Notizie

 Gli anziani sono stati già dimenticati?

“Non abbiamo ancora superato del tutto la fase dell’emergenza e gli anziani sembrano essere già finiti nel dimenticatoio. Si nominano task force, si chiamano a raccolta gli esperti, si convocano stati generali.
Si parla di piani per la ripresa, di lavoro e di sviluppo, che va bene, ma non si parla di welfare e di quello che serve agli anziani”.
A lanciare l’allarme è il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti con un video pubblicato sulla pagina Facebook del Sindacato.
“Prima che scoppiasse questa emergenza – continua Pedretti – dicevamo che bisognava riformare nel profondo il nostro stato sociale e chiedevamo in particolare una legge nazionale sulla non autosufficienza. Avevamo molta ragione e continuiamo ad avercela.
C’è bisogno di domiciliarità e di assistenza. C’è bisogno di ripensare le case di riposo perché quello che è successo non accada mai più. C’è insomma bisogno di un nuovo welfare, oggi più che mai”.
L’ultimo passaggio del suo intervento il Segretario generale dello Spi-Cgil lo dedica al tema dello scontro tra generazioni, che sembra ritornare in auge.
“I bisogni degli anziani – sostiene Pedretti – vengono ancora messi in contrapposizione a quelli dei giovani e dei bambini. È insopportabile, è ingiusto, non è vero.
Noi sappiamo che cosa significa tenere insieme le generazioni perché abbiamo figli e nipoti e perché facciamo tanto con e per i giovani. Ci vogliono dividere ma anche questa volta non ci riusciranno perché noi non glielo permetteremo”.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

martedì 30 giugno 2020
Welfare. Cgil: “Universale e inclusivo, il disagio sociale aumenterà”

Presentazione del XI Rapporto sulla contrattazione sociale territoriale dell’Osservatorio Cgil-Fdv-Spi. Serve “una coerente ed efficace politica sociale e territoriale al tempo della pandemia e della fase di ripresa”
Serve “una coerente ed efficace politica sociale e territoriale al tempo della pandemia e della fase di ripresa”. Il percorso di “rilancio e diffusione della contrattazione sociale va ripreso con ancora piu’ forti motivazioni. Anzi, la situazione che ci viene consegnata con la pandemia richiede uno sforzo straordinario e aggiuntivo perche’ l’azione territoriale, vicino alla nostra gente, e’ ancora piu’ importante ora”. Lo sottolinea il segretario confederale Roberto Ghiselli, durante la presentazione del XI Rapporto sulla contrattazione sociale territoriale dell’Osservatorio Cgil-Fdv-Spi. La Cgil ha esaminato l’attivita’ della contrattazione sociale del 2019 con un occhio al futuro. In occasione del convegno su ‘Dopo l’emergenza. Un welfare piu’ forte per diritti universali’ trasmesso su Facebook e Collettiva.it, il sindacato guidato da Maurizio Landini ha esaminato gli accordi siglati con le amministrazioni pubbliche: si tratta di 874 documenti di cui 681 sono accordi, 164 verbali e 29 Piattaforme. Rispetto al 2018 il calo dei documenti e’ di oltre 2001. “In parte- spiega la Cgil- cio’ e’ dovuto alla diminuzione delle intese in alcune aree del Paese, in misura piu’ o meno accentuata (Emilia Romagna, Piemonte, Veneto)”.

Leggi: Redattore Sociale, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
Rsa, per gli anziani lockdown senza fine. In Piemonte la metà delle strutture è ancora chiusa

I gestori alla Regione: regole chiare. I sindacati pronti a costituirsi parte civile nei processi per le vittime Covid
Il lock down è già entrato nell’album dei ricordi ma ad oggi almeno il 50 per cento delle Rsa, le residenze sanitarie per anziani, è ancora blindata o semi-blindata. «Numero per difetto – precisa Michele Assandri, segretario regionale Anaste, tra le principali associazioni di categoria -: non dimentichiamo che nelle struttura piemontesi ci sono ancora oltre un migliaio di ospiti positivi». E’ uno dei temi che frenano il ritorno all’attività ordinaria in gran parte delle oltre 700 Rsa piemontesi, compreso il ripristino delle visite per i famigliari e per i parenti. L’altro è l’assenza di chiarezza. E quindi il timore, da parte dei gestori, di assumersi responsabilità a fronte di un quadro che per molti versi resta evanescente, nonostante le linee-guida emanate dalla Regione. La protesta Un fronte rovente, sul quale hanno preso posizione anche i confederali. Ieri il lancio della campagna “Senza radici non c’è futuro”, promossa dalle segreterie regionali di Spi Cgil – Fnp Cisl – Uil Piemonte di fronte al “Convitto Principessa Felicita di Savoia”. «Stiamo valutando di costituirci parte civile nelle azioni giudiziarie che attengono ai decessi nelle Rsa», spiega Lorenzo Cestari, Uil Pensionati. In vista del confronto in Regione i sindacati chiedono la revisione totale della lungodegenza, maggiori risorse per la domiciliarità e il rafforzamento della sanità territoriale.

Leggi: La Stampa, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
«Nelle Rsa vogliamo medici e infermieri» La richiesta dei sindacati

Guidotti (Cisl): «La strage si poteva evitare»
Dopo la strage, adesso tutti vogliono la rivoluzione nelle Rsa, perché gli oltre seicento ospiti morti finora causa pandemia non si debbano mai più piangere. «In queste strutture, il peso delle figure sanitarie deve aumentare. Occorrono infermieri e medici interni, gli ospiti non possono più essere seguiti dal medico di famiglia, che arriva e se ne va. È una barzelletta. E non basta che la presenza di un direttore sanitario, perché la sua funzione è solo organizzativa», spiega Lorenzo Cestari della Uil pensionati.
Lo fa davanti al portone di ingresso del Convitto Principessa Felicita, nel verde della collina torinese, divenuto noto anche per l’audio di una oss che descriveva la situazione difficile nei giorni più duri dell’emergenza. Qui – secondo la direzione del Convitto – ci sono stati 82 ospiti positivi e una ventina deceduti causa Covid. Un luogo tristemente simbolico. Dove Uil, Cgil e Cisl annunciano anche di volersi costituire parte civile negli eventuali processi penali per le morti in Rsa. «Perché – dicono – che le cose cambino davvero». I sindacati chiedono un maggior controllo della Regione su queste strutture. E pure che alle Rsa si ricorra sempre meno, lasciando gli anziani a casa loro e aiutando le famiglie con un assegno di cura, il passaggio periodico di medici e infermieri, altri tipi di sostegno.

Leggi: Corriere della Sera, 30/06/2020


martedì 30 giugno 2020
Il “Bonus Caregiver Familiari” darebbe dignità a persone che vivono nell’ombra

«Il “Bonus Caregiver Familiari” sarebbe un segno tangibile per uscire dall’indifferenza e dal dimenticatoio in cui da sempre vivono i caregiver familiari, un indennizzo all’aggravio del lavoro di cura svolto in questi quattro mesi di emergenza in cui sono stati chiusi tutti i servizi alla persona con disabilità, un modo per dare dignità a persone che da sempre vivono nell’ombra»: lo ha scritto in una lettera al ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri il Gruppo Caregiver Familiari Comma 255, nato per volontà di numerosi genitori e congiunti di persone con disabilità grave.
Si chiama Caregiver Familiari Comma 255 ed è un Gruppo nato dalla volontà di numerosi caregiver familiari, genitori e congiunti di persone con disabilità grave, allo scopo di dare piena attuazione al riconoscimento di tale figura giuridica – quella del caregiver familiare, appunto – introdotta nell’ordinamento italiano dall’articolo 1, comma 255 della Legge 205/17 (Legge di Bilancio per il 2018).

Leggi: Superando, 30/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
I familiari degli ospiti delle Rsa scrivono al Garante: “Diritto all’affettività”

Lettera di 30 comitati aderenti all’associazione Felicita per chiedere il ripristino delle visite dei parenti. “Gli anziani delle Rsa subiscono il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità. Rifiutano di alimentarsi e danno segni di peggioramento dello stato di salute”
Gli ospiti nelle Rsa sono ancora isolati, i parenti chiedono che siano ripristinate le visite. E hanno scritto una lettera a Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, per chiedergli “di favorire l’istituzione di forme di controllo nazionale, affidate nelle singole strutture anche ai rappresentanti dei parenti, affinché sia garantito ovunque il diritto agli incontri, secondo modalità rispettose della sicurezza ma anche della privacy necessaria alla reale ripresa delle relazioni parentali indispensabili alla sopravvivenza degli anziani”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
 «Riflettere sugli errori per non ripeterli mai più»

L’omaggio alle vittime – L’incontro con Fontana, Gori e i sindaci della provincia «L’Italia si inchina davanti a chi è stato ucciso dalla malattia»
Mattarella a Bergamo per il Requiem al cimitero «Percorriamo con coraggio la strada della ripartenza»
Bergamo «A Bergamo c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto, che sa di non poter dimenticare… Bergamo oggi è l’Italia intera, il cuore della Repubblica, che si inchina davanti alle migliaia di donne e uomini uccisi da una malattia, ancora in larga parte sconosciuta e che continua a minacciare il mondo, dopo averlo costretto a fermarsi…».
Nel silenzio della sera, l’abbraccio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla terra più colpita dalla grande tragedia. Davanti a lui, al cimitero monumentale di Bergamo, distanziati e fasciati nel tricolore, 230 sindaci dei comuni della provincia venuti a commemorare le vittime del coronavirus. Una serata di commiato collettivo con l’orchestra del Teatro Donizetti a eseguire la Messa da Requiem del compositore bergamasco per una preghiera religiosa e laica al tempo stesso. «Il destino di tante persone e delle loro famiglie è cambiato all’improvviso – ha ricordato Mattarella prima che iniziassero a vibrare le note degli orchestrali, tutti mascherati tranne i fiati -. Vite e affetti strappati, spesso senza un ultimo abbraccio, senza l’ultimo saluto, senza poter stringere la mano di un familiare».

Leggi: Corriere della Sera, 29/06/2020


lunedì 29 giugno 2020
Sospensione degli sfratti al 31 dicembre, un primo segnale

Ora misure di ulteriore tutela degli inquilini in difficoltà per garantire la permanenza nell’abitazione ed evitare gli sfratti per morosità incolpevole.
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, Segretario generale del SUNIA
L’ulteriore sospensione degli sfratti esecutivi a fine 2020 approvato dalla Commissione Bilancio della Camera è un fatto positivo che accoglie una nostra proposta, ci attendiamo che sia confermata dall’aula e dal Senato con la conversione in legge definitiva del decreto 34.
Ora il Parlamento e il Governo devono inserire nel testo definitivo misure in grado di assicurare soluzioni immediate al grave disagio abitativo delle famiglie che riguardino:
aumento della dotazione del fondo di sostegno all’affitto;
criteri affidati alle regioni per dare risposte articolate per chi ha subito cadute dei redditi per effetto della crisi sanitaria, per le famiglie in difficoltà nel pagamento dei canoni già prima dell’emergenza, per chi subisce sfratto per morosità incolpevole;
porre un freno all’aumento vertiginoso dei nuovi procedimenti di sfratto che si sta verificando, agevolando con misure fiscali e contributi erogati con procedure accelerate, la rinegoziazione degli affitti da ridurre sensibilmente;
promuovere, con la sospensione da parte del magistrato delle nuove procedure, la rinegoziazione tra proprietario e inquilino all’interno di commissioni di negoziazione già previste dall’ordinamento;
un forte piano di rilancio dell’edilizia pubblica.
Confidiamo che queste proposte trovino risposte adeguate da Parlamento e Governo.

Leggi: Sunia, 29/06/2020


domenica 28 giugno 2020
Covid. Appello di 101 tra Premi Nobel ed ex capi di Stato per rendere il vaccino gratuito

Promosso dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, è stato firmato tra gli altri da Mikhail Gorbachev, Lech Walesa, Malala Yousafzai, Lula, Romano Prodi, George Clooney, Matt Damon, Sharon Stone e il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Invitiamo tutte le entità sociali, politiche e sanitarie a riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili legate a povertà, discriminazione, genere, malattia, perdita di autonomia o funzionalità o età”. L’APPELLO
Centouno leader, ex capi di Stato e di governo, premi Nobel e attori hanno firmato un appello, promosso dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, affinché “governi, fondazioni, filantropi e imprese sociali si facciano avanti per produrre e distribuire i vaccini in tutto il mondo gratuitamente”.
Nell’appello si rimarca come “Governi, fondazioni, organizzazioni finanziarie internazionali come la Banca mondiale e le banche di sviluppo regionale dovrebbero elaborare dettagli su come rendere i vaccini disponibili gratuitamente. Facciamo appello a governi, fondazioni, organizzazioni di beneficenza, individui filantropici e imprese sociali (vale a dire, le imprese create per risolvere i problemi delle persone senza trarne alcun profitto personale) di farsi avanti per produrre e / o distribuire i vaccini ovunque il mondo. Invitiamo tutte le entità sociali, politiche e sanitarie a riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili legate a povertà, discriminazione, genere, malattia, perdita di autonomia o funzionalità o età”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 28/06/2020


sabato 27 giugno 2020
Zingaretti: “La condizione degli anziani così non va, diciamo ‘basta Rsa’”

Prendersi cura delle persone in modo diverso, ripensare il Ssn. Il segretario del Pd: “Nell’Italia che dobbiamo costruire non si può pensare di lasciare la condizione degli anziani così come è stata fino a oggi. Basaglia diceva ‘basta manicomi’, noi diciamo ‘basta Rsa’”
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Roma – “Nell’Italia che dobbiamo costruire non si puo’ pensare di lasciare la condizione degli anziani cosi’ come e’ stata fino a oggi. Basaglia diceva ‘basta manicomi’, noi diciamo ‘basta RSA’ perche’ dobbiamo prenderci cura delle persone anziane in modo diverso. Dobbiamo ripensare il sistema sanitario unendo il sistema delle politiche sociali, puntando alla rete del territorio e rimettendo in discussione strutture come le RSA, per trovare forme nuove di presa in carico. Questa e’ una grande sfida. Quelle che abbiamo conosciuto finora non sono un modo degno di essere vicini alla generazione anziana e a chi ha bisogno. Troviamo forme nuove”. Nicola zingaretti, segretario Pd e presidente della Regione Lazio, lo scrive su Facebook.

Leggi: Redattore Sociale, 27/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Speranza: «Potevamo fare di più e meglio, la sanità ora va ripensata»

Il ministro della Salute intervistato dal direttore del Corriere Luciano Fontana: «Non abbassiamo la guardia, solo con il vaccino potremo davvero sconfiggere il virus»
«Pensare che la battaglia sia finita è un errore, solo con il vaccino potremo sconfiggere il virus. Se abbassiamo la guardia corriamo il rischio di commettere errori». L’appello alla prudenza arriva dal ministro della Salute Roberto Speranza, ospite del talk organizzato da Rcs Academy «La nuova Sanità: investimenti, spesa sanitaria e il contributo della digital health». Intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, Speranza ha parlato di mesi difficili, di un Paese che deve ripartire. Ha citato Papa Francesco: peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Il ministro ha voluto ringraziare «donne e uomini della sanità, all’altezza di questa sfida», le istituzioni e lo stesso Servizio sanitario nazionale, che hanno fronteggiato una «prova durissima».
Rapporto Stato-Regioni
Difficile è stata la decisione di misure senza precedenti, così come lo sforzo di rispettarle da parte dei cittadini. «Ma ci sono cose su cui potevamo fare di più e meglio — ha ammesso Speranza —, punti su cui sarà necessario lavorare: gli investimenti nella Sanità, la digital health, il rafforzamento della medicina di territorio». Con l’epidemia è emerso il tema del rapporto Stato-Regioni, ha sottolineato Luciano Fontana, ci sono stati momenti di tensione e incomprensione. «È un grande tema, che merita la massima attenzione, anche se tutti abbiamo fatto il possibile per mantenere relazioni istituzionali corrette. L’Italia corre il rischio del pendolo: si oscilla tra ultrafederalismo e centralismo. Serve invece un equilibrio, dobbiamo entrare nell’età matura dei rapporti tra Stato e autonomie» ha detto il titolare del Ministero di Lungotevere Ripa.

Leggi: Corriere della Sera, 25/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Medicina del territorio, ovvero il diritto di invecchiare a casa propria

Medicina del territorio e domiciliarità. Sono le parole chiave dei progetti di rilancio dei sistemi sanitari regionali. Da Nord a Sud i sindacati si stanno mobilitando per chiedere alle istituzioni un cambio radicale di rotta. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato il piano strategico proposto dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil avanzato nel Lazio. Ma anche altrove ci si muove nella stessa direzione. Come in Puglia, dove stamattina è stato presentato un Patto a sostegno della domiciliarità accompagnato dallo slogan “Il diritto degli anziani di invecchiare a casa propria”.
“Serve una svolta nella sanità territoriale”, hanno dichiarato a gran voce i segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. Giovanni Forte, Vitantonio Taddeo e Rocco Matarozzo hanno presentato il patto per ribadire come sia necessario, ora più che mai, cambiare rotta. Per i sindacati l’emergenza Covid 19 ha dimostrato chiaramente l’inadeguatezza del sistema sanitario pugliese. Per non parlare della situazione delle rsa della Regione, dove a causa del coronavirus si sono registrati ben 111 decessi.
Da dove iniziare dunque? Il punto di partenza è la legge regionale n.16/2019 per “l’invecchiamento attivo e in buona salute” che individua nella famiglia e nella casa il contesto per garantire condizioni di vita ideali per la terza età. I sindacati chiedono che venga attuata tempestivamente. Anche perché consideriamo che gli over 65 rappresentano ben il 23% della popolazione pugliese. L’assistenza domiciliare integrata, invece, organizzata sul territorio dalle Asl e dagli ambiti sociali, soddisfa solo il 2,3% di coloro che ne avrebbero diritto. Per questo è importante ripartire dal territorio, perché solo così si può far fronte ai problemi della non autosufficienza e delle cronicità.

Leggi: Liberetà, 25/06/2020


mercoledì 24 giugno 2020
Coronavirus, ‘curare prima giovani e poi anziani’: lo pensa un millennial su due

Ben 5 giovani su 10 in emergenza vogliono penalizzare gli anziani nell’accesso alle cure e nella competizione sulle risorse pubbliche. Più precisamente, il (il 39,2% nel totale della popolazione) ritiene che nell’emergenza sia giusto che i giovani siano curati prima degli anziani; inoltre il 35% dei giovani (il 26,9% nel totale della popolazione) è convinto che sia troppa la spesa pubblica per gli anziani, dalle pensioni alla salute, a danno dei giovani. E’ quanto emerge da un rapporto dell’osservatorio Censis-Tendercapital dal titolo ‘La silver economy e le sue conseguenze nella società post covid-19’.
“La pandemia ha creato anche una spaccatura intergenerazionale- spiega l’osservatorio- da una parte gli over 65, mediamente in buona salute, solidi economicamente, con vite appaganti e una riconosciuta utilità sociale, dall’altra i giovani. Un nuovo rancore sociale alimentato e legittimato da una inedita voglia di preferenza generazionale nell’accesso alle risorse e ai servizi pubblici, legata alla visione del longevo come privilegiato dissipatore di risorse pubbliche”.

Leggi: Adnkronos, 24/06/2020


DALLE REGIONI:

sabato 27 giugno 2020
Emergenza casa, le proposte di Cgil e Sunia

Migliaia di famiglie sotto sfratto non accedono ai contributi
L’emergenza Coronavirus ha acuito in Campania anche l’emergenza abitativa. Migliaia infatti i nuclei familiari che non possono accedere ai fitti o che sono a rischio sfratto. CGIL e SUNIA Campania presentano una serie di emendamenti e proposte al Governo nazionale e regionale per arginare il fenomeno e dare risposte concrete ai cittadini, che verranno illustrate lunedì 29 giugno 2020 alle ore 10:30 nel salone “Gianfranco Federico” (1° piano sede CGIL via Toledo, 353 – Napoli) in una conferenza stampa con il segretario generale CGIL Campania, Nicola Ricci, il segretario generale SUNIA Campania, Antonio Giordano, il responsabile dipartimento Ambiente e Salute CGIL Campania, Eduardo Pizzo e i responsabili territoriali del SUNIA per illustrare le proposte del sindacato.

Leggi: Ottopagine, 27/06/2020


giovedì 25 giugno 2020
Firenze: Patti territoriali per ridurre i massimi dei canoni di affitto

I patti territoriali tengono in forte considerazione l’emergenza abitativa cittadina aggravatasi con il Coronavirus e le conseguenze che ha avuto su inquilini e proprietari delle abitazioni destinate alla residenza privata, temporanea e turistica. L’obiettivo per il quale sono stati sottoscritti è abbassare gli affitti privati stipulati a canone concordato. In questo contesto è stato individuato un percorso condiviso tra Comune, sindacati degli inquilini e associazioni dei proprietari immobiliari per favorire la stipulazione di contratti di locazione a canone concordato che prevedono canoni inferiori rispetto alle altre tipologie contrattuali, la riduzione del canone oppure il passaggio a contratto concordato; per promuovere la trasformazione dei contratti in corso in nuovi contratti a canoni più sostenibili e prevedere misure di garanzia e sostegno per il pagamento dei canoni per favorire l’inserimento nel mercato locativo residenziale di alloggi già destinati alla ricezione turistica, sostenendo il recupero del tessuto urbano e sociale. Questo percorso di collaborazione tra i tre soggetti è stato definito nel protocollo firmato oggi a Palazzo Vecchio dall’assessore alla Casa Andrea Vannucci, dalle associazioni dei proprietari (Appc, Asppi, Confabitare, Confedilizia, Uppi) e dalle organizzazioni sindacali degli inquilini (Sunia, Sicet, Uniat, Unione inquilini). Il protocollo, della durata di tre anni, dà infatti attuazione agli accordi territoriali sulle locazioni abitative promossi dall’amministrazione comunale fiorentina.

Leggi: Nove Firenze, 25/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Casa, incontro tra Montuori e i sindacati sul Programma per il superamento dell’emergenza abitativa

Montuori: “Proseguire un’interlocuzione a tutti i livelli per un percorso strutturato”. I sindacati: “Azioni con Regione e Governo per mettere al centro Roma capitale”
C’è la delibera con il Programma Strategico per il superamento del disagio e dell’emergenza abitativa a Roma al centro del tavolo che si è tenuto ieri tra l’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, e i sindacati delle sigle di Roma e Lazio di Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet e Uniat Aps. Una delibera uscita proprio dagli uffici di Montuori approvata in Giunta nelle scorse settimane che contiene un piano per la riorganizzazione e la densificazione dei piani di zona nell’ottica della realizzazione di abitazioni a canoni di affitto calmierati. Il tutto inquadrato nella cornice del disagio abitativo capitolino che coinvolge, si scrive nella delibera, 56.000 famiglie e riguardante circa 200.000 persone.
“È stato un incontro molto costruttivo che ha preso il via proprio dagli indirizzi e dai dati contenuti nella delibera che vuole offrire un panorama di analisi e di indirizzi utile a sviluppare una discussione più ampia possibile”, ha scritto Montuori in una nota. “Credo sia un approccio importante per proseguire un’interlocuzione a tutti i livelli che porti a un percorso definito e strutturato attraverso un lavoro quanto più possibile sinergico per il proseguimento dell’iter che vedrà entro l’estate le prime delibere attuative”.

Leggi: Roma Today, 23/06/2020


IN AGENDA:

7 luglio 2020 – Italia Longeva – Assistenza domiciliare integrata – Virtual Meeting – Ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza

Virtual meeting – 7 luglio 2020 – ore 16.00 – 18.30
Nello scenario di emergenza determinato dal Covid-19, in cui la necessità di curare al proprio domicilio gli anziani fragili e multimorbidi si conferma un’esigenza prioritaria, pressante ed improcrastinabile, Italia Longeva – da anni fortemente impegnata su questa tematica anche mediante la realizzazione di indagini sul territorio – è in prima linea nella promozione di una riorganizzazione dei modelli di assistenza domiciliare, perno attorno al quale la Long-Term Care dovrebbe ruotare.
Per dotare i nostri anziani di un servizio ADI facilmente accessibile, equo, diffuso, efficace ed economicamente sostenibile per il SSN occorrono competenze e formazione. E serve rivedere processi e procedure e sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia, come durante la pandemia si è saputo fare in alcuni territori.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

La Corte Costituzionale sulla coprogettazione

Sciolti i dubbi interpretativi sull’art.55 del Codice del Terzo Settore
L’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che la coprogettazione, ancorata sia all’art. 118 Cost., sia alla legge n. 241/1990, “è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti[…]”. Gli enti locali hanno dunque la possibilità di condividere, stabilire insieme, individuare i percorsi più adeguati in forma congiunta con gli ETS interessati per definire progettualità che permettano di realizzare la finalità di cui all’art. 55 CTS.
La co-progettazione di cui all’art. 55 CTS, pertanto, postula naturaliter una procedura ad evidenza pubblica che tuttavia non può essere confusa con l’applicazione sic et sempliciter degli articoli del codice degli appalti.
Le finalità sono diverse e nel caso della co-progettazione (come si evince nel caso di specie) la selezione è riservata alle sole organizzazioni non profit.
O é coprogettazione (genuina) o è codice dei contratti pubblici: tertium non datur.
E tale collocazione non risulta contraria al diritto europeo, anzi. Benché l’architettura istituzionale comunitaria, così come disegnata dai Trattati, sia tutta definita da un’impostazione che tende a favorire la realizzazione di un mercato comune in senso proconcorrenziale, le legislazioni dei singoli Stati membri sono tutte permeate dal riconoscimento della fondamentale funzione programmatoria degli enti pubblici, capace di stimolare e valorizzare l’apporto, spesso innovativo, delle imprese non profit. Al riguardo, in questa sede, basti ricordare che gli artt. 76 e 77 della Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici legittimano gli Stati membri a prevedere norme e procedure che rispettino e assicurino la specificità dei servizi da organizzare, così da valorizzare l’apporto originario degli enti non profit.

Leggi: Welforum


Abbiamo risposte alla solitudine?

La solitudine accelera il processo di fragilizzazione della persona anziana quale fattore aggiuntivo all’età, alle patologie croniche e alla perdita parziale o totale dell’autosufficienza. Le teorie che ruotano attorno alle strategie di contrasto alla nemica solitudine sono orientate a favorire qualità relazionale e non quantità. Disponiamo di una moltitudine di risposte che necessitano tuttavia di essere inserite in un processo orientato al più ampio cambiamento culturale.
di Federica Gottardi (Psicologa-psicoterapeuta, Fondazione I.P.S. Cardinal Gusmini di Vertova, Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia)
Abbiamo risposte alla solitudine?
Solitude, loneliness, aloneness. L’essere soli dal sentirsi soli, far riferimento ad una condizione psicologica, un vissuto emotivo, oppure ad una condizione sociale oggettiva di isolamento. Rimane compito arduo identificare la solitudine e differenziarla da concetti che spesso ci confondono quali la malinconia, l’isolamento e, più in generale, la sofferenza.
Le facce della solitudine
Esiste una differenziazione che è stata, ed è tutt’ora, al centro di dibattiti filosofico-culturali. Si parla infatti, oltre che di solitudine che genera sofferenza, di una solitudine beata, ricercata. Una solitudine desiderabile, un isolamento che è quasi un’esperienza mistica “capace di spingere l’animo tra le cose celesti”, come scriveva Petrarca.
Si parla poi di una solitudine che Pirandello ha definito “incertezza angosciosa”. Quell’entità che prende forma proprio nel momento in cui non si è soli e che priva l’uomo della sua stessa identità. Che poi è lo stesso concetto espresso visivamente da Edvard Munch in Sera sul viale Karl Johan (1982; fig.1): la solitudine che si manifesta proprio in un luogo di massima socializzazione, nel centro della città. Nessuno sguardo incrocia quello dell’altro. La folla quale non-luogo dove si può provare la solitudine più profonda. Il fenomeno giapponese del kodokushi (morte solitaria) ne è un esempio. Un fenomeno particolarmente diffuso nella capitale, quasi sconosciuto nei piccoli villaggi rurali. Un paradosso, ma morire di solitudine e in solitudine è molto più facile quando si è circondati da milioni di persone. L’apoteosi di una società senza identità. È la morte nell’indifferenza collettiva. Lo stato emotivo sperimentato quando esiste una differenza tra le relazioni desiderate e quelle che si percepisce di avere (Cacioppo e Cacioppo, 2014).

Leggi: I Luoghi della Cura


Appunti per il welfare che ci aspetta

L’emergenza sanitaria interroga anche noi ricercatori, formatori, analisti e valutatori dell’Area politiche sociali e sanitarie dell’IRS (Istituto per la Ricerca Sociale). Un’emergenza che ha investito frontalmente il nostro lavoro, i nostri progetti di ricerca, formazione, accompagnamento che da più di tre mesi attraversano riconfigurazioni radicali.
Sentiamo l’urgenza di dire la nostra, di dare il nostro contributo. Di analisi e di proposta. Lo facciamo da un punto di vista particolare, quello di un osservatorio agito da sguardi e professionalità diverse sul welfare sociale e territoriale. Una realtà vasta e multiforme, quella dei servizi sociali e sociosanitari, che sta mostrando una straordinaria resilienza e con cui quotidianamente ci interfacciamo, a livello di comunità locali, di regioni, a livello nazionale e anche europeo.
Sguardi diversi che mettiamo insieme in queste pagine. Sguardi che vedono una realtà segnata da molte e drammatiche difficoltà. Ma anche una realtà che si sta ora aprendo a nuove possibilità e opportunità di cambiamento. O che almeno vuole farlo, aspira fortemente in questa direzione. Per anni abbiamo cercato di “Disegnare il welfare di domani” attraverso sintesi progressive, e con noi ci hanno accompagnato in tanti. Da molto tempo dedichiamo uno sguardo attento ai cambiamenti in atto nel Paese (www.welforum.it e Prospettive Sociali e Sanitarie) e in Lombardia (www.lombardiasociale.it).
Oggi questa crisi enorme porta con sé nuove possibilità: non possiamo sprecare questa occasione. Nella consapevolezza che a nuove opportunità si accompagnano anche nuovi rischi: primo fra tutti quello di non osare il cambiamento possibile, di non cercare di superare i limiti del passato, di non capire che possiamo aprire una nuova stagione.
Un documento scritto dunque a molte mani, che vuole essere aperto ad ulteriori contributi. Questo è il nostro provvisorio, ma convinto, punto di vista sulla situazione attuale e il futuro che ci attende. Un work in progress che desideriamo venga via via precisato, arricchito.

Leggi: Welforum


L’Infermiere di Famiglia e Comunità in ASL 2. Applicazione operativa di una nuova metodologia di presa in carico

Il Sistema Sanitario Nazionale è oggi in continua evoluzione, anche a causa dei significativi cambiamenti epidemiologici tra cui l’aumento dell’età media e l’incremento di patologie croniche. Queste variabili spingono gli operatori sanitari a ripensare a processi clinico-organizzativi più resilienti ed efficienti, con l’intento di migliorare sistematicamente le cure erogate.
di Roberta Rapetti (Coordinatore Infermieristico S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Maria Enrica Auteri (Direttore S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Antonio Pansera (Infermiere S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Simona Visca (Infermiere S.C. Coordinamento Professioni Sanitarie Territoriale Asl 2), Paolo Cavagnaro (Commissario Straordinario Asl 2)
L’Infermiere di Famiglia e Comunità in ASL2
L’invecchiamento della popolazione è un processo fisiologico complesso che coinvolge aspetti sanitari, culturali ed economici. A fronte di un allungamento dell’aspettativa di vita e dei progressi in ambito sociale, medico e farmacologico, non corrisponde, tuttavia, un parallelo miglioramento delle condizioni di salute. Le cause vanno soprattutto ricercate nel progressivo aumento di malattie, soprattutto invalidanti, che insorgono nella fascia di età più avanzata e che conducono frequentemente a una situazione di disabilità (Ministero della salute, 2016).
Le persone anziane, spesso affette da multi-patologie, ad andamento cronico, necessitano di frequenti visite specialistiche, prestazioni diagnostiche e poli-farmacoterapia. Le principali minacce, a cui possono incorrere questi soggetti, sono rappresentate da interventi frammentati, incentrati più sul trattamento della sintomatologia che sulle reali necessità, e incremento dei ricoveri ospedalieri, con conseguente peggioramento del benessere psico-fisico e dell’aumentato rischio di mortalità (Ministero della salute, 2016).

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Sedi Inps: dal 1° luglio la riapertura al pubblico

L’Inps comunica che dal 1° luglio riaprono gli sportelli Inps dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 12:30. L’accesso nelle sedi dell’Istituto dovrà essere prenotato attraverso i seguenti canali:
Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
app INPS Mobile;
sito web.
Per quanto riguarda le sedi della regione Lombardia, in considerazione dell’emergenza sanitaria ancora in corso, il servizio di informazione e di consulenza al pubblico continua ad essere garantito esclusivamente in modalità telefonica tramite:
Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile);
Sportello telefonico provinciale;
Prenotazione di una richiamata dall’operatore Inps tramite Contact Center, app INPS Mobile e sito web (app INPS Mobile e sito web).
Infine, il servizio di consulenza per gli intermediari istituzionali e gli altri utenti abilitati ai “Cassetti” continuerà ad essere assicurato a distanza tramite videochiamata o via telefono.

Leggi: Inca


 

 

 

 

 

Il ringraziamento del presidente Costa ai volontari Auser impegnati durante l’emergenza

Il presidente nazionale Auser Enzo Costa ha voluto ringraziare in un video i 7000 volontari Auser che nei mesi di marzo e aprile, in piena epidemia Covid, non si sono risparmiati per aiutare le persone sole e in difficoltà.

Leggi: Auser


SPI Cgil, Auser e Comunità di Sant’Egidio insieme per la dignità degli anziani. Lanciata una grande campagna di raccolta firme

Auser Nazionale ha condiviso e sottoscritto l’appello “Senza anziani non c’è futuro” lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio, un documento che denuncia la pericolosa deriva di una sanità selettiva che arriva a considerare gli anziani una parte residuale della società.
Si rimarca il diritto degli anziani ad essere considerate persone e si rivendica il principio della parità di trattamento e il diritto universale alle cure.
Il riferimento è rivolto chiaramente a come è stata gestita l’intera prima fase dell’epidemia Covid-19 e alle troppe morti di persone anziane che si sono verificate in questi ultimi mesi.
L’obiettivo è raccogliere un numero molto alto di adesioni per poter arrivare nel prossimo autunno ad organizzare un convegno, magari con respiro internazionale, di denuncia che ridia valore alla persona in tutto l’arco della propria vita.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 23 giugno 2020
L’abisso degli assistenti sociali

Svolgono un lavoro fondamentale, eppure oltre il 75% è precario. Migliaia di professionisti con contratti a tempo si trovano ad affrontare la povertà e l’esclusione portati dalla pandemia. Fp Cgil: “Inaccettabile. Subito assunzioni stabili e certe”
Gli assistenti sociali in Italia svolgono un lavoro fondamentale, eppure la maggioranza di loro ha un contratto precario, oltre il 75% del totale: in pratica è precario l’intero sistema sociale del nostro Paese. E non solo perché la crisi innescata dall’epidemia di Covid-19 incontra una rete fragile di servizi sociali e socio-sanitari, sottodimensionata e sottofinanziata già oggi rispetto ai bisogni, prima ancora dell’aumento della povertà e dell’esclusione sociale. Il settore era già precario prima del virus: hanno contratti atipici la maggioranza delle lavoratrici e lavoratori, dei professionisti che affrontano quotidianamente disagi e fragilità.
Una ricerca avviata dalla Fondazione nazionale degli assistenti sociali, e anticipata dall’Ordine degli assistenti sociali agli scorsi Stati generali mostra come “oltre il 75% dei professionisti coinvolti per le misure di contrasto alla povertà siano essi stessi precari, con contratti in scadenza” entro pochi mesi. Sono migliaia gli assistenti sociali a tempo determinato, legati a progetti finanziati dai fondi europei come i Pon, ai fondi del reddito di cittadinanza o che operano attraverso le cooperative, che garantiscono, a fianco di un sempre più ridotto numero di operatori a tempo indeterminato dei servizi sociali professionali.

Leggi: Collettiva, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
No barriere. In ogni senso

La necessaria realizzazione dei PEBA (Piani di Eliminazione di Barriere Architettoniche) in tutti i Comuni italiani, una piena accessibilità digitale e un “superbonus per la libertà”, per garantire condomìni accessibili a milioni di persone costrette a essere chiuse in casa»: sono le istanze avanzate dall’Associazione Coscioni, durante un’audizione presso la Commissione Diritti Umani del Senato. Di questi e vari altri temi si parlerà il 27 giugno, durante l’incontro online “No barriere. In ogni senso”, organizzato dalla stessa Associazione Coscioni, cui parteciperanno tanti autorevoli ospiti
Omino verde che esce da un labirintoAudita dalla Commissione Diritti Umani del Senato, nell’àmbito dell’indagine conoscitiva curata dalla Commissione stessa sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani vigenti in Italia e nella realtà internazionale, l’Associazione Luca Coscioni, rappresentata da Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative sulla disabilità, da Alessandro Gerardi, avvocato, e da Vittorio Ceradini, architetto, vi ha presentato le proprie iniziative sulla disabilità, avanzando alcune proposte in tema di barriere architettoniche e accessibilità.

Leggi: Superando, 23/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Speciale Stati Generali. Ecco tutte le proposte delle Professioni sanitarie per il rilancio del Servizio sanitario nazionale

Dalla riforma dell’assistenza territoriale, agli investimenti e alla stabilizzazione del personale sanitario, passando per l’integrazione socio-sanitaria, la formazione, una migliore gestione delle risorse in sanità, farmaci, vaccini e molto altro. Ecco tutte le proposte presentate dagli Ordini delle Professioni sanitarie durante l’ultimo incontro degli Stati generali ‘Progettiamo il Rilancio’ organizzati dal Governo a Villa Pamphilj.
Ieri pomeriggio, durante l’ultima giornata degli Stati generali ‘Progettiamo il Rilancio’ promossi dal Governo si è svolto a Villa Pamphilj l’incontro con la Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie composta: dalla Federazione nazionale ordini medici dei chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), dalla Federazione nazionale ordini dei veterinari (Fnovi), dalla Federazione nazionale ordini dei farmacisti (Fofi), dalla Federazione nazionale ordini dei chimici e dei fisici (Fncf), dalla Federazione nazionale degli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp), Federazione nazionale degli ordini della professione ostetrica (Fnopo), dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), dall’Ordine nazionale dei biologi (Onb), dal Consiglio nazionale ordine psicologi (Cnop) e dal Consiglio nazionale ordine assistenti sociali (Cnoas).

Leggi: Quotidiano Sanità, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Welfare – Anziani non autosufficienti cercano politici ambiziosi

L’emergenza Covid-19 ha prepotentemente fatto esplodere l’attenzione sull’assistenza agli anziani non autosufficienti. L’aumento dei finanziamenti dedicati, una chimera sino a pochi mesi fa, pare oggi assai probabile. Mancano, però, sia un progetto sul futuro del settore sia forze politiche intenzionate a spendersi in questa partita. L’invito di Cristiano Gori: «Politici ambiziosi, fatevi avanti»
«C’è voluto un evento imponderabile e drammatico come il Covid-19 per portare l’attenzione della politica sull’assistenza agli anziani non autosufficienti. Ora si presenta, inaspettata, la tanto attesa occasione di migliorare il sistema: purtroppo, però, rischiamo di non coglierla». È preoccupato Cristiano Gori, che insegna politica sociale all’Università di Trento e da molti anni si occupa del tema. Cita una frase celebre di Rahm Emanuel, stretto collaboratore di Obama alla Casa Bianca, riferita allo sconquasso dell’economia mondiale nel 2008: «Quando disse “Non possiamo permetterci di sprecare una crisi come questa, è un’opportunità di fare cose che prima non si pensava di poter realizzare» certamente non pensava all’assistenza agli anziani in Italia. Eppure, è difficile trovare una sintesi più calzante dello spirito che ci è oggi richiesto», continua Gori, che è anche coordinatore del Network Non Autosufficienza (NNA), che fin dal 2009 pubblica rapporti sulle politiche di Long-Term Care in Italia ed è direttore della rivista online “I Luoghi della Cura”.

Leggi: Vita, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Le reti di solidarietà che il Covid ha rafforzato

Esisteva già prima del Covid, ma oggi la consegna della spesa a domicilio è un servizio sempre più conosciuto e richiesto da chi ha difficoltà a uscire di casa. In piena pandemia, con l’aiuto delle associazioni di volontariato, i servizi sociali dei Comuni avevano rafforzato questa rete di solidarietà per aiutare anziani, persone con disabilità e chi era in quarantena: allo stesso tempo, quella che veniva svolta era un’azione preventiva – garantire il distanziamento fisico tenendo le persone in casa – e un servizio vitale per decine di migliaia di persone. Le massicce campagne di informazione locali promosse in quel periodo hanno oggi trasformato quello che nel corso della pandemia era un servizio di emergenza in un servizio necessario.
“Ora che Rimini non è più zona rossa e siamo tutti tornati a una vita quasi normale -racconta Flavia Ciavatta, volontaria Auser che in città coordina il servizio spesa a domicilio – le trenta famiglie alle quali attualmente portiamo la spesa settimanale a casa sono cinque volte di più rispetto alle famiglie servite prima del Covid 19″.
Non siamo agli oltre cento nuclei familiari che in piena pandemia aprivano la porta ai volontari per ritirare le buste della spesa, ma il dato, osservava qualche giorno fa il vicesindaco Gloria Lisi, ringraziando pubblicamente i volontari dell’Auser “segna oggi una presenza forte e solidale per tante famiglie, ogni giorno dell’anno”.

Leggi: Liberetà, 22/06/2020


lunedì 22 giugno 2020
Il virus cambia la vita in condominio: nuove regole (e abitudini) in 8 punti

La pandemia da Covid-19 ha “investito” anche l’ambito delle norme condominiali. Imponendo nuove regole, generali e particolari, e la revisione nell’uso degli spazi. Dalla sanificazione di impianti e aree comuni alle modalità di gestione dell’assemblea, dall’incrocio con le attività di negozi o B&B presenti in condominio, fino alla messa in sicurezza di edifici in cui abitano persone contagiate: gli amministratori si sono dovuti confrontare con uno scenario mutato.
Gli effetti delle nuove precauzioni sono destinati a continuare nei prossimi mesi, influendo non solo sulle abitudini delle famiglie, ma anche sui costi condominiali. Le pese per la pulizia e la sanificazione delle parti comuni, ad esempio, possono comportare un aumento mensile fra 600 e mille euro per un piccolo stabile. E molto di più per un palazzo più articolato o un supercondominio.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 22/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Colf e badanti, 55 milioni nel mondo perdono il lavoro. “Tanti non hanno nulla”

55 milioni di colf e badanti in tutto il mondo hanno perso o richiano di perdere il lavoro a causa della pandemia: è quanto rivela l’Ilo, che due giorni fa ha convocato rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro provenienti da Repubblica Dominicana, Kuwait, Malaysia, Togo e Italia, in occasione del webinar ILO “International Domestic Workers’ Day: Making decent work a reality beyond COVID-19″. La maggior parte di questi lavoratori (37 milioni) sono donne. La regione più colpita è il sud-est asiatico e Pacifico con il 76% dei lavoratori a rischio, seguito dalle Americhe (74%), Africa (72%) ed Europa (45%). Il problema è comune a tutti i continenti.
Per l’Italia, era presente all’incontro Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, a cui abbiamo chiesto di approfondire la situazione nel nostro Paese. “Sicuramente è meno drammatica che in altri – ci spiega – se consideriamo che in alcune parti del mondo i lavoratori domestici sono veri e propri schiavi. Anche l’aumento dei licenziamenti è contenuto: parliamo del 15% in più rispetto al 2019. Ma la fragilità di colf e badanti si è aggravata moltissimo anche nel nostro Paese e i sostegni ideati dal governo non sono sufficienti, pur rappresentando un importante passo avanti verso il riconoscimento di un lavoro definito essenziale, sopratutto quando riguarda l’assistenza agli anziani”.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Sconto in fattura e cessione del credito aggirano l’incapienza Irpef

Sgravio del 110% consentito anche a un soggetto privato incapiente o con un lavoro precario tale da non garantire alcun ammontare di detrazione fiscale annua
*Il quesito*. Con riferimento al bonus ristrutturazione del 110 per cento, un soggetto privato che risulti incapiente o che abbia un lavoro precario, tale da non garantire alcun ammontare di detrazione fiscale annua, può comunque fruire dello sconto in fattura o della cessione del credito (al fornitore o a una banca) e quindi procedere all’intervento di ristrutturazione ammesso ai benefici fiscali? (G.D. Torino)
*La risposta dell’esperto*. La risposta è affermativa. Gli articoli 119 e 121 del Dl 34/2020 (decreto Rilancio) prevedono la detrazione del 110 per cento sugli interventi di risparmio energetico e di prevenzione antisismica eseguiti su parti comuni di edificio e singole unità immobiliari possedute dalle persone fisiche, anche se non adibite ad “abitazione principale” (salvi gli edifici unifamiliari, per i quali, ai fini dell’ecobonus al 110%, viene confermata la necessaria destinazione ad “abitazione principale”). I bonus potenziati al 110 per cento vengono riconosciuti solo per i condomìni, le persone fisiche (al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni), gli Istituti autonomi case popolari (Iacp) comunque denominati, nonché per gli enti aventi le stesse finalità sociali degli istituti e per le cooperative a proprietà indivisa.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 19/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Un documento dell’OMS sull’accesso alle tecnologie assistive

L’OMS ha pubblicato un nuovo documento sul miglioramento dell’accesso alle tecnologie assistive (AT) che mette in evidenza le sfide nell’accesso all’AT e offre azioni concrete per migliorare cinque aree chiave: le AT devono essere centrate sulle persone, le politiche adottate, i prodotti, la fornitura, il personale dedicato. Le tecnologe assistive stanno cambiando la vita delle persone disabili; l’accesso a queste tecnologie è un diritto umano fondamentale in rapido aumento con l’invecchiamento della popolazione a livello globale. Tuttavia la tecnologia assistiva è spesso ignorata dalle agende globali sulla salute e lo sviluppo, portando a un limitato e frammentato investimento.
In risposta a questa preoccupazione, la 72° Assemblea mondiale per la salute ha adottato la risoluzione (WHA71.8) per sollecitare gli Stati membri per una maggiore attenzione e investimento su questa materia in coerenza con gli Obietivi di siluppo sostenibile e la Convenzione sui diritti delle persone con Disabilità.
Il documento è destinato ai responsabili politici di qualsiasi ministero coinvolto nella progettazione di politiche e programmi sulle tecnologie assistive (come i ministeri di salute, finanza e assistenza sociale), in particolare quelli coinvolti nella progettazione di programmi di copertura sanitaria universale.
Si tratta di una di quelle che in ambito delle nazioni unite vengono chamate “Policy Brief”, ovvero documenti che sintetizzano la conoscenza e la ricerca esistente rispetto ad una determinata politica. Normalmente sono redatte in un linguaggio accessibile anche alle persone interessate ma non esperte.
Scarica il testo della Policy brief “Access to assistive technology” (in inglese)

Leggi: Rete Caad, 18/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Sanità. Parole d’ordine: pubblico e territorio

L’emergenza Covid-19 ha dimostrato la fragilità del nostro sistema sanitario, tutto incentrato sugli ospedali e molto poco sulla medicina di prossimità, sul territorio. Abbiamo parlato più volte sul nostro sito della necessità di ripensare il sistema nel suo complesso, rsa comprese.
Ora a fare luce su come cambiare le cose, e quali iniziative mettere concretamente in campo, arriva il sindacato dei pensionati della Cgil che in tutta Italia si sta mobilitando per trovare un dialogo con le Regioni con l’obiettivo di ripensare il sistema di assistenza sanitaria e sociale dei cittadini, anziani in primis. Siamo andati in due delle regioni più popolose d’Italia, Lazio e Lombardia, per capire cosa si sta muovendo.
L’esperienza drammatica vissuta dagli anziani nelle Rsa, nelle case di riposo e nelle case famiglia durante la pandemia, impone di ragionare stavolta in maniera più concreta che mai sul tema della domiciliarità e residenzialità degli anziani. Ma cosa vuol dire in pratica? Vuol dire rispondere al bisogno di dare alle persone anziane un’assistenza non solo fuori dalla propria abitazione ma anche dentro.
“Tanti anziani che finiscono nelle rsa non sono non autosufficienti ma spesso hanno bisogno di un’assistenza leggera. E allora perché non aiutarli in casa, in primo luogo?”, si chiede Alessandra Romano, segretaria generale del sindacato dei pensionati Cgil di Roma e Lazio. “Perché spostare fuori, in struttura, bisogni che possono essere soddisfatti potenziando i sistemi di prossimità? Bisogna sviluppare un’integrazione socio-sanitaria: le persone anziane hanno bisogno di servizi ad ampio spettro”, spiega Romano.

Leggi: Liberetà, 18/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
Come subentrare nella proprietà dell’ascensore, procedura e calcolo dei costi

L’ascensore è un impianto che, ove installato successivamente alla costruzione dell’edificio, rappresenta senza ombra di dubbio un’innovazione.
Innovazione sicuramente volte alla eliminazione delle barriere architettoniche e quindi beneficiante di molte agevolazioni, in termini edilizi ed anche fiscali.
Non solo: se si tratta di edificio in condominio questa installazione è certamente un’innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c. deliberabile, in ragione del fatto che essa serve ed eliminare le barriere architettoniche, dal voto favorevole della maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio.
L’installazione di un impianto ascensore non rientra nella ristrutturazione edilizia.
Innovazione, peraltro, suscettibile d’utilizzazione separata, con possibilità per i dissenzienti di non partecipare alla spesa, salvo esercizio del diritto di subentro, per essi nonché i loro eredi ed aventi causa, ai sensi dell’art. 1121 c.c.

Leggi: Condominio Web, 18/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Superbonus 110%: osservazioni, criticità e consigli ai condomini sulle nuove detrazioni fiscali previste dal Decreto Rilancio

Da ormai circa un mese i condomini di tutta Italia sono bombardati da roboanti titoloni sui giornali online, da proposte di sedicenti professionisti e da allettanti offerte di talune imprese riguardanti i superbonus del 110% previsti dal D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio). Tutti hanno in comune una certa abilità a gettare fumo negli occhi, proponendo senza alcun filtro “ristrutturazioni gratis”, “ristrutturazioni senza spendere un euro tanto paga lo Stato”.
Superbonus 110%: detrazioni a favore del lavoro
Nonostante l’elogio al Governo per aver messo in campo un meccanismo capace di produrre lavoro e far circolare denaro nella economia reale, occorre che i professionisti che si occupano di termica degli edifici, di ristrutturazioni condominiali e di relative detrazioni fiscali, invitino alla cautela e tentino di riportare il discorso nell’alveo di una navigata e razionale pragmaticità.
Superbonus 110%: facciamo chiarezza
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:
1. il “Decreto Rilancio” per poter partire in piena operatività dovrà essere convertito in legge (entro 60 giorni);
2. poi ci sarà la necessità dell’approvazione dei decreti attuativi, sostanziali per definire i requisiti tecnici previsti al comma 3-ter dell’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, che i progettisti dovranno rispettare al fine di ottenere l’accesso al Superbonus, per trovarsi in regola con i controlli a campione che saranno eseguiti dall’ENEA o dagli Organismi Regionali di Accreditamento;

Leggi: Lavori Pubblici, 17/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Covid-19, il report dell’ISS sulle RSA: oltre 9 mila morti

Si è conclusa, con la pubblicazione del report finale, l’indagine condotta dall’Iss in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie (Rsa). Complessivamente hanno risposto al questionario 1356 strutture, pari al 41,3% di quelle contattate, che hanno riportato dati riferiti al periodo dal 1febbraio al 30 aprile 2020.
Nota metodologica: i dati dei decessi occorsi nel periodo tra il 1febbraio ed il 30 aprile 2020 sono presentati per intervalli bisettimanali. Per le informazioni inerenti le difficoltà riscontrate e gli eventi avversi non devono intendersi come riferite cumulativamente all’intero periodo in esame (dal 1 febbraio al 30 aprile 2020), ma esse sono da riferire al momento in cui veniva completato il questionario. Le strutture che hanno partecipato alla survey hanno fornito i dati al momento della compilazione del questionario, e questi non sono stai aggiornati successivamente. Ecco i principali risultati riportati nella nota dell’Iss.

Leggi: Redattore Sociale, 17/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 23 giugno 2020
Toscana, 2 milioni per edilizia sociale post pandemia

Serviranno per affrontare positivamente le criticità riscontrate nell’attuale sistema urbanistico-edilizio e di promuovere allo stesso tempo interventi urbanistico-edilizi di housing sociale che garantiscano concretamente, e tengano insieme, il diritto alla casa e la tutela della salute
Due milioni di euro destinati ad un’edilizia sociale “post pandemia”, in grado di affrontare positivamente le criticità riscontrate nell’attuale sistema urbanistico-edilizio e di promuovere allo stesso tempo interventi urbanistico-edilizi di housing sociale che garantiscano concretamente, e tengano insieme, il diritto alla casa e la tutela della salute. Lo ha deciso la giunta approvando la proposta di legge “Disposizioni per la realizzazione di interventi edilizi di tipo sperimentale in materia di alloggi sociali a seguito dell’emergenza COVID-19” che ora passa al vaglio del Consiglio regionale. La proposta prevede la sottoscrizione di quote del “Fondo Housing Toscana”, un fondo comune di investimento immobiliare, finalizzato all’edilizia sociale, che già oggi gestisce 765 alloggi e che ne sta realizzando altri 483 con canoni di locazione controllati.
“Si tratta di un’operazione dal passato virtuoso e dal futuro promettente” ha detto l’assessore alla casa Vincenzo Ceccarelli dopo l’approvazione. “Nel 2014 la Regione ha già aderito al Fondo per 5 milioni di euro innescando investimenti per oltre 140 milioni che hanno portato benefici alle fasce più deboli della popolazione toscana. Oggi ripetiamo l’operazione, innovando una misura importante nell’innalzare la qualità del vivere e dell’abitare, anche alla luce della recente pandemia. Dobbiamo infatti saper ripensare le nostre città se vogliamo affrontare con più serenità e meno incertezze l’epoca che stiamo vivendo”.

Leggi: Redattore Sociale, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Abruzzo. CGIL, CISL, UIL e SUNIA, SICET, UNIAT scrivono agli assessori regionali e al presidente dell’ANCI regionale: convocare un tavolo di confronto per affrontare il grave disagio abitativo

Leggi: Sunia, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Regione Veneto. Sindacati degli inquilini e le associazioni della proprietà scrivono alla Regione Veneto: è urgente limitare le conseguenze sulla crisi abitativa causate dall’emergenza Covid-19

Leggi: Sunia, 23/06/2020


martedì 23 giugno 2020
Sicilia. SUNIA e CGIL Regionali Sicilia scrivono ai Parlamentari nazionali eletti in Regione: le proposte dei due sindacati per affrontare la preoccupante condizione degli inquilini e profondo disagio abitativo

Leggi: Sunia, 23/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
 Anziani, verso una “rivoluzione culturale” della presa in carico: la proposta di Demos

Approvata all’unanimità in Regione Lazio la mozione presentata da Paolo Ciani, coordinatore nazionale di Democrazia Solidale: “Dobbiamo superare Rsa e case di riposo come abbiamo superato orfanotrofi e manicomi, sviluppando modelli già esistenti, come cohousing, condomini solidali, case famiglia”
Superare l’istituto per anziani così come è si è superato il manicomio e l’orfanotrofio, soprattutto dopo che il Covid-19 ha mietuto una vera e propria “strage degli innocenti” all’interno di queste strutture, evidenziandone limiti e carenze. La proposta arriva dal Lazio, dove il Consiglio regionale ha appena approvato all’unanimità una mozione di Paolo Ciano, coordinatore nazionale di Demos – Democrazia solidale e vicepresidente della Commissione Sanità. Il documento impegna il presidente Zingaretti e gli assessori competenti a investire su nuovi modelli assistenziali per gli anziani, che nel Lazio rappresentano il 21% della popolazione. L’intento è favorire una molteplicità di soluzioni abitative – dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, residenzialità leggera, cohousing pubblico o privato, condomini protetti, case famiglia, microaree – e portare le cure sanitarie a domicilio. Questo permetterà una migliore qualità della vita, riducendo i costi per le amministrazioni pubbliche. Redattore Sociale ha chiesto a Paolo Ciani di approfondire quest’idea, definendone il contesto e i contorni.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


venerdì 19 giugno 2020
Coronavirus, Abruzzo: le strutture residenziali riaprono alle visite parentali

Il presidente della Regione, Marco Marsilio, firma l’ordinanza numero 75 e dispone le regole d’ingresso a carico di familiari e titolari delle strutture
Riaprono alle visite parentali le Rsa, le Comunità terapeutiche di recupero e tutte le strutture residenziali che erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, firma l’ordinanza numero 75 e dispone le regole d’ingresso a carico di familiari e titolari delle strutture Ai primi si chiede di presentare 48 prima della visita, una richiesta di permesso in cui riportare il nome del parente ospitato e un’autocertificazione sul proprio stato di salute. L’ingresso deve quindi essere approvato, concordato e programmato con la Direzione così da poter garantire il distanziamento sociale per cui quest’ultima disporrà una lista degli accessi giornalieri approvati. Ai responsabili delle strutture si chiede quindi di organizzare i percorsi di ingresso e uscita diversificati e mettere a disposizione dei visitatori i dispensatori igienizzanti oltre che di attivare la procedura triage con un operatore addetto a verificare la presenza nella lista visitatori, l’uso della mascherina, rilevare la temperatura, assicurarsi l’uso degli igienizzanti, e garantire il distanziamento sociale.

Leggi: Redattore Sociale, 19/06/2020


giovedì 18 giugno 2020
In Lombardia Rsa ancora nella fase 1: visite proibite e liste d’attesa ferme

La denuncia del sindacato dei pensionati della Cisl: visite dei parenti ancora proibite e liste di attesa ferme per chi aspetta un posto letto. Alcuni enti gestori starebbero mettendo in cassa integrazione i dipendenti per mancanza di risorse anziani-soli
In Lombardia le case di riposo sono ancora nella fase 1: i parenti non possono visitare gli anziani ospiti e le liste di attesa per un posto letto sono ancora ferme. La denuncia viena dal sindacato dei pensionati della Cisl. “L’apertura delle Rsa è rimandata ‘sine die’ in ogni provincia”, anche perché gli enti e le imprese che le gestiscono starebbero mettendo in cassa integrazione i dipendenti per mancanza di risorse. “Continuiamo a ricevere mail e telefonate da parte di molti parenti di persone in lista di attesa, alcune di queste anche in condizioni di assoluta urgenza e necessità – dice Emilio Didonè, segretario generale dei pensionati CISL regionali-. Dalle Rsa ricevono risposte insufficienti e soprattutto non risolutive. D’altronde, si sono riversate sulle case di riposo una serie di misure da ottemperare per le quali servono risorse che oggi mancano, creando un circolo vizioso che si ripercuote su lavoratori e famiglie”.

Leggi: Redattore Sociale, 18/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Centri diurni a domicilio nel parmense: gli operatori vanno a casa degli anziani

Nell’Unione Pedemontana Parmense (che comprende i 5 comuni di Collecchio, Felino, Montechiarugolo, Sala Baganza e Traversetolo) se l’ospite non può andare al centro diurno, il centro diurno va dall’ospite. In fase di pandemia – particolarmente crudele verso i cittadini più anziani – oltre al servizio di assistenza domiciliare (che, gestito dalla cooperativa accreditata AuroraDomus, non ha mai smesso di funzionare), la Pedemontana Sociale, l’azienda territoriale per i servizi alla persona, ha messo in campo una nuova modalità per garantire alle famiglie dei “nonni” e delle “nonne” di poter usufruire del servizio, ancora sospeso in virtù delle norme anticontagio varate da Governo e Regione: il “Centro diurno a domicilio”.
Da qualche giorno, le assistenti sociali e gli operatori sanitari di Pedemontana Sociale hanno iniziato ad andare direttamente a casa degli ospiti che già prima del lockdown frequentavano i centri diurni per anziani di Collecchio, Basilicanova e Traversetolo, garantendo servizi assistenziali di qualità in forma individuale, così come la socializzazione, il monitoraggio e la stimolazione cognitiva, anche in relazione ai nuovi bisogni emersi nel corso dell’emergenza sanitaria. Un’opportunità che può essere richiesta dalle famiglie, e anche su indicazione delle assistenti sociali, rivolta a un’utenza potenziale di un centinaio di anziani in condizioni di fragilità, complementare rispetto all’assistenza domiciliare. Il servizio del “Centro diurno a domicilio” proseguirà fino al 31 luglio, ma verrà comunque prorogato fino a quando non sarà possibile riaprire i centri diurni veri e propri.

Leggi: Redattore Sociale, 17/06/2020


mercoledì 17 giugno 2020
Case popolari di Bari “in pessime condizioni”, la proposta: creare task force per gli interventi di manutenzione

Lo afferma il consigliere comunale barese di Fratelli D’Italia, Filippo Melchiorre. “Ogni giorno – spiega – riceviamo lamentele da parte di moltissimi cittadini”
“‘Gli alloggi comunali” di Bari “versano in pessime condizioni. Va creata una task force permanente potenziando la ripartizione competente con maggiori risorse umane ed economiche”: lo afferma il consigliere comunale barese di Fratelli D’Italia, Filippo Melchiorre. “Ogni giorno – spiega – riceviamo lamentele da parte di moltissimi cittadini che lamentano le pessime condizioni in cui versano i 3000 alloggi di proprietà del Comune di Bari tra la città e l’area metropolitana. Anche il Sunia, sindacato notoriamente non vicino alla nostra parte politica, ha sottolineato che ‘la situazione in queste zone è ormai inaccettabile, gli inquilini vivono nell’acqua e senza riscaldamento, con la caduta inoltre di intonaci e calcinacci, e nonostante questo, all’orizzonte non si profilano interventi di manutenzione straordinaria: le istituzioni latitano e le risposte non arrivano’ “.

Leggi: Bari Today, 17/06/2020


IN AGENDA:

7 luglio 2020 – Italia Longeva – Assistenza domiciliare integrata – Virtual Meeting – Ripensare modelli e strumenti a partire da quanto imparato in emergenza

Virtual meeting – 7 luglio 2020 – ore 16.00 – 18.30
Nello scenario di emergenza determinato dal Covid-19, in cui la necessità di curare al proprio domicilio gli anziani fragili e multimorbidi si conferma un’esigenza prioritaria, pressante ed improcrastinabile, Italia Longeva – da anni fortemente impegnata su questa tematica anche mediante la realizzazione di indagini sul territorio – è in prima linea nella promozione di una riorganizzazione dei modelli di assistenza domiciliare, perno attorno al quale la Long-Term Care dovrebbe ruotare.
Per dotare i nostri anziani di un servizio ADI facilmente accessibile, equo, diffuso, efficace ed economicamente sostenibile per il SSN occorrono competenze e formazione. E serve rivedere processi e procedure e sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia, come durante la pandemia si è saputo fare in alcuni territori.

Leggi: Italia Longeva


IN EVIDENZA:

Un programma sociale per il Sistema Paese

Lotta alla povertà e alla corruzione, spazio alla creatività e tutela dei diritti: una ricetta “semplice” per rialzare la testa
Alle sollecitazioni intellettuali ed economiche del documento, tutte comunque degne di attenzione, vorrei aggiungere alcune considerazioni, che – a mio avviso – stanno tutte nella sua logica essenziale, ma che meritano, quanto meno, una sottolineatura. Innanzitutto il tema della povertà: la percezione politica della povertà in Italia, ma non solo, è spesso divisa tra il sentimento di solidarietà e il dato statistico, affidato ai narratori, piuttosto che agli analisti economici e politici. Anche l’Italia corre, infatti, il serio rischio di non riuscire a risollevarsi e assiste quasi inerte alla crescita della povertà fra le fasce sociali medio-piccole che vanno sempre più ad implementare la zona buia dell’indigenza. È di tutta evidenza, andando in giro per le città, ma anche guardandosi intorno e sbirciando le abitudini di molti vicini di casa, di lavoro o di quotidianità, accorgersi che alcune abitudini sono state modificate, o cancellate del tutto, all’insegna di una contrazione della possibilità di spesa dei nuclei familiari.
Eppure negli anni passati qualcosa si era mossa: le Fondazioni di origine bancarie, insieme al governo, avviarono, qualche anno fa, un grande e utilissimo programma per contrastare la povertà infantile, causa di crescente ignoranza e ulteriore disagio sociale. Le Fondazione mettevano risorse fresche e liquide, soprattutto senza condizioni, a favore dell’istruzione e della sostenibilità di vita dei giovani poveri, mentre lo Stato concedeva alle Fondazione un adeguato corrispettivo in credito d’imposta. Non so, in verità, quanto tutto ciò abbia effettivamente e seriamente contrastato la povertà infantile, certamente è stato un esempio di buone pratiche di governo in un Paese a forte disagio sociale. Esperienza esemplare, ma isolata o quasi. Ignorare sistemicamente o affrontare sporadicamente la questione della povertà infantile e non solo, non è di sicuro indice di “capacità progettuale”.

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Il problema ‘solitudine’ diventa evidente

In Italia, solo di recente è cresciuta la preoccupazione per le troppe persone che essendo sole non possono contare su nessuno nel momento del bisogno. Sono persone che sperimentano una continua condizione di dolore e sofferenza che rappresenta un rischio per la loro salute. L’articolo, tratto dal volume “Maledetta solitudine” di Diego De Leo e Marco Trabucchi, offre un quadro delle dimensioni assunte da questo fenomeno passando in rassegna le indagini nazionali e internazionali sul tema.
Di Diego De Leo (Direttore del Dipartimento di Psicologia alla Primorska University, Slovenia, e dello Slovene Centre for Suicide Research), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
I dati statistici e la ricerca scientifica riguardanti la dimensione numerica del “vivere da soli” evidenziano che la manifestazione e la progressione di tale fenomeno risultano associate, in numerose aree del mondo, a tre ordini di fattori:
il cambiamento della tipologia di nucleo familiare, con una tendenza a un aumento vertiginoso delle famiglie unipersonali;
la riduzione significativa delle nascite;
l’aumento dell’età media della vita che, secondo le proiezioni più aggiornate, determinerà un invecchiamento radicale della popolazione mondiale.
Individualismi e solitudini in Italia
Il rapporto annuale dell’Istat nel 2018 rileva come in Italia il 13% della popolazione generale viva da solo. Questa ‘solitudine’ varia di molto a seconda dell’età dei soggetti: al di sotto dei 25 anni vive da solo l’1% degli italiani; tra i 25 e i 34 anni vive da solo l’11,9% dei soggetti; dai 35 ai 54 anni la percentuale si mantiene stabile intorno al 12%; tra i 55 e i 74 anni è il 16% della popolazione a vivere da solo, mentre nelle età successive la percentuale risulta più che raddoppiata (38,3%). Lo stesso rapporto evidenzia come tra le persone di 75 anni e più in Italia sia drammaticamente alta la percentuale di quelli che non hanno parenti né amici cui riferirsi in caso di bisogno: quasi il 40% di tutti i soggetti in tale fascia d’età, con l’11,7% che può rivolgersi solo a un vicino di casa.

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Siamo un Paese di vecchi, prendiamo finalmente atto

La questione dunque che oggi si ripropone con più urgenza è dunque come ripensare i modelli assistenziali di RSA e come costruire una forte rete di domiciliarizzazione, a diversa intensità di cura, rivedendo modalità operative, contesti di accoglienza (cohousing o altre esperienze), integrazione sociale e sanitaria in rapporto ai fabbisogni reali della persona. Occorre far presto però.
Profitto di Qs per commentare le riflessioni e le proposte della dottoressa D’Innocenzo sulle case di riposo e le Rsa. Prima di tutto devo dire che è proprio tutto vero quanto afferma nel suo articolo. Non solo l’amara vicenda di COVID 19 ce lo impone, ma tutte le ricerche e le analisi che abbiamo condotto in molti, sulla non autosufficienza nel nostro paese almeno negli ultimi 15 anni e che la sordità e l’economicismo di una intera classe dirigente ha sempre rimosso dando scarne e inappropriate risposte. Occorre però dire chiaramente che è stato un errore monetizzare i bisogni invece che procedere con una politica di welfare centrata sui servizi.
Me ne sono occupata quando per ben 2 legislature con il collega Battaglia abbiamo tentato di mettere in campo una legge quadro per il problema della non autosufficienza nel nostro paese. C’è qualcosa di cui non mi do pace, una specie di schizofrenia politica che nell’affrontare i problemi separa sempre tutto piuttosto che contestualizzare i problemi e trovare soluzioni adeguate. Sanità e Sociale, cura e assistenza, sussistenza e fragilità, solitudine e relazioni sociali, ghettizzazione e socialità.

Leggi: Quotidiano Sanità


Più istruiti e più benestanti. Il futuro degli anziani italiani

In questo terzo e ultimo intervento sul futuro degli anziani in Italia, Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo mostrano che nel prossimo ventennio gli anziani italiani saranno sempre più istruiti e benestanti. La programmazione dell’attività di assistenza rivolta alla terza e alla quarta età dovrebbe essere riprogrammata tenendo conto anche di questo importante cambiamento.
In due precedenti articoli su Neodemos (Gli anziani italiani e i loro figli, oggi e domani e Non da soli. Le nuove famiglie degli anziani italiani. 2002-2042) abbiamo mostrato come, nei prossimi vent’anni, gli italiani con più di 70 anni saranno sempre più numerosi, ma che questo cambiamento non si tradurrà in un parallelo incremento degli anziani soli, perché aumenterà molto rapidamente la proporzione di anziani coniugati, e perché una proporzione di anziani molto alta continuerà a vivere nei pressi di almeno un figlio. In questo ultimo intervento completiamo i nostri ragionamenti sul futuro degli anziani italiani, ragionando sulla verosimile loro evoluzione secondo il titolo di studio, il reddito e la ricchezza.

Leggi: Neodemos


Superare il modello delle Case di riposo e delle Rsa. Non più posti letto, ma intensità di cura applicata alla domiciliarità

Partendo da una radicale riforma partecipata del welfare italiano, si potrebbero strutturare le linee di sviluppo strategico di un sistema basato su piattaforme abitative adatte o adattabili alla vecchiaia, ben localizzate e ben integrate nel tessuto urbano. Soluzioni abitative ad intensità assistenziale modulabile, invece di posti letto
“Se le case dove abitiamo sono adatte, è più efficace spostare i servizi – soprattutto quelli sociosanitari – che costringere le persone a ripetuti cambiamenti nelle fasi più delicate della loro esistenza”. (The DanishMinistry of Housing, Urban and Rural Affairs. Factsheet on housing for the elderly)
La pandemia da coronavirus ha aggravato lo stato del Sistema Sanitario Nazionale, già condizionato da pesanti interventi di risanamento tecnico ed economico di molte regioni in Piano di Rientro, ma ha acuito la crisi ancor più pressante, del welfare locale. Questo tipo di sollecitazioni costanti, stanno drammaticamente modificando il processo d’invecchiamento in atto nel nostro Paese, con enormi ricadute sulle condizioni abitative, reddituali, di salute e benessere che dovranno inesorabilmente accompagnare l’allungamento della vita dei prossimi anni.
Sono tanti gli studi che posizionano il SSN tra i primi al mondo (Bloomberg, ad esempio). Indicatori di valutazione a parte, già alcuni anni fa, nell’11° Rapporto di CreaSanità “L’universalismo diseguale”, si analizzava che nonostante il vantaggio che l’Italia registrava sugli altri paesi europei rispetto alle migliori condizioni di salute dei propri cittadini, anche a fronte di una spesa sanitaria molto più bassa, se non si fosse intervenuti sull’equità e l’accessibilità dei servizi specie quelli per gli anziani fragili e per i più vulnerabili, il vantaggio, acquisito, che si stava già riducendo, si sarebbe azzerato se non addirittura invertito.

Leggi: Quotidiano Sanità


SEGNALAZIONI:

 Pensioni di luglio: le novità

Anche per il mese di luglio è anticipato e scaglionato il pagamento delle pensioni per chi le riscuote in contanti presso le Poste Italiane.
Bisogna recarsi agli sportelli secondo la seguente turnazione alfabetica:
24 giugno → cognomi dalla A alla B
25 giugno → cognomi dalla C alla D
26 giugno → cognomi dalla E alla K
27 giugno mattina → cognomi dalla L alla O
29 giugno → cognomi dalla P alla R
30 giugno → cognomi dalla S alla Z
Importante!
Sarà possibile riscuotere la pensione in qualsiasi sportello postale in Italia.
Per chi non ritira la pensione in contanti, l’accredito sui conti correnti postali verrà effettuato il 24 giugno.
I pensionati che ritirano la pensione in contanti alle Poste e hanno un’età pari o superiore ai 75 anni possono chiedere all’Arma dei Carabinieri la consegna gratuita a domicilio della pensione.
→ Per informazioni sul servizio c’è il numero verde800 55 66 70
Nota bene: queste misure sono valide unicamente per i pensionati che riscuotono la pensione negli uffici postali.
Non sono invece interessati tutti quei pensionati che hanno l’accredito della pensione in banca, che la riceveranno direttamente sul proprio conto l’1 luglio.
L’1 luglio, inoltre, a tutti i pensionati che hanno già compiuto 64 anni e che hanno un reddito mensile lordo di massimo 1.000 euro, verrà accreditata automaticamente la quattordicesima.
La somma aggiuntiva spetta anche ai titolari di pensione di reversibilità a determinate condizioi.

Leggi: Spi-Cgil


 

 

 

 

 

 

 

Auser e Comunità di Sant’Egidio insieme per la dignità degli anziani. Lanciata una grande campagna di raccolta firme

Auser Nazionale ha condiviso e sottoscritto l’appello “Senza anziani non c’è futuro” lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio, un documento che denuncia la pericolosa deriva di una sanità selettiva che arriva a considerare gli anziani una parte residuale della società.
Si rimarca il diritto degli anziani ad essere considerate persone e si rivendica il principio della parità di trattamento e il diritto universale alle cure.
Il riferimento è rivolto chiaramente a come è stata gestita l’intera prima fase dell’epidemia Covid-19 e alle troppe morti di persone anziane che si sono verificate in questi ultimi mesi.
L’obiettivo è raccogliere un numero molto alto di adesioni per poter arrivare nel prossimo autunno ad organizzare un convegno, magari con respiro internazionale, di denuncia che ridia valore alla persona in tutto l’arco della propria vita.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 16 giugno 2020
Alleanza contro la povertà: “Rafforzare il Reddito di cittadinanza”

L’organizzazione commenta i dati Istat che hanno registrare un lieve calo della popolazione in povertà assoluta nel 2019: “Un intervento da attuare immediatamente, che non è più procrastinabile”
“Il report diffuso oggi dall’Istat fa registrare un lieve calo della popolazione in povertà assoluta nel 2019. Un dato che sottolinea ancora una volta la necessità di uno strumento di sostegno al reddito, come il Reddito di Cittadinanza, che accompagni le persone che vivono in una situazione economica drammatica in percorsi di inclusione sociale e lavorativa e che le aiuti a uscire dalla condizione di bisogno”. E’ quanto si legge in una nota dell’Allenanza contro la povertà. “I dati, però – prosegue la nota – , certificano soprattutto quanto siano maggiormente esposte le famiglie di cittadini stranieri, quelle con minori e quelle numerose, per le quali la povertà assoluta ha un’incidenza più elevata. La fotografia dell’Istat, dunque, dimostra ancora una volta la necessità e l’urgenza di interventi rafforzativi del Reddito di Cittadinanza – da noi richiesti – che consentano di raggiungere tutte le persone in condizione di povertà assoluta e, in particolare, le più colpite: una sostanziale modifica della scala di equivalenza che non penalizzi, come l’attuale, i minori e le famiglie numerose; l’allentamento degli stringenti vincoli anagrafici, che sono discriminatori per gli stranieri.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
C.S. Il Segretario Generale del SUNIA, Stefano Chiappelli, scrive al Ministro delle Infrastrutture ed ai Presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato

“Modificare il Decreto Rilancio per assicurare maggiori risorse a sostegno dell’affitto, consentire alle Regioni di regolamentare i criteri di assegnazione dei contributi, agevolare ed incentivare la rinegoziazione degli affitti per fronteggiare la crisi dei redditi delle famiglie e impedire l’ulteriore aumento degli sfratti per morosità incolpevole”.
Su questa base Chiappelli ha esposto e articolato nelle lettere che si allegano, le proposte e i contenuti prioritari che, secondo il SUNIA, dovrebbero costituire emendamenti al Decreto Rilancio (34/2020) all’esame della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera dei Deputati, che dovrà essere definitivamente convertito in Legge entro il prossimo 19 luglio.
Alcune delle proposte avanzate costituiscono oggetto di vari emendamenti presentati al Decreto e, in tal senso, il SUNIA fa appello a Governo e Parlamentari per una approvazione di queste importanti integrazioni che possano rendere più rapide ed efficaci le misure di sostegno all’affitto ed alla rinegoziazione dei canoni.

