiungono un numero di controlli né sufficienti né sistematici, si capisce perché alla prima tempesta il castello sia crollato”.

Leggi: Liberetà, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Rinviare il nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia

Numerose organizzazioni della Lombardia, impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, hanno chiesto alla propria Regione di rinviare l’avvio del nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza alla fine dell’emergenza coronavirus, per non creare ulteriori fonti di stress a numerose persone e famiglie coinvolte. Inoltre, il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione LEDHA ha rilevato alcuni aspetti problematici sotto il profilo della legittimità, in due recenti Deliberazioni sul medesimo tema, prodotte dalla Giunta Regionale Lombarda
Numerose organizzazioni della Lombardia, impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità (se ne legga in calce l’elenco completo), hanno chiesto alla propria Regione di rinviare l’avvio del nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza, tramite una lettera inviata a Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche Sociali, Abitative e Disabilità, oltreché al direttore generale del settore, Giovanni Daverio.

Leggi: Superando, 27/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Bologna. Le associazioni dei proprietari e degli inquilini di Bologna e provincia chiedono un incontro urgente per affrontare il gravissimo disagio conseguente alla crisi economica e sociale derivante dalla pandemia

Il 23 aprile le associazioni della proprietà immobiliare e degli inquilini di Bologna e provincia hanno redatto un documento unitario con il quale hanno chiesto un incontro urgente alla Città Metropolitana per affrontare il gravissimo disagio conseguente alla crisi economica e sociale derivante dalla pandemia in corso che vede locatori e conduttori in estrema difficoltà.
In particolare le Associazioni hanno chiesto l’adozione di provvedimenti di sostegno al settore delle locazioni commerciali ed abitative:
– l’immediato spostamento delle scadenze IMU e TARI al mese di dicembre;
– la una riduzione dell’IMU ai proprietari che accettano di rinegoziare i contratti, sia per gli usi diversi che per uso abitativo, per studenti fuori sede e lavoratori in difficoltà;
– un sostegno a chi deciderà di passare dai contratti liberi a quelli concordati da estendere alla locazione breve e o turistica ai B&B.

Leggi: Sunia, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Toscana, un numero verde per la spesa agli over 70

Servizio spesa e consegna a domicilio a sostegno di cittadini con oltre 70 anni in condizioni di fragilità grazie a un protocollo di intesa siglato oggi, 24 aprile, tra Regione Toscana, Anci e organizzazioni sindacali di categoria, in collaborazione con le associazioni di volontariato
Servizio spesa e consegna a domicilio a sostegno di cittadini con oltre 70 anni in condizioni di fragilità grazie a un protocollo di intesa siglato oggi, 24 aprile, tra Regione Toscana, Anci e organizzazioni sindacali di categoria, in collaborazione con le associazioni di volontariato. Il progetto, che prevede l’attivazione del numero unico regionale 800 117 744, riguarda esclusivamente il servizio di spesa e consegna a domicilio dei beni di prima necessità (alimenti, igiene personale e della casa, farmaci) alle persone anziane che, in seguito alle attuali misure restrittive dovute al Coronavirus, non possono uscire dalla propria abitazione e che, a causa delle precarie condizioni di salute e di autonomia, non possono provvedere autonomamente alla spesa e non possono contare su aiuti familiari. Il progetto si estende, inoltre, alle persone con grave disabilità e con patologie croniche ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita. Il servizio, operativo da lunedì prossimo 27 aprile, sarà effettuato per tutta la durata del periodo emergenziale Covid-19.