Leggi: Sunia, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Assistenza a domicilio. Takeda sostiene il progetto “Case Intelligenti”

Contrastare il rischio di isolamento sociale degli anziani, emerso in modo critico nel periodo dl lockdown, e favorire l’assistenza a domicilio grazie all’installazione di sensori ambientali connessi a una piattaforma tecnologica. È questo l’obiettivo del progetto pilota “Case Intelligenti”, partito a Oliveto Citra, in provincia di Salerno, nato dalla sinergia tra Fondazione San Francesco d’Assisi Onlus e la startup romana GRAMPiT, con il contributo solidale di Takeda.
Una soluzione digitale per risolvere il problema dell’assistenza a domicilio e migliorare, sul territorio, la vita di persone sole e fragili. A Oliveto Citra, in provincia di Salerno, è partito il nuovo progetto pilota “Case Intelligenti”, che, grazie all’installazione di sensori ambientali connessi a una piattaforma tecnologica, aiuta a contrastare il rischio di isolamento sociale degli anziani, emerso in modo critico nel periodo di lockdown.
Il progetto, nato dalla sinergia tra Fondazione San Francesco d’Assisi Onlus e la startup romana GRAMPiT – con il contributo solidale di Takeda e Hiltron, specializzata nella progettazione e realizzazione di sistemi elettronici di sicurezza – porterà in pochi giorni alla fornitura e all’installazione gratuita dei dispositivi di assistenza per 10 persone della Valle del Sele.
”Gli anziani sono, in ogni cultura, i saggi del villaggio, vere e proprie biblioteche viventi delle nostre comunità. Una società moderna e avanzata può dirsi tale solo se si prende cura di loro”, dice Mino Pignata, sindaco di Oliveto Citra e Presidente della Fondazione. “Una casa è fatta di mura, di oggetti, di ambienti. Sradicare un anziano da casa sua vuol dire privarlo di una parte di se stesso, della sua vita, delle sue abitudini, degli odori e dei profumi. Assisterlo permettendogli di continuare a vivere nei suoI luoghi significa, invece, restituirgli il suo mondo, con la tecnologia che aiuta, collabora e si contamina con l’assistenza domiciliare offline, per far sì che possa sentirsi sempre sicuro, in ogni momento”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Più stazioni accessibili e stop alla prenotazione dell’assistenza 48 ore prima

Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato una petizione lanciata dal Forum Europeo sulla Disabilità, voluta per chiedere più stazioni accessibili nell’Unione Europea, una migliore assistenza alle persone con disabilità che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con 48 ore di preavviso degli stessi servizi di assistenza. Ora i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al “Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario”
Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato la petizione denominata Train travel for all! (“Viaggi in treno per tutti”), lanciata dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, per chiedere una migliore assistenza alle persone con disabilità e con mobilità ridotta che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con quarantotto ore di preavviso dei servizi di assistenza.
Ieri, 15 giugno, i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

Leggi: Superando, 16/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
Le proposte di Cgil e Sunia per affrontare l’aggravarsi della condizione abitativa e i gravi rischi di sfratti per morosità

Pubblichiamo il documento che le Segreterie nazionali CGIL e SUNIA hanno inviato ai Presidenti delle Regioni, dell’ANCI e di Federcasa, Stefano Bonaccini, Antonio De Caro e Luca Talluri.
Il documento contiene le proposte nazionali per fronteggiare il grave disagio abitativo presente nel Paese e i crescenti rischi di sfratto per morosità incolpevole, accentuati dalle conseguenze economiche prodotte dalla crisi sanitaria, che ha avuto forti ripercussioni sulle condizioni reddituali delle famiglie e nasce dalla condivisione di contenuti prioritari che CGIL e SUNIA intendono sottolineare nell’attuale fase di formulazione degli emendamenti, discussione e decisione parlamentare per la conversione in legge del DL 34/2020 ed in vista dei prossimi adempimenti attuativi di competenza rispettivamente di Parlamento, Governo, Regioni e Comuni.
Il documento è anche finalizzato a supportare iniziative locali che in questa situazione di confronto con le istituzioni nazionali e con quelle territoriali, siano capaci di dare un contributo all’affermazione delle nostre proposte.

Leggi: Cgil, 12/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
Ecco il Family Act, dal congedo di paternità all’assegno universale

Approvato ieri sera dal consiglio dei ministri il pacchetto di norme in sostegno della famiglia. Il disegno di legge è collegato alla legge di bilancio 2020 ed è composto da 8 articoli. Eccoli
Una figlia o un figlio sono ‘un valore e debbono essere considerati un arricchimento sia per la famiglia in cui nascono, sia, soprattutto, per la società che li accoglie e che condivide con i genitori l’oneroso compito di accudirli e proteggerli sin dalla nascità. è questo il principio ispiratore del Family Act, il pacchetto di norme in sostegno della famiglia approvato ieri sera dal consiglio dei ministri.
Il disegno di legge è collegato alla legge di bilancio 2020, è composto da 8 articoli e all’articolo 1 sono previsti i principi ed i criteri direttivi cardine di tutta la riforma che sarà attuata con i decreti delegati.

Leggi: Redattore Sociale, 12/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Pedretti (Spi Cgil): “Alle spalle mesi terribili, ora ripartire”

“Ci siamo lasciati alle spalle mesi terribili, ora abbiamo tutti bisogno di ripartire per ricostruire il Paese”.
Il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti affida ad un video-messaggio sulla pagina Facebook del sindacato le riflessioni su quello che è accaduto durante le fasi più difficili della diffusione del Covid-19 e sulla necessità di avviare al più presto una nuova fase in cui “di noi e del lavoro che facciamo per rappresentare i pensionati e gli anziani ci sarà sempre più bisogno”.
Pedretti ripercorre alcuni dei momenti salienti di questa vicenda, sottolineando che “la diffusione del virus ci ha presi alla sprovvista”, anche a causa di “errori antichi e clamorosi. Per anni sono state tolte risorse alla sanità pubblica, la medicina di territorio è stata depotenziata, i medici di famiglia sono stati ridotti a semplici passacarte”.
Per il segretario dello Spi, rimarranno per sempre scolpite nella memoria collettiva ” la fila delle ambulanze, le terapie intensive piene, i camion dell’esercito che portano via le bare, la strage nelle case di riposo”.
“Abbiamo perso – continua – amici e parenti. Anche molti compagni e compagne del nostro sindacato ci hanno lasciati. Non li dimenticheremo e quando sarà possibile gli daremo il tributo che meritano”.

Leggi: Liberetà, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Piano Colao, mancano un disegno organico e le priorità. “Occasione persa”

Il sociale diventa uno dei sei pilastri per rilanciare il nostro Paese nel dopo pandemia, ma le indicazioni fornite dalla task force guidata da Vittorio Colao non convincono. Tra lacune, idee interessanti e alcune poco originali, c’è il rischio che venga dimenticato presto. Il commento di Chiara Saraceno, Gianfranco Marocchi e Sergio Pasquinelli
Non era poi così scontato che il sociale venisse considerato come uno dei sei pilastri per “rilanciare” un paese alle prese con una storica emergenza sanitaria, ma il piano per l’Italia 2020-2022 elaborato dalla task force guidata da Vittorio Colao – almeno per quanto riguarda le tematiche sociali – non è stato accolto con entusiasmo da parte di chi si occupa di welfare da tempo. Per la sociologa Chiara Saraceno mancano idee originali e non vengono indicate priorità, mentre per Sergio Pasquinelli e Gianfranco Marocchi, entrambi vicedirettori di Welforum.it, si fa fatica a trovare un “disegno organico”. Assente ingiustificato, inoltre, la previsione delle risorse necessarie per realizzare quanto scritto nel documento.
Se la mancanza di “idee originali”, come spiega Saraceno, non è da prendere come una vera e propria carenza, ma come un “riconoscimento” del lavoro fatto già in altre sedi sulle tematiche individuate dal piano – “non occorre inventare tutto daccapo”, chiosa Saraceno -, non convince la poca chiarezza del piano in merito alla linea temporale su cui intende realizzare le proprie proposte. “C’è una mescolanza di azioni di lungo periodo e di breve termine – spiega Saraceno -. Fornire supporto psicologico alle famiglie per l’impatto del Covid19, per esempio, non è una strategia di lungo periodo eppure la si trova tra la proposta dei presidi di welfare di prossimità e la sezione dedicata alle organizzazioni di cittadinanza attiva. C’è una confusione di orizzonti temporali e inoltre il supporto psicologico alle famiglie è qualcosa che spetta ai singoli servizi e non riguarda un piano strategico”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Ampio schieramento parlamentare sostiene alla Camera l’emendamento di Cittadinanzattiva per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare

La proposta per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, già lanciata in occasione del Decreto Cura Italia, da Cittadinanzattiva e oltre 70 fra organizzazioni civiche, associazioni di pazienti, federazioni e ordini professionali, società scientifiche e rappresentanti del mondo delle imprese, torna nel Decreto Rilancio grazie ad emendamenti presentati da parlamentari* di quasi tutti i gruppi (M5S, PD, Leu, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto). Gli emendamenti prevedono la realizzazione di Piani regionali pluriennali per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, finanziati attraverso la revisione del regime fiscale che vige sui prodotti da tabacco riscaldato rispetto alle normali sigarette.
“L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza, con drammatica forza, quanto sia fondamentale una rete di assistenza territoriale che garantisca qualità e continuità di cura ai cittadini, soprattutto alle fasce più fragili”, ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Per questo siamo soddisfatti che sia stata prevista nell’ambito del Decreto Rilancio una misura di potenziamento per l’anno 2020 dell’assistenza territoriale e in particolare di quella domiciliare integrata”
Per info: Cittadinanzattiva – Ufficio stampa

Leggi: Auser, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Ecobonus 110%: gli interventi che è possibile effettuare gratis

Con l’entrata in vigore del D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio) sono stata introdotte nuove importanti detrazioni fiscali che riguardano le spese sostenute per interventi di efficientamento energetico (Ecobonus) e riduzione del rischio sismico (Sisma Bonus).
In particolare, tra le altre cose, il Decreto Rilancio ha previsto un superbonus del 110% per alcuni interventi di efficientamento energetico per le spese sostenute dall’1 Luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Nonostante il Decreto Legge sia già in vigore, si parla di spese sostenute a partire dall’1 Luglio 2020, quindi, consapevoli che per l’attuazione della norma si attendono ancora il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate e un decreto attuativo, il miglior consiglio che possiamo dare a chi ha intenzione di intervenire su un edificio, è quello di attendere la conversione in legge del Decreto Legge, con il quale saranno magari modificate o dettagliate le norme sull’argomento Ecobonus 110%.
Nel frattempo, considerate le centinaia di domande che arrivano e che hanno come oggetto principale gli interventi che possono accedere alla detrazione fiscale, riportiamo di seguito quelli che ad oggi prevede l’art. 119 del Decreto Rilancio.
Ecco quali sono gli interventi che potranno godere della detrazione fiscale potenziata al 110%:

Leggi: Lavori Pubblici, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
SUNIA: grave crisi abitativa e aumento degli sfratti per morosità incolpevole, occorrono misure incisive e rapide con la legge di conversione del DL “Rilancio Italia” e risposte concrete e immediate alla caduta dei redditi delle famiglie

La preoccupazione e il disagio degli inquilini cresce, gli affitti insostenibili con la caduta dei redditi espongono al rischio di sfratti per morosità migliaia di famiglie.
Il SUNIA ha condiviso con la CGIL a livello nazionale alcune proposte da avanzare alle istituzioni nazionali e territoriali per rivendicare con forza le priorità su cui intervenire anche in occasione dell’iter del lavoro parlamentare sulla conversione in legge del DL 34/2020 all’esame della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera dei deputati.
I punti principali riguardano:
• aumento dello stanziamento delle risorse del fondo di sostegno alla locazione per il 2020;
• unificare e coordinare l ‘utilizzo dei fondi di sostegno alla locazione e per la morosità incolpevole e degli stanziamenti esistenti;
• …..

Leggi: Sunia, 10/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Il Piano Colao fra riforma del welfare, inclusione e prossimità

Piena attuazione della riforma del terzo settore, sostegno ai fragili e vulnerabili, parità di genere, piano nidi e assegno unico familiare, servizio civile e povertà educativa: nel documento prodotto dalla task force per il rilancio dell’Italia tanti temi dalle forti implicazioni sociali
Una riforma del welfare che finalmente metta in campo strumenti universalistici e non con un approccio categoriale, la piena attuazione della riforma del terzo settore per sostenere le imprese sociali e lo sviluppo di un’economia sostenibile, Il sostegno e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili, la promozione della parità di genere, la modernizzazione dei sistemi di istruzione e di ricerca (e la loro capacità di inclusione), lo sviluppo di iniziative dedicate a bambini, ragazzi e giovani, l’attivazione di un welfare inclusivo e territoriale di prossimità per produrre coesione sociale e garantire un sostegno più efficace e personalizzato a tutti coloro che si trovano ad affrontare difficoltà straordinarie.
E’ un documento dalle forti implicazioni sociali quello prodotto dal comitato di esperti guidato da Vittorio Colao, che ha consegnato alla Presidenza del Consiglio un testo di 53 pagine, con altre 121 pagine di schede di lavoro frutto di un ulteriore approfondimento su 102 singole proposte tematiche. Fra quali si parla anche, fra le tante cose, di servizi territoriali sociosanitari, di persone con disabilità, di impatto di genere, di aiuti alle donne vittime di violenza, di contrasto alla povertà educativa minorile, di servizio civile e di conciliazione dei tempi di vita e di sostegno alla genitorialità (con un piano nazionale per lo sviluppo di nidi pubblici e privati e l’introduzione di un assegno unico che assorba e includa gli interventi già oggi esistenti).

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Coronavirus, la Lombardia riapre le Rsa. Gallera: “Regole rigidissime, niente pazienti positivi”

Dall’assessore lombardo niente ripensamenti sul recente passato: “La delibera dell’8 marzo aveva un approccio diverso, è stata fondamentale e ci ha consentito di arginare la diffusione del virus, di dare delle risposte e di liberare posti letto negli ospedali. Quindi è stata assolutamente una mossa corretta”
“Con la delibera di oggi riprendiamo la riapertura delle Rsa con delle regole molto rigide: nessun positivo verrà collocato all’interno di una Rsa e verrà invece messo in una struttura sanitaria“. L’assessore lombardo alla Sanità Giulio Gallera ha così anticipato l’intenzione della giunta regionale di far riprendere i ricoveri ordinari nelle residenze sanitarie assistite per anziani che erano stati sospesi durante l’emergenza Covid, mentre erano stati sollecitati quelli straordinari di pazienti convid non acuti dimessi dagli ospedali.
Nessun ripensamento, però, rispetto a quella decisione che potrebbe essere stata uno degli arieti del virus nelle strutture per anziani, dove si è consumata una vera e propria strage. “La delibera dell’8 marzo aveva un approccio diverso, è stata fondamentale e ci ha consentito di arginare la diffusione del virus, di dare delle risposte e di liberare posti letto negli ospedali. Quindi è stata assolutamente una mossa corretta“, sostiene Gallera.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 09/06/2020


martedì 9 giugno 2020
Incertezza sui quorum per l’ok al superbonus 110%

Maggioranza speciale, semplice e assenso del singolo. Come sempre, decidere è il vero problema in condominio. La sintesi degli interessi individuali si scontra con le esigenze collettive, la tutela della proprietà solitaria con quella delle parti comuni. E i quorum cambiano, in ragione di come il mix degli interessi è composto prima dall’amministratore e poi dall’assemblea.
La bussola è la diagnosi Capita così che proprio sull’isolamento delle superfici opache orizzontali e verticali, uno dei tre interventi “cardine” o “entranti” che permettono, secondo l’articolo 119, comma 1, lettera a), del Dl 34/2020, di aprire la porta al 110% anche per l’ecobonus, sismabonus, fotovoltaico e ricariche elettriche possa essere deciso con la maggioranza “speciale” (articolo 1120, comma 2, n. 2, del Codice civile) degli intervenuti che rappresenti la metà del valore dell’edificio oppure con la maggioranza “semplice” (articolo 26, comma 2, legge 10/91) di un terzo dei partecipanti che rappresenti un terzo del valore dell’edificio. Per attivare la seconda opzione occorre la decisione preliminare dell’assemblea di autorizzare la redazione delle Attestazioni di prestazione energetica (Ape, ex Ace) dei singoli appartamenti o della Diagnosi energetica dell’edificio.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Solw 24 Ore, 09/04/2020


lunedì 8 giugno 2020
Emergenza casa, Cgil: “Contro gli sfratti, sconti fiscali e contributi ai proprietari che rinegoziano gli affitti”

Lo stanziamento di 140 milioni di euro previsto nel DL 34/2020 per il contributo all’affitto rappresenta una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni.
Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
• i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagano canoni con altissima incidenza sul reddito;
• i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fondo di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità, in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto e sulla morosità incolpevole pregressa e sopravvenuta, a causa dei criteri previsti dalla vigente normativa.

Leggi: Quotidiano del Condominio, 08/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 16 giugno 2020
Un muro della memoria per gli anziani morti nelle Rsa di Milano

L’iniziativa dell’associazione Felicita, fondata dal Comitato spontaneo Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio. “Per ogni persona morta il racconto su chi era in vita attraverso il racconto di una persona cara”. Presentato anche esposto alla Procura, firmato da 140 famigliari, in cui si ipotizzano i reati di disastro sanitario e omissione dolosa dei dpi
Un muro della memoria, online, dedicato alla vita delle persone morte per Covid-19 nelle Rsa di Milano. Il progetto è stato presentato da Andrea Sartori, durante la conferenza stampa dell’associazione Felicita, che è stata costituita nei giorni scorsi dal Comitato spontaneo “Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio”: “Migliaia di persone sono scomparse quasi in silenzio in un tempo breve, tanto che quasi non abbiamo avuto tempo di rendercene conto – ha spiegato Andrea Sartori -. Con la nostra iniziativa vogliamo quindi dare voce a tutte queste vittime attraverso persone loro care. Per ogni vittima ci sarà una testimonianza su chi era in vita. Non vogliamo lasciare indietro nessuno. Per questo chiediamo l’aiuto di tutti. Sarà un lavoro gigantesco. Ogni video testimonianza sarà pubblicata sul sito www.murodellamemoria.org che sarà on line tra qualche giorno”.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
“Esplode la richiesta di aiuto”, l’Emilia-Romagna alza il fondo welfare

Continua a crescere la richiesta di sostegno da parte di famiglie e persone in difficoltà a causa dell’emergenza covid in Emilia-Romagna. Una vera “esplosione di nuovi bisogni”, come la definisce la vicepresidente della Regione, Elly Schlein
Continua a crescere la richiesta di sostegno da parte di famiglie e persone in difficoltà a causa dell’emergenza covid in Emilia-Romagna. Una vera “esplosione di nuovi bisogni”, come la definisce la vicepresidente della Regione, Elly Schlein. E così la Giunta Bonaccini mette sul piatto 49,3 milioni di euro per il Fondo sociale regionale, sei in piu’ rispetto all’anno scorso, destinato ai Comuni per interventi e servizi sociali del territorio. Dopo l’ok del Consiglio delle autonomie locali, e il parere positivo di sindacati e terzo settore, oggi il provvedimento ha incassato il via libera anche in commissione in Regione. Dei 49,3 milioni complessivi, ben 44,8 saranno impegnati sui servizi, con particolare attenzione ai bisogni di bambini, adolescenti e famiglie, specialmente le più vulnerabili e quelle più colpite dalla crisi legata al coronavirus.

Leggi: Redattore Sociale, 16/06/2020


martedì 16 giugno 2020
Emilia Romagna. CGIL, CISL, UIL, SUNIA, SICET e UNIAT scrivono ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni dell’E.R.: il decreto rilancio va modificato aumentando le risorse, consentendo strumenti attuativi rapidi ed efficaci alle istituzioni territoriali, agevolare la rinegoziazione dei canoni.

Con il decreto 17 marzo 2020 “Salva Italia” si sono date risposte assolutamente insufficienti alla emergenza abitativa che già si evidenziava nelle nostre città e che si è accentuata a seguito delle misure di contenimento degli effetti del Virus COVID 19.
Pur apprezzando un significativo incremento delle risorse messe a disposizione con il nuovo decreto 28 maggio 2020 “Rilancio”, vi segnaliamo che le stesse sono assolutamente insufficienti ad evitare una stagione di sfratti nel prossimo autunno.
In particolare poi vi segnaliamo che oltre alla insufficienza delle risorse, restano evidenti limiti nella strumentazione da mettere a disposizione dei territori (Regioni, Distretti o associazioni dei comuni e Comuni) per agevolare processi di rinegoziazione dei canoni liberi e a canone concordato

Leggi: Sunia, 16/06/2020


lunedì 15 giugno 2020
Palermo. Casa: Cgil e Sunia, subito il confronto con la regione sulle risorse da spendere a sostegno degli affittuari a seguito dell’emergenza Covid-19

Sono almeno 100 mila le famiglie siciliane in locazione che non riescono più a pagare l’affitto con regolarità. Sono nuclei con lavoratori in cassa integrazione, piccoli commercianti e lavoratori autonomi, ma anche giovani professionisti che hanno visto le proprie attività bloccate per l’emergenza sanitaria.
A lanciare l’allarme sono la Cgil Sicilia e il Sunia che, con i segretari regionali Alfio Mannino e Giusy Milazzo chiedono alla Regione “il confronto per interventi efficaci che evitino Un’ondata di sfratti”.
”La Regione siciliana- affermano Mannino e Milazzo- ha a disposizione un tesoretto da utilizzare bene per far fronte alle difficoltà delle famiglie .Sono fondi che lo Stato ha trasferito o sta per trasferire alle regioni che a loro volta dovranno assegnare ai Comuni. Queste- tuttavia- sottolineano non sono sufficienti a far fronte ai tanti problemi abitativi che coinvolgono migliaia di famiglie i cui redditi sono stati azzerati e certamente devono essere utilizzati nel modo più efficace possibile”.
Sunia e Cgil hanno avanzato al Governo nazionale proposte sugli strumenti per affrontare la crisi abitativa nell’immediato e anche sulla programmazione di un nuovo piano di incremento dell’edilizia pubblica. Tra le richieste anche l’aumento degli stanziamenti, l’individuazione di strumenti quali le detrazioni e le agevolazioni fiscali per incentivare il ricorso alla rinegoziazione dei canoni.

Leggi: Sunia, 15/06/2020


venerdì 12 giugno 2020
La solidarietà “da casa” Così i volontari over 65 hanno battuto il virus

Fondamentali per molte associazioni, si sono reinventati un ruolo in questi mesi «Anziché occuparsi del trasporto sociale hanno organizzato turni e raccolto liste»
Volontari… “smart”. Hanno più di 65 anni, ricadono nella fascia a rischio, ma non hanno fortunamente voglia di appendere le scarpette al chiodo. E così, sin dalle fasi più acute dell’emergenza Coronavirus, quando c’era un grandissimo bisogno di solidarietà ma quando la stessa Regione aveva diramato linee guida a tutela dei volontari “over”, si sono reinventati: attività “da remoto”, a casa, senza correre pericoli inutili ma senza far venir meno un apporto fondamentale per molte associazioni modenesi che svolgono servizi per la collettività proprio grazie all’apporto di volontari con più di 65 anni.«Il nostro trasporto sociale è svolto soprattutto da persone che hanno in media 70 anni, attività che si è immediatamente interrotta, con l’inizio dell’emergenza Covid» conferma il presidente di Auser Modena Michele Andreana. E spiega: «Negli scorsi mesi le nostre attività si sono riorganizzate e modificate. L’accompagnamento sociale si è praticamente interrotto ma in compenso abbiamo organizzato, in accordo con tanti comuni, un servizio di consegna spesa e farmaci a domicilio su tutto il territorio provinciale». E c’è stato anche un risvolto inaspettato e positivo: molti giovani, studenti o lavoratori in cassa integrazione, si sono resi disponibili a dare una mano facendo le consegne. «In questo modo – continua Andreana – i volontari più anziani hanno svolto da casa mansioni di segreteria come l’organizzazione dei turni o la raccolta delle liste della spesa mentre quelli più giovani hanno pensato alle consegne usando i nostri mezzi».

Leggi: Gazzetta di Modena, 12/06/2020


giovedì 11 giugno 2020
Tutti come in RSA: per le residenzialità la Lombardia impone un lockdown sine die

La Giunta regionale scrive le regole della Fase 2 per i servizi residenziali. Tutto il sociosanitario finisce in un solo calderone. «Non è la delibera che ci aspettavamo, non è la delibera di cui hanno bisogno le persone con fragilità che vivono nei servizi residenziali», commenta il Forum Terzo Settore lombardo. Unica nota positiva: test sierologico per ospiti e operatori, a carico del SSR
Regione Lombardia ha approvato lunedì 9 giugno una delibera (DGR 3226) per la riapertura delle strutture residenziali e semiresidenziali, di AMBITO SOCIOSANITARIO. «Non è la delibera che ci aspettavamo, non è la delibera di cui hanno bisogno le persone con fragilità che vivono nei servizi residenziali», commenta oggi il Forum Terzo Settore lombardo.
«La DGR 3226 è atto che segue una norma di ben altro spessore come il Piano Territoriale regionale per la riattivazione dei servizi diurni (DGR 3183), di cui auspichiamo una rapida implementazione. Un Piano Territoriale che rischia di entrare in conflitto con quest’ultima delibera, generando inutili problemi di interpretazione. La delibera sui servizi residenziali disegna un impianto che poteva considerarsi adeguato forse all’inizio della pandemia, quando sarebbe stato più che mai necessario rendere impermeabili i servizi residenziali, e in particolare le RSA, alla diffusione del Covid-19. Ma sappiamo tutti che le cose sono andate diversamente. Applicarla oggi significa pensare coloro che vivono nei servizi residenziali non come persone, con gli stessi diritti e doveri di tutte le altre, ma come dei “ricoverati” che devono essere semplicemente curati e assistiti possibilmente rimanendo all’interno delle strutture. Ma chi conosce la varietà dei servizi residenziali e delle persone che li abitano sanno che la realtà è ben diversa».

Leggi: Vita, 11/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
Welfare, Ceriscioli: avanti con la tutela di anziani e disabili

Firmato questa mattina in Regione il protocollo di intesa per riattivare i servizi educativi, sociali e sociosanitari rimasti sospesi per la pandemia
Firmato questa mattina in Regione il protocollo di intesa per riattivare i servizi educativi, sociali e sociosanitari rimasti sospesi per la pandemia. L’obiettivo, illustrato nel corso di una videoconferenza a cui ha preso parte anche il presidente regionale dell’Anci, Maurizio Mangialardi, è quello di dare risposte alle famiglie degli anziani, dei disabili, dei minori, delle persone con problemi di salute mentale e delle persone senza fissa dimora. “I soggetti che sono al centro della nostra azione nel documento sono gli anziani, i disabili, l’infanzia e persone con problemi- spiega il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli-. L’idea è che il rilancio del sistema dopo una crisi così grande, non si fa solo con il sostegno alla ripresa dell’economia in termini di aiuti alle imprese, ma anche accompagnando e sostenendo quel mondo dei servizi che si fa carico delle fragilità. In questo momento di cambiamento serve flessibilità per riorganizzare e ricalibrare i servizi tenendo conto di un contesto mutato e serve la collaborazione di tutti per forme nuove che garantiscano la vicinanza alle fasce più deboli e la sicurezza degli operatori”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/06/2020


mercoledì 10 giugno 2020
La crisi delle Rsa: 4500 posti liberi, 250 persone in cassa integrazione

Intanto è pronto il documento che riapre agli esterni le residenze per anziani dal 15 giugno
Tre mesi dopo l’inizio della strage causata dal coronavirus, nelle 740 Rsa del Piemonte restano le macerie: fino a 4.500 posti letto vuoti, 250 persone almeno in cassa integrazione, su cui anche la Cgil sta accendendo un faro e regole ancora non definite per l’ingresso di nuovi ricoverati e la riapertura delle visite dei parenti, riprese solo là dove ci sono ampi spazi o si possono sfruttare giardini e terrazze. «Ma incontrare i familiari porta un benessere psicologico agli anziani che si riflette anche sulla salute», ripete l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. Che già oggi potrebbe pubblicare il documento definitivo che riapre agli esterni le residenze per anziani dal 15 giugno. Le associazioni dei gestori lo hanno valutato in modo positivo ma segnalato anche alcuni punti critici da rivedere per scongiurare nuovi problemi. D’altra parte, regole certe aiuterebbero anche le strutture a risolvere la loro nuova emergenza: i letti vuoti.

Leggi: Corriere della Sera, 10/06/2020


IN AGENDA:

17 giugno ore 18:00 – Webinar Articolo 99 – Presentazione del libro di Padre Paolo Benanti “DIGITAL AGE. Teoria del passaggio d’epoca. Persona, Famiglia e Società”.

Interverranno oltre all’autore:
– Tiziano Treu, Presidente Cnel
– Massimo Bray, Direttore generale Enciclopedia Italiana
– Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS Italia
L’iniziativa è aperta a quanti riterrete siano interessati al tema ai quali potete trasmettere l’invito.
Per la partecipazione inviare una email a eventi@articolo99.it

Leggi: Articolo 99


22 giugno –  Nuove forme di convivenza per la terza età: a che punto siamo con la sperimentazione

Videoconferenza promossa dalla associazione “Iscritti a parlare” il 22 giugno alle 18,30 con il coordinamento di Mara Gasbarrone.

Leggi: Iscritti a Parlare

Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

 Le idee guida dell’OMS sul COVID-19 nei servizi di LTC

Le linee guida sulla prevenzione e gestione della pandemia da COVID-19 nei servizi di Long-Term Care, recentemente pubblicate dall’OMS, sono molto significative e pongono richieste precise ai Paesi europei. Franco Pesaresi, nell’ottica di fornire un servizio utile ai lettori, ne propone una libera traduzione e, in questo articolo, offre una sintesi dei punti di maggior rilievo.
La sede europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 29 maggio 2020 ha pubblicato le linee guida sulla “Prevenzione e gestione della pandemia COVID-19 nei servizi di assistenza a lungo termine (LTC) in Europa”. Si tratta di un documento1 molto importante perché:
1. La maggioranza dei morti causati dal COVID-19 erano collocati nei setting di Long-Term Care (LTC). In Europa, il 50% circa dei morti erano ospiti di strutture residenziali per anziani a cui bisognerebbe aggiungere coloro che venivano assistiti a domicilio in modo formale o informale.
2. Vengono presentati 10 obiettivi di policy rivolti ai decisori politici, ai responsabili e alle autorità sanitarie nazionali e regionali per prevenire e gestire la pandemia COVID-19 nei servizi di LTC (indicati nel box 1).
3. Ogni obiettivo è corredato da evidenze scientifiche e una serie di azioni chiave che possono aiutare a raggiungerlo. Ogni obiettivo politico è anche illustrato attraverso esempi di paesi dell’Europa che li ha messi in pratica.

Leggi: I Luoghi della Cura


La strada per una nuova assistenza a domicilio

Una rete di cure territoriali robusta, diffusa, competente. Questi mesi ne hanno dimostrato l’importanza, ma siamo ancora lontani dal raggiungerla. Ora forse si sta aprendo la strada per costruirla. I servizi di assistenza a domicilio sono una parte importante di questa territorialità e il Decreto Rilancio prevede un rafforzamento di quelli forniti dalle Asl (l’Adi) con 734 milioni di euro, l’investimento più rilevante del provvedimento a favore dell’assistenza sul territorio. Come ha ricordato Cristiano Gori su lavoce.info si tratta una cifra che rappresenta la metà di quanto si spende a livello nazionale per questo servizio in un anno. Si tratta allora di una opportunità per superare i limiti attuali. Prima di arrivarci, facciamo però un passo indietro.
La visione d’insieme
Quando parliamo di singoli servizi a volte perdiamo di vista il quadro complessivo e il peso specifico delle sue varie parti. Le fragilità che possono essere seguite nei rispettivi domicili – quella delle persone con disabilità e degli anziani – trovano oggi tre risposte fondamentali, in ordine: quella delle famiglie stesse, il mercato privato della cura (badanti, ma non solo) e il servizio pubblico. Vediamole.

Leggi: Welforum


Cosa c’è di buono (e cosa no) nel Piano Colao

L’8 giugno è stato diffuso l’esito del lavoro della commissione guidata da Vittorio Colao e incaricata dal Governo di tracciare le linee di intervento per il rilancio del Paese.
L’esito è un documento di 121 pagine articolato in slide e diffuso in sei macro capitoli, coerenti con il disegno complessivo di costruire “un’Italia più forte, resiliente ed equa” passando per tre aspetti trasversali, la digitalizzazione e l’innovazione, la rivoluzione verde, la parità di genere e l’inclusione.
I sei macro capitoli – 1) imprese e lavoro; 2) infrastrutture a ambiente; 3) Turismo Arte e Cultura; 4) Pubblica amministrazione; 5) Istruzione, ricerca e competenze 6) Individui e famiglie – sono a loro volta sviluppati ciascuno attraverso una pluralità di proposte, generalmente strutturate su singole slide che contengono una parte di analisi (“Contesto”) e la proposta di una o più azioni che dovrebbero essere intraprese. Ciascuna proposta è poi catalogata a seconda del fatto che richieda o meno finanziamento (e nel caso, se pubblico o privato) e del fatto che sia o meno immediatamente operativa.
In premessa va ricordato che, con tutta l’autorevolezza che va riconosciuta al gruppo di lavoro coordinato da Colao, quelle contenute non sono disposizioni operative, ma proposte da verificare nella loro fattibilità e da sottoporre ciascuna alla volontà degli organi politici affinché se ne valuti l’opportunità di attuazione. Non è difficile ipotizzare che un Governo forte e coeso nel gestire l’emergenza, ma disomogeneo nelle culture politiche e connotato da una persistente debolezza possa trovare notevoli difficoltà a lavorare anche solo su una piccola quota delle proposte elencate, con esiti tutti da verificare.
Ma, ciò detto, si tratta comunque di un documento interessante da un punto di vista culturale, che merita qualche riflessione.

Leggi: Welforum


 

 

 

 

NEWS:

martedì 9 giugno 2020
Il Piano Colao fra riforma del welfare, inclusione e prossimità

Piena attuazione della riforma del terzo settore, sostegno ai fragili e vulnerabili, parità di genere, piano nidi e assegno unico familiare, servizio civile e povertà educativa: nel documento prodotto dalla task force per il rilancio dell’Italia tanti temi dalle forti implicazioni sociali
Una riforma del welfare che finalmente metta in campo strumenti universalistici e non con un approccio categoriale, la piena attuazione della riforma del terzo settore per sostenere le imprese sociali e lo sviluppo di un’economia sostenibile, Il sostegno e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili, la promozione della parità di genere, la modernizzazione dei sistemi di istruzione e di ricerca (e la loro capacità di inclusione), lo sviluppo di iniziative dedicate a bambini, ragazzi e giovani, l’attivazione di un welfare inclusivo e territoriale di prossimità per produrre coesione sociale e garantire un sostegno più efficace e personalizzato a tutti coloro che si trovano ad affrontare difficoltà straordinarie.
E’ un documento dalle forti implicazioni sociali quello prodotto dal comitato di esperti guidato da Vittorio Colao, che ha consegnato alla Presidenza del Consiglio un testo di 53 pagine, con altre 121 pagine di schede di lavoro frutto di un ulteriore approfondimento su 102 singole proposte tematiche. Fra quali si parla anche, fra le tante cose, di servizi territoriali sociosanitari, di persone con disabilità, di impatto di genere, di aiuti alle donne vittime di violenza, di contrasto alla povertà educativa minorile, di servizio civile e di conciliazione dei tempi di vita e di sostegno alla genitorialità (con un piano nazionale per lo sviluppo di nidi pubblici e privati e l’introduzione di un assegno unico che assorba e includa gli interventi già oggi esistenti).

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Pronto il Piano “Rilancio Italia” di Colao. Per la sanità Piano digitale nazionale, Welfare di prossimità e più risorse per la salute mentale

Per gli esperti il Ssn ha bisogno di sviluppare un Ecosistema Digitale Salute che connetta tutta la filiera pubblica e privata. Proposto anche di “superare il Fascicolo sanitario elettronico” e potenziare le “televisite i pagamenti elettronici. Inoltre, tra le proposte anche quella di potenziare il monitoraggio del sistema che oggi ha “troppe frammentazioni e lentezze”. Occorre puntare sul sistema “Tessera sanitaria”. IL DOCUMENTO
“Sviluppare un Ecosistema Digitale Salute a livello nazionale, che connetta tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio ed interventi più efficienti”. È quanto propone per la sanità la task force guidata da Vittorio Colao nel suo documento ‘Rilancio Italia’ in cui lancia idee anche sul potenziamento degli strumenti di monitoraggio del Ssn, più investimenti nella salute mentale e nel Welfare di prossimità.
“L’emergenza Covid19 – si legge – evidenzia la necessità di applicazione della telemedicina, non solo per il Covid”, ma soprattutto per assicurare l’accesso alle cure a tutti gli altri pazienti. La sanità non è ancora disegnata secondo i nuovi paradigmi “health-in-all” (ad es., visione olistica del cittadino, connessione tra tutti i sui dati sanitari sociali ambientali, lavorativi) value-based (valutazione risultati rispetto ai costi) e personalizzata (trattamento personalizzato anche rispetto alle sue caratteristiche genomiche), condivisione dei dati con tutto l’ecosistema (dalla R&S, alla produzione di farmaci, all’erogazione dei servizi)”.

Leggi: Quotidiano Sanità, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Dopo il Covid-19, molte Rsa rischiano di chiudere

I costi per fronteggiare l’epidemia e le mancate entrate per il blocco dei ricoveri hanno messo in crisi i bilanci delle case di riposo. L’appello di Uneba a Governo e Parlamento: ci vogliono interventi a sostegno del settore per salvare l’assistenza ai più fragili e i posti di lavoro
Molte Rsa rischiano “di cadere loro stesse vittime del Covid19” e “di dover chiudere o ridimensionare le attività al servizio dei più fragili, con inevitabili conseguenze sui posti di lavoro”. L’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale (Uneba), alla quale aderiscono oltre mille enti che gestiscono case di riposo e altre strutture residenziali, lancia l’allarme: dal nord al sud d’Italia “arrivano testimonianze di difficoltà già presenti e di forte incertezza sul futuro, con molti enti non profit che prevedono di chiudere l’anno in passivo. Alcune regioni già prevedono situazioni drammatiche. Presto potrebbero arrivare le prime dichiarazioni di stato di crisi aziendale”.
Le cause di questa crisi sono principalmente tre: l’aumento dei costi durante l’emergenza Covid-19 per l’acquisto di mascherine, tute, guanti e per la cura stessa degli anziani colpiti dal virus, il calo delle entrate perché i nuovi ricoveri nelle Rsa sono bloccati e, infine, il mancato pagamento da parte dei Comuni per servizi, quali i centri diurni, che sono stati sospesi per fermare il contagio.

Leggi: Redattore Sociale, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter maggio 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
Il Decreto Rilancio, un provvedimento complesso e sicuramente necessario, contiene importanti interventi, raccogliendo anche molte delle richieste presentate dalla nostra organizzazione nei mesi scorsi. Vanno tuttavia corrette alcune criticità.
■ Le detrazioni fiscali per interventi nelle abitazioni e negli edifici.
Posti di fronte alla sfida di mitigare i cambiamenti climatici i leader dell’Unione europea si sono impegnati a ridurre il consumo energetico del 20% entro il 2020 e del 32,5 % entro il 2030.
Nell’attuale fase di preparazione dei programmi della politica di coesione 2021-2027, è centrale la riflessione sull’efficienza energetica degli edifici.
■ La relazione della Corte dei Conti UE sull’efficienza energetica degli edifici.
La crisi ha colpito molti settori, ha aumentato povertà e accentuato disuguaglianze. Ma ha anche evidenziato criticità già presenti, legate a un modello di sviluppo non sostenibile. Per la CGIL è ora necessario rafforzare la leva degli investimenti pubblici e privati, indirizzati a politiche di sviluppo sostenibile, dando centralità ai bisogni della persona e del territorio, cogliendo le sfide globali, con un forte ruolo dello Stato nella pro­grammazione, pianificazione e progettazione.
■ L’iniziativa della CGIL “Reti in Comune”.

Leggi: Abitiamola, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Edilizia, deludenti le modifiche all’ecobonus

Fillea e Legambiente: “Occorre spingere su riqualificazioni che facciano davvero risparmiare le famiglie”
Gli emendamenti, su cui è stato trovato un accordo fra i diversi partiti di Governo, prolungano gli incentivi al 2022 e allargano la platea dei beneficiari dell’incentivo del 110%, anche per interventi in alberghi e strutture ricettive, seconde case, con esclusione di ville e case di lusso, associazioni del terzo settore e scuole paritarie, ma anche ai singoli alloggi nei condomini, qualora non vi siano impianti centralizzati. “Le modifiche sembrano premiare la logica degli interventi a pioggia, non vincolati a chiari obiettivi di risparmio energetico delle famiglie e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, senza garanzie che non vadano a imprese che ricorrono magari a lavoro irregolare”. Così dichiarano in una nota congiunta Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea ed Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.
Di recente, le due organizzazioni avevano lanciato una proposta di riforma e potenziamento degli incentivi per ristrutturazioni, risparmio energetico e antisismico, che avessero però tre obiettivi chiari, come ricordano Genovesi e Zanchini, “sostenere un’edilizia verde legata alla rigenerazione; assicurare una riduzione del fabbisogno energetico del 50% (per un effetto, se solo s’intervenisse sul 50% degli incapienti e il 10% dei manufatti, pari a 840.000 tonnellate annue in meno di C02, 418,5 milioni di metri cubi l’anno in meno di gas consumati e 620 euro in meno di bollette a famiglia, l’anno), da realizzare congiuntamente a interventi di miglioramento anti sismico degli edifici; vincolare gli incentivi pubblici alla presentazione di un certificato di regolarità e congruità lavorativa (noto come Durc di congruità, che certifica la quantità minima di ore di lavoro per cantiere, come già avviene, per esempio, per gli incentivi legati alla ricostruzione nel Centro Italia) con l’effetto di produrre nuovi occupati o far emergere occupati – oggi in nero per almeno 146.000 unità ogni anno -, recuperando quasi 900 milioni di contributi e tasse oggi non versate”.

Leggi: Collettiva, 08/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Morosità, il Covid-19 non ferma le udienze di convalida di sfratto

L’emergenza “sfratti” per le locazioni abitative rappresenta uno dei nodi più problematici delle prossime udienze nei Tribunali. Il decreto legge cura Italia (18/2020) ha infatti solo parzialmente affrontato il problema, rinviando al 1° settembre 2020 il blocco delle esecuzioni degli sfratti. Ma nulla è stato previsto per superare l’impasse causata dallo stop di tante attività produttive, che ha messo in crisi i pagamenti ordinari.
Con la ripresa delle udienze civili, dunque, stanno ripartendo anche le vertenze sulla morosità abitativa. Tanto che, ad esempio, la sezione sesta del Tribunale di Roma, di concerto con l’Ordine degli avvocati della Capitale, ha emanato un protocollo per le udienze di sfratto, in cui si prevede che, dal 15 giugno prossimo, verranno fissate «udienze straordinarie, da tenersi eventualmente nel pomeriggio sino alle ore 15,30, scaglionate una ogni trenta minuti, al fine dello smaltimento dell’arretrato concernente i provvedimenti di convalida di sfratto, che verranno trattati in tale periodo in modo del tutto prevalente».

Leggi: Quotidiano Diritto, 08/06/2020


domenica 7 giugno 2020
Ilaria Capua: «Serve un patto tra generazioni, dalla salute dei più fragili dipende il futuro dei più forti»

Adesso nessuno sa come il virus si può ripresentare. Per evitare un’altra ondata contiamo sugli anziani
A un mese dalla riapertura, molti mi chiedono se ne siamo fuori, se ci sarà una seconda ondata, come sarà e quando arriverà. La verità e che non lo sa nessuno perché ogni paese subisce in maniera diversa le frustate di questo virus che, come tutti i virus, non è un essere pensante, non mette in atto strategie e non è né furbo né stupido. È semplicemente un virus che fa il suo mestiere: fotocopia se stesso e in questa replicazione continua miete molte vittime.
Certo, è un nemico invisibile (ma quando mai i nemici si vedono?), ma è anche subdolo perché impalpabile e ingannevole: quello che vediamo oggi infatti è il risultato del contagio avvenuto circa due settimane fa, un concetto non sempre così immediato da tenere presente. Fortunatamente la curva multi-strato che ogni giorno troneggia sul sito di questo giornale mostra l’incessante progressivo calo a picco dei casi gravi e dei decessi, ed è proprio su questo che vorrei soffermarmi.
Ormai è chiaro a tutti che il Covid-19si accanisce soprattutto sulle persone dalla salute fragile, in particolare gli anziani. Non ci pensiamo spesso ma sono gli stessi che erano già in giro durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi: si ricordano del freddo, della fame e della povertà e di certo non si lamentano delle regole dettate dall’emergenza ma diligentemente seguono quelle norme di comportamento che sappiamo potrebbero tenerli fuori dagli ospedali. Si sono sacrificati più di tutti fino ad oggi e sapete quale è la nostra speranza per evitare una catastrofica seconda ondata? Che si possa ancora una volta contare su di loro.

Leggi: Corriere della Sera, 07/06/2020


sabato 6 giugno 2020
Elevare a “Sistema” le Cure Primarie. Per farlo, deve cambiare lo stato giuridico del Mmg

Gentile Direttore,
si usa dire che le crisi sono l’occasione del miglioramento e potrebbe non fare eccezione il SSN che data mezzo secolo dalla sua istituzione e che ha mostrato diverse crepe oltre ad aver mostrato ancora una volta quanto sia necessario ed essenziale per la società italiana tutta.
Fra quelle crepe c’è la sostanziale inadeguatezza delle Cure Territoriali per cui occorre ripercorrere la storia sanitaria del Paese sia pure a grandi balzi ma senza mai perdere di vista un aspetto: il Sistema Sanitario Nazionale è tale proprio perché è “Sistema”.
Quando fu istituito il SSN (1978) la figura del Medico di Medicina Generale si trovò di fatto a ereditare quella del Medico delle Mutue. Eppure era in corso un’impetuosa trasformazione della società italiana che sul versante sanitario si concretizzava nella transizione epidemiologica che vedeva rovesciare la piramide anagrafica e comparire sulla scena come preponderanti le patologie croniche
Il MMG già alla nascita del SSN si trovava a svolgere dunque un ruolo non adeguato a tali cambiamenti ma, nonostante questo e nonostante una formazione anch’essa non adeguata alla sfida della nuova richiesta del Territorio, la Medicina Generale ha saputo dare via via risposte a problemi complessi e a compiere uno sforzo titanico di innovazione e adeguamento alle nuove realtà diventando una Disciplina originale e al tempo stesso conservando la fiducia della popolazione assistita.

Leggi: Quotidiano Sanità. 06/06/2020


venerdì 5 giugno 2020
Censis-Fnopi: gli italiani dicono sì a più infermieri per rafforzare la sanità

Il 92,7% degli italiani (con punte fino del 94,3% nel Nord-Est e del 95,2% tra i laureati) ritiene positivo potenziare il numero e il ruolo degli infermieri nel Servizio sanitario nazionale. Il 41,9% al fine di colmare le attuali lacune negli organici, il 40% perché li ritiene essenziali per potenziare i servizi domiciliari, territoriali e di emergenza. Si stimano in 450.000 gli infermieri attivi di cui ci sarebbe bisogno (oggi sono 450mila gli iscritti, pensionati compresi), ovvero 57mila in più di quelli attuali. Questi sono alcuni dei principali risultati del Rapporto Censis-Fnopi sugli infermieri e la sanità del futuro, una ricerca realizzata dal Censis per la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).
L’ora dell’infermiere di famiglia e di comunità
Il 91,4% degli italiani (il 95,1% delle persone con patologie croniche, il 92,6% dei cittadini nel Sud), secondo i dati presentati da Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, e Tonino Aceti, portavoce Fnopi , ritiene l’infermiere di famiglia e di comunità una buona soluzione per potenziare le terapie domiciliari e riabilitative e la sanità di territorio, fornendo così l’assistenza necessaria alle persone non autosufficienti e con malattie croniche. Il 51,2% è convinto che l’introduzione di questa figura professionale faciliterebbe la gestione dell’assistenza, migliorando la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari. Il 47,7% pensa che darebbe loro sicurezza e maggiore tranquillità. Il 22,7% ritiene che innalzerebbe la qualità delle cure. Sono i numeri di un ampio e trasversale apprezzamento per una figura strategica per garantire quella sanità territoriale resa ineludibile dall’esperienza del Covid-19.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 05/06/2020


giovedì 4 giugno 2020
Le proposte di CGIL e SUNIA per affrontare l’aggravarsi della condizione abitativa e i gravi rischi di sfratti per morosità

UTILIZZO UNIFICATO RAPIDO ED EFFICACE DELLE RISORSE
Lo stanziamento di 140 milioni previsto nel DL 34/2020 di euro per il contributo all’affitto rappresenta una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni. Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
• le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
• i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagano canoni con altissima incidenza sul reddito;
• i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fondo di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità, in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto e sulla morosità incolpevole pregressa e sopravvenuta, a causa dei criteri previsti dalla vigente Normativa

Leggi: Sunia, 04/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Legge caregiver, riprendono i lavori. Gli appelli “a colmare la lacuna”

L’annuncio della senatrice Simona Nocerino: “Stiamo migliorando il testo”. Nei giorni scorsi la richiesta era arrivata da diverse associazioni, tra cui First e Confad. Riconoscimento per “non ritrovarsi più in un’emergenza senza ricomprendere l’immane responsabilità che i caregiver familiari quotidianamente affrontano”
“Abbiamo ripreso i lavori per migliorare il ddl sul caregiver”: lo ha annunciato poco fa sui social la senatrice pentastellata Simona Nocerino. Nei giorni scorsi si erano susseguiti gli appelli delle associazioni, tra cui First e Confad. “La legge sui caregiver familiari non può attendere oltre, è una lacuna che deve essere colmata affinché non ci si ritrovi più in un’emergenza senza ricomprendere l’immane responsabilità che i caregiver familiari quotidianamente affrontano”: è l’appello lanciato dal Confad (coordinamento nazionale famiglie con disabilità) in occasione della festa del 2 giugno, insieme alla domanda che suona come una provocazione: “Che posto hanno i caregiver nella Repubblica italiana?”.
La risposta, drammatica, deriva dall’esperienza appena vissuta: “La fase 1 della pandemia Covid-19 è stata superata a colpi di dpcm dettati dal momento emergenziale – scrivono – Provvedimenti che non hanno preso seriamente in considerazione la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, le quali si sono ritrovate catapultate dall’oggi al domani in un incubo caratterizzato da inadeguatezza e noncuranza dei provvedimenti adottati dallo Stato”:

Leggi: Redattore Sociale, 03/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Niente ospizio – È il cohousing per gli anziani – La storia

Case condivise contro solitudine e caro-affitti E Laura, la veterana, festeggia i suoi 100 anni
Ospizio? No grazie, meglio una casa condivisa. Nato tra studenti e giovani coppie per abbattere i costi e sostenere la propria indipendenza, il cohousing diventa un fenomeno anche tra gli anziani, atterriti dall’idea di un ospizio, ma ugualmente preoccupati della solitudine. Con un occhio alle tasche, tra pensioni sempre troppo basse e costi crescenti per le cure, e l’altro alla compagnia, ecco la soluzione di mettere su casa insieme tra persone in là con gli anni.
La veterana della formula è Laura Lanciotti, di Subiaco, che nella “sua” casa condivisa ha spento le 100 candeline. Laura vive con altri 5 anziani e due badanti. Da sei anni coabita con loro in un appartamento di 150 metri quadri, in via delle Gondole, a Ostia, donato ai volontari della comunità di Sant’Egidio da un’altra anziana che viveva in un cohousing.
Nel 2010, Laura, niente figli e vedova, entra in una Rsa, in provincia di Roma. Ci rimane quasi 4 anni desiderando solo di tornare a casa: «Trascorreva gran parte delle giornate, come gli altri anziani, a letto – ricordano i volontari di Sant’Egidio – le sue condizioni di salute andavano peggiorando, abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa per aiutarla: portarla via da lì».
Soluzione non semplice, c’erano anche da considerare gli acciacchi. E Laura, a casa, non aveva nessuno che potesse prendersi cura di lei. «Così – continuano i volontari – abbiamo pensato a questo modello di cohousing. Che intreccia assistenza medica tradizionale e ricerca di autosufficienza».
Nonostante un problema di deambulazione che la costringe a passare più tempo seduta su una sedia a rotelle che in piedi sulle sue gambe, la centenaria non si arrende. La fatica, lei, la conosce bene. Abituata a lavorare nei campi, ora lotta ogni giorno per raggiungere la camera da letto dal salotto di casa in autonomia.

Leggi: La Repubblica, 03/06/2020


DALLE REGIONI:

martedì 9 giugno 2020
Senza dimora, “housing first e valorizzazione del patrimonio costruito negli anni”

Giuliano Barigazzi, assessore al welfare del Comune di Bologna, promuove i progetti di housing first ma chiede di non dimenticare “la ricca realtà di tutte le strutture dedicate all’accoglienza in città in via di riqualificazione”
“I nostri servizi di accoglienza manterranno un assetto precauzionale anche nei prossimi mesi. Per il Piano freddo quest’anno abbiamo garantito il 50 per cento in più rispetto al 2019 e, adesso che è finito, 105 persone in uscita hanno trovato alloggio a Casa Willy, al Vis di Campagna e al Fantoni”. Giuliano Barigazzi, assessore al welfare del Comune di Bologna, ha esordito così, in Question Time, a una domanda in merito all’accoglienza dei senza dimora. Un rapido bilancio del passato, ma anche uno sguardo al futuro prossimo. Non va dimenticato, infatti, che in città nelle strutture d’accoglienza per senza dimora si sono registrati una ventina di casi di positività al Covid: “Vorremmo continuare a investire nell’housing first – spiega Barigazzi –. Lo considero un servizio innovativo. L’housing first prevede il reperimento di alloggi contrattualizzati dai servizi di bassa soglia rivolti agli utenti di bassa soglia, ma con la presenza delle associazioni del terzo settore in termini di servizio. Il nostro obiettivo è, e rimane, quello di ridare autonomia e dignità. Fino a pochi mesi fa, il limite per dare corpo a progetti di questo tipo era il reperimento degli alloggi: ora dobbiamo capire se, nell’epoca post emergenza sanitaria, sia diventato meno difficile”.
L’housing first, secondo Barigazzi, coniuga sapientemente l’aspetto assistenziale e quello della promozione dei percorsi di vita autonoma. In città ci sono anche 64 alloggi di transizione abitativa, “riservati a un’utenza meno problematica rispetto a quelle a cui vuole rispondere l’housing first. Su questo tema, stiamo per pubblicare il bando che reintroduce l’appoggio e la richiesta delle associazioni, qui presenti con un ruolo soprattutto di servizio e non di sostegno”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/06/2020


lunedì 8 giugno 2020
Regione Emilia Romagna. Politiche abitative e emergenza sanitaria: Fondo Regionale per l’accesso all’abitazione in locazione. Criteri di gestione per l’anno 2020

Il 22 maggio 2020 la Regione Emilia Romagna rappresentata dalla Vice Presidente Elly Schlein e le OO.SS. Confederali regionali unitamente alle rappresentanze unitarie dei sindacati degli inquilini si sono incontrati in video conferenza per affrontare il tema sensibile delle politiche abitative.
L’emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti. L’impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza abitativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità, e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso.
Nell’attuale contesto emergenziale è necessario pertanto attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate.
Tutto ciò sarà possibile attraverso interventi mirati su diverse linee di intervento per le quali le OO.SS. Confederali e le rappresentanze degli inquilini hanno presentato una proposta specifica riguardante i canoni ERP, la rinegoziazione dei contratti d’affitto e il contributo affitto (Fondo affitto).

Leggi: Sunia, 08/06/2020


giovedì 4 giugno 2020
Coronavirus, 1.200 vittime solo nelle Rsa di Milano. Contagiato il 40% degli operatori

Il dossier finale dell’Ats sulle residenze per anziani. Un decesso su tre per il virus o con sintomi sospetti. Demicheli: andrà rivalutata la sicurezza delle strutture – di Sara Bettoni e Gianni Santucci
Un autoscatto settimanale delle 162 residenze sanitarie per anziani del Milanese e della provincia di Lodi. Messe in fila, queste fotografie ricostruiscono l’evolversi dell’epidemia di coronavirus tra i circa 17 mila ospiti di queste strutture. L’Ats di Milano ha raccolto i numeri forniti dalle Rsa. Tra i dati più drammatici, quello dei decessi: al 20 maggio, il 26 per cento dei morti ha avuto certamente il Covid-19, il 34 per cento ha manifestato sintomi sospetti. «Informazioni che ci devono far riflettere» dice Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats.
Le infezioni
Nel momento peggiore, a inizio maggio, fra i 13 mila ospiti rimasti nelle Rsa di Milano e Lodi, oltre 5 mila erano in isolamento, in stanze o reparti con altri malati, nel tentativo di preservare chi non era stato ancora infettato. Il primo aprile gli anziani isolati erano circa la metà. Ma non è solo quel numero a dare evidenza del dilagare del virus. Una statistica ancor più decisiva racconta anche dei ritardi con i quali i malati sono stati individuati, certificati e allontanati per provare a contenere il contagio. Il primo aprile infatti in tutte le Rsa della provincia c’erano 1.451 casi sospetti di Covid e 539 casi accertati. Accadeva perché per quasi tutto il mese di marzo era stato scelto di non fare i tamponi agli anziani e dedicare tutte le energie di diagnosi agli ospedali. Quando invece si è iniziato a fare i tamponi anche nelle case di riposo, le proporzioni dell’epidemia sono emerse giorno dopo giorno, arrivando al 20 maggio (quando i morti nel frattempo erano già migliaia) a soli 175 casi sospetti e 3.354 anziani ammalati con certezza di Covid-19. Stesse proporzioni se si guarda solo la città: sempre al 20 maggio, nelle strutture per anziani di Milano erano rimasti circa 5.600 ospiti (dai 7.210 che erano). Un mese prima, al 29 aprile, quasi 2 su 5 avevano il Covid (36 per cento). A fronte di un numero così esorbitante di decessi e infetti, soltanto una percentuale minima di anziani è stata portata in pronto soccorso per le cure: mai più di 30 o 40 a settimana in città, perché proprio nei mesi dell’emergenza più pesante per i pazienti così fragili non c’era posto in ospedale. Una delibera regionale di marzo invitava le Rsa ad assistere nelle strutture stesse gli over 75 con sintomi sospetti e situazioni di fragilità, perché si riteneva che il trasporto e l’attesa in pronto soccorso potessero peggiorare le loro condizioni.

Leggi: Corriere della Sera, 04/06/2020


mercoledì 3 giugno 2020
Il Consiglio regionale del Lazio dice sì ad un nuovo modello di assistenza

Superare il modello di assistenza incentrato su Rsa e case di riposo. Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità una mozione del capogruppo Demos alla Pisana Paolo Ciani, anche vicepresidente della Commissione Sanità, che impegna il presidente Zingaretti e gli assessori competenti a investire su nuovi modelli assistenziali per gli anziani, volti a coniugare il vivere in casa con una intensità di cura flessibile. «Bisogna superare il modello di assistenza incentrato su Rsa e case di riposo, dove sono morti troppi anziani per il Covid – spiega Paolo Ciani – Da oggi l’obiettivo è costruire percorsi innovativi per far vivere gli anziani a casa e portare lì le cure di cui hanno bisogno». Anche perché nel Lazio gli anziani (over 65) rappresentano il 21% della popolazione. L’intento è favorire una molteplicità di soluzioni abitative – dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, residenzialità leggera, cohousing pubblico o privato, condomini protetti, case famiglia, microaree – e portare le cure sanitarie a domicilio. Questo permetterà una migliore qualità della vita, riducendo i costi per le amministrazioni pubbliche. La mozione è stata sottoscritta da molti consiglieri, fra i quali la capogruppo del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi.

Leggi: Auser, 03/06/2020


IN AGENDA:

Italia Longeva –  Anziani, fragili, vaccinati: se non ora quando? Virtual meeting | 11 giugno 2020 | ore 15.00-17.00

Scelte e soluzioni operative a confronto per la prevenzione vaccinale al tempo del Coronavirus

La necessità di innalzare le coperture vaccinali degli adulti anziani e dei fragili – soggetti fra i più a rischio di fronte all’emergenza sanitaria in corso – è ormai ampiamente riconosciuta e condivisa dalla comunità medico-scientifica nazionale ed internazionale nonché da numerosi governi e istituzioni internazionali, come primo fondamentale passo per centrare il duplice obiettivo della salvaguardia della longevità e della sostenibilità dei sistemi sanitari oggi più che mai sotto stress.
Anche l’Italia ha avviato il percorso di revisione e di adeguamento della prossima campagna vaccinale alla luce dell’attuale quadro epidemiologico, ma con tempistiche, scelte strategiche e modelli organizzativi fortemente differenziati fra le Regioni in termini di approvvigionamento, logistica, distribuzione ed erogazione, che potrebbero talvolta non garantire la corretta implementazione dei programmi e la concreta disponibilità dei vaccini sul territorio, pregiudicando di fatto l’effettiva attuazione dei piani e la soddisfazione della crescente domanda attesa.

Leggi: Italia Longeva


Caregiver: “Il paziente riscoperto”

Con la finalità ultima di rendere protagonisti di un modello di welfare più sostenibile i caregiver familiari, che assistono un congiunto con grave disabilità o non autosufficienza, ha preso il via la “Rete Caregiver”, che l’11 giugno presenterà il progetto “Il paziente riscoperto”, rivolto appunto al sostegno e alla valorizzazione dei caregiver di Mantova, Verona e Vicenza. Partner dell’iniziativa sono le Cooperative Anziani e non solo di Carpi (Modena) e Yeah! di Verona, l’Associazione Curare a casa di Vicenza e il Comune di Nanto (Vicenza), sostenuti dalla Fondazione Cariverona
Per approfondimenti e per iscriversi all’incontro di presentazione in streaming del progetto Il paziente riscoperto, in programma per l’11 giugno (ore 17), accedere a questo link.

Leggi: Superando


17 giugno ore 18:00 – Webinar Articolo 99 – Presentazione del libro di Padre Paolo Benanti “DIGITAL AGE. Teoria del passaggio d’epoca. Persona, Famiglia e Società”.

Interverranno oltre all’autore:
– Tiziano Treu, Presidente Cnel
– Massimo Bray, Direttore generale Enciclopedia Italiana
– Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS Italia
L’iniziativa è aperta a quanti riterrete siano interessati al tema ai quali potete trasmettere l’invito.
Per la partecipazione inviare una email a eventi@articolo99.it

Leggi: Articolo 99


Webinar Vita – Le sfide del Covid-19 al welfare

Nel corso di un webinar, organizzato da Fondazione Crc e in programma il 16 giugno, saranno presentati i risultati del rapporto di ricerca curato dal Laboratorio Percorsi di secondo welfare. L’incontro prende le mosse dagli spunti offerti dal Quarto Rapporto sul secondo welfare in Italia e si chiuderà con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future
È organizzato dalla Fondazione Crc il webinar “Nuove alleanze per un welfare che cambia: le sfide del Covid-19″: un incontro per ragionare, a partire dagli spunti offerti dal Quarto Rapporto sul secondo welfare in Italia, sulle sfide sociali ai tempi del Covid.
Durante l’incontro, in programma nel pomeriggio di martedì 16 giugno, saranno presentati i risultati del rapporto di ricerca curato dal Laboratorio Percorsi di secondo welfare che, partendo dall’analisi degli elementi che influenzano il welfare italiano, offre riflessioni prospettiche sul ruolo dei corpi intermedi e delle reti multi-attore che operano nell’ambito del secondo welfare e sulla necessità di nuove alleanze, tanto più urgenti alla luce delle trasformazioni imposte dall’attuale crisi sanitaria, economica e sociale.
Aprirà i lavori il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta. Presenteranno i risultati del rapporto e di ricerche attualmente in corso Franca Maino, Elisabetta Cibinel e Federico Razetti del Laboratorio di ricerca Percorsi di secondo welfare.
A seguire sarà aperto un confronto tra diversi attori locali sulle prospettive del welfare che cambia anche nella provincia di Cuneo. Parteciperanno alla tavola rotonda Alessandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo, Mario Figoni, presidente Csv di Cuneo, Patrizia Manassero, assessore alle politiche sociali del Comune di Cuneo, Egle Sebaste, Ceo di Sebaste. Chiuderà i lavori il Direttore Generale della Fondazione Crc, Andrea Silvestri.
Iscrizione obbligatoria su Eventribe entro le ore 14 di lunedì 15 giugno. I dettagli per la partecipazione e il link per collegarsi al webinar saranno inviati via mail agli iscritti il 15 giugno.

Leggi: Vita


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Nuove consapevolezze sviluppate nelle RSA durante l’epidemia

In questo articolo vorrei riflettere su alcune consapevolezze che sono emerse o che possono emergere a seguito dell’emergenza che stiamo ancora vivendo.
Siamo abituati a porci come obiettivo del nostro operare nelle RSA il benessere degli anziani che ci vivono, ma non basta. Se vogliamo davvero promuovere il benessere dobbiamo allargare il nostro sguardo.
L’importanza della sorveglianza medica
Adesso, come prima e più di prima, siamo consapevoli che alla base del benessere c’è la cura della vita e della sopravvivenza. Il ruolo medico e quello della prevenzione delle malattie infettive è di primaria importanza, facendo però attenzione al rischio che diventi totalizzante fino a soffocare la vita stessa e la possibilità di relazionarsi col prossimo.
Il benessere degli operatori
In queste strane settimane gli operatori hanno continuato a lavorare bardati con mascherine e visiere, tute integrali e sovra-tute, doppi guanti e calzari, qualche volta col pannolone loro stessi.
Lavorare è diventato più difficile e faticoso. Molti operatori vivevano nella paura costante di restare contagiati e di portare il virus nelle loro case. Il superlavoro, il rischio e la fatica in qualche caso hanno fatto da innesco a una dedizione eroica al lavoro stesso, in altri casi hanno creato nervosismo, irritabilità e burn-out. In qualche RSA il clima relazionale è diventato quasi insostenibile. Anche a causa delle disposizioni che si susseguivano, accavallandosi e modificandosi di giorno in giorno, in qualche caso si è sviluppata l’anarchia. Ciascuno interpretava le disposizioni in modo diverso, criticava l’altro, si sentiva non protetto, insicuro, minacciato.

Leggi: Welforum


Sofferenze organizzative e intersoggettive nei servizi di cura per persone anziane

Il management nelle case di cura è sempre più orientato verso due modelli: uno privatistico, volto al profitto, l’altro sanitario, centrato sull’erogazione delle cure; sono trascurati gli investimenti nella ricerca di altre modalità di funzionamento organizzativo più congruenti con la specificità dei servizi, che dovrebbero riporre maggiore attenzione alle attese dei singoli ed alle relazioni che permeano i luoghi di cura. Ma ciò richiede competenza e coraggio.
Sofferenze organizzative e intersoggettive nei servizi di cura per persone anziane
E’ diffusa la constatazione che nella nostra società il contatto e il confronto con le problematiche legate alla fragilità sono per lo più eluse o confinate nelle istituzioni tradizionalmente deputate alla cura, in un quadro segnato da ricorrenti contraddizioni, tra continue raccomandazioni per promuovere integrazione e insistenti iniziative rivolte a separare e specializzare.
L’esplosione di epidemia di Coronavirus ha drammaticamente esposto tutto il sistema sanitario del nostro Paese a un impatto catastrofico, che ha reso necessarie decisioni drastiche e comunicazioni tempestive. Le persone anziane sono state particolarmente colpite dal contagio e dalle sue pericolose conseguenze, ma sembra che gli esiti letali per chi comunque si avvicina alla fine della propria vita siano meno preoccupanti, meno gravi, stiano in un “ordine delle cose” inevitabile.
Potremmo anche chiederci se rappresentazioni di questo genere, solitamente contrastate, non siano forse sottilmente diffuse e finiscano per rendere accettabili servizi standardizzati, vincolati a rigide limitazioni di spesa, per attribuire alla vita un diverso valore a seconda delle circostanze. Ci sembra utile proporre alcune riflessioni sui servizi residenziali, anche per evitare che l’emergenza non comprima o espella pensieri sul senso, sul funzionamento e sulla qualità dei servizi stessi, sia per chi ne usufruisce, sia per chi vi opera.

Leggi: I Luoghi della Cura


La tua pensione all’estero!

Intervista a Michela Murgia (e a suo padre!) – CEO-Founder di “La Tua Pensione all’Estero” e Referente per la Silver Economy presso il Crea UniCa.
AS: “La Tua Pensione all’Estero” è un interessante messaggio rivolto alle persone senior per continuare a fare progetti per il futuro e rimanere ancora attivi. Cosa ha ispirato di far nascere questa impresa?
Michela: Mio padre, dopo 43 anni di lavoro, si apprestava ad entrare in pensione e la sola idea di stare in panciolle tutto il giorno era per lui un incubo, perciò ha cominciato a fantasticare sul trasferimento in Portogallo. Col tempo il fantasticare è diventato documentarsi, il documentarsi un progettare e così quando mi ha detto che l’avrebbe fatto davvero io, mia madre e il loro cagnolino (ecco perché nel logo c’è un cane dentro la mongolfiera) abbiamo intrapreso insieme questo viaggio. Quello che all’inizio doveva essere un viaggio di ricognizione è diventato nel giro di qualche giorno un trasferimento. È così dal giorno del sessantesimo compleanno di mio padre abbiamo cominciato questa avventura che ha completamente cambiato la mia e la loro vita. Da allora è nato “La Tua Pensione all’Estero”, per accompagnare altre persone in questo sogno possibile e per continuare a promuovere uno dei temi che mi sta maggiormente a cuore: l’invecchiamento attivo, tema che coltivo anche attraverso il mio ruolo di referente per la Silver Economy all’interno del Crea UniCa, con il quale proprio in questo periodo stiamo costruendo un progetto apposito per lo sviluppo e la promozione dell’invecchiamento attivo.

Leggi: Abitare Sociale


Un welfare sotto stress: come uscirne?

Tra vincoli di bilancio e nuove richieste di protezione sociale, i sistemi di welfare nazionali sono andati inevitabilmente sotto stress. Uno Stato che torni attore protagonista di una solida politica strategica di investimenti sociali e la valorizzazione di tutto ciò che è rimasto fuori dal mercato (dalla cura familiare al volontariato) possono essere una buona medicina per uscirne. Ne parliamo con Andrea Ciarini, autore di “Politiche di welfare e investimenti sociali”
Lui si chiama Andrea Ciarini ed è l’autore, insieme a Colin Crouch, Silvia Girardi, Anton Hemerijck, Massimo Paci, Edoardo Reviglio, Stefano Ronchi e Valeria Pulignano, di una riflessione a tutto tondo sulla crisi che ha investito – ormai da tempo – i sistemi di welfare nazionale.
Professore associato di sociologia dei processi economici, organizzativi e del lavoro presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, Ciarini sintetizza appunto in un volume dal titolo Politiche di welfare e investimenti sociali (ed. Il Mulino) il percorso che permetterebbe di uscire dallo stress in cui sono ingessati i sistemi di welfare. Tra vincoli di bilancio e nuove richieste di protezione sociale.
Cosa è successo in questi anni di austerity europea?
Sono diversi i problemi con cui si confrontano i sistemi di welfare europei. Alcuni hanno a che fare con l’impatto della crisi, altri a ben precise scelte di policy che negli anni precedenti hanno contribuito a peggiorare più che a migliorare il rendimento delle politiche di welfare. Si pensi alla diffusa tolleranza verso le disuguaglianze tipica del neoliberismo o alla polemica contro le distorsioni distributive dello stato sociale. Il risvolto è stato per un lungo periodo l’accettazione dei tagli alla spesa sociale, ai servizi pubblici e al perimetro dello Stato e di contro l’accettazione dell’austerity e delle riforme strutturali come un dogma indiscutibile. Nonostante la richiesta di un cambio di passo, l’agenda sociale europea ha fatto molta fatica, almeno fino a oggi, a uscire da questa visione ortodossa della disciplina di bilancio.

Leggi: Vita


Anziani e reti di relazioni durante la pandemia – Primi risultati di uno studio esplorativo condotto in Lombardia

Il periodo di lockdown, introdotto in alcune zone della Lombardia già dalla fine di febbraio 2020, ha avuto un forte impatto sulle fasce più deboli della popolazione, i bambini e gli anziani in primis. In collaborazione con gli studenti del primo anno del corso di Laurea in Servizio Sociale dell’Università di Milano Bicocca abbiamo condotto uno studio esplorativo volto a indagare il ruolo svolto dalle relazioni sociali (quelle tradizionali e quelle mediate dalle nuove tecnologie) nel gestire la quotidianità degli anziani, esplorare il loro benessere psico-sociale e, infine, investigare i loro bisogni. La raccolta dati è stata effettuata il weekend del primo maggio su un campione non probabilistico di 68 anziani residenti in Lombardia. Lo studio è parte delle attività di ricerca del progetto Aging in a Networked Society. Older people, Social Networks and Well-being, finanziata dalla Fondazione Cariplo.
Chi sono gli anziani intervistati?
Gli anziani intervistati sono costituiti per il 48% da uomini e il 52,5% da donne; l’età media è pari a 75 anni (valore minimo e massimo: 65 e 92 anni). Il 53% degli intervistati ha conseguito, al massimo, la licenza media inferiore; il 59% sono coniugati/e, il 34% vedovi/e e il rimanente celibe/nubile o divorziato/i. Il 32% degli intervistati/delle intervistate risiede nella provincia di Milano, il 18% nella provincia di Bergamo, il 16% in provincia di Monza e Brianza, e il rimanente nelle altre province lombarde.

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Reddito di Emergenza: le istruzioni dell’Inps

Termine per le domande il 30 giugno
Con la circolare n. 69 del 3 giugno, l’Inps fornisce indicazioni applicative per le domande del Reddito di Emergenza (REM), misura introdotta nell’ultimo decreto n. 34/2020, in favore delle famiglie in difficoltà economica a causa dalla pandemia.
La domanda per il Rem deve essere presentata entro il termine perentorio del 30 giugno da uno dei componenti del nucleo familiare, individuato come il richiedente il beneficio, in nome e per conto di tutto il nucleo familiare. Il beneficio sarà erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Se la richiesta è già stata presentata entro il 31 maggio, visto che la procedura telematica per l’inoltro delle richieste è operativa da diversi giorni, saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se l’inoltro avverrà nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020.
L’accesso al Rem è condizionato dai requisiti di residenza, economici, patrimoniali e reddituali che il nucleo familiare deve possedere congiuntamente al momento della presentazione della domanda. L’Inps avverte che i dati relativi ai requisiti e alle incompatibilità autodichiarati in domanda potranno essere sottoposti a controllo; pertanto, la non veridicità del contenuto delle dichiarazioni comporta la revoca dal beneficio e la restituzione delle somme indebitamente percepite.

Leggi: Inca


Come regolarizzare colf e badanti

Con il Decreto Rilancio, a partire dall’1 giugno 2020, è possibile sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro subordinato o dichiararne uno instaurato irregolarmente con cittadini italiani o stranieri presenti sul territorio nazionale prima dell’8 marzo 2020, senza incorrere in sanzioni e pagando un contributo forfettario.
La misura riguarda, tra gli altri, i lavoratori impegnati nell’assistenza alle persone affette da patologie o handicap che limitano l’autosufficienza e nel lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Chi può usufruirne
I datori di lavoro interessati alla regolarizzazione, dovranno soddisfare alcuni requisiti:
essere cittadini italiani, cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o stranieri titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo;
Per i settori del lavoro domestico o di assistenza alla persona, il reddito annuale non deve essere inferiore a 20.000 euro in caso di nucleo familiare con una sola persona percettore di reddito, e non inferiore a 27.000 euro in caso di nucleo familiare composto da più conviventi.
I lavoratori da regolarizzare, qualora fossero cittadini stranieri, devono essere stati fotosegnalati o aver soggiornato in Italia prima dell’8 marzo 2020. Dovranno quindi fornire una documentazione di data certa proveniente da organismi pubblici o privati (ad esempio cartelle cliniche, certificazioni rilasciate da aziende sanitarie pubbliche, tessere di trasporto nominative).

Leggi: Pensionati.it


Parte Time To Care, 1200 giovani per l’inclusione delle persone anziane

Time To Care è un progetto del Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale e del Dipartimento per le politiche della famiglia, con il Forum Nazionale del Terzo Settore.
Avviso finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse da parte delle reti di Enti del Terzo settore per l’attivazione di rapporti di collaborazione con giovani beneficiari per attività volte all’inclusione sociale delle persone anziane.
Il progetto coinvolgerà 1200 giovani impegnati in attività volte a favorire l’inclusione sociale delle persone anziane.
Il progetto ha la finalità di promuovere azioni di sistema sui territori, che attraverso l’impegno delle Reti associative (di cui all’art. 41 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – Codice del Terzo settore) favoriscano lo scambio intergenerazionale attraverso attività di: assistenza a domicilio e/o a distanza dei giovani nei confronti degli anziani; attività di “welfare leggero”; assistenza da remoto, anche mediante contatti telefonici.
Tutte le info su www.forumterzosettore.it

Leggi: Auser


 

 

 

 

NEWS:

lunedì 1 giugno 2020
Milano e il suo ‘social housing’: un bluff che piace alle banche

Palazzinari chic Fondi pubblico-privati per case a prezzi moderati (e per valorizzare le molte ” sofferenze ” del mattone) Sociale mica tanto La crisi da Covid impoverisce gli affittuari, mentre i costi salgono e i gestori concedono solo una piccola proroga
La promessa era: un quartiere “green”, affitti bassi e prezzi degli appartamenti bloccati. Ora, però, per le 400 famiglie di Cascina Merlata, periferia nord ovest di Milano, il mondo è cambiato: le spese condominiali salgono, con conguagli da 600 euro a famiglia. Così denuncia il Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, mentre il Covid distrugge lavoro e redditi degli abitanti. Chiedono la riduzione dell ‘ affitto, ma la proprietà non risponde, nonostante il quartiere sia stato costruito coi soldi della pubblica Cassa depositi e prestiti proprio per la sua finalità sociale. Fa fede il nome: “Social Village”. A CASCINA Merlata il cosiddetto ” housing sociale” (Hs) è attivo dal 2016. Cos’è? Un tentativo di unire attenzione per il sociale, riduzione del disagio abitativo e investimenti immobiliari col sostegno pubblico. Molto in voga fra i fautori del “modello Milano”: nove progetti attivati in pochi anni per aiutare la “zona grigia” del mercato, cioè chi è troppo ricco per le case popolari e non abbastanza per il mercato. L’idea atterra in città nel 2004 con la nascita di Fondazione Housing Sociale di Cariplo, a sua volta azionista di In tesa Sanpaolo .

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 01/06/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, Sileri: controlli Nas in decine di Rsa, riscontrate criticità

I Carabinieri Nas nelle ultime ore hanno condotto verifiche su decine di case di riposo, dal Friuli Venezia-Giulia alla Calabria “riscontrando purtroppo criticità”. Così in una nota il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri
“I controlli nelle residenze assistenziali per anziani continuano grazie ai Carabinieri Nas, che nelle ultime ore hanno condotto verifiche su decine di case di riposo, dal Friuli Venezia-Giulia alla Calabria, riscontrando purtroppo criticità”. Così in una nota il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri.
“I nostri nonni, futuro e memoria del Paese, venuti a mancare soprattutto nelle Rsa- prosegue Sileri- devono poter vivere in luoghi accoglienti, sani, devono poter essere accuditi con dedizione, nel rispetto delle regole e in un ambiente adeguato, non solo ora durante l’emergenza Covid. Ringrazio ancora una volta i Nas per l’azione quotidiana che ci consente di migliorare l’assistenza nelle Rsa e di far conoscere, con maggiore attenzione- conclude- la vita delle persone più fragili”.

Leggi: Redattore Sociale. 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Fermi gli espropri sulle case. Dai tribunali direttive in ordine sparso

L’articolo 54-ter del decreto cura Italia sancisce che gli espropri relativi all’abitazione principale del debitore, vengono sospesi fino al 30 ottobre 2020, però la norma dà la sensazione che ciò avvenga automaticamente, perché il testo è lacunoso e difficilmente decifrabile.
L’ambito applicativo è quello delle procedure in corso e degli atti con contenuto esecutivo. Ne consegue che proseguono sia la notifica del pignoramento, sia gli adempimenti successivi alla liquidazione del bene, quali l’emissione del decreto di trasferimento e il riparto. Diversamente è tutt’altro che pacifico quali effetti abbia sulle aggiudicazioni in pendenza dei termini di saldo prezzo.
Al di là delle evidenti criticità operative sulla definizione di abitazione principale (le risultanze anagrafiche sono presunzioni semplici o legali?) e i dubbi sulle pertinenze autonomamente accatastate, il legislatore non spiega se la sospensione operi autonomamente (su chi ricade l’obbligo dell’accertamento?) o per istanza di parte (a parere di chi scrivere sarebbe stato opportuno onerare il debitore di dare impulso alla sospensione, gravandolo della prova).
In assenza di chiare indicazioni, gli uffici giudiziari procedono in ordine sparso. L’unico punto comune è la ricaduta dell’indagine sugli ausiliari, ma i Tribunali di Bari e Milano vanno oltre, disponendo che gli stessi, nel rilevare le condizioni di sospensione (con una certa dose di discrezionalità), possano procedere senza alcun provvedimento del Giudice dell’esecuzione.

Leggi: Ius Letter, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, il 60% delle donne ha dovuto gestire da sola il carico familiare e continuerà a farlo

Indagine Ipsos per WeWorld, dal titolo “Donne e cura in tempo di Covid 19”. Una volta ripartita la macchina produttiva, dovranno prendersi cura dei figli esclusivamente da sole il 63% delle donne italiane, contro il 12% degli uomini. Significativo che, nonostante il bonus, solo l’1% delle mamme e dei papà dichiarano che si avvarranno del supporto di babysitter
Sono le donne, ancora una volta, ad aver subito e continuare a subire maggiormente le conseguenze della pandemia, a livello di carico famigliare e mentale. Il 60% delle donne italiane ha dovuto gestire da sola famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesante, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti a causa del Covid. Lo rileva “Donna e cura in tempo di Covid 19″, un’indagine di Ipsos per WeWorld, organizzazione italiana che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini in 29 Paesi del Mondo, che si inserisce nella campagna #Togetherwebalance lanciata da WeWorld per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che le famiglie e i più fragili stanno attraversando durante questa emergenza.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Anziani, Federanziani: uno su sette soffre di malattie respiratorie

Il 14,9% degli over 60 privi di una diagnosi di malattia respiratoria presenta un’ostruzione respiratoria senza saperlo. È quanto emerge dall’indagine “Io respiro”, condotta sottoponendo a spirometria 10.128 persone
Il 14,9% degli over 60 privi di una diagnosi di malattia respiratoria presenta un’ostruzione respiratoria senza saperlo. È quanto emerge dall’indagine “IO RESPIRO”, condotta dal Centro Studi di Economia Sanitaria in collaborazione con Senior Italia FederAnziani e il Centro Studi SIP sottoponendo a spirometria 10.128 ultrasessantenni dei quali 6.166 privi di precedente diagnosi di malattia respiratoria. Si tratta della più numerosa analisi spirometrica condotta su un campione di anziani (oltre i 60 anni), comprensivo della realtà nazionale italiana. “Novecentotredici persone (14,9%) e 775 (12,7%) hanno mostrato un quadro ostruttivo- si legge nella nota- rispettivamente applicando il criterio del rapporto fisso FEV1/FVC e il Limite Inferiore di Normalità (LLN). Con il primo dei due criteri le forme moderate e gravi di ostruzione hanno rappresentato il 40,2%, mentre con il secondo il 47,4%. Dalle persone con ostruzione (criterio LLN) è stata riferita una ridotta attività fisica (14,5%) e una qualità di vita molto (16,2%) o del tutto limitata (26,3%). Le spirometrie sono state effettuate nell’ambito della grande campagna informativa “IO RESPIRO”, condotta nei Centri Sociali per Anziani di tutta Italia con 223 conferenze divulgative sulle problematiche respiratorie dell’anziano, alle quali hanno partecipato oltre 15mila senior, e nelle quali venivano anche proposti esami spirometrici gratuiti.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Sanità, le risorse stanziate e le criticità del decreto rilancio

Tre miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale e 9.600 nuovi infermieri. È quanto prevede il “decreto rilancio” sul fronte della sanità. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le misure e se i fondi stanziati rispondono alle richieste delle parti sociali.
Oltre alle risorse, il decreto prevede un rafforzamento della rete territoriale e l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia. Attualmente in Italia gli assistiti a domicilio (persone con più di 65 anni) sono il quattro per cento, ovvero 610.741. Le nuove misure farebbero salire la percentuale al 6,7 per cento, per un totale di 923.500 persone, ovvero lo 0,7 per cento in più della media Ocse, pari al 6 per cento.
Per le persone con meno di 65 anni è previsto un rafforzamento delle misure di assistenza domiciliare: con il decreto si passa dai 69.882 assistiti, pari allo 0,15 per cento della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,30 per cento.
Viene inoltre potenziata l’attività di sorveglianza attiva in tutte le regioni e le province autonome a cura dei dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

Leggi: Liberetà, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Terapia domiciliare anche oltre l’emergenza

«L’intervento dell’Agenzia Italiana del Farmaco – dichiarano le Associazioni impegnate sulle malattie lisosomiali – è stato fondamentale per garantire in molte Regioni la possibilità della terapia domiciliare durante l’emergenza sanitaria, ma è necessario che essa venga garantita anche al termine dell’emergenza stessa, senza dimenticare che laddove non sia possibile attivare il servizio tramite l’Assistenza Domiciliare Integrata, si potrebbero prendere in considerazione i servizi di somministrazione domiciliare erogati da società specializzate, con notevoli risparmi economici»
«Il contagio da coronavirus – scrivono in una nota diffusa congiuntamente l’Associazione Italiana Anderson-Fabry (AIAF), l’Associazione Italiana Gaucher (AIG) e l’Associazione Italiana Glicogenosi (AIG) – è un rischio per persone con una condizione di salute già complessa e compromessa, come i pazienti lisosomiali. Quando è iniziata l’emergenza Covid-19, infatti, il primo pensiero delle nostre Associazioni è andato a tutti i pazienti in cura con la terapia enzimatica sostitutiva, costretti a recarsi periodicamente in strutture ospedaliere. In particolare, è diventato urgente e necessario garantire la sicurezza di pazienti e familiari, evitando sia tutti gli spostamenti non indispensabili, sia la frequentazione di luoghi in cui il rischio di contagio è maggiore, come gli ospedali. Ecco dunque la necessità di estendere la terapia domiciliare in tutte le situazioni in cui lo specialista la ritenga possibile».

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Superbonus/4. Cessione o sconto in fattura, la scelta vale per tutte le detrazioni casa

Novità assoluta nel provvedimento, anche se mancano il bonus mobili e quello giardini
Via libera alla trasformazione della detrazione in credito d’imposta compensabile orizzontalmente o cedibile a terzi ovvero allo sconto in fattura per le detrazioni generate sulle manutenzioni straordinarie, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia. Si tratta di una novità assoluta (assieme alle opzioni previste per il bonus facciate e per quello sul fotovoltaico), introdotta dall’articolo 121 decreto Rilancio e che potrà essere utilizzata fino alla fine del 2021. Il decreto Rilancio non dice nulla relativamente alla possibilità di utilizzare questa opzione per i crediti fiscali
generati dal bonus mobili e dal bonus giardini, ma si ritiene di dare risposta negativa all’esercizio di queste opzioni.
Ristrutturazioni
Queste opzioni, alternativamente di «trasformazione» della detrazione in credito d’imposta compensabile orizzontalmente o cedibile a terzi ovvero di sconto in fattura, quindi, potranno essere effettuate anche per il credito d’imposta del 50% (che dal 2021 dovrebbe tornare al 36%), generato dagli interventi per il recupero del patrimonio edilizio, quindi per le manutenzioni straordinarie, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia su «singole unità immobiliari residenziali» e sulle loro pertinenze.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
No a una Sanità selettiva!

«Nei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari – aveva scritto su queste pagine Silvia Cutrera -, tante persone anziane e con disabilità sono state vittime di un sistema sanitario impreparato che le ha considerate “sacrificabili”. È sotto gli occhi di tutti il fallimento di questo modello di assistenza»: sono parole in linea con l’appello della Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro. Appello per ri-umanizzare le nostre società. No a una Sanità selettiva”, che riprendiamo oggi, allargandone il messaggio a tutte le persone con disabilità, giovani e anziane
Diamo ben volentieri spazio e visibilità all’appello Senza anziani non c’è futuro. Appello per ri-umanizzare le nostre società. No a una Sanità selettiva, lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio e già sottoscritto da numerose note personalità a livello nazionale e internazionale, “allargandone” a nostra volta il messaggio in riferimento a tutte le persone con disabilità e naturalmente agli anziani e alle anziane con disabilità.
Per capire infatti quanto al nostro giornale prema la questione delle strutture residenziali, assurta drammaticamente alle cronache in questi mesi di emergenza, oltre a segnalare nella colonnina a fianco una serie di testi recenti da noi pubblicati, ci è sufficiente citare quanto ha scritto in aprile su queste pagine Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita Indipendente di Roma, componente di DPI Italia (Disabled People’s International) e vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap): «Nei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, tante persone anziane e con disabilità non sono morte solo di malattia, ma sono state vittime di un sistema sanitario impreparato che le ha considerate “sacrificabili”. Eppure dovrebbero essere i diritti umani a guidare le decisioni in materia di salute anche in caso di emergenza sanitaria. In futuro andrà ripensato questo modello di assistenza, perché è sotto gli occhi di tutti il suo fallimento».
Qui di seguito, dunque, riprendiamo il testo dell’appello lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio (per sottoscriverlo accedere a questo link, ove è presente anche l’elenco dei primi firmatari).

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Caregiver, subito la legge: “La pandemia ci sta mettendo a dura prova”. Appello della First

Per l’associazione, “la spesa sociale non può tenere fuori chi di fatto costituisce il vero welfare familiare di chi si prende cura e assistenza di una persona con disabilità grave. La mancata approvazione del disegno di legge n. 1461 ha impedito che i caregiver potessero essere destinatari di misure di aiuto economico diretto. Si ponga presto rimedio”
L’approvazione della legge sui caregiver deve essere una priorità, per assicurare finalmente riconoscimento e supporti a chi, soprattutto in periodi particolarmente critici come quello che stiamo attraversando, si fa carico di familiari con disabilità spesso gravi. E’ quanto chiede la First, ricordando che “il periodo pandemico ha messo a durissima prova i caregiver, che si sono dovuti completamente fare carico da soli dei loro cari in un momento in cui tutti i sostegni, aiuti, assistenze che, a vario titolo sono garantiti alle persone con disabilità, sono state sospese e interrotte”. In assenza di una legge che riconosca ufficialmente l’esistenza di questa figura fondamentale, infatti, “le misure di sostegno anche monetarie adottate dal Governo alle varie categorie di persone, imprese, lavoratori dipendenti e autonomi, non hanno riguardato quella categoria di persone che spesso viene definita invisibile e di fatto lo è, che sono i caregiver. La spesa sociale non può tenere fuori chi di fatto costituisce il vero welfare familiare di chi si prende cura e assistenza di una persona con disabilità grave. Queste famiglie hanno retto da sole tutto il carico e la responsabilità gravosa di sostegno nei confronti delle persone con disabilità, in un momento in cui, come detto, tutto è stato sospeso. Non è stato facile, anzi è stato tremendamente difficile, ma il welfare familiare ha sopperito alla carenza dei detti sostegni come meglio si è potuto”

Leggi: Redattore Sociale, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Coronavirus, la Fase 2 delle Rsa: quei baci da lontano tra nonni e famiglie

Nelle case di riposo si prova a tornare alla normalità. La direttrice di Alzano: «Incontri emozionanti». E intanto il Veneto da lunedì apre alle visite dei parenti
Incontrano i loro figli affacciati da un balcone o dietro il vetro di una finestra. Guardano i nipotini giocare oltre la siepe o al di là della strada. Seduti sulle sedie a rotelle, catturano sole e chiacchiere nei giardini o nei cortili. Alla peggio, per contattare il mondo là fuori c’è il tablet o il cellulare delle operatrici. Sono i più vulnerabili, cioè gli ospiti delle residenze per anziani. La «fase 2» è cominciata anche per loro che, molto spesso salvati proprio dall’isolamento, stanno cercando di riallacciare fili che il virus ha tagliato di netto. Ma siccome le visite sono ancora impossibili, ogni Residenza per anziani (Rsa) si organizza come può per favorire il riavvicinamento alle famiglie senza violare le regole sulla sicurezza sanitaria. Tutto questo in attesa della prossima settimana quando, in alcune regioni, si comincerà a riaprire qualche porta. In Veneto, per esempio, gli ingressi saranno possibili a partire dall’1giugno. Niente abbracci o mani nelle mani, men che meno baci. Ma vedere — sia pure a distanza — un figlio, una figlia, i nipotini o una qualunque persona cara, sentire la sua voce, seguire la sua gestualità, non è la stessa cosa che farlo attraverso una videochiamata.

Leggi: Corriere della Sera, 27/05/2020


DALLE REGIONI:

venerdì 29 maggio 2020
“Anziani, strutture da ripensare”

Intervista all’assessore comunale di Bologna Giuliano Barigazzi. “È stata dolorosa la penetrazione del virus nelle case di riposo. Letti nelle cliniche? Ai privati chiediamo supporto logistico”
Giuliano Barigazzi, assessore alla Sanità. C’è un progetto di trasferire oltre 400 posti letto dagli ospedali alle cliniche private. È vero, in epoca Covid al Sant’Orsola non possono più esistere stanze da sei degenti, per ragioni di sicurezza. Ma così non si rischia di impoverire il sistema pubblico? «Il piano non c’è ancora perché servono le linee guida di Regione, Università e Conferenza sociale e sanitaria. Il mio parere è chiaro: quei posti dovranno tornare al Sant’Orsola. Nel frattempo, però, deve partire l’adeguamento del policlinico, va rivisto il piano degli investimenti. Al privato chiediamo un supporto logistico. I paletti sono tre: ritorno dei letti nell’alveo pubblico, tempi predefiniti, finanziamenti agli ospedali».
Non si possono trasferire i letti negli ospedali della provincia? «Per come li conosco io non vedo una disponibilità di questo tipo, né vedo lo spazio per spezzettare quella quantità di posti letto. Ma questa è l’occasione per adeguare anche gli altri ospedali della rete».

Leggi: La Repubblica, 29/05/2020


venerdì 29 maggio 2020
Bologna. Contributi affitto: le misure della Regione affrontano di petto l’emergenza. Ampliare la platea dei beneficiari e investire sul canone concordato è la strada maestra

I contributi per l’affitto stanziati dalla Regione Emilia-Romagna come aiuto concreto dopo l’emergenza Coronavirus (un pacchetto complessivo di quasi 15 milioni di euro), hanno il merito di affrontare di petto il problema, individuando le vere necessità di inquilini e proprietari abitativi, nonché le giuste soluzioni da adottare nell’immediato.
Siamo soddisfatti per il confronto e per il positivo risultato raggiunto con la vice presidente della Regione Elly Schlein, che ha sposato le principali linee di azione avanzate nei giorni scorsi dai sindacati confederali regionali e dai sindacati degli inquilini, e che rispondono alle esigenze di chi si ritrova in difficoltà a pagare l’affitto mensile e a chi rischia di non poter ricevere più con costanza un’entrata economica ritenuta certa prima di questa emergenza.
In particolare, apprezziamo la scelta della Regione di recepire la nostra proposta di ampliare la platea dei soggetti interessai ai contributi, che riguarderà non solo chi è residente ma chi in questa regione studia, ha un contratto di lavoro e un domicilio. Tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno visto diminuire il loro reddito in queste settimane devono poter continuare a vivere nelle loro abitazioni, così come tutte le studentesse e gli studenti fuori sede hanno il diritto a continuare a studiare in una regione che, attraverso le sue eccellenze universitarie, ha da sempre messo al centro i saperi e la conoscenza.

Leggi: Sunia, 29/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Roma. Casa, contributo straordinario affitto. SUNIA e SICET di Roma: a rischio l’erogazione del contributo in tempi utili

Nota dei segretari di SUNIA e SICET di Roma
“Il bando per il contributo straordinario all’affitto, legato all’emergenza COVID 19, e già pubblicato dal Comune di Roma con grave ritardo, rischia di subirne ulteriori.
Oggi, a bando chiuso e dopo che il dipartimento per le risorse umane del Comune aveva lanciato un bando interno per reclutare 50 persone dai vari dipartimenti da destinare alla lavorazione delle oltre 49.000 domande pervenute, da fonti interne apprendiamo che le risposte ottenute dall’amministrazione sono per 3 (tre!) posizioni.
Avevamo già espresso forti preoccupazioni e perplessità su come il Comune di Roma, in un momento di grandi sofferenze e di grandi necessità della cittadinanza, stesse gestendo il cronico sottodimensionamento del dipartimento delle politiche abitative.
Questo ora rischia di diventare il collo di bottiglia della procedura (iniziata dalla Regione Lazio con rapidi stanziamenti economici e semplificazioni burocratiche) e l’impedimento all’erogazione dei buoni per un tempo indeterminato.

Leggi: Sunia, 28/05/2020


giovedì 28 maggio 2020
Coronavirus, in Veneto nasce una commissione d’inchiesta sulle Rsa

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato oggi la proposta di deliberazione amministrativa che istituisce la commissione d’inchiesta sulle case di riposo
Il Consiglio regionale del Veneto avrà una sua commissione di inchiesta sulle case di riposo. Il Consiglio ha infatti approvato oggi la proposta di deliberazione amministrativa che istituisce la commissione. “La commissione d’inchiesta sulle case di riposo è realtà: con il voto di oggi, il Consiglio regionale del Veneto approva la mia proposta e dà il via libera alla commissione straordinaria. È un primo e doveroso segno di rispetto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie”, commenta Piero Ruzzante (Leu), ricordando che “in Veneto un decesso su tre è avvenuto all’interno di una struttura per anziani”. Quindi “ora sta a noi capire cosa non ha funzionato per evitare che possa ripetersi, perché in alcune strutture il contagio è stato più grave che in altre”. Compito della commissione, sarà anche “individuare le possibili contromisure da adottare” in futuro.

Leggi: Redattore Sociale, 28/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Numeri da record per i servizi sociali durante l’emergenza

Un ‘report’ sostanzioso quello dei servizi sociali erogati durante la prima fase dell’emergenza Coronavirus. Soprattutto il servizio di segretariato sociale è stato potenziato con un numero telefonico dedicato, attivo cinque giorni su sette per fornire ascolto, assistenza e orientamento: in due mesi vi si sono rivolti 857 utenti. Circa 900 sono stati i servizi di spesa e farmaci a domicilio erogati dalle associazioni coordinate da Auser cui si aggiungono i servizi di supporto per i ’positivi’ in isolamento gestiti dalla Protezione civile. Del servizio di presentazione telematica delle domande per buoni spesa hanno beneficiato 720 nuclei familiari con un impegno economico di 220mila euro. E ben 333 sono state le richieste per il contributo affitti straordinario. “L’emergenza ha portato alla luce nuove situazioni di crisi e in molti casi ha aggravato quelle vecchie – spiega l’assessore ai Servizi sociali Camilla Sanquerin (foto) – Ci siamo sforzati per evitare di sospendere i servizi, adattandoli alla situazione e facendo di tutto affinché non venissero meno quelli che per alcuni sono fondamentali punti di riferimento”.

Leggi: La Nazione, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Un futuro nuovo per i servizi semiresidenziali?

«Il provvedimento con cui la Regione Lombardia ha promulgato il proprio Piano Territoriale per il riavvio dei servizi semiresidenziali e domiciliari per la disabilità, disegnando le condizioni attraverso cui devono essere riattivati tutti i servizi diurni, è importante sia per il metodo che per i contenuti, avendo trovato un equilibrio tra prevenzione del contagio, sostegno alle persone e alle loro famiglie e tutela della loro dignità»: lo dichiarano congiuntamente varie organizzazioni della Lombardia impegnate in favore dei diritti delle persone con disabilità, tra cui la Federazione LEDHA
Cartina della Lombardia al centro dei loghi della disabilità«La Delibera approvata ieri, 26 maggio, dalla Giunta Regionale della Lombardia (n. 3183/20), dedicata all’Avvio della fase due dei servizi semiresidenziali per persone con disabilità, è importante per più motivi. Rispondendo, infatti, a quanto previsto dall’articolo 8 del Decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile, che aveva affidato alle Regioni il compito di promulgare un Piano Territoriale per il riavvio dei servizi semiresidenziali e domiciliari per la disabilità, quella Delibera disegna le condizioni attraverso le quali devono essere riattivati tutti i servizi diurni, trovando un equilibrio tra prevenzione del contagio, sostegno alle persone e alle loro famiglie e tutela della loro dignità».

Leggi: Superando, 27/05/2020


mercoledì 27 maggio 2020
Lombardia: garantire la presa in carico a tutti coloro che ne hanno diritto

«Le risorse disponibili saranno più che sufficienti a garantire la presa in carico di tutte le persone che ne abbiano le caratteristiche alle stesse condizioni dell’anno scorso»: lo hanno scritto numerose Associazioni della Lombardia all’assessore regionale Bolognini, riferendosi al potenziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza stabilito dal “Decreto Rilancio” e chiedendo quindi che venga garantita a tutte le persone con disabilità che ne abbiano le caratteristiche la presa in carico in base a quanto previsto dai criteri 2019 del Piano Regionale per la Non Autosufficienza
Garantire a tutte le persone con disabilità che ne abbiano le caratteristiche la presa in carico in base a quanto previsto dai criteri 2019 del Piano Regionale per la Non Autosufficienza: lo hanno richiesto alla Regione Lombardia la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e altre dodici Associazioni (se ne legga l’elenco in calce), in una lettera inviata a Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche Sociali, Abitative e alla Disabilità.

Leggi: Superando, 27/05/2020


martedì 26 maggio 2020
Covid, focolai tra gli anziani in Piemonte, ma locali e piazze affollate: «Il virus circola ancora»

Netto calo di decessi e di ricoveri in terapia intensiva. Ma gli infettivologi chiedono massima attenzione. Nelle case di riposo il 35 per cento dei nuovi contagi
«Il 3 giugno riapriranno anche i confini del Piemonte», ripete Alberto Cirio. Ma il governatore, eletto un anno fa nelle liste di Forza Italia, è preoccupato. Nella sua testa ci sono le immagini della movida di sabato sera, in piazza Vittorio, a Torino, dove migliaia di giovani si sono dati appuntamento senza rispettare le distanze e indossare la mascherina. Lunedì, stesso luogo e altro assembramento, per il volo delle Frecce tricolori. «Modi di fare inaccettabili», tuona Cirio. Che teme possano vanificare il sacrificio di tutti. D’altra parte, il Piemonte resta la seconda regione più colpita dal coronavirus, dopo la Lombardia. I casi positivi da inizio epidemia sono 30.314. Al 1° marzo se ne contavano appena 49, esplosi fino ad arrivare a 9.301 il 30 di quel mese: un incremento del 18.880 per cento.

Leggi: Corriere della Sera, 26/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

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Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Long-Term Care e diritti degli anziani in Europa: Italia debole

Monitorare e valutare le politiche dei governi nel sostenere i diritti delle persone anziane con bisogni di assistenza e sostegno è quanto ha inteso realizzare lo European Centre for Social Wel ragionata dei principali risultati emersi mettendo in evidenza le criticità mostrate dall’Italia. A cura di Veruska Menghini (Assistente Sociale Specialista, collabora con il Network Non Autosufficienza)
I paesi di tutto il mondo stanno affrontando, in modo diversificato, le sfide sociali, economiche e politiche dovute all’invecchiamento della popolazione, in primis il tema dell’organizzazione e del finanziamento dell’assistenza a lungo termine (Long Term Care). Vi è un crescente consenso sulla necessità che i governi si adoperino per sostenere un modello di politiche per la non autosufficienza in linea con le norme esistenti in materia di diritti umani e non si limitino ad adottare politiche esclusivamente fondate su un modello medico di assistenza.
L’influenza e l’impatto di questo approccio sono evidenziati dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dall’inclusione del diritto all’assistenza a lungo termine nel pilastro dei diritti sociali dell’Unione europea, dalle attività del gruppo di lavoro a tempo indeterminato delle Nazioni Unite sull’invecchiamento, dagli studi pubblicati dalla Rete europea delle istituzioni nazionali per i diritti umani (ENNHRI), da AGE Platform Europe in collaborazione con altri gruppi di difesa dei diritti delle persone anziane1.
Lo European Centre for Social Welfare Policy and Research ha pubblicato, nel luglio 2019, “From disability rights towards a rights-based approach to Long-term care in Europe. Building an index of rights-based policies for older people” i risultati del primo studio europeo finalizzato a monitorare e valutare le politiche dei governi e i risultati di tali politiche nel sostenere i diritti delle persone anziane in relazione ai loro bisogni di assistenza e cure a lungo termine. I due strumenti utilizzati per l’analisi scaturiscono da un approccio basato sui diritti umani: l’Indice dei diritti delle persone anziane (Rights of Older People Index -ROPI) e il Quadro di valutazione sugli indicatori di risultato2.

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Decreto “Rilancio” e servizio sociale – Un’opportunità per andare oltre l’emergenza?

Con il Decreto Legge del 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto Decreto “Rilancio”) il Governo italiano ha previsto una notevole quantità di interventi per affrontare la grave situazione venutasi a creare con l’emergenza Coronavirus; le misure individuate riguardano vari campi: salute, sostegno al lavoro e all’economia, politiche sociali connesse all’emergenza. Nell’intreccio tra politiche sanitarie e sociali, il provvedimento ha molteplici aspetti interessanti, alcuni dei quali riguardano direttamente le professioni di aiuto.
Un tema-chiave è quello del supporto nell’emergenza al sistema sociosanitario. La tenuta del servizio sanitario nazionale è stata infatti messa a dura prova, in modo particolare nelle regioni più esposte alla diffusione del Coronavirus e il personale medico-infermieristico ha pagato un prezzo altissimo, in termini di contagi e purtroppo di morti.
Come ha evidenziato qui Bruno Dente, la pandemia può rivelarsi un’occasione per ripensare lo stesso paradigma delle politiche sanitarie, riequilibrando “l’organizzazione della sanità per renderla più efficiente, più efficace e più equa attraverso la costruzione di forti reti territoriali”.

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Emergenza Coronavirus: più che raddoppiato il numero dei “nuovi poveri” – I dati del Monitoraggio Caritas italiana

A distanza di circa due mesi dall’inizio del lockdown deciso per l’Italia, le conseguenze sociali dell’emergenza Covid-19 sembrano chiare: nel nostro Paese si registra un aumento della povertà a cui la rete delle Caritas diocesane sta tentando di dare una risposta, assieme alle tante altre realtà del terzo settore attive sul territorio nazionale. Chi era povero in passato si ritrova oggi inevitabilmente più deprivato, mentre chi si collocava appena al di sopra della soglia di povertà (le famiglie che l’Istat definisce “quasi povere” secondo i parametri di calcolo della povertà relativa) inizia a non disporre del necessario per vivere.
Caritas italiana, al fine di monitorare e mappare le fragilità e i bisogni dei territori in questa fase inedita ed emergenziale, dal 9 al 24 aprile ha realizzato una rilevazione nazionale che ha coinvolto le Caritas diocesane sparse su tutto il territorio nazionale, da sempre a contatto con i più poveri e vulnerabili. I dati che emergono da questa prima indagine (a cui ne seguirà un’altra nel mese di giugno) sono molto preoccupanti, se si pensa che in queste settimane di crisi sanitaria e di blocco delle attività, “i nuovi poveri” incontrati sui territori sono stati oltre 38.500; un dato sicuramente sottostimato in termini complessivi, visto che riferito a circa la metà delle Caritas diocesane presenti in Italia (esattamente 101 su 218).

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COVID-19. Le norme nazionali per le strutture residenziali per anziani

Il contributo di Franco Pesaresi offre una ricostruzione del quadro normativo e degli indirizzi nazionali forniti alle strutture residenziali per anziani per affrontare l’emergenza COVID-19.
di Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi, Ancona, e Network Non Autosufficienza)
La pandemia di COVID-19 in Italia ha avuto le sue manifestazioni epidemiche iniziali il 31 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma. Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati in Lombardia, a Codogno, in provincia di Lodi.
Le prime misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 sono state approvate con il D.L. n.6 del 23/2/2020. Le misure sono rivolte essenzialmente alla popolazione e non vi sono provvedimenti che coinvolgono le strutture residenziali per anziani.
Le prime norme correlate al COVID-19 che riguardano le strutture residenziali per anziani compaiono nel DPCM dell’8 marzo 2020 a cui faranno poi seguito altri indirizzi e norme contenuti in tre circolari e, per ultimo, in un decreto ministeriale del 30 aprile 2020 (tabella 1).

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SEGNALAZIONI:

REM e Indennità per lavoratori domestici – Presentate quasi 150mila domande

Al 27 maggio le domande di Reddito di Emergenza e delle richieste di Indennità Covid-19 per i Lavoratori domestici ammontano complessivamente 148.524; più di un terzo inviate da Patronati. Lo rende noto l’Inps in una breve nota sottolineando come la percentuale di trasmissione delle domande da parte dei Patronati è in costante aumento, grazie alla graduale estensione della cooperazione applicativa che consente la trasmissione massiva delle domande.
In particolare, per quanto riguarda il Reddito di emergenza, le richieste presentate sono state 100.258 di cui 63.140 da cittadini e 37.118 da patronati, mentre per ciò che concerne l’indennità Covid-19 per i lavoratori domestici, le istanze finora inoltrate sono complessivamente 44.266, di cui 29.659 da cittadini e 14.607 da patronati.

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Prestazioni assistenziali Inps – Sospensione dei termini decadenziali

Con il messaggio 2097 del 20 maggio, l’Inps in base alle numerose disposizioni per l’emergenza Covid-19 ritorna su alcuni argomenti relativi alle prestazioni assistenziali di invalidità civile, cecità sordità handicap e disabilità di seguito riportati.
Sospensione visite medico legali di accertamento di invalidità
La sospensione delle visite di accertamento sanitario delle minorazioni civili, handicap e disabilità è prorogata al 1giugno 2020. L’istituto ribadisce la valutazione in base alla documentazione agli atti per le domande relative a soggetti con patologie oncologiche e la estende anche ai richiedenti l’accertamento sanitario della situazione di gravità. Inoltre, in merito “alle misure organizzative e igienico-sanitarie da adottare in vista della ripresa delle attività”, l’Inps si riserva di intervenire con nuove indicazioni.
Le domande presentate nel periodo dal 23 febbraio al 1° giugno 2020 saranno valutate cronologicamente tenendo conto della data di ricezione e la decorrenza delle prestazioni conseguenti al riconoscimento del requisito sanitario, così come dettato dalla legge, sarà fissata al 1° giorno del mese successivo alla domanda.

Leggi: Inca


 

 

 

Senza anziani non c’è futuro. Lo Spi-Cgil aderisce all’appello

Il Sindacato dei pensionati Spi-Cgil aderisce all’appello promosso dalla Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro” condividendone le ragioni e le finalità.
La pandemia generata dalla diffusione del Covid-19 ha colpito tutti ma ha avuto un impatto particolarmente drammatico e violento tra la popolazione anziana più fragile ed esposta.
All’inizio di questa emergenza sanitaria in tanti si sono sperticati a dire che non c’era da preoccuparsi perché tanto morivano solo i “vecchi”, insopportabile manifestazione di un pensiero che vuole spingere gli anziani ancora di più ai margini della nostra società.
Quello che è successo nelle Rsa e nelle case di riposo, dove si è compiuta una vera strage, deve far riflettere e spingere le istituzioni ad evitare che ciò possa accadere ancora. La sanità non può essere per pochi ma tornare pubblica e universale come sancito dalla nostra Costituzione.
Garantire la dignità degli anziani è un obiettivo che evidentemente il nostro paese non ha ancora perseguito a pieno.
Siamo tutti chiamati a lavorare perché ciò avvenga costruendo un nuovo welfare pubblico, universale e inclusivo che sia in grado di dare delle risposte al grande tema dell’invecchiamento della popolazione.

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Emergenza Covid-19: 1.402.755 ore di volontariato per aiutare gli anziani soli – I numeri della presenza e dell’impegno dei volontari Auser

Nei difficili mesi dell’emergenza sanitaria del Covid-19 che ha costretto a casa milioni di italiani e colpito duramente i cittadini più fragili, le volontarie e i volontari dell’Auser – associazione per l’invecchiamento attivo – sono stati in campo. Con coraggio e determinazione e in tutta Italia. Portando sostegno e aiuti concreto agli anziani soli e fragili, alle famiglie più in difficoltà. 
Un esercito di quasi 7.000 volontari Auser, molti dei quali giovani che si sono offerti di dare una mano, per un impegno di 1 milione 402.755 ore di volontariato.
La compagnia e l’ascolto telefonico è stato un servizio di grandissima utilità sociale e umana. I volontari spesso dal loro domicilio con i numeri di telefono deviati, hanno ascoltato, rassicurato, condiviso insieme a tanti anziani soli ansie e preoccupazioni. 
In questo ambito sono stati effettuati 102.289 interventi, assistendo telefonicamente oltre 40mila persone anziane.
I volontari Auser hanno inoltre effettuato 176.574 interventi a domicilio per la consegna di spesa, medicinali e in molti casi anche i pasti. Oltre 39.000 persone hanno usufruito di questo prezioso servizio.

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 26 maggio 2020
Assistenti civici: Cgil, no a proposte improvvisate, sì al confronto

“L’idea del Ministro Boccia di attivare degli assistenti civici a presidio del rispetto delle norme sul distanziamento sociale non solo è un’arma spuntata, ma è anche pericolosa. L’azione di controllo del territorio è una cosa seria e, come prevede e indica la nostra Costituzione, va affidata allo Stato”. È quanto dichiarano i segretari confederali della Cgil Giuseppe Massafra e Tania Scacchetti.
“Competenze, esperienza e preparazione non si possono improvvisare, a maggior ragione – sottolineano i dirigenti sindacali – in un periodo in cui rischia di crescere il disagio sociale. Sui cittadini dobbiamo e possiamo contare pretendendo un atteggiamento improntato al senso civico e al rispetto della legalità”.
Per Massafra e Scacchetti occorre quindi “rafforzare l’azione di educazione e di civismo dei Sindaci e delle Amministrazioni territoriali”, e “sarebbe utile e corretto intervenire sugli organici degli enti preposti al controllo e alla sicurezza”.
“Se invece si vuole aprire una riflessione più ampia su come rispondere ai tanti bisogni che l’emergenza sanitaria ha reso indispensabili – concludono i segretari confederali della Cgil – non lo si faccia con proposte improvvisate, ma con un confronto con le parti sociali sulle soluzioni possibili”.

Leggi: Cgil, 26/05/2020


martedì 26 maggio 2020
Oltre il covid-19: metà delle famiglie italiane teme problemi economici nei prossimi mesi

I risultati dell’indagine condotta da Nomisma. Una su quattro in affitto ha accumulato ritardi nel pagamento del canone. E l’11,9% di chi ha un mutuo ha ora problemi nel saldare le rate. Cambia la priorità dell’agenda politica delle famiglie: al primo posto il tema della disoccupazione, mentre perde interesse quello sull’immigrazione
Quasi una famiglia su quattro in affitto ha accumulato ritardi nel pagamento del canone durante il lockdown, mentre prima del covid-19 era il 9,6% ad avere problemi. Non solo: per i prossimi 12 mesi più del 40% delle famiglie prevede di avere difficoltà a rispettare il pagamento dell’affitto. E il mutuo? Se prima della pandemia aveva problemi con le rate circa il 4,1% delle famiglie ora il dato sale all’11,9%. È quanto emerge dall’indagine Nomisma 2020 sulle famiglie italiane presentata oggi, dal titolo “Fuori tutti, la voce alle famiglie. Vivere, abitare, investire: l’Oltre del Coronavirus”. Il 28,8% del campione di famiglie intervistate dichiara di non riuscire a risparmiare, il 41,8% di avere una situazione stabile, il 12,9% di essere in condizione di aumentare la propria capacità di risparmio e il 16,5% di diminuirla.

Leggi: Redattore Sociale, 26/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Assistenti civici. Costa (Forum Terzo Settore) “Non si confondano con i volontari”

Fa riflettere la proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, di lanciare un bando per il reclutamento di 60.000 ‘assistenti civici’ che saranno impiegati dai sindaci per lo svolgimento di attività sociali e per collaborare al rispetto del distanziamento sociale.
“I cosiddetti ‘assistenti civici’ non possono essere scambiati per volontari’– dichiara Enzo Costa, Coordinatore della Consulta Volontariato del Forum del Terzo Settore –. I volontari infatti non si reclutano per bando e tanto meno possono essere ‘usati’, ma come afferma la legge agiscono esclusivamente per fini di solidarietà e in risposta ai bisogni delle persone e delle comunità” – «Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà» (art. 17 del dl 117/17 Codice del Terzo settore).

Leggi: Forum Terzo Settore, 25/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Superbonus 110%, tutto quello che c’è da sapere in 15 risposte alle domande-chiave

Quando iniziare, come ottenere il bonus per lavori già in corso, i tetti di spesa, chi può usufruire del beneficio, cosa è lo sconto in fattura, i documenti da conservare.
Sono due gli articoli da tenere a mente per usufruire delle nuove maxi detrazioni dirette ad azzerare i costi sostenuti dal 1 luglio 2020 e fino a tutto il 2021: l’articolo 119 che prevede i nuovi incentivi in tema di efficientamento energetico (eco-bonus), sisma-bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici, di cui la principale novità costituita dall’innalzamento delle agevolazioni dell’eco-bonus e del sisma-bonus fino al 110% delle spese sostenute (rispetto alle precedenti aliquote del 65%, 75%-85%) con possibilità di ripartire la detrazione in 5 quote annuali di pari importo; l’articolo 121 contiene invece le disposizioni che consentono la trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto ovvero in credito d’imposta cedibile all’impresa che ha eseguito i lavori e che potrà utilizzare tale credito per detrarlo a sua volta oppure cederlo “ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari”.

Leggi: Edilizia e Territorio, 25/05/2020


lunedì 25 maggio 2020
Ecobonus e sismabonus: i requisiti per la detrazione congiunta

Agenzia delle Entrate: lo sconto fiscale potrà essere applicato su un ammontare delle spese non superiore a 136mila euro per ciascuna delle tre unità immobiliari costituenti inizialmente l’edificio riconvertito
La detrazione unica, che sostituisce e accorpa ecobonus e sismabonus (articolo 14, comma 2-quater.1, Dl n. 63/2013), è fruibile solo quando sussistono tutti i requisiti previsti per ciascuna agevolazione. Se è così, e l’immobile oggetto degli interventi è dotato di preesistente impianto di riscaldamento e classificato in Catasto come “unità collabente” (F/2) alla data di richiesta del titolo abilitativo dal quale deve, inoltre, risultare che i lavori siano di recupero del patrimonio edilizio, via libera allo sconto fiscale. Lo afferma l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 138/E del 22 maggio 2020, aggiungendo che la detrazione va applicata su un ammontare delle spese non superiore a euro 136mila euro per ciascuna delle tre unità immobiliari costituenti inizialmente l’edificio “recuperato”.

Leggi: Casa e Clima, 25/05/2020


venerdì 22 maggio 2020
Voltiamo pagina sull’assistenza agli anziani in casa

Il dl “Rilancio” raddoppia nel secondo semestre del 2020 i finanziamenti per l’assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti. Si può e si deve rendere strutturale questo aumento. Ma serve un profondo ripensamento dell’intero sistema.
Una robusta crescita di fondi, da rendere strutturale
In varie aree del paese una presenza più solida del welfare pubblico nel territorio avrebbe consentito di meglio contrastare il Covid-19; avrebbe permesso, in particolare, di prevenire e non solo di inseguire il diffondersi della pandemia. A partire da questa valutazione – ampiamente condivisa – nelle scorse settimane è maturato un rinnovato interesse tanto nei confronti del ruolo fondamentale che i servizi territoriali dovrebbero svolgere in un moderno sistema di protezione sociale quanto verso la necessità di un loro deciso rafforzamento in Italia.
Tale attenzione si riflette nell’elevata percentuale di fondi dedicati al settore tra quelli che il recente decreto “Rilancio” assegna complessivamente al Servizio sanitario nazionale. Tra i diversi interventi per il territorio, il più cospicuo consiste nei 734 milioni di euro destinati all’Assistenza domiciliare integrata (Adi), di titolarità delle Asl, che costituisce il più diffuso servizio pubblico a casa degli anziani non autosufficienti in Italia.

Leggi: La Voce, 22/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Domiciliarità: richiedere più fondi non basta. Serve un Distretto forte per nuove idee, programmi innovativi, risposte coerenti con i bisogni

Inserendosi nel dibattito sollevato dall’editoriale di Cristiano Gori e Marco Trabucchi (Taccuino n. 5), gli autori sottolineano che solamente nuove idee e piani innovativi, associati all’aumento delle risorse per le cure domiciliari, potranno soddisfare molti dei bisogni ancora scoperti. Il Distretto viene proposto come struttura operativa territoriale più idonea a costruire “un sistema territorio” con cardine nella home care, anche giovandosi delle tecnologie/ICT, per favorire migliore presa in carico, continuità di cura, congiunzione con le cure residenziali e le cure domiciliari informali.
Cristiano Gori e Marco Trabucchi nel loro Taccuino del quindici maggio su “Domiciliarità: richiedere più fondi non basta” aprono un dibattito in cui proviamo ad inserirci, quali rappresentanti di una Società Scientifica delle Attività Territoriali (CARD) che da molti anni ha fatto della home care una propria bandiera.
Vediamo anche noi come favorevoli, per rilanciare il settore delle cure a domicilio, l’interesse sul tema e la concreta possibilità di nuovi finanziamenti, due fattori che fino ad oggi hanno frenato il decollo delle cure domiciliari istituzionali. Ci sembra tuttavia pertinente aggiungerne altri due:
1. la mancanza di certezze del quadro organizzativo in cui le cure a casa vengono inserite;
2. la debole domanda di questo servizio, sia da parte dei professionisti che della cittadinanza.

Leggi: I Luoghi della Cura, 20/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Tutti gli anziani a rischio? Ma mi faccia il piacere!

Davvero proteggeremmo i nostri nonni dal Covid-19 costringendoli all’inattività e a una marginale vita di relazione? In realtà l’età avanzata non è sinonimo di fragilità né di pluripatologia. Lo dice la scienza geriatrica.
Siamo tutti ben cosci di vivere un momento storico drammatico nel quale la salute degli anziani è a rischio come non mai. Abbiamo assistito ad una vera e propria strage degli anziani proprio nei luoghi in cui dovrebbero – o avrebbero dovuto – essere più protetti: le Rsa. Non è un fenomeno solo italiano se è vero come è vero che l’Oms dichiara che la metà dei morti per questa tragica pandemia riguarda la popolazione geriatrica. Ecco quindi che, già all’avvicinarsi della “fase 2”, erano emersi orientamenti volti a proporre, o a imporre, meccanismi e comportamenti che avrebbero avuto la finalità di impedire il risorgere dell’epidemia, peraltro a oggi non ancora scomparsa almeno in alcune aree. Era dunque comprensibile che una parte dell’attenzione fosse rivolta nei confronti della popolazione anziana.

Leggi: La Voce


lunedì 18 maggio 2020
Come subentrare nella proprietà dell’ascensore, procedura e calcolo dei costi

L’ascensore è un impianto che, ove installato successivamente alla costruzione dell’edificio, rappresenta senza ombra di dubbio un’innovazione.
Innovazione sicuramente volte alla eliminazione delle barriere architettoniche e quindi beneficiante di molte agevolazioni, in termini edilizi ed anche fiscali.
Non solo: se si tratta di edificio in condominio questa installazione è certamente un’innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c. deliberabile, in ragione del fatto che essa serve ed eliminare le barriere architettoniche, dal voto favorevole della maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio.

Leggi: Condominio Web, 18/05/2020


venerdì 15 maggio 2020
Solitudine. La lezione del Covid-19

Stiamo uscendo dalla gravissima crisi del Covid-19… anzi, proviamo a uscirne, attraverso l’impegno generoso dei nostri concittadini.
Uno degli aspetti che ci ha fatto più soffrire in questi mesi è la solitudine che ha accompagnato le nostre vite, con diversi livelli di gravità, da quello delle famiglie ben strutturate che hanno sofferto solo per l’impossibilità di visitare amici e parenti, alla solitudine degli anziani, chiusi nelle loro case, con pochi contatti, impauriti per le notizie che non potevano controllare, alla solitudine delle persone ospiti nelle residenze per anziani, alle quali è stato impedito il contatto personale con i loro parenti.
Dal mio osservatorio ho verificato una grande capacità di resilienza della maggior parte degli anziani italiani, che si sono sentiti partecipi dell’impegno di tutto il paese per sconfiggere la “brutta bestia”. Questo impegno ha dato “senso” alla loro vita e ha così permesso di superare le prove più difficili. In alcuni casi la mancanza di contatti ha reso le giornate l’interminabile susseguirsi di momenti di ansia, tra trasmissioni televisive misteriose, notizie frammentarie su quanto capitava a parenti e amici, timori per la propria salute che non trovavano ascolto. In molti casi, infatti, il medico di famiglia è stato irraggiungibile (ma non è questo il momento per celebrare il grande impegno di molti e ricordare la vigliaccheria di altri).

Leggi: Fondazione Leonardo, 15/05/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 25 maggio 2020
Milano, quando i condomini diventano solidali

Con l’emergenza da Covid-19 il luogo simbolo di litigi e divisioni si è trasformato: vicini di casa che quasi non si conoscevano si sono messi insieme per aiutare chi era in difficoltà. A Milano sono un’ottantina le collette alimentari, che hanno fornito generi di prima necessità alle Brigate della Solidarietà
Il condominio: da luogo simbolo di litigi e divisioni a luogo in cui ci si unisce per aiutare chi è in difficoltà. È possibile. Ne sono la prova le collette alimentari condominiali nate in queste settimane a Milano, che forniscono dalla pasta al cibo in scatola, dai saponi ai pannolini, alla Brigata della Solidarietà Lena-Modotti. Beni di prima necessità che vengono distribuiti a famiglie rimaste senza reddito per l’emergenza Covid-19. Sono collette nate spontaneamente. “Ho proposto sulle chat dei genitori delle classi dei miei due figli di raccogliere cibo per darlo alle Brigate della solidarietà -racconta Francesca Giancane-. Nel messaggio ho chiesto anche di coinvolgere i vicini di casa”. Nel giro di pochi giorni le adesioni sono diventare sempre più numerose. “Abbiamo allora deciso di organizzare la raccolta a livello condominiale, soprattutto perché avevano aderito famiglie anche molto lontane dalla nostra zona -ricorda Francesca-. I volontari sarebbero passati quindi nei singoli condomini a ritirare”. Sono in totale un’ottantina le collette solidali nei condomini o di fronte ai supermercati che finora hanno fornito genere di prima necessità alle Brigate della Solidarietà.

Leggi: Redattore Sociale, 25/05/2020


venerdì 22 maggio 2020
Riformare la sanità in Calabria: lettera aperta al ministro Speranza

Associazioni, cittadini, 120 sindaci a sostegno della petizione nata dall’esperienza del movimento “Comunità competente”. Tra le richieste “un nuovo corso del commissariamento” e il potenziamento dei servizi territoriali alla luce delle criticità emerse con la pandemia da coronavirus
Cosa fare in Calabria per affrontare l’emergenza coronavirus soprattutto “se il virus si espanderà nuovamente nei mesi freddi” e “dal momento che nessuno ritiene che un vaccino sia pronto prima dell’ultima fase dell’inverno”? Cosa fare in questa regione dalla sanità commissariata “dove è apparsa chiarissima l’incapacità del sistema sanitario regionale a far fronte alla grave situazione esplosa anche da noi?”. Una possibile risposta si trova nella lettera aperta per il ministro della salute, Roberto Speranza, presentata stamani in conferenza stampa a Lamezia Terme, in una delle sedi della Comunità Progetto Sud, realtà del terzo settore presieduta da don Giacomo Panizza, tra i primi 111 firmatari di un appello oggi “forte di un numero importante di adesioni, tra cui 120 sindaci” su un totale di 404 comuni presenti in Calabria. Una lettera promossa il 10 maggio scorso sotto forma di petizione su change.org per dire al governo che “non può tirarsi fuori”. Un’iniziativa per chiedere a Roma di “aprire una nuova fase del commissariamento individuando persone e mezzi opportuni per riprogrammare una risposta alla possibile epidemia”.

Leggi: Redattore Sociale, 22/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Regione Campania. Pubblicate le graduatorie provvisorie per la concessione del contributo all’affitto: alto il numero degli esclusi e delle domande anomale. Scarsa la copertura in ordine al fabbisogno

Sono state pubblicate sul BURC n. 110 del 19/05/2020 le graduatorie provvisorie degli aventi diritto al contributo di sostegno all’affitto per il bando di cui al Decreto Dirigenziale n. 9 del 31.01.2020, la cui scadenza, a seguito di proroghe dovute all’emergenza sanitaria era stata fissata il 27/04/2020.
Le risorse assegnate per le finalità di cui al bando richiamato sono quelle di cui al riparto nazionale dei fondi della legge 431/1998 e ai residui delle risorse stanziate per la morosità incolpevole e ammontano complessivamente ad € 13.056.066.66, di cui l’80% pari ad € 10.444.853,33 riservato alla fascia A ( richiedenti con reddito pari a due pensioni minime INPS con incidenza del canone sul reddito non inferiore al 14% valore ISE) e il 20%pari ad € 2.611.213,33 riservato alla fascia B (richiedenti con redditi non superiori all’importo di € 25.000.00 con incidenza del canone sul reddito non inferiore al 24%valore ISE).

Leggi: Sunia, 20/05/2020


mercoledì 20 maggio 2020
Firenze, nell’industria dismessa 50 mini appartamenti a canone calmierato

Lo ha deciso la giunta, approvando nella seduta di ieri la delibera dell’assessore alla Casa Andrea Vannucci sulla vivibilità intelligente (Smart liveability), comprensiva del progetto di fattibilità tecnica ed economica, nell’ex complesso del Meccanotessile
Cinquanta mini appartamenti a canone calmierato destinati a giovani coppie, singole persone e nuclei familiari di piccole dimensioni (composti da 2-3 persone) con spazi comuni dedicati a servizi come lavanderia, magazzini, portineria e un’area verde per favorire la socializzazione. Lo ha deciso la giunta, approvando nella seduta di ieri la delibera dell’assessore alla Casa Andrea Vannucci sulla vivibilità intelligente (Smart liveability), comprensiva del progetto di fattibilità tecnica ed economica, nell’ex complesso del Meccanotessile, che si trova in un’area di proprietà comunale di circa 27.500 metri quadrati, che nei piani dell’amministrazione continuerà ad avere spazi e funzioni pubbliche anche a servizio del quartiere.
Nell’area industriale dismessa dove un tempo lavoravano gli operai delle Officine Galileo troveranno infatti sede l’Indire (l’Istituto nazionale di formazione e ricerca del Miur) e l’Isia (l’Istituto superiore di istruzione artistica), mentre sono già stati realizzati un parcheggio pubblico a servizio dei residenti della zona di Dalmazia (con 75 posti auto, di cui 4 per disabili, e alcuni posti per gli scooter) e il giardino pubblico tra via Cocchi e via Santelli.

Leggi: Redattore Sociale, 20/05/2020


martedì 19 maggio 2020
Famiglia, il Veneto vara la legge quadro. Tariffe tarate sui carichi dei nuclei

Approvazione unanime in Consiglio regionale della legge “Interventi a sostegno della famiglia e della natalità”. Tra le misure: assegno di natalità sin dalla gravidanza, aiuti ai genitori e nuovo indicatore sociale per tariffe tarate sui carichi familiari
“Da oggi il Veneto ha la sua prima legge quadro per la famiglia. Giunta e Consiglio hanno ora l’impegno codificato ad orientare scelte e interventi concreti a tutela del valore sociale della natalità e della genitorialità”. Così l’assessore alla sanità e sociale della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, saluta l’approvazione unanime in Consiglio regionale della legge “Interventi a sostegno della famiglia e della natalità”.
“Si tratta di un provvedimento – sottolinea l’assessore – che ha il respiro di una legge di programma, perché intende mettere al centro la maternità e la paternità in tutte le fasi della vita agevolando i nuclei familiari, in particolare quelli più in difficoltà, nell’affrontare la sfida di generare, crescere ed educare i figli. Un provvedimento che assume una valenza ancora più significativa in questa fase di emergenza inedita che sta mettendo a dura prova le famiglie e le scelte di genitorialità, ma che, al tempo stesso, ha messo in luce la tenuta e il valore sociale dei legami familiari”.

Leggi: Redattore Sociale, 19/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

RSA e Covid-19, una drammatica realtà. Le narrazioni di questo periodo di emergenza

La situazione problematica vissuta da molte RSA lombarde durante l’emergenza Coronavirus è riscontrabile sin dall’inizio nei racconti, pur frammentati, degli operatori. In questo articolo Marco Noli guida i lettori attraverso le loro narrazioni e la lettura dei dati ufficiali.
È passato oltre un mese dall’ingresso del virus SARS – COV2 nelle nostre comunità. Siamo stati inondati di dati e informazioni quotidiani, all’inizio un po’ sfilacciati, poi sempre più coordinati, dal Bollettino giornaliero della Protezione civile.
Dalle narrazioni abbiamo capito che poco si sa su questo virus, che la scienza, come è normale che sia, ha una “verità relativa” che si affina giorno per giorno sulla base di quello che succede. Ci siamo resi conto che gli stessi dati ufficiali sono incompleti e presentano un range di scostamento elevato, legato alla difficoltà della raccolta degli stessi e alla variabilità di diversi fattori (es. il numero dei tamponi effettuati, la non conoscenza del “sommerso”degli infettati asintomatici ecc.).
Di fronte ad un’epidemia, diventata poi pandemia, è normale arrivare impreparati1 assistere al susseguirsi di decisioni in continuo aggiustamento in tempi rapidissimi. Anche se bisogna ricordare il vecchio proverbio “del senno del poi sono piene le fosse”, questo non toglie che da quanto sta emergendo, dalle situazioni degli ospedali e di diverse RSA, si rilevano perplessità e possibili omissioni, anche da parte della Regione, tutte da accertare, non solo per identificare eventuali responsabilità, ma soprattutto perché da essi si può imparare.

Leggi: I Luoghi della Cura


Mese sociale – Se il welfare ritorna all’assistenza
Abbiamo fame di futuro. Attraversiamo questo lento guado sforzandoci di scorgere cosa ci aspetta oltre la linea dell’orizzonte. Che cosa vogliamo ci sia? Nel welfare sociale il pensiero mainstream auspica discontinuità, che riporti al centro le comunità locali, la prossimità delle relazioni e degli aiuti, che riscatti un territorio troppo spesso espropriato.
Ed è tutto un rivalutare interventi community based, uno sviluppo economico e sociale a trazione territoriale. Non è chiaro in che misura questa direzione ci porterà avanti – in una fase in cui a trionfare è un’economia digitale che travalica il locale e con scarsa appartenenza di luogo – o se viceversa ci riporterà verso la nicchia novecentesca del “piccolo è bello”. Temi ampi che meritano un approfondimento che va oltre queste brevi note.
Spazi da ricostruire
Prevediamo, auspichiamo, scriviamo decaloghi sul welfare che verrà a partire dal nostro punto di vista, quello di chi osserva. Vorrei provare a partire da un’altra angolatura: quella della domanda di sostegni e di aiuti che si sta configurando. Mi concentro su due aree: ciascuna presenta l’alternativa tra risposte difensive e assistenziali e altre più aperte, emancipative, promozionali.

Leggi: Welforum


 La contrattazione sociale di prossimità per la non autosufficienza oltre l’emergenza

Perché l’infrastrutturazione del welfare territoriale conta
Cosa insegna l’emergenza sanitaria
Le persone più colpite dal Covid-19 sono state soprattutto le più fragili dal punto di vista della salute e deboli dal punto di vista economico e sociale, e fra queste in specie gli anziani e le persone con patologie croniche. Il mix tra comorbilità ed età è parso subito micidiale ed è divenuto particolarmente funesto, ciò non solo in Italia, nelle strutture residenziali per anziani, come la cronaca ha documentato con drammatica frequenza, le associazioni e le organizzazioni sindacali hanno denunciato e gli studiosi hanno analizzato.
L’alternativa alla presa in carico ospedaliera si è rivelata insufficiente e ha messo a nudo le criticità del sistema territoriale della sanità, governato nel segno della riduzione dei costi piuttosto che della riorganizzazione dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per ampliare e diversificare l’offerta, in sistemi sanitari regionali molto differenti ma generalmente ancora orientati a un approccio “ospedalocentrico”. Si sono altresì evidenziate la persistente carenza dell’integrazione sociosanitaria che dovrebbe invece qualificare i rapporti tra i servizi sociali e quelli sanitari, nonché le lacune dell’assistenza domiciliare, entro un sistema di welfare quale quello italiano che continua ad essere, nel bene e nel male, a “trazione” familiare.

Leggi: Welforum


Il “dopo” della sanità. Un numero speciale di Communitas

Un Quaderno scaricabile gratuitamente dal sito di Vita.it. Ospita gli interventi di due grandi esperti, Benedetto Saraceno ed Angelo Righetti. Perché come scrive Aldo Bonomi nell’editoriale, la sfida «oltre al vaccino sarà quella di produrre anticorpi sociali che si mettono in mezzo producendo inclusione»
Quale sarà il “dopo” della sanità uscita dal cataclisma di Covid 19? È il tema di un Quaderno speciale di “Communitas”, la rivista fondata da Aldo Bonomi ed edita da Vita, in uscita oggi e scaricabile su Vita.it. Un tema cruciale che viene affrontato da un grande esperto di politiche sanitarie come Benedetto Saraceno e da Angelo Righetti, psichiatra oggi in prima linea sul “dopo” con il progetto Budget di Salute della Regione Campania.
«La impreparazione e le tardive e frammentate risposte fornite in occasione della pandemia del coronavirus sono state e continuano ad essere evidenti in ogni paese del mondo», scrive Benedetto Saraceno, che è Segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health, Lisbona, ed è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Oms. Si esce da una situazione che costringe a riflettere in particolare «sul deficit di empowerment dei cittadini utenti del sistema sanitario e dunque riflettere sulla urgenza di una salute promossa e erogata nelle ma anche dalle comunità». È un deficit che inaspettatamente ha reso molto più fragili i sistemi sanitari che si pensavano più forti, cioè quelli dei paesi del Nord del mondo. Un sistema che è prigioniero della cultura di emergenza che anche oggi dà l’illusione che «sia sufficiente fare scorte per la prossima epidemia (letti, mascherine, respiratori, liquido idroalcolico): uscire dalla dimensione dell’emergenza vuol dire capire che il virus è un fenomeno sistemico e non eccezionale».

Leggi: Vita


 Il welfare che sale dal basso

Non si può prescindere, nella ripartenza, da un sapere sociale prezioso. Ne tenga conto la politica alle prese con un welfare state in crisi piramidale nel far scendere aiuti e interventi verso la base senza un welfare di comunità. Se non vogliamo che il virus produca più solitudine occorre che oltre al vaccino si valorizzino anticorpi sociali capaci di produrre inclusione
Speranzosi apriamo la porta, chi solo la finestra, verso la Fase 2. Guardiamo fiduciosi alle fabbriche, dicendoci che ci aiuterà il buonsenso dei corpi nel mantenere la giusta distanza. Contiamo sulla tecnica incorporata nella rete e nella logistica e sulla scienza. Entrambe sfidate al lavoro agile possibile, al trasporto delle merci per tenere sui mercati internazionali, al trasferire agricoltura e agroalimentare nei supermercati e nei negozi di prossimità e al far circolare i corpi messi al lavoro con il trasporto pubblico. Sfidiamo così Covid-19 per l’economia in affanno, seguendo le indicazioni degli esperti su questi grandi temi.
Prendo dalla commissione Colao una piccola parola chiave: «microgeografia». Microcosmi appunto, che mi rimandano alla Caritas ambrosiana per capire, abbassando lo sguardo, la logistica degli ultimi e la filiera degli invisibili per raggiungere le “vite di scarto” in questa società selettiva dove il virus ha scavato altre faglie di differenze. La Coldiretti e la Caritas, che stanno su queste filiere, stimano un milione di nuovi poveri da Covid-19. Per rendere visibili gli invisibili occorre scomporre e ricomporre i tanti, troppi, non codificati nei codici Ateco che sono nelle microeconomie di sopravvivenza, nel sommerso dei lavori saltuari che chiamiamo lavoretti che toccano anche le nuove professioni che con pudore, essendo nuovo, denominiamo lavoro intermittente

Leggi: Vita


La protezione sociale in Italia e in Europa

Nel 2019 sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche quasi 479 miliardi per sollevare le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella protezione sociale.
La maggior parte delle prestazioni sociali erogate in Italia riguardano la previdenza sociale (66,3%), il 22,7% prestazioni di tipo sanitario e solo l’11% di assistenza sociale. Negli anni ’90, la previdenza pesava ancora di più, il 71%, a discapito soprattutto dell’assistenza (circa il 7%).
Le prestazioni sanitarie fornite direttamente da strutture pubbliche costano poco meno di 68 miliardi, ma l’assistenza ospedaliera ha perso rilevanza nel tempo a favore di altre tipologie di servizi sanitari.
Per finanziare l’intero sistema della protezione sociale pubblica sono stati messi a disposizione quasi 500 miliardi nel 2019, provenienti per oltre la metà da imposte e per il 48% da contributi sociali.
Ogni abitante ha ricevuto in media nel 2017 poco più di 8mila euro annui per prestazioni sociali. Con 8.041 euro pro-capite l’Italia si attesta sui livelli medi della Ue28; la forbice è molto ampia: dai 20.514 euro del Lussemburgo ai 1.211 della Bulgaria.
I paesi europei hanno dedicato in media alla vecchiaia il 40,5% di tutte le prestazioni sociali erogate nel 2017, in Italia molto di più, il 48,8%. Le prestazioni per malattia/salute seguono con il 29,7% in Europa, ma sono solo il 23,1% in Italia.

Leggi: Istat


Superare il modello delle Case di riposo e delle Rsa. Non più posti letto, ma intensità di cura applicata alla domiciliarità

Partendo da una radicale riforma partecipata del welfare italiano, si potrebbero strutturare le linee di sviluppo strategico di un sistema basato su piattaforme abitative adatte o adattabili alla vecchiaia, ben localizzate e ben integrate nel tessuto urbano. Soluzioni abitative ad intensità assistenziale modulabile, invece di posti letto
“Se le case dove abitiamo sono adatte, è più efficace spostare i servizi – soprattutto quelli sociosanitari – che costringere le persone a ripetuti cambiamenti nelle fasi più delicate della loro esistenza”. (The DanishMinistry of Housing, Urban and Rural Affairs. Factsheet on housing for the elderly)
La pandemia da coronavirus ha aggravato lo stato del Sistema Sanitario Nazionale, già condizionato da pesanti interventi di risanamento tecnico ed economico di molte regioni in Piano di Rientro, ma ha acuito la crisi ancor più pressante, del welfare locale. Questo tipo di sollecitazioni costanti, stanno drammaticamente modificando il processo d’invecchiamento in atto nel nostro Paese, con enormi ricadute sulle condizioni abitative, reddituali, di salute e benessere che dovranno inesorabilmente accompagnare l’allungamento della vita dei prossimi anni.
Sono tanti gli studi che posizionano il SSN tra i primi al mondo (Bloomberg, ad esempio). Indicatori di valutazione a parte, già alcuni anni fa, nell’11° Rapporto di CreaSanità “L’universalismo diseguale”, si analizzava che nonostante il vantaggio che l’Italia registrava sugli altri paesi europei rispetto alle migliori condizioni di salute dei propri cittadini, anche a fronte di una spesa sanitaria molto più bassa, se non si fosse intervenuti sull’equità e l’accessibilità dei servizi specie quelli per gli anziani fragili e per i più vulnerabili, il vantaggio, acquisito, che si stava già riducendo, si sarebbe azzerato se non addirittura invertito.

Leggi: Quotidiano Sanità


Aspetti di vita degli over 75

Sono 7.058.755 gli anziani con 75 anni e più che risiedono in Italia, l’11,7% del totale della popolazione. Il 60% è composto da donne.
Quasi la metà delle donne di 75 anni e più vive da sola, il 29% in coppia. Capovolta la situazione degli uomini, il 21,7% vive solo e il 68% in coppia. Tuttavia la distanza si è ridotta nel tempo.
Le donne anziane stanno peggio degli uomini. Il 24,7% ha gravi limitazioni nelle attività quotidiane e il 48,1% ha tre o più malattie croniche (contro il 18% e il 33,7% degli uomini).
Tra le persone di 75 anni e più il 51% vive a una distanza di non oltre un Km dal figlio più vicino e il 20% ci vive insieme. L’8,9% non ha figli e vive solo e lo 0,9% ha figli lontani all’estero.
Il 40,9% della popolazione di 75 anni e più vive in un’abitazione con giardino privato, il 79,8% dichiara di avere un terrazzo o un balcone. In totale il 90% degli anziani può contare su almeno uno spazio esterno.
Il 12,1% delle famiglie composte esclusivamente da persone di 75 anni e più ha uno o più cani (443 mila famiglie). La percentuale sale se in famiglia ci sono più anziani (15,5% contro 11% dei single).

Leggi: Istat


SEGNALAZIONI:

Arrivano le pensioni di giugno

Anche per il mese di giugno è anticipato e scaglionato il pagamento delle pensioni per chi le riscuote in contanti presso le Poste Italiane.
Bisogna recarsi agli sportelli secondo la seguente turnazione alfabetica:
26 maggio → cognomi dalla A alla B
27 maggio → cognomi dalla C alla D
28 maggio → cognomi dalla E alla K
29 maggio → cognomi dalla L alla O
30 maggio mattina → cognomi dalla P alla R
1 giugno → cognomi dalla S alla Z
Importante!
Sarà possibile riscuotere la pensione in qualsiasi sportello postale in Italia.
Per chi non ritira la pensione in contanti, l’accredito sui conti correnti postali verrà effettuato il 26 maggio.
I pensionati che ritirano la pensione in contanti alle Poste e hanno un’età pari o superiore ai 75 anni possono chiedere all’Arma dei Carabinieri la consegna gratuita a domicilio della pensione.
→ Per informazioni sul servizio c’è il numero verde 800 55 66 70
Nota bene: queste misure sono valide unicamente per i pensionati che riscuotono la pensione negli uffici postali
Non sono invece interessati tutti quei pensionati che hanno l’accredito della pensione in banca, che la riceveranno direttamente sul proprio conto l’1 giugno.

Leggi: Spi-Cgil


Vademecum dell’Agenzia delle Entrate: Le misure fiscali del Decreto Rilancio (34/2020) illustrate dall’Agenzia delle Entrate
– scarica la guida in formato pdf

Leggi: Sunia


 Indennità COVID-19 per lavoratori domestici – Da oggi il via alle domande

Sul sito dell’Inps è già attivo da oggi il servizio per la presentazione delle domande di indennità COVID-19 per lavoratori domestici. La misura straordinaria di sostegno è stata introdotta dall’articolo 85 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 per supportare i lavoratori domestici in condizioni di difficoltà economica causata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.
La misura, di 500 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio, è rivolta ai lavoratori domestici che abbiano in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali. Tra i requisiti richiesti la non convivenza con il datore di lavoro.
L’indennità non è cumulabile con il bonus per autonomi e altri benefici analoghi e non concorre alla formazione del reddito. L’indennità non spetta alle persone, interessate alla regolarizzazione del lavoro sommerso, introdotta nell’articolo 103 dello stesso decreto.
Inoltre, sono esclusi i percettori del reddito di emergenza e del reddito di cittadinanza qualora gli importi percepiti siano pari o superiore all’ammontare dell’indennità prevista per i lavoratori domestici.

Leggi: Inca


 Reddito Di Emergenza (REM) – Inps, online la procedura per le domande

Già da oggi, sul sito dell’Inps è online la procedura per le domande del Reddito di Emergenza (REM), previsto nel decreto legge “Rilancio Italia”, (D.L. 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Per richiederlo c’è tempo fino al 30 giungo.
Il Reddito di Emergenza è rivolto ai nuclei familiari in condizioni di estrema difficoltà a causa del coronavirus, che non abbiano potuto accedere agli ammortizzatori sociali e ai bonus. Il beneficio economico è determinato in un ammontare pari a euro 400 mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (ISEE), ma comunque, non superiore a euro 800 euro mensili, elevabili a euro 840 per quei nuclei familiari in cui sono presenti disabili gravi o non autosufficienti.

Leggi: Inca

 

 

 

 

 

AeA Informa: online il nuovo numero della rivista

Sul sito www.abitareeanziani.it è disponibile il nuovo numero della rivista Abitare e Anziani Informa.
La pubblicazione contiene il report “Una emergenza nell’emergenza” di Marco Arlotti e Costanzo Ranci del Laboratorio di Politiche Sociali del Politecnico di Milano, che descrive la situazione nelle RSA a causa del Covid-19.
La rivista è scaricabile in formato pdf o navigabile in formato web all’indirizzo https://www.abitareeanziani.it/aea-informa-maggio-2020/


NEWS:

lunedì 18 maggio 2020
Ripartenza, INU: necessaria la riqualificazione urbana e la semplificazione delle procedure

Occorre anche potenziare le strutture tecniche degli enti locali, realizzare distretti urbani dell’efficienza energetica e incentivare la mobilità sostenibile
Per ripartire e superare la crisi post coronavirus è necessario semplificare i processi amministrativi, anche potenziando le strutture tecniche degli enti locali, e inaugurare un nuovo ciclo di investimenti sul territorio che punti ad efficienza energetica e mobilità sostenibile.
A suggerirlo l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) che ha elaborato un documento in cui sintetizza quali ulteriori misure servano per superare la fase di emergenza sanitaria, economica e sociale.
Pianificazione urbanistica: per il rilancio serve semplificazione
L’INU punta sulla razionalizzazione degli apparati e degli strumenti che presiedono al governo del territorio.
In particolare, suggerisce di semplificare i procedimenti amministrativi attraverso l’unificazione delle sedi decisionali pubbliche, il ricorso alla amministrazione per progetti e alle conferenze di servizi decisorie e la costituzione di organismi operativi compositi, che sul modello delle Agence d’Urbanisme francesi operino a scala intercomunale.

Leggi: Edilportale, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Case troppo piccole, rischio svalutazione in centro città

Il virus cambia anche le esigenze abitative: ora ambienti più grandi e verdi
Napoli, Roma, Torino e Milano le famiglie vivono l’emergenza Covid-19 con il maggior disagio abitativo, alle prese con spazi domestici limitati, senza giardini e terrazzi (o al limite un balcone di piccole dimensioni), con scarsa illuminazione. L’emergenza sanitaria ha costretto una buona parte delle famiglie italiane a passare molto tempo in casa. Ma le abitazioni degli italiani in molti casi non sono adeguate a fronteggiare questa situazione e sicuramente, una volta passata l’emergenza (in senso lato, anche economicamente) gli operatori immobiliari prevedono un cambiamento radicale della casa ideale e delle richieste abitative. Secondo un’analisi di Abitare Co., società d’intermediazione immobiliare, le famiglie italiane hanno a disposizione una superficie media di ben 117 mq, ma con valori che variano sensibilmente sul territorio. Tra le 12 prime grandi città sono i milanesi ad avere la minore superficie media (88 mq), seguiti dai torinesi (91 mq). Al di là delle medie statistiche, il dato tendenzialmente positivo sulla superficie vale per tutti? Su questo la fotografia di Abitare Co. mostra aspetti meno rosei. Secondo l’ultimo censimento Istat, più di un terzo delle abitazioni occupate da persone residenti, pari a quasi 8,23 milioni di case, è al di sotto degli 80 mq e il 13,4% (circa 3,23 milioni) non raggiunge i 60 mq. Una percentuale, quest’ultima, che tra le province dei capoluoghi di regione sale sensibilmente al 22,7% di Milano, al 22,4% di Trieste, al 21% di Aosta, al 20,4% di Torino e al 18,7% di Roma. Un dato importante se si considera che le famiglie italiane sono composte mediamente da 2,3 componenti.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Rimbocchiamoci le maniche. Il futuro raccontato da nonni e nipoti #4

Nonni e nipoti a confronto sul futuro. Come sarà il nostro domani? In che modo la pandemia ha cambiato orizzonti, aspettative e speranze? Lo abbiamo chiesto a tanti nonni e nipoti che per più di due mesi non si sono potuti vedere ma sono rimasti in contatto con il telefono e le videochiamate. Ora eccoli riuniti virtualmente in un confronto tra generazioni sul futuro che ci attende. Una doppia testimonianza per ogni puntata.
“Se ci ragiono su, effettivamente la situazione in cui viviamo è di ansia costante. Non posso uscire dalla regione in cui vivo, non posso andare a trovare mia nonna in Liguria”. Mirta ha 12 anni e vive a Milano. Ha vissuto, e continua a vivere, una situazione difficile. Il ritorno alla normalità sembra lontano. “Ora è tutto immobile. Mi risulta complicato pensare al futuro. E per me è strano: prima che scoppiasse la pandemia pensavo di laurearmi in ingegneria biomedica e trasferirmi all’estero. Ora mi sembra più difficile, ma continuo a pensare di poter realizzare il mio sogno”.
Realista ma ottimista. A 12 anni ha già le idee chiare come se ne avesse 20. Eppure le nostalgie e le mancanze sono quelle di chi si avvia verso l’adolescenza: “Faccio la prima media e i miei compagni li ho conosciuti solo per sei mesi. È come se avessi messo gli amici in pausa. Mi mancano”.

Leggi: Liberetà, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Disabilità e assistenza, distanziamento non obbligatorio. “Eravamo fuorilegge”

Suscita polemiche l’articolo 9 dell’ultimo Dpcm sulle riaperture. Barbieri: “Scopro di essere stato fuori legge fino a ieri”. Bonanno: “La legge non esiste se l’assistenza viene erogata dal famigliare. Il caregiver non interessa”. E poi c’è il problema della tutela della salute: “Test e tamponi per disabili, familiari e operatori. O il rischio sarà alto”
Oltre lo sguardo onlus
Chi assiste una persona con disabilità non è tenuto a rispettare l’obbligo di un metro di distanza: è questo, in sintesi, quanto prevede l’ultimo Dpcm (17 maggio 2020) appena approvato, con cui l’Italia esce ufficialmente dal lockdown. La specifica è contenuta nel comma 2 dell’articolo 9 su “Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità”. Il precedente comma conferma quanto già previsto nel precedente Dpcm (art. 8) per la riattivazione dei centri e dei servizi, affidata alle regioni. Ora, nel nuovo successivo comma, si legge: “Le persone con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva o sensoriale o problematiche psichiatriche e comportamentali o non autosufficienti con necessità di supporto, possono ridurre il distanziamento sociale con i propri accompagnatori o operatori di assistenza, operanti a qualsiasi titolo, al di sotto della distanza prevista”. Quattro righe non bastano certo per fare chiarezza, ma sono sufficienti per scatenare le critiche e il sarcasmo di chi questa condizione la vive sulla propria pelle e coglie quindi in questo articolo almeno due paradossi.