Leggi: Redattore Sociale, 24/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Il Comune di Milano in prima linea nel contrasto all’emergenza

Si ringraziano per le informazioni e le riflessioni fornite, Daniela Attardo e Alessandro Cassuto del Comune di Milano.
Il Comune di Milano è stato letteralmente travolto dall’emergenza Covid-19.
Tutti gli sforzi si sono concentrati sulle attività che, nell’attuale momento, rivestono carattere di priorità ed urgenza, con particolare riguardo ai più fragili. I servizi non essenziali sono stati rimandati o riconvertiti. Questa la linea data dall’amministrazione in queste concitate settimane, che vedono il servizio sociale in prima linea a fianco dei sanitari e della Protezione Civile.
Ma andiamo per ordine, seguendo l’articolazione proposta dalla Circolare n. 1 del 27.3 a cura del MLPS, che dà alcune indicazioni ai servizi, pur lasciando ampio margine di discrezionalità ai territori anche in considerazione dei differenti bisogni e interventi da garantire.

Leggi: Welforum, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Rsa: Torino, Alessandria e le cifre che non tornano dal Piemonte

Mentre ad Alessandria un pool di magistrati indaga sulle troppe morti sospette nelle case di riposo e a Torino esplodono nuovi casi ogni giorno (ultimo in ordine di tempo quello della Rsa Carlo Alberto), l’autentico balletto delle cifre che è andato in scena alla fine della settimana scorsa sul numero dei decessi nelle Rsa, sta lì a testimoniare che in Piemonte la situazione nelle strutture residenziali per anziani è tutt’altro che sotto controllo.
Sotto accusa finisce un rapporto della Regione che riassumeva l’andamento dei decessi totali nei primi tre mesi dell’anno confrontandoli con quelli dello scorso anno, e che un’indagine indipendente dello Spi Cgil ha smentito su tutta la linea. Alla fine il rapporto è stato accantonato.
I fatti li spiega Graziella Rogolino, segretaria regionale con delega alla Sanità e alle
Politiche sociali dello Spi-Cgil. “La Regione ha conteggiato i decessi avvenuti nelle Rsa nel trimestre gennaio-marzo, spalmando su tre mesi i numeri che sono concentrati in realtà in modo prevalente a marzo. In tutte le Asl della regione il numero dei deceduti sarebbe passato così dal 2471 del 2019 ai 2882 di quest’anno, e tra questi soli 252 casi per Covid 19 dichiarati. Nelle Rsa di Torino si sarebbe passati da 322 a 351 e i casi accertati di coronavirus sarebbero appena 4”.

Leggi: Liberetà, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Anziani e disabili, l’Emilia Romagna rilancia il sistema integrato dei servizi

Cooperative sociali soddisfatte dell’incontro avuto ieri con la Regione. Condivise 5 nuove azioni. “Le cooperative sociali gestiscono quasi il 70% dei posti accreditati in Regione. Parliamo di circa 500 servizi accreditati frequentati da 23 mila persone nelle residenze e 4.500 nei centri diurni, con altri 18.200 utenti fragili che vengono seguiti con assistenza domiciliare”
“La Regione Emilia-Romagna ha confermato la validità del sistema integrato di welfare, riconoscendo alla cooperazione sociale un ruolo fondamentale nella co-progettazione e nella gestione di servizi alla persona, a partire da quelli per anziani e disabili”. E’ quanto segnalano in una nota le centrali cooperative riunite nell’Alleanza Cooperative Sociali Emilia-Romagna, dopo l’incontro di ieri con la vicepresidente della Regione Elly Schlein e l’assessore alla Sanità Raffaele Donini.

Leggi: Redattore Sociale, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Coronavirus, tutti gli errori nelle direttive alle Rsa: zero tamponi, zero mascherine. «E i parenti potevano entrare»