Leggi: Redattore Sociale, 18/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio, così cambia la sanità

E’ il potenziamento della sanità territoriale la prima voce del ‘Rilancio Salute’, che ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus: un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro, previsto dal Dl Rilancio e destinato a finanziare assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali. Ecco il dettaglio delle misure annunciate, spiegate dal ministero della Salute.
ASSISTENZA DOMICILIARE – Verranno implementate sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti ultra 65enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4% della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7%. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6%. Raddoppiati inoltre i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15% della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3%. Risorse stanziate per personale e servizi: 733.969.086 euro.

Leggi: Adnkronos, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio: Speranza, 3,25 miliardi al Ssn e rete territoriale più forte

Con il “decreto rilancio” vengono stanziati 3 miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. Lo sottolinea il ministro della Salute, Roberto Speranza, secondo cui “è una cifra molto più alta di quella che usualmente lo Stato investiva in un intero anno sul Ssn. Ci volevano due, tre anni per una cifra di questo tipo, invece in un colpo solo abbiamo cifre molto importanti”. Con il decreto si rafforza la rete territoriale per la quale “mettiamo in campo 9.600 infermieri, con la figura dell’infermiere di famiglia, e investiamo in particolare sui servizi domiciliari alle persone fragili facendo passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti al 6,7%, cioè lo 0,7% in più della media Ocse”.
Le risorse del Dl Rilancio verranno utilizzate anche per potenziare la rete ospedaliera. “Con questo decreto – ha continuato Speranza – si arriverà a 11.109 posti in terapia intensiva, il 115% in più di quelli che avevamo prima dell’emergenza Covid. Non sappiamo quello che ci aspetta, gli esperti parlano della possibilità di una seconda ondata. Dobbiamo essere pronti”. Speranza ha infine dato notizia di altri 240 milioni per nuove assunzioni e 190 milioni per incentivi ai medici, infermieri e a tutto il personale sanitario. “Abbiamo trovato risorse anche per finanziare altre 4200 borse di specializzazione – ha aggiunto -. Il Servizio sanitario nazionale è una pietra preziosa e investire su questa pietra preziosa serve a rendere il nostro Paese più forte”.
Ecco nel dettaglio le misure approvate dal Consiglio dei ministri.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Affitti e Decreto rilancio: un primo passo, ma risorse ancora insufficienti e modalità di erogazione non adeguate per fronteggiare vecchie e nuove criticità indotte dal Covid

Dichiarazione di Stefano Chiappelli, Segretario generale SUNIA
Il Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri ha stanziato 140 milioni per il contributo all’affitto.
Una somma decisamente insufficiente rispetto al fabbisogno che, già prima della straordinaria emergenza sanitaria, le stesse Regioni avevano stimato in 450 milioni.
Ma quello che maggiormente preoccupa sono le modalità di utilizzo delle nuove risorse e i criteri di assegnazione del contributo che, a nostro avviso, non possono prescindere da tre priorità:
le famiglie che hanno subito una parziale o totale caduta dei redditi per effetto della crisi indotta dall’epidemia;
i soggetti che già in precedenza contavano sul contributo in quanto pagavano canoni con altissima incidenza sul reddito;
i soggetti con sfratto per morosità incolpevole.
Il Decreto si limita a disporre lo stanziamento sul fono di sostegno all’affitto che è soggetto a procedure e soprattutto criteri di assegnazione del contributo che non possono incidere su queste priorità in particolare sulla domanda originata dalla crisi sanitaria in atto.
É necessario che nella fase di conversione in legge si metta mano a questa gravissima anomalia prevedendo una sostanziale unificazione del fondo sostegno affitti e del fondo per la morosità incolpevole, coordinando l’attuale stanziamento con le risorse disponibili sul fondo della morosità incolpevole, comprese quelle non spese per il quadriennio 2014/2018 e con eventuali fondi straordinari aggiuntivi da parte delle Regioni.

Leggi: Sunia, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Dl Rilancio, Domina: “Governo accoglie nostra proposta di mettere al centro il lavoro domestico regolare”

Lorenzo Gasparrini (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico): “La regolarizzazione di colf e badanti consentirà tutele e diritti per oltre 1 milione di lavoratori, di cui circa 200 mila senza permesso di soggiorno, e incrementerà gli introiti dello Stato che risparmia già, grazie al settore, 10 miliardi di euro annui”
“Il Governo ha accolto la nostra proposta di mettere al centro il lavoro domestico regolare. La regolarizzazione di colf e badanti consentirà tutele e diritti per oltre 1 milione di lavoratori, di cui circa 200 mila senza permesso di soggiorno, e incrementerà gli introiti dello Stato che risparmia già, grazie al settore, 10 miliardi di euro annui”. Queste le parole di Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico.
Per Domina, senza l’investimento delle famiglie, infatti, la spesa pubblica per l’assistenza degli anziani in strutture raggiungerebbe i 31,3 miliardi di euro, +45% rispetto ai 21,6 miliardi attuali.
“Il prossimo passo per rilanciare il settore del lavoro domestico nel post Covid-19 – prosegue Gasparrini – è la deducibilità del 15% della retribuzione per i collaboratori domestici e del 30% della retribuzione per le badanti”.
“Gli oneri contributivi a carico delle famiglie datori di lavoro domestico – conclude Gasparrini – sono un altro ostacolo all’emersione dal nero, è necessario adottare politiche che alleggeriscano il carico fiscale, riducendo il divario tra il costo di un lavoratore regolare e quello di uno irregolare”.

Leggi: Redattore Sociale, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Il lato mentale dell’epidemia: per l’Oms bambini e anziani sono a rischio

Tra gli effetti nemmeno tanto reconditi di questa crisi, ci sono le conseguenze sulla salute psicologica delle persone, che i governi dovranno in futuro “mettere in primo piano”.
L’allarme arriva dalla direttrice dipartimento Salute mentale dell’Oms, Devora Kerstel, la quale ha sottolineato, in un in breafing con i giornalisti, che “la salute mentale e il benessere di intere società sono state gravemente colpite da questa crisi e sono una priorità da affrontare con urgenza”.
A pagare le maggiori conseguenze di una situazione impensabile solo qualche mese fa, i bambini, giovani isolati da amici e dalla scuola, operatori sanitari che vedono migliaia di pazienti infettati e che muoiono per il coronavirus.
Il rapporto dell’Onu, con linee guida su Covid-19 e malattie mentali, ha messo in evidenza diverse aree del mondo e parti di società che sono più vulnerabili al disagio mentale.

Leggi: Liberetà, 14/05/2020


mercoledì 13 maggio 2020
Dopo l’emergenza sanitaria ora rischiamo quella sociale

In un sondaggio di un paio di giorni fa, Save the Children fotografava meglio di altri la bomba economica e sociale che il decreto “Rilancio” dovrà provare almeno in parte a disinnescare.
Per gli effetti della pandemia, quasi un genitore su sette, in condizioni economiche fragili, ha perso il lavoro. Più della metà temporaneamente. Quasi la metà delle famiglie con bambini tra otto e diciassette anni ha ridotto le spese alimentari e il consumo di carne e pesce.
La chiusura delle scuole ha privato i bambini del servizio mensa che permette di mangiare. Il 21,5 per cento delle famiglie non ha comprato medicinali. Una su cinque ha chiesto prestiti a familiari o amici, il 15,5 per cento ha chiesto aiuti alimentari. Con l’aumento della disoccupazione e della precarietà, l’esaurimento dei bonus per le partite Iva e delle casse integrazioni, e in attesa del «reddito di emergenza» che sarà istituito dal «decreto rilancio», la crisi economica rischia di avvitarsi in una crisi anche sociale.
I dati di Save The Children si incrociano con quelli della produzione industriale, crollata di un terzo a febbraio: un dato mai registrato da quando esiste la rilevazione delle serie storiche che partono dal 1990. A marzo ha perso il 29,3 per cento. E ad aprile, mese di caduta totale di una parte della produzione, il dato potrebbe peggiorare.

Leggi: Liberetà, 13/05/2020


mercoledì 13 maggio 2020
Ecobonus al 110% solo se fa due scatti la classe energetica

Fissate le condizioni per l’intervento agevolato: materiali idonei e una polizza anticalamità per il sismabonus Servono asseverazioni dei tecnici e il visto di conformità fiscale
Gli interventi verdi finanziati con il superbonus al 110% per la riqualificazione energetica di condomini e singole abitazioni dovranno garantire «il miglioramento di almeno due classi energetiche da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (Ape)». È una condizione necessaria per accedere al beneficio. Allo stesso modo i materiali isolanti utilizati per il “cappotto” termico dovranno rispettare i requisiti minimi ambientali previsti dal decreto Ambiente 11 ottobre 2017. Sono due delle modifiche dell’ultima ora apportate agli articoli del decreto rilancio che istituiscono il superbonus. Vogliono rendere ancora più verde l’intervento agevolato. Anche per il sismabonus lo sconto al 110% sarà concesso a una condizione nuova: che contemporaneamente si sottoscriva una polizza assicurativa anticalamità.

Leggi: Quotidiano Condominio, 13/05/2020


DALLE REGIONI:

martedì 19 maggio 2020
Il volontariato si mobilita per i servizi di Partinico

L’appello di undici associazioni: “Non ci sono servizi sociali per anziani, bambini e persone con disabilità. Chiediamo alla politica di intervenire”
Undici associazioni di volontariato della cittadina di Partinico che conta 30 mila abitanti, si mobilitano per chiedere l’attivazione al più presto di servizi pubblici essenziali per anziani, bambini e persone con disabilità. L’ultima realtà che per anni è stata una istituzione significativa per tutto il territorio era la casa di riposo Canonico Cataldo – che ospitava 15 persone ma in passato ne aveva avuto anche 40 – che è stata chiusa venerdì scorso. Le persone anziane prima di essere trasferite sono state sottoposte ai tamponi sanitari risultando negative al Covid 19.
A chiedere che non venisse chiusa,, con una lettera inviata al commissario straordinario del Comune e ai massimi rappresentanti pubblici sono state proprio le 11 associazioni di volontariato che operano nel distretto socio-sanitario 41 affiliate al Cesvop di Palermo.
“E’ a nostro avviso, una grave perdita per la nostra comunità – scrivono le associazioni -, essendo stata questa per decenni un punto di riferimento per gli anziani della nostro territorio. La casa di riposo ha ospitato negli anni un considerevole numero di anziani, soprattutto indigenti, che in essa hanno trovato pace e serenità nel loro ultimo tratto di vita terrena”. In particolare, le associazioni avevano chiesto all’amministrazione comunale che venissero sospese le procedure per la chiusura della struttura e che venissero fatti tutti gli sforzi possibili per garantire i livelli occupazionali dei dipendenti e soprattutto il benessere psico-fisico degli ospiti.

Leggi: Redattore Sociale, 19/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Campania: far ripartire subito i servizi sociosanitari e in totale sicurezza

«È già passato più di un mese – denuncia la Federazione FISH Campania – dal Decreto con cui la Regione Campania aveva stabilito il riavvio dei servizi sociosanitari erogati dai Centri di Riabilitazione e dalle Cooperative rivolti alle persone con disabilità, ma ancora oggi la maggior parte dei servizi non sono ripartiti, e questo non per volontà delle persone con disabilità, delle loro famiglie e degli Enti Gestori, bensì perché le ASL non hanno ancora provveduto alla somministrazione regolare di test diagnostici a scopo preventivo a tutte le persone con disabilità»
Persona con disabilità in carrozzina e persona senza disabilità«È già passato più di un mese dal Decreto Dirigenziale n. 83 del 9 aprile (Approvazione Programma “La Campania riparte” – Programma transitorio per i servizi sociosanitari e riabilitativi nella fase emergenziale COVID 19) con il quale la Regione Campania aveva stabilito il riavvio dei servizi sociosanitari erogati dai Centri di Riabilitazione e dalle Cooperative rivolti alle persone con disabilità. Ancora oggi, però, la maggior parte dei servizi non sono ripartiti, e questo non per volontà delle persone con disabilità, delle loro famiglie e degli Enti Gestori, bensì perché le ASL non hanno ancora provveduto alla somministrazione regolare di test diagnostici a scopo preventivo a tutte le persone con disabilità, a prescindere dal riscontro di un operatore o di una persona con disabilità e/o familiare positivo al coronavirus, come più volte chiesto in queste settimane dalla nostra Federazione alla Regione Campania e alle stesse Aziende Sanitarie».

Leggi: Superando, 18/05/2020


lunedì 18 maggio 2020
Marche. Proposte unitarie SUNIA, SICET e UNIAT alla giunta Regionale

L’ emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti.
L’impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza alloggiativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso da una diffusa illegalità contrattuale e da un’elevata evasione fiscale.
Nell’attuale contesto emergenziale è necessario attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate gestibili con modalità puntuali scarne di burocrazia amministrativa oltre a un rapido utilizzo e erogazione dei Fondi già in dotazione.

Leggi: Sunia, 18/05/2020


sabato 16 maggio 2020
Un contributo alle famiglie per saldare affitti e bollette

La giunta erogherà 300 euro in modo celere a quanti si trovano in difficoltà Lo stato di bisogno sarà valutato su quanto percepito nel mese antecedente
Un contributo una tantum di 300 euro per pagare affitto e bollette per le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19. È quanto ha deliberato la giunta di Montegrotto Terme, con una modalità di erogazione celere per venire incontro alle difficoltà di tante persone che si sono trovate senza reddito e non hanno risparmi a cui attingere.
«Abbiamo definito», spiega l’assessore al Sociale Elisabetta Roetta, «una procedura rapida che dia risposte celeri e certe. Questo contributo si va ad aggiungere ai buoni spesa e al grandissimo lavoro che sta facendo il banco alimentare gestito dall’Auser che attualmente assiste 230 cittadini fornendo cibo e generi di prima necessità». Destinatari del contributo una tantum saranno i cittadini di Montegrotto le cui entrate finanziarie abbiano subito una pesante riduzione perché a causa dell’emergenza sanitaria in corso la loro attività o rapporto di lavoro sono cessati, sospesi o ridotti

Leggi: Il Mattino di Padova, 16/05/2020


sabato 16 maggio 2020
Affitti, dalla regione Campania 45 milioni per sostegno alle famiglie

Con il Piano Socio-Economico della Regione Campania, continua l’impegno della Regione Campania a favore delle famiglie per il superamento della crisi causata dall’emergenza sanitaria. Nell’ambito delle misure predisposte dal Piano sociale ed economico, voluto dal Presidente Vincenzo De Luca, trova attuazione il capitolo dedicato alla Casa, finanziato con 45 milioni. Nei giorni scorsi sono scaduti i termini per la presentazione delle istanze per ottenere un contributo per il sostegno all’affitto.
Il primo Bando, relativo all’annualità 2019, ha registrato 65.254 domande. Lunedì prossimo sarà pubblicata la graduatoria provvisoria che, dopo i 15 giorni riservati alla presentazione di eventuali opposizioni, diventerà definitiva consentendo ai Comuni, cui nel frattempo la Regione trasferirà i fondi, di liquidare il contributo ai beneficiari. Si tratta di oltre 13 milioni ai quali si aggiungono altri circa 12, relativi all’annualità 2020, per i quali e’ gia’ stata data l’autorizzazione per assegnarli attraverso lo scorrimento della graduatoria in corso.

Leggi: Redattore Sociale, 16/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Sfratti, in Tribunale i procedimenti ripartono in modalità anti-covid. L’allarme: “Rischio impennata”

L’allarme arriva dal sindacato Sunia: “Discriminato chi non può avvalersi di un avvocato”
Se l’esecuzione degli sfratti è bloccata fino al 1settembre 2020 a causa dell’emergenza Coronavirus, non lo sono i procedimenti che portano allo sfratto che, quindi, con la riapertura del tribunale avvenuta l’11 maggio scorso, stanno ripartendo. Come riportato infatti anche nel protocollo emesso il 23 aprile scorso dalla presidente della Sezione VI del Tribunale Civile di Roma per lo svolgimento delle udienze civili di concerto con l’Ordine degli Avvocati romano “le disposizioni normative in vigore non prevedono alcuna sospensione dei pagamenti” degli affitti. I procedimenti di convalida di sfratto, quindi, rispettando tutte le disposizioni di sicurezza previste per l’accesso al Tribunale, sono ripresi dall’11 maggio “con trattazione scritta” per alcuni specifici casi mentre i giudici dal 15 giugno potranno procedere anche con “udienze straordinarie, da tenersi eventualmente anche il pomeriggio fino alle ore 15.30 scaglionate ogni trenta minuti al fine dello smaltimento dell’arretrato”, si legge nel protocollo.

Leggi: Roma Today, 14/05/2020


giovedì 14 maggio 2020
Sostegno agli affitti agevolati per famiglie e studenti colpiti dall’emergenza coronavirus

Un milione di euro dal Comune di Bologna. Protocollo d’intesa per incentivare la trasformazione dei contratti da canone libero a canone concordato
Incentivare la trasformazione dei contratti di affitto da canone libero a canone concordato, sostenere la riduzione degli affitti per chi ha già un contratto a canone concordato prevedendo anche forme di sostegno per gli operatori dell’ospitalità extra alberghiera che vogliano affittare, in via transitoria, a studenti universitari, lavoratori in mobilità geografica e operatori sanitari: sono gli obiettivi del Protocollo d’intesa promosso dal Comune di Bologna con Città metropolitana di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Fondazione per l’Innovazione Urbana, Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini, Apiab-Conia, Feder-Casa, Assocasa, Asppi, Uppi, Aipi Assoproprietari-Confappi, Unioncasa, Appc, Confabitare, e con l’adesione di Fondazione Ceur e Coop Nuovo Mondo.
Attualmente i contratti a canone concordato sono già incentivati dal Comune di Bologna attraverso un’agevolazione IMU per i proprietari immobiliari (aliquota allo 0,76% anziché 1,06%). In questo modo i contratti di affitto che utilizzano il canone concordato in città sono circa 32 mila.

Leggi: Emilia Romagna News 24, 14/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Quali RSA per il prossimo futuro?

Per mia fortuna ho un osservatorio privilegiato. Sono medico psicoterapeuta e mi occupo di formazione degli operatori delle RSA per cui ho notizie di prima mano su quello che succede in decine di strutture in tutta Italia.
La tempesta del Covid-19 che si è abbattuta sulle RSA ha messo in evidenza bisogni e risorse, sia degli anziani residenti che degli operatori e dei familiari. Adesso che cominciamo a intravvedere l’uscita dal tunnel è tempo di interrogarsi sul futuro per riflettere sugli insegnamenti che possiamo trarre dalla tragedia che stiamo attraversando.
Ci saranno altri che avanzeranno proposte politiche ed organizzative, in questo contributo vorrei invece mettere a fuoco problemi e soluzioni a livello delle persone e delle relazioni interpersonali, partendo dall’osservazione di quello che è successo.
Un’osservazione riguardo agli operatori
Col passare delle settimane il numero di operatori in servizio, considerati quelli malati e quelli in quarantena, si è ridotto. I turni sono diventati più lunghi e ravvicinati, i tempi di riposo ridotti. Il lavoro, con l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e le altre norme di comportamento, è diventato più gravoso.

Leggi: Welforum


Il finanziamento dell’assistenza domiciliare nel Decreto Rilancio: inizia una nuova era?

Il Decreto Rilancio ha destinato 734 milioni di Euro aggiuntivi all’assistenza domiciliare integrata (Adi) – di titolarità delle Asl – per il 2020. I fondi si riferiscono al secondo semestre dell’anno in corso, quando gli stanziamenti disponibili raddoppieranno rispetto ad oggi. Diversi elementi lasciano supporre che, nei prossimi mesi, la nuova dotazione di risorse potrebbe essere resa strutturale. Se così fosse, comincerebbe una nuova fase per il finanziamento del settore.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza)
La maggiore attenzione ricevuta dall’assistenza territoriale a seguito della pandemia si riflette nell’allocazione delle risorse che il Decreto Rilancio riserva al Fondo Sanitario Nazionale. Questo settore, infatti, riceve quasi il 40% dei 3,25 miliardi di Euro complessivamente dedicati alla sanità, pari a 1,25 miliardi. I restanti stanziamenti sono assegnati ai servizi ospedalieri e a nuovi investimenti sul personale (figura 1).
La parte principale delle risorse per il territorio serve a rafforzare le attività tradizionali di cure domiciliari previste dai Lea (alle quali sono destinati 734 milioni); si tratta, in altre parole, di un rilevante stanziamento per quelli che sono perlopiù denominati servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (Adi) delle ASL.

Leggi: I Luoghi della Cura


Cure primarie e medicina di famiglia. Il vecchio e il nuovo

La pandemia ha messo a nudo gli elementi di maggiore fragilità e inefficienza del nostro sistema sanitario e assistenziale, tra questi in particolare il complesso dei servizi territoriali, dall’igiene pubblica alle cure primarie, alla medicina di famiglia. L’assenza di un filtro territoriale che identificasse i casi, i conviventi e i contatti (l’ABC della sanità pubblica), intervenendo e curando a domicilio e inviando solo quando necessario in ospedale, ha disorientato la popolazione, ha messo nel panico i pazienti e ha prodotto alla fine il collasso degli ospedali.
“I sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti intorno al concetto di patient-centered – ha scritto un gruppo di medici ospedalieri di Bergamo. Ma un’epidemia richiede un cambio di prospettiva verso un approccio community-centered care. Stiamo dolorosamente imparando che c’è bisogno di esperti di salute pubblica ed epidemie.”
In queste terribili settimane tutti hanno potuto constatare quali danni hanno causato il sotto-finanziamento del SSN e la totale disattenzione nei confronti dei servizi territoriali. “Se non avessimo tagliato tanto la spesa sanitaria – si legge sul Corriere della Sera – non saremmo stati costretti a misure che rischiano gravi effetti, economici, politici e sociali, che ancora ci sfuggono. Con dotazioni simili, ad esempio, alla Germania, non avremmo dovuto fermare tutto così a lungo, per non far morire la gente per mancanza di spazi, persone, attrezzature”.

Leggi: Welforum


Domiciliarità: più fondi non bastano senza una nuova progettualità

La crescita di attenzione verso la domiciliarità, legata alla recente pandemia, trova spazio nel “Decreto Rilancio” attraverso un nuovo stanziamento di risorse dedicate. Cristiano Gori e Marco Trabucchi prendono spunto da questa novità per affrontare una questione di fondo. In assenza di un profondo ripensamento della progettazione di questo fondamentale tassello dell’assistenza agli anziani, qualunque dotazione aggiuntiva di risorse rischia di rivelarsi un’occasione persa.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
Il “Decreto Rilancio” appena presentato contiene un nuovo finanziamento dello Stato per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Si tratta di un evidente risultato della maggiore consapevolezza dell’importanza dei servizi domiciliari generata dalla pandemia.
In assenza di un profondo ripensamento della progettazione di questo fondamentale tassello dell’assistenza agli anziani, qualunque dotazione aggiuntiva di risorse rischia di rivelarsi un’occasione persa. Vediamo perché.
Un accresciuto interesse
È opinione condivisa che i servizi domiciliari siano in Italia complessivamente deboli, pur con notevoli eccezioni disseminate nella penisola. In merito all’esiguità dell’investimento pubblico non sussistono dubbi, come ci ricorda il confronto internazionale. Infatti, per l’assistenza agli anziani spendiamo meno del resto d’Europa e ai servizi domiciliari destiniamo una quota assai più modesta dei fondi disponibili. Da una parte, la spesa pubblica è del 20% circa inferiore alla media del continente. Dall’altra, solo il 17% di questo già contenuto budget arriva alla domiciliarità (rispetto al 54% all’indennità di accompagnamento e al 29% alle strutture residenziali). Perlopiù, le analisi sulla domiciliarità in Italia si concentrano sugli stanziamenti e, di conseguenza, veicolano il seguente messaggio: “se ci fossero maggiori mezzi si potrebbe assicurare ai cittadini l’assistenza domiciliare della quale hanno bisogno”. Ma le risorse, come si vedrà, rappresentano solo metà del problema.

Leggi: I Luoghi della Cura


Dobbiamo ripensare come e dove far vivere i nostri anziani. Intervista a Marc Trepat

Intervista a Marc Trepat, architetto e socio fondatore dello studio B\TA ARCHITECTS, studio con sede a Barcellona, specializzato in progetti di architettura per persone anziane. Intervista a cura di IMA SANCHÍS, pubblicata sul quotidiano LaVanguardia il 29/04/2020.
Siamo d’accordo con Trepat, non si tratta di criminalizzare nessuno per quello che è successo ai nostri anziani, ci sarà tempo per chiarire le responsabilità; però si può ragionare sul prodotto di questa società, sulla mancanza di valori: gli anziani non sono una residualità, né invecchiare deve essere terrificante. È urgente rivedere la scala delle priorità: le persone devono essere poste prima dell’economia. È tempo che tutte le discipline collaborino a ripensare che società desideriamo.
INTERVISTA
Ima: La prospettiva di finire in una residenza sembra triste …
Marc: Dobbiamo ripensare come e dove far vivere i nostri anziani.
Ima: Il coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Marc: Da molto tempo il settore, sotto tutti i punti di vista, anche quello architettonico, lavora per cambiare il modello di assistenza agli anziani. Ora dobbiamo aggiungere all’equazione le pandemie infettive.
Ima: Perché non ci piacciono le residenze?
Marc: Fino ad ora, in Spagna, abbiamo progettato residenze come se fossero edifici ibridi tra hotel e ospedali, spazi terribilmente istituzionali e molto lontani da ciò che tutti intendiamo come casa. In molte residenze, gli anziani vivono ai margini della città e dei cittadini. È vero, spesso le residenze sono servite a ghettizzare i nostri anziani, obbligandoli ad abbandonare le loro case lasciando in questo modo i centri delle nostre città privi della loro fondamentale presenza.

Leggi: Abitare Sociale


Gli anziani italiani nel prossimo ventennio. Modifiche socio-demografiche e nuove sfide per il welfare

Quali sono le modifiche socio-demografiche degli anziani italiani che si realizzaeranno nel prossimo ventennio? Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo illustrano i principali cambiamenti e mettono in luce i messaggi che ne derivano per orientare i servizi agli anziani del prossimo futuro.
di Gianpiero Dalla Zuanna (Dipartimento di Scienze Statistiche Università di Padova), Chiara Gargiulo (Dipartimento di Scienze Statistiche Università di Padova)
L’incremento del numero degli anziani in Italia è impressionante. Dall’inizio del secolo al 2017, gli ultrasettantenni sono passati da sette a dieci milioni e, secondo le previsioni dell’Istat, nel 2042 dovrebbero diventare quindici milioni. Questa irresistibile crescita è dovuta sia al progressivo ingresso in età anziana dei figli del baby boom nati fra il 1945 e il 1975 (invecchiamento dal basso), sia allo straordinario incremento della sopravvivenza (invecchiamento dall’alto). L’attesa di vita per un uomo italiano di 65 anni, inferiore a 14 anni nel 1982, passa a 19 anni nel 2017 e secondo l’Istat supererà i 21 anni nel 2042. Per una donna italiana, l’attesa di vita a 65 anni superava i 17 anni nel 1982, i 22 anni nel 2017, mentre dovrebbe sfiorare i 25 anni nel 2042, con una età media alla morte di poco inferiore a 90 anni. Questi scarni dati testimoniano grandi vittorie contro le malattie, ma suscitano anche timori sulla tenuta del nostro sistema di welfare. Come sarà possibile garantire a tutte queste persone un’adeguata assistenza sociale e sanitaria? È infatti ricorrente l’idea che l’invecchiamento della popolazione proceda di pari passo con l’incremento delle persone che vivono da sole, che non potranno godere dell’assistenza dei figli e che non avranno mezzi per sostenersi.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

 Tecnologia e sanità. Le rivoluzioni del futuro

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno trasformando ogni aspetto della vita quotidiana perfino il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi e dei nostri cari. Lo abbiamo sperimentato, in questo periodo di pandemia, con l’affermarsi della telemedicina e della ricetta medica elettronica. Ma le applicazioni digitali sono infinite e in futuro non potranno che migliorare il rapporto tra medico e paziente, rendendolo più paritario, e potranno rafforzare quella medicina del territorio tanto invocata in questo momento emergenziale come argine al sovraccarico degli ospedali che le cronache ci hanno raccontato negli ultimi due mesi.
A questo tema, cruciale per il nostro sistema sanitario, è dedicato un libro che LiberEtà darà alle stampe tra poche settimane dall’eloquente titolo Sanità 2.0. Internet, telemedicina e intelligenza artificiale, che uscirà per la collana Riace dell’Alta scuola Spi Cgil Luciano Lama.
Anche la governance delle strutture ospedaliere è messa alla prova dalle tecnologie. Nuove frontiere come la telemedicina, l’intelligenza artificiale, il Fascicolo sanitario elettronico e i robot infermieri impongono un salto culturale e di mentalità a tutti: malati, medici, operatori e decisori politici.

Leggi: Liberetà


Cassazione: per la pensione di reversibilità conta anche la convivenza prematrimoniale

La Cassazione ha stabilito, nell’ordinanza n. 8263 del 28 aprile 2020, che, nel determinare le quote della pensione di reversibilità spettanti al primo e al secondo coniuge rileva anche la durata della convivenza prematrimoniale.
L’ordinanza della Cassazione ha ribadito, infatti, un importante principio, già affermato in passato dalla Corte Costituzionale, a cui devono attenersi i giudici nel momento in cui sono chiamati a determinare le quote relative alla pensione di reversibilità spettanti al primo e al secondo coniuge del de cuius. In questi casi la durata dei rispettivi matrimoni non può costituire l’unico criterio guida per decidere. Il giudice deve, infatti, tenere conto anche del periodo di convivenza prematrimoniale, dell’entità dell’assegno divorzile riconosciuto al primo coniuge e delle condizioni economiche delle due donne.
L’ex coniuge di un medico aveva chiamato in giudizio la seconda moglie e l’ente ( Enpam ) che erogava la pensione di reversibilità, chiedendo l’assegnazione del 70 % della misura, con condanna alla corresponsione, da parte dell’istituto previdenziale, di quanto maturato dal primo gennaio 2000, visto che il matrimonio era stato contratto nel 1971 e che la donna percepiva un assegno divorzile di due milioni di lire

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore


 

 

 

 

Basta inutili polemiche. Utilizzare Mes per la sanità

“Servono più medici, più infermieri, più strutture territoriali di prevenzione, riordinamento delle case di riposo.
Gli anziani sono stanchi di pagare prezzi altissimi, anche con la morte, per colpa delle inefficienze sanitarie e assistenziali territoriali.
Vanno usate tutte le risorse, compreso il Mes, per rafforzare e migliorare il nostro sistema socio sanitario. Basta inutili polemiche”.
Lo scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti sul suo profilo Facebook.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

martedì 12 maggio 2020
La nostra battaglia contro le fake news sulle pensioni

Girano su internet e si alimentano sui social network.
Sono notizie spesso inventate di sana pianta, in altri casi volutamente ingigantite e “vendute” ai lettori con titoli sensazionalistici e fuorvianti per attirare l’attenzione (e i click).
L’ultimo caso risale a qualche giorno fa e ha dell’incredibile. Il sindaco di Fara Sabina, una piccola cittadina in provincia di Rieti, lancia dalla sua pagina Facebook la proposta di un taglio delle pensioni sopra i 1.500 euro.
Si tratta solo ed esclusivamente di un’opinione personale, visto che per il ruolo che ricopre non ha alcun potere legislativo in materia previdenziale.
Considerato che non si tratta esattamente di un esponente politico di primissimo piano (non ce ne voglia ma tant’è) è anche difficile immaginarsi che possa in qualche maniera condizionare il dibattito pubblico, spingendo magari chi governa a dargli retta.
La sua proposta è quindi sostanzialmente ininfluente eppure è stata riportata con grande enfasi e dovizia di particolari da diversi siti di news e pagine Facebook.

Leggi: Spi-Cgil, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Caregiver ai tempi del Covid: il 50% è stato lasciato solo da scuola e servizi

Lo rivela l’indagine realizzata dal Confad: il 70% degli intervistati denuncia stress, ansia e patologie. Nel 65% dei casi, nessun servizio attivato per la non autosufficienza. Il 94% dei figli partecipa alla didattica a distanza solo grazie ai genitori
Lasciati soli dai servizi, dalla scuola, dalle istituzioni: il 50% dei caregiver familiari dichiara di non essere stato mai contattato, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, da assistenti sociali né centri diurni. L’89,3% riferisce che, con la pandemia, il proprio carico di assistenza è diventato più gravoso. E il 70% denuncia una condizione di salute patologica, con carico di stress e ansia. Sono alcuni dei dati che emergono dalla “Rilevazione sulle condizioni di vita dei caregiver familiari in Fase 1 di Covid-19”, realizzata da Confad (Coordinamento nazionale famiglie con disabilità). “Ne è emersa una fotografia che sarebbe riduttivo definire drammatica”, riferisce il Comitato.

Leggi: Redattore Sociale, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Rsa, ecco il sistema pubblico che funziona e difende gli anziani

Fase 2 tra dubbi e incertezze
Nelle Rsa di tutta Italia la situazione emergenziale sta pian piano rientrando ma il coronavirus non è scomparso e per tanti anziani il ritorno alla normalità è ancora lontano, soprattutto per chi è ricoverato in una rsa dove le misure di distanziamento sociale ora sono più dure che mai. E anche nelle Marche, come altrove, ci sono stati tanti, troppi, decessi. Anche qui i sindacati dei pensionati si sono mobilitati sin da subito chiedendo incontri costanti ai prefetti, ai sindaci, monitorando la situazione nelle Asl e nelle Rsa, chiedendo che venissero adottate tutte le misure necessarie.
Bilanci e responsabilità
Ora è tempo di bilanci. E non sono dei migliori. Ne abbiamo parlato con il segretario generale del sindacato pensionati Cgil delle Marche, Elio Cerri, che dice senza troppi giri di parole: “Si è pagato un prezzo troppo alto in vite umane, nel territorio e nelle Rsa”. Le Marche sono state uno dei fronti più colpiti dal coronavirus. “Noi ci siamo mossi subito iniziando a monitorare e chiedendo di effettuare controlli. Il 30 marzo abbiamo incontrato la Regione presentando il documento frutto del nostro lavoro che aveva appurato come ci fossero strutture non contaminate, altre con i primi accenni di covid-19 e altre ancora dove invece il virus era già molto presente”. A questo punto, il sindacato ha fatto pressione sulle Regione perché intervenisse: “Ma le responsabilità sono state scaricate sugli operatori sanitari che hanno dovuto operare in forte precarietà”, spiega Cerri. “Abbiamo chiesto di isolare i contagiati, questo in alcune piccole case di riposo però non era possibile. Allora abbiamo chiesto di trovare soluzioni all’esterno. Di sicuro l’emergenza non è stata affrontata come si doveva, qualcosa è stato fatto, ma molto lentamente e con forti ritardi”.

Leggi: Liberetà, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Vita negli ospizi abusivi (che prolificano): medicine scadute e muffa

La mancanza di posti letto e i costi delle rette nelle Rsa hanno favorito strutture clandestine prive di infermieri e del minimo rispetto per la dignità degli anziani- Di Gian Antonio Stella
Se «l’anziano non è che un relitto umano, un abito a brandelli appeso ad un bastone», per dirla col poeta irlandese William Butler Yeats, quanti «relitti umani» sono abbandonati oggi negli ospizi clandestini? Non passa giorno, ormai, senza che sia scoperta una nuova casa di riposo fuorilegge. Spesso senza decoro. A volte topaie. Perfino con tutte le finestre sbarrate come si trattasse di case disabitate. Popolate da fantasmi che piangono silenziosi.
Spiritato in pigiama
Spiriti erranti come un poveretto ottuagenario che qualche settimana fa sbandava spiritato in pigiama per le strade dello Sperone, a Palermo, inseguito da due donne che cercavano di acchiapparlo per riportarlo nella sua gabbia. Dentro un ricovero totalmente abusivo e nascosto allestito abbattendo una tramezza per ospitare undici ombre come lui. Vecchi e vecchie in buona parte disabili e scaricati da famiglie troppo povere o troppo indifferenti per occuparsi di loro. «Meridionali!», dirà qualcuno facendo spallucce. No. La proliferazione di ospizi abusivi riguarda tutto il Paese. Dal Sud più profondo al Nord prealpino. Certo, non si tratta di una novità assoluta. Dal gennaio 2017 all’ottobre 2019, come ricordava nell’autunno scorso Maria Rosa Tomasello suLa Stampa, i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei carabinieri «hanno segnalato all’autorità giudiziaria 1.119 persone e 20 di queste, principalmente gestori di comunità alloggio o strutture assistenziali, sono state sottoposte a misure cautelari per reati che vanno dal maltrattamento, all’abbandono di incapaci fino alle lesioni e all’omicidio colposo». Frutto avvelenato, in un Paese che invecchia, «di una strutturale carenza di servizi, in particolare di assistenza domiciliare, che spinge le famiglie a scegliere soluzioni a volte approssimative o rischiose».

Leggi: Corriere della Sera, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Barriere architettoniche, Fiaba: “Nell’Ecobonus edilizio rientrino le spese per l’abbattimento”

“Inserite nell’Ecobonus edilizio in via di approvazione anche le spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche”: è la richiesta del presidente di Fiaba Giuseppe Trieste al governo
Giuseppe Trieste, presidente di Fiaba onlus, la fondazione che opera per l’abbattimento di tutte le barriere che si frappongono ad una vera inclusione delle persone disabili, in questa fase in cui è in via di approvazione il Decreto rilancio, lancia un appello al governo: “Siano inserite nell’Ecobonus edilizio anche le spese sostenute per l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

Leggi: Redattore Sociale, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Bonus casa: 5 fattori-chiave per fare la scelta giusta, dal tipo di opere all’edificio

Ecco i 5 fattori che tutti i potenziali interessati al bonus casa dovrebbero prendere in considerazione
La ripartenza dei bonus casa comincia da cinque fattori che tutti i potenziali interessati dovrebbero prendere in considerazione.
1. Tipo di lavori. Secondo le bozze circolate nei giorni scorsi, il nuovo superbonus del 110% premierà lavori “pesanti”. Quindi, chi ha in programma opere di minore impatto può già procedere in base alle regole collaudate. Ad esempio, la sostituzione di infissi, realizzata da sola, è agevolata dal 50% standard in quanto manutenzione straordinaria o dall’ecobonus al 50% (che ha un proprio plafond di spesa, è applicabile anche su edifici non abitativi ed è anche detrazione Ires).
Stesso discorso per l’acquisto di una cucina, abbinato a una ristrutturazione: ricade nel bonus mobili (50% su una spesa fino a 10mila euro), che non sarà toccato dal “decreto Rilancio”. In generale, le opere interne, come il rifacimento integrale del bagno o lo spostamento di una parete, non dovrebbero essere interessate dal super-sconto. Ancora, la realizzazione o la risistemazione di un giardino resta agevolata al 36% su 5mila euro.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 12/05/2020


martedì 12 maggio 2020
Invimit lancia un fondo immobiliare dedicato al real estate per la terza età

L’idea è di convertire edifici standard in residenze adatte a una popolazione non più giovane, che in alcuni casi necessita di assistenza anche medica
La pandemia che ha sconvolto le nostre vite sta cambiando molte formule assodate del vivere e dell’abitare. In primis ha evidenziato i casi di totale solitudine in cui gli anziani, la parte della popolazione più esposta al virus, hanno dovuto accettare di vivere. In questo contesto Invimit, la Sgr del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha deciso di accelerare per lanciare un fondo immobiliare dedicato al real estate per la terza età. Il fondo “I-3 Silver” si focalizza su formule dell’abitare del senior housing, un modello residenziale che ha preso piede nel Nord Europa dagli anni 70 e sta arrivando da noi. L’idea è di convertire edifici standard in residenze adatte a una popolazione non più giovane, che in alcuni casi necessita di assistenza anche medica. La componente di servizio diventa infatti sempre più rilevante, dal parrucchiere alla palestra, dal ristorante fino alla telemedicina.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 12/05/2020


lunedì 11 maggio 2020
Ecco il Reddito di emergenza: come farne richiesta

Sostegno straordinario, al massimo 840 euro, corrisposti per massimo 2 volte: vede finalmente la luce nel decreto rilancio il reddito di emergenza, il sostegno straordinario destinato ai nuclei familiari in difficoltà economica
Vede finalmente la luce nel decreto rilancio il reddito di emergenza, il sostegno straordinario destinato ai nuclei familiari in difficolta’ economica. Ammontera’ al massimo a 840 euro, erogabili al massimo per due volte. Ecco la norma del decreto nella bozza (258 articoli, oltre 430 pagine), in possesso della Dire.
Le domande possono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020. Il Rem sara’ “riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della domanda, dei seguenti requisiti: a) residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio; b) un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari” a 840 euro. “c) un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000, il massimale e’ incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilita’ grave o di non autosufficienza”. Inoltre il valore dell’ISEE deve essere inferiore ai 15.000 euro”.

Leggi: Redattore Sociale, 11/05/2020


lunedì 11 maggio 2020
Movimenti casa, domani manifestazione a Roma: “Buoni spesa solo a un terzo degli aventi diritto”

“La sindaca di Roma sui buoni spesa non dice la verita’: andiamo a chiedere quello che ci spetta”. Con questo slogan il Movimento per il diritto all’abitare di Roma ha organizzato per domani alle 11.30 una manifestazione davanti al Dipartimento Politiche Sociali in viale Manzoni…
Roma – “La sindaca di Roma sui buoni spesa non dice la verita’: andiamo a chiedere quello che ci spetta”. Con questo slogan il Movimento per il diritto all’abitare di Roma ha organizzato per domani alle 11.30 una manifestazione davanti al Dipartimento Politiche Sociali in viale Manzoni.
“E’ passato piu’ di un mese da quando abbiamo presentato la richiesta per il buono spesa, una misura urgente per affrontare l’ulteriore crisi economica provocata dal Covid 19, e siamo tra quelle oltre 70mila famiglie che ancora non hanno ricevuto risposta”, scrive il Movimento in una nota pubblicata sulla pagina Facebook dei Blocchi precari metropolitani. “I Municipi, ai quali ci siamo ripetutamente rivolti- spiegano- sono stati completamente esautorati dalla scelta di centralizzazione fatta dalla Raggi e dal Dipartimento Politiche Sociali per lavorare le domande. Mentre la sindaca e l’assessore Mammi’ affermano con enfasi che il 95% degli aventi diritto abbia ricevuto il buono, emerge chiaramente- sottolineano- che solo un terzo dei 93mila richiedenti ha ricevuto un riscontro positivo e che le scarse risorse economiche sono gia’ finite. Noi siamo dunque tra quelli rimasti a mani (e pancia) vuote pur avendo i requisiti, se non fosse per i volontari e le volontarie che, con i pacchi alimentari, ci hanno consentito di mettere insieme il pranzo con la cena”.

Leggi: Redattore Sociale, 11/05/2020


domenica 10 maggio 2020
Meno letti e medici: ecco i numeri della sanità malata

Secondo uno studio dell’Osservatorio Cpi di Carlo Cottarelli il sistema italiano esce con le ossa rotte dal confronto con gli altri Paesi europei. I posti in ospedale calati del 15,5% in rapporto alla popolazione
Celebrati eroi in prima linea nella lotta alla pandemia, le donne e gli uomini della sanità italiana si scoprono ‘anziani’, parte di una pattuglia che si assottiglia rispetto alla popolazione e con una disponibilità di posti letto per far fronte alle necessità di ospedalizzazione in calo più accelerato rispetto a quel che avviene all’estero. Passata l’emergenza coronavirus, la questione della riprogettazione sanitaria sarà centrale. Il ministro Roberto Speranza ha indicato le priorità: «Rafforzare i presidi territoriali, aumentare il numero dei servizi domiciliari». Sono «necessari più soldi per l’area ospedaliera e più posti nelle terapie intensive». Una ricognizione sullo stato dell’arte e sull’evoluzione negli ultimi anni aiuta a capire dove è necessario destinare i fondi. La fornisce una ricerca di Beatrice Bonini e Francesco Tucci dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani guidato da Carlo Cottarelli. Calcola l’Osservatorio Cpi che tra 2010 e 2018 i posti letto disponibili – tra pubblico e convenzionati – siano scesi del 13,7% in termini assoluti e del 15,5% in rapporto alla popolazione, con un ritmo accelerato nel pubblico (-17,1% a fronte del -9% del privato).

Leggi: La Repubblica, 10/05/2020


sabato 9 maggio 2020
Covid -19 e il ripensamento non procrastinabile dei percorsi di cura e assistenza

Con l’approvazione del “decreto Balduzzi” (158 del 13/09/2012) si era aperta nelle Regioni una riforma per il Servizio sanitario nazionale sulla riorganizzazione delle cure primarie, tra cui le cure territoriali con la medicina generale: l’assistenza territoriale doveva essere potenziata definendo il medico di medicina generale “tutore della salute delle persone”, da svolgersi in associazione e con altri specialisti territoriali.
Malgrado la riforma centrale, le Regioni hanno preso strade differenti. Veneto, Toscana, Emilia Romagna hanno puntato sull’ambito territoriale, mentre quasi tutte le altre hanno rafforzato la cultura ospedalocentrica, per la gestione delle patologie acute e croniche e la cultura Rsa – centrica per la cura degli anziani. Sia gli ospedali, sia le Rsa, sono spesso sfuggite alle collaborazioni territoriali con i medici di medicina generale e con i servizi sociali. In Lombardia, come in altre Regioni, sono cresciute cliniche private e private accreditate pronte a dare risposte efficienti rispetto a bisogni di salute sulle malattie non trasmissibili, (es. tumori, patologie cardiovascolari), tagliando però i letti di terapia intensiva, in quanto molto onerosi (costo quotidiano stimato dai 1200 ai 1500 euro /die).

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 09/05/2020


sabato 9 maggio 2020
Vivere ai tempi del Covid-19, i risultati di un progetto di ricerca osservazionale in Lombardia sugli over65

Quali sono le strategie di resistenza, gli elementi positivi che impattano sulla qualità della vita e quelli che fanno paura durante l’epidemia e la quarantena? Queste sono le domande poste a 515 over65 di tutte le provincie lombarde fatte nell’ambito di un progetto di ricerca coordinato dalla Fondazione IRCCS Besta in collaborazione con AUSER Regionale Lombardia, con l’associazione Nestore ed altre associazioni di anziani e pensionati.
“Si è tanto parlato di anziani nelle prime fasi dell’epidemia – dice la dott.ssa Matilde Leonardi, Direttore U.O.C. Neurologia, Salute Pubblica e Disabilità della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta e coordinatore della ricerca – e purtroppo si è raccontato il lato tragico che il Covid-19 ha provocato, causando tantissime morti proprio in questa fascia di popolazione considerata molto vulnerabile”.
C’è un altro aspetto riguardo valeva la pena di indagare, ed è come vivono i tempi del Covid-19 gli over 65, quali strategie di resistenza sono state messe in atto durante la quarantena e dall’inizio della epidemia e cosa impatta sulla qualità di vita. Da questo nasce la collaborazione per il progetto con AUSER e NESTORE associazioni storiche, ben radicate sul territorio, che hanno fornito servizi di supporto e volontari che hanno contribuito alla distribuzione dei questionari del progetto “Vivere ai tempi del Coronavirus” insieme ai ricercatori dell’Istituto Besta. In totale hanno collaborato molti volontari della telefonia sociale Auser, 14 psicologi, e diversi volontari della associazione Nestore.

Leggi: In Salute, 09/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Morti nelle Rsa: al Don Gnocchi hanno trovato il “colpevole”

L’avevamo potuto toccare con mano l’angoscia di tanti operatori impegnati nelle Rsa e nelle case di riposo, raccontando quello che è accaduto negli ultimi due mesi nelle strutture residenziali per anziani di mezzo Paese. A partire da quelle lombarde.
Per paura di ritorsioni, le testimonianze erano quasi sempre anonime, piantate nella tragedia che stava travolgendo queste strutture, e riportavano più o meno le stesse cose: operatori socio-sanitari e infermieri costretti a lavorare senza dispositivi di protezione individuale, con poca preparazione per affrontare un’emergenza sanitaria mai vista. In alcuni casi con la percezione di essere stati lasciati soli anche dalle stesse direzioni sanitarie, più preoccupate di minimizzare l’accaduto che disposte a denunciare le difficoltà, spesso oggettive, in cui stavano affondando.
Tra l’altro, l’impegno contro l’epidemia (in molti casi ai limiti dell’abnegazione) era stato pagato a caro prezzo dal personale, con un altissimo numero di contagi.

Leggi: Liberetà, 08/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Fare presto con il riparto fondi di sostegno 2020 all’affitto e per la morosità incolpevole. Il SUNIA scrive al Presidente della Conferenza delle Regioni ed al Ministro delle Infrastrutture

Con una comunicazione (allegata) inviata oggi, il Segretario generale del SUNIA, Stefano Chiappelli ha sollecitato il rispetto degli adempimenti previsti in scadenza da oggi a fine mese per distribuire le risorse dei fondi 2020 di sostegno all’affitto (60 milioni) e per la morosità incolpevole (9,5 milioni).
Occorre far presto per dare immediate risposte al gravissimo disagio abitativo degli inquilini accentuato dall’emergenza Covid-19.
In particolare occorre procedere all’utilizzo unificato delle risorse, accelerare e semplificare le procedure con avvisi pubblici e contestuale modulistica, autocertificazione e incentivi alla rinegoziazione e diminuzione dei canoni.
E’ evidente, come si legge nella comunicazione di Chiappelli, che il prossimo decreto di maggio dovrà rifinanziare di almeno 300 milioni il fondo di sostegno all’affitto che è una condizione strutturale per affrontare la grave crisi abitativa nel comparto degli affitti nel momento che vede precipitare la situazione reddituale di tantissime famiglie impossibilitate a rispettare gli obblighi contrattuali di pagamento del canone con rischio di sfratto per morosità.
L’allegato:

Leggi: Sunia, 08/05/2020


venerdì 8 maggio 2020
Prudenti e informati: ecco come gli anziani lombardi hanno vissuto il lockdown in casa

Presentati oggi i risultati di una ricerca su 515 anziani, condotta dalla Fondazione Besta e Auser. Oltre il 95% ha evitato assembramenti e si è lavato più spesso le mani già dal 20 febbraio. E temono di più tumore e influenza che non il covid-19
Chiusi nelle loro case, come hanno vissuto queste settimane gli over 65 in Lombardia, la regione più colpita dal Covid-19? A questa domanda cerca di rispondere la ricerca coordinata dalla Fondazione Irccs Besta in collaborazione con Auser Regionale Lombardia, con l’associazione Nestore ed altre associazioni di anziani e pensionati. Sono stati intervistati 515 anziani, età media 75 anni. Quel che emerge è che la stragrande maggioranza è stata molto prudente, tanto che il 97% dichiara che già dal 20 febbraio ha lavato le mani più frequentemente e evitato assembramenti e il 95% ha anche evitato luoghi potenzialmente infetti

Leggi: Redattore Sociale, 08/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Caregiver e Covid 19: meno bonus e più servizi. Una famiglia su 4 rinuncia alla badante

Indagine su un campione di mille persone che si prendono cura di un anziano o disabile. Chiedono servizi, in particolare quelli domiciliari. In queste settimane di epidemia c’è chi ha perso il lavoro. Mentre una famiglia su quattro ha rinunciato alla badante
Al primo posto i caregiver chiedono servizi, quei servizi domiciliari che molti di loro, anche prima del coronavirus, non hanno mai visto. Lo desidera quasi metà delle persone intervistate  per l’indagine “Caregiver e Covid-19”, realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo, e promossa da Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia e VillageCare, con la collaborazione delle sezioni lombarde di: Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser, Anteas
Con un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, i ricercatori hanno raggiunto quasi mille persone (esattamente 958). Dall’indagine emerge che l’epidemia ha cambiato notevolmente la vita dei caregiver. Fino al mese di febbraio, due caregiver su tre lavoravano. Per la maggior parte di questi, però, da allora le cose sono cambiate: uno su quattro ha ridotto le ore di lavoro, altrettanti hanno temporaneamente sospeso l’attività lavorativa mentre il 6% l’ha persa definitivamente.

Leggi: Redattore Sociale, 07/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Ripartenza, In/Arch: ‘serve un piano per l’edilizia residenziale pubblica’

La proposta punta alla rigenerazione urbana di alloggi inagibili, immobili abbandonati e luoghi dismessi
Per la ripartenza dell’Italia serve anche avviare un nuovo piano di investimenti per garantire alloggi sociali a chi ne ha bisogno attraverso la rigenerazione del patrimonio abbandonato esistente.
Questa la proposta che l’Istituto Nazionale di Architettura propone alle forze politiche e sociali del Paese per rispondere alle problematiche legate all’esigenza abitativa, aggravata in questo periodo dall’emergenza coronavirus e dal conseguente lockdown.
La rinascita dell’Italia passa anche dall’edilizia residenziale pubblica
L’In/Arch ha sottolineato che in Italia 2.100.000 famiglie avrebbero diritto, secondo le normative vigenti, ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L’Istituto riconosce che garantire una casa alle fasce deboli della popolazione è componente essenziale di un nuovo welfare in grado di diminuire precarietà e povertà.
Per favorire la rinascita del Paese, oltre ai necessari investimenti per infrastrutture, manutenzione del territorio, edilizia sanitaria e scolastica, occorrono risorse pubbliche mirate a garantire alloggi a canone sociale per risolvere problemi legati anche all’accoglienza e all’integrazione di nuovi lavoratori immigrati, spesso vittime di un disagio abitativo tra i più estremi.

Leggi: Edilportale, 07/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Cgil, Cisl, Uil, subito interventi per sostenere gli affitti delle famiglie

Roma, 6 maggio- CGIL, CISL E UIL con una lettera a firma dei Segretari Confederali, Gianna Fracassi, Giulio Romani e Ivana Veronese, scrivono alla Ministra delle infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, per sollecitare interventi per il sostegno agli affitti delle famiglie e per una celere attuazione del programma pluriennale per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale. Si legge nella missiva come in questo periodo di emergenza dovuto alla diffusione del Covid-19, CGIL, CISL e UIL segnalano un’ulteriore difficoltà sociale che sta emergendo: quella di chi ha visto compromessa la propria capacità economica e non è nelle condizioni di pagare l’affitto, soprattutto alla luce del fatto che il canone assorbe in media circa il 30 per cento del reddito familiare.
Nei recenti provvedimenti approvati dall’Esecutivo vi sono soltanto norme che prevedono la velocizzazione dell’iter per la distribuzione ai territori delle risorse già stanziate nelle precedenti Leggi di Bilancio relative al Fondo Affitti ed al Fondo Morosità Incolpevole, mentre non sono presenti interventi che abbiano previsto la creazione di un fondo straordinario per il sostegno al pagamento degli affitti per far fronte all’emergenza che si è determinata a seguito della diffusione della pandemia.
Inoltre CGIL, CISL e UIL sollecitano la Ministra ad aprire un confronto sul programma pluriennale per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, previsto dall’ultima Legge di Bilancio, per la rigenerazione urbana e per dare nuova vita ai quartieri nelle città.

Leggi: Cgil, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Coronavirus e povertà, assistenti sociali: “Situazione gravissima, serve strategia di medio periodo”

Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Gazzi: “I sussidi non bastano, non abbiamo più donne, uomini e risorse per rispondere al grido di aiuto. A leggere le prime proposte su quello che da ‘decreto Aprile’ e diventato ‘decreto Maggio’ siamo sconcertati”
“Qual è la strategia, qual è il disegno per arginare l’epidemia di povertà e della crisi sociale che è sotto i nostri occhi?  La Caritas parla di un più 100% di richieste d’aiuto, i dati Inps confermano un incremento di 100 mila domande per il Reddito di Cittadinanza.  In queste settimane gli assistenti sociali e gli operatori sociali in tutti i comuni hanno lavorato 15 ore al giorno per garantire i servizi precedenti e l’aiuto straordinario, sabati e domeniche compresi. Cosa ci sarà nel nuovo decreto? Il Governo ha capito che servono sì i bonus e il REM, ma non possiamo sbrigarcela con il solito meccanismo del sussidio?”. Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali, a un mese dall’allarme per il rischio di uno “bomba sociale”, torna a chiedere all’Esecutivo una strategia di medio periodo per intervenire sugli strascichi drammatici del Covid-19.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Ripartire con i prestiti vitalizi

Torniamo a parlare dei prestiti ipotecari vitalizi, che in Italia, un paese di proprietari di case con pensioni bassissime, potrebbero aiutare più di un milione di over60. Ce ne parla Claudio Pacella, esperto di finanza, che da anni si occupa di diffondere questo strumento
Ho iniziato a interessarmi di prestiti vitalizi nel settembre 2007, ritenendo fossero una soluzione necessaria per dare maggior credito agli anziani e quindi anche un importante settore di attività da sviluppare.
Da allora e fino a oggi, quindi per oltre dodici anni, mi sono dedicato quasi esclusivamente allo sviluppo dei prestiti vitalizi. Guardando indietro forse sembra una follia, ma così talvolta vanno le cose quando ci si dedica a qualcosa in cui si crede. In questi dodici anni ho parlato con centinaia di persone del mondo della finanza, della politica, della pubblica amministrazione, delle istituzioni, della società civile, dei sindacati, dell’universo accademico, di associazioni dei consumatori, di associazioni semplici e soprattutto di anziani che valutavano sulla propria pelle le diverse soluzioni disponibili per poter avere la liquidità di cui avevano bisogno. Le mie considerazioni che seguono sono basate su questa esperienza.

Leggi: In Genere, 06/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Coronavirus, ecco il superbonus: come ristrutturare casa a costo zero

La proposta del sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro, prevede che fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico e per le misure antisismiche passeranno rispettivamente dal 65% e 50% ad un’aliquota del 110%
Ecco come funzionerà il superbonus previsto dal governo nel dl maggio. La proposta, elaborata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro, prevede che fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico (ecobonus) e per le misure antisismiche (sismabonus), passeranno rispettivamente dal 65% e 50% ad un’aliquota del 110%. Questo varrà sia per interventi importanti che per piccoli lavori.
Ecco come funzionerà con un esempio: se una famiglia effettuerà lavori sulla propria abitazione per un importo pari a 1000 euro, riceverà al momento della dichiarazione dei redditi una detrazione pari al 110% del costo dei lavori (in questo caso quindi 1100 euro), che potrà usare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo. Ma non è tutto: le famiglie potranno ricevere, a fronte della cessione della detrazione fiscale, uno sconto in fattura pari al 100% del costo dei lavori da parte dell’impresa che ha effettuato la ristrutturazione. Le famiglie potranno cioè effettuare i lavori senza alcun esborso monetario, ma semplicemente vendendo la detrazione fiscale all’impresa che ha svolto i lavori. In questo modo, anche le famiglie con redditi molto bassi o nulli potranno svolgere importanti lavori di ristrutturazione edilizia. E le imprese come recupereranno la liquidita? Se vorranno potranno utilizzare il credito d’imposta in compensazione in cinque quote annuali oppure potranno cederlo a terzi per ottenere immediatamente la liquidità necessaria.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Cessazione della locazione e normativa di emergenza anti Covid-19, come siamo messi?

Un contratto di locazione è cessato, ma le parti coinvolte non si possono spostare per via delle norme di emergenza anti Covid-19. Qual è il quadro normativo? Quali sono i comportamenti più corretti?
Cessazione della locazione e trasloco nella primavera 2020, cosa si può fare?
Uno dei tanti problemi sorti con il lockdown è stato quello dei contratti prossimi a cessare ; qui in particolare ci occupiamo dei contratti di locazione .
Le parti, bloccate all’improvviso come i bambini al gioco di un-due-tre stella, non sapevano e non sanno bene quale sia il comportamento più corretto.
Si deve lasciare l’appartamento o si deve rimanere dentro finché dura il lockdown? E gli sfratti sono bloccati? Cosa vuol dire? La norma quali casi riguarda? Vediamo di fare chiarezza.
Il contratto è cessato, me ne vado?
Avvocato, una domanda: il mio contratto di locazione sta per cessare, ho fatto il recesso come da contratto sei mesi fa, che scadono a maggio. Il locatore ha già trovato chi abiterà l’appartamento al posto mio, ma io non posso muovermi, c’è il lockdown! Cosa devo fare?
Di domande di questo genere ne sono state sollevate tante in questi giorni. A tratti sembrava che tutti i contratti di locazione dovessero cessare nel mese di maggio 2020! E invece, la verità è che i numeri, quando riguardano sessanta milioni di persone, sono alti. Così, tra le tantissime attività umane interrotte vi sono le cessazioni dei contratti di locazione.

Leggi: Condominio Web, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Un anno e mezzo di Sentenze sulle barriere architettoniche

Come viene segnalato dalla Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), la testata «La legge per tutti» propone un’interessante rassegna di Sentenze riguardanti le barriere architettoniche, prodotte dal luglio del 2018 al mese di gennaio di quest’anno, dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione, dalle Corti d’Appello o dai TAR (Tribunali Amministrativi Regionali). Il più recente pronunciamento, ad esempio, concerne gli interventi volti a eliminare le barriere in edifici sottoposti a vincolo come beni culturali
Per citare solo la più recente, si tratta della Sentenza n. 355/20 del Consiglio di Stato, secondo la quale gli interventi volti ad eliminare le barriere architettoniche, previsti dall’articolo 2 della Legge 13/89, si possono effettuare anche su beni sottoposti a vincolo come beni culturali, e la relativa autorizzazione «può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato», precisando cioè che «il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato».
Secondo «La legge per tutti», tale provvedimento «ha introdotto nell’ordinamento un onere di motivazione particolarmente intenso, in quanto l’interesse alla protezione della persona svantaggiata può soccombere di fronte alla tutela del patrimonio artistico, a sua volta promanante dall’articolo 9 della Costituzione, soltanto in casi eccezionali». (S.B.)

Leggi: Superando, 04/05/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 11 maggio 2020
Puglia. La Regione non ha adottato alcun provvedimento a favore delle famiglie in locazione privata che a seguito della emergenza covid-19 stanno avendo una forte riduzione di reddito

Dichiarazione del segretario regionale Nicola Zambetti
La Giunta Regionale Pugliese ha approvato una delibera per aiutare le famiglie, che a seguito della emergenza sanitario covid-19, sono in difficolta a pagare il canone di locazione ed i servizi condominiali alle ARCA Pugliesi (ex IACP); nel giudicare positivo questo intervento rileviamo che a favore degli inquilini con contratto privato non è stato adottato alcun intervento di aiuto economico.
Non comprendiamo i motivi per cui non si fa lo stesso intervento a favore delle famiglie in locazione nel settore privato che pagano canoni i quali spesso superano il 50% del reddito.
Il Governo, la Regione e i Comuni stanno intervenendo nell’aiutare le famiglie con la spesa alimentare, con l’acquisto del computer per far studiare i ragazzi ed ora sta pensando al bonus vacanza.
Ci chiediamo quindi quali risorse il cassa integrato e/o il disoccupato pagherà il canone di locazione?
Nel 2018 in Puglia sono stati emessi oltre 3000 sfratti per morosità, il SUNIA pugliese stima che le famiglie in difficoltà con il canone di locazione sono oltre 80 mila, basti pensare che nel 2008 (anno inizio crisi economica) sono state presentate circa 60mila domande di integrazione all’affitto.

Leggi: Sunia, 11/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Coronavirus, Raggi: oltre 30mila richieste per il contributo all’affitto  

“Tante famiglie, colpite sotto il profilo economico dall’emergenza coronavirus, hanno difficoltà a pagare l’affitto della casa dove vivono. A loro è rivolto questo sostegno straordinario”. E’ quanto fa sapere il sindaco di Roma, Virginia Raggi
“Le richieste per il contributo all’affitto hanno superato quota 30mila. Tante famiglie, colpite sotto il profilo economico dall’emergenza coronavirus, hanno difficolta’ a pagare l’affitto della casa dove vivono. A loro e’ rivolto questo sostegno straordinario che li aiutera’ a pagare parte dei canoni mensili per l’anno in corso”. E’ quanto fa sapere il sindaco di Roma, Virginia Raggi, su Facebook.
“Fino al 18 maggio e’ possibile presentare la domanda, consegnandola nel Municipio di appartenenza oppure direttamente online- ricorda Raggi- La maggior parte dei cittadini ha scelto di usare internet, una modalita’ nuova che abbiamo pensato per limitare gli spostamenti e semplificare la procedura di richiesta. In questo caso il modulo si compila direttamente online, collegandosi al sito di Roma Capitale e allegando un’autocertificazione firmata e la copia di un documento d’identita’. Se non si possiede una stampante si possono ritirare i moduli in una delle circa 130 edicole convenzionate con Roma Capitale

Leggi:  Redattore Sociale, 07/05/2020


giovedì 7 maggio 2020
Regione Sicilia. Protocollo d’intesa tra Le Organizzazioni Sindacali Regionali degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat e le Associazioni Regionali dei proprietari

Le Organizzazioni sindacali regionali degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat e le Associazioni regionali dei Proprietari ASPPI e Confedilizia dopo un approfondito confronto portato avanti in questi mesi hanno definito un protocollo d’intesa utile ad aprire un confronto sia a livello regionale che provinciale, sul tema abitativo nel mercato privato.
– Considerato che l’impatto sul sistema abitativo della crisi scatenata da diffondersi del contagio da Covid-19 aggraverà ulteriormente il già forte disagio presente nel paese.
– Ritenendo indispensabile che, in questa fase di particolare emergenza che si protrarrà ancora nel tempo e per la fuoriuscita dalla quale non sono ancora state individuati percorsi certi, anche sul fronte delle locazioni si delinei un quadro il più chiaro possibile che consenta alle parti di dialogare e di evitare inutili e defatiganti contenziosi, le Organizzazioni regionali degli inquilini e dei proprietari su indicate concordano e propongono alle strutture provinciali di esplorare ogni possibilità per:

Leggi: Sunia, 07/05/2020


mercoledì 6 maggio 2020
Restate a casa”, ma loro vivono in accoglienza: “Magari l’avessimo”

Reportage dalla foresteria Pertini di Firenze, che accoglie gli emarginati della città, come Nassin, egiziano, avanti e indietro tra i corridoi della struttura
Nassin indossa un lungo cappotto grigio e un cappello nero. Ha gli occhi spenti e un po’ rabbiosi. Porta in mano una busta della spesa vuota. Cammina avanti e indietro dentro la Foresteria Pertini, che accoglie a Firenze un centinaio di persone per l’accoglienza invernale.
Restate a casa, dicono tutti. Ci mettono anche l’hashtag, così diventa virale.
Ma c’è qualcuno che, però, neppure sa cosa sia l’hashtag. E soprattutto, neppure ce l’ha una casa dentro cui abitare. Qualcuno come Nassin, oppure come Abdul, marocchino. Anche lui barricato qua dentro, nel cuore di Sorgane, periferie di Firenze, in questo palazzo gestito dalla Caritas. Anche per lui, le giornate sono vuoti da riempire. “Prima uscivo, andavo in centro, andavo a cercare lavoro, facevo qualche lavoretto per tirare a campare, adesso più niente, non sono indispensabile e devo restare qui”. Allora ha chiesto agli operatori se poteva rendersi utile spazzando, lavando. E così ha fatto: “Almeno sento di servire a qualcosa”. Vorrebbe andare a comprare le sigarette per fumarle in giardino, ma non ha soldi ed è inutile mettersi in coda al tabaccaio. Dorme in una stanza con altri tre marocchini, in letti rigorosamente a castello. Stanze da quattro e stanze da 6, senza televisione, la convivenza è difficile, soprattutto tra etnie diverse.

Leggi: Redattore Sociale, 06/05/2020


IN AGENDA:

Caregiver Day 2020: al via la decima edizione

Tra il 19 maggio e il 6 giugno sei webinar gratuiti per esprimere bisogni e costruire proposte, anche nell’emergenza.
Parliamo insieme di cura: per confrontarci, scambiare esperienze, rispondere a domande, esprimere bisogni, costruire proposte a sostegno di chi si prende cura è il filo conduttore delle giornate del Caregiver Day 2020, dedicate a chi si prende cura di un proprio caro malato, disabile, non autosufficiente (anche nell’emergenza) ed a sensibilizzare la comunità sul suo valore sociale.
Il programma prevede la realizzazione di 6 webinar gratuiti, tra i mesi di maggio e giugno 2020, che si svolgeranno tutti dalle ore 10,00 alle ore 11,30 con questo calendario:
•martedì 19 maggio Preparare un piano di cura di emergenza
•sabato 23 maggio Partecipare a gruppi di auto mutuoaiuto “a distanza”
•martedì 26 maggio Promuovere l’alfabetizzazione sanitaria del caregiver
•sabato 30 maggio Rispondere ai bisogni di sollievo del caregiver
•mercoledì 3 giugno Favorire l’accesso all’informazione su tutele e servizi al caregiver
•sabato 6 giugno Rispettare la dignità e l’autonomia della persona assistita nella prospettiva di un nuovo welfare

Leggi: Caregiver Day


Welfare Day – 4 giugno 2020 – Roma – La nuvola Convention Center Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


Italia Longeva – 7 e 8 luglio – Roma – Ministero della Salute – Auditorium Viale Ribotta

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Covid-19 e Rsa, oggi e domani

L’emergenza Covid-19 ha portato sotto i riflettori un comparto di cui si parlava poco nel dibattito pubblico, ma particolarmente cruciale per il sistema di welfare italiano e futuro. Se è vero che la popolazione italiana invecchia costantemente, dovrebbe risultare naturale dedicare attenzione alla rete di servizi che accompagna i cittadini nella fase della vecchiaia. All’interno di questa rete di servizi (anche definita Long Term Care) un ruolo cruciale per molte persone e famiglie è rivestito dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) per anziani. Proprio le RSA sono oggi agli onori della cronaca a causa dell’elevato impatto in termini di malati e decessi causati da Covid-19 che ha riguardato in primo luogo gli ospiti delle RSA e, aspetto non meno importante, anche gli operatori delle strutture residenziali per anziani.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (gli unici ufficiali disponibili sul tema, ultimo aggiornamento al 14 Aprile 2020) presentano una fotografia quantomeno critica. Nel periodo 1° febbraio – 14 Aprile le morti in RSA imputabili al virus sono state il 40,2% del totale (2.724 dei 6.773 decessi complessivi avvenuti in circa 1.000 strutture, sul panorama nazionale ISS ne ha contate 4.629) con eccezione di alcuni territori dove ha raggiunto vette più alte come PA Trento (78,8%), PA Bolzano (46,4%), Lombardia (53,4%) ed Emilia-Romagna (57,7%). Dei decessi in RSA considerati connessi all’epidemia solamente il 13,3% è stato però accertato con tampone. Guardando ai casi attualmente attivi, se considerassimo solo questi si tratterebbe di 1,43 casi per struttura, con una incidenza non superiore rispetto a quella di altri contesti sociali. Includendo anche i casi non accertati da tampone ma senza sospetti si arriva a 4,3 casi ogni RSA.

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L’Italia che aiuta chiede servizi

Come stanno vivendo questa emergenza i caregiver, ossia coloro che si prendono cura di una persona, solitamente un familiare, che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? In quali condizioni si trovano? Quali esigenze esprimono? E quali indicazioni possiamo trarne per la “fase 2” appena iniziata?
Abbiamo provato a dare voce ai tanti caregiver familiari che si prendono cura di una persona anziana o con disabilità. In Italia sono oltre 7,3 milioni (Istat) e di loro sappiamo ancora poco. Per farlo, abbiamo messo insieme le forze dei diversi enti che hanno promosso l’indagine: l’Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia, VillageCare e le sezioni lombarde di: Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser, Anteas. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo.
Abbiamo sfruttato la rete, strumento prezioso durante il lockdown. Con un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, abbiamo raggiunto quasi mille persone (esattamente 958). Un questionario che è diventato occasione per dire, parlare, sfogarsi: desideri chiaramente palpabili nelle domande che abbiamo lasciato “aperte”. Le 958 persone che hanno risposto al questionario lo hanno fatto collegandosi al link messo a disposizione e fatto girare dei diversi enti coinvolti. Non costituisce un campione rappresentativo dei soggetti definibili “caregiver” nel nostro paese, ma per numerosità e distribuzione costituisce uno spaccato conoscitivo inedito in queste difficili settimane.

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Caregiver e Covid-19: in ascolto del lavoro “muto”

Nel contesto emergenziale che stiamo vivendo, cosa è cambiato per chi si prende cura di un familiare che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? Attraverso i risultati di una rilevazione ad hoc, realizzata online nelle scorse settimane, emergono esigenze spesso taciute e indicazioni utili per l’organizzazione dei servizi.
di Sergio Pasquinelli (Presidente Associazione per la Ricerca Sociale – ARS, Milano), Giulia Assirelli (Dottoressa di Ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale, ricercatrice freelance)
Caregiver e Covid-19: in ascolto del lavoro “muto”
Come stanno vivendo l’emergenza Coronavirus i caregiver, ossia coloro che si prendono cura di una persona, solitamente un familiare, che ha bisogno di aiuto in modo continuativo? Quali esigenze esprimono? E quali indicazioni possiamo trarne per la “fase 2” appena iniziata?
Sono le domande alla base dell’indagine “Caregiver e Covid-19” promossa dall’Associazione per la Ricerca Sociale (ARS) assieme ad Acli Lombardia, VillageCare e le sezioni lombarde di Legacoop, Spi Cgil, Fnp Cisl, Ordine degli Assistenti Sociali, Auser e Anteas, realizzata nell’ambito del progetto “Time to Care” finanziato da Fondazione Cariplo.
Attraverso un questionario online, tra il 14 aprile e il 3 maggio, sono state raggiunte quasi mille persone (esattamente 958). A rispondere, sono state soprattutto le donne (85% dei casi) e le persone nella fascia d’età compresa fra i 50 e i 60 anni (46% dei caregiver). Le risposte sono arrivate prevalentemente dalle regioni del Nord (83%). Nella maggior parte dei casi la persona assistita è il genitore del caregiver o il coniuge.
Di seguito, una sintesi dei principali risultati.

Leggi: I Luoghi della Cura


L’impatto sociale dell’amministrazione di sostegno – Principali elementi emersi da un’analisi valutativa

Le gocce ricominciano a contare quando non è più possibile contarle – (Elias Canetti, Massa e potere)
L’istituto dell’amministrazione di sostegno, introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con la legge 9 gennaio 2004 n°6, può essere considerato non solo un “passaggio di civiltà” nella disciplina delle misure di protezione (Manzon, 2011), ma uno degli strumenti di welfare più innovativi oggi a disposizione per promuovere e sostenere le persone in condizione di fragilità. Purtroppo la normativa è stata attuata in modo estremamente diversificato nei diversi contesti territoriali del Paese. Alla frammentarietà ha contribuito anche una produzione legislativa che ha interessato solo alcune realtà regionali (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Sardegna) e le due Province Autonome di Trento e Bolzano. A distanza di quindici anni dalla sua introduzione, è ancora del tutto assente una valutazione in grado di tracciare un profilo nazionale di questo istituto giuridico: non si dispone di una quantificazione puntuale e sistematica della diffusione dei provvedimenti e nemmeno di una ricognizione delle differenti modalità attuative. Ciò di cui si dispone è la descrizione di sempre più numerose ed interessanti esperienze locali (Manzon, 2011; Sammarco, Caseri, 2008), alcune ospitate anche su questa testata (Castegnaro, 2018; Genova et al, 2019), ma che faticano a diventare prassi condivise su ampia scala.
Il presente contributo si propone di continuare la riflessione avviata sull’argomento riportando i principali esiti emersi da un’analisi di impatto sociale, condotta dall’IRSSeS (Istituto Regionale per gli Studi di Servizio Sociale) per conto dell’AIASS (Associazione Italiana Amministratori di Sostegno Solidali), sull’implementazione dell’istituto giuridico nei circondari di Pordenone e Gorizia, afferenti alla Corte d’Appello di Trieste (IRSSeS, 2019).

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

Covid-19. Inca, tutela Inail per i contagiati

Candeloro: l’infortunio non è una malattia comune
“Bene ha fatto il direttore dell’Inail, Giuseppe Lucibello a ribadire come la copertura assicurativa antinfortunistica da contagio non costituisca una novità normativa”. A dirlo Silvino Candeloro, del collegio di Presidenza di Inca, commentando l’articolo pubblicato su “Il sole 24 ore” di oggi, che riassume i contenuti dell’incontro in teleconferenza, tenutosi ieri dall’Inail con i consulenti del lavoro.
Il presupposto tecnico-giuridico della disposizione, che è quello della equivalenza tra causa violenta, richiamata per tutti gli infortuni, e causa virulenta, costituita dall’azione del nuovo coronavirus non rappresenta una novità, ha spiegato il direttore generale di Inail: “Sono cento anni – ha spiegato che in Italia i contagi sul luogo di lavoro, a partire da quelli legati alla malaria, sono assimilati agli infortuni”. E aggiunge: “Anche se questa fattispecie non fosse stata disciplinata con l’articolo 42 (del decreto Cura Italia ndr), sarebbe comunque intervenuto l’Istituto per dare un segno della nostra presenza alle categorie a rischio”.

Leggi: Inca


Dichiarazione dei redditi 2020 – I Caaf sono operativi

I Centri di assistenza fiscale accolgono i cittadini in tutta sicurezza: lo fanno sia su appuntamento in ufficio sia “a distanza”, ricevendo tramite smartphone, tablet, pc, app Digita Cgil e Cgil Online tutti i documenti necessari per predisporre 730, Isee e altri servizi.
Di seguito il comunicato stampa della Consulta Nazionale dei Caaf
È un periodo eccezionale quello vissuto in tutti questi mesi e quello che si vivrà nelle prossime settimane. Con la “fase 2” da oggi riprenderanno il lavoro oltre quattro milioni di persone, ma i Caaf Cgil non hanno mai sospeso la loro attività, nonostante il lockdown, poiché ritenuta “essenziale”. Infatti, gli operatori in smart working hanno continuato a rispondere alle telefonate e alle mail, predisponendo le pratiche più urgenti anche a distanza, spostando appuntamenti o informando sulle ultime novità legislative (come la sospensione dei ratei di mutuo, dei contributi colf/badanti e delle cartelle di pagamento).

Leggi: Inca


Bonus 600 euro: Occhio alle truffe telematiche

Inps denuncia tentativo di truffa tramite phishing
L’Inps avvisa gli utenti che è in corso un tentativo di truffa tramite email di phishing finalizzata a sottrarre fraudolentemente il numero della carta di credito, con la falsa motivazione che servirebbe a ottenere un rimborso o il pagamento del Bonus 600 euro.L’Inps invita tutti gli utenti a ignorare email che propongono di cliccare su un link per ottenere il pagamento del Bonus 600 euro o qualsiasi forma di rimborso da parte dell’Inps, ricordando che le informazioni sulle prestazioni Inps sono consultabili esclusivamente accedendo direttamente dal portale www.inps.it. e che l’INPS, per motivi di sicurezza, non invia in nessun caso mail contenenti link cliccabili.

Leggi: Inca


Fase 2, servono tamponi e controlli per 3mln di non autosufficienti

“Servono tamponi a tappeto e controlli per 3 milioni di persone anziane non autosufficienti da estendere anche ai loro familiari per evitare, come purtroppo è già largamente successo, un possibile contagio sulla parte di popolazione più fragile ed esposta”.
È quanto dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti in merito all’avvio della Fase 2.
“Non stiamo chiedendo la luna – continua Pedretti – né una cosa troppo complicata. Di questi 3 milioni di persone infatti 300mila sono quelle che si trovano in case di risposo e nelle Rsa mentre per sapere chi sono le altre 2,5 milioni basterebbe mettere a disposizione la banca dati dell’Inps, con particolare riferimento a quelli a cui vengono erogati gli assegni di accompagno”.
“Sappiamo quindi – conclude il Segretario generale dello Spi-Cgil – chi sono e dove si trovano queste persone e metterle in sicurezza dovrebbe essere una priorità. Bisogna agire con urgenza per evitare di ricommettere gli stessi errori commessi nella prima fase di questa emergenza”.

Leggi: Spi-Cgil


Coronavirus e anziani: intervista a Enzo Costa, presidente Auser

Il 29 aprile Abili a proteggere ha intervistato Enzo Costa, presidente dell’Auser, Associazione per l’invecchiamento attivo, sul tema Coronavirus e anziani: le persone anziane risultano, infatti, tra le più vulnerabili, soprattutto in questa emergenza. Come stanno vivendo questo periodo? Quali i principali bisogni? Quali i servizi attivati da Auser? Queste le domande che abbiamo posto al presidente Costa e tanti gli spunti di riflessione emersi: emarginazione e discriminazione, l’informazione, i legami intergenerazionali, la formazione continua. Di seguito l’intervista, disponibile anche sul canale Youtube di Abili a proteggere.
Come stanno vivendo le persone anziane questa emergenza?
Le persone anziane non stanno vivendo bene questa emergenza, in primo luogo perché mantenere confinato in casa un anziano significa cancellare tutte le sue possibilità di costruire momenti di socializzazione essenziali per un anziano, in quanto sono uno degli elementi per cui l’anziano mette da parte l’ansia e la tristezza. Da 30 anni costruiamo momenti di socializzazione e occasioni per uscire di casa e incontrare altre persone e promuoviamo le relazioni per mantenere una vita attiva, perché se si esclude o si isola un anziano subentra un fattore che è una malattia che si chiama depressione.
In secondo luogo le persone anziane stanno vivendo male questa emergenza a causa dell’emarginazione.

Leggi: Abili a proteggere


#Giustaitalia: un Patto per la Ripartenza – Associazioni e sindacati lanciano 18 proposte

“La ripartenza dovrà avere solide radici nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti a partire da quelli sul lavoro”. Così Maurizio Landini, segretario Generale della Cgil sostiene il Patto per la Ripartenza, #Giustaitalia, sottoscrivendo un manifesto che contiene diciotto proposte concrete per una “società nuova, libera da mafie e corruzione”.
L’inziativa, rivolta a Governo e Parlamento, è promossa da Libera, insieme ad Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil. “C’è un’Italia che vuole ripartire, stando con i piedi per terra – spiega Landini -, e chiede a tutti grande attenzione sui temi della legalità e della trasparenza. La ripartenza dovrà avere solide radici nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti a partire da quelli sul lavoro. Salute e sicurezza in primis”.

Leggi: Inca


NEWS:

martedì 5 maggio 2020
Fare i nonni al tempo del coronavirus

Le nonne e i nonni che seguono assiduamente i nipoti tra gli zero e i quattordici anni sono, in Italia, oltre dieci milioni di “anziani attivi”. Il loro fatturato “virtuale” è di 24 miliardi di euro annui. Attori silenziosi di un welfare familiare che integra e spesso sostituisce i servizi per l’infanzia. Si occupano dei nipoti, spesso anche sostenendo il reddito dei genitori; sono educatori non “per mestiere”, ma nella quotidianità fatta di affetto, giochi, letture, storie, passeggiate, aiuto nei compiti, risposte ai perché, memoria del passato, testimonianza di valori e comportamenti.
La pandemia
La pandemia ha sconvolto anche la loro vita. Non sappiamo quanti siano morti, ammalati, guariti, o stiano ancora soffrendo per questo virus e quanti abbiano rischiato e rischino la vita, continuando nella cura dei nipoti o ancora nel lavoro in servizi essenziali.
Ma la maggior parte è stata “costretta” a casa e lontana dai nipoti, che prima accudiva quasi quotidianamente.

Leggi: Liberetà, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Occhio alla bufala! Le pensioni sopra i 1.500 euro non saranno tagliate

Ci risiamo. Gira su internet e sui social network un’altra fake news sulle pensioni in cui si parla di una fantomatica proposta di taglio degli assegni sopra i 1.500 per affrontare l’emergenza economica da Covid-19.
La notizia – corredata dai soliti titoli sensazionalistici che hanno il solo fine di procurare allarme in chi legge – è apparsa in questi giorni su diversi siti e pagine Facebook.
Nessuna di queste è da considerarsi come una fonte ufficiale (stiamo parlando di piattaforme come ilsussidiario.net e scoprilavoro.it che non hanno alcuna autorevolezza).
Siamo andati a verificare e abbiamo scoperto l’origine della bufala, che vi raccontiamo qui di seguito.
Il 1° maggio il sindaco di Fara Sabina, una cittadina di 13mila anime in provincia di Rieti, ha lanciato dal suo profilo Facebook la proposta di “un trasferimento temporaneo di reddito che deve interessare tutti gli stipendi pubblici e le pensioni che superano 1.500 euro netti mensili. Un taglio orizzontale, per 6 mesi, per un valore di 10 miliardi dalle pensioni e 15 dagli stipendi pubblici”.

Leggi: Spi-Cgil, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
A marzo in Italia il 49,4% di decessi in più. Record a Bergamo: +568%, a Roma -9,4%

A marzo 49,4% di morti in più, di cui il 54% con diagnosi di Covid. Il prezzo altissimo pagato dalle province di Bergamo, Cremona e Lodi
É un’Italia a tre velocità quella fotografata da Istat e Istituto superiore della sanità nel primo report sulla mortalità dell’epidemia da Covid-19 che dal 20 febbraio 2020 si è diffusa in Italia. L’impatto del virus è stato più contenuto nelle regioni del Sud e nelle isole, mediamente più elevato in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord. Un’epidemia che ha messo in ginocchio il motore dell’economia del Paese. IStat e Iss precisano che i dati di mortalità totale si riferiscono al primo trimestre consolidato 2020 e riguardano 6.866 comuni (87 % dei 7.904 complessivi).

Leggi: Il Sole 24 Ore, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Fase 2, l’appello dei medici: rafforzare la medicina di territorio

«Oltre ai dispositivi di protezione e ai tamponi chiediamo di rafforzare il territorio, il vero punto debole del Servizio sanitario nazionale». Centomila medici di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri scrivono, attraverso i social, una lettera aperta al Ministro della salute, Roberto Speranza, e ai governatori delle Regioni. Dopo due mesi di scambio di informazioni sull’insorgenza del Coronavirus, su come contenere la malattia, su come orientare la terapia e quando iniziare i trattamenti, i firmatari dell’appello sono giunti a una conclusione: i pazienti con sintomi riferibili al Covid-19 vanno trattati il prima possibile e sul territorio, prima dell’esplosione della malattia conclamata, ossia della polmonite interstiziale che conduce alla terapia intensiva e anche al decesso. I medici in prima linea contro il virus chiedono «tamponi, dispositivi di sicurezza e l’attivazione immediata delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), in tutte le regioni, in maniera omogenea e senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, ecografie polmonari e raggi X a domicilio».

Leggi: Liberetà, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Un anno e mezzo di Sentenze sulle barriere architettoniche

Come viene segnalato dalla Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), la testata «La legge per tutti» propone un’interessante rassegna di Sentenze riguardanti le barriere architettoniche, prodotte dal luglio del 2018 al mese di gennaio di quest’anno, dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione, dalle Corti d’Appello o dai TAR (Tribunali Amministrativi Regionali).
Per citare solo la più recente, si tratta della Sentenza n. 355/20 del Consiglio di Stato, secondo la quale gli interventi volti ad eliminare le barriere architettoniche, previsti dall’articolo 2 della Legge 13/89, si possono effettuare anche su beni sottoposti a vincolo come beni culturali, e la relativa autorizzazione «può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato», precisando cioè che «il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato».

Leggi: Superando, 04/05/2020


domenica 3 maggio 2020
Le proposte Asppi per il “Decreto di Aprile”

Evitare che le tensioni nel mercato degli affitti generino interruzione dei rapporti di locazione e contenziosi; sostenere le fasce più colpite dall’emergenza sanitaria ed economica senza scaricare interamente ii costi su altri soggetti privati; agevolare il rapporto fra locatori e conduttori nella ricerca di soluzioni eque che aiutino, ove necessario, la rinegoziazione dei contratti in ordine alle scadenze di pagamento e all’entità dei canoni: su questi obiettivi, locatori e conduttori si aspettano risposte precise e tempestive dal Governo a cominciare dal “Decreto di Aprile” annunciato per i prossimi giorni.
Asppi sottolinea le proposte già avanzate nelle scorse settimane:
1)    Va ribadita ed ampliata la misura già contenuta nel Decreto CuraItalia relativa al credito di imposta del 60% dell’importo del canone per i conduttori di attività commerciali che abbiano pagato l’affitto. La misura va estesa alle attività professionali, commerciali e associative non ricomprese nella categoria catastale prevista nel Decreto di marzo. La misura deve prevedere un arco temporale più ampio e comprendere almeno un trimestre; va previsto che il credito d’imposta sia trasferito al locatore nel caso di non pagamento del canone.

Leggi: Quotidiano Condominio, IL Sole 24 Ore, 03/05/2020


sabato 2 maggio 2020
Emergenza. Caritas: “Raddoppiati i nuovi poveri”. Il virus cambia i servizi diocesani

Primo monitoraggio nazionale Caritas sull’isolamento. Nuove povertà e nuovi servizi per la pandemia. Morti anche 9 volontari, 42 contagiati
Da lunedì 4 maggio l’Italia che prova a ripartire non può dimenticare chi è rimasto indietro. Secondo la Caritas italiana, che ha diramato in mattinata un primo report sulla nuova povertà da lockdown e le risposte, dopo due mesi di isolamento è infatti raddoppiato il numero dei poveri che per la prima volta si sono rivolti ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza. Caritas che pagano un tributo pesante di malati e morti di Corona virus. Secondo il monitoraggio sono infatti risultati positivi al virus 42 tra volontari e operatori in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.
L’organismo pastorale della Cei, che dall’inizio dell’emergenza Covid-19 ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane, ha comunicato di aver organizzato una prima rilevazione nazionale condotta dal 9 al 24 aprile coinvolgendo 101 Caritas diocesane, il 46% del totale. L’indagine è stata condotta attraverso un questionario destinato ai responsabili Caritas e ha permesso di esplorare non solo le novità negli interventi e l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori.

Leggi: Avvenire, 02/05/2020


sabato 2 maggio 2020
Cardano: “Troppo potere ai privati dietro il disastro delle Rsa”

«Il disastro nelle Rsa è imputabile a decisioni discutibili, ma anche a due fattori strutturali: non aver seguito la vocazione ai servizi e alla medicina di territorio della Riforma del ‘78 e la politica adottata in Lombardia in modo particolare, ma anche altrove, di affidare la gestione di servizi così delicati a privati convenzionati». A sostenerlo è Mario Cardano, docente di sociologia della Salute all’Università di Torino.
La sua è una dichiarazione contro il mercato?
Non sono contrario, in linea di principio, al coinvolgimento dei privati nella gestione della salute. Va bene affidare i servizi pubblici al mercato, ma a quel punto è necessario un controllo sulla formazione di chi svolge il servizio, sul modo in cui viene svolto e sulla qualità architettonica delle strutture. Nel momento in cui si delega a un privato la gestione di un servizio così importante come la salute, i controlli devono essere particolarmente rigorosi. Ecco che cosa è mancato. L’idea che il mercato possa autoregolarsi, controllando la qualità e l’efficienza dei servizi, si è rivelata un’illusione. C’è un’altra questione…

Leggi: https://www.libereta.it/cardano-troppo-potere-ai-privati-dietro-il-disastro-delle-rsa/


venerdì 1 maggio 2020
Cosa insegnano i dati sul Covid-19 mentre ci avviciniamo alla fase 2

Come va la curva del contagio rispetto ad altri Paesi europei? È quella dei decessi? L’analisi, il confronto e le prime evidenze dei dati Istat
L’impatto del coronavirus sul mondo, sulle abitudini di comportamento degli individui, sulle libertà personali, sull’economia è stato devastante e ha cambiato le nostre vite. Ogni giorno siamo bombardati da dati sui contagi, sulle curve delle terapie intensive e delle guarigioni, sul numero dei morti ed è difficile estrarre le tendenze da questa massa di informazioni e capire dove stiamo andando. Inoltre, anche se manca ormai poco all’inizio della cosiddetta “fase 2”, serviranno mesi per avere dati completi su ciò che è realmente accaduto nella “fase 1”.
A parte i dubbi sui veri numeri dell’epidemia in Cina, anche nel resto del mondo le cifre sui contagiati effettivi vanno probabilmente ben oltre quelle ufficiali e gli stessi numeri dei decessi da coronavirus, benché più precisi, sottostimano il reale dato dei morti. Soltanto quando gli istituti di statistica dei vari Paesi forniranno informazioni dettagliate e aggiornate sull’aumento della mortalità generale per tutte le cause nei mesi di marzo e aprile 2020 e le potremo comparare con quelle dell’analogo periodo dello scorso anno e con le medie degli anni precedenti avremo un quadro più esatto di ciò che è accaduto.

Leggi: Il Sole 24 Ore, 01/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
Il contagio della solitudine – L’altra epidemia

Minacciati dal coronavirus, gli anziani in questi giorni soffrono di una malattia altrettanto insidiosa: il senso di abbandono e di isolamento. È importante stare loro vicini usando le parole giuste, come spiega lo psichiatra e scrittore Marco Trabucchi.
La solitudine, ai tempi del Covid-19, è forse per gli anziani il prezzo più alto da pagare. Senza figli e nipoti per casa, senza la possibilità di uscire per fare due passi al parco o alla messa, una generazione vive un’assenza abissale. Un vuoto che nemmeno la sempre amata televisione riesce a colmare, dato che tg e talk show indugiano impietosi su quanto il virus colpisca più gravemente le persone in età. Nei giorni scorsi anche il New York Times – arrivato in ritardo con tutta l’America sulla pandemia – ha dedicato un lungo articolo su quanto l’isolamento prolungato incida su psiche e salute di chi è più vecchio. Su quali possano essere le conseguenze di questo senso di abbandono parla Marco Trabucchi, già professore di Neuropsicofarmacologia all’Università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Associazione italiana di Psicogeriatria. Di recente, insieme a Diego De Leo, ha pubblicato il libro Maledetta solitudine – cause ed effetti di un’esperienza difficile da tollerare (Edizioni San Paolo). Professor Trabucchi, quanta sofferenza sta arrecando ai nostri anziani questa dimensione di solitudine forzata? Quanta sofferenza, mi chiede… Una sofferenza non quantificabile, purtroppo.

Leggi: Panorama, 01/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter aprile 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
ll Def varato dal Governo è fortemente condizionato dalle misure per il Covid-19, dagli interventi recenti in corso di predisposizione, dall’incertezza dell’evoluzione della pandemia. Come in altre fasi critiche è necessario rafforzare la leva degli investimenti: infrastrutture sociali, infrastrutture immateriali e reti, sanità, istruzione e ricerca, infrastrutture viarie, recupero e rigenerazione urbana, manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio edilizio pubblico, messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, edilizia pubblica.
■ Le misure proposte dalla CGIL per la “Fase 2”.
Superata l’emergenza, si dovrà progettare la ripresa, con la consapevolezza che alcuni eventi potrebbero riproporsi. Le città vedranno dei mutamenti negli aspetti funzionali e nei modelli di vita. La grande sfida è quella di interpretare i tanti fattori emersi con questa crisi, affrontando i nodi problematici e rispondendo alla complessità dei bisogni, in termini di qualità abitativa, sostenibilità urbana, welfare, inclusione sociale, gestione delle risorse, implementando operazioni di rigenerazione delle città.

Leggi: Cgil, 30/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Anziani in casa: le 10 regole che devi seguire

La Fase 2 avrà inizio il 4 maggio, facciamoci trovare pronti.
Le persone anziane e quelle con patologie sono le più fragili, dobbiamo proteggerle ed essere molto cauti quando e se andremo a trovarle.
Considerato che il 25% dei contagi è avvenuto in contesti familiari
è fondamentale seguire 10 regole indicate dall’Istituto superiore di sanità per prendersi cura degli anziani durante la pandemia:
• Usa la mascherina chirurgica accuratamente posizionata sul viso ogni volta che ti avvicini alla persona anziana o quando tocchi oggetti che userà (come ad esempio la biancheria da letto, gli asciugamani, le stoviglie, ecc).
Ricorda: le mascherine vanno cambiate ogni giorno.
→ Se hai la mascherina chirurgica, quando hai finito di usarla mettila in un sacchetto di plastica, chiudilo e gettalo fra i rifiuti indifferenziati.
→ Se hai la mascherina lavabile, lavala con cura e falla asciugare bene prima di usarla di nuovo.

Leggi: Spi-Cgil, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
«Ora sappiamo chi va protetto»

Anziani, ipertesi e affetti da malattia coronarica. È l’identikit delle persone più fragili di fronte all’attacco del coronavirus, in base a uno studio condotto dal San Raffaele. A guidare l’équipe il primario Alberto Zangrillo e Fabio Ciceri, vice direttore scientifico per la ricerca clinica. Il bagaglio di informazioni servirà a individuare precocemente i soggetti ad alto rischio diversamente da quanto successo nella prima fase dell’epidemia. Già da gennaio, confermano i dati raccolti dalla Regione, in Lombardia c’erano polmoniti sospette ma non sono state collegate al virus. Ciceri spiega come lo studio sarà utile per la Fase 2.
Professore, come avete tracciato questo identikit?
«Fin dai primi giorni abbiamo fotografato nel dettaglio i pazienti Covid di cui ci siamo occupati: ne abbiamo curati circa un migliaio. Abbiamo registrato la loro storia clinica, i farmaci assunti, la comorbidità (presenza di altre malattie, ndr ) e l’evoluzione dell’infezione. È risultato che di fronte al virus non siamo tutti uguali, le polmoniti più gravi si sono sviluppate negli uomini con più di 65 anni e con comorbidità di tipo cardiovascolare».

Leggi: Corriere della Sera, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Rsa, contagi e morti. La fase 2 è ancora lontana

Con l’80 per cento delle Rsa monitorate al 20 aprile, i dati che arrivano dal Piemonte sono di quelli choc: il 35 per cento degli ospiti e il 23 per cento del personale delle 588 (su 750) strutture che hanno comunicato i dati fino a questo momento, risultano positivi al covid.
Si tratta di dati – va precisato – che riguardano appena 20.642 tamponi effettuati su una popolazione, quella delle strutture sociosanitarie piemontesi, che conta 40 mila ospiti e 15 mila dipendenti. I positivi accertati risultano essere 4.812, i negativi 9.891, mentre 5.939 erano ancora in attesa – al 20 aprile – dell’esito del tampone.
Nel report diffuso dalla Regione, i decessi nelle RSA piemontesi, al 15 aprile 2020 sono stati invece 660 in più dell’analogo periodo del 2019: tra questi 397 quelli risultati positivi al coronavirus.
Dati che però vengono contestati dallo Spi Cgil Piemonte. “Nel computo dei decessi la Regione continua a mettere in conto le persone venute a mancare nei mesi di gennaio e febbraio, periodo durante il quale la mortalità è stata particolarmente bassa, sia per ragioni climatiche che epidemiologiche, rispetto all’anno scorso, spiega Graziella Rogolino, segreteria regionale del sindacato dei pensionati della Cgil con delega alla sanità.
I dati seppur ancora molto parziali, denotano la tendenza: il Piemonte continua ad essere in piena emergenza.

Leggi: Liberetà, 29/04/2020


DALLE REGIONI:

martedì 5 maggio 2020
Pescara. Emergenza coronavirus e politiche abitative: parte la campagna #turestaacasa#Noicisiamo, per informare,offrire consulenza, assistenza e tutela in materia abitativa. Occorre aprire a livello regionale e comunale tavoli di confronto per governare l’emergenza.

Il Sunia (Sindacato unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) in questi mesi di emergenza sanitaria ha prodotto una proficua iniziativa politica tesa a determinare provvedimenti legislativi ed economici finalizzati a tutelare i bisogni abitativi che l’emergenza sanitaria ha ulteriormente acuito.
Sul piano dell’iniziativa politica, pur riconoscendo l’importanza delle misure finora assunte dal Governo Nazionale, il Sunia ritiene ancora insufficiente e parziale la risposta messa in campo e sollecita il Governo e il Parlamento a mettere in campo le misure adeguate a partire dal prossimo “decreto di Maggio”.
In tale direzione è necessario determinare anche a livello regionale e territoriale tavoli di confronto e misure adeguate in risposta all’emergenza che molte famiglie si trovano ad affrontare.
Anche per tali ragioni, nelle regioni Abruzzo e Molise sono operativi i nostri servizi di informazione, consulenza, assistenza e tutela riguardanti prioritariamente:

Leggi: Sunia, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Residenze per anziani Modena nord: la “situazione migliora”

A oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la situazione nelle case per anziani “in questi giorni sta evolvendo in modo favorevole per gli ospiti delle strutture e i loro familiari”. Lo segnala l’Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp) dei Comuni modenesi dell’area nord, facendo un bilancio dopo settimane e mesi segnati da contagi e decessi. Alla residenza Augusto Modena di San Felice sul Panaro, la struttura più colpita dal virus, attualmente si registrano ben 21 ospiti ‘negativizzati’, ossia anziani che avevano contratto la malattia ma che dopo le cure, e anche dopo il successivo doppio tampone, possono essere ritenuti clinicamente guariti. Questi ospiti manterranno comunque un periodo di isolamento ancora di due settimane, a scopo precauzionale. Considerando che 18 ospiti non si sono mai ammalati, ad oggi la struttura ha 48 residenti di cui nove positivi e 39 negativi. “Rimane comunque grande il rammarico da parte di Asp di non aver potuto fermare il nemico per altri ospiti”, ma “è certo che tutti i dipendenti della casa di riposo, sempre in stretta collaborazione con la direzione distrettuale e il servizio di igiene pubblica di Ausl, stanno costantemente monitorando la situazione”, assicura l’azienda pubblica in una nota.
Per quanto riguarda le altre due case residenza gestite da Asp, nel Cisa di Mirandola dei sette ospiti del primo nucleo Covid solo uno è ancora positivo, mentre due sono in attesa del secondo tampone e quattro risultano clinicamente guariti. Alla Torre dell’Orologio di Finale Emilia, invece, per ora si è a zero contagi. (DIRE)

Leggi: Redattore Sociale, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
“Mantieniti attivo a casa”, il video per il movimento degli anziani

Ideato dal Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa della USL Toscana Centro, in collaborazione con la struttura Attività di Riabilitazione Funzionale, come strumento di supporto in questo periodo di emergenza pandemica da Covid 19 che obbliga tutti a restare a casa per lunghi periodi
Brevi video ed opuscoli informativi per continuare l’attività fisica anche a casa. E’ l’obiettivo del progetto “Mantieniti attivo a casa” ideato dal Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa della USL Toscana Centro, in collaborazione con la struttura Attività di Riabilitazione Funzionale, come strumento di supporto in questo periodo di emergenza pandemica da Covid 19 che obbliga tutti a restare a casa per lunghi periodi.
L’obiettivo è quello di contenere i rischi legati alla inattività, per restituire salute e contribuire al benessere psico fisico della popolazione anziana e ridurre il rischio di cadute. Nella sezione “servizi da casa” del sito web aziendale, è possibile vedere i video realizzati con semplici esercizi corredati da una breve descrizione.

Leggi: Redattore Sociale, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Coronavirus. A Bergamo e Milano Cesvi in campo a sostegno degli over65

Il progetto attivato in collaborazione con i comuni e in partnership con le realtà associative territoriali. Oltre mille le richieste di supporto solo a Bergamo, 200 le persone raggiunte a Milano. Circa 450 i volontari impegnati nella consegna a domicilio della spesa, di pasti e di medicinali
Parallelamente agli aiuti in favore degli ospedali bergamaschi, Cesvi scende in campo a Bergamo e Milano per aiutare gli over 65, tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus. L’intervento è realizzato in collaborazione con le istituzioni di Bergamo e Milano e in partnership con le realtà associative territoriali, anche per rafforzare i servizi in favore della popolazione anziana e per garantire supporto ai nuclei familiari fragili, isolati o in emergenza per prevenire situazioni di emarginazione. “A Bergamo, dove gli anziani costituiscono il 25% della popolazione – spiega una nota dell’organizzazione -, Cesvi ha attivato, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali del comune e i consorzi Sol.Co Città Aperta e Ribes, un progetto volto ad aiutare gli over 65 attraverso la consegna a domicilio della spesa, di pasti completi, di dispositivi di protezione individuale e di farmaci, oltre che garantire servizi socioassistenziali e trasporto per visite mediche necessarie. Per accedere al servizio gli over 65 possono chiamare il numero 342 009 9675, operativo dalle 9.00 alle 18.00 dal lunedì alla domenica”.

Leggi: Redattore Sociale, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Tor Bella Monaca, un’indagine sulle case popolari: “Il 41 per cento delle famiglie in povertà assoluta”

L’analisi pubblicata da Osservatorio Casa Roma sui dati emersi dalle 1500 abitazioni di Ater con l’ultimo censimento del 2018
In numero di famiglie in povertà assoluta pari al 41 per cento, quasi sei volte superiore rispetto alla media nazionale del 7 per cento. Di queste, il 22 per cento ha un reddito pari a zero. E infine: se si considerano anche i nuclei non censiti il dato delle famiglie povere sfora la metà, il 52 per cento del totale. È il quadro che emerge dall’indagine sulla povertà nelle case popolari di Tor Bella Monaca pubblicato da Osservatorio Casa Roma di Enrico Puccini in collaborazione con la ricercatrice Francesca Cubeddu sulla base dei dati del censimento del 2018 raccolti dall’Ater di Roma che in quel quartiere possiede circa 1500 appartamenti. “Tor Bella Monaca è uno dei quartieri con la maggiore concentrazione di alloggi popolari, sia a livello romano che a livello nazionale”, si legge nell’indagine. In totale ben 5500 case popolari: 4mila di proprietà del Comune di Roma e 1495 dell’ente regionale. L’indagine si è soffermata proprio su quest’ultimo nucleo.

Leggi: Roma Today, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Bologna, CGIL, CISL e UIL E.R.: proposte unitarie per emergenza abitativa

L’emergenza sanitaria in corso, per la sua portata, i suoi effetti e l’indeterminatezza dei tempi di soluzione, ha messo in crisi i redditi di moltissime famiglie con ulteriore aggravio di quelle già economicamente più deboli, che si trovano nell’impossibilità di rispettare gli impegni economici e contrattuali precedentemente assunti.
L ‘impatto di questa crisi sanitaria sul sistema abitativo, in particolare sull’affitto e sull’emergenza alloggiativa, genererà ulteriore disagio sociale e conflittualità e si insinuerà in un mercato delle locazioni già fortemente compromesso da una diffusa illegalità contrattuale e da un’elevata evasione fiscale.
Nell ‘attuale contesto emergenziale è necessario attuare strumenti straordinari di sostegno alle famiglie in affitto, attraverso lo stanziamento di risorse dedicate gestibili con modalità puntuali scarne di burocrazia amministrativa.
Tutto ciò sarà possibile attraverso interventi mirati che:

Leggi: Sunia, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Crisi economica da Covid a Foggia, proprietari e inquilini si alleano e presentano un documento al Comune di Foggia

I sindacati, spesso contrapposti, fanno fronte comune per ridurre gli effetti della crisi economica. Hanno redatto un documento unitario presentato al sindaco di Foggia Franco Landella e chiedono di posticipare le tasse a dicembre
Associazioni dei proprietari e sindacati degli inquilini, due categorie spesso contrapposte, uniscono le forze e fanno fronte comune, si alleano in pieno spirito collaborativo, per ridurre gli effetti della crisi economica conseguente al lockdown e alla pandemia sul mercato affitti. Hanno redatto un documento unitario che elenca una serie di provvedimenti a sostegno del settore delle locazioni abitative e commerciali e hanno chiesto un incontro urgente al sindaco di Foggia Franco Landella.
Le organizzazioni sindacali, che temono tensioni sociali, prefigurano difficoltà nel pagamento del canone di locazione da parte di numerosi lavoratori in cassa integrazione, precari, studenti e lavoratori fuorisede, partite Iva e piccoli imprenditori che hanno chiuso i battenti. I piccoli proprietari, dal canto loro, traggono dal canone una fonte essenziale di integrazione al reddito e ne risentiranno altrettanto pericolosamente. Proprietari e inquilini sono orientati verso la rinegoziazione dei canoni di locazione, in attesa di nuovi provvedimenti del governo regionale e nazionale, ma chiedono un sostegno al Comune affinché i danni non gravino solo su di loro. Propongono, allora, la proroga a dicembre, senza oneri aggiuntivi, delle scadenze di Imu e Tari; la riduzione Imu ai proprietari che accettano di rinegoziare i contratti al ribasso o che passeranno dal canone libero al canone concordato (parametrata all’entità del ribasso e al tempo di vigenza) e un abbattimento della Tari per coloro che hanno subìto una riduzione del reddito o interruzione del lavoro.

Leggi: Foggia Today, 04/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
Coronavirus. Contributi per l’affitto, on line il bando per chi è in difficoltà a causa dell’emergenza casa

Rabaiotti: “Una prima misura per chi fatica a pagare, per chi sta subendo i colpi più duri, per chi ha perso un familiare”
Milano – Un contributo per il pagamento dell’affitto sul libero mercato per chi si trova in difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus. È online sul sito del Comune al link
l’avviso pubblico per richiedere il contributo, che l’Amministrazione erogherà attraverso MilanoAbitare, l’agenzia sociale per la locazione convenzionata: un massimo di 1.500 euro una tantum a famiglia fino a esaurimento delle risorse disponibili, che al momento ammontano a circa 3 milioni di euro (2,456 milioni già vincolati più 548mila euro aggiuntivi), ma che potranno venire incrementate sulla base di eventuali ulteriori finanziamenti.

Leggi: Comune di Milano, 30/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Covid, lockdown e affitti: a Bologna scatta l’allarme

In città aumenta la morosità. Sempre più famiglie e persone fanno fatica a pagare il canone mensile dei loro appartamenti. Il Sunia chiede fondi e interventi mirati
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Il coronavirus continua a mietere le sue vittime indirette. Alla crisi economica che sta attraversando tutti i settori dell’economia italiana per via delle chiusure delle attività, corrisponde infatti un notevole impoverimento dei lavoratori che si trovano così ad avere un ulteriore problema: pagare l’affitto alla fine del mese. Un problema comune a famiglie in cassa integrazione, partite iva, studenti e lavoratori fuorisede. Numeri in crescita, che possono trasformarsi in una valanga di sfratti per morosità nei prossimi mesi. Occorrono aiuti economici nazionali, regionali e comunali, ricorda Francesco Rienzi del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) bolognese. Nell’ultimo mese, il solo il sindacato degli inquilini bolognese, ha ricevuto più di 300 telefonate e mail di famiglie e persone che hanno difficoltà a pagare il canone mensile dei loro appartamenti.

Leggi: Rassegna Sindacale, 29/04/2020


mercoledì 29 aprile 2020
Coronavirus. Cittadinanzattiva Lazio: “Preoccupazione sulle Rsa della regione”

In un comunicato, il segretario regionale Elio Rosati chiede chiarezza sulle responsabilità e un tavolo di lavoro per affrontare le sfide future. “È evidente che ci sono state mancanze. Pretendiamo chiarezza definitiva sulle responsabilità”
“Le morti a causa del Covid 19 nelle Rsa del Lazio sono quasi la metà dei decessi avuti in regione e i diversi focolai sono quasi tutti riconducibili a queste strutture”. A lanciare l’allarme è Cittadinanzattiva Lazio che in un comunicato esprime “grande preoccupazione per le notizie circa le residenze sanitarie assistenziali della nostra regione”. Secondo il segretario regionale Elio Rosati, “la Regione Lazio ha attivato controlli e verifiche – si legge nel comunicato -. Ma è evidente a tutti che ci sono state mancanze. E su questo punto pretendiamo chiarezza definitiva sulle responsabilità. Vogliamo avere la certezza che i diversi attori, ciascuno per la sua parte di competenza, abbiano fatto tutto quanto in loro potere per mettere in sicurezza questi luoghi di cura, il personale sanitario e i pazienti. E la magistratura saprà individuare i responsabili, sia pubblici che privati”.

Leggi: Redattore Sociale, 29/04/2020


IN AGENDA:

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IN EVIDENZA:

martedì 5 maggio 2020
Coronavirus: Cgil, le proposte sulla ripartenza

Landini: per fase 2, cambiare modello di sviluppo
“Uscire dall’emergenza cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in una video intervista pubblicata ieri su Collettiva.it, la piattaforma multimediale al centro del nuovo sistema di comunicazione della Cgil.
Di fronte alla fase due Landini non polemizza direttamente con Salvini, che attacca la Cgil accusandola di “fermare il Paese dettando la linea al governo”, ma risponde rivendicando “il contributo fondamentale” dei cosiddetti “essenziali” – le lavoratrici e i lavoratori che hanno tenuto in piedi il Paese nelle settimane più dure della pandemia – e anche dei sindacati che hanno definito, insieme al governo e alle associazioni aziendali, le regole per lavorare in sicurezza.
“Credo che il contributo che ha dato il mondo del lavoro in questa fase – afferma il segretario generale della Cgil – sia stato decisivo, senza il lavoro delle persone nella sanità, nei servizi essenziali, nell’agricoltura, nella logistica, non avremmo potuto affrontare questa situazione. Anche come organizzazioni sindacali, non da soli ma insieme alle associazioni e al governo, abbiamo fatto cose importanti, come il protocollo sulla sicurezza, quello con l’Abi per l’anticipo della cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, ci siamo battuti affinché il governo facesse il decreto liquidità per non far chiudere le imprese. Penso che ancora una volta il movimento dei lavoratori e le organizzazioni sindacali abbiano dato dimostrazione di essere soggetti responsabili e decisivi per far funzionare questo Paese”.

Leggi: Inca, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
Il rapporto europeo sulla sostenibilità sociale

È appena stato pubblicato il report realizzato per il Parlamento Europeo Social Sustainability: Concepts and Benchmarks (il report è scaricabile qui) al quale come IRS abbiamo ampiamente collaborato.
Lo studio è stato richiesto dalla Commissione Employment del Parlamento Europeo in considerazione delle aperture su questi temi da parte della Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen, che ne suo discorso di insediamento ha proposto di perseguire la «via europea» valorizzando tutto il nostro potenziale fatto dai nostri popoli, i nostri talenti e le nostre diversità per creare un’Unione più giusta e più egualitaria. Per muovere in questa direzione ed assicurare l’interconnessione necessaria tra gli obiettivi di mandato la Presidente Von Der Leyen ha chiesto ai Commissari di garantire, in ciascun settore, la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Lo studio ha innanzitutto ricostruito, attraverso un’analisi della letteratura internazionale, le differenti e spesso divergenti definizioni del concetto di sostenibilità sociale andando ad evidenziare le sfide e le lacune da colmare. Ha poi approfondito il tema della misurazione del concetto andando ad identificare i diversi sistemi di indicatori e di indici compositi, per metterne in luce i punti di forza e di criticità. Un’ampia porzione dello studio è poi stata dedicata alla individuazione delle modalità con le quali il concetto è stato implementato nel policy making europeo. Lo studio ha poi anche fornito una panoramica della sua integrazione nella pratica attraverso un approfondimento di progetti, iniziative e programmi realizzati in diversi paesi europei nell’ambito dei quali il concetto è stato sviluppato concretamente.

Leggi: Welforum, 05/05/2020


martedì 5 maggio 2020
A cosa serve il “Contact Tracing” e come si può valutarlo?

Ogni volta che sento usare un termine inglese penso che si voglia parlare di qualcosa di cui non conoscendo bene il contenuto si preferisce definirlo con termini stranieri, anche perché così sembra che sia una cosa molto più seria e tecnologicamente avanzata.
In realtà se lo chiamiamo “tracciatura dei contatti” non cambierebbe assolutamente nulla perché si tratta effettivamente di una modalità di controllo dell’epidemia ottenuta individuando il prima possibile i soggetti infettati e ricostruendo i suoi possibili contatti avuti dopo il contagio.
Se nella cosiddetta fase uno la misura principale, se non addirittura l’unica possibile, era il lockdown (anche qui un termine straniero …), nella fase due diventa essenziale seguire i singoli contagiati per prevenire che loro possano innescare dei nuovi focolai.

Leggi: Welforum, 05/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Il Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani

In questo articolo sul Covid-19 e le strutture residenziali per anziani, il primo di una serie, Franco Pesaresi offre una dimensione di quanto accaduto in Italia e nei paesi europei, analizzando dati di varie fonti.
di Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi, Ancona, e Network Non Autosufficienza)
La mortalità per Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani all’estero
A livello internazionale esistono tre approcci principali per misurare i decessi in relazione a COVID-19:
–    decessi di persone che risultano positivi (prima o dopo la morte);
–    decessi di persone sospettate di avere COVID-19 (basato sui sintomi);
–    decessi in eccesso (confrontando il numero totale di decessi con quelli delle stesse settimane degli anni precedenti).
In presenza di disponibilità di dati assai diverse e di diversi approcci nazionali per la registrazione dei decessi, i confronti internazionali sono difficili ciononostante i dati raccolti da Comas-Herrera et al. (2020) che riassumono i dati più recenti provenienti da diverse fonti ufficiali sono molto indicativi (tabella 1).
Il numero dei morti collegati al Covid-19 nelle strutture per anziani di tutto il mondo è straordinariamente e drammaticamente elevato: il range va dal 19% al 72% di tutti i morti per Covid-19. In Francia, in Belgio, in diverse regioni della Spagna gli anziani morti per covid-19 all’interno delle strutture residenziali costituiscono addirittura la maggioranza di tutti morti (tabella 1).

Leggi: I Luoghi dellla Cura, 04/05/2020


lunedì 4 maggio 2020
Dopo la strage. Come ricostruire il futuro delle Rsa

L’ultima volta che l’ho vista era seduta lì, con le sue amiche, nella saletta con la televisione sempre accesa che nessuno guardava, sorridente come al solito. Stava per arrivare il pranzo: un saluto fugace. Mai mi sarei immaginato che sarebbe stato l’ultimo. Se ne è andata da sola, lontana dai suoi figli, assistita da persone con cui non sono più riuscito a parlare. E come lei, migliaia di altri. La conta è quotidiana. Una tragedia immane, dalle proporzioni inimmaginabili fino a poche settimane fa. Dovuta a una somma di errori imperdonabili, su una base diffusa di impreparazione.
Non solo in Italia
L’International Long term care policy network, una rete di ricercatori promossa dalla London School of Economics sta monitorando il fenomeno dei decessi riferibili a Covid-19 nella case di riposo a livello internazionale. Operazione non semplice: le differenze nella disponibilità dei test e nei diversi approcci alla registrazione dei decessi rendono difficili i confronti. Inoltre, si tratta di dati in continuo aggiornamento, che diventano rapidamente obsoleti.
Mentre per Portogallo e Spagna ci sono solo informazioni riportate dai media, secondo cui i decessi riferibili a Covid-19 sono finora rispettivamente del 33% e del 53% dei decessi totali, dati ufficiali sono invece disponibili per il Belgio, il Canada, la Francia, l’Irlanda e la Norvegia: in questi paesi i decessi riferibili a Covid oscillano tra il 49% e il 64%: si veda qui per approfondimenti. Grandezze vicine a quelle del nostro paese.

Leggi: Welforum, 04/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
E agli anziani chi ci pensa? Servono soluzioni per i più isolati nell’mergenza coronavirus

Avevano una loro routine, i loro contatti, punti di riferimento certi. Da un giorno all’altro, la loro vita è stata sconvolta e alla paura del contagio si sono aggiunti lo smarrimento e poi la solitudine profonda. L’Italia è il secondo Paese più anziano al mondo, ma ogni volta fingiamo di non saperlo.
“Mi faccia pure tutte le domande che vuole, almeno passo un po’ il tempo”. Giorgio Sarto è un volontario della Caritas da circa 20 anni. Per l’Associazione Onos si è sempre occupato di coordinare i servizi di prossimità rivolti agli anziani, in particolare per quelli che abitano a Milano in via Salomone: il quartiere di edilizia popolare delle Case bianche. Accompagnamento alle visite mediche, aiuto nel disbrigo di pratiche, ma anche e soprattutto la creazione di un luogo di aggregazione nelle periferie. Ora è chiuso nel suo appartamento. E come lui, gli oltre 7 milioni di italiani over 75, i più esposti ai rischi che il Covid-19 può comportare. Ed è per questo che fin dall’inizio dell’emergenza il governo ha raccomandato loro di non uscire. Un’arma a doppio taglio, però.
L’Istat rivela che un terzo di loro abita da solo. E nell’isolamento, si sono trovati ancora più isolati. La paura di contrarre il virus, la depressione provocata dalla solitudine e la confusione generata dalla quotidiana pioggia di notizie stanno rendendo molto pesante il lockdown. E la tanto annunciata fase 2 non sembra promettere grandi cambiamenti. Siamo il secondo Paese più anziano al mondo e ogni volta scegliamo di dimenticarcelo.

Leggi: Ogha, 01/05/2020


venerdì 1 maggio 2020
Cosa urge per la protezione dei fragili

Il decreto Cura Italia ha iniziato a dare prime risposte alle tante questioni sociali determinate dal coronavirus, come anche Welforum ha ben documentato. Saranno però l’imminente nuovo decreto del Governo e il successivo iter parlamentare a definire più ampie misure di protezione sociale, oltre a quelle di tutela del reddito dei lavoratori e delle imprese. Qui ci si limita a indicarne solo alcune, tra le diverse urgenti. Alcune di esse potranno già essere accolte nel prossimo decreto, ma ci sarà comunque bisogno di un secondo tempo, per formulare e organizzare altre risposte di medio lungo periodo, necessarie per il rilancio delle politiche famigliari, del terzo settore e del welfare rivolto ai più deboli. Senza pretesa di completezza, si richiamano di seguito alcuni aspetti sui quali in queste ore vi è un intenso dibattito tra le forze politiche e con il Governo e rispetto ai quali sono mi sono impegnato con alcune proposte normative.
Il sostegno alla famiglia, alla genitorialità e ai minori
L’emergenza Covid-19 è intervenuta in un momento in cui il dibattito pubblico e la proposta di legge per riordinare e potenziare le misure di sostegno alla famiglie a alla genitorialità (ne parlò anche Welforum), attraverso l’assegno unico e la dote unica per i figli erano già mature; e la priorità resta la rapida approvazione e finanziamento di questa legge. Allo stesso tempo la situazione attuale ha se possibile reso ancora più urgente una risposta immediata alle esigenze di sostegno delle famiglie, per evitare che la povertà minorile si diffonda ulteriormente (vi sono stime circa la possibilità che un milione di minori in più rispetto a prima sia soggetta a questo rischio). Nel configurare questo intervento, che richiede necessariamente procedure di erogazione più rapide rispetto a quelle da mettere in atto per la riforma effettiva, bisognerà comunque tenere conto di uno degli aspetti previsti nella proposta di legge e cioè di rendere la fruizione del beneficio indipendente dalla situazione professionale dei genitori, risultando quindi, diversamente dalle forme di sostegno oggi esistenti come gli assegni familiari e le detrazioni per i figli a carico, fruibile allo stesso modo da lavoratori dipendenti  e lavoratori autonomi, da persone che hanno un reddito e da incapienti.

Leggi: Welforum, 01/05/2020


giovedì 30 aprile 2020
Ricostruiamo il Paese. Il ruolo del Terzo settore nell’affrontare la crisi sociale

Marco Gargiulo, presidente del Consorzio Nazionale Idee in Rete, è tra i promotori dell’appello Ricostruiamo il Paese. Proposte a corso zero per rafforzare le infrastrutture sociali. In questo articolo ne spiega le ragioni, collocandolo entro un’analisi su come il nostro Paese sta affrontando l’emergenza Covid.
Il 26 aprile il Presidente del Consiglio Conte si è nuovamente rivolto ai cittadini italiani per annunciare i contenuti del dpcm con il quale si dà inizio alla “fase 2” nella gestione dell’emergenza Covid-19. Accanto alle valutazioni sul merito dei provvedimenti adottati, è il caso di far notare un aspetto che attraversa questi due lunghi mesi di pandemia, un aspetto ricorrente, si potrebbe dire quasi una “distrazione culturale” che accompagna i provvedimenti via via adottati.
Tanto il Governo, quanto le istituzioni locali, in tutte queste settimane, si sono concentrati principalmente su due temi: quello della sicurezza sanitaria e, in seconda battuta e in modo ancora confuso e insufficiente, quello della crisi economica.
Il sistema sanitario nazionale, se osserviamo come è stata gestita l’emergenza sanitaria sull’intero territorio nazionale, pur giunto in alcune regioni al limite nella fase più critica della crisi, nel complesso ha retto; si tratta ora di continuare ad affrontare e presidiare in modo efficace l’emergenza sanitaria, cercando di prevederne gli scenari da qui ai prossimi mesi, cosa su cui i poteri pubblici appaiono opportunamente concentrati. Analogamente, il Governo sta cercando di intervenire sugli scenari economici che riguarderanno il nostro tessuto imprenditoriale e occupazionale, lavorando su misure che, pur apparendo a molti inadatte e solo parzialmente efficaci, cercano di prevenirne il tracollo.

Leggi:  Welforum, 30/04/2020


giovedì 30 aprile 2020
Residenze per anziani: il futuro comincia oggi

Dopo aver messo a fuoco i discorsi poco fondati sul dilagare dell’infezione da coronavirus SARS-Cov-2 all’interno di molte residenze per anziani, nel Taccuino precedente, Cristiano Gori e Marco Trabucchi propongono alcune azioni da intraprendere per superare i problemi delle RSA emersi durante l’emergenza.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non Autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non Autosufficienza)
Non siamo ancora fuori della crisi delle residenze per anziani. La situazione del Piemonte e quelle, ben note, di Veneto, Lombardia ed Emilia non ci permettono di nutrire alcun ottimismo. Le drammatiche difficoltà del presente non possono però farci dimenticare i problemi del futuro di questo settore, rilevante perno dell’assistenza agli anziani. Attenzione, però. Il futuro non è un tempo astratto davanti a noi: la sua costruzione comincia oggi. Proponiamo, dunque, alcune osservazioni sulle azioni da intraprendere a breve.
Un’analisi critica degli eventi
E’ necessario evitare che la crisi che ha fatto tanto soffrire le nostre comunità diventi strutturale senza che vi sia stato un minimo di analisi critica e di elaborazione degli eventi. In questi giorni abbiamo assistito a molti dibattiti sull’assistenza in ospedale e nel territorio. Non è, invece, stato dedicato un ugual interesse a strutture che – solo nelle regioni sopraindicate – assistono oltre 150.000 ospiti, coinvolgendo altrettanti o più operatori e un grande numero di famigliari. O, più precisamente, l’interesse si è fermato alle inchieste giornalistiche, spesso interessate alla sola demonizzazione del settore.

Leggi: I Luoghi della Cura, 30/04/2020


mercoledì 29 marzo 2020
Covid-19. Le unità speciali di continuità assistenziali (Usca)

Tutto il mondo era impreparato di fronte all’emergenza Covid-19. Anche l’Italia. La prima risposta al Covid-19 è stata quasi esclusivamente ospedaliera. L’importanza dell’intervento sanitario territoriale è stato sottovalutato e questo è stato un grave errore.
Il D.L. 14/2020 – L’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)
Dopo due settimane dai primi casi italiani sono venute dal Governo le prime indicazioni dedicate all’attivazione del territorio con il D.L. 14 del 9/3/2020.
L’art. 8 del D. L. 14/2020 ha previsto l’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) in tutte le regioni entro il 20 marzo 2020.
Tutte le regioni devono istituire presso una sede di continuità assistenziale già esistente una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19 che on necessitano di ricovero ospedaliero. L’unità speciale è costituita da un numero di medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta. Possono far parte dell’unità speciale: i  medici titolari  o  supplenti  di continuità assistenziale; i  medici  che  frequentano  il  corso  di formazione specifica  in  medicina  generale;  in  via  residuale,  i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti  all’ordine  di competenza. L’unità speciale è attiva sette giorni su sette,  dalle ore 8.00 alle  ore  20.00,  e  ai  medici  per  le  attività  svolte nell’ambito della stessa è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora. I medici dell’unità speciale per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di ricettario del Servizio sanitario nazionale, di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure già all’uopo prescritte.

Leggi: Welforum, 29/04/2020


SEGNALAZIONI:

martedì 28 aprile 2020
ABCcare uno spazio on line con consigli, testimonianze e strumenti per la cura del familiare anziano

Negli ultimi dieci anni la ricerca di Asphi, nel campo della tecnologia per la disabilità, è stata indirizzata anche verso i bisogni degli anziani fragili o non autosufficienti, con uno sguardo attento ai familiari, ai caregiver e agli operatori specializzati, con questi obiettivi:
porre l’accento sulla valorizzazione delle potenzialità piuttosto che sulle limitazioni della persona
indagare il possibile ruolo delle tecnologie digitali nel mantenimento delle autonomie e del benessere psicofisico
fornire nuove competenze ai professionisti che si occupano dell’età anziana
Il portale ABCcare nasce da questa esperienza,si rivolge in particolare ad imprese, enti e al mondo socio-sanitario offrendo vari contenuti informativi sulle difficoltà tipiche dell’età anziana, fra cui:

Leggi: Asphi, 28/04/2020


La strage degli anziani nelle RSA, la disfatta di un Paese

Enzo Costa, presidente nazionale Auser
È bastata una grave epidemia virale per sconvolgere il mondo in pochissimi mesi, sono saltate tutte le certezze di un’economia basata sulle leggi di mercato e sui consumi, è andata in crisi la finanza creativa, i grandi poli industriali e le grandi concentrazioni urbane si sono fermati, sono cambiate le abitudini delle popolazioni, è accaduto quello che nessuno aveva mai ipotizzato che potesse accadere.
Il pianeta si è fatto trovare impreparato a reagire a questo attacco virale, il risultato è catastrofico sono morte centinaia di migliaia di persone, i luoghi di cura come gli ospedali e le RSA sono diventati luoghi di contagio, sono mancati gli strumenti minimi essenziali di protezione individuale, la ricerca affanna nel trovare cure e farmaci di prevenzione, a distanza di quattro mesi dall’inizio dell’epidemia non siamo in grado di poter dire, con buona approssimazione, quando finirà, quando tornerà la normalità, anche se tutti siamo consapevoli che niente tornerà come prima.
Quella che stiamo vivendo è una crisi che ci siamo meritata, per troppi anni abbiamo percorso strade che avevano come unico obbiettivo l’arricchimento individuale a discapito dell’ambiente, delle tante persone che soffrono, della povertà che continuava ad avanzare, delle genti che scappano dalle guerre e dalla fame.
Abbiamo passato anni ad erigere muri, a chiudere porti a costruire climi di paure e fobie rivolte verso altri essere umani per poi accorgerci che il problema eravamo noi, era la nostra così detta “modernità”.

Leggi: Auser


Fase 2, Pedretti: non solo lavoratori. Pensare anche ad anziani, ragazzi e bambini

“È un bene che si sia lavorato con i Sindacati alla definizione di un protocollo per mettere in sicurezza i lavoratori e per permettere alle aziende di ripartire.
Nel piano del governo ci sono però ancora delle grandi mancanze”. Lo scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti sul suo profilo Facebook.
“Non si parla – continua Pedretti – di come riaprire il paese alla generalità dei cittadini, che non sono solo ed esclusivamente lavoratori. Penso in primis agli anziani ma anche ai giovani e ai bambini.
Non c’è traccia di misure che riorganizzino i servizi socio-sanitari sul territorio aprendo così ad una molteplicità di problemi che in realtà andrebbero affrontati con urgenza”.
“Servono – conclude il Segretario generale dello Spi-Cgil – idee chiare, servono risorse e serve soprattutto un confronto vero. Per ora non vediamo nulla di tutto questo ed è molto preoccupante”.

Leggi: Spi-Cgil


NEWS:

lunedì 27 aprile 2020
Coronavirus/Anziani e terapie intensive, coinvolgere i geriatri nelle scelte strategiche

In piena pandemia da coronavirus, e in tempi in cui gli anziani sono percepiti come un peso crescente per il sistema sanitario, la notizia di una donazione a beneficio del reparto di Geriatria dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia infonde speranza verso il futuro e stimola profonde riflessioni, anche alla luce del recente dibattito innescato dalla diffusione di un documento “riservato” della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) sui criteri di selezione dei pazienti bisognosi di terapia intensiva quando il loro numero superi quello dei posti letto disponibili. Area di riflessione che da una parte è trasversale a tutta la medicina nella sua interezza (e quindi non di appannaggio di singole aree specialistiche), e dall’altra è meritevole – anziché di un tardivo “grido di dolore”, come in proposito ebbe a dire Filippo Anelli, presidente FNOMCeO – di più tempestive azioni di denuncia e battaglie di stimolo dirette alle istituzioni, davanti al progressivo calo di risorse della sanità nel nostro Paese.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Abbiamo chiesto servizi, ma anche sostegni economici e pensioni a 600 euro

«Dal prossimo Decreto Legge – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH – ci aspettiamo non solo chiarezza e velocità di applicazione su congedi, permessi e flessibilità lavorativa, ma anche un intervento articolato, solido e strutturale a sostegno dell’emergenza che tante famiglie, tante persone con disabilità, tanti caregiver stanno attendendo. Abbiamo chiesto, infatti, non solo servizi, ma anche, vista la straordinarietà della situazione, indispensabili sostegni di natura economica, ad iniziare dall’innalzamento delle pensioni e degli assegni per invalidità civile a 600 euro»
Loghi di tutte le forme di disabilità, su sfondi colorati«Alle numerose richieste pervenute ai nostri sportelli e alle nostre Associazioni federate – dichiara in una nota Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commentando il Decreto del Presidente del Consiglio sulla cosiddetta “fase 2”, presentato ieri sera, 26 aprile, da Giuseppe Conte – rispondiamo che questo Decreto non contiene ancora quelle misure a sostegno delle famiglie che pure il Presidente del Consiglio ha preannunciato. Il primo atto, quindi, in cui ci si può attendere un’azione decisa a sostegno delle famiglie sarà notoriamente il Decreto Legge che il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità approverà prima della fine del mese. Congedi, permessi, bonus e sostegni per i mesi a venire saranno quindi definiti in quell’atteso Decreto Legge».

Leggi: Superando, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Immobiliare, affitti di case e negozi in crisi in attesa degli aiuti del Governo

L’impatto sul mercato, abitativo e non, sarà pesante: servono interventi sostanziosi. I proprietari e gli inquilini degli oltre sei milioni di unità locate misurano i danni
Proprietari e inquilini di oltre 6 milioni di immobili affittati misurano i primi danni della crisi e aspettano le prossime mosse del Governo. Dopo il tax credit di marzo – limitato ai negozi in categoria catastale C/1 – bisogna ricomporre il puzzle degli annunci, dal titolare dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al sottosegretario al Mef, Maria Cecilia Guerra. Si va verso un’estensione degli aiuti agli autonomi e agli immobili diversi dai negozi, con una dote «sostanziosa» di 2 miliardi destinata anche alla bollette. Gli affitti commerciali sono i primi a soffrire, e in molti casi continueranno a farlo anche durante la fase-2. «Ci sarà certamente una capacità reddituale più contenuta da parte degli inquilini, cui si aggiungono fenomeni come morosità e richieste di rimodulazione del canone», osserva Luca Dondi, direttore generale di Nomisma. Una situazione aggravata dal fatto che in Italia oltre il 50% del mercato è in mano alle persone fisiche: 810mila negozi e 171mila uffici, che per molte famiglie costituiscono una componente reddituale significativa. Commenta Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «Ci sono grandi marchi che fin da inizio marzo hanno smesso di pagare, inviando ai locatori lettere inaccettabili in cui dichiarano di ritenere non dovuto il canone; mentre molti piccoli esercenti hanno cercato il dialogo e un accordo».  Confedilizia chiede da mesi il ripristino della cedolare secca sulle nuove locazioni dei negozi e l’estensione ai contratti già in essere. Ogni anno, in effetti, vengono stipulati circa 360mila nuovi contratti per immobili non abitativi, di cui però i negozi sono solo una parte.

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore. 27/04/2020


sabato 25 aprile 2020
Anziani isolati? Incostituzionale

Potrà il Vescovo di Roma raggiungere la sua cattedrale (San Giovanni in Laterano), passando necessariamente in territorio italiano? Dipende. Se, come emerge da un ‘ intervista su Repub blica del ministro Boccia, dovesse esser vietato agli ultrasettantenni uscire di casa, e se tal misura si applicherà anche ai cittadini stranieri, niente da fare per papa Francesco: confinato. Difficoltà in vista anche per il Presidente Mattarella, che dovrà rinunciare, che so, a portare una corona all ‘ A lt ar e della Patria il 2 giugno pur di non infrangere una qualche neo-norma. Non c ‘ è su questo tema, a quel che pare, nessuna bozza di legge o di decreto, ma tutti ne parlano. Si apprestano intanto raccolte di firme fra ultra-settantenni in gran forma, che rivendicano (giustamente) la propria libertà di movimento. Sull ‘ argomento hanno scritto il giurista Vladimiro Zagrebelsky sulla Stampa del 14 aprile e il sociologo Antonio Schizzerotto sul Corriere del Trentino del 16 aprile, e vi ha dedicato una trasmissione radiofonica Tutta la città ne parla (fra gli altri, il geriatra Alberto Cestèr e Sabino Cassese). E non è finita, non finirà certo qui. DUE O TRE COSE da dire in merito forse ci sarebbero. Primo: la Costituzione (art. 16) non dice solo che ” ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazio nale “. Aggiunge che qualsiasi limitazione, anche ” per motivi di sanità ” può esser fatta solo ” in via generale “, e dunque non può colpire una fascia di età, un ‘ inclina zione sessuale, una religione, un ‘ etnia d ‘ origine.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 25/04/2020


sabato 25 aprile 2020
Affitto, per il Sunia misure solo parziali nella conversione del Dl “Cura Italia”

Misure importanti ma insufficienti: così il Sunia (sindacato inquilini) giudica la conversione in legge del Dl 18/2020. Il provvedimento contiene due ulteriori novità introdotte nel testo del maxi emendamento approvato dal Senato: un prolungamento della sospensione degli sfratti sino al 1 settembre 2020, nel testo originario era previsto il 30 giugno, inoltre con due emendamenti all’articolo 65 sono adottate modalità più rapide per la ripartizione delle risorse del fondo di sostegno all’affitto per il 2020 (60 milioni) e per la morosità incolpevole 2020 (9,5 milioni) con un intervento diretto dei Comuni nella gestione unificata delle risorse. Ma per il Sunia le misure non sono sufficienti.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 25/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Una proposta concreta per la ripresa post coronavirus

In Italia vi sono 8 milioni di immobili che compongono un milione di edifici condominiali, in cui vivono 11 milioni di famiglie pari al 60% degli italiani. Dopo il coronavirus, che speriamo a breve venga debellato, avremo conseguenze economiche pesanti: centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti, autonomi, imprese e professionisti, potrebbero restare senza lavoro.
Neanche le pensioni resteranno immuni se la produzione e l’attività economica non ripartono, le pensioni, infatti, vengono pagate con i contributi versati da coloro che lavorano.
Il post emergenza
La crisi sarà devastante se non si corre velocemente ai ripari, cercando di limitare i danni. Moltissima gente rischia di sprofondare nella miseria. La sopravvivenza all’epidemia è la priorità, ma non è sufficiente: senza produzione di beni e servizi la vita sarà compromessa, i sostegni economici, se non bene impiegati, verranno erosi facilmente già nel breve periodo.
Dobbiamo fare qualcosa e ciascuno di noi dovrà cercare di proporre delle soluzioni realistiche per i settori di sua competenza. Senza lavoro non c’è produzione, senza domanda non c’è offerta e senza entrambi, in carenza di accumulazione di capitali e di produzione di ricchezza e di beni, ci si avvia verso un triste declino di stagnazione.

Leggi: Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Decreto 18 “Cura Italia” convertito in legge: misure importanti ma parziali. É urgentissimo intervenire sulle gravi difficoltà degli inquilini a pagare gli affitti

Con la conversione in legge del Decreto 18 “Cura Italia” la Camera oggi ha approvato un provvedimento che recepisce il testo approvato dal Senato con alcune modifiche.
Sulle problematiche abitative il provvedimento contiene due ulteriori novità introdotte nel testo del maxi emendamento approvato dal Senato: un prolungamento della sospensione degli sfratti sino al 1 settembre 2020, nel testo originario era previsto il 30 giugno, inoltre con due emendamenti all’articolo 65 sono adottate modalità più rapide per la ripartizione delle risorse del fondo di sostegno all’affitto per il 2020 (60 milioni) e per la morosità incolpevole 2020 (9,5 milioni) con un intervento diretto dei Comuni nella gestione unificata delle risorse.
Ovviamente queste misure, unitamente all’intervento sui mutui e alla detrazione dei canoni delle locazioni commerciali da parte del conduttore, sono importanti ma parziali e non affrontano i nodi complessi degli effetti della crisi sugli inquilini, sui lavoratori e sugli studenti fuori sede, con le perdite improvvise di redditi, che rendono impossibile per molti il pagamento dell’affitto in questi mesi.

Leggi: Sunia, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Sette errori gravi con le Rsa ma il sistema era già in crisi E in Europa è andata peggio»

La ricerca Bocconi: investimenti e operatori, molto da rivedere
«In Italia come nel resto d’Europa il problema è simile: durante l’esplosione della pandemia le case di riposo non sono state considerate tra le priorità di intervento delle politiche pubbliche. Il tutto è avvenuto in un settore già fortemente in crisi». Elisabetta Notarnicola, insieme con Andrea Rotolo, docenti del Cergas Bocconi, stanno svolgendo un’analisi su cosa non ha funzionato nelle residenze sanitarie assistenziali, le ormai note Rsa. Qui secondo l’Oms si conta quasi un decesso su due dei morti totali da coronavirus. Nessuno si è preoccupato di proteggerle, come dimostrato dalle inchieste del Corriere delle ultime settimane, prima che diventassero cimiteri.
Cos’ha travolto le Rsa portando a un dramma umano e sociale?
« Le case di riposo, che non hanno tra il proprio personale le stesse professionalità specialistiche degli ospedali, si sono trasformate nei fatti in piccoli reparti Covid-19, senza possibilità di organizzare un’assistenza sanitaria adeguata.Il Cergas Bocconi ha avviato una ricerca orientata a raccogliere elementi sulle principali difficoltà registrate dalle case di riposo durante l’emergenza coronavirus. Da un primo round di raccolta di testimonianze emergono sette aree di criticità».

Leggi: Corriere della Sera, 24/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Covid-19 e ascensore: l’amministratore detta le regole sull’uso sicuro

L’uso va limitato a due persone se in presenza di grandi macchinari che consentano la distanza legale o uso singolo in caso di dimensioni limitate
La grave crisi sanitaria dovuta al Covid 19 e la conseguente decretazione governativa e regionale hanno riproposto maggiormente all’attenzione degli condomini e dei terzi l’uso e la considerazione delle parti e degli spazi comuni condominiali. In tale contesto si è mossa anche la normativa regionale e, in particolar modo, l’ordinanza della Regione Lombardia n. 528 dell’11 aprile 2020 ha sancito il divieto degli assembramenti di più di due persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico come la Corte di cassazione civile, con la sentenza n. 28853 del 15 luglio 2009, conformandosi ad un orientamento ormai consolidato, ha ribadito che le parti comuni di uno stabile condominiale debbono essere considerate luogo aperto al pubblico; in particolare, è parte comune condominiale l’ascensore; essa costituisce parte comune dell’edificio tanto che l’art. 1117 n. 3 del Codice Civile annovera espressamente detto impianto fra i beni e i servizi che si presumono comuni a tutti i condomini, salvo risulti diversamente dal titolo.

Leggi:  Quotidiano Condominio, Il Sole 24 Ore, 23/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Lasciare a casa gli anziani è discriminatorio

“Lasciare a casa gli anziani e distinguere la riapertura del paese per fasce d’età è discriminatorio. Non sono dei semplici numeri ma uomini e donne in carne ed ossa con esigenze fisiche, psicologiche e sociali come tutti gli altri.
Il governo non può pensare di procedere in questa direzione senza peraltro confrontarsi con sindacati e associazioni del volontariato che rappresentano milioni di anziani”.
Lo dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti che nei giorni scorsi aveva richiesto al governo insieme agli altri sindacati dei pensionati di essere coinvolti nell’organizzazione e nella gestione della Fase 2.
“Servono – continua Pedretti – protezioni, tamponi e test sierologici a tappeto. Ci vuole giudizio, attenzione al tessuto sociale e comprensione della complessità della nostra società. Bisogna mettere in sicurezza il paese per permettere a tutti indiscriminatamente dalla propria età di riprendere progressivamente la propria vita. Non si può davvero governare così questa situazione”.

Leggi: Spi-Cgil, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Non si possono lasciare a casa gli anziani. Le loro testimonianze

Pochi giorni fa il sindacato dei pensionati della Cgil aveva lanciato l’allarme: con l’inizio della Fase 2 non si potranno lasciare gli anziani chiusi in casa per un tempo più prolungato degli altri. Oggi ritorna sul tema il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti dalla sua pagina Facebook: “Lasciare a casa gli anziani e distinguere la riapertura del paese per fasce d’età è discriminatorio. Non sono dei semplici numeri ma uomini e donne in carne ed ossa con esigenze fisiche, psicologiche e sociali come tutti gli altri”.
Lo Spi Cgil, insieme agli altri sindacati dei pensionati di Cisl e Uil e alle associazioni di volontariato Auser, Anteas e Ada, pochi giorni fa avevano lanciato un appello al governo sottolineando proprio il pericolo insito nella possibilità di chiedere agli anziani di restare a casa ancora per altri mesi. Se così fosse, si metterebbe a repentaglio la salute di tante persone che hanno bisogno di cure, controlli medici e di una vita sociale, seppur entro le regole previste dall’emergenza.
Vero, non si parla di numeri, ma di persone in carne ed ossa. Marcella vive da sola a Roma, ha quasi novant’anni. Esce un paio di volte a settimana per piccoli acquisti sotto casa e per comprare il giornale. “Sono stufa di vivere così, non vedo mai nessuno, mi sento sola. Ora viviamo in un’altra dimensione e ho anche perso il senso del tempo. Mi sento inchiodata come la farfalla nella teca”.

Leggi: Liberetà, 22/04/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 27 aprile 2020
Il lato opaco delle Residenze per anziani

“Non doveva accadere”. Non usa mezzi termini, Alessandra Romano, segretaria generale dello Spi Cgil Roma e Lazio, per denunciare insieme ai colleghi di Fnp e Uilp pensionati, i ritardi con cui l’Unità regionale di crisi ha inviato lettere ai Prefetti, ai Direttori generali delle Asl, a tutti i sindaci della regione per iniziare un monitoraggio nelle strutture per anziani e capire cosa stesse accadendo nelle Rsa e Case di Riposo, circa 600 in tutto, con 12 mila posto letto.
Solo dopo le denunce e le richieste pressanti delle tre organizzazioni sindacali, i controlli, stavolta a tappeto, sono stati finalmente avviati. L’ultimo bollettino parla di 534 strutture controllate.
Il prezzo però, è inaccettabile: 174 persone decedute nelle Rsa, senza contare i tanti ospiti e gli operatori contagiati. Per la Romano, nulla è avvenuto per fatalità.
“Abbiamo denunciato all’assessore alla Sanità del Lazio D’Amato lo stato di criticità in cui versavano le strutture residenziali. I controlli effettuati hanno aperto lo scenario sul mancato rispetto dei criteri per cui queste strutture hanno ottenuto l’accreditamento, sugli organici ridotti al minimo e spesso sottoinquadrati. Lavoratrici e lavoratori privati di diritti e del riconoscimento delle professionalità. Ci sono casi in cui il responsabile della direzione della struttura non aveva neanche i requisiti per svolgere la sua funzione. Tutto questo è anche frutto della trasformazione, con la privatizzazione, delle Rsa e delle Case di riposo in un grande business per piccoli e grandi potentati. Se a questo si aggiungono un numero di controlli né sufficienti né sistematici, si capisce perché alla prima tempesta il castello sia crollato”.

Leggi: Liberetà, 27/04/2020


lunedì 27 aprile 2020
Rinviare il nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia

Numerose organizzazioni della Lombardia, impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, hanno chiesto alla propria Regione di rinviare l’avvio del nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza alla fine dell’emergenza coronavirus, per non creare ulteriori fonti di stress a numerose persone e famiglie coinvolte. Inoltre, il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione LEDHA ha rilevato alcuni aspetti problematici sotto il profilo della legittimità, in due recenti Deliberazioni sul medesimo tema, prodotte dalla Giunta Regionale Lombarda
Numerose organizzazioni della Lombardia, impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità (se ne legga in calce l’elenco completo), hanno chiesto alla propria Regione di rinviare l’avvio del nuovo Piano Regionale per la Non Autosufficienza, tramite una lettera inviata a Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche Sociali, Abitative e Disabilità, oltreché al direttore generale del settore, Giovanni Daverio.

Leggi: Superando, 27/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Bologna. Le associazioni dei proprietari e degli inquilini di Bologna e provincia chiedono un incontro urgente per affrontare il gravissimo disagio conseguente alla crisi economica e sociale derivante dalla pandemia

Il 23 aprile le associazioni della proprietà immobiliare e degli inquilini di Bologna e provincia hanno redatto un documento unitario con il quale hanno chiesto un incontro urgente alla Città Metropolitana per affrontare il gravissimo disagio conseguente alla crisi economica e sociale derivante dalla pandemia in corso che vede locatori e conduttori in estrema difficoltà.
In particolare le Associazioni hanno chiesto l’adozione di provvedimenti di sostegno al settore delle locazioni commerciali ed abitative:
–    l’immediato spostamento delle scadenze IMU e TARI al mese di dicembre;
–    la una riduzione dell’IMU ai proprietari che accettano di rinegoziare i contratti, sia per gli usi diversi che per uso abitativo, per studenti fuori sede e lavoratori in difficoltà;
–    un sostegno a chi deciderà di passare dai contratti liberi a quelli concordati da estendere alla locazione breve e o turistica ai B&B.

Leggi: Sunia, 24/04/2020


venerdì 24 aprile 2020
Toscana, un numero verde per la spesa agli over 70

Servizio spesa e consegna a domicilio a sostegno di cittadini con oltre 70 anni in condizioni di fragilità grazie a un protocollo di intesa siglato oggi, 24 aprile, tra Regione Toscana, Anci e organizzazioni sindacali di categoria, in collaborazione con le associazioni di volontariato
Servizio spesa e consegna a domicilio a sostegno di cittadini con oltre 70 anni in condizioni di fragilità grazie a un protocollo di intesa siglato oggi, 24 aprile, tra Regione Toscana, Anci e organizzazioni sindacali di categoria, in collaborazione con le associazioni di volontariato. Il progetto, che prevede l’attivazione del numero unico regionale 800 117 744, riguarda esclusivamente il servizio di spesa e consegna a domicilio dei beni di prima necessità (alimenti, igiene personale e della casa, farmaci) alle persone anziane che, in seguito alle attuali misure restrittive dovute al Coronavirus, non possono uscire dalla propria abitazione e che, a causa delle precarie condizioni di salute e di autonomia, non possono provvedere autonomamente alla spesa e non possono contare su aiuti familiari. Il progetto si estende, inoltre, alle persone con grave disabilità e con patologie croniche ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita. Il servizio, operativo da lunedì prossimo 27 aprile, sarà effettuato per tutta la durata del periodo emergenziale Covid-19.

Leggi: Redattore Sociale, 24/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Il Comune di Milano in prima linea nel contrasto all’emergenza

Si ringraziano per le informazioni e le riflessioni fornite, Daniela Attardo e Alessandro Cassuto del Comune di Milano.
Il Comune di Milano è stato letteralmente travolto dall’emergenza Covid-19.
Tutti gli sforzi si sono concentrati sulle attività che, nell’attuale momento, rivestono carattere di priorità ed urgenza, con particolare riguardo ai più fragili. I servizi non essenziali sono stati rimandati o riconvertiti. Questa la linea data dall’amministrazione in queste concitate settimane, che vedono il servizio sociale in prima linea a fianco dei sanitari e della Protezione Civile.
Ma andiamo per ordine, seguendo l’articolazione proposta dalla Circolare n. 1 del 27.3 a cura del MLPS, che dà alcune indicazioni ai servizi, pur lasciando ampio margine di discrezionalità ai territori anche in considerazione dei differenti bisogni e interventi da garantire.

Leggi: Welforum, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Rsa: Torino, Alessandria e le cifre che non tornano dal Piemonte

Mentre ad Alessandria un pool di magistrati indaga sulle troppe morti sospette nelle case di riposo e a Torino esplodono nuovi casi ogni giorno (ultimo in ordine di tempo quello della Rsa Carlo Alberto), l’autentico balletto delle cifre che è andato in scena alla fine della settimana scorsa sul numero dei decessi nelle Rsa, sta lì a testimoniare che in Piemonte la situazione nelle strutture residenziali per anziani è tutt’altro che sotto controllo.
Sotto accusa finisce un rapporto della Regione che riassumeva l’andamento dei decessi totali nei primi tre mesi dell’anno confrontandoli con quelli dello scorso anno, e che un’indagine indipendente dello Spi Cgil ha smentito su tutta la linea. Alla fine il rapporto è stato accantonato.
I fatti li spiega Graziella Rogolino, segretaria regionale con delega alla Sanità e alle
Politiche sociali dello Spi-Cgil. “La Regione ha conteggiato i decessi avvenuti nelle Rsa nel trimestre gennaio-marzo, spalmando su tre mesi i numeri che sono concentrati in realtà in modo prevalente a marzo. In tutte le Asl della regione il numero dei deceduti sarebbe passato così dal 2471 del 2019 ai 2882 di quest’anno, e tra questi soli 252 casi per Covid 19 dichiarati. Nelle Rsa di Torino si sarebbe passati da 322 a 351 e i casi accertati di coronavirus sarebbero appena 4”.

Leggi: Liberetà, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Anziani e disabili, l’Emilia Romagna rilancia il sistema integrato dei servizi

Cooperative sociali soddisfatte dell’incontro avuto ieri con la Regione. Condivise 5 nuove azioni. “Le cooperative sociali gestiscono quasi il 70% dei posti accreditati in Regione. Parliamo di circa 500 servizi accreditati frequentati da 23 mila persone nelle residenze e 4.500 nei centri diurni, con altri 18.200 utenti fragili che vengono seguiti con assistenza domiciliare”
“La Regione Emilia-Romagna ha confermato la validità del sistema integrato di welfare, riconoscendo alla cooperazione sociale un ruolo fondamentale nella co-progettazione e nella gestione di servizi alla persona, a partire da quelli per anziani e disabili”. E’ quanto segnalano in una nota le centrali cooperative riunite nell’Alleanza Cooperative Sociali Emilia-Romagna, dopo l’incontro di ieri con la vicepresidente della Regione Elly Schlein e l’assessore alla Sanità Raffaele Donini.