Le Rsa sono diventate un’autostrada del coronavirus già due settimane prima della delibera della Lombardia che chiedeva di ospitare i pazienti usciti dagli ospedali. Tutti gli errori, dalle mascherine assenti agli ambulatori aperti
di Armando Di Landro, Simona Ravizza, Gianni Santucci
Venti giorni di visite dei parenti mentre l’epidemia dilaga. Incontri senza mascherine: moltiplicatori del contagio. E poi, ambulatori aperti, sempre senza protezioni. Infine, i tamponi sospesi dal 10 marzo, quando febbri e polmoniti ormai devastano gli anziani. Il Covid-19 dilaga nelle case di riposo mentre le autorità ragionano sul rafforzamento delle terapie intensive degli ospedali e sulle chiusure di scuole, bar, negozi: senza occuparsi di blindare i luoghi più a rischio. L’obiettivo torna sulle Rsa solo quando diventano dei cimiteri.
A due mesi dalla scoperta del primo caso di coronavirus in Italia, incrociando decine di documenti pubblici e riservati, e centinaia di testimonianze, il Corriere può dare chiara evidenza del fatto che per proteggere gli anziani andava alzato un muro di protezione intorno alle case di riposo. Andava fatto subito. Perché (quasi) tutto è accaduto nelle prime due settimane: dopo, c’è stato solo da contare le salme.

Leggi: Corriere della Sera, 23/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Perché chiediamo una profonda revisione del Piano Socio Sanitario Lombardo

«La situazione che stiamo vivendo – scrive Alessandro Manfredi, presidente della Federazione LEDHA – ci deve portare a riconsiderare profondamente i contenuti del Piano Socio Sanitario Regionale della Lombardia. Riteniamo infatti necessario un profondo cambiamento del sistema di welfare sociale regionale per la disabilità, basato sulla necessità di riconoscere il diritto universale alla presa in carico della persona con disabilità e al suo accesso a un processo di valutazione multidimensionale orientato alla progettazione individuale per la vita indipendente»
La situazione che stiamo vivendo ci deve portare a riconsiderare profondamente i contenuti del Piano Socio Sanitario Regionale della Lombardia.
Questo strumento era da noi già considerato un documento debole, almeno per le parti che ci riguardano. Alla disabilità e alla non autosufficienza è stato dedicato un capitolo di due pagine e mezza. Il punto dirimente, e su cui si dovrebbe impostare una nuova progettualità sulla disabilità, è che fino ad oggi non si è dato seguito alle nostre richieste di un sistema di welfare maggiormente basato sulla presa in carico e sulla progettazione personalizzata, senza riuscire a mettere in pratica e a attuare questi princìpi.

Leggi: Superando, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Sicilia: anche un esperto di disabilità per gestire la “fase 2”

«Il gruppo di lavoro chiamato a programmare la cosiddetta “fase 2” nella Regione Siciliana deve essere integrato da un componente esperto di disabilità, che conosca molto bene le diversificate necessità delle persone con disabilità»: lo ha scritto l’Ufficio Nazionale del Garante delle Persone con Disabilità, in una lettera inviata ai referenti istituzionali della propria Regione e anche all’Autorità Regionale del Garante in Sicilia, ribadendo quanto sottolineato da varie Associazioni, ovvero che durante l’attuale emergenza le persone con disabilità sono divenute ancora più “invisibili”
Mappa della Sicilia con loghi della disabilità«La “compressione” dei diritti delle persone con disabilità, già registrata nella prima fase dell’emergenza, non può proseguire con la stessa intensità e ogni azione del Governo deve, per forza di cose, tenere presente le specifiche esigenze, di diverso tipo delle stesse persone con disabilità. Questo Ufficio è, quindi, del parere che il gruppo di lavoro chiamato a programmare la cosiddetta “fase 2” nella Regione Siciliana, debba essere integrato da un componente esperto di disabilità, che conosca molto bene le diversificate necessità delle persone con disabilità nel territorio siciliano, avendo riguardo ai corrispondenti modelli specifici di approccio e alla complessità degli interventi in loro favore».

Leggi: Superando, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Nelle Rsa della Liguria, tra ritardi ed errori di gestione

Più di trecento morti, un terzo dei decessi totali, sono avvenuti nelle strutture residenziali extra ospedaliere, Residenze assistite, Case di riposo e simili
Anche la Liguria, regione c