Leggi: Redattore Sociale, 23/04/2020


giovedì 23 aprile 2020
Coronavirus, tutti gli errori nelle direttive alle Rsa: zero tamponi, zero mascherine. «E i parenti potevano entrare»

Le Rsa sono diventate un’autostrada del coronavirus già due settimane prima della delibera della Lombardia che chiedeva di ospitare i pazienti usciti dagli ospedali. Tutti gli errori, dalle mascherine assenti agli ambulatori aperti
di Armando Di Landro, Simona Ravizza, Gianni Santucci
Venti giorni di visite dei parenti mentre l’epidemia dilaga. Incontri senza mascherine: moltiplicatori del contagio. E poi, ambulatori aperti, sempre senza protezioni. Infine, i tamponi sospesi dal 10 marzo, quando febbri e polmoniti ormai devastano gli anziani. Il Covid-19 dilaga nelle case di riposo mentre le autorità ragionano sul rafforzamento delle terapie intensive degli ospedali e sulle chiusure di scuole, bar, negozi: senza occuparsi di blindare i luoghi più a rischio. L’obiettivo torna sulle Rsa solo quando diventano dei cimiteri.
A due mesi dalla scoperta del primo caso di coronavirus in Italia, incrociando decine di documenti pubblici e riservati, e centinaia di testimonianze, il Corriere può dare chiara evidenza del fatto che per proteggere gli anziani andava alzato un muro di protezione intorno alle case di riposo. Andava fatto subito. Perché (quasi) tutto è accaduto nelle prime due settimane: dopo, c’è stato solo da contare le salme.

Leggi: Corriere della Sera, 23/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Perché chiediamo una profonda revisione del Piano Socio Sanitario Lombardo

«La situazione che stiamo vivendo – scrive Alessandro Manfredi, presidente della Federazione LEDHA – ci deve portare a riconsiderare profondamente i contenuti del Piano Socio Sanitario Regionale della Lombardia. Riteniamo infatti necessario un profondo cambiamento del sistema di welfare sociale regionale per la disabilità, basato sulla necessità di riconoscere il diritto universale alla presa in carico della persona con disabilità e al suo accesso a un processo di valutazione multidimensionale orientato alla progettazione individuale per la vita indipendente»
La situazione che stiamo vivendo ci deve portare a riconsiderare profondamente i contenuti del Piano Socio Sanitario Regionale della Lombardia.
Questo strumento era da noi già considerato un documento debole, almeno per le parti che ci riguardano. Alla disabilità e alla non autosufficienza è stato dedicato un capitolo di due pagine e mezza. Il punto dirimente, e su cui si dovrebbe impostare una nuova progettualità sulla disabilità, è che fino ad oggi non si è dato seguito alle nostre richieste di un sistema di welfare maggiormente basato sulla presa in carico e sulla progettazione personalizzata, senza riuscire a mettere in pratica e a attuare questi princìpi.

Leggi: Superando, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Sicilia: anche un esperto di disabilità per gestire la “fase 2”

«Il gruppo di lavoro chiamato a programmare la cosiddetta “fase 2” nella Regione Siciliana deve essere integrato da un componente esperto di disabilità, che conosca molto bene le diversificate necessità delle persone con disabilità»: lo ha scritto l’Ufficio Nazionale del Garante delle Persone con Disabilità, in una lettera inviata ai referenti istituzionali della propria Regione e anche all’Autorità Regionale del Garante in Sicilia, ribadendo quanto sottolineato da varie Associazioni, ovvero che durante l’attuale emergenza le persone con disabilità sono divenute ancora più “invisibili”
Mappa della Sicilia con loghi della disabilità«La “compressione” dei diritti delle persone con disabilità, già registrata nella prima fase dell’emergenza, non può proseguire con la stessa intensità e ogni azione del Governo deve, per forza di cose, tenere presente le specifiche esigenze, di diverso tipo delle stesse persone con disabilità. Questo Ufficio è, quindi, del parere che il gruppo di lavoro chiamato a programmare la cosiddetta “fase 2” nella Regione Siciliana, debba essere integrato da un componente esperto di disabilità, che conosca molto bene le diversificate necessità delle persone con disabilità nel territorio siciliano, avendo riguardo ai corrispondenti modelli specifici di approccio e alla complessità degli interventi in loro favore».

Leggi: Superando, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Nelle Rsa della Liguria, tra ritardi ed errori di gestione

Più di trecento morti, un terzo dei decessi totali, sono avvenuti nelle strutture residenziali extra ospedaliere, Residenze assistite, Case di riposo e simili
Anche la Liguria, regione con i capelli bianchi per eccellenza, il Covid 19 ha colpito duramente. E lo ha fatto in un momento molto particolare nelle politiche regionali della sanità. Il tentativo della giunta guidata da Giovanni Toti – per ora fortunatamente congelato – era quello di avviare una transizione dalla gestione pubblica della sanità ad un modello più simile a quello lombardo con una spiccata preminenza del privato. L’epidemia è arrivata però come una bomba. Nella fase di emergenza legata alla diffusione del virus il tasso di mortalità ha superato il 14,22 percento dei positivi. La Liguria si è guadagnata così il secondo posto nelle classifiche nazionali subito dopo la Lombardia. Ma il primato ligure non riguarda solo il numero dei contagi e la percentuale di anziani sul totale della popolazione. Un altro brutto primato riguarda la collocazione fisica delle morti da coronavirus. Un terzo dei decessi (in tutto sono stati quasi mille) è, infatti avvenuto nelle strutture residenziali extra ospedaliere, Residenze assistite, Case di riposo e simili. Più di trecento morti.

Leggi: Rassegna Sindacale, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
Anziani e coronavirus: “Co-housing e assistenza domiciliare, ripensare modello”

Appello al comune sostenuto da 23 associazioni. L’amministrazione da oggi apre un tavolo on-line di confronto su welfare di cura e di sviluppo
Maggiori controlli dentro le case-comunità dedicate alle persone anziane, che devono essere protette, nelle misure previste dall’emergenza socio-sanitaria, con l’istituzione di una task-force, contatti con i familiari, anche telematici con aiuto del personale, e promozioni di co-housing e assistenza domiciliare. Sono alcune delle proposte che emergono dall’appello sottoscritto da 23 associazioni palermitane, impegnate a vario livello sul tema. Dopo la ricezione dell’appello, l’amministrazione comunale ha attivato un tavolo di confronto on-line sul welfare di cura e di sviluppo tra assessore alla cittadinanza sociale, funzionari e parti sociali. Il primo incontro è avvenuto oggi.

Leggi: Redattore Sociale, 22/04/2020


mercoledì 22 aprile 2020
È strage di anziani pure in Lunigiana però Rossi se la prende con il «Tg2»

Il governatore toscano accusa la testata Rai che ha riferito di contagi e vittime tra nonni e personale, su cui la Regione scarica le colpe. I cluster sono estesi al Fiorentino ed è caos sui Dpi distribuiti nei supermercati
La prova che in alcune Regioni sulla strage di nonni nelle Rsa ci sia un nervo scoperto ieri l’ha fornita il governatore toscano, Enrico Rossi: ha sbroccato dopo gli otto servizi che il telegiornale di Rai 2 ha trasmesso raccontando i 168 decessi nelle strutture, sui quali hanno aperto fascicoli d’indagine le Procure di Firenze, Prato, Pistoia e Lucca. E ha accusato il Tg 2 di troppa attenzione. Era impensabile però riuscire a mettere sotto il tappeto tutta quella polvere. Soprattutto in Lunigiana, un’area geografica che confina con la Liguria. Qui alcune Rsa si sono trasformate in un film dell’orrore il cui bilancio, stando all’ultima rilevazione fatta dall’Asl Toscana Nord Ovest, conta 302 ospiti e 109 operatori contagiati e 63 decessi. L’incidenza della mortalità, in proporzione, è ai livelli lombardi. I focolai, drammatici: la Rsa Galli Bonaventuri con 12 morti e la Cabrini con quattro a Pontremoli; Villa Angela a Bagnone con 30 contagiati e una decina di vittime. E ancora: la Regina Elena di Carrara, che è di proprietà comunale, con 18 dei 19 ospiti più cinque operatori contagiati e un morto e la Sempre verde di Massa con 54 contagiati. In 13 strutture residenziali la Asl, dopo aver effettuato i controlli, è subentrata nella gestione diretta del servizio. Dopo l’ondata di contagi alcune case di riposo sono state trasformate in residenze per cure intermedie di terzo livello.

Leggi: La Verità, 22/04/2020


martedì 21 aprile 2020
Puglia, anziani abbandonati nelle rsa

“Aiutateci, non sappiamo più come fare, venitevi a riprendere i vostri cari, riportateli nelle vostre case”. L’appello arriva dal presidente regionale di Assoap, l’associazione delle strutture socio assistenziali pugliesi, Fabio Margiglio. E dimostra come la situazione delle case di riposo sia esplosiva e fuori controllo anche in una regione come la Puglia dove il numero di contagi da Covid-19 è stato più contenuto che altrove. “È inaudito che gli anziani vengano trattati come oggetti e che ci si ritragga dalle proprie responsabilità chiedendo ai familiari di prendersi cura dei malati. Non si può dire ‘riprendeteveli’!, dice Antonella Cazzato, segretaria del sindacato pensionati Cgil della Puglia che segue da vicino le questioni socio-sanitarie. “Ma è un appello che ci racconta della situazione emergenziale che stanno vivendo le rsa sul nostro territorio. La pandemia sta semplicemente facendo venire a galla le lacune, le criticità, i problemi che ci sono da anni e che noi come sindacato chiediamo da anni che vengano risolti”.
Che la situazione sia preoccupante lo dicono anche i numeri. Un centinaio di decessi nelle rsa di anziani, dovuti al coronavirus. Ma poi ci sono tutti gli altri che la situazione di incertezza non consente di ricondurre direttamente al Covid-19. Ma che gli anziani delle rsa in Puglia, come in altre regioni, siano stati totalmente abbandonati è ormai sotto gli occhi di tutti. Le procure cominciano a indagare. È di ieri la notizia di un nuovo decesso nella casa di risposo La Fontanella di Soleto, in provincia di Lecce, finita già sotto la lente degli inquirenti.

Leggi: Liberetà, 21/04/2020


IN AGENDA:

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IN EVIDENZA:

Lettera aperta al Ministro della salute

Signor Ministro,
la pandemia che ci ha colti tutti di sorpresa ha messo a nudo gli elementi di maggiore fragilità e inefficienza del nostro sistema sanitario e assistenziale. Ci ha mostrato degli aspetti che erano ben evidenti anche ben prima che il coronavirus ci inondasse, ma che faceva comodo tenere sottotraccia, anzi era funzionale ai meccanismi dominanti del mercato sanitario tenerli ai margini.
Sto parlando, Signor Ministro, 1) dello stato di debolezza strutturale, di arretratezza culturale e scientifica, in certi casi come la Lombardia, dell’assoluta inconsistenza delle cure primarie, dei servizi territoriali e della medicina generale e 2) dello stato di abbandono prima umano, oltre che assistenziale, di oltre trecentomila anziani custoditi nelle RSA.

Leggi: Welforum


 L’eredità persistente: l’emergenza della cura sociale tra passato e presente

Ho preparato per la prima volta il pane. Ho compreso che la funzione consolatoria non poteva essere limitata al mangiarlo: è apparecchiare con cura la tavola per godere del tempo insieme; sperimentare ricette nuove che prima non trovavano spazio nelle agende troppo fitte; è il profumo di qualcosa di antico e di buono che tiene vivo il ricordo di una nonna che non c’è più, restituendocene l’eredità.
L’eredità familiare ha a che fare con storie, insegnamenti, ferite e gioie che, permanenti, si fissano nella nostra memoria, durano oltre il tempo, andando a incidere sulle nostre scelte presenti. Non è differente per l’eredità professionale.
Il servizio sociale è posto di fronte a una sfida di cura urgente dettata dalla drammatica pandemia da Coronavirus in corso.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali avanza la proposta del programma “#NessunoRestaIndietro” per sollecitare i decisori politici a creare quelle condizioni strutturali e necessarie per affrontare l’emergenza sociale. Contestualmente, assistenti sociali, impegnati quotidianamente nei servizi, rimodulano gli strumenti della professione e rivedono gli interventi attivi e attivabili. Nel percorrere questa nuova strada, potremmo chiederci se e come, nella nostra eredità professionale, vi sia traccia di questa emergenza di cura sociale.

Leggi: Welforum


Criteri per valutare e gestire la fase due… Quando e in che misura “aprire”?

L’OMS ha suggerito i seguenti sei criteri per uscire dalla fase di contenimento della pandemia di Covid-19 e avviarsi così verso la riapertura:
–    la trasmissione del contagio deve essere “controllata”;
–    le capacità del sistema sanitario devono essere in grado di rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso e rintracciare ogni contatto;
–    i rischi di epidemia devono essere ridotti al minimo in contesti speciali quali le strutture sanitarie e le case di cura;
–    vanno messe in atto misure preventive nei luoghi di lavoro, nelle scuole e in altri luoghi in cui è essenziale che le persone vadano;
–    i rischi di importazione di contagio devono essere gestiti;
–    le comunità devono essere pienamente istruite, impegnate e autorizzate ad adeguarsi alla “nuova norma”.
Dobbiamo chiederci se siamo in queste condizioni oppure se la riapertura non rischia di diventare una pericolosa avventura fatta per paura di esasperare ulteriormente la situazione economica e sociale ma con il pericolo di ottenere esattamente l’effetto opposto se l’epidemia dovesse riprendere vigore.
La cosiddetta fase due probabilmente sarà ancora più difficile della fase uno che si è fondamentalmente svolta tra l’incremento delle terapie intensive e il lockdown della popolazione.

Leggi: Welforum


Covid-19. L’ospedale non basta. USCA e dintorni

Di fronte all’improvvisa necessità di assistere anche al di fuori dell’ospedale i pazienti colpiti dal virus SARS-CoV-2, come si è mosso il nostro Paese? Come si sono organizzate le regioni? Franco Pesaresi offre un quadro della riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
di Franco Pesaresi (Direttore ASP “Ambito 9” Jesi, Ancona, e Network Non Autosufficienza)
Tutto il mondo era impreparato di fronte all’emergenza Covid-19. Anche l’Italia. La prima risposta è stata quasi esclusivamente ospedaliera. L’importanza dell’intervento sanitario territoriale è stato sottovalutato e questo è stato un grave errore. Il presente articolo si occupa della riorganizzazione dell’assistenza territoriale al fine di assistere i pazienti Covid-19 non collocati in ospedale.
Il D.L. 14/2020 – L’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA)
Dopo due settimane dai primi casi italiani sono venute dal Governo le prime indicazioni dedicate all’attivazione del territorio con il D.L. 14 del 9/3/2020.
L’art. 8 del D. L. 14/2020 ha previsto l’istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) in tutte le regioni entro il 20 marzo 2020.

Leggi: I Luoghi della Cura


 Nessuno si salva da solo: un monito dalle Aziende sociali lombarde

La rete delle Aziende sociali lombarde (NeASS), una delle realtà più significative di gestione associata in Lombardia, ha rilasciato da poco un documento pubblico per richiamare l’attenzione sulle ricadute della straordinaria emergenza sanitaria sul sistema dei servizi e degli interventi sociali. Un monito, e insieme una proposta, per affrontare sin da ora i principali rischi a cui il settore è esposto.
I motivi del “manifesto”
L’origine del documento è innanzitutto la forte preoccupazione per il “collasso” del sistema e il rischio che il welfare sociale lombardo, in tutte le sue parti, non regga l’impatto dell’emergenza e, ancor meno, quello delle nuove sfide che si porranno domani.
Gli attori che si occupano di servizi alla persona già oggi sono in grande sofferenza considerato che, nella situazione attuale, sono pressoché fermi “con tutti i problemi che una interruzione della produzione così lunga comporta”, primo tra tutti il crollo del reddito per gli operatori, particolarmente gravoso per quella parte di loro meno strutturata.

Leggi: Welforum


 Prevenzione e controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 nelle strutture residenziali sociosanitarie: aggiornamento ISS

Le indicazioni per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 nelle strutture residenziali sociosanitarie, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, sono state aggiornate.
di La Redazione
E’ datato 17 aprile 2020 l’aggiornamento del Rapporto n. 4 dell’Istituto Superiore di Sanità “Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 in strutture residenziali sociosanitarie”.
Lo studio – elaborato dal Gruppo di Lavoro ISS Prevenzione e Controllo delle Infezioni – fornisce indicazioni sugli ambiti di prevenzione e preparazione della struttura alla gestione di eventuali casi sospetti/probabili/confermati di COVID-19.
Il Rapporto rientra fra quelli segnalati nella nostra mappatura riguardante i dati, gli studi e le linee guida istituzionali in tema di emergenza Covid-19 che potrebbero essere di interesse per coloro che, a vario titolo, si occupano di assistenza agli anziani non autosufficienti.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Previdenza: Sindacati, sospendere notifica indebiti

In una lettera inviata al Presidente Inps e al Ministro del lavoro, Cgil, Cisl, Uil chiedono un intervento urgente, in questo periodo di emergenza sanitaria, per sospendere le comunicazioni di indebito e le relative trattenute per importi indebitamente corrisposti dall’Inps su tutte le prestazioni erogate.
“A fronte delle suddette comunicazioni di indebito – spiegano nella lettera -, in particolare riferite a prestazioni pensionistiche e NASpI, di cui abbiamo avuto notizia in questi giorni, risulta estremamente difficile per i destinatari ricorrere ad una piena assistenza per la verifica e l’eventuale contestazione dell’indebito e tale situazione aggrava ulteriormente il livello di preoccupazione dei cittadini e delle famiglie”.
“Inoltre – conclude la missiva -, l’attività dei Comitati Inps competenti in materia di contenzioso amministrativo ai sensi dell’art.41 del decreto ‘Cura Italia’ è stata sospesa fino al 1° giugno 2020 e ci pare quindi incongruo e illogico che parallelamente non sia stata sospesa anche l’attività di contestazione e recupero dei debiti”.

Leggi: Inca


 Pensioni maggio 2020: in pagamento dal 27 aprile

Alle poste scaglionati in base al cognome
Per evitare un forte affluenza presso gli uffici postali e nel rispetto delle misure di sicurezza, Poste Italiane informa che il pagamento in contanti delle pensioni di maggio sarà garantito a partire dal 27 maggio, ma scaglionato in ordine alfabetico, in base al proprio cognome.
A comunicarlo, Poste Italiane che, in una nota, spiega che per  i titolari di un Conto BancoPosta, di un Libretto di Risparmio o di una Postepay Evolution, le pensioni saranno accreditate sul conto in anticipo il 27 aprile. In tutto il territorio nazionale i titolari di Conto BancoPosta, Libretto di Risparmio o Postepay Evolution, possono richiedere gratuitamente l’accredito della pensione.
Se si possiede una carta Postamat, una Carta Libretto o una Postepay Evolution, si possono prelevare contanti da oltre 7.000 Postamat, senza recarsi allo sportello.
Per chi, invece, non può evitare di ritirare la pensione in contanti in ufficio postale, ci si dovrà presentare agli sportelli secondo la seguente ripartizione di cognomi:
27 aprile lunedì dalla A alla B
28 aprile martedì dalla C alla D
29 aprile mercoledì dalla E alla K
30 aprile giovedì dalla L alla P
2 maggio (mattina) sabato dalla Q alla Z

Leggi: Inca


Giustizia per gli anziani nelle Rsa. Pronti a costituirci parte civile

“Migliaia di anziani morti o contagiati nelle Rsa e nelle case di riposo meritano giustizia. Per questo siamo pronti a costituirci come parte civile nell’eventualità che i processi che si apriranno in tutto il territorio nazionale riscontrino responsabilità e negligenze in merito a quanto avvenuto in queste strutture”.
Lo annuncia Ivan Pedretti, Segretario generale dello Spi-Cgil, il Sindacato che per primo aveva lanciato l’allarme sulla strage silenziosa che si stava consumando nelle strutture residenziali per anziani.
“È del tutto evidente – continua Pedretti – che qualcosa non ha funzionato. In molti casi la verità sta già venendo a galla. Ci sono anche delle responsabilità politiche, che hanno portato a prendere delle decisioni che sono state pagate a caro prezzo.
Gli anziani non sono stati protetti a sufficienza ed è nostro dovere pretendere per loro che si determini con certezza chi ha sbagliato, come, quando e perché”.
“Registriamo – conclude il Segretario generale dello Spi-Cgil – ancora troppo silenzio da parte delle istituzioni tutte, a partire dal Ministero della Salute a cui chiediamo di prendere in mano e di gestire la situazione”.

Leggi: Spi-Cgil


Coronavirus: Cgil, Cisl, Uil chiedono incontro urgente a Presidente del Consiglio

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto oggi un incontro urgente al Presidente del Consiglio per un confronto sulla ripresa delle attività produttive, economiche e sociali perché riteniamo fondamentale che venga mantenuto un forte presidio e una regia nazionale sul tema della sicurezza e della tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Il nostro obiettivo è, lavorando insieme, arrivare preparati alle scadenze di maggio contenute nel Dpcm del 10 aprile.
Siamo preoccupati delle iniziative di singole regioni o realtà territoriali del paese perché crediamo che in tal modo si possano pregiudicare gli sforzi che tutto il paese ha messo in campo, con il rischio di non garantire regole omogenee per tutti. Non è il momento delle fughe in avanti o dei protagonismi.

Leggi: Cgil


Sindacati pensionati e Associazioni volontariato, no anziani più a lungo a casa

“L’idea di lasciare a casa più a lungo degli altri gli anziani non convince da molti di punti di vista ed è una misura discriminatoria nei confronti di una parte molto consistente della popolazione che ha già sofferto tanto a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus. Una prolungata assenza di attività fisica e sociale può avere inoltre conseguenze molto gravi sul benessere psicofisico delle persone anziane, soprattutto di chi è molto anziano e di chi ha più di una patologia.
Lo dichiarano in una nota congiunta i Sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil insieme alle rispettive associazioni del volontariato Auser, Anteas, Ada.

Leggi: Auser


L’appello dei medici: “Farmaci e vaccino siano accessibili per tutti”

Tra i primi firmatari Silvio Garattini, Presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e Claudia Lodesani, Presidente Medici Senza Frontiere Italia L’appello dei medici: “Farmaci e vaccino siano accessibili per tutti
L’epidemia di Covid-19 si sta lasciando dietro un’enorme sofferenza, una devastazione umana e sociale difficile da raccontare e, pur provocando un numero di vittime enormemente inferiore ad altre epidemie, come HIV/AIDS o tubercolosi, sta producendo un danno globale incommensurabilmente maggiore in termini di impatto economico e abitudini di vita. Per ridurre l’impatto e la mortalità provocati dal Covid-19, oltre alla prevenzione e al controllo della malattia, resta essenziale lo sviluppo di trattamenti efficaci, di strumenti diagnostici e di un vaccino. L’attuale pandemia ha sottolineato con grande evidenza la centralità dell’intervento pubblico, coordinato anche a livello internazionale, nel campo della ricerca e in tutto ciò che concerne la tutela della salute.

Leggi: La Repubblica


NEWS:

lunedì 20 aprile 2020
Un modello di assistenza che ha fallito ed è tutto da ripensare

«Nei presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari – scrive Silvia Cutrera, tante persone anziane e con disabilità non sono morte solo di malattia, ma sono state vittime di un sistema sanitario impreparato che le ha considerate “sacrificabili”. Eppure dovrebbero essere i diritti umani a guidare le decisioni in materia di salute anche in caso di emergenza sanitaria. Ora molte di loro continuano a rimanere confinate nel perimetro della loro camera, sperando di sopravvivere. In futuro andrà ripensato questo modello di assistenza, perché è sotto gli occhi di tutti il suo fallimento»
Secondo l’ultimo rapporto in questo àmbito pubblicato dall’ISTAT, i presìdi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari attivi in Italia al 31 dicembre 2015 erano quasi 13.000 con 390.689 posti letto complessivi. Rilevanti erano gli squilibri territoriali: i livelli più alti d’offerta, infatti, si raggiungevano nelle regioni del Nord (64% dei posti letto), mentre i valori minimi si toccavano nel Mezzogiorno (10,4% del totale). Tra gli ospiti anziani, 218.000 erano non autosufficienti, con prevalenza di donne (74%).

Leggi: Superando, 20/04/2020


lunedì 20 aprile 2020
Le strutture che accolgono persone con disabilità e non autosufficienti

Dopo che nei giorni scorsi la Federazione FISH, di fronte al dramma consumatosi nelle RSA e nelle strutture che accolgono persone con disabilità e non autosufficienti, aveva messo in discussione il sistema stesso che fa capo a tali strutture, le Associazioni ANFFAS e ANGSA, il Comitato lombardo Uniti per l’Autismo e la Società Scientifica SIMA chiedono in una lettera-appello di «mettere urgentemente in pratica un “modello di sorveglianza attiva” che tutelando le fasce di popolazione più fragili e vulnerabili, eviti automaticamente l’ulteriore diffondersi del contagio»
Particolare di persona con disabilità in carrozzina«Non sono solo le lacune o gli errori di profilassi ad avere causato il disastro, bensì la stessa logica di coabitazione, di aggregazione forzata, che troppo spesso contraddistingue queste strutture e questi modelli. E le eccezioni, le buone prassi che non mancano rendono ancora più grave tutto ciò che non funziona»: così si era espressa una decina di giorni fa la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), anche su queste pagine, in riferimento alla tragedia consumatasi in queste settimane nelle RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.] e nelle strutture che accolgono persone con disabilità e non autosufficienti, vera e propria “strage annunciata”, di fronte alla quale la Federazione aveva sottolineato la necessità di «mettere finalmente «in discussione un intero sistema di strutture segreganti, di “luoghi speciali” o spacciati per tali in funzione di pseudo-specialità riabilitative perché indirizzati a questa o a quella condizione patologica».

Leggi: Superando, 20/04/2020


domenica 19 aprile 2020
Coronavirus, Iss: «Dal 1° febbraio morti 6773 anziani nelle Rsa, il 40% per Covid-19»

L’Istituto superiore di sanità ha reso pubblico il terzo rapporto sul contagio da Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie in Italia: in tutto 6.773 decessi, il 40% riconducibili al Covid-19
Il bollettino purtroppo si aggiorna di continuo, la strage silenziosa dei nonni d’Italia non si ferma. L’Istituto superiore di sanità ha reso pubblico il terzo rapporto sul contagio da Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie in Italia. I dati si riferiscono a un campione di 1.082 strutture, il 33 per cento di quelle contattate (3.420). Ebbene, l’Iss ha scoperto che dal primo febbraio al 14 aprile 2020 in queste strutture ci sono stati in tutto 6.773 decessi tra i residenti. E nel 40,2 per cento dei casi (2.724 su 6.773), ecco il dato terribile, le morti sono avvenute con infezioni da Covid o con manifestazioni simil-influenzali: più di 1.600 solo in Lombardia (su 3.045 decessi totali), circa 300 (su 520) in Emilia-Romagna.

Leggi: Corriere della Sera, 19/04/2020


venerdì 17 aprile 2020
Anziani isolati, il rischio di depressione

Il geriatra: chiusi in casa senza contatti vivono un senso di abbandono
«I bombardamenti erano meglio, ci si chiudeva nelle case ma almeno si stava tutti insieme». Usa l’espressione di un suo paziente, il geriatra Andrea Mazzone per descrivere il vuoto che sta opprimendo un’intera generazione.
Dove non arriva la polmonite da Covid 19, arriva la depressione. È un’ombra scura che spegne i sorrisi fino a stringere il cuore di tutti gli anziani. Di quelli ricoverati, perché non ricevono più le visite dei loro cari e non sanno se e quando potranno rivederli. Di quelli isolati a casa, smarriti senza le abitudini che hanno arricchito di senso le loro giornate fino a due mesi fa: la chiacchierata con gli amici al bar, la partita a bocce, la passeggiatina al parco. Di tutti che si avvicinano all’addio pensando di non ricevere più nemmeno un abbraccio o un bacio.

Leggi: Il Giornale, 17/04/2020


venerdì 17 aprile 2020
Coronavirus, Assindatcolf: “Ad aprile +30% di licenziamenti di colf e badanti”

Il vicepresidente, Andrea Zini: “Per molti si è trattato di una scelta obbligata avendo, infatti, esaurito tutte le misure tampone messe in piedi per evitare la definitiva interruzione del rapporto di lavoro. Urgente l’introduzione di un sostegno al reddito”
“Aumentano i licenziamenti di colf e badanti: già nelle prime settimane di aprile abbiamo registrato un incremento del 30% delle cessazioni rispetto all’anno precedente”. E’ quanto dichiara Andrea Zini, consigliere Fidaldo, federazione costituita da Nuova Collaborazione, Adld, Adlc ed Assindatcolf, di cui è vicepresidente.
“Per molti – prosegue – si è trattato di una scelta obbligata avendo, infatti, esaurito tutte le misure tampone messe in piedi per evitare la definitiva interruzione del rapporto di lavoro: sospensione extraferiale; utilizzo delle ferie; permessi non retribuiti. Se non arriverà presto un sostegno al reddito come quello che ha annunciato il ministro Catalfo, stimiamo che il numero dei licenziamenti possa crescere ancora fino a sfiorare il 40% dei lavoratori in forza”.

Leggi: Redattore Sociale, 17/04/2020


venerdì 17 aprile 2020
Coronavirus, le abitazioni degli italiani sono adeguate?

Un quinto dei nuclei familiari più numerosi vive in meno di 80mq. Disagi più marcati a Napoli, Roma, Torino e Milano
L’emergenza sanitaria ha costretto una buona parte dei 25 milioni e 700 mila famiglie italiane a passare molto tempo tra le mura domestiche, modificando radicalmente le proprie abitudini sociali e il modo di vivere la casa.
Ma le abitazioni degli italiani sono adeguate a fronteggiare questa situazione? Secondo l’analisi di Abitare Co., le famiglie italiane hanno a disposizione una superficie media di ben 117 mq, ma con valori che variano sensibilmente sul territorio. Tra le 12 grandi città sono i milanesi ad avere la minore superficie media (88 mq), seguiti dai torinesi (91 mq) e dai bolognesi (96 mq), mentre gli spazi si allargano a Palermo (116 mq), Verona (114 mq) e Venezia (112 mq).

Leggi: Casa e Clima, 17/04/2020


giovedì 16 aprile 2020
Blitz della Finanza in Lombardia: nel mirino i rapporti tra Regione e Rsa

Nuova mossa della Procura dopo le perquisizioni al Pat Il governatore Fontana: «Forse qualche errore è stato commesso. Di sicuro non quelli che ci contestano» Gli altri casi sospetti In Italia sono almeno 40 le residenze per anziani sotto la lente dei magistrati
Il secondo passo della Procura di Milano sulla strage di anziani nelle Residenze sanitarie assistenziali porta la Guardia di Finanza al Pirellone. Dopo le perquisizioni di martedì al Pio Albergo Trivulzio, ieri le Fiamme Gialle sono andate nella sede della Regione per acquisire delibere, direttive e indicazioni sul trattamento degli assistiti e sulla gestione dei dispositivi di protezione nelle strutture sanitarie durante l’emergenza Covid-19. Ma Milano non è la sola Procura a indagare: a livello nazionale sono almeno una quarantina le Rsa finite sotto la lente dei magistrati.

Leggi: Corriere della Sera, 16/04/2020


giovedì 16 aprile 2020
Lavoro domestico, 2 milioni di persone a rischio povertà: in attesa di risposte

Federcolf, insieme alle altre parti sociali, ha incontrato nelle settimane scorse la ministra Catalfo, dopo aver presentato al governo un Avviso comune, con la richiesta di ammortizzatori sociali in deroga. “Abbiamo registrato l’intenzione di intervenire con misure di tutela. Aspettiamo il nuovo decreto”
“Siamo tempestati di telefonate di lavoratori domestici che ci chiedono cosa fare e quali tutele esistano per i tanti rimasti senza lavoro e quindi senza retribuzione. Ad oggi, non abbiamo soluzioni da offrire, ma speriamo di averle presto”: così Rita Del Blasis, segretaria generale di Federcolf ci risponde, quando chiediamo loro se ci siano novità in vista per questi lavoratori, particolarmente esposti al rischio impoverimento. “Come parti sociali firmatarie del Ccnl Domestico, abbiamo presentato un Avviso comune al governo, in cui chiediamo al governo, in sintesi, di introdurre ammortizzatori sociali per questi lavoratori”, ricorda Federcolf, facendo riferimento al documento elaborato da Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILTuCS e Federcolf per parte lavoratori e DOMINA e FIDALDO, costituita dalle associazioni Assindatcolf, Nuova Collaborazione, ADLD e ADLC.

Leggi: Redattore Sociale, 16/04/2020


mercoledì 15 aprile 2020
Trivulzio, il comitato dei parenti: “Non stiamo più zitti, ora una class action”

Le famiglie: “Alcuni di noi avevano un genitore ricoverato nel Pio Albergo di Milano e non c’è più, altri sono ancora lì come condannati a morte. Vogliamo giustizia”
Il nome l’hanno già scelto: “Comitato verità e giustizia vittime Trivulzio”. E sono pronti a lanciare una class action per inchiodare alle loro responsabilità quelli che hanno fatto del Pio Albergo Trivulzio un “lazzaretto dove hanno perso la vita per il coronavirus troppe persone e dove in queste ore ci sono centinaia di anziani che vivono come condannati a morte”. Le parole, crude ma vere, sono di Alessandro Azzoni, 45 anni, imprenditore, figlio di Marisa De Marzi, 76 anni, ospite da due anni del “Fornari”, il reparto Alzheimer della Baggina. È stato Azzoni a lanciare l’idea del Comitato, che da oggi ha anche una pagina Facebook. Una decina i soci fondatori, ma è aperto alle adesioni di tutte le famiglie interessate. E sempre lui ha già preso contatto con due diversi studi legali per capire come muoversi.

Leggi: La Repubblica, 15/04/2020


mercoledì 15 aprile 2020
“Gli anziani usciranno per ultimi”

In Italia il 95% dei morti per il virus ha più di 60 anni ma non c’è un parere univoco sulle norme per tutelarli. Scienziati e giuristi sono divisi. Per Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE, il tema è “come attuare le modalità di distanziamento, tenendo conto anche delle condizioni di vita.
Gli anziani sono la fascia più fragile, una tutela maggiore è senz’ altro indicata». Così Massimo Antonelli, direttore della rianimazione del policlinico Gemelli e membro del comitato di supporto al governo, ipotizza regole più rigide per gli anziani.
L’ Italia è il Paese più vecchio del mondo dopo il Giappone, con 13 milioni di anziani. E il 95% dei morti per Covid-19 ha più di 60 anni. «Da economista mi pare un approccio corretto – premette Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica -. È giusto proteggere chi è più esposto al contagio. Altrimenti riparte l’epidemia, non l’economia. Anzi, uno dei grandi errori è stato consentire, nella prima fase del lockdown, che i bimbi non andando a scuola si trasferissero dai nonni».

Leggi: Dagospia, 15/04/2020


ercoledì 15 aprile 2020
Coronavirus e povertà. Gori: “Servono misure eccezionali, ma a tempo”

Cresce l’interesse verso la proposta sviluppata da Cristiano Gori insieme a Asvis e Forum Disuguaglianze e Diversità. “Complesso individuare il target”, ma le misure saranno una “base” per il welfare di domani. “Bisogna prepararsi ai prossimi mesi. Il problema non è solo il lockdown, ma il nuovo mondo del lavoro”
ROMA – “L’obiettivo non è disegnare le migliori misure possibili, ma evitare che tutta una fascia di lavoro autonomo cada verso la povertà, perché senza protezioni e che il lavoro sommerso nelle aree più deboli del paese vada verso la povertà estrema, tumulti sociali o che si faccia aiutare dalla criminalità organizzata”. In Italia, l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 sta diventando, settimana dopo settimana, anche un’emergenza sociale ed è per questo che oggi “l’obiettivo numero uno è raggiungere tutta la popolazione che ha bisogno e occorre farlo in tempi rapidi”. A ribadirlo con forza a Redattore Sociale è Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento e coordinatore del gruppo di lavoro che insieme a Asvis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, e al Forum Disuguaglianze e Diversità in questi giorni ha sviluppato una proposta di misure che possano tendere una rete per salvare quanti, a causa del blocco delle attività produttive, stanno cadendo verso la povertà a tutta velocità.

Leggi: Redattore Sociale, 15/04/2020


martedì 14 aprile 2020
Coronavirus, da Nord a Sud è emergenza affitti: “Già a marzo 200mila famiglie in difficoltà a pagare il canone. Le persone sono disperate, chi ha perso il lavoro ora ha paura di restare anche senza la casa”

I più colpiti sono i lavoratori precari, quindi tutti coloro che sono rimasti disoccupati e chi si guadagnava da vivere con impieghi in nero. Senza dimenticare gli studenti fuorisede di tutta Italia. Il governo ha promesso un intervento nel decreto Aprile, intanto il Cura Italia ha sospeso gli sfratti per sei mesi. Ma per le associazioni impegnate sul territorio e i sindacati degli inquilini non basta. Il suggerimento: “Bisogna ricontrattare il canone direttamente con i proprietari. Anche loro devono capire che in una situazione del genere è necessario rivedere la richiesta di affitto”
“Quello che colpisce è la disperazione di chi si rivolge a noi in questi giorni: c’è una tensione che va ben oltre quella che si respirava durante la crisi del 2008. Chi ha perso il lavoro, ora teme anche per la casa”. Laura Grandi, segretaria toscana del Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil, è abituata a fronteggiare situazioni difficili, ma in queste prime settimane di emergenza, dice, lo scenario è davvero preoccupante.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 14/04/2020


martedì 14 aprile 2020
La strage degli anziani: in cinque paesi Ue la metà dei morti per covid-19 è avvenuta nelle case di riposo

Dal Pio Albergo Trivulzio ad altre Rsa lombarde, le inchieste giudiziarie stanno provando a fare luce sulle numerose morti avvenute nelle strutture che ospitano le persone più anziane e quindi a rischio in piena emergenza covid-19. Una bomba a orologeria, che è esplosa in diverse parti d’Italia nonostante i continui allarmi lanciati da lavoratori e sindacati. La mancanza di dispositivi protettivi, le procedure sbagliate, gli spazi inadeguati a fronteggiare la pandemia hanno contribuito a peggiorare un’emergenza sanitaria che ha avuto gioco facile a colpire gli individui più fragili e con patologie, quindi vittime ideali del coronavirus. Un dramma che non si è consumato solo in Italia: in cinque paesi europei oltre la metà delle morti associate al covid-19 sono avvenute nelle case di riposo.

Leggi: Business Insider, 14/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Trivulzio, chiusa l’ispezione del Ministero. Zampa: “Violate le disposizioni di non far entrare contagiati”

Il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa alla trasmissione Circo Massimo: “Il virus non vola nell’aria, qualcuno deve averlo portato”. Oggi pomeriggio interrogazione parlamentare su quello che l’Oms definisce “il massacro delle Rsa”
Si è conclusa l’ispezione del Ministero della Salute sul Pio Albergo Trivulzio. Oggi pomeriggio, giovedì 16 aprile alle 15, il sottosegretario Sandra Zampa risponderà a un’interrogazione parlamentare in proposito.
“Erano state date disposizioni a tutti di non far entrare possibili contagiati. Invece così è avvenuto. Il virus non vola nell’aria, qualcuno deve averlo portato. Bisogna verificare se sono stati fatti tutti i controlli possibili” ha detto Zampa ai microfoni di Circo Massimo, intervistata da Massimo Giannini. “Le disposizioni erano valide per tutti, non solo per la Lombardia. Sia l’Istituto Superiore di Sanità che una circolare del Ministero imponevano di controllare l’ingresso di possibili casi positivi. Invece lì c’è stato un numero di decessi anomalo, molto alto. Si tratta di una materia molto delicata”.

Leggi: La Repubblica, 11/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Covid-19 e RSA: secondo Report della Survey nazionale avviata dall’ISS

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha avviato, a partire dal 24 marzo 2020, in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, una “Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie” al fine di monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA). L’indagine, rivolta alle circa 2500 strutture RSA censite nella mappa on line dei servizi per le demenze realizzata dall’Osservatorio Demenze dell’ISS (che raccoglie strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali, pubbliche e/o convenzionate o a contratto, che accolgono persone prevalentemente con demenza), si basa sulla compilazione di un questionario finalizzato ad acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi sospetti/confermati di infezione da nuovo coronavirus.
Nei giorni scorsi l’ISS ha pubblicato sul sito il secondo Rapporto della Survey, in cui sono raccolti i dati pervenuti al 6 aprile.
Di seguito una sintesi dei dati.

Leggi: Ministero della Salute, 11/04/2020


DALLE REGIONI:

martedì 21 aprile 2020
Lombardia, sindacati pensionati: convocare Osservatorio su Rsa

Le segreterie lombarde dei pensionati “rinnovano l’assoluta necessità e urgenza di procedere alla convocazione dell’Osservatorio Rsa. Lo scrivono Valerio Zanolla, Emilio Didonè, Giuseppe Ippolito delle segreterie Spi Cgil Fnp Cisl Uilp Uil, in una lettera indirizzata al presidente Regione Lombardia Attilio Fontana e all’assessore al Welfare Regione Lombardia Giulio Gallera.
I sindacati dei pensionati rappresentano circa 1 milione di iscritti e di iscritte di pensionati in Lombardia. Per quanto di loro competenza, Spi Cgil Fnp Cisl Uilp Uil si dicono “disponibili e interessati ad affrontare tutti i temi riguardanti le Residenze Sanitarie Assistenziali, per contribuire alla costruzione di un percorso che porti a un nuovo modello socio sanitario, che sappia affrontare la vecchiaia di noi cittadini e che sia più adeguato alle esigenze della comunità di oggi, profondamente cambiate e diverse rispetto al recente passato”.
“Vogliamo guardare avanti e pertanto rinnoviamo la nostra proposta, il nostro invito e disponibilità, auspicando si possa avviare un serio e trasparente dialogo con tutti i soggetti coinvolti nell’Osservatorio Rsa Regione Lombardia”.

Leggi: Il Diario del Lavoro, 21/04/2020


lunedì 20 aprile 2020
Roma. Lettera aperta al Sindaco di Roma, al Presidente della Regione Lazio, agli assessori alla casa di Comune e Regione, agli assessori al Bilancio di Comune

Gentile Sindaco, gentile Presidente, scriviamo questo appello augurandoci si possa essere in procinto di entrare nella Fase 2 della feroce e drammatica emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che sta dispiegando i suoi malefici effetti, in tutti i settori della nostra vita, sia economica che sociale, nel convivere, nel lavorare, nell’abitare.
L’ingresso nella Fase 2, riteniamo, sia il momento maggiormente complesso da affrontare perché richiede un livello di analisi e di interventi inevitabilmente “interdisciplinari”.
L’aspetto rilevante è dato dalla necessità di comprendere a fondo cosa sarà rimasto nel momento in cui la paura e il dolore saranno svaniti (perché svaniranno, più o meno velocemente).
L’impatto economico delle norme di restrizione necessariamente adottate, non scomparirà dall’oggi al domani, anzi, in molti casi, lascerà un segno indelebile; pertanto i provvedimenti d’urgenza adottati dalla Regione Lazio debbono essere intesi come un primissimo strumento di governo della crisi per evitare l’immediato scivolamento in emergenza abitativa delle famiglie maggiormente colpite.

Leggi: Sunia, 20/04/2020


lunedì 20 aprile 2020
Casa: Sunia Sicilia, la regione non ha previsto finora nessuna somma aggiuntiva per sostenere gli inquilini in questo periodo di crisi conseguente all’epidemia

Palermo, 20 aprile – “In realtà la Regione Siciliana non ha previsto nessuna risorsa nuova per sostenere chi in questi mesi in conseguenza del coronavirus non può e non potrà pagare i canoni di locazione e rischierà di essere sfrattato”. Lo rileva la segretaria regionale del Sunia Giusy Milazzo osservando che “i 7 milioni e 300 mila euro per contributi all’affitto, sbandierati dalla Regione come risposta all’emergenza, sono fondi che erano previsti e non erano spesi con bando antecedente all’emergenza sanitaria. Nella legge Finanziaria in discussione all’Ars- sottolinea Milazzo- non è invece prevista alcuna nuova somma agguntiva, che a nostro avviso è invece una necessità”. Il Sunia denuncia “l’indifferenza della politica e l’incapacità a cogliere la gravità del momento e il tentativo di utilizzare lo stato di bisogno di una parte importante della popolazione per operazioni che non contribuiscono certo a creare un clima di collaborazione con il sindacato e un clima di fiducia con i cittadini.”

Leggi: Enna Press, 20/04/2020


sabato 18 aprile 2020
Coronavirus, Sunia: “Emergenza abitativa sarà superiore a quella del 2009-10”

L’allarme del sindacato degli inquilini: “Servono contributi in tempi rapidi per le migliaia di inquilini in difficoltà”
Difficile fare una previsione sugli effetti del Covid19 sul disagio abitativo, ma già in queste settimane gli uffici del Sunia (sindacato degli inquilini) ricevono telefonate di inquilini che chiedono come comportarsi perché non sono in grado di pagare regolarmente il canone di affitto e le spese condominiali.
In Emilia-Romagna nel biennio 2009-2010 furono dichiarati più di 14 mila sfratti, il 93% di questi erano per morosità, cioè per l’incapacità degli inquilini di fare fronte agli impegni contrattuali.
Se guardiamo alle previsioni del Pil per il 2020 e i 2021 dobbiamo preparaci ad affrontare una emergenza abitativa forse di dimensioni maggiori, se non altro perché alle abitazioni private dobbiamo aggiungere il fenomeno degli immobili affittati per attività commerciali e professionali.

Leggi: Estense, 18/04/2020


venerdì 17 aprile 2020
Rsa: emergenza Covid occasione per cambiare sistema

La strage degli innocenti nelle case di riposo e nelle Rsa ha colpito duramente anche la Toscana, con più di 100 morti e oltre mille contagiati tra ospiti e operatori.
Ma l’epidemia – pensano ormai in molti in regione, a cominciare dal sindacato e ora dallo stesso presidente della Regione Enrico Rossi – è l’occasione per ripensare a fondo il settore socio-assistenziale, rivelatosi vero e proprio anello debole del sistema.
In che modo? Aumentando i margini di intervento del comparto pubblico nel settore per alzare i livelli qualitativi dell’assistenza, anche attraverso l’innovazione tecnologica.
Nell’immediato, ad emergenza ancora in corso, una serie di ordinanze promosse dalla Regione vanno nella direzione diametralmente opposta a quella tracciata fin qui dal Piemonte e soprattutto dalla Lombardia, dove gli ospiti sono rimasti nelle strutture travolte dal contagio, spesso senza la possibilità di essere testati e con cure quasi mai all’altezza della situazione.
Risultato: molte delle Rsa e delle case di riposo lombarde e piemontesi, sono apparse come navi alla deriva senza nessuno al timone, con contagi fuori controllo e tanti decessi nelle strutture.

Leggi: Liberetà, 17/04/2020


giovedì 16 aprile 2020
Firenze, 300 euro al mese per il contributo all’affitto

Il contributo della misura straordinaria coprirà il 50% del canone di locazione e, comunque, sarà in misura non superiore a 300 euro al mese
Sarà pubblicato domani sulla Rete civica del Comune (www.comune.fi.it) l’avviso per il sostegno straordinario all’affitto, misura che punta ad aiutare famiglie e persone in difficoltà a pagare il canone di locazione. Da lunedì prossimo, a partire dalle 9, sarà poi possibile presentare la domanda esclusivamente on line fino all’11 maggio. Questa misura straordinaria di sostegno per il pagamento dell’affitto è destinata ai lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza causata dal Coronavirus abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro. Non possono chiedere questa misura straordinaria gli assegnatari di alloggi erp, per i quali sono già previste altre forme di sostegno.

Leggi: Redattore Sociale, 16/04/2020


mercoledì 15 aprile 2020
Cirio, falle in Piemonte nella medicina territoriale

Non ha filtrato abbastanza per investimenti non fatti in passato
n Piemonte “la medicina territoriale ha delle falle”. Il governatore Alberto Cirio, ospite su Rai Uno di Storie Italiane, interviene sulle segnalazioni di pazienti con sintomi riconducibili al coronavirus sparite nel nulla. “Ero presidente da 7 mesi quando è iniziata l’emergenza e ho preso la sanità che c’era – dice – con eccellenze ma anche gravi carenze. Tra queste la medicina del territorio, figlia di investimenti che non sono stati fatti, che non ha filtrato a sufficienza. L’attenzione però è altissima: quello che c’è nel territorio sta dando il massimo”.

Leggi: Ansa, 15/04/2020


mercoledì 15 aprile 2020
Emergenza affitti: nella Capitale del disagio abitativo il Coronavirus rischia di fare disastri

Le difficoltà economiche dovute all’emergenza sanitaria stanno facendo scivolare centinaia di famiglie verso lo sfratto
I centralini dei sindacati degli inquilini da un mese a questa parte stanno squillando senza sosta. “Siamo sommersi di chiamate di persone che non riescono a pagare l’affitto e che al timore per il rischio sanitario hanno già sostituito quello di perdere la casa”, racconta Emiliano Guarneri, segretario romano del Sunia. “Dobbiamo affrontare subito la questione abitativa altrimenti assumerà conseguenze disastrose”. Anche a Roma, come nel resto d’Italia, le difficoltà economiche causate dall’epidemia di Coronavirus stanno facendo scivolare velocemente chi vive in affitto in una condizione di disagio abitativo.

Leggi: Roma Today, 15/04/2020


mercoledì 15 aprile 2020
Affitti, altra bestia nera: in difficoltà universitari, inquilini, artigiani e commercianti

Ci hanno provato in vari modi: interventi dei sindacati degli studenti e degli inquilini e petizioni online, come quella che a Bologna – città tra le più gettonate dagli universitari salentini – ha raccolto oltre 63mila firme già a fine marzo. Invece nulla. Nella gran parte dei casi gli affitti degli alloggi per gli studenti si continuano a pagare per intero, nonostante quelle abitazioni siano sostanzialmente vuote quasi dappertutto. È un problema che riguarda migliaia di famiglie salentine i cui figli frequentano gli atenei delle città del centro-nord, in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana e Lazio soprattutto. Ed è una questione che riguarda anche migliaia di fuori sede che hanno preso in affitto abitazioni a Lecce città.

Leggi: Trn News, 15/04/2020


IN AGENDA:

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IN EVIDENZA:

martedì 21 aprile 2020
Milano e la pandemia – In questi giorni di difficoltà

Da quasi due mesi le nostre vite sono cambiate in modo improvviso e radicale. Dopo un momento iniziale di confusione e incertezza, forse di non piena consapevolezza di quanto stava per accadere, è stata presto chiara a tutti la dimensione drammatica del contagio e di questa emergenza.
Voglio anzitutto condividere la mia preoccupazione ed esprimere la mia vicinanza, a chi è stato colpito nei suoi affetti e al personale medico e sanitario impegnato nell’assistenza ai malati. A subirne le conseguenze più pesanti sono gli anziani. Una generazione di uomini e donne che hanno costruito con sacrificio, nel dopoguerra, la società in cui viviamo. E non solo loro. Il contagio colpisce in modo trasversale la nostra comunità e ci chiama tutti a seguire in modo responsabile le indicazioni su isolamento e distanziamento, per il bene nostro e, ancor di più, delle persone con cui veniamo in contatto.
Milano sta cercando con tutte le sue forze di affrontare questo dramma. Il Consiglio comunale, dopo l’approvazione del bilancio, avvenuta il 5 marzo, ha ripreso la sua attività a distanza, per la prima volta nella storia del Comune di Milano. Per questa via viene garantita la possibilità di riunire le Commissioni, di effettuare confronti in collegamento remoto; sono riprese dal 16 aprile in modo virtuale anche le sedute di Consiglio comunale. È stato istituito un Tavolo permanente di confronto sull’emergenza, Tavolo che ho il compito di presiedere e che vede presenti i capigruppo di tutte le forze politiche, il sindaco o un suo delegato, e l’assessore al bilancio. Si sta riunendo ogni settimana ed è l’occasione per allineare le informazioni, condividere le strategie, confrontarci con la Giunta comunale e audire i diversi attori della città.

Leggi: Welforum, 21/04/2020


lunedì 20 aprile 2020
Le politiche sociali nel decreto legge 18/2020 (“Cura Italia”)

Quando le norme sono di difficile applicazione
Il Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID 19” contiene numerose misure alcune delle quali relative alle politiche sociali. In sede di conversione in legge del Decreto, sono state inserite anche le norme già comprese nel Decreto Legge 14/2020 varato in queste ultime settimane al fine di avere un testo unico di riferimento per la fase dell’emergenza COVID-19. Per cui al testo base è stato inserito l’art. 4-ter. Sono pertanto diventati tre gli articoli relativi all’assistenza per disabili e all’assistenza domiciliare. Questi articoli, in qualche caso presentano degli elementi contraddittorietà che ne rendono, per una parte, di difficile applicazione. Ecco la descrizione e le valutazioni dei tre articoli.
Assistenza ad alunni e a persone con disabilità (Art. 4-ter, legge di conversione)
La legge di conversione di del D.L 18/2020 ha introdotto (al Senato) un nuovo articolo che stabilisce che durante la sospensione del servizio scolastico e per tutta la sua durata, gli enti locali possono fornire, tenuto conto del personale disponibile, anche impiegato presso terzi titolari di concessioni o convenzioni o che abbiano sottoscritto contratti di servizio con gli enti locali medesimi, l’assistenza agli alunni con disabilità mediante erogazione di prestazioni individuali domiciliari. Le prestazioni individuali domiciliari, realizzate impiegando i medesimi operatori e i fondi ordinari destinati a tale finalità, alle stesse condizioni assicurative sinora previste, sono finalizzate:

Leggi: Welforum, 20/04/2020


lunedì 20 aprile 2020
Ma che dati ci date?

Negli ultimi giorni sono aumentati dubbi e lamentele sulla correttezza dei dati relativi all’espandersi dell’epidemia da Covid-19 ed è forse opportuno fare qualche ragionamento per cogliere pregi e difetti della comunicazione per vedere se è possibile introdurre da ora dei correttivi o comunque per farne buon uso per il futuro.
(vedi infografica)
I siti nazionali istituzionali che comunicano sul web i dati e di cui riproduciamo le infografiche aggiornate al 17 aprile sono due: il sito della Protezione Civile (qui PC) e il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (qui ISS), Dipartimento di epidemiologia “Epicentro”.
Oltre a questi siti nazionali anche molte delle Regioni pubblicano i loro dati ma è qui opportuno, per non complicare l’analisi, dedicarsi ai due siti nazionali.
Si deve innanzitutto precisare che i casi di contagio sono registrati nei servizi ospedalieri e territoriali e poi raccolti dalle Regioni che li trasmettono formalmente al Ministero della Salute. La qualità del dato all’origine non è quindi ne merito ne colpa di PC o di ISS e sicuramente nei momenti più drammatici dell’epidemia gli operatori locali erano più preoccupati di assistere efficacemente le persone che non di raccogliere correttamente i dati. Si consideri però che, nonostante spesso non se ne faccia la necessaria considerazione, qualsiasi decisione relativa alle misure di prevenzione da adottare in un evento epidemico non può prescindere dalla conoscenza precisa del quadro epidemiologico. Per salvare la popolazione servono sicuramente i clinici e i rianimatori ma anche gli epidemiologi e gli esperti di medicina preventiva, e spesso di ciò non si ha piena consapevolezza.

Leggi: Welforum, 20/04/2020


venerdì 17 aprile 2020
Residenze per anziani e Covid-19: come non parlarne a sproposito

Taccuino sul mondo nuovo
Un tema che sta riempiendo le pagine dei giornali nell’ultimo periodo è il dilagare dell’infezione da coronavirus SARS-Cov-2 all’interno di molte residenze per anziani. Accanto alle indagini giudiziarie, sono iniziati discorsi poco fondati che è bene mettere a fuoco per preparare il campo a riflessioni e analisi rigorose.
di Cristiano Gori (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Network Non autosufficienza), Marco Trabucchi (Associazione Italiana di Psicogeriatria, Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia e Network Non autosufficienza)
Le drammatiche vicende che stanno investendo tante residenze per anziani nel nostro Paese raccolgono da settimane un notevole interesse. Mai, prima d’ora, il settore aveva ricevuto una così ampia attenzione al di fuori della cerchia di chi vi è – a vario titolo – direttamente coinvolto.
Analisi puntuali su questi tragici fatti devono essere rimandate a una fase successiva quando, ci si augura, li si potrà esaminare con la giusta distanza e lucidità. Intanto, però, sul Covid-19 nelle residenze per anziani è già possibile mettere a fuoco alcune posizioni piuttosto diffuse, che pare opportuno evitare se non si vuole parlare a sproposito.
Un tragico evento inevitabile
Nonostante tutto, vi sono ancora alcuni che minimizzano e sostengono che “non poteva che andare così. Non ci sono colpe, i fatti fotografano la realtà”. La loro argomentazione è in apparenza lineare: poiché la mortalità da Covid-19 si concentra tra i grandi anziani pluripatologici e questi rappresentano la popolazione delle residenze, i numerosi decessi al loro interno costituiscono un esito inevitabile. Se ciò è vero – ecco l’altrettanto inevitabile corollario – si può archiviare la faccenda con le più vive condoglianze ai familiari degli anziani e un sentito encomio all’abnegazione degli operatori, astenendosi dall’interrogarsi sugli insegnamenti che gli eventi in atto possono trasmettere al sistema italiano della residenzialità. Peccato che si tratti di moniti cruciali, sui quali bisognerà, invece, ragionare a fondo nel prossimo futuro.

Leggi: I Luoghi della Cura, 17/04/2020


SEGNALAZIONI:

Congedo COVID-19 – Fruizione prorogata fino al 3 maggio

Ulteriore proroga fino al 3 maggio 2020 dei termini per la fruizione dei 15 giorni di congedo COVID-19, in favore dei dipendenti del settore privato, degli iscritti alla Gestione separata e degli autonomi, in applicazione delle disposizioni contenute nel Decreto del Presidente del 10 aprile, che prevede il prolungamento fino al 3 maggio della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado.
A comunicarlo l’Inps, con il messaggio n. 1648 del 16 aprile, nel quale ricorda che la prestazione può essere fruita da uno solo dei genitori oppure da entrambi, ma non negli stessi giorni e sempre nel limite complessivo (sia individuale che di coppia) di 15 giorni per nucleo familiare. Inoltre, l’Istituto precsa che la fruizione è subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore.
L’articolo 23 del decreto-legge n. 18 del 2020 aveva previsto la possibilità di fruire dello specifico congedo a partire dal 5 marzo 2020, per il periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado disposto con il D.P.C.M. del 4 marzo 2020, fino al 3 aprile 2020, data in seguito prorogata al 13 aprile con D.P.C.M. del 1° aprile 2020. Con quest’ultimo provvedimento, il termine di fruizione è spostato al 3 maggi

Leggi: Inca


Coronavirus, Arera proroga al 3 maggio blocco ai distacchi di elettricità, gas e acqua

Confermati i provvedimenti su morosità e criteri di rateizzazione. Besseghini: “pensare alla fase 2 anche per il sistema energetico e ambientale”.
L’Arera – coerentemente con il decreto della Presidenza del Consiglio – proroga al 3 maggio i provvedimenti con i quali aveva definito nelle scorse settimane il blocco delle procedure di sospensione delle forniture di energia elettrica, gas e acqua.
Il provvedimento di proroga – spiega una nota stampa dell’Autorità – conferma il blocco dei procedimenti di morosità fino al 3 maggio 2020, per i clienti bassa tensione dell’energia elettrica, i clienti domestici del gas nonché per i non domestici purché con consumo non superiore a 200.000 Smc/anno. Per il settore idrico il provvedimento fa riferimento a tutte le tipologie di utenze domestiche e non domestiche.

Leggi: Qualenergia


Emergenza Coronavirus: migliaia di volontari Auser in aiuto degli anziani più fragili

Telecompagnia agli anziani soli, spesa e farmaci consegnati a casa, realizzazione di mascherine e tanti giovani volontari a dar man forte
Sul sito dell’associazione www.auser.it l’elenco di tutti i servizi attivi
Centinaia di telefonate ogni giorno per fare compagnia agli anziani soli che non possono uscire di casa; spesa e farmaci consegnati a domicilio; volontarie delle sartorie solidali che cuciono mascherine; servizi di trasporto per persone che devono affrontare cure salvavita come i dializzati e i malati oncologici. E tanti giovani che chiedono di dare una mano. Da qui l’accordo con la rete degli studenti universitari e l’Udu. In questa lunga e difficile emergenza, l’associazione Auser è mobilitata con i suoi volontari, migliaia in tutta Italia, ad aiutare le persone anziane e sole ad affrontare le lunghe giornate a casa.
Centinaia le telefonate che giungono ogni giorno al Numero Verde del Filo d’Argento Auser 800-995988 (solo dal fisso) e dai vari numeri locali.

Leggi: Auser


Vicinato solidale a sostegno dei più anziani

Si dice che la quarantena ci abbia fatto riscoprire alcune cose che prima davamo per scontate o che, invece, neppure eravamo in grado di vedere: la solidarietà, il vicinato, il negozio di quartiere, la cucina, la pazienza, la lentezza. Ed è così che, nel momento in cui l’emergenza coronavirus ci tiene tutti isolati in casa, si stanno consolidando inaspettatamente altri legami sociali, nuovi, inediti, portatori di un forte senso di comunità.
Il sindacato dei pensionati della Cgil in tutta Italia si sta facendo attivatore in prima linea di questi nuovi legami, enzima di solidarietà e vicinanza, attore di iniziative a sostegno dei tanti, tantissimi, anziani, spesso, purtroppo, totalmente soli. In Veneto, per esempio, lo Spi Cgil ha voluto dare una spinta significativa a tutte le esperienze di solidarietà e di vicinato lanciando una campagna dall’eloquente titolo “Vicinato solidale”. Si tratta di un appello rivolto ai cittadini più giovani perché siano responsabili e solidali con i più anziani, e soprattutto con gli over ottanta, che in Veneto sono circa 350mila.

Leggi: Liberetà


NEWS:

martedì 14 aprile 2020
La fase 2 dal 4 maggio: uscite scaglionate per fasce d’età. Le app e il piano per gli over 70

Le ipotesi allo studio: un archivio telematico sostituirà le autocertificazioni. Residenze e sussidi per proteggere gli anziani
«Scaglionati»: è questa la parola chiave per la «fase 2» dell’epidemia da coronavirus. È la fase delle riaperture che comincerà dal 4 maggio, quella dove i divieti non scompariranno ma saranno certamente allentati e si programmerà il ritorno in attività di aziende, negozi, liberi professionisti. Quella dove conterà, e molto, anche l’età delle persone. E dunque gli ultimi a poter uscire di casa saranno i cittadini che hanno più di 70 anni, soprattutto quelli con una o due patologie croniche. «Per loro — anticipa la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa — dobbiamo prevedere un programma particolare, percorsi che ci consentano di proteggerli dal contagio quando i più giovani ricominceranno a circolare. Però mettendoli anche al riparo dall’afa e dall’isolamento che può avere effetti devastanti a livello psicologico. E dunque un vero e proprio piano di interventi».

Leggi: Corriere della Sera, 14/04/2020


martedì 14 aprile 2020
Gestione domiciliare dei malati Covid, il Monzino attiva telemonitoraggio per medici e infermieri

Il Centro Cardiologico Monzino, dall’inizio di aprile, ha messo a disposizione la sua Centrale di Telemedicina per il telemonitoraggio domiciliare, clinico e strumentale, del proprio personale sanitario positivo per il virus, con l’obiettivo di contribuire agli enormi sforzi del sistema regionale e dei Medici di Famiglia nell’assistenza a casa dei malati Covid. L’iniziativa è una delle attività sostenute da una importante donazione di un gruppo di privati, voluta dalla famiglia Monzino.

Leggi: In Salute, 14/04/2020


domenica 12 aprile 2020
Il grande business dei rimborsi dietro la corsa ai pazienti Covid

L’inchiesta – L’assegnazione dei “positivi” avveniva online senza controlli sulla struttura che la richiedeva Il Trivulzio puntava a incassare 150 euro al giorno per ogni malato trasferito dall’ospedale Un’infermiera: ci domandavano solo se le disposizioni di sicurezza erano OK, pi ci mandavano le persone, il rappresentante delle case di riposo “non siamo attrezzati per gestire questo tipo di patologie”.
Un affare potenziale da 150 euro al giorno per paziente, ma anche una delibera capestro difficile da rifiutare. L’innesco della bomba epidemiologica al Pio Albergo Trivulzio è la delibera della Regione Lombardia numero XI/2906 dell’8 marzo 2020, cui ne seguiranno altre due che porteranno dritti al disastro. Stabilisce che le case di riposo, dove l’età media dei ricoverati è di 80 anni, possono accogliere pazienti Covid usciti dagli ospedali. Alle 600 Rsa sparse sul territorio basta schiacciare un tasto del computer per accettare e l’incarico di smistare i pazienti viene assegnato al Trivulzio. Che, appunto, svolge solo un ruolo di distribuzione dei posti letto. Nessuno verrà mai incaricato di verificare che le disposizioni di sicurezza vengano rispettate, a cominciare dalla Baggina dove muoiono 126 degenti. Su questo stanno indagando i pm della procura di Milano coordinati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano.

Leggi: Il Messaggero, 12/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Coronavirus, mappa delle stragi nelle Rsa

Una bomba chiamata coronavirus, innescatasi nelle Rsa italiane (acronimo che sta per residenze sanitarie assistenziali) che nel pieno dell’emergenza Covid-19 è esplosa anche nelle regioni meno colpite dal virus. Gli anziani ospiti, fragili e spesso con più patologie, sono le vittime ideali di Sars-Cov-2. I lutti si moltiplicano, i positivi non si contano più anche fra il personale: nonni e zii scomparsi in solitudine, i familiari per giorni senza notizie. A far luce sulla vicenda è il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità che, su 577 strutture raggiunte, il 26,6% del totale (2.399), segnala 3.859 morti dal 1febbraio con 133 pazienti risultati positivi al tampone Covid-19 e 1.310 con sintomi simil-influenzali.
Il 37,4% del totale dei decessi – ben 1.443 su 3.859 – ha interessato ospiti con infezione da Sars-CoV-2 o con manifestazioni compatibili con la Covid-19, rivela la survey. Ma le segnalazioni che qualcosa non funzionava sono arrivate molto prima. Proprio dalle aree più duramente colpite dal virus. Questa analisi dettagliata di Adnkronos Salute prende in esame tutti i casi scoppiati nelle varie regioni d’Italia. Un quadro agghiacciante per uno tsnunami che ha sorpreso tutti, a cominciare dai responsabili delle strutture colpite che si sono ritrovati in pochi giorni con pazienti e impiegati contagiati. Iniziamo dalla regione più colpita.

Leggi: Adnkronos, 11/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Trivulzio: “Quei malati smistati nell’ospizio per anziani. Così la Baggina è diventata focolaio”

I pazienti inviati dai pronto soccorso trasferiti nella Rsa per far posto ai nuovi: ecco perché in pochi giorni l’epidemia si è diffusa nei reparti
Spostamenti pericolosi. Rischi altissimi non calcolati. Sono stati giorni cruciali quelli che hanno preceduto l’inizio dei morti di coronavirus al Trivulzio. Giorni di scelte da parte di chi doveva proteggere la salute di più di mille anziani chiusi nelle stanze del Pio Albergo. Mentre gli ispettori del ministero della Salute e la magistratura indagano per fare chiarezza, siamo in grado di raccontarne alcune che sembrano avere un ruolo chiave. Emergono incrociando i documenti ufficiali del Trivulzio e la testimonianza di fonti interne, di cui Repubblica tutela l’anonimato.
Mosse decisive che precedono l’esplosione dell’epidemia alla Baggina. E l’impennata del numero di morti. Il piano per i no-Covid Fra il 12 e il 13 marzo il Trivulzio prende una decisione importante: la Lombardia è già zona rossa, il virus corre ormai in tutta la regione.

Leggi: La Repubblica, 11/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Caso Trivulzio, primi indagati ed è solo l’inizio L’accusa: epidemia colposa

Avviso di garanzia al direttore generale Calicchio e ai dirigenti di altre case di riposo, dal Don Gnocchi alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Cento cartelle al vaglio dei pm
Le cartelle cliniche di oltre cento anziani morti, forse centocinquanta. L’iscrizione di altri dirigenti, oltre a quella del direttore generale Giuseppe Calicchio, indagato per epidemia e omicidio colposi. La documentazione su convenzioni e contratti delle cooperative che di operatori sociosanitari. L’inchiesta sull’esplosione dell’epidemia di coronavirus all’interno del Pio Albergo Trivulzio è destinata ad allargarsi. Per ora il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi hanno iscritto il nome del solo dg, ma presto l’iscrizione potrebbe riguardare i responsabili di altri reparti. Un atto tecnico, a tutela dell’indagato, ma i carabinieri del Nas si sono già recati in clinica per acquisire le cartelle degli anziani morti da fine febbraio a oggi al Pat, oltre alla documentazione sui tamponi ai malati e sulle pratiche di isolamento applicate.

Leggi: La Repubblica, 11/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Malattie croniche, colpiscono 8,5 milioni di anziani in Italia. L’emergenza Covid-19 non fermi le cure

Otto milioni e 437mila anziani nel nostro Paese, il 60,7% degli over 65, sono colpiti da almeno una malattia cronica. E il 25% da due o più patologie di questo tipo. Le più frequenti sono le cardiopatie (27%), le malattie respiratorie croniche (21%), il diabete (20%) e i tumori (13%).
Vi sono farmaci efficaci per tenerle sotto controllo, ma la scarsa aderenza alle terapie è un problema molto frequente fra gli anziani. Infatti, ben il 70% non segue i trattamenti in modo corretto o li abbandona dopo breve tempo. Un problema dovuto alla condizione di fragilità di queste persone, particolarmente acuita in questo periodo dall’epidemia da coronavirus.
La mancata adesione alle terapie aumenta i tassi di mortalità, le ricadute e le ospedalizzazioni, proprio in una fase critica per il sistema sanitario, che deve far fronte all’emergenza causata dal COVID-19.

Leggi: In Salute, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Sulle Residenze sanitarie una gigantesca ipocrisia

Il polverone sollevato in questi giorni finge di ignorare una serie di evidenze. La prima: le Rsa non sono ospedali, neanche dal punto di vista normativo – di Michele Vietti
Il polverone suscitato in questi giorni intorno alle Rsa è frutto di una gigantesca ipocrisia collettiva. Chi lo solleva finge infatti di ignorare una serie di evidenze. Le Rsa non sono ospedali (salvo nell’accezione della autonomia gestionale adoperata nell’intervista al Corriere di ieri dall’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi), neanche dal punto di vista normativo. Degli ospedali non hanno né l’organico medico né le apparecchiature. Ma soprattutto a mutare radicalmente rispetto a quella ospedaliera è la tipologia degli assistiti, che restano in carico al proprio medico di base, anche per la prescrizione farmaceutica. La Rsa assicura la tutela infermieristica, assistenziale, riabilitativa, psicologica e l’animazione, compresa l’attività occupazionale e viene remunerata per queste prestazioni. Non ci sono «ricoverati» ma «ospiti» che hanno nella Rsa la propria residenza definitiva. La maggior parte di loro circola liberamente nella struttura e non è possibile costringerli in camera (salvo adesso per l’isolamento).

Leggi: Corriere della Sera, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
L’appello «Misure urgenti per anziani e disabili»

I sindacati dei pensionati chiedono l’istituzione di una task force per proteggere le fasce più fragili della popolazione
Servono misure urgenti per anziani e disabili, per le persone ricoverate nelle Rsa e per i pensionati in condizioni di bisogno. Le fasce più fragili della popolazione preoccupano fortemente i sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil, che hanno inviato una lettera alla ministra del Lavoro Catalfo, al ministro della Salute Speranza, al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Bonaccini e al presidente dell’Anci De Caro, per chiedere l’istituzione di una task force per prevenire e arginare il contagio, il coinvolgimento di sindaci, Regioni, Asl, prefetti e della Protezione civile, la distribuzione di adeguati dispositivi di protezione nelle strutture.
Tra le richieste dei sindacati dei pensionati, anche la realizzazione di tamponi a tutti gli utenti e gli operatori delle strutture, la sanificazione periodica, la dotazione di tecnologie per la comunicazione a distanza tra persone ricoverate e loro familiari, il sostegno psicologico agli anziani, ai familiari e al personale sanitario e alla continuità delle prestazioni di assistenza domiciliare integrata e sociale. Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil hanno chiesto inoltre il congelamento degli indebiti Inps, di natura fiscale e previdenziale, che in questa fase potrebbero provocare ulteriore ansia in quella parte di popolazione che già vive la preoccupazione di essere la più esposta all’epidemia.

Leggi: Rassegna Sindacale, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Emergenza affitti, “noi in 5 in casa con uno stipendio: non riusciamo più a pagare”

Mentre sindacati e associazioni chiedono nuove misure di sostegno all’affitto, alcuni inquilini trovano un accordo per sospendere il contratto o ricontrattare il canone. “Dovrebbe essere il governo a farsi carico di questa emergenza, non i proprietari di casa”
“In casa siamo in cinque: ormai è rimasto solo il mio stipendio di 1.200 euro al mese e un terzo dello stipendio del mio coinquilino, che è stato messo in cassa integrazione. L’affitto è di 850 euro al mese, non tanto rispetto ai prezzi bolognesi, ma comunque in questo momento non ce la facciamo a sostenerlo: la priorità è di riuscire a fare la spesa”. Mariella (il nome è di fantasia), 32 anni, vive in un appartamento nella periferia di Bologna e lavora come operatrice nel servizio Siproimi (ex Sprar) per una cooperativa sociale. Nonostante l’emergenza coronavirus, la sua struttura è rimasta aperta, in quanto servizio essenziale, e così Mariella continua a lavorare e a percepire lo stipendio. Diversa è la situazione di tre dei suoi coinquilini che, avendo impieghi precari o non regolarizzati, si trovano adesso senza alcuna entrata. “A Bologna l’emergenza casa si era già inasprita prima della pandemia, ma oggi con il blocco totale delle attività il problema si fa ancora più acuto – racconta Mariella –. I lavoratori con contratti a chiamata, a partita Iva, o quelli che lavorano in nero, stanno attraversando grandi difficoltà. Noi in casa ci aiutiamo a vicenda, ma nonostante tutto non riusciamo comunque a pagare tutto l’affitto”.

Leggi: Redattore Sociale, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Locazioni: ecco le richieste di Federproprietà al Governo

Alle istanze dell’UPPI (si veda Appello dell’UPPI a sostegno di proprietari e inquilini: “Serve protocollo d’intesa condiviso tra ANCI e ministeri”) fanno seguito quelle di un’altra realtà aderente al Coordinamento Unitario della proprietà immobiliare: Federproprietà, che richiede al Governo, per tutto il periodo di emergenza Covid-19:
a. la defiscalizzazione dei canoni incassati durante il 2020 per immobili di cui si è poi ricevuta disdetta del contratto in modo da coprire i danni subiti dal locatore così come già più volte richiesto;
b. la soppressione del pagamento della rata IMU di giugno;
c. la possibilità di applicare la cedolare secca 21% sui contratti rinegoziati relativi agli immobili commerciali; ……

Leggi: Quotidiano del Condominio, 10/04/2020


giovedì 9 aprile 2020
Cura Italia, auspichiamo massima attenzione a case di riposo

“Auspichiamo che nel decreto Cura Italia in approvazione in queste ore al Senato ci sia la massima attenzione al problema delle case di riposo, dove si sono registrati migliaia di contagi sia tra gli operatori che tra gli anziani ospiti”.
Lo dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti.
“È del tutto evidente – continua Pedretti – che all’esplosione dell’emergenza in molte realtà non si sono prese le dovute precauzioni. A questi errori non è possibile porre rimedio e verrà il tempo per accertarne le responsabilità. Ora però bisogna fare tutto il necessario perché non si ripetano più e perché queste strutture siano messe in sicurezza in tutto il territorio nazionale”.

Leggi: Spi Cgil, 09/04/2020


giovedì 9 aprile 2020
Il Senato approva l’ordine del giorno sulla crisi abitativa provocata dall’emergenza Covid-19. Un atto importante di indirizzo al Governo per urgenti provvedimenti da assumere

Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale del SUNIA
“L’o.d.g. approvato oggi al Senato (in sede di conversione del DL18/2020), con il parere positivo del Governo in materia di misure sul settore abitativo per l’emergenza Covid-19, è un atto importante ed un segnale preciso affinché negli imminenti provvedimenti economici siano affrontati i gravissimi effetti della situazione sugli inquilini.
Valutiamo positivamente gli impegni che l’atto parlamentare richiede ed esplicita riconoscendo che per gli inquilini vanno prese misure di sostegno come sino ad oggi fatto, per i titolari di mutui prima casa in difficoltà anche col Decreto 18, del marzo scorso.
Ci aspettiamo ora un urgente provvedimento legislativo che dia concreta e rapida attuazione all’atto odierno, stanziando ingenti risorse che il SUNIA quantifica in almeno 300 milioni, per il fondo di sostegno all’affitto unificato col fondo per la morosità incolpevole, dando immediato impulso alla gestione da parte dei Comuni dei contributi ed individuando forme rapidissime per l’erogazione ai destinatari finali.

Leggi: Sunia, 09/04/2020


giovedì 9 aprile 2020
Meno buoni spesa e più servizi: l’appello degli assistenti sociali

L’analisi di Gianmario Gazzi, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali: “I buoni spesa sono una misura d’urgenza, ma se protratta rischia di non essere efficace”. Occorre potenziare i servizi, allargare il numero dei beneficiari del reddito di cittadinanza e creare il Fondo di solidarietà del Terzo settore: troppi operatori hanno perso il lavoro in questo periodo e senza di loro il welfare rischia di collassare.
“Mi auguro che a maggio si vada oltre la misura dei buoni spesa. L’emergenza è emergenza, ma il disagio di molti purtroppo è una normalità che attende risposte da anni”: Gianmario Gazzi è il presidente dell’Ordine degli assistenti sociali. Oltre 40 mila professionisti che si occupano di minori, disabili, famiglie, anziani in difficoltà. “Ci vuole un potenziamento dei servizi, non possiamo pensare a risolvere tutto con un obolo temporaneo che lascerà i fragili nelle stesse drammatiche condizioni in cui erano prima del Coronavirus”.

Leggi: Redattore Sociale, 09/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Coronavirus e senza dimora, dagli avvocati di strada lettere a ministero, prefetti, regioni e sindaci

Dalle 55 sedi italiane dell’Associazione Avvocato di strada sono state inviate oggi via posta certificata delle lettere per chiedere di non multare le persone senza dimora, di dare un tetto a queste persone e di assicurare loro il diritto alla salute
Questo pomeriggio dalle 55 sedi italiane dell’Associazione Avvocato di strada sono state inviate via posta certificata delle lettere indirizzate a Ministero Interno, Prefetti, Presidenti di Regione e Sindaci per chiedere di non multare le persone senza dimora, di dare un tetto a queste persone e di assicurare loro il diritto alla salute.

Leggi: Redattore Sociale, 08/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Emergenza Covid-19 Affitti. Il SUNIA scrive al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Stefano Bonaccini, ed al Presidente dell’ANCI Antonio Decaro per misure urgenti

Con una lettera inviata dal Segretario generale Stefano Chiappelli al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Stefano Bonaccini e al Presidente dell’Anci Antonio Decaro il SUNIA, incluso un suo documento di concrete proposte (in allegato), ha sottolineato la necessità di misure urgenti e di rapida e semplificata attuazione sulle locazioni abitative, transitorie, di lavoratori e studenti fuori sede e ad uso commerciale e artigianale.
In particolare si sottolinea il ruolo centrale di Regioni e Comuni sulle procedure nella concreta fase attuativa, da accelerare e semplificare, di assegnazione dei contributi del fondo di sostegno all’affitto e sulla morosità incolpevole, e sul fronte della rinegoziazione dei contratti e dei canoni di locazione da contenere e ridurre, procedendo alla convocazione dei tavoli di contrattazione degli Accordi territoriali ex legge 431/98 per favorire la rinegoziazione incentivando e agevolando inquilini e proprietari anche con lo strumento fiscale, e con fondi proprie delle Regioni.

Leggi: Sunia, 08/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Appello dell’U.P.P.I. (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari)

L’U.P.P.I., con due comunicati stampa del 18 e 26 marzo 2020 aveva pubblicamente denunciato l’inadeguatezza delle misure introdotte dal D.L. “Cura Italia” per sostenere il pagamento dei canoni di locazione delle attività commerciali chiuse a causa dell’emergenza Coronavirus, nonché la circostanza che migliaia di canoni non erano stati pagati nonostante il credito di imposta del 60%.
L’U.P.P.I. aveva richiesto che la riduzione dei canoni di locazione fosse oggetto di una scrittura privata registrata ed attestata obbligatoriamente dalle organizzazioni sindacali dei proprietari e degli inquilini, a fronte di una tassazione agevolata e/o altre agevolazioni fiscali, lasciando alle parti la possibilità di concordare reali diminuzioni dell’affitto secondo le singole esigenze territoriali; aveva, altresì, richiesto la soppressione del pagamento dell’acconto IMU di giugno 2020.

Leggi: Uppi, 08/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Le richieste delle Rsa di Brescia: «Equiparateci agli ospedali»

Emergenza. La protesta delle residenze per anziani adibite a curare i pazienti post acuti con il Covid. Una lettera alle istituzioni per chiedere adeguamento norme
«Ci era sembrato, mi passi il termine, bizzarro chiedere» di curare pazienti post acuti Covid «a noi che siamo all’interno di strutture non al riparo dal contagio visto che i nostri operatori entrano ed escono ogni giorno e che allo stesso tempo dobbiamo anche assistere e curare persone», dice Elena Donati, presidentessa di Fondazione Casa Industria di Brescia.
Qualche giorno fa Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, era tornato sulla richiesta alle Rsa lombarde di ospitare pazienti Covid post acuti dichiarando: «Si sta sottovalutato il rischio nelle strutture per anziani e disabili» che «non sono luoghi per curare patologie acute, ma per migliorare la qualità di vita» degli ospiti. A Brescia città «abbiamo fatto la scelta di dare la possibilità a pazienti, per lo più anziani, di poter avere cura e degenza in Rsa senza stare in ospedale – continua Donati – ma non abbiamo dato disponibilità a pazienti post Covid, solo a pazienti con altre patologie». Fondazione Casa Industria, assieme a Fondazione Casa di Dio e Fondazione Brescia Solidale, le tre più importanti organizzazioni che gestiscono Rsa locali, hanno oltre il 25% del personale in malattia o quarantena e si trovano in grossa difficoltà per continuare a garantire l’adeguata cura dei loro ospiti nelle strutture.

Leggi: Il Manifesto, 08/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Affitti in tempi di coronavirus: le posizioni di sindacati inquilini e proprietari

Ci sono difficoltà sia per i conduttori che per i locatori. Sarebbe auspicabile una mediazione
Abbiamo ampiamente dibattuto sulle sorti dei contratti di locazione, cercando di fornire un’esaustiva disamina delle criticità che il Covid – 19 riflette sulle posizioni del locatore e del conduttore. Vediamo, adesso, di riassumere le posizioni dei maggiori sindacati di categoria. Le principali posizioni: il Sunia, Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari, con un comunicato del 3 aprile scorso, si è espresso chiedendo un massiccio rifinanziamento per il sostegno all’affitto di almeno 300 milioni nonché una rapidità nell’erogazione dei contributi. Il sindacato auspica una semplificazione delle procedure di assegnazione dei contribuiti da versare direttamente al proprietario a seguito di domande presentate al Comune sia singolarmente dall’inquilino che in forma congiunta con il proprietario, con modalità informatiche e la rinegoziazione dei canoni. L’Uppi, Unione piccoli proprietari immobiliari, ha preso posizione sul tema delle locazioni, scrivendo una lettera al premier Giuseppe Conte e ai ministri Di Maio (Affari Esteri), Lamorgese (Interno), Gualtieri (Economia), Patuanelli (Sviluppo Economico) Bonafede (Giustizia) e ai sottosegretari e ai parlamentari, con l’obiettivo di far emergere l’allarme lanciato dai proprietari immobiliari a seguito dell’emergenza sanitaria coronavirus. L’Uppi ha messo in luce il punto di vista dei locatori, evidenziando che i provvedimenti previsti dal Dl Cura Italia stanno fortemente penalizzando l’intero comparto della proprietà privata immobiliare, in assenza, ad esempio, di previsioni di detassazione sui canoni non percepiti in questo periodo.

Leggi: Quotidiano Condominio, 08/04/2020


DALLE REGIONI:

domenica 12 aprile 2020
Visite e tamponi a domicilio il piano del Lazio per la Fase 2

Unità speciali mobili in azione
Lazio, ecco il piano per la Fase 2. In arrivo visite e tamponi a domicilio. Medici e infermieri assisteranno a casa le categorie fragili. Unità mobili in azione. Le hanno chiamate Unità speciali, saranno formate da due medici e due infermieri. Nella gestione della delicatissima “fase due”, a Roma e nel resto del Lazio saranno sguinzagliate nei quartieri e nei paesi per intercettare a domicilio i pazienti sospetti, quelli più fragili con patologie pregresse come l’ipertensione. Dovranno monitorare chi è in isolamento a casa o in hotel perché contagiato da Covid-19. E andranno anche nelle residenze sanitarie assistenziali, le strutture riservate agli anziani più a rischio, dove in queste settimane si sono sviluppati numerosi focolai. L’obiettivo è avere almeno 30 squadre speciali, qualcuno le ha chiamate “squadre Spallanzani” e dipenderanno direttamente dalla Unità di crisi diretta dall’assessore regionale Alessio D’Amato.

Leggi: Il Messaggero, 12/04/2020


sabato 11 aprile 2020
Senza dimora, Campidoglio approva linee guida per il cohousing

“La casa non rappresenta solo uno spazio fisico, ma anche e soprattutto un luogo di opportunità”. La Giunta punta su forme di residenzialità in semiautonomia: il progetto si realizza in una casa, confiscata alla criminalità organizzata
La Giunta Capitolina ha recentemente approvato le Linee guida per la realizzazione di forme di residenzialità in semiautonomia e di cohousing per persone senza dimora. Il modello di coabitazione promosso dall’Amministrazione Capitolina mira al raggiungimento dell’autonomia degli ospiti, rappresentando per ciascuno non solo un ambiente di accoglienza ma anche di condivisione di compiti e impegni quotidiani, confronto emotivo ed esperienziale, senso di appartenenza ad un gruppo e stimolo verso un percorso di progressivo recupero e integrazione sociale. Inoltre, questo modello determina una gestione meno onerosa rispetto alle strutture di accoglienza già in essere per le persone senza dimora.

Leggi: Redattore Sociale, 11/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
“Tanti morti, personale senza protezione” Sulle Rsa della Liguria il faro dei magistrati

Con il passare dei giorni il conteggio si sta facendo sempre più spaventoso. Il coronavirus ha fatto strage nelle residenze per anziani, dove il personale Ë stato lasciato spesso senza protezioni né istruzioni. Strutture piene di ospiti fragili che, all’inizio di marzo, hanno accolto pazienti dimessi dagli ospedali ai quali non era stato effettuato il tampone ed erano frequentati da operatori sanitari che contagiati in altre strutture, risultati poi positivi al Covid -19. ‘Continua senza sosta a consumarsi nella nostra regione il dramma nelle residenze per anziani – denunciano i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che chiedono un incontro con la Regione – In queste strutture la situazione Ë allarmante: i decessi e i casi di infezione crescono di giorno in giorno così come i contagi di operatori.

Leggi: Codacons, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Piemonte, è strage nelle case di riposo: almeno 450 morti. Partono le inchieste

Nelle strutture mortalità tripla rispetto alla media. Le procure: «Fatto troppo poco per evitare il contagio». Più di dieci fascicoli aperti in Regione: preoccupano i casi nel Novarese
Da Torino a Vercelli, dal Canavese a Biella, da Novara a Cuneo. Si muovono le procure del Nord Ovest e accendono un faro sul “disastro” generato dal Covid19 nelle Rsa, negli hospice, nelle case di riposo. I fascicoli di indagine crescono di giorno in giorno: sono più di dieci solo per le province piemontesi. E se è pur vero che la formula utilizzata dai pm del “modello 45” – senza ipotesi di reato e senza indagati (a eccezione di Vercelli che ipotizza l’epidemia colposa a carico di ignoti) – presuppone un’indagine esplorativa e non inquisitoria, è altrettanto vero che le iniziative della magistratura sono ritenute «doverose» dai capi degli uffici giudiziari. Perché i numeri dei morti sono anomali – almeno 450 secondo la Cgil – fanno paura. Sulla metà dei deceduti si indaga. Otto fascicoli sono stati aperti in Canavese dal capo dei pm Giuseppe Ferrando che vuol capire «se è stato fatto tutto il possibile – dice – per prevenire il contagio». Riguardano strutture a Nole, San Mauro, Corio, Volpiano, Brusasco, Bosconero, San Maurizio Canavese. Morti, contagi e – forse – ritardi nelle comunicazioni e nelle scelte.

Leggi: La Stampa, 10/04/2020


venerdì 10 aprile 2020
Marche: no a “comportamenti rinunciatari” da parte dei servizi territoriali

«In riferimento agli interventi alternativi di sostegno messi in atto nei confronti dell’utenza dei servizi di assistenza domiciliare e dei Centri Diurni, va trovato un equilibrio – che sappiamo essere non semplice – tra sicurezza e attività di sostegno possibili, evitando “comportamenti rinunciatari” da parte dei servizi territoriali, inaccettabili perché si fermano prima di ogni possibile analisi delle possibilità operative, dichiarando un’impossibilità che spesso non è nei fatti, ma nelle intenzioni»: lo ha scritto il Gruppo Solidarietà ai rappresentanti istituzionali della Regione Marche
Mano di un assistente domiciliare che stringe quella della persona assistita «Come avevamo già fatto in una nostra precedente lettera – scrive il Gruppo Solidarietà al presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e ai direttori dei Servizi Regionali Salute e Politiche Sociali Lucia Di Furia e Giovanni Santarelli -, in riferimento agli interventi alternativi di sostegno messi in atto nei confronti dell’utenza dei servizi di assistenza domiciliare (educativa e di assistenza alla persona) e dei Centri Diurni, sottolineiamo ancora la necessità di trovare un equilibrio – che sappiamo essere non semplice – tra sicurezza e attività di sostegno possibili, evitando quelli che abbiamo chiamato “comportamenti rinunciatari” da parte dei servizi territoriali». «Tali comportamenti – aggiungono dall’organizzazione marchigiana – sono infatti inaccettabili, perché si fermano prima di ogni possibile analisi delle possibilità operative, dichiarando un’impossibilità che spesso non è nei fatti, ma nelle intenzioni».

Leggi: Superando, 10/04/2020


giovedì 9 aprile 2020
Coronavirus: sindacati Lazio, bene provvedimento Regione per sostegno affitto alle famiglie

I sindacati Cgil, Cisl e Uil del Lazio esprimono soddisfazione per provvedimento di sostegno all’affitto per le famiglie preso dalla Regione Lazio. “Dopo i provvedimenti sul lavoro e sul sociale discussi e condivisi con le organizzazioni sindacali per contrastare l’emergenza Covid-19 – spiegano i sindacati in una nota – la Regione Lazio ha approvato oggi un importante provvedimento di sostegno all’affitto per far fronte alla situazione di forte disagio che ha colpito migliaia di famiglie a Roma e nel Lazio. È stato stanziato un fondo di 22 milioni di euro per il Lazio (12,1 milioni per Roma), destinato a coprire il 40 per cento di tre mensilità di canone di locazione per chi ha subito la contrazione di almeno il 30 per cento del reddito del nucleo familiare nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 maggio 2020 (rispetto allo stesso periodo del 2019) e con un reddito non superiore ai 7.000 euro trimestrali (ovvero circa 28.000 euro annui). Decisiva la condizione che impone ai Comuni di espletare gli adempimenti necessari all’erogazione del contributo entro il termine di 45 giorni dall’esecutività del provvedimento.

Leggi: Agenzia Nova, 09/04/2020


giovedì 9 aprile 2020
Alessandria. Affitti ridotti per l’emergenza Covid-19 d’accordo Associazioni della proprietà e degli inquilini

Le associazioni Provinciali della Proprietà Confedilizia, Uppi e Appc e degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat, concordano sulla necessità di assistere Locatori e Conduttori nella possibilità di ridurre, il regolare pagamento del canone di locazione a fronte di comprovate riduzioni del reddito dei conduttori causati dalle sospensioni delle attività lavorative. All’interno di questo quadro di difficoltà si collocano anche i contratti transitori sottoscritti da studenti universitari e lavoratori in trasferta per i quali è necessario trovare modalità di gestione che tengano conto delle esigenze di proprietari e inquilini in questa eccezionale emergenza.
Si ricorda che per ridurre il canone occorre sottoscrivere un accordo fra Proprietario ed Inquilino che dovrà essere registrato all’Agenzia delle Entrate senza oneri.

Leggi: Sunia, 09/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Alleanza inquilini proprietari contro la crisi. il caso Genova

Confedilizia si dice d’accordo con il Sunia, il sindacato degli inquilini, che ha elaborato proposte ragionevoli, non contrapponendo proprietari e inquilini. Su punto si registra la dichiarazione del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: «Le misure indicate dal Sunia per affrontare le conseguenze sugli affitti del Coronavirus vanno nella giusta direzione e sono ben più ragionevoli di certe proposte formulate in Parlamento, come l’estensione sino a fine anno del già dannoso e demagogico blocco degli sfratti esistente. Per assorbire i contraccolpi della crisi, proprietari e inquilini vanno tutelati allo stesso modo. Bene, dunque, la proposta di un rifinanziamento del fondo di sostegno all’affitto e ottima l’idea di assegnare direttamente ai locatori i contributi, con procedure semplificate e senza orpelli burocratici». Evidenziando la situazione critica in cui si trova Genova, dove la crisi di liquidità sta colpendo duramente tutti, Vincenzo Nasini, presidente Confedilizia Genova e vice presidente nazionale aggiunge: «Altrettanto di buon senso è il suggerimento volto a disporre riduzioni dell’Imu anche attraverso sistemi incentivanti nei confronti degli accordi fra le parti per rimodulare il rapporto di locazione (mentre siamo al punto che ancora non si riesce a eliminare completamente la tassazione dei canoni non percepiti…).

Leggi: Oggi Notizie, 08/04/2020


mercoledì 8 aprile 2020
Affitti, canoni rinegoziati tra inquilini e proprietari di casa

I proprietari potranno usufruire anche della riduzione della tassazione per fronteggiare l’emergenza Coronavirus
l Sunia di Catania, sindacato degli inquilini, ha predisposto un modello di richiesta di rinegoziazione dei canoni tra inquilini e proprietari di alloggi. Inoltre è stato attivato il servizio per inviare all’Agenzia delle Entrate il nuovo canone ricalcolato, affinchè il proprietario possa usufruire anche della riduzione della tassazione. Lo comunica la segretaria provinciale Giusi Milazzo. “Sin dall’inizio della crisi Covid – spiega- abbiamo individuato nella rinegoziazione dei canoni uno degli strumenti per evitare in questa difficilissima congiuntura il ricorso massiccio ad un contenzioso che non potrà risolvere né i problemi degli inquilini né quelli dei proprietari, e che si potrebbe concludere con un’ondata senza precedenti di sfratti. Pensiamo, al contrario, che la rinegoziazione dei canoni sia il primo passo per accedere ai contributi del fondo di sostegno all’ affitto”.

Leggi: Catania Today, 08/04/2020


IN AGENDA:

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IN EVIDENZA:

Segregare gli anziani è un abuso

L’errore di Ursula Von Der Leyen – Di Vladimiro Zagrebelsky
In vista della “Fase 2” della reazione alla pandemia, si affaccia un ventaglio di ipotesi di superamento delle limitazioni imposte alle libertà costituzionali di ciascuno di noi (circolazione, impresa, ecc.). Ogni scelta che faranno le autorità pubbliche dovrà rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzione, considerando che le libertà dei cittadini possono essere ristrette nella sola misura del necessario. Limitazioni irragionevoli o esorbitanti si tradurrebbero in abusi discriminatori, inammissibili nel regime delle garanzie liberali disegnato dalla Costituzione. PAGINA Si è affacciata la possibilità che ai cittadini anziani sia imposto di rimanere in casa anche dopo che per tutti gli altri sia nuovamente iniziata la consueta vita sociale. In una intervista a un tabloid tedesco, a sostegno di una simile ipotesi, addirittura sino a fine anno, si è ora detta la presidente della Commissione europea (in materia di salute la competenza è però degli Stati). Le ragioni che sono state portate nel dibattito italiano si fondano sulla constatazione della maggior letalità del virus quando il paziente sia anziano. Tener chiusi gli anziani servirebbe a proteggerli dall’infezione e a salvarne la vita. Il maggior rischio per la vita non è però prodotto dall’età in sé.

Leggi: La Stampa


Coronavirus nelle Rsa. Fish: “Sistema da mettere in discussione”

La Federazione prende spunto dalla “tragedia annunciata” consumatasi nelle strutture che accolgono 300mila persone disabili e non autosufficienti per chiedere di rovesciare il paradigma: stop a strutture “segreganti” e “umilianti” che diventano “luoghi di detenzione”
La “tragedia annunciata” consumatasi nelle Rsa, colpite duramente dalla diffusione del Coronavirus, al di là delle responsabilità individuali che saranno accertate dalla magistratura, rende evidente che è giunta l’ora “di mettere in discussione un intero sistema di strutture segreganti”, “luoghi speciali” che da anni segnaliamo come segreganti, come umilianti della dignità personale, come espressione lontanissima a qualsiasi logica di abitare sociale, di inclusione, di prossimità e di trasparenza rispetto al territorio”. E’ dura la considerazione che arriva dalla Federazione italiana superamento handicap (Fish), che in una nota richiama la necessità di compiere ogni sforzo mirato alla deistituzionalizzazione delle persone con disabilità e non autosufficienti, e di vietare “la realizzazione di nuove strutture che riproducano situazioni segreganti”, impedendone l’accreditamento istituzionale e, conseguentemente, qualsivoglia finanziamento, diretto o indiretto. Un appello a rivedere l’intero sistema, che conduca a un vero contrasto alla segregazione, affinché la tragedia causata dal Covid-19 “non sia avvenuta invano e quelle morti silenziose non siano state inutili”.

Leggi: Redattore Sociale


Come riorganizzare i servizi ai tempi del coronavirus? Raccogliamo buone pratiche

A cura di Maurizio Motta – L’articolo raccoglie anche spunti di altri redattori di Welforum.it: Daniela Mesini, Stefania Sabatinelli, Marilena Dellavalle, Giovanni Cellini, Cladio Castegnaro, Sergio Pasquinelli
Il Coronavirus impone riorganizzazioni ai servizi che non saranno di breve durata. Quali attenzioni e snodi merita gestire? Possiamo sviluppare uno scambio di esperienze concrete che possa essere utile da socializzare in questi tempi di emergenza, che forse diventerà ordinarietà nei prossimi mesi? Se avete esperienze da condividere, su possibili modalità di riorganizzarsi in questa fase, già pensando alla ripresa e al dopo emergenza”, vi invitiamo a inviarcele: redazione@welforum.it
In queste settimane tutti i servizi del welfare stanno organizzandosi per operare nella pandemia. I bisogni si sono acuiti, la platea si è fatta più ampia, così come la necessità di dare risposte urgenti e indifferibili. Che cosa si può imparare dalle pratiche agite in queste settimane? Possono costituire utile eredità per uscire dall’emergenza o per gestire un’emergenza che forse diventerà ordinarietà nei prossimi mesi?
Ci sembra importante riflettere su questi aspetti:
nessuno sa con precisione quale sarà l’andamento dell’emergenza, ma è molto probabile che occorra organizzarsi per tempi non brevi, perché passato il “picco” non si può tornare in toto ai modi di vita precedenti, e resta per ora indeterminata la possibilità di un “ritorno” del virus dopo alcuni mesi.
Nell’emergenza moltissimi attori e operatori del welfare hanno messo in campo impegno personale, fantasia e abnegazione. Ma la sfida è ora passare dalla creatività ad una più strutturale riorganizzazione, ossia dall’impegno personale degli operatori all’adozione di nuove modalità sistematiche nel gestire servizi e interventi, visto che dovranno essere attive per un periodo non breve.

Leggi: Welforum


Coronavirus, Bill Gates e il vaccino: le tre mosse (globali) per superare l’epidemia

Il filantropo che aveva lanciato l’allarme sul pericolo virus parla della strategia per battere questa e altre epidemie. Un piano in tre punti che vada oltre i confini nazionali
Ultimamente ho parlato con decine di esperti sul Covid-19 e appare chiaro che la malattia uccide di preferenza gli anziani, rispetto ai giovani; in maggioranza gli uomini, rispetto alle donne; ma si accanisce soprattutto contro i poveri. Non ho riscontrato prove, però, che il Covid-19 faccia distinzioni di nazionalità: non conosce confini.
Problema planetario, soluzioni globali
Desidero sottolinearlo perché da quando il mondo è venuto a conoscenza del virus, ai primi di gennaio, i governi si sono impegnati a dare risposta a un’esigenza nazionale: come proteggere i cittadini che vivono entro i nostri confini? È comprensibile. Ma i capi di governo devono ammettere che fino a quando il Covid-19 continua a dilagare, il problema si estende a tutti gli abitanti del pianeta.

Leggi: Corriere della Sera


Salvati senza limiti di età – Emergenza Covid-19

Mentre in Gran Bretagna si suggerisce di non curare chi è molto avanti con gli anni, lasciando spazio a chi ha più speranze di vita, nei nostri reparti di terapia intensiva non si fanno distinzioni. I criteri per intubare o meno sono altri, come spiega un medico dell’ospedale Sacco.
Ogni idraulico inglese pronuncia il verbo «clog up» innumerevoli volte nella sua vita. Significa «intasare»: perfettamente appropriato per descrivere i problemi delle tubature, si addice molto meno alle questioni di vita o di morte. Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge e per anni consigliere del governo inglese, lo ha usato per suggerire che gli anziani di età superiore ai 90 anni non dovrebbero «ingombrare» i posti di terapia intensiva per i malati da Covid-19. Dato che le probabilità di sopravvivenza dei molto anziani sono scarse, ha sostenuto King, e vi è la necessità di razionare i ventilatori, meglio lasciare il posto a chi è più giovane. Gli hanno fatto eco sui quotidiani inglesi esperti come il consulente del sistema sanitario nazionale del Regno Unito David Oliver e ufficiali dello stesso ente di assistenza a Londra. Sebbene le organizzazioni di beneficienza abbiano stigmatizzato come immorale l’idea, i suoi sostenitori l’hanno difesa chiamando in causa lo stress delle terapia intensive e suggerendo di curare questi anziani nelle loro abitazioni. Quale sia stato il criterio effettivamente seguito sul campo non è dato saperlo dai diretti interessati dal momento che, sollecitati sulla questione, alcuni medici inglesi hanno risposto: «NDA signed, not able to answer» («Abbiamo firmato un accordo di riservatezza con il nostro ospedale e non possiamo rispondere»).

Leggi: Panorama


Coronavirus, il geriatra: «Quando tutto sarà finito, per gli anziani servirà la sorveglianza domiciliare attiva»

Intervista al Prof. Roberto Bernabei direttore del reparto di geriatria del Policlinico Gemelli di Roma. Membro del Comitato tecnico scientifico, era tra gli scienziati che ieri pomeriggio hanno incontrato il governo in videoconferenza.
«Dobbiamo proteggere i più fragili dei fragili, ormai è evidente che vi sono alcune categorie in cui Covid-19 provoca il numero maggiore di vittime. E quando saranno allentate le misure di contenimento servirà una sorveglianza domiciliare attiva, da parte dei medici di medicina generale, per le persone più anziane con quelle patologie che si sono dimostrate maggiormente a rischio con “Covid-19”.
Però è evidente che il Paese deve pensare a come difendere i più anziani. Gli ultimi dati dell’Istituto superiore della Sanità dicono che l’83,7 per cento dei deceduti aveva più di 70 anni, in particolare nella fascia di età tra 80 e 89 anni c’è la fetta più ampia, il 40,2 per cento, con una letalità che supera il 30 per cento. Prima di tutto: cosa potremo fare per tutelare i più deboli dal contagio del coronavirus?
«Dipende da quale categoria e dove. Per capirci: la protezione dei più fragili dentro le Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, è complicatissima perché ci sono i più fragili dei fragili. Età media 85 anni, 60 per cento malati di Alzheimer. Devono essere assistiti da personale che entra ed esce, da parenti che entrano ed escono. Questo spiega il dramma terribile successo in queste strutture. In tutta Italia, ma in realtà in tutto il mondo. Ho colleghi di 50 paesi con cui collaboriamo, mi dicono tutti la stessa cosa: dalle più prestigiose rsa degli Stati Uniti a quelle meno prestigiose dell’India, è praticamente impossibile proteggere queste strutture. Vi sono i più fragili dei fragili e basta che il virus passi lì vicino per mietere vittime».

Leggi: Il Messaggero


SEGNALAZIONI:

Coronavirus, sospensione mutuo: chi è escluso e chi no dall’agevolazione

A fronte dell’emergenza sanitaria da Coronavirus (cd. “Covid-19”), il “Decreto Cura Italia” (D.L. n. 18/2020) ha previsto il diritto per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà, o che hanno subito la riduzione dell’orario o la sospensione dal lavoro, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi. Le domande possono essere presentate dal 30 marzo 2020 e riguardano non solo i lavoratori dipendenti e parasubordinati che hanno subito la sospensione dal lavoro o la riduzione dall’orario lavorativo per almeno 30 giorni in seguito all’emergenza Coronavirus, ma si estende, per i prossimi nove mesi, anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti. L’altra novità, oltre all’estensione delle categorie che possono richiedere la sospensione delle rate, è che non sarà necessario presentare il modello Isee.

Leggi: Leggi Oggi


Emergenza Covid-19: mappatura delle linee guida istituzionali

In un periodo così difficile per gli operatori dei servizi rivolti agli anziani non autosufficienti, abbiamo voluto passare in rassegna i dati, le ricerche e le linee guida ufficiali pubblicate in tema di emergenza Covid-19, per proporre una selezione mirata.
Sono diverse le linee guida pubblicate recentemente in relazione all’emergenza coronavirus. Riguardano il comportamento, l’igiene mani, la pulizia degli spazi, l’uso delle mascherine, ecc.
Nell’ottica di rendere un servizio utile ai lettori, “I luoghi della cura” propone un quadro di sintesi dei dati epidemiologici e delle linee guida istituzionali di attinenza per coloro che si occupano, a vario titolo, di assistere gli anziani non autosufficienti.

Leggi: I Luoghi della Cura


Coronavirus, come contattare Inps

L’Inps, a fronte dell’emergenza coronavirus, ha potenziato tutti i canali di interazione telefonici e online. Ecco come contattare l’istituto.
Servizio di sportello telefonico provinciale
Tutte le sedi provinciali, in questo periodo emergenziale, dispongono di un servizio di sportello telefonico.
Qui tutti i numeri delle sedi Inps sul territorio nazionale.
https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/AllegatiNews/COVID-19_Numeri_uffici_provinciali.pdf
Portale internet
Per i cittadini munti di PIN (o di credenziali di identità digitale personale SPID) sono disponibili sul portale tutti i servizi e le domande di prestazioni previdenziali ed assistenziali dell’Istituto. I cittadini non muniti di PIN o SPID potranno accedere alle schede informative su tutte le tematiche e alcuni servizi generici.
All’interno della sezione “Contatti” è presente il Servizio “INPS Risponde”, attraverso il quale si possono inoltrare richieste di informazioni.
App mobile
L’app “INPS Mobile”, scaricabile gratuitamente dagli appstore per smartphone, offre servizi di tipo consultativo, dispositivo e di pagamento. Per l’accesso ad alcuni dei servizi inclusi nell’app è necessario disporre di codice fiscale e PIN, o autenticarsi mediante credenziali SPID, mentre altri servizi sono ad accesso libero.
Contact center multicanale
Tutti i cittadini possono ottenere informazioni e servizi, contattando il Contact center multicanale tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 ed il sabato dalle 8.00 alle 14.00. Il servizio viene erogato in otto lingue (italiano, tedesco, inglese, francese, arabo, polacco, spagnolo e russo). Il Contact center è raggiungibile componendo il numero 803 164, gratuito da telefono fisso e il numero 06 164 164 da cellulare, a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori.
Maggiori informazioni sui servizi attivi sono disponibili sul sito di Inps


Emergenza Coronavirus: migliaia di volontari Auser in aiuto degli anziani più fragili

Telecompagnia agli anziani soli, spesa e farmaci consegnati a casa, realizzazione di mascherine e tanti giovani volontari a dar man forte
Sul sito dell’associazione www.auser.it l’elenco di tutti i servizi attivi
Centinaia di telefonate ogni giorno per fare compagnia agli anziani soli che non possono uscire di casa; spesa e farmaci consegnati a domicilio; volontarie delle sartorie solidali che cuciono mascherine; servizi di trasporto per persone che devono affrontare cure salvavita come i dializzati e i malati oncologici. E tanti giovani che chiedono di dare una mano. Da qui l’accordo con la rete degli studenti universitari e l’Udu. In questa lunga e difficile emergenza, l’associazione Auser è mobilitata con i suoi volontari, migliaia in tutta Italia, ad aiutare le persone anziane e sole ad affrontare le lunghe giornate a casa.
Centinaia le telefonate che giungono ogni giorno al Numero Verde del Filo d’Argento Auser 800-995988 (solo dal fisso) e dai vari numeri locali.

Leggi: Auser


Coronavirus: come si diventa volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa

In questo momento chi sta bene può cercare di aiutare gli altri con il volontariato. Ecco tutto quello si deve sapere per diventare un volontario temporaneo di Protezione Civile, Croce Rossa, Auser, Caritas
Ci sono diversi modi per aiutare gli altri, se lo si desidera, nell’emergenza coronavirus: il primo è, come ormai abbiamo capito, restando in casa, per evitare di contagiare o contagiarsi. Il secondo è con le donazioni, il terzo mettendosi a disposizione come volontari.
L’importanza dei volontari
Dalla Protezione Civile alla Croce Rossa sono diversi gli enti o le associazioni che hanno bisogno di persone che dedichino il loro del tempo agli altri.
La Croce Rossa, per esempio, ha deciso di attivare il “Volontariato Temporaneo” permettendo così a tutti, dopo una breve formazione online, di poter supportare le attività dell’Associazione a favore della popolazione.

Leggi: Io Donna


NEWS:

martedì 7 aprile 2020
L’orgoglio e la rabbia per la nostra sanità pubblica

Le prime “cure” approntate al Ssn con la legge di bilancio 2020, pur apprezzabili, sono state immediatamente travolte dall’emergenza Covid, che ha reclamato ben altri investimenti per garantire la salute dei nostri concittadini. Ci servirà di lezione?
Mai come in questo periodo c’è stato apprezzamento per la nostra sanità pubblica: applausi dai balconi, elogi e commozione per il sacrificio delle operatrici e degli operatori del Ssn, impegnati ad affrontare una battaglia drammatica contro l’emergenza coronavirus. E che ogni giorno, in condizioni difficili, lavorano per affermare il diritto alla salute e alle cure dei cittadini. Lo abbiamo già scritto: sono loro che fanno migliore il nostro Paese, e ci rendono orgogliosi del nostro Servizio sanitario nazionale pubblico e universale. Altrove non è così. In altri Paesi, dove la sanità non è un bene pubblico, curarsi è un privilegio e non un diritto. Dobbiamo essere orgogliosi di tutto questo e batterci per tutelare questo bene prezioso.

Leggi: Rassegna Sindacale, 07/04/2020


martedì 7 aprile 2020
De te fabula narratur

Nella giornata mondiale della salute abbiamo raccolto l’allarme dei medici lombardi, a mani nude di fronte all’emergenza Covid-19. “Non è possibile – spiegano – tacere sugli errori commessi”
Mai ricorrenza fu più appropriata come quella che vuole oggi celebrare il 50 anniversario dell’istituzione della Giornata internazionale della Salute. Lo volle nel 1950 l’Organizzazione Mondiale della Sanità che quest’anno la dedica al lavoro delle donne per la tutela salute: infermieri e ostetriche prima di tutto. E le infermiere sono, insieme ai medici, in prima linea in Italia e nel mondo a fronteggiare il Coronavirus, in tante e tanti si sono ammalate. Nella nostra mente abbiamo l’immagine di Elena Pagliarini, quell’infermiera di Cremona che a fine turno si addormentò reclinando il capo sulla tastiera del pc. Anche lei è stata colpita da Covid-19 per fortuna è guarita e subito è tornata in corsia. Ma nel ricordare oggi che, secondo l’articolo 25 della Dichiarazione dei diritti universali dell’Uomo, la salute è appunto un diritto inalienabile e va garantita a tutti e tutte non possiamo non raccogliere la denuncia degli Ordini dei medici e odontoiatri della Lombardia.

Leggi: Rassegna Sindacale, 07/04/2020


martedì 7 aprile 2020
L’allarme – Il contagio dilaga nelle Rsa di Milano

L’Albergo Pio Trivulzio potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Sindacati unanimi: “Per tamponare l’emergenza si sono commessi troppi errori”
È bufera a Milano dopo le rivelazioni sul Pio Albergo Trivulzio e dopo le tante denunce presentate da famigliari e operatori sanitari. Al centro dell’attenzione le Rsa, le Residenze sanitarie assistite e la gestione dell’emergenza da parte delle amministrazioni locali, e in particolare la Regione. I magistrati stanno indagando sui piani pandemici, a partire dal quello elaborato dalla Regione Lombardia nel 2009, fino alle più recenti delibere e in particolare quella dell’8 marzo scorso con cui il Pirellone invitava le amministrazioni delle Rsa ad ospitare pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali. Ma, secondo quanto comincia ad emergere non c’è solo quella delibera regionale da chiarire. Ci sono anche i tanti problemi causati dall’assenza totale di informazioni sui presidi di sicurezza, i ritardi nella distribuzione delle protezioni per gli operatori e la mancanza di chiarezza sui protocolli interni.

Leggi: Rassegna Sindacale, 07/04/2020


martedì 7 aprile 2020
Abbiamo un piano per fermare la strage nelle Rsa e nelle case di riposo

I Sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno un piano dettagliato per fermare la strage nelle Rsa e nelle case di riposo e chiedono ai Ministri della Salute e del Lavoro, alle Regioni e ai Comuni di poterlo discutere urgentemente.
Nello specifico i Sindacati ritengono, tra le altre cose, che debba essere istituita una task force composta da medici, infermieri, esperti di igiene e psicologi per la gestione dell’emergenza nelle strutture, sia pubbliche che private, su tutto il territorio nazionale.
Inoltre devono essere messi in sicurezza i responsabili sanitari e organizzativi e tutti gli operatori; vanno effettuati tamponi a tutti gli utenti e operatori per individuare i contagiati, gli asintomatici e i negativi; le strutture devono essere periodicamente sanificate.
Molta attenzione viene infine riposta al problema della comunicazione tra ospiti e familiari.
I Sindacati chiedono infatti che si attivi servizio telefonico costante per fornire informazioni chiare, personalizzate, adeguate ed esaustive e che le strutture siano dotate su tutto il territorio nazionale di tecnologie multimediali per favorire il più possibile il contatto con la persona anziana.

Leggi: Spi-Cgil, 07/04/2020


martedì 7 aprile 2020
Anziani soli, il sindacato chiama migliaia di iscritti per offrire aiuto

Telefoni bollenti, cellulari in carica, tante voci, parole, consigli, istruzioni. Non siamo in un call center. Siamo nelle migliaia di case dei volontari e degli attivisti del sindacato dei pensionati della Cgil che da giorni in tutta Italia si danno da fare per raggiungere telefonicamente i propri iscritti. Si parte con gli over 75. Sono loro ad avere più difficoltà ad uscire di casa, fare la spesa, prepararsi da mangiare o acquistare le medicine in farmacia. Molti vivono da soli, senza aiuti. Molti non sono autosufficienti e magari non sanno nemmeno che possono usufruire di servizi a domicilio, dalla spesa alle medicine alla pensione, che da qualche giorno può essere ritirata presso gli uffici postali direttamente dai Carabinieri e recapitata a casa degli anziani.
“Li chiamiamo per sentire come stanno, per accertarci che ci sia qualcuno che badi a loro, per sapere se sono autosufficienti, se gli serve qualcosa”, racconta Mara Masotti che è segretaria generale dello Spi di Ravenna. “Gli spieghiamo che i servizi fiscali sono aperti solo on line o su appuntamento, forniamo indicazioni pratiche e li mettiamo al corrente di tutti i servizi che anche altri soggetti hanno attivato sul territorio, quindi facciamo anche da intermediari”. A Ravenna, come altrove, il servizio è attivo già da qualche settimana. “Abbiamo ben diciotto leghe e trentasei sedi nella provincia. I nostri volontari e attivisti si sono messi al telefono con l’obiettivo di contattare 37mila iscritti”.

Leggi: Liberetà, 07/04/2020


martedì 7 aprile 2020
Emergenza Covid-19 Affitti: Il SUNIA scrive al Presidente Conte, alla Ministra De Micheli ed ai Presidenti dei gruppi parlamentari per misure urgenti

Con una lettera inviata dal Segretario generale Stefano Chiappelli al Presidente del Consiglio, alla Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti e ai Presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, il SUNIA, incluso un suo documento di concrete proposte (in allegato), ha sottolineato la necessità di misure urgenti e di rapida e semplificata attuazione sulle locazioni abitative, transitorie, di lavoratori e studenti fuori sede e ad uso commerciale e artigianale.
“Occorrono – si afferma nella lettera-soluzioni – normative capaci di consentire un contenimento e riduzione degli affitti tenendo conto delle eccezionali difficoltà economiche delle famiglie, utilizzando al contempo la leva di massicce nuove risorse al fondo di sostegno all’affitto e sulla morosità incolpevole e quella delle agevolazioni fiscali al proprietario, per escludere il ricorso al contenzioso, evitare migliaia di sfratti e favorire la rinegoziazione tra le parti“.

Leggi: Sunia, 07/04/2020


lunedì 6 aprile 2020
Sugli anziani morti al Trivulzio si muove anche il ministero: “Pronti a mandare gli ispettori

Lo scandalo della struttura milanese che ha occultato la diffusione del virus, raccontato ieri su Repubblica da Gad Lerner
Riflettori accesi sulle case di riposo e sul numero reale delle morti tra i ricoverati, a cominciare da uno dei suoi simboli, la “Baggina”, il Pio Albergo Trivulzio. Ieri, dopo l’articolo di Repubblica, il viceministro alla Sanità, Pierpaolo Sileri, annuncia che “Sul Trivulzio ho aperto una pratica interna, attendo una valutazione dei Nas e una risposta da parte della Regione Lombardia. Voglio anche consultarmi con il ministro Speranza, credo che un’ispezione sia utile”.
È vero, come dice un sindacalista, che “gli ospiti morivano e divevano che erano solo bronchiti”? È vero quello che dice il professor Luigi Bergamaschini, che al Pat vietavano le mascherine e che quando lui le autorizza, viene “esonerato”?

Leggi: La Repubblica, 06/04/2020


lunedì 6 aprile 2020
Coronavirus, nelle residenze per anziani accessi limitati e stop ai bambini: “Chiamate video per far parlare ospiti e familiari”

In Rsa e case di riposo la prevenzione passa dal controllo su chi entra. Ecco come i gruppi principali si stanno organizzando per affrontare l’emergenza: “L’indicazione è di avere un giusto bilanciamento tra la protezione dei soggetti fragili e l’assistenza degli ospiti, per tutelare loro vita di relazione”
L’obiettivo è chiaro: “Il virus non deve entrare”. Una massima che vale per tutti, in queste ore decisive per il contenimento della diffusione del coronavirus in Italia, e che diventa di importanza vitale per la fascia più a rischio della popolazione, gli anziani. Il ministero della Salute, su indicazione del comitato scientifico convocato dal governo, ha chiesto a tutte le persone dai 75 anni in su, o dai 65 se hanno altre patologie, di uscire il meno possibile. Un tema che non si pone per gli ospiti di Rsa e case di riposo, dove invece il problema riguarda chi entra:

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 06/04/2020


sabato 4 aprile 2020
l dramma delle badanti senza casa dove poter tornare

Non solo pestate di botte, vessate, schiacciate psicologicamente. Anche tremendamente sole. E quasi invisibili. Nelle scorse ore a telefonare a Piera Stretti, in lacrime, è stata anche una badante di origini ucraine. Chiamava dall’ospedale, perché la signora anziana di cui si occupa da tanti anni è risultata positiva al coronavirus. Anche lei è stata contagiata. Ma inizialmente non presentava alcun sintomo, quindi dopo la prescrizione di alcuni farmaci le è stato detto di tornare a casa. Quale casa? La famiglia non è comprensibilmente disposta ad ospitarla in queste condizioni ma questa badante non ha un altro alloggio, ed è lì che per l’anagrafe risiede. «Sono disperata, non so dove andare, la prego mi aiuti, faccia qualcosa. Capisco perfettamente la posizione della famiglia, ma io cosa faccio adesso?». Si era pensato al centro Paolo VI, ma lì ci vanno solo i pazienti in convalescenza dopo essere stati dimessi.

Leggi: Corriere della Sera, 04/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Meno personale e pochi investimenti: l’origine della debacle delle Rsa di questi giorni

In uno studio del Politecnico di Milano l’analisi di come sono cambiate le case di riposo in questi anni. Il 75% degli ospiti è over 80 e con bisogni sanitari. L’aumento dei costi ha comportato tagli al personale, soprattutto medico, e nelle ristrutturazioni
Ospiti sempre più anziani e malati, meno personale, pochi investimenti su ristrutturazioni e tecnologia: è l’equazione che descrive la condizione della Residenze sanitarie assistenziali in Italia e che potrebbe essere all’origine delle morti di queste settimane di epidemia da Covid-19. È quanto emerge dallo studio curato dai docenti del Politecnico di Milano Costanzo Ranci e Marco Arlotti, pubblicato oggi e che compie un’analisi di come sono cambiate le Rsa che ospitano quasi 300.000 anziani over 65, di cui gran parte sono ultraottantenni (il 75%), donne (il 75%) e non autosufficienti (il 78%). “Proprio perché concentrano al loro interno una popolazione molto fragile, queste strutture avrebbero dovuto, e dovrebbero sempre, offrire una condizione di particolare tutela sanitaria, per quanto riguarda le procedure, i dispositivi di protezione individuale, nonché le misure preventive volte a controllare l’infezione e limitare il contagio -scrivono i due ricercatori-. La diffusione dell’infezione ha invece falcidiato non solo gli anziani fragili, ma anche un numero rilevante di medici, infermieri, operatori socio-sanitari, creando le premesse per ulteriori difficoltà nella gestione di queste strutture”.

Leggi: Redattore Sociale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Sunia, serve fondo affitti da 300 milioni

Per affrontare l’emergenza degli affitti servono un massiccio rifinanziamento da almeno 300 milioni di euro e soprattutto rapidità nell’erogazione dei contributi e rinegoziazione dei canoni. Lo afferma il segretario generale del Sunia Stefano Chiappelli, a proposito del fondo da 46 milioni di euro destinato alla morosità incolpevole.
“E’ sicuramente una risorsa importante, ma dato che l’atto prevede un iter, una ripartizione e una destinazione che difficilmente potranno incidere nel breve periodo bisogna prevedere una forte accelerazione e integrazione per contribuire ad alleviare la gravissima emergenza abitativa indotta dal Coronavirus”, spiega Chiappelli sottolineando la necessità di “prevenire il ricorso al giudice”.
Per il Sunia serve un rifinanziamento del fondo di sostegno all’affitto di almeno 300 milioni e l'”estrema semplificazione delle procedure di assegnazione dei contribuiti” accanto a ” incentivi anche fiscali a partire dall’Imu ai proprietari che sottoscrivono con gli inquilini patti contrattuali di rinegoziazione”.

Leggi: Monitor Immobiliare, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Colf e badanti hanno bisogno di aiuto

Migliaia di donne hanno perso il lavoro a causa del lockdown. O continuano a lavorare in condizioni precarie di sicurezza e reddito. Gli anziani hanno bisogno di loro, e loro devono essere sostenute. Spi e Filcams chiedono misure immediate e urgenti
Nella foto che ha caricato sul suo profilo WhatsApp Mayda sorride, ride con gli occhi, canta a pochi centimetri dal microfono e si accompagna con un arpeggio sulla chitarra. Mayda è cubana. Da circa trent’anni vive in Italia, a Roma. Ha la cittadinanza italiana e “sì – ammette con orgoglio – sono un’artista. Canto ancora, non smetterò mai di farlo. Ma quando sono arrivata in Italia ho dovuto fare una scelta. Come dire, o cantante o badante. Non puoi staccare dalla musica alle tre del mattino e attaccare col lavoro di cura cinque ore dopo”.
Per anni Mayda si è occupata delle case degli italiani e dei loro nonni, accudendo gli spazi e gli oggetti, curando le persone. “Sono sempre stata precaria”. Ma coi contributi era in regola. Adesso anche l’amarezza per quell’aut aut tra arte e lavoro cui la vita l’ha costretta molto tempo fa sembra stingere, oscurata da un dramma maggiore che si chiama disoccupazione, isolamento in casa, telefono che non squilla. La quarantena sua personale e collettiva dovuta al Covid-19 la sta privando del lavoro e del reddito.

Leggi: Rassegna Sindacale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Fillea-Cgil e Legambiente, un piano per fare ristrutturazioni energetiche a 1,2 milioni di condomini creando 430mila posti di lavoro

Fillea-Cgil e Legambiente lanciano un piano per riconvertire e adeguare dal punto di vista energetico circa 1,2 milioni di condomini del Belpaese, in cui vivono 14 milioni di famiglie. “Da questa emergenza si può uscire puntando sull’ambiente”, dicono
Il picco dei contagi sembra superato, per fortuna. E subito ecco un pezzo della politica e una parte del mondo delle imprese chiedere al governo di far ripartire l’economia utilizzando le vecchie ricette: deregolamentazioni generalizzate, l’eliminazione dei vincoli ambientali, massicci piani di spesa per opere pubbliche di dubbia utilità, condoni fiscali ed edilizi supertombali. Ma c’è anche chi invece pensa che invece da questa emergenza si possa uscire in avanti, rimettendo in moto l’economia scommettendo proprio sull’ambiente. Questa è la sfida lanciata dalla Fillea-Cgil (il sindacato di categoria degli edili) e Legambiente. Che hanno lanciato un piano per riconvertire e adeguare dal punto di vista energetico circa 1,2 milioni di condomini del Belpaese, in cui vivono 14 milioni di famiglie.

Leggi: La Stampa, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Sindacati: senza mascherine, contratti e ammortizzatori; è allarme colf e badanti

Filcams e Spi chiedono interventi urgenti a governo, Regioni e Comuni
Mascherine a loro carico e difficili da reperire, spesso senza contratti e in condizioni di irregolarità, nessun ammortizzatore sociale. È il mondo sommerso delle collaboratrici domestiche e delle badanti, per lo più donne e straniere, la maggior parte delle quali operano nelle case degli anziani rappresentando un pezzo importante del welfare italiano e un supporto indispensabile per le nostre famiglie. Oltre 860mila quelle iscritte agli elenchi dell’Inps, che diventano 2 milioni con tutte quelle che sfuggono dalle statistiche ufficiali. A lanciare l’allarme sono i sindacati Filcams Cgil e Spi Cgil, che chiedono al governo e alle istituzioni regionali e comunali una serie di misure da prendere con assoluta urgenza.

Leggi: Rassegna Sindacale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Servizi sociali e volontariato: il punto dopo gli ultimi interventi normativi

Con un’apposita circolare, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha stabilito un quadro normativo più preciso sul tema alla luce delle restrizioni previste almeno fino al 13 aprile dall’emergenza coronavirus. Ecco un quadro completo
L’emergenza epidemiologica dettata dal diffondersi del coronavirus ha bloccato gran parte delle attività in Italia, lasciando solo quelle definite essenziali. In questa veloce riorganizzazione dell’intero sistema nazionale c’è anche la riorganizzazione dei servizi sociali, spesso gestiti in collaborazione con il mondo del non profit e del terzo settore. Per mettere ordine alla normativa che ha definito la gestione dei servizi sociali in questa fase emergenziale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha emesso una circolare apposita (la n.1 del 27 marzo 2020), in cui chiarisce anche alcuni aspetti incerti. In alcuni casi le singole regioni e, addirittura, anche gli stessi Comuni, hanno stabilito normative specifiche sul tema. Ecco un punto dal Cantiere terzo settore sullo stato attuale della situazione, oltre che sulle possibilità e i limiti delle attività di volontariato in questo ambito.

Leggi: Redattore Sociale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Dal reddito di cittadinanza al fondo per il terzo settore: il “programma” degli assistenti sociali

Documento inviato ai decisori per chiedere “interventi immediati e non eludibili”. Il presidente Gazzi: “Siamo seduti su una bomba sociale”
“Nessuno resti indietro non può essere uno slogan da declamare in tv o il titolo ammiccante di un incomprensibile progetto di legge. Siamo seduti su una bomba sociale e mentre fronteggiamo la drammaticità della crisi sanitaria, dobbiamo far sì che quella frase sia realtà. E che si costruiscano immediatamente le condizioni perché la bomba non esploda”. E’ il commento del presidente dell’Ordine degli assistenti sociali, Gianmario Gazzi, che accompagna il “programma sociale” inviato oggi ai decisori politici. Quattro aree di intervento e dieci priorità che declinano “interventi immediati e non eludibili”.

Leggi: Redattore Sociale, 03/04/2020


mercoledì 1 aprile 2020
Erp e pandemia, Talluri: “Useremo tutti gli strumenti per tutelare gli assegnatari”

Se l’emergenza coronavirus colpisce ogni ceto sociale, è senz’altro vero che sono le fasce più fragili della popolazione quelle che accuseranno in modo più grave i colpi, soprattutto economici, di questo tsunami. E dal presidente nazionale di Federcasa, l’associazione che riunisce i gestori delle case popolari a livello italiano, il fiorentino Luca Talluri, arrivano alcune richieste inviate al governo con due lettere, la prima del 23 marzo scorso, l’ultima datata ieri 30 marzo.
Le richieste. Nella prima lettera, come ricorda lo stesso Talluri (che a Firenze ricopre la carica di presidente di Casa spa), “ho chiesto che venisse ridotta o azzerata la tassazione sugli enti gestori, in considerazione dell’emergenza che stiamo vivendo, vale a dire la sospensione di Imu, Irap e Ires. Inoltre, l’ulteriore passo richiesto è un rifinanziamento importante della legge 80, ovvero la manutenzione straordinaria. Ancora, che venga prevista una pianificazione al fine della costruzione di nuove case popolari. E’ evidente a mio avviso che passata l’emergenza, la domanda di case popolari aumenterà. E visti i tempi di queste operazioni, dal momento che non sono semplici i percorsi e i tempi di realizzazione, prima si parte meglio è”.

Leggi: Stamp Toscana, 01/04/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 6 aprile 2020
Fontana ordinò alle Rsa: “Ricoverate malati Covid”

La delibera – Dall’8 marzo la giunta regionale decise di collocare nelle case di riposo i pazienti meno gravi che non entravano negli ospedali. E sono aumentati i morti
L’8 marzo scorso, mentre l’epidemia si diffondeva facendo vittime prima di tutto tra gli anziani, la Regione Lombardia dava il via libera al ricovero di pazienti Covid nelle case di riposo, per liberare posti letto negli ospedali, soprattutto nei reparti di terapia intensiva e sub intensiva. Disposizione decisa con la delibera XI-2906 – ne ha scritto ieri Il Quotidiano del Sud – che ordinava alle Ats, le aziende sanitarie, di fare una ricognizione dei posti letto disponibili per le cure extra-ospedaliere e di individuare le Rsa dotate di “strutture autonome dal punto di vista strutturale e dal punto di vista organizzativo” per l’assistenza a bassa intensità dei contagiati.
“Incredibile”, dice Luca Degani, presidente regionale di Uneba, l’associazione alla quale in Lombardia fanno capo 400 case di riposo. “In Regione – prosegue Degani –, nessuno si è reso conto del fatto che non si poteva scaricare un simile peso in luogo dove vivono anziani con patologie croniche. Un luogo che dovrebbe essere quello più tutelato e che non può essere utilizzato in modo strumentale per supportare gli ospedali”.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 06/04/2020


lunedì 6 aprile 2020
Lettera all’assessore Gallera: no alla riduzione dei budget per i servizi socio sanitari

Le associazioni più rappresentative del settore in Lombardia sottolineano come l’emergenza Covid19 ha comportato costi maggiori in alcuni servizi.
Nuovo appello alla Regione Lombardia perché non riduca i budget previsti per i servizi socio sanitari. In una lettera indirizzata all’assessore al Welfare Giulio Gallera, le associazioni più rappresentative del settore scrivono che “tutelare oggi la continuità del sistema socio-sanitario significa ‘mantenerlo in buona salute’ e pronto a gestire il post-emergenza con le pesanti ripercussioni che fin da ora emergono e si stanno sempre più evidenziando”. In ballo ci sono le fatturazioni per i mesi dell’emergenza Covid19, con servizi che sono saltati, altri che invece hanno comportato maggiori costi per l’acquisto dei dispositivi di protezione per il personale o per i farmaci che servono per tutelare la salute e la cura delle persone che usufruiscono di questi servizi.

Leggi: Redattore Sociale, 06/04/2020


lunedì 6 aprile 2020
Casa: Cgil e Sunia chiedono al governo regionale misure per far fronte alla morosità incolpevole nei settori privato e pubblico dovuta all’emergenza Covid19

Sono almeno 150.000 in Sicilia le famiglie che hanno una casa in affitto sul mercato privato e che non riescono o non riusciranno più a pagare il canone perché, in conseguenza dell’emergenza Coronavirus, o hanno perso il lavoro o hanno subito una forte diminuzione del reddito. Anche sul fronte del settore pubblico si registrano forti ritardi nel pagamento degli affitti per il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Lo segnalano in una nota congiunta la Cgil e il Sunia siciliani, rilevando che “La Regione siciliana, a differenza del Lazio e dell’Emilia Romagna, non ha ancora messo in campo nessun intervento per far fronte all’ aggravarsi dell’emergenza abitativa”. E che “pochi e insufficienti sono gli interventi messi in atto da alcuni comuni”. “I cosiddetti morosi incolpevoli – osservano i segretari regionali della Cgil e del Sunia, Alfio Mannino e Giusy Milazzo -rispetto a prima dell’emergenza sanitaria sono cresciuti a dismisura”.

Leggi: Enna Press, 06/04/2020


lunedì 6 aprile 2020
Napoli. Piano per l’emergenza socio-economica della Regione Campania: per la casa occorre più coraggio. C’è il rischio concreto che tante famiglie perdano la casa perché non possono pagare l’affitto

Il piano per l’emergenza socio-economica della Regione Campania, pur contenendo misure di carattere generale apprezzabili, per quanto riguarda il problema abitativo non prevede nessuna misura che possa incidere significativamente, nell’immediato, sulla gravità e complessità della questione. A parte l’esiguità del finanziamento aggiuntivo ai fondi statali già disponibili (la Regione disponeva già di 14.506. 740,73 milioni di euro per il fondo di sostegno agli affitti ex art. 11 della legge 431/98, cui vanno aggiunti quelli in corso di ripartizione proprio in questi giorni per la morosità incolpevole, per cui aver portato tali risorse a soli 24.987,841 milioni di euro complessivamente, cui vanno aggiunti 6.450,674 per una generica misura di sostegno al fitto, non può essere ritenuta una misura sufficiente a dare una risposta accettabile al grave problema. Ma la cosa più inaccettabile è che si pensa di andare avanti ancora con le procedure ordinarie, per cui gran parte di tali risorse, destinate al bando regionale di sostegno all’affitto pubblicato prima dell’emergenza sanitaria, verranno utilizzate all’esito di una bando regionale i cui termini sono stati prorogati al 27 aprile e che permetteranno di dare questo contributo alle famiglie non prima di 7/8 mesi ( se tutto va bene), quando probabilmente la gran parte delle famiglie sarà sotto sfratto.

Leggi: Sunia, 06/04/2020


sabato 4 aprile 2020
Coronavirus, focolai nelle case di riposo il picco in Lombardia “Ucciso un ospite su dieci”

Muoiono a decine, in certe strutture non c’è nemmeno posto dove mettere le bare e i cadaveri restano per ore nei loro letti, vicino ai vivi. Muoiono senza farmaci sperimentali e senza ricovero. Sono troppo fragili per qualunque tentativo di cura, spesso anche solo per il trasferimento in ospedale. I nostri anziani non autosufficienti se ne vanno così, vittime di una strage silenziosa.

Leggi: La Repubblica, 04/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Coronavirus, Rsa lombarde allo sbando. “Incapaci di affrontare da sole la situazione”

Manca una regia che coordini gli interventi. In teoria i tamponi vengono fatti su tutti gli ospiti sintomatici, ma in realtà dipende dalle decisioni delle Ats territoriali. E non è chiaro chi debba e dove curare quelli che risultano positivi. “Le Rsa non sono in grado di affrontare questa situazione con le loro forze”, ammette Luda Degani, presidente di Uneba Lombardia
In Lombardia la situazione delle case di riposo continua ad essere drammatica e nulla fa sperare che ci sarà uno sforzo per affrontarla. I tamponi in teoria vengono fatti sugli ospiti che presentano sintomi, ma ciò avviene a macchia di leopardo: dipende da quel che decidono le singole Ats. E una volta che un anziano risulta positivo al Covid19, non è chiaro chi debba curarlo e dove. “Le Rsa non sono in grado di affrontare questa situazione con le loro forze”, ammette Luda Degani, presidente di Uneba Lombardia, associazione di categoria alla quale aderiscono circa 400 strutture. Gli anziani ospiti nelle case di riposo non vengono ricoverati negli ospedali se si ammalano, rimangono nelle Rsa. “Quello che noi chiediamo è un supporto da parte di medici specializzati -aggiunge Degani-, come infettivologi, pneumologi, rianimatori. Perché i medici delle Rsa sono esperti nella cura delle malattie croniche, ma non nelle acuzie e ci troviamo in una situazione assolutamente eccezionale”.

Leggi: Redattore Sociale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Bergamo – Il girone dantesco delle rsa

Migliaia di morti anziani in tutta Italia erano residenti nelle case di riposo. Un inferno nell’inferno della pandemia. A raccontarcelo la segretaria generale dello Spi provinciale, Augusta Passera
Soli e senza il conforto dei propri cari. Per gli ospiti delle case di riposo, le visite sono state vietate già da tempo. Smarriti. Poche le notizie che arrivano dal mondo lì fuori. Pochissimi i contatti con le famiglie, preoccupate dalla cortina di silenzio che avvolge le strutture nelle quali sono, di fatto, confinati i propri anziani. Si guardano intorno, spaesati, e nel loro piccolo microcosmo continuano a vedere gli amici, gli altri ospiti, ammalarsi e morire. Anche a decine, di settimana in settimana. Se c’è un inferno nell’inferno del coronavirus, sono le rsa. Un girone dantesco a parte, in questo tempo in cui tutto ciò che la nostra civiltà considerava normale è stato messo in pausa. Le denunce sono arrivate tardi, tardissimo. Quando tutto questo ha avuto inizio, solo i sindacati, in prima linea la Cgil, lo Spi e la Funzione Pubblica, a livello nazionale e sul territorio, hanno lanciato l’allarme. Un grido caduto nel vuoto. Perché tutto, in queste settimane di pandemia, è stato considerato con la massima attenzione e raccontato con doverosa cura, tranne la mattanza nelle case di riposo. Proprio gli over 65, fin dall’inizio vittime predestinate del virus, proprio gli elementi più fragili della nostra società, sono stati dimenticati e abbandonati a se stessi.

Leggi: Rassegna Sindacale, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Coronavirus, l’allarme della casa di riposo di Brusasco: “Nove vittime, segnaliamo i sospetti ma non ci ascoltano”

La casa di riposo Residenza Annunziata in una frazione di Brusasco
Situazione sempre più pesante nelle Rsa, le case di riposo per anziani non autosufficienti. Mentre l’attenzione collettiva si concentra sui grandi ospedali, non c’è giorno in cui dal territorio non arrivino segnalazioni di situazioni in precario equilibrio o fuori controllo.
E’ il caso della Rsa Trifoglio di Vanchiglietta: il 21 marzo l’Unità di crisi ha preso il tampone a sei ospiti, risultati tutti positivi lunedì 23 marzo; su quattro operatori che nei giorni scorsi hanno chiesto il tampone, due sono risultati positivi; la scorsa settimana si sono registrati 8 decessi tra gli ospiti, mentre un fisioterapista è stato ricoverato.

Leggi: La Stampa, 03/04/2020


venerdì 3 aprile 2020
Loreto, allarme per la Rsa altri tre anziani deceduti

Salgono a quattro le vittime della struttura focolai e casi positivi in altre case di riposo
Continua la strage delle case di riposo. Ieri, causa coronavirus, solo nel Pescarese sono decedute 10 persone; nove delle quali erano anziani. Tre di loro, un 84enne, una 89enne e un 92enne, erano ospiti della casa di riposo di Loreto Aprutino, sgomberata di tutta fretta, una settimana fa, dopo che erano stati accertati casi positivi fra gli stessi anziani. Nove erano stati subito trasferiti negli ospedali di Pescara, Atri e L’Aquila, altri nove in isolamento in varie strutture assistenziali del territorio. Lunedì, dopo tre giorni, si era registrato purtroppo il primo decesso, un 85enne di Loreto. Ieri, altri e tre. Quattro morti in neppure una settimana. Quello della casa Acerbo De Pasquale è stato il primo focolaio in una struttura per anziani del Pescarese. Focolaio a cui nel giro di qualche ora si è aggiunto quello dell’istituto Sorelle della Misericordia di Pescara, dove dai tamponi sono risultate positive 23 persone fra suore, anziani ospiti e operatori socio sanitari. L’altro ieri, la notizia di un caso sospetto anche in una residenza assistenziale di Spoltore.

Leggi: Il Messaggero, 03/04/2020


giovedì 2 aprile 2020
l piano dell’Ausl rivolto alle strutture per anziani

Pazienti malati isolati, una Cra Covid a Guastalla, formazione del personale assunzione di infermieri e una équipe di specialisti
L’Ausl ieri ha reso noto gli interventi messi in atto per contrastare l’epidemia nelle case di riposo. In una nota, dove non vengono però forniti chiarimenti sui dati dei decessi e dei contagi, viene illustrato il Piano per le case di riposo messo in atto in collaborazione con la Conferenza sociale sanitaria territoriale e gli enti locali. Piano approvato il 19 marzo e in parte già illustrato dalla Gazzetta di Reggio in vari articoli.
Fin dall’inizio dell’epidemia, ai primi di marzo, gli enti gestori hanno limitato rigidamente l’accesso ai visitatori esterni.
Si è reso poi necessario prevedere la possibilità di isolare persone con un quadro clinico sospetto, individuando zone dedicate all’interno delle strutture.
Questo ha comportato il blocco temporaneo di nuovi ingressi nelle strutture, in particolare quelle con contagi.

Leggi: Gazzetta di Reggio, 02/04/2020


giovedì 2 aprile 2020
Senza dimora positivi: occorre agire subito

L’allarme lanciato dalla FioPsd in una lettera inviata ai ministri Speranza, Lamorgese, Catalfo e Bonetti in cui, da un lato si segnalano i contagi multipli nei servizi rivolti alla grave marginalità con il rischio di un aumento della pandemia e dall’altro si sollecitano risposte per garantire la salute di homeless e operatori e così facendo salvaguardare la salute di tutta la popolazione
Ha preso carta e penna e ha scritto ai ministri Speranza, Lamorgese, Catalfo e Bonetti per lanciare l’allarme sulle persone senza dimora positive al Covid-19 e il conseguente rischio di aumento della pandemia. A fare questa mossa è la presidente della fio.Psd, Federazione Italiana Organismi per le Persone senza dimora, Cristina Avonto che nella lettera sollecita l’attenzione delle istituzioni nazionali e degli organi competenti a livello locale a rafforzare le misure di tutela sanitaria per le persone senza dimora e a garantire adeguati sistemi di sorveglianza sanitaria agli operatori sociali coinvolti nell’erogazione di servizi e di attività straordinarie, richieste per l’emergenza Covid-19.

Leggi: Vita, 02/04/2020


mercoledì 1 aprile 2020
Coronavirus, a Mediglia 62 vittime nella stessa residenza per anziani: «Ciò che sta succedendo lì è una cosa terribile»

Nella struttura, nel Milanese, erano in 150. I parenti: «Non li hanno protetti dopo i primi casi». L’azienda: «Fatto il possibile». La battaglia del sindaco
C’è un pezzo d’arcobaleno che guarda il mondo di fuori. Qualcuno ha appeso il disegno a una finestra del secondo piano che si affaccia su un’aiuola e su panchine dove oggi nessuno può sedersi. Il mondo fuori è immobile, sospeso tra divieti, ordinanze e gente che fuma sui balconi dei palazzi. Quello dentro alla residenza Borromea è invece un mondo dove la vita e la morte sono l’una accanto all’altra. Via Michelangelo 9, Mombretto di Mediglia.
Dietro queste mura di mattoni rossi si nasconde uno dei casi più terribili dell’emergenza coronavirus in Lombardia. Sessantadue morti in meno di un mese su 150 ospiti. Quasi uno su due. Il focolaio di Mediglia è stato il primo «esploso» nelle residenze sanitarie per anziani. I primi casi risalgono al 4 marzo, quando la direzione sanitaria della Rsa privata ha comunicato all’Ats la positività di due anziani che il giorno prima erano stati portati al pronto soccorso. Tre giorni dopo erano già 40, tra pazienti e operatori. Ma nel frattempo i morti erano già diventati cinque, e poche ore dopo venti.

Leggi: Corriere della Sera, 01/04/2020


IN AGENDA:


IN EVIDENZA:

Coronavirus: corretto utilizzo dei DPI nelle Residenze sociosanitarie per anziani

Il documento – aggiornato con le ultime indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità – è rivolto alle direzioni generali e sanitarie delle Residenze Sociosanitarie per Anziani. Ha lo scopo di diffondere buone pratiche nell’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) necessari per tutelare gli operatori sanitari, socio sanitari e assistenziali impegnati nella prevenzione dell’infezione coronavirus SARS-Cov-2 e nella cura e assistenza degli anziani con COVID-19. Igiene delle mani e uso corretto dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, degli occhi, del corpo e delle mani sono alcuni dei temi trattati.
Al termine dell’articolo, che riprende la parte iniziale del documento, è scaricabile la versione integrale.

Leggi: I Luoghi della Cura


Anziani e Covid-19, il rischio è la fragilità. Le conseguenze psicosociali e il problema del ‘sommerso’

Prof. Alberto Pilotto, Presidente eletto Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio: “SIGOT ha promosso uno studio negli anziani con infezione da Covid-19 che misura il ruolo della fragilità nel determinare l’accesso alle terapie invasive e il rischio di mortalità. La fragilità ha un peso rilevante per le conseguenze dell’infezione e va combattuta con la prevenzione e la cura”
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità in merito all’epidemia da Covid-19 in Italia mostrano che le fasce d’età più colpite da mortalità sono quelle tra i 70 e i 90 anni, un dato confermato anche a livello globale dall’OMS. Questo aspetto merita una riflessione approfondita per capirne la reale portata.
“Pur colpendo tutte le età, l’infezione ha i suoi effetti più severi sull’anziano – spiega il prof. Alberto Pilotto, Presidente eletto SIGOT, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – Le conseguenze sugli anziani infatti non si limitano alla elevatissima mortalità (quasi il 90% dei deceduti da Covid-19 ha più di 70 anni); ma la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere il concetto che è soprattutto l’anziano fragile ad essere ad alto rischio di disabilità funzionale, cognitiva e psico-sociale che rendono per l’anziano difficile un ritorno alla condizione precedente l’infezione: questa è la chiave di lettura da applicare all’analisi del rapporto tra anziano e infezione da coronavirus”.

Leggi: In Salute


Ne usciamo?

Dall’epidemia usciamo di sicuro, come e quando non lo so. E intanto si pone la domanda se ne usciamo in termini di sopravvivenza economica e di coesione sociale. Su questo cerco di fare il punto in base alle letture di questi giorni che mi sembrano più affidabili.
Una grossa perdita di reddito è certa. Oggi è stimata attorno al 5% del prodotto (PIL) o del reddito nazionale (approssimativamente uguali, la differenza sono i redditi guadagnati all’estero). Probabilmente sarà molto maggiore quando la misureremo per l’anno intero: forse il 10%.
Fosse distribuita ugualmente su tutti, anche una perdita del 10 o 15% sarebbe un danno limitato e sopportabile: si rinvia qualche spesa non urgente, si usano i risparmi, si può dire che si prende a prestito dal proprio futuro. Invece sarà concentrata: molto maggiore sui precari, sui dipendenti di imprese che falliscono o comunque licenziano, sugli autonomi.
La perdita, che non si può evitare, si dovrebbe redistribuire. In parte ciò avviene all’interno delle famiglie e attraverso le sottoscrizioni volontarie a favore degli enti assistenziali. Invece una redistribuzione forzata nella comunità nazionale, cioè tassare i patrimoni per erogare sostegni pubblici, è sconsigliabile.

Leggi: Welforum


Covid nelle Rsa: la strage silenziosa

Rischia di essere un’ecatombe, quella che sta avvenendo nelle RSA e nelle case di riposo, di cui non si conoscono i numeri esatti, solo informazioni frammentarie e aneddotiche su situazioni particolarmente e tristemente colpite. Ma se mettiamo in fila i molti segnali il contagio sembra essersi diffuso in modo rilevante.
Sono diversi i fronti aperti: la protezione di ospiti e operatori, a cominciare dalle mascherine; l’estensione dei test, cioè l’uso dei tamponi, sulle persone coinvolte, che alcune Regioni hanno deciso di fare a tappeto nelle RSA (oggi in Lombardia sull’intera popolazione si fanno solo circa 6.000 tamponi al giorno); la capacità di seguire protocolli terapeutici precisi in caso di anziani contagiati, in particolare seguendo protocolli di cure palliative, o “compassionevoli”.
E mentre sul fronte delle conoscenze è stata avviata una Survey nazionale sul contagio nelle strutture residenziali da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e si è mobilitata la comunità scientifica internazionale facendo circolare interessanti studi sui rapporti tra Covid e servizi di Long term care, cerchiamo di fare il punto assieme a Luca Degani, responsabile di Uneba Lombardia, organizzazione del settore che riunisce centinaia di Rsa in tutta Italia.

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SEGNALAZIONI:

Congedo per emergenza Covid-19 – Prorogato fino al 13 aprile

Il congedo per emergenza COVID-19 in favore dei dipendenti del settore privato, degli iscritti alla Gestione separata e dei lavoratori autonomi è prorogato fino al 13 aprile. Lo comunica l’Inps, con il messaggio n. 1516 pubblicato oggi sul sito istituzionale, in applicazione del D.P.C.M del 1° aprile 2020, che prevede la proroga di un ulteriore periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado fino al 13 aprile 2020; pertanto, anche i termini per la fruizione dei 15 giorni di congedo sono prorogati fino al 13 aprile.

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Locazioni: insieme alla registrazione del contratto si sospende anche l’imposta di registro

Sospensione versamenti dell’imposta di registro in sede di registrazione di un contratto di comodato o di locazione. Questo il tema oggetto di uno dei chiarimenti sulle misure contenute nel decreto Cura-Italia, forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E dello scorso 3 aprile. Di seguito, il quesito posto dal contribuente e la risposta delle Entrate.
Locazioni e imposta di registro: il quesito e il chiarimento delle Entrate
D. Si chiede se rientrino nella sospensione prevista dall’articolo 62 del Decreto anche i versamenti dell’imposta di registro da effettuare in sede di registrazione di un contratto di comodato o di locazione.

Leggi: Quotidiano del Condominio


Come richiedere la pensione a domicilio

Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri firmano una convenzione importante per poter consegnare a domicilio la pensione ai tanti anziani che non possono muoversi. Un modo anche per evitare code e assembramenti presso gli sportelli. La consegna a domicilio può essere richiesta da chi ritira la pensione presso le Poste chiamando il numero verde 800556670. La domanda la possono fare tutte le persone che hanno compiuto 75 anni e che non abbiano già delegato altre persone. La pensione verrà ritirata dai Carabinieri presso gli uffici postali e consegnata al titolare a casa.

Leggi: Liberetà


Prestazioni previdenziali – Inps, sospensione decorrenza termini di decadenza

Con la circolare n. 50 del 4 aprile, l’Inps comunica che dal 23 febbraio al 1° giugno 2020 è sospesa la decorrenza dei termini decadenziali per la presentazione delle domande di prestazioni previdenziali, inclusi quelli di certificazione del diritto a dette prestazioni, nonché per l’accettazione dei provvedimenti di ricongiunzione, riscatto – anche ai fini dei trattamenti di fine servizio e dei trattamenti di fine rapporto – e rendita vitalizia ex articolo 13 legge n. 1338 del 1962.
In particolare:

Leggi: Inca


Coronavirus: mutui prima casa sospesi anche per i morosi

Consap in una pagina dedicata spiega il funzionamento del Fondo Gasparrini, i requisiti di accesso la procedura e l’estensione ai morosi
Sul sito di Consap nella pagina dedicata al Fondo di solidarietà mutui acquisto prima casa è presente una sorta di guida (sotto allegata) molto dettagliata che elenca tutti i casi in cui è possibile accedere allo stesso, compresi quelli introdotti dal recente decreto Cura Italia n., 18/2020, i requisiti da rispettare e la documentazione da allegare alla domanda. L’informazione più interessante però è quella che prevede l’estensione del Fondo anche a chi non è in regola con il pagamento delle rate fino a 90 giorni anteriori alla presentazione della domanda.

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Tutela Inail per lavoratori contagiati da Covid-19

Sindacati, “Cura Italia” dispone, ma Inail non dà istruzioni
A 16 giorni dall’entrata in vigore del D.L. “Cura Italia”, l’Inail non ha ancora dato istruzioni pratiche per assicurare la tutela antinfortunistica ai contagiati da Covid-19. E’ quanto denunciano Cgil, Cisl, Uil in una nota congiunta, invitando l’Istituto ad adempiere ai suoi compiti.
“Siamo molto stupiti e amareggiati – spiegano in una nota congiunta i tre segretari confederali Rossana Dettori, Angelo Colombini e Silvana Roseto- nel constatare che non sono ancora disponibili, a 16 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento stesso, le istruzioni pratiche e le indicazioni per l’esercizio dei diritti previsti da D.L. “Cura Italia”, che assicurava ai lavoratori infettati sul posto di lavoro o in itinere, o che siano rimasti in quarantena per periodi più o meno lunghi, il riconoscimento delle prestazioni Inail”.

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Rate condominiali da pagare e banche aperte su appuntamento. Aiuto agli anziani

L’emergenza sanitaria di queste ore rivoluziona anche il nostro rapporto con le banche ed i servizi bancari si spostano sempre di più on line. Consultare il proprio conto, eseguire pagamenti, gestire le proprie carte di pagamento, verificare lo stato del mutuo e la propria situazione patrimoniale. Senza andare in filiale, la gran parte dei servizi può essere effettuato via web, da pc o in mobilità da smartphone e tablet, o tramite telefono.
Le operazioni possibili al telefono
Soffermiamoci su quest’ultimo, preoccupati dai problemi che potrebbero incontrare i più anziani chiamati dagli amministratori a pagare le rate condominiali senza ritardi. Via telefono, si legge nella nota Abi dello scorso 28 marzo, il cliente può interagire con la propria banca tramite l’assistenza del contact center ed effettuare la maggior parte delle operazioni bancarie che non richiedono una diretta gestione del contante, chiedere consulenza e assistenza, e, se ci si identifica con i codici personali, eseguire pagamenti, trasferimenti di denaro o ricariche. Le banche offrono supporto anche tramite e-mail, chat e social media.

Leggi: Quotidiano del Condominio


Emergenza Coronavirus

Cgil, Cisl, Uil: #AiutaChiCiAiuta
#AiutaChiCiAiuta è un’iniziativa di Cgil, Cisl, Uil, in accordo con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile e con il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, finalizzata alla raccolta fondi per potenziare i reparti di terapia intensiva del Servizio Sanitario Nazionale.

È stato aperto un conto corrente bancario – Monte dei Paschi di Siena IBAN IT 50 I 01030 03201 000006666670 intestato a Cgil Cisl Uil emergenza coronavirus, con causale: Aiuta chi ci aiuta –  su cui far pervenire le sottoscrizioni di singoli cittadini, lavoratori e pensionati, luoghi di lavoro e leghe dei pensionati.
Il ricavato sarà interamente versato alla Protezione Civile per il potenziamento dei reparti di terapia intensiva e l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale.

Cgil, Cisl e Uil sottolineano lo straordinario impegno, il senso del dovere, la responsabilità e la professionalità di migliaia di lavoratrici e lavoratori che, in settori, ruoli e condizioni diverse, sono in prima linea nella battaglia quotidiana per fermare la diffusione del virus e garantire a tutti i servizi e le produzioni indispensabili al proseguo della vita civile.
Tra questi, gli addetti al nostro Servizio Sanitario Nazionale affrontano, oramai da quasi un mese, turni di lavoro massacranti e rischi personali enormi per fronteggiare una situazione emergenziale inedita e grave che purtroppo risente anche degli effetti negativi di anni di tagli e mancati investimenti nella sanità pubblica.

Tutti siamo partecipi del dolore dei tanti – troppi – che hanno perso un loro caro a causa del virus e siamo solidalmente vicini alle molte e ai molti che si sono ammalati e si ammalano e che hanno il diritto di essere curati al meglio.
Nei prossimi giorni sarà versato un primo contributo di 200 mila euro da parte delle tre confederazioni nazionali, a cui si aggiungeranno ulteriori donazioni che potranno arrivare da parte di altre strutture sindacali di categoria e del territorio.


Coronavirus: Auser c’è

Di fronte all’emergenza sanitaria del Coronavirus – Covid 19, Auser è in campo con i suoi volontari per fornire assistenza e supporto agli anziani soli e fragili.
Abbiamo creato una pagina, in costante aggiornamento, che raccoglie tutte le iniziative di aiuto alla persona che i volontari Auser stanno portando avanti nelle diverse regioni: servizi di telecompagnia  e ascolto, segretariato sociale, consegna della spesa e dei medicinali e in alcuni casi trasporto per le persone dializzate e che necessitano di cure salvavita.
Clicca qui per accedere all’elenco delle iniziative.

NEWS:

martedì 24 marzo 2020
Coronavirus: Landini a Governo, obiettivo tutela salute non stop Paese

“Dialogo, confronto e trasparenza delle decisioni aiutano a ogni livello a gestire una situazione difficile. Sicuramente i codici ATECO hanno la caratteristica di essere generici e di avere al loro interno una inevitabile confusione tra attività essenziali e non. Il DPCM dà al Ministro dello sviluppo economico, in accordo con il Ministro dell’economia, il compito di modificare l’allegato che stabilisce le attività essenziali e non. Per questo abbiamo richiesto l’incontro”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini al termine della prima fase del confronto tra i leader di Cgil, Cisl, Uil e i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, e che proseguirà alle ore 17.
Per il leader della Cgil “un primo passo è capire come modificare quell’allegato. Alcune produzioni lì indicate, infatti, non ci sembrano rientrare nell’idea di essenzialità. Noi abbiamo un atteggiamento costruttivo, vogliamo tutelare la produzione e la salute, il lavoro in tutte le sue forme e la crescita economica. Vogliamo perciò esaminare cosa togliere e cosa specificare. Un messaggio che dobbiamo cercare di dare tutti assieme è che si sta discutendo di cosa tenere aperto fino al 3 aprile. Non di cosa chiudere da qui all’eternità. Nessuno di noi vuole un provvedimento di chiusura per un tempo infinito, ma abbiamo la necessità di restringere l’attività e l’esposizione delle persone per il tempo indispensabile”.

Leggi: Cgil, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
La dignità degli anziani è sacra. Ora hanno bisogno di tutto

Il Covid-19 aggredisce over 50 e pensionati direttamente e ‘collateralmente’: in ospedale, nelle case di riposo, nella solitudine delle abitazioni. Il segretario generale dello Spi: “Servizi e risorse stanno diminuendo, invece devono aumentare”
I dati sono brutali. Il documento di Sorveglianza Integrata Covid-19 Italia, curato dall’Istituto superiore di sanità e aggiornato a ieri, 23 marzo, ci informa che dei 57.989 casi di contagio da Coronavirus il 37,8% riguarda persone over 50 e il 36% gli over 70. L’età mediana dei casi è di 63 anni. Tra i 5.019 deceduti, 138 appartengono alla fascia d’età 50-59 (3,3%, letalità 1,5%), 541 avevano dai 60 ai 69 anni (10,8%, letalità 5,2%), nella fascia d’età 70-79 sono morte 1.768 persone (35,3%, letalità 15,6%), 2.023 tra gli 80-89 anni (40,3%, letalità 23,6%), 465 tra gli over 90 (9,3%, letalità 24%). Il virus colpisce le persone anagraficamente più fragili, spesso toccate da altre patologie gravi. Ma il fronte non è solo nei reparti di terapia intensiva degli ospedali. Si comprende da questo rozzo preambolo come la popolazione e gli iscritti rappresentati dallo Spi Cgil (il Sindacato pensionati italiani) siano tra i più esposti alla crisi sanitaria e ai suoi effetti collaterali. Abbiamo provato a fare il punto col segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti, rivolgendogli alcune domande.

Leggi: Rassegna Sindacale, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
Come scope in uno sgabuzzino

L’esplosione dell’emergenza ha spinto molte famiglie italiane a rinunciare ai servizi di colf e badanti per paura del contagio. Nei decreti del governo non c’è alcun provvedimento in difesa di donne fondamentali in un Paese che invecchia
Stefaniya ha 66 anni, vive a Roma da quasi 15 e lavora come colf presso 5 o 6 famiglie. Con i soldi che guadagna – circa 1.000 euro al mese – paga l’affitto e le bollette, mantiene il marito quasi in età da pensione in cerca di lavoretti e manda qualche soldo a casa, in Ucraina, per permettere al nipote Bohdan di continuare a studiare pianoforte. Lui è il suo vero orgoglio. Nel suo paese di origine, Stefaniya era un’insegnante di musica, pianista e fisarmonicista, infatti molti suoi datori di lavoro, scherzando, ogni tanto la chiamano “professoressa”. Bohdan, a nemmeno 14 anni, è un promettente concertista che gira il mondo per esibirsi.
In questi giorni, guardando la televisione, Stefaniya si commuove quando sente della marea di morti senza nome e senza volto uccisi in Italia dal Coronavirus. Le si manifestano similitudini spiazzanti con i numeri dei migranti che muoiono nell’attraversare il Mediterraneo. Si sente vicina al dramma della popolazione italiana, ma a sua volta è costretta a fare i conti con il suo lavoro che è sparito all’improvviso. Ha dei regolari contratti di assunzione, potrebbe uscire di casa per andare a lavorare, ma le famiglie per le quali presta servizio le hanno chiesto di non andare più a fare le pulizie per evitare rischi di contagio.

Leggi: Rassegna Sindacale, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
Preghiera per le badanti – Appello al governo

La cosa più atroce di questa malattia è che porta a morire in solitudine. Chi se ne va fa ancora più fatica ad accettarlo perché lascia tante cose in sospeso avendo tutto il tempo di realizzare che non potrà neanche congedarsi dai propri affetti. Per chi rimane, il senso di impotenza è ancora più forte ora che non si può neanche tenere la loro mano.
I più esposti a questo rischio sono gli anziani ed è a loro che dobbiamo innanzitutto pensare. Sono da almeno un paio di settimane reclusi in casa, ma sembra non bastare per fermare la strage. Il dubbio è che il contagio avvenga tra le mura domestiche oltre che tra quelle dei centri di assistenza degli anziani diventati, in alcuni casi, delle vere e proprie case della morte.
Nelle regioni in cui oggi è più alto il rischio di contagio c’è anche la più alta concentrazione di anziani che vivono da soli, spesso con assistenza domiciliare. Le badanti che assistono più persone e che si spostano da un posto all’altro sono ad alto rischio di contrarre il contagio e di trasmetterlo ai loro assistiti.
Ma anche la cura informale dei famigliari non allontana il rischio.
Molte famiglie hanno in queste settimane licenziato le badanti adesso che hanno più tempo per occuparsi dei loro cari. Per risparmiare o perché avevano paura del contagio. Non ci sono ancora statistiche a riguardo, ma le informazioni raccolte presso le agenzie di selezione di personale per l’assistenza domiciliare e i sindacati confermano questa scelta fatta da molte famiglie. Il problema è che la cura informale dei famigliari espone l’anziano a molti più contatti dell’assistenza fornita da una badante convivente.
In famiglia ci si dà il turno nell’assistere gli anziani e più numerosi sono i contatti, più forte è il rischio di contagio da parte di qualche portatore non sintomatico. La trasmissione del virus in famiglia è molto forte: il 30% dei famigliari di un contagiato rimane contagiata. L’assistenza domiciliare di anziani che vivono da soli, dove necessaria, dovrebbe essere fornita da badanti conviventi che accettano la reclusione in casa assieme alle persone che devono assistere.

Leggi: La Repubblica, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
Bettazzi: “Basta indifferenza per gli anziani” – Intervista

Classe 1923, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, da giorni è «prigioniero» nell’ex residenza estiva dei vescovi eporediesi, ad Albiano d’Ivrea, dove ha deciso di andare a risiedere quasi vent’anni fa, quando il «vescovo rosso» è diventato un pensionato per il Vaticano, ma non per quella componente progressista della Chiesa che vede in lui ancora un preciso punto di riferimento. Monsignore, Coronavirus ha cambiato molto la sua quotidianità? «Come a tutti gli italiani, anche se forse per un ultranovantenne come me è più facile organizzare i tempi e i ritmi del lavoro giornaliero». Come organizza, monsignor Bettazzi, la sua giornata? «Prego, leggo parecchio e scrivo». Ha dovuto anche cancellare parecchi impegni con conferenze e incontri per l’Italia? «Nonostante appartenga ad una generazione in costante diminuzione, forse la mia testimonianza di ultimo padre conciliare ancora vivente, pare interessi ancora il pubblico, sia cattolico che laico. Ero stato invitato a parlare anche a Bergamo, la città che più di altre in Italia sta vivendo il dramma del Coronavirus. Anche gli incontri organizzati ad Albiano sono stati annullati». Tra le vittime del virus si contano moltissimi anziani: non le sembra che la contabilità di queste morti sia piuttosto impietosa? «Fa male sentire in tv o leggere sui giornali che le segnalazioni degli anziani morti venga accompagnata dalla considerazione che si trattava di ultrasettantenni o peggio ultraottantenni, quasi che quei decessi fossero inevitabili». E la notizia che nei pronto soccorsi stracolmi di pazienti, verrebbe data la precedenza nelle cure in base all’età? «È ovvio che noi anziani ci portiamo spesso dietro un consistente carico di patologie alle quali si è aggiunto il virus

Leggi: La Stampa, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità

Era il 2000 quando l’OMS Europa con la dichiarazione di Monaco, che riprendeva gli indirizzi forniti sempre dall’OMS Europa nel 1998 con il documento Health 21, invitava gli Stati membri a potenziare la formazione degli Infermieri e delle Ostetriche sui temi della promozione della salute e dava indicazioni affinché i paesi promuovessero la presenza nelle comunità degli Infermieri di famiglia.
In Italia, da allora, quasi nulla è accaduto sino agli inizi del decennio in corso quando alcune esperienze locali sono riuscite ad incidere sulla consapevolezza dei cittadini, dei professionisti del mondo sanitario e sociale e dei decisori politici. Nel mondo dei servizi esperienze emblematiche sono state quelle dell’Infermiere di comunità della bassa friulana e delle Microaree triestine mentre, nella formazione universitaria è stata fondamentale quella dell’Università di Torino che, nel 2005, ha attivato il primo Master in Infermieristica di famiglia e di comunità. A partire da queste esperienze, altre iniziative si sono succedute sul territorio nazionale: prima fra tutte il progetto europeo Co.N.S.E.N.So che, dal 2016 al 2019, ha visto sperimentare la figura dell’Infermiere di famiglia e di comunità in cinque nazioni europee (l’Italia con il Piemonte e la Liguria, la Francia con la regione del VAR, l’Austria con la Carinzia e la Slovenia con il territorio di Capodistria). A queste si aggiungono l’esperienza della Regione Toscana che, nel 2018, ha deliberato il progetto pilota dell’Infermieristica di famiglia e di comunità e lo sviluppo di altre sensibilità locali in molte regioni italiane.

Leggi: Welforum, 24/03/2020


lunedì 23 marzo 2020
«Hanno dimenticato il Terzo settore, ma non si riparte senza il sociale»

Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali: «Il governo ha sbagliato a non coinvolgere il non profit sin dall’inizio. Servono fondi nel prossimo decreto»
Scandisce bene le parole: «In questa crisi il Terzo settore avrebbe potuto e dovuto avere un ruolo di rilievo, invece non è stato minimamente coinvolto. Ed è stato un grave erro-re». Stefano Zamagni, economista e teorico dell’economia civile, primo presidente dell’agenzia del Volontariato e riferimento di tutti questi mondi, dalla sua Bologna analizza la situazione. «Durante l’emergenza fino a qui non si è voluto fare uso del principio di sussidiarietà da tutti acclamato come necessario. Se c’era un’occasione in cui il coinvolgimento degli Enti di Terzo settore era doveroso era proprio questo perché è in questi momenti che i corpi della società civile esprimono la loro massima potenzia di fuoco, come mi piace definirla».
Come, ad esempio?
«Penso, e ne ho già parlato, a realtà come Ant o come Vidas che seguono malati terminali, hanno una grandissima esperien-za e personale altamente qualificato. Ant ha 500 tra medici e infermieri e loro stessi mi hanno detto che se li avessero chiamati si sarebbero messi a disposizione. Penso a tutta la rete di Ail, l’associazione per le leucemie e a tutto il volontariato ospedaliero. Fatte salve le misure di sicurezza, ma quanto sostegno avrebbero potuto dare a medici e infermieri già massacrati da turni e emergenza?».

Leggi: Corriere della Sera, 23/03/2020


lunedì 23 marzo 2020
“Dove sono le Ong?” Tutte in prima linea contro l’emergenza

Polemica (anche di Vespa) sull’assenza. Ma non è così, da Foggia a Milano
E allora le Ong? Dove sono le Ong, ora che la catastrofe non è su un barcone o in un deserto arabo ma ce l’abbiamo in casa? Rimbalzano domande del genere su WhatApp, contenute in messaggi volutamente capziosi e più virali del coronavirus stesso. Ebbene, le Ong le trovate esattamente nel posto dove stanno di solito: sulla linea più avanzata dell’emergenza. Sono a Codogno, sono a Milano, sono a Foggia, sono a Bergamo, sono per strada a dare una mano agli ultimi tra gli ultimi, i senzatetto, perché, come ricorda la presidente di Emergency Rossella Miccio, «tutelare le fasce più vulnerabili è essenziale per fermare il contagio». Ma nel marasma informativo di queste settimane complicate anche l’ovvio necessita di una sottolineatura in più se è vero che anche illustri giornalisti come Bruno Vespa mettono in discussione chi, per statuto, per missione, per convinzione, è uso a tendere la mano nel momento del bisogno. «Ricordate Medici Senza Frontiere?», si domanda con malizia Vespa in un video su Facebook.
«Quando dovevano soccorrere i migranti e facevano bene, lo facevano con le loro navi… adesso sono scomparsi. O meglio, forse sono nascosti nelle corsie di Bergamo, Brescia, Cremona, e forse non vogliono far sapere che sono lì. Ma se per caso non ci fossero, e se davvero se ne fossero dimenticati, beh forse è il caso di ricordarglielo». Bastava davvero poco per darsi una risposta. Bastava un’occhiata al sito di Msf per appurare che dal 9 marzo 25 loro operatori – medici, infermieri, logisti – sono all’ospedale di Codogno.

Leggi: La Repubblica, 23/03/2020


lunedì 23 marzo 2020
Lasciar morire i nostri anziani?

Chi ancora avesse dubbi sulle misure adottate dal governo – obbligo di auto-isolarsi, non uscire di casa neanche per passeggiate, evitare ogni contatto con persone esterne – farebbe bene a valutare la condizione in cui ci troviamo, in Italia e nei paesi europei: tracollo dei sistemi sanitari, mancanza acuta di posti letto e attrezzature per terapie intensive e ventilazione dei polmoni, carenza di infermieri, rianimatori, anestesisti. È il risultato di anni di tagli alla sanità e di privatizzazioni. Gli anziani in prima linea farebbero bene a non muoversi di casa in alcuna circostanza, dai 70 e anche 65 anni in su. Per loro i tracolli e le mancanze hanno un significato evidente: non ci sono né letti a sufficienza né attrezzature per ospitarli. Non saranno nemmeno ammessi agli ospedali, se questi sono veramente ” allo stremo ” come si annuncia da settimane. Nel migliore dei casi, se affetti da difficoltà respiratorie verranno convogliati in ospizi medicalizzati. Nel peggiore e più frequente moriranno in casa: soli, senza medico che ti attacchi al ventilatore se ti manca l ‘ aria, senza un parente che sia vicino. In Francia questo viene ormai formalmente dichiarato, ammesso. La fase del cosiddetto ” triage “- la selezione fra chi viene aiutato a sopravvivere e chi no, tra chi è ammesso in ospedale e chi ne è escluso, tra persone in grado di resistere per età o ” storia medica ” e anziani con una bassa aspettativa di vita – è ufficialmente cominciata in un numero crescente di ospedali. Il personale viene istruito in tal senso da rapporti ad hoc, che si richiamano all ‘ esperienza italiana. Si dà per scontato che in Italia il ” triage ” sia ormai la norma, più che il rischio da evitare. Un articolo apparso il 18 marzo su Le Monde rivela l ‘ esistenza di un rapporto che prescrive la selezione dei malati.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 23/03/2020


sabato 21 marzo 2020
Covid 19: è strage nelle case di riposo lasciate al loro destino

È una strage che sta passando quasi sotto silenzio, nel costante flusso di preoccupanti aggiornamenti sull’emergenza coronavirus nel nostro Paese.
È quella che si sta consumando in queste ore in molte case di riposo in Lombardia, nelle Marche, in Emilia Romagna, in Toscana dove il virus si sta diffondendo tra gli ospiti delle strutture residenziali in maniera incontrollata.
Le notizie, spesso frammentarie, e i numeri che arrivano da alcune di queste strutture sono agghiaccianti e mostrano l’emergenza nell’emergenza che si sta aprendo in queste ore, e a cui le autorità e le stesse strutture sembrano del tutto impreparate, nonostante gli appelli lanciati nei giorni scorsi dai sindacati dei pensionati.
“Le case di riposo sono delle vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere, con 500mila anziani in condizioni di grande fragilità che rischiano di essere contagiati”, è l’allarme che lancia lo Spi-Cgil, di fronte all’aumento esponenziali di casi coronavirus nelle strutture residenziali.

Leggi: Liberetà, 21/03/2020


sabato 21 marzo 2020
Quale vita dopo il virus

Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la salute, educhiamo i figli, ci prendiamo cura dei familiari. Così comincia un’analisi di Gordon Lichfield, direttore di Mit Technology Review (il magazine della prestigiosa università americana) dedicato ai cambiamenti nella vita personale e nel mondo del business che la pandemia finirà per cristallizzare anche dopo che si sarà attenuata. «La maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto, che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più». Lichfield parte dalla constatazione, davanti alla quale si è arreso anche il governo inglese, che ogni Paese ha bisogno di fare come l’Italia, cioè appiattire la curva dei contagi: imporre un distanziamento sociale per rallentare la diffusione del virus per evitare il collasso del sistema sanitario. Ciò implica che la pandemia deve durare, attenuata, fino a quando non ci sarà un numero sufficiente di persone che hanno avuto il Covid-19 in modo da lasciare la maggior parte degli altri immuni (supponendo che l’immunità duri per anni, cosa che non sappiamo) o che nel frattempo si trovi un vaccino. Quanto tempo ci vorrebbe e quanto devono essere draconiane queste restrizioni sociali? Trump ha detto che «con diverse settimane di azione mirata, possiamo svoltare l’angolo e capovolgere la situazione in fretta». In Cina, sei settimane di isolamento cominciano ad alleggerire la situazione, ora che i nuovi casi sono caduti in prescrizione. Ma non finirà qui.

Leggi: Milano Finanza, 21/03/2020


venerdì 20 marzo 2020
Zagrebelsky “Giusti i divieti se tutelano il diritto alla vita. Non vedo prove di dittatura”

Non serve grande perspicacia per distinguere tra il nostro coprifuoco e il Cile di Pinochet Bene se l’esercito combatte un virus anziché una guerra Sicurezza, lo Stato prevale sulle Regioni
ROMA – «Anche questa vicenda ha effetti molto diversi a seconda della collocazione sociale. Quelli che stanno su possono riderne. Quelli che stanno giù, probabilmente, potrebbero dover piangere». Il professor Gustavo Zagrebelsky vive, come tutti noi, l’emergenza di queste ore. E con Repubblica riflette sul nostro destino. Di oggi. Di domani. Di chissà quanti giorni…
Prim’ancora di parlare di diritti e di doveri, di libertà della persona e di Costituzione, qual è il suo stato d’animo rispetto a questa peste del 2020 che è intorno a noi, che è nel mondo, che si propaga e produce morte? «In questo momento mi pare che si debba fare attenzione alle parole, perché le parole a loro volta possono diffondere pesti psicologiche. Peste evoca scenari storici, come la peste bubbonica, la peste nera, la peste polmonare del passato, che venivano rappresentate pittoricamente nelle tante danze macabre, in cui i viventi danzavano abbracciati agli scheletri.
Mi pare che oggi non siamo in queste condizioni. Innanzitutto perché siamo di fronte a una pandemia viralpolmonare che a me non fa pensare alla peste, e poi perché di fronte a quella che lei chiama peste il mondo scientifico e ospedaliero è mobilitato e ha strumenti nelle sue mani». Quindi lei è tranquillo? «Tutt’altro. Ma penso che si debba reagire ragionando e non delirando».
Cosa direbbe ai complottisti che pensano a una montatura con intenti repressivi delle libertà democratiche? Addirittura con l’esercito in campo? «Mi rallegro di vedere l’esercito che non combatte una guerra, ma la diffusione di una malattia e le sue conseguenze». Anche se i militari trasportano le bare oppure potrebbero girare per strada per costringerci a stare a casa, mentre più d’uno evoca il coprifuoco? «Anche qui attenzione alle parole

Leggi: La Repubblica, 20/03/2020


giovedì 19 marzo 2020
Bomba ospizi, rischio disastro: 300mila anziani, zero mascherine

Muoiono da soli, senza nessuno che gli tenga la mano. D’accordo, hanno più di 80 anni e lo sapevamo che quest’epidemia avrebbe colpito soprattutto loro. Ma sono costretti ad agonie che durano anche una settimana, fino a quando i polmoni collassano. Ed è inutile portarli in ospedale, non verrebbero mai accettati in terapia intensiva. Gli anziani delle case di riposo sono sempre più a rischio. Nelle strutture – più di 7mila in tutta Italia con un totale di 300mila ospiti – i numeri dei contagi sono ancora bassi ma sembra stiano per esplodere come una bomba a orologeria. E nel momento in cui il virus entra in una residenza per anziani è facilmente immaginabile il danno che può provocare. Per ora i casi più gravi sono stati registrati a Mediglia (Milano), dove il Covid ha provocato 25 decessi, a Quinzano e Capriolo (Brescia) dove si contano 31 vittime. E ancora, Comeana (Prato), Merlara (Padova) e la casa Virgilio Ferrari di Milano, dove l’intero quarto piano è stato messo in quarantena. Ma i casi latenti potrebbero essere molto di più, soprattutto se si considera che fino a lunedì 9 marzo molte strutture hanno lasciato libero accesso ai parenti. Per di più c’è il problema delle mascherine, introvabili. Le case di riposo – in particolar modo quelle private o gestite da enti e fondazioni – non fanno parte dei presidi sanitari essenziali e quindi devono provvedere da sole a ordinare i dispositivi di protezione. Mettendosi ovviamente in coda rispetto a reparti Covid e ospedali. Ma, pur non essendo in prima linea, le strutture per gli anziani potrebbero presto essere precettate, trovandosi a dover prestare posti letto ai malati di coronavirus, almeno per le quarantene post ospedaliere, o a dare una mano agli ospedali per gestire i pazienti non Covid. Aumentano esponenzialmente il rischio di far entrare l’infezione tra le stanze degli ospiti, soprattutto se le protezioni anti virus non ci sono.

Leggi: Il Giornale, 19/03/2020


giovedì 19 marzo 2020
“Più vittime anziane che in Cina. Studiamo per capire il perché”

Raffaele Antonelli Incalzi Primario di geriatria a Roma – Intervista
Per il professor Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia e primario di Geriatria al Campus biomedico di Roma, l’eccessivo numero di anziani che muoiono di coronavirus nel nostro Paese, in proporzione più che in Cina, «è un fenomeno non del tutto chiaro, ma possiamo intravederne alcune ragioni». Quali? «Innanzitutto gli anziani si ammalano più facilmente perché la loro multimorbilità, ovvero la compresenza di molteplici malattie croniche, è assai elevata. Probabilmente più che in Cina. Ma influisce anche la maggiore attenzione, in Italia, alla salute degli anziani». In che senso? «Poiché sono generalmente più seguiti e tutelati, a fronte di malattie note e quindi più facilmente combattibili, ora che il nemico è l’ignoto coronavirus, gli anziani diventato molto più esposti e vulnerabili». C’è forse una componente genetica che rende la popolazione senile italiana più predisposta rispetto a quella cinese? «Non è escluso. È allo studio dei ricercatori, mentre è decisamente più probabile la causa dell’inquinamento atmosferico». Nel Nord Italia più che al Sud quindi? «Certamente, perché a parte la diffusione del virus per un contagio con effetto domino, la bassa pianura padana lo scorso febbraio ha registrato un livello di inquinamento atmosferico molto alto. L’esposizione all’aria inquinata non ha quindi favorito la “clearance mucociliare”, ossia le ciglia sull’epitelio dell’intero apparato respiratorio non hanno lavorato come avrebbero dovuto, non hanno cioè eliminato il muco, che anzi è ristagnato e ha quindi favorito l’infezione». Quanto ha pesato l’abitudine al fumo? «Molto. Tra i nostri anziani, ancorché con malattie croniche, c’è un elevato tasso di fumatori».

Leggi: La Stampa, 19/03/2020


mercoledì 18 marzo 2020
Affitti, Sunia: “Aumentare a 300 mln il fondo affitti, per tutelare inquilini e proprietari”

Fino ad oggi abbiamo sentito parlare di sospensione dei mutui per la prima casa, di compensazione sugli affitti dei locali commerciali e di altre misure tutte condivisibili e legittime ma, a parte il SUNIA e gli altri sindacati inquilini, da fonti governative nessuno ha sino ad oggi parlato della sospensione delle esecuzioni degli sfratti, lasciata alla sensibilità dei Prefetti senza neanche una circolare del Ministero dell’interno che li invitasse ad adottare questa misura. Ma non basta. Neanche una parola è stata spesa sulle possibili difficoltà delle famiglie in affitto a seguito della crisi, con perdita di posti di lavoro e cassa integrazione.
Stiamo parlando di oltre 3 milioni e mezzo di famiglie che già sono, in molti casi, in difficoltà nel pagamento dell’affitto e che, con la crisi, possono ulteriormente incrementare le tristi statistiche sugli sfratti per morosità.
Per il 2020 sono stati stanziati solo 50 milioni di euro per il fondo di sostegno all’affitto, una dotazione largamente insufficiente in condizioni “normali” che diventa ridicola in una situazione come quella che sta attraversando il Paese. Servono almeno 300 milioni per affrontare questa emergenza tra le emergenze, che pretendiamo venga considerata importante almeno al pari di quella del pagamento dei mutui o al possibile mancato incasso dei proprietari dei locali commerciali. Intervenire con misure di sostegno all’affitto significa salvaguardare la casa a famiglie in difficoltà, ma anche garantire il pagamento dell’affitto ai proprietari.

Leggi: Quotidiano del Condominio, 18/03/2020


lunedì 16 marzo 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter marzo 2020

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle Politiche per lo Sviluppo, Cgil nazionale.
In questo numero:
L’epidemia da Covid-19 continua ad estendersi a un numero crescente di paesi e con essa non solo i malati, ma anche i danni economici, sebbene al momento difficilmente ponderabili. Le città, fanno già i conti con la necessità di elaborare una ripresa. Da una condizione negativa è importante cogliere quanto può tramutarsi in opportunità e progettare il futuro delle nostre città agendo in direzione di uno sviluppo più sostenibile.
■ Il bando globale di Europeaid per lo sviluppo urbano integrato.
La migrazione della popolazione da paesi e borghi, specie nel Sud Italia, sommata al calo delle nascite, da un forte segnale di allarme. Sono necessarie politiche di sostegno, per superare il divario tra Nord e Sud in termini di servizi, assistenza, potenzialità di sviluppo. La CGIL ha richiesto al Ministro Provenzano la revisione delle priorità e del cronoprogramma assegnato al Piano per il Sud, in relazione alla diffusione del Coronavirus, adottando misure volte a prevenirne e mitigare gli effetti che tale situazione può determinare.
■ Il bando del Mibact sulla riqualificazione dei borghi storici del sud.
Anche il settore immobiliare fa i conti con l’emergenza sanitaria che sta colpendo il paese. Il settore più colpito nelle grandi città è quello delle locazioni a breve termine, con clienti in diminuzione e proprietari che stanno deviando su affitti a lungo termine, con una maggiore propensione alla vendita. Un tema, quello degli affitti brevi, sul quale si discute da tempo, a causa delle trasformazioni prodotte nelle città a più alta vocazione turistica dalla notevole crescita dei flussi del turismo e delle attività economiche a esso collegate.
■ Le proposte degli assessori per il Ministro Franceschini.

Leggi: Cgil, 16/03/2020


domenica 15 marzo 2020
Coronavirus, il mondo sommerso e ignorato delle badanti tra voglia di scappare e resistenza: “Abbiamo affrontato ben altro”

Si parla di “evacuazione”, un termine da scenario bellico. Il mondo sommerso delle badanti, diventato ancora più invisibile nel vuoto sociale creato dal coronavirus, è nel panico. Il timore di essere considerate figlie di un dio minore nell’emergenza sanitaria, insomma di essere scartate in un’eventuale scelta di salvezza terapica, a favore di un paziente italiano, si è diffuso come l’impressione di trovarsi in trappola. Se altri segmenti del mondo dei migranti sembrano meno toccati dal contagio, anche per motivi anagrafici, quello delle badanti si ritrova in prima linea.
Sono già diversi i casi di positività al tampone. Sulle porte delle case degli anziani, spesso fantasmi nei condomini padani, compaiono cartelli di disinfestazione per positività da coronavirus ed emergono storie di trasmissione. “Le badanti sono il soggetto più a rischio perché insieme ad infermieri e medici sono a stretto contatto con le persone malate” scrive Cercabadanti.it, invocando linee guida e vicinanza da parte delle autorità per un settore delicatissimo, ma abbandonato a sé stesso, come sempre. Si riporta anche il caso di A. M., che sarebbe la prima badante contagiata in Italia: “Ad un certo punto si sono manifestati i sintomi di quella che sembrava essere una normale influenza, una leggera tosse, febbre bassa e leggero mal di gola. Non mi sentivo preoccupata perché sembrava tutto normale, la televisione parlava del coronavirus, ma noi non eravamo in una zona a rischio e io mi sentivo sicura, non avevo assolutamente paura, tanto che ho continuato ad uscire nelle mie ore di riposo. Ad un certo punto le condizioni della signora che curavo sono peggiorate e abbiamo chiamato il medico. Il dottore ha subito avuto dei sospetti, hanno fatto il tampone e poi è arrivata la conferma del coronavirus. Io in quel momento ho pianto, ho avuto un attacco di panico.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 15/03/2020


DALLE REGIONI:

martedì 24 marzo 2020
Brescia, 24 Marzo 2020

Una lettera al prefetto dai sindacati di categoria per chiedere la sospensione delle procedure fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria in corso. Cardin: «dalla Prefettura segnali positivi».
Sospendere le procedure di sfratto, esecuzioni e pignoramenti in questo periodo di emergenza»: lo hanno chiesto, in una missiva inviata il 12 marzo al Prefetto le organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, sull’esempio di quanto fatto a livello nazionale.
«Urgente sospensione in ambito provinciale delle procedure esecutive di sfratto da unità abitative in locazione, delle esecuzioni forzose causate da pignoramento immobiliare relative alla prima casa e degli sgomberi da alloggi di proprietà di Aler e dei Comuni della provincia- si legge nel testo che aggiunge: – lo chiediamo fino a cessazione dell’emergenza sanitaria in corso, intendendo con ciò che non sia concesso l’uso della forza pubblica», che sarebbe quindi liberata da tale incombenza e aumentare l’organico di chi effettua i controlli di questi giorni.
L’appello è stato accolto: «c’è già una risposta positiva da parte del Prefetto», assicura Simone Cardin, segretario del Sunia Cgil.
Un sollievo, insomma, per chi si trova a in tali condizioni ovvero, come stima Cardin riferendosi al 2019: «gli sfratti effettivi sul territorio sono stati circa un migliaio, di cui 250 nel Comune di Brescia, le richieste di esecuzione 2.800, di cui un quarto a Brescia; è bene però ricordare che i numeri delle richieste tengono conto anche di quelle degli anni precedenti, quindi si accumulano, ecco perché le dimensioni sono ben maggiori a quelle degli sfratti».
I pignoramenti sono circa un centinaio e riguardano «sia le seconde case di proprietari che ne hanno già una, sia gli inquilini di proprietari che hanno perso la proprietà».
Nel settore dell’edilizia pubblica si fa riferimento ad alloggi di Aler sommati a quelli dei Comuni che «sono circa 20mila alloggi ripartiti tra Aler e Comuni.
In questo caso le procedure di sfratto in corso nel 2019 su Brescia e provincia erano un centinaio».

Leggi: Sunia, 24/03/2020


martedì 24 marzo 2020
Servizio docce e lavanderia per i senzatetto

Volontariato nell’istituto salesiano di via Roma
I gruppi vincenziani sono in prima linea nelle attività solidale: dopo le consegne dei pasti a chi vive in strada, ecco la novità
La Spezia – Non solo consegne di pasti ai senzatetto, ma, ecco la novità, è partito anche il servizio docce e lavanderia in tempi di coronavirus. Non si ferma l’attività solidale degli undici gruppi di volontariato vincenziano, composti da oltre cinquanta persone. Il nuovo servizio viene già attuato nei locali dei Salesiani di via Roma, grazie al supporto prezioso di don Fabrizio e don Mirco, rispettivamente curato e parroco, che hanno concesso importanti spazi. E il ringraziamento per la loro generosità proviene da Gabriella Raschi, spezzina, presidente nazionale dei gruppi di volontariato vincenziano (in Italia sono 860 i gruppi per 11 mila volontari). È lei a spiegare come si articola l’impegno dei volontari spezzini. «Il servizio docce e lavanderia, che oggi riteniamo essenziale, viene svolto quotidianamente dai nostri volontari utilizzando tutte le precauzioni possibili con guanti e mascherine. Vanno avanti, come sempre, le attività solidali. A Sarzana, insieme alla Caritas, la mensa, costituita negli anni’90, prevede la preparazione in sicurezza dai 40 ai 60 pasti al giorno.

Leggi: Il Secolo XIX, 24/03/2020


lunedì 23 marzo 2020
Palermo. Sunia, su apertura struttura d’accoglienza per i senza tetto. “Accolte le nostre richieste. Un primo passo per garantire l’incolumità di tutti i cittadini senza fissa dimora”.

“L’imminente attivazione della struttura protetta per i senza fissa dimora, con servizi di tutela medico sanitari, è da considerarsi una conquista della città. E è la dimostrazione che la collaborazione stretta e rispettosa dei ruoli tra il sindacato e la pubblica amministrazione non possa che dare risultati positivi all’intera comunità”.
A dichiararlo è il segretario generale del Sunia Palermo, Zaher Darwish, in vista dell’apertura della struttura prevista dal Comune per accogliere i senza fissa dimora, al momento in fase di allestimento e sanificazione.
“Speriamo che questa struttura sia capiente e che si possa garantire la salute e la sicurezza alle centinaia di senza tetto diffusi in città. Nel caso in cui non tutti dovessero avere possibilità di accesso in questo centro d’accoglienza – aggiunge Darwish – bisogna provvedere al più presto all’incolumità di quanti rimarranno fuori”.
Il Sunia, in una nota, esprime soddisfazione e apprezzamento per il fatto che le richieste avanzate dal sindacato degli inquilini, sostenute dalla Cgil Palermo, di una casa protetta per dare riparo ai senza casa e dell’approntamento di presidi sanitari a loro disposizione, siano state accolte.
“Con le nostre richieste – aggiunge Zaher Darwish – abbiamo voluto richiamare l’attenzione degli enti e delle amministrazioni pubbliche sul problema dei soggetti più deboli e vulnerabili della nostra città, anche in considerazione del particolare momento epidemiologico che stiamo attraversando”.

Leggi: Sunia, 23/03/2020


sabato 21 marzo 2020
Pisa. Emergenza sanitaria e diritto alla casa: necessario adottare delle misure straordinarie a tutela di inquilini e senza fissa dimora.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria le norme per ora varate a tutela delle famiglie e del diritto alla salute per ogni cittadino, non prevedono disposizioni a tutela degli inquilini pubblici e privati e di coloro che non hanno un’abitazione.
Seppur consapevoli che un intervento a tutela dei conduttori in edilizia privata sia competenza dello Stato, riteniamo che provvedimenti a tutela degli assegnatari di edilizia pubblica e di coloro che non hanno un’abitazione possano essere disposti dalle Istituzioni operanti sul nostro territorio.
In particolare ci viene segnalato che nella sola città di Pisa sarebbero decine le persone “senza fissa dimora” che non hanno un luogo dove potersi rifugiare; nonostante lo sforzo di associazioni, cooperative ed altri enti che si occupano di dare un pasto e un tetto a queste persone, non si riesce comunque a garantire un’abitazione a coloro che ne sono privi.

Leggi: Sunia, 21/03/2020


venerdì 20 marzo 2020
Volontari ferraresi dimezzati. Ma i servizi non si fermano

«In questo periodo ci sono volontari che ricevono pressioni dai datori di lavoro per sospendere la loro attività, quando invece più che mai abbiamo bisogno di loro in questo momento». È il rammarico espresso dal commissario ad acta Sergio Venturi nel corso della diretta facebook di martedì per fare il punto sul contagio. Il Ferrarese può contare su una forte rete del terzo settore, e le ripercussioni del coronavirus sull’attività dei volontari non sono state meno pesanti, anche se non sempre e non solo attribuibili dagli inviti alla cautela ricevuti sul posto di lavoro.All’Auser, semmai, è sorto il problema contrario poiché «l’80% dei nostri iscritti è già in pensione, e gli over 65 sono stati la prima categoria di persone a dover restare a casa», spiega il presidente Sandro Guizzardi. «Abbiamo volontari che sono nel pieno delle forze e che vorrebbero rendersi utili anche in questo periodo, ma il decreto parla chiaro e la priorità deve essere la salute di tutti». La sede Auser di via Ferrariola è naturalmente chiusa, ma l’attività non si è fermata: «C’è rimasta una ventina di volontari in grado di essere operativi. Sono pochi, per tutta la provincia, ma sono a disposizione. Là dove non arrivano la Croce Rossa o la Protezione Civile a garantire servizi essenziali e indifferibili, interveniamo noi. E, a quel che mi risulta, nessuno dei volontari in attività ha ricevuto dissuasioni da parte del datore di lavoro».In questo periodo la Caritas, spiega il direttore Paolo Falaguasta, sta funzionando in “modalità estiva”, ovvero «come quando le scuole sono chiuse e ci sono meno volontari disponibili»

Leggi: La Nuova Ferrara, 20/03/2020


giovedì 19 marzo 2020
Consegna farmaci e spesa a casa. Tutti i servizi attivati in città

Numeri utili
In questa particolare e difficile situazione il Comune di Bolzano e varie associazioni cittadine hanno attivato o stanno attivando vari servizi di sostegno. Qui di seguito ne elenchiamo alcuni. Consegna di farmaci a domicilio: Servizio delle Farmacie Comunali in collaborazione con Assofarm e Croce Rossa. Servizio attivo al numero 0471917213. Consegna spesa a domicilio di ASSB in accordo con la protezione civile della città Servizio di spesa per persone anziane, persone con disabilità che hanno difficoltà a recarsi da sole al supermercato e per persone in quarantena. Per attivare il servizio ed effettuare l’ordine chiamare il 0471457778 e il 0471457779 via mail (spesa.domicilio@aziendasociale.bz.it) Alla realizzazione del servizio collaborano l’Associazione o con i propri servizi “Cacciatori di briciole” ed “Emporio solidale” nonché il Banco Alimentare, servizi che si occupano dei più deboli fornendoli gratuitamente i beni di prima necessità. Nei prossimi giorni si attiveranno anche le associazioni ADA, Auser e Antea per collaborare a questo servizio. Anche la San Vincenzo offre la spesa a domicilio nella città di Bolzano. Chi vuole fruirne chiami il numero: 0471 324 208, indicando il proprio nome, cognome e indirizzo di casa, nonché i dettagli dell’ordinazione.

Leggi: Alto Adige, 19/03/2020


giovedì 19 marzo 2020
Negozi di vicinato, associazioni, bio la ricetta delle spese a domicilio «Decine di chiamate, tanti anziani»

Il fenomeno
Solidarietà A Marcon parte «Ci penso io», servizio gratuito. C’è anche la Polisportiva Bissuola
«Un chilo di carote, uno di zucchine, sedano e cipolla per il soffritto… Me li porti su tu?». Telefonate di questo tipo, al fruttivendolo di fiducia, un tempo erano la consuetudine solo per i clienti più affezionati. Ora, invece, veder arrivare a casa la spesa senza uscire è diventata una necessità. E ai negozi di vicinato ora si affianca anche l’online. «Da anni facciamo questo servizio – spiega Walter di Santin Frutta in centro storico – chi è in confidenza me lo chiede e io lo faccio senza spese in più. Ora il servizio sta funzionando ancora di più. Chiedo ai miei clienti di chiamare verso le 8.30-9 di mattina lo 041.5223004 per fare gli ordini ed entro la giornata glieli porto». In centro storico nei giorni scorsi a lanciare l’iniziativa è stato anche Rialto frutta. «Da qualche giorno ho messo il negozio su internet e pubblicato su Facebook l’iniziativa con i numeri da chiamare (0415222794 o whatsapp al 3663169582) spiega Alessandro Enzo abbiamo già fatto 200-300 consegne, portiamo anche le bibite, l’acqua, le uova, i beni di primaria necessità. Stiamo prendendo accordi per inserire anche il pesce, visto che è molto richiesto e si fa fatica a trovarlo in questi giorni. Dove andiamo? Al Lido, in centro storico, a Murano ma anche a Mestre e Marghera. Porto il giorno stesso gli ordini che ricevo entro le 10, il giorno dopo quelli che arrivano più tardi. Per noi che lavoravamo con alberghi e hotel, reinventarsi è stata una necessità». L’idea di consegnare a domicilio frutta e verdura (in questo caso bio) a km zero in terraferma è venuta già da alcuni anni ad un gruppo di ragazzi, «l’Orto di Zela». Hanno cominciato Adriano e il suo socio, portando a casa frutta e verdura biologiche a km zero pure in bicicletta.

Leggi:  Corriere del Veneto, 19/03/2020


mercoledì 18 marzo 2020
Anziani, la rete di assistenza regione per regione organizzata da Auser

Dal Trentino alla Sicilia, l’elenco dei centri di ascolto e di assistenza organizzati dall’Associazione di volontari
L’organizzazione di volontariato Auser ha come sua missione l’impegno di favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società. La proposta associativa è rivolta principalmente agli anziani, ma è aperta alle relazioni di dialogo tra generazioni, nazionalità, culture diverse. “Un’associazione per la quale la persona è, al tempo stesso, protagonista e risorsa per sé e per gli altri a tutte le età”, si legge nel “chi siamo” del loro sito web.
Ad oggi l’organizzazione è composta da:
290. 118 soci
46.012 volontari
1.545 sedi tra strutture ed affiliate in tutta Italia
7.743.120 ore di volontariato svolte in un anno
703.879 partecipanti alle attività promosse da Auser in un anno.
Ecco qui di seguilo le iniziative di aiuto alla persona che i volontari Auser stanno portando avanti nelle diverse regioni a sostegno delle persone anziane, sole e fragili durante l’emergenza sanitaria del Coronavirus – Covid 19, secondo l’ultimo aggiornamento, che è di oggi, 18 marzo 2020.

Leggi: La Repubblica, 18/03/2020


mercoledì 18 marzo 2020
Coronavirus, l’epidemia dilagata nelle case di riposo: 25 vittime soltanto a Mediglia, personale malato

Da Affori al Corvetto, quarantene e decessi. Il dottore: «Senza interventi gli anziani sono decimati». Una figlia in lacrime: «Lo scenario è impressionante
Nel pomeriggio di sabato scorso, il sindaco di Mediglia Paolo Bianchi legge un comunicato della casa di riposo «Borromea». Il Covid-19 è entrato in quella costruzione di mattoni rossi prima che l’epidemia deflagrasse a Codogno. «La struttura è isolata dal 23 febbraio – spiega Bianchi, scorrendo il comunicato della direzione sanitaria -, quando quattro casi “positivi” sono stati accertati in pronto soccorso». Da allora sono stati fatti tamponi. Molti tamponi. Esito, ancora «positivo». Hanno iniziato ad ammalarsi medici, infermieri, operatori, e anziani. Si sono scambiati il virus. Hanno provato ad arginarlo. Il contagio è dilagato. Il punto di rottura è arrivato quando s’è posto il problema di come gestire le salme. I parenti non potevano entrare. Assediavano la struttura e il Comune per avere informazioni. «Ci sono stati diversi decessi» ha comunicato il sindaco. Il Corriere puoi rivelare quanti: 25 anziani morti in 23 giorni.

Leggi: Corriere della Sera, 18/03/2020


mercoledì 18 marzo 2020
I Caffè Alzheimer Itineranti della Regione Sardegna

L’esperienza dei Caffè Alzheimer è stata riproposta in Sardegna adattandola alle caratteristiche geografiche, demografiche e della viabilità peculiari di questa regione. Ad una discreta omogeneità della distribuzione dei servizi di diagnosi e cura non corrisponde una adeguata presenza regionale di servizi psicoeducazionali di sostegno per i familiari delle persone affette da demenza, concentrati prevalentemente in alcune città principali. Gli autori hanno ideato una modalità fluida “itinerante” di Caffè Alzheimer, caratterizzata da un team che si sposta nei vari comuni per andare incontro alle difficoltà logistiche dei familiari.
di Annalaura Cadeddu (Psicologa, psicoterapeuta, Presidente della Cooperativa Sociale Nausica), Francesca Pacini (Psicologa, psicoterapeuta, Segretaria della Cooperativa Sociale Nausica), Laura Boi (Psicologa psicoterapeuta, Vicepresidente della Cooperativa Sociale Nausica), Daniela Viale (Dirigente psicologa CDCD – Centro Diurno, Divisione Geriatria, ASL 8 Cagliari), Marta Malgarise (Dirigente psicologa CDCD – Centro Diurno, Divisione Geriatria, ASL 8 Cagliari), Paolo Francesco Putzu (Geriatra, Presidente sezione Sardegna AIP)
I Caffè Alzheimer (CA) nascono nel 1997 in Olanda (Miesen, 2004) come occasione di incontro dei familiari e delle persone affette dalla demenza con gli operatori socio-sanitari. Bere Miesen, l’ideatore dei CA, ha spiegato in occasione dell’edizione 2019 dell’Alzheimer Fest di Treviso, come la loro nascita abbia rappresentato la logica conseguenza di una carenza dei servizi assistenziali istituzionali della sua nazione. Troviamo la stessa motivazione nella maggior parte delle altre nazioni, tanto da considerare i CA il surrogato di una sanità inadeguata per una patologia complessa come la demenza. I CA sono un punto di riferimento per i caregiver, che rischiano di essere particolarmente affaticati dal carico di cura.

Leggi: I Luoghi della Cura, 18/03/2020


martedì 17 marzo 2020
Covid-19, il dramma dei senza casa

L’ex ospedale Vittorio Emanuele di Catania potrebbe essere usato per l’emergenza coronavirus. “Ma pensiamo anche ai senzatetto”, scrive il Sunia in una lettera condivisa da trenta associazioni
“Restare a casa, ma cosa fa chi una casa non ce l’ha ?”. Se lo chiedono i firmatari, tra associazioni, sindacati e singoli cittadini, di una lettera intitolata “Oltre il danno, la beffa”, inviata al sindaco e al prefetto di Catania, in cui si chiede di “affrontare l’emergenza e intervenire nei luoghi in cui i senza tetto soggiornano numerosi alla ricerca di un pasto o di un ricovero per la notte”. La lettera vede come primi firmatari Sunia (sindacato degli inquilini), Ragna- tela e La città felice, insieme a Lila, Cgil, Cobas, Cobas scuola, Rete antirazzista catanese, Comitato D’Ove ripensare la città, Femministorie, LeSiciliane/Casablanca, Comitato popolare, Antico Corso, CPO Colapesce, Associazione Rite Atria, Comitato Rodotà-Beni Comuni, Circolo etneo Teresa Mattei, Associazione culturale Zo, Rifondazione comunista, fed. Catania, Sezione PCI Olga Benario Catania, Associazione Penelope-Coordinamento solidarietà sociale onlus, Comitato Librino attivo, Catania bene Comune, Cittàinsieme, Arci catania, Asia USB Catania, Oltre Frontiera, Aiab Sicilia, Rete fattorie sociali Sicilia, BioAs, #Restiamoumani#incontriamoci catania, Chiesa cristiana evangelica battista via Capuana, Chiesa evangelica valdese, Libera Catania, Pax Christi, Federconsumatori Catania e Etna Sud, Impact Hub Sicilia, Fondazione Angelo D’Arrigo, Cooperativa  Prospettiva, ADAS Associazione Difesa Ambiente e Salute, Free Green Sicilia, Akkuaria.

Leggi: Focus Sicilia, 17/03/2020


IN AGENDA:

4 giugno 2020 – Roma – Welfare Day – La Nuvola Convention Center –  Viale Asia – Ore 9.00

Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

L’importanza di preservare l’infrastruttura sociale del paese

In questi giorni, accanto all’angoscia per la diffusione del Covid-19 e per le conseguenze sulla salute delle persone, è iniziata un’altra partita, quella delle azioni da intraprendere per limitare l’impatto economico e sociale del virus e delle misure che si rendono necessarie per contrastare una recessione economica che rischia di essere devastante.
Mentre a livello europeo e mondiale inizia a emergere un certo consenso sulla necessità di un massiccio e coordinato intervento pubblico che metta in campo un’entità di risorse che non avrà probabilmente pari nella storia, con il DL 18/2020, meglio conosciuto come “Cura Italia”, anche il Governo italiano ha compiuto un primo passo in questa direzione.
Come è normale che sia, in una fase emergenziale come quella che ancora il Paese sta attraversando, è difficile sia capire la vera natura della crisi – che appare sempre più come contemporaneamente da domanda in quanto colpisce i redditi di molte categorie e da offerta perché mette in discussione la continuità di molte imprese – sia individuare ed equilibrare misure in grado di sopperire ad esigenze immediate e misure capaci di mantenere il sistema imprenditoriale in grado di reagire prontamente nel medio periodo, quando la crisi sanitaria sarà superata o almeno messa sotto controllo. In altri termini, in questa fase e data la natura di questa crisi, servono sia misure volte ad alleviare le sofferenze dei cittadini, sia misure rivolte a garantire la tenuta del sistema economico e sociale. Il DL 18/2020, certamente migliorabile in molti punti, cerca pur in una situazione estremamente difficile, di fare un po’ di tutto questo. E per alcuni aspetti lo fa anche in modo innovativo.

Leggi: Welforum


Famiglie diseguali, anche di fronte al virus

Conciliare famiglia-lavoro nell’emergenza – L’emergenza Covid-19 ha mutato rapidamente e profondamente consolidate abitudini e prassi organizzative delle famiglie italiane.
L’equilibrio tra responsabilità lavorative e famigliari, già fragile nel nostro paese in condizioni ordinarie, è stato messo a dura prova prima dalla chiusura delle scuole, poi dal rapido passaggio al telelavoro di moltissimi lavoratori e lavoratrici. La progressiva chiusura delle attività considerate non essenziali ha, inoltre, gradualmente ridisegnato una ulteriore faglia di diseguaglianza tra genitori che sono temporaneamente esentati dal lavoro, genitori che si trovano a dover lavorare da casa, in presenza dei figli, e genitori costretti a continuare la propria attività lavorativa fuori casa, peraltro in molti casi correndo elevati rischi di contagio per sé e per i propri famigliari. Ciò mentre le scuole continuano necessariamente ad essere chiuse e molte delle rodate modalità di work-life balance sono saltate, in primis quella – prevalente nel nostro paese – che fa affidamento sul contributo dei nonni, a causa delle essenziali norme di distanziamento sociale e della necessità di proteggere con ancora maggiore attenzione gli anziani.

Leggi: Welforum


Solitudini

Ci sono i bambini e i ragazzi che non vanno più a scuola (in Lombardia da un mese), c’è chi è a casa senza lavoro e si chiede se lo riavrà, c’è chi è in quarantena e vive giornate buie di attesa, ci sono i genitori single con figli piccoli, c’è chi non ha un tetto dove dormire, dove stare, ci sono le persone con disabilità che vedono chiusi i servizi che frequentavano, ci sono gli anziani soli.
È stato detto che il distanziamento sociale ci sta rendendo tutti un po’ più uguali. Mica tanto vero. Queste condizioni sembrano dimostrare il contrario. Perché divaricano chi ha risorse di cura, educazione, relazione da chi non ne ha.
A casa con i figli: un tutorial non basta
Giusta l’insistenza con cui si è parlato in queste settimane di didattica a distanza, di strumenti elettronici da mettere a disposizione, di supporti adeguati. Questi mesi segneranno un cambiamento permanente nel modo di insegnare e apprendere. Ma la didattica a distanza riguarda soprattutto un’età (le medie superiori, l’università) e, nella scuola, i licei. Già negli istituti tecnici può riguardare solo un numero limitato e meno centrale di materie. E certamente riguarda meno, in modo diverso, le età inferiori: dalle materne alla scuola media.

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Coronavirus: prevenzione e gestione nelle residenze sociosanitarie per anziani

Il territorio di Brescia è uno dei più colpiti dall’infezione coronavirus SARS-Cov-2. Un gruppo di lavoro composto da medici e infermieri operanti nella zona, con il supporto delle società scientifiche di geriatria, ha predisposto un documento rivolto ai colleghi operanti presso le Strutture Residenziali per Anziani, che si stanno preparando a fronteggiare l’emergenza.
Al termine dell’articolo, che riprende la parte iniziale del documento, sono scaricabili la versione integrale e le slide esplicative.
Il documento che è stato redatto da APRIRE Network ed approvato dalle società scientifiche AIP, SIGG e AGE:
È rivolto ai responsabili sanitari e organizzativi, agli operatori sanitari, socio sanitari e assistenziali delle strutture residenziali per anziani.
Ha lo scopo di fornire indicazioni di riferimento per prevenire la diffusione del COVID-19 tra gli operatori sanitari e sociosanitari, gli anziani ospiti e i loro familiari/visitatori e i volontari.
Ha lo scopo di fornire indicazioni per la gestione dei casi sospetti, probabili o confermati COVID-19 tra gli anziani ospiti della strutture residenziali per anziani.
Perché questo documento
Il coronavirus SARS-Cov-2 causa una malattia, denominata dall’OMS “COVID-19”, caratterizzata da febbre, tosse e disturbi respiratori con manifestazioni cliniche che vanno dal comune raffreddore alla polmonite grave con sindrome da distress respiratorio, shock settico e insufficienza multiorgano. Nella maggior parte dei casi (circa l’80%) finora riportati si manifesta in forma paucisintomatica o lieve.

Leggi: I Luoghi della Cura


 #Coronavirus: in casa è meglio. Una raccolta delle opportunità offerte dal digitale

#iorestoacasa è un atto di coscienza e prevenzione di grande impatto per la salute e il benessere collettivo. Noi di Abitaresociale pensiamo che questo periodo a casa possa essere affrontato in maniera positiva, sfruttando le possibilità che la solidarietà tra le generazioni può offrire. E fondamentale informarsi consapevolmente, gestione in modo produttivo il proprio tempo libero e approfittarne per cogliere le opportunità che il digitale ci offre a livello di servizi e strumenti.
Come possiamo stare in casa ed essere ancora anziani attivi e giovani solidali ai tempi del coronavirus?
Intanto è possibile riconvertire lo slogan individuato per cambiare i comportamenti utili a combattere il virus: “dobbiamo isolarci di più ed essere più sociali “.
È possibile rimanere “sociali” anche se “isolati” in casa?
Rimanere sociali in tempi di isolamento è una sfida che tutti possiamo sostenere se ipotizziamo di assumere alcuni atteggiamenti che, esercitati in situazione di emergenza, potranno essere utili imparando quando la situazione tornerà alla normalità.
? Possiamo rimanere informati e aggiornarci in maniera sicura anche se isolati?
Riconoscere le fake news: Fake news, tutti gli strumenti per smascherare bufale e disinformazione
Abbiamo la possibilità di utilizzare i numeri verdi regionali: Covid-19 – Numeri verdi regionali
Le FAQ – Covid-19, domande e risposte: FAQ – Covid-19, domande e risposte
Mantenerci informati in tempo reale sulla in Italia: Covid-19 – Situazione in Italia
Monitorare la situazione mondiale con la OMS-mappa in tempo reale:
Novel coronavirus (COVID-19) situation
Le raccomandazioni del Ministero della Salute le troviamo al seguente indirizzo: Materiali social

Leggi: Abitare Sociale


SEGNALAZIONI:

Covid-19: congedi speciali per famiglie

Inca fornisce alcuni chiarimenti
A seguito del messaggio di Inps, l’Inca risponde ad alcune richieste di chiarimento pervenute alle sedi di patronato, per l’applicazione delle nuove norme sui congedi previsti dalla legge 104/92, introdotte dal Decreto “Cura Italia”.
Speciale congedo per figli/e con handicap grave riconosciuto
Si tratta di un congedo straordinario per un massimo di 15 giorni, usufruibili alternativamente dai genitori, dal 5 marzo al 3 aprile, destinato ai nuclei familiari che non godono di altre misure di sostegno al reddito. Possono accedere al beneficio anche i genitori di figli/e adottivi, nonché nei casi di affidamento e collocamento temporaneo di minori.
I genitori dipendenti del settore privato possono richiedere il congedo speciale per figli/e con handicap in situazione di gravità senza limiti di età, purché iscritti a scuole di ogni ordine grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale. L’indennità, coperta da contribuzione figurativa, è pari al 50% della retribuzione.
In particolare, coloro i quali hanno presentato domanda di prolungamento del congedo parentale (art. 33 D.lgs. 151/2001) e, alla data del 5 marzo 2020, ne stanno già fruendo, non devono avanzare una nuova richiesta all’Inps, poiché i periodi saranno convertiti d’ufficio nello “speciale congedo”, con la relativa indennità.

Leggi: Inca


Ricetta medica via mail o via whatsapp contro il coronavirus: l’ordinanza dispone le regole per non ritirarla più fisicamente

Il promemoria cartaceo non serve più, lo disponde una nuova norma della Protezione Civile. “Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19.
Ricetta medica via email o con messaggio sul telefono senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo, grazie a un’ordinanza. “Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19. Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il Sistema sanitario nazionale”, dice Speranza commentando la firma da parte del Capo Dipartimento della Protezione Civile dell’ordinanza.
Ricetta virtuale, tre metodi per battere il coronavirus
Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore – si legge nell’ordinanza – l’assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l’acquisizione del Numero di ricetta Elettronica tramite:
a) trasmissione del promemoria in allegato a messaggio di posta elettronica, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore la casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);
b) comunicazione del Numero di ricetta Elettronica con SMS o con applicazione per telefonia mobile che consente lo scambio di messaggi e immagini, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore il numero di telefono mobile;
c) comunicazione telefonica da parte del medico prescrittore del Numero di ricetta Elettronica laddove l’assistito indichi al medesimo medico il numero telefonico”.
Nella stessa ordinanza, disposta di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’intesa del presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, vengono disciplinate anche tutte le modalità operative per farmacie e Asl per i farmaci distribuiti in modalità diverse dal regime convenzionale e per i medicinali che richiedono un controllo ricorrente dei pazienti.

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Contributi previdenziali per lavoratori domestici

Slittano al 10 giugno i versamenti
Sospensione dei termini per i versamenti previdenziali dovuti per colf, badanti e lavoratori domestici. Lo prevede il Decreto legge “Cura Italia”, in vigore dal 17 marzo.
In base all’articolo 37 del provvedimento, il periodo di sospensione va dal 23 febbraio fino al 31 maggio 2020. Quanto è dovuto dovrà essere  versato, in un’unica soluzione entro il 10 giugno, senza Applicazione di sanzioni e interessi.
La sospensione degli adempimenti e versamenti di contributi e premi Inail riguarda:
A)     Il termine di pagamento dei contributi del primo trimestre 2020, in scadenza il 10 aprile.
B)     Eventuali contributi pregressi dovuti dai datori di lavoro, che dopo aver assunto colf e badanti, hanno ricevuto la lettera di accoglimento dell’Inps in cui è indicato il termine di pagamento “entro 30 giorni” dal ricevimento della comunicazione da parte dell’Istituto.
C)     Cessazione di rapporti di lavoro domestico, qualora la scadenza del versamento dei contributi, fissata a 10 giorni dalla data di fine lavoro, ricade nel periodo di sospensione.

Leggi: Inca


Cura Italia: i provvedimenti che riguardano il Terzo settore

Sono numerose in questi giorni le disposizioni dei provvedimenti di contrasto alla diffusione del Covid-19 che toccano aspetti relativi al Terzo settore, in particolare contenute nel DL 18/2020 del 17 marzo 2020, “Misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Si prova di seguito a offrire una panoramica ragionata a partire dalle criticità evidenziate nei giorni scorsi.
I servizi chiusi per evitare la diffusione del contagio
Il tema è stato sollevato da più parti: le misure per evitare la diffusione del contagio hanno determinato la chiusura di numerosi servizi, soprattutto a carattere diurno; ciò ha determinato due problemi: una difficile situazione per gli utenti e le famiglie, private di un supporto spesso fondamentale (se ne tratterà dopo) e una altrettanto difficile situazione per lavoratori ed imprese. Il DL 18/2020 ha affrontato la questione all’art. 48, comma 2: “Durante  la  sospensione  dei  servizi  educativi e scolastici  e  dei  servizi  sociosanitari  e  socioassistenziali  … le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati  dei  suddetti  servizi  per  il  periodo  della  sospensione”; in sostanza si dà atto che l’interruzione del servizio deriva da cause di forza maggiore e le sue conseguenze non possono dunque ricadere sul gestore e i suoi lavoratori. Al tempo stesso si prevedono possibili impieghi alternativi dei lavoratori come meglio spiegato al punto successivo. Le strutture sospese dovranno comunque essere mantenute operative e adeguate ai requisiti richiesti ai fini della prevenzione del contagio, così da poter essere immediatamente riaperte non appena se ne presentino le condizioni. Ovviamente in questi casi hanno termine eventuali misure di cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali (vedi dopo) relativi ai lavoratori impegnati nei servizi sospesi.

Leggi: Welforum


Pensioni: Inps, ad aprile rivalutazione assegni

Con la mensilità di aprile 2020 sarà posta in pagamento la pensione nella misura stabilita dalla legge di Bilancio, che ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici per il triennio 2019-2021, parzialmente diverso da quello applicato in occasione della prima rata di gennaio 2020. Lo comunica l’Inps in una nota.
La novità consiste nella eliminazione della fascia di rivalutazione delle pensioni comprese fra tre e quattro volte il trattamento minimo ((ovvero tra i 1.545 e 2.060 euro lordi al mese, che prima era al
97% dell’indice di inflazione), che viene ora accorpata alla fascia di rivalutazione pari al 100% dell’indice di rivalutazione. Conseguentemente è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione solo per i pensionati i cui assegni complessivi si collocano nella fascia compresa fra 3 e 4 volte il trattamento minimo.
A questi pensionati, nel mese di aprile, saranno corrisposti anche gli arretrati da gennaio a marzo oltre l’adeguamento della relativa mensilità. Sarà a breve pubblicata la circolare illustrativa dell’operazione. Infine, l’Inps rammenta a tutti i pensionati che il pagamento della rata mensile di pensione sarà effettuato, come da calendario, il primo giorno bancabile del mese, quindi mercoledì 1° aprile 2020.

Leggi: Inca


Coronavirus: le misure dell’Inps

In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica da COVID-19, l’INPS ha adottato le prime misure precauzionali e preventive, avviando al contempo una campagna informativa mirata a fornire tutte le indicazioni necessarie ai cittadini.
L’Istituto ha attivato, pertanto, un Comitato permanente che monitora costantemente la situazione di tutte le strutture territoriali INPS, allo scopo di mettere in atto le procedure più idonee in coordinamento con le autorità competenti.
L’Istituto ha disposto diverse limitazioni dell’accesso ai servizi di front-end fisico e l’eventuale attivazione di servizi alternativi al fine di garantire il proseguo delle attività.
L’INPS ha inoltre attivato i nuovi numeri telefonici per contattare gli uffici provinciali di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, con l’obiettivo di fornire informazioni e supporto agli utenti anche a distanza.
L’Istituto ha inoltre provveduto alla chiusura di temporanea di alcune sedi INPS al fine di predisporre le necessarie operazioni di sanificazione.
Sospesi i recapiti di Poste Italiane nella zona rossa
A causa dell’emergenza sanitaria, Poste Italiane ha sospeso i servizi di recapito postale nei Comuni della “zona rossa”. In questi territori, pertanto, potrebbero verificarsi ritardi o mancate consegne delle comunicazioni postali inviate da INPS. Sul sito e sull’app INPS Mobile è disponibile il servizio di Cassetta postale online, che consente agli utenti di consultare alcune delle comunicazioni inviate dall’Istituto.
Sospensione visite medico legali e comunicazioni ai cittadini
Nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia è stato disposto il differimento di tutte le viste assistenziali e previdenziali presso le UOC/UOST medico legale, anche al fine di evitare spostamenti non necessari ai cittadini.  Nel restante territorio nazionale si conferma la sospensione delle visite dei soli minori e degli ultra65enni. Per tutti i soggetti già convocati e interessati alla sospensione è previsto l’invio di SMS del rinvio della visita per emergenza Covid – 19.

Per saperne di più

Leggi: Inps


 

 

 

Ministero della salute – Malattie infettive – FAQ – Covid-19, domande e risposte

Quali sono le misure previste in Italia?
Il Governo ha emanato con il Dpcm 11 marzo ulteriori misure restrittive su tutto il territorio nazionale per contrastare l’emergenza coronavirus.
Il provvedimento avrà validità dal 12 al 25 marzo.
Tra le misure previste sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti. Chiusura dei parrucchieri e centri estetici. Resteranno aperti alimentari, benzinai, edicole e tabacchi oltre a farmacie e parafarmacie, ottici ed altri eservizi commerciali per generi di prima necessità come quelli per la cura degli animali. Le industrie resteranno aperte ma con “misure di sicurezza”, cioè purché garantiscano iniziative per evitare il contagio.
Chiusi invece i reparti aziendali “non indispensabili” per la produzione. Si incentiva anche la regolazione di turni di lavoro e le ferie anticipate.
Restano confermate tutte le misure restrittive del Dpcm del 9 marzo, definito #Iorestoacasa. Il provvedimento limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il Paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università fino al 3 aprile.

Leggi: Ministero della Salute


Il grande sforzo di Auser per aiutare gli anziani soli e fragili

In rete con le istituzioni locali e la Protezione Civile, l’associazione cerca di garantire ascolto telefonico, consegna spesa, pasti e farmaci
In questo momento di grande emergenza sanitaria e sociale, il lavoro dei volontari in aiuto alle persone sole e meno autosufficienti diventa ancora più prezioso. Anche piccole attenzioni come l’ascolto telefonico, la spesa o i medicinali portati a casa, la consegna di un pasto caldo, o le attività più impegnative tipo l’accompagnamento verso i luoghi di cura per le terapie salvavita come la dialisi, diventano di fondamentale importanza.
“Noi dobbiamo continuare a svolgere il nostro ruolo – sottolinea il presidente nazionale Enzo Costa in una nota alle strutture – si devono, fermare le attività di socializzazione ma il punto di riferimento, di appoggio, di prossimità, Auser nel territorio non va spento, dobbiamo continuare a garantire la telefonia e i servizi leggeri alla persona, dobbiamo metterci in rete con la Protezione Civile, i Comuni, le Unità Sanitarie Locali, i Prefetti. Dobbiamo dimostrare che nei momenti di bisogno l’Auser c’è, e continuerà ad esserci sempre, perché è parte integrante delle nostre comunità, parte attiva.”

Leggi: Auser


NEWS:

martedì 17 marzo 2020
L’altra faccia del Coronavirus. Zamagni: «Lo Stato da solo non basta»

Parla l’economista: impediamo che tutto crolli su chi è in prima linea, il Terzo settore venga coinvolto. È in crisi il mito dell’invulnerabilità. Ora vanno salvaguardate le relazioni sociali
Non tenete il Terzo settore ai margini dell’emergenza. Usate l’esperienza di migliaia di volontari attivi negli ospedali e nel campo della sanità, valorizzate con tutte le precauzioni del caso la conoscenza di tante persone che, a partire dal mondo delle associazioni impegnate nel servizio ai malati, sono disposte a dare una mano. «È in gioco un patrimonio di relazioni, che è fondamento della coesione nazionale» spiega l’economista Stefano Zamagni, voce storica dell’economia civile e del non profit. «Dopo aver eseguito gli ordini impartiti dalle autorità, ora è necessario coinvolgere i corpi intermedi. Mi rivolgo direttamente al governo: lo Stato non può fare tutto da solo, le Regioni vacillano sotto il peso del contagio. Impediamo che tutto crolli sulle spalle di chi è adesso in prima linea» spiega il professore, che dal 27 marzo 2019 è presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, su nomina di papa Francesco.
Intanto gli appelli e le mobilitazioni alla solidarietà si moltiplicano, in questi giorni. Non basta? La fotografia dell’infermiera che si è addormentata tra un ricovero e l’altro è emblematica della situazione. Gli appelli vanno bene, ma non vorrei che sottovalutassimo le implicazioni di natura sociale e spirituale che dovremo affrontare quando tutto questo sarà finito. Le energie notevolissime della società civile sono note a tutti e possono contare su secoli di storia, basti pensare che le prime Misericordie nacquero in Toscana nel 1200. Per questo in una fase epocale come questa non si può considerare il Terzo settore irrilevante o, peggio, trattarlo secondo una logica di sudditanza. Tanto più che a essere in gioco è proprio il tessuto sociale del Paese.

Leggi: Avvenire, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
I più vulnerabili hanno bisogno di cure

Intervista a Nerina Dirindin. Rafforzare l’offerta ospedaliera per le terapie intensive è prioritario. Ma non si possono lasciare indietro le persone che hanno bisogno di assistenza: dalla non autosufficienza alle case di riposo, alla malattia mentale
Pochi mesi fa – luglio 2019 – la ex senatrice Nerina Dirindin, docente di Economia pubblica del Welfare e di Scienza delle finanze all’Università di Torino, ha proposto un decalogo per il rilancio della sanità pubblica assieme, tra le molte personalità, alle ex ministre Rosy Bindi e Livia Turco. Un allarme, nel quarantesimo anniversario dalla istituzione del Servizio sanitario nazionale, che invoca una correzione di rotta: occorre tornare a investire nella sanità pubblica, nella rete dei servizi territoriali, negli ospedali, nel personale. Bisogna rivedere profondamente il ruolo della sanità integrativa e privata, e ridurre i divari tra regione e regione, tra Nord e Sud. In piena difficoltà strutturale e manifesta della sanità italiana, è esplosa la pandemia da Covid-19. Abbiamo raggiunto Dirindin per chiederle un commento, innanzitutto sul decreto appena varato dal governo.
“Ovviamente – risponde – è estremamente importante che ci sia un sostegno all’intero sistema sanitario. Il provvedimento è quindi assolutamente apprezzabile. Affronta l’emergenza sotto il profilo sanitario ed economico con un imponente impegno di risorse. È importante che ci siano risorse per consentire agli operatori sanitari di lavorare in condizioni di sicurezza, con la possibilità di turnare in maniera non dico normale, perché è impossibile, ma di poter contare sui colleghi. In questo momento dobbiamo rafforzare l’offerta ospedaliera per le terapie intensive, e lo dobbiamo fare in contemporanea all’azione che sta conducendo il governo per spostare il picco dei contagi più avanti e diluirlo nel tempo, in modo che la straordinaria richiesta di terapie intensive non arrivi tutta in un unico momento. Ma sarà un periodo difficile, lungo, e certamente non basterà qualche settimana per risolverlo”.

Leggi: Rassegna Sindacale, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
Coronavirus, tanti anziani che vivono in famiglia: ecco perché l’Italia ha il record di letalità

È una delle domande di queste drammatiche giornate, forse quella che si pone con più urgenza: perché in Italia ci sono così tanti decessi per coronavirus, più di quanti se ne attenderebbero pur in presenza di un numero elevatissimo di contagiati? La letalità apparente (rapporto tra deceduti e persone positive al test) con i dati di ieri arriva al 7,7%, un valore che non trova riscontro negli altri Paesi. I morti italiani sono circa il 30% di quelli globali, come evidenzia anche un report dello Spallanzani. Come mai? Epidemiologi e statistici hanno risposto da una parte esponendo l’ipotesi – assai fondata – che i malati effettivi siano almeno il doppio di quelli registrati ufficialmente; dall’altra ricordando che i decessi riguardano in larga parte persone molto anziane afflitte da varie altre patologie.
L’età media dei morti è intorno agli 80 anni e circa due terzi dei casi confermati riguardano persone con più di 60 anni. Il fattore età potrebbe essere parzialmente rilevante nel confronto con Paesi con una struttura più giovane, come l’Iran la Cina o in misura minore la Corea del Sud. Ma non spiega nulla se si vanno a guardare i numeri bassissimi delle morti in Germania, dove l’età mediana della popolazione è analoga alla nostra. La discussione sul tema si è concentrata sui diversi criteri adottati nei due Paesi per contabilizzare i decessi. Da noi è stato precisato fin dall’inizio che i numeri si riferiscono a pazienti morti dopo essere stati trovati positivi al coronavirus, ma non necessariamente per questa causa: le autorità sanitarie si riservano valutazioni dopo aver approfondito i singoli casi. In Germania la procedura è meno chiara ma verosimilmente porta a includere nel conteggio solo i decessi il cui collegamento con il Covid-19 è dimostrato al di là di ogni dubbio. Il fatto che la mortalità italiana si inserisca in un contesto di fragilità dei parenti anziani è confermato anche dalla rilevazione sui decessi degli ultrasessantacinquenni – effettuata normalmente per valutare l’andamento della “normale” influenza: fino a fine febbraio (quando però l’epidemia non si era ancora scatenata con la violenza attuale) i decessi erano un po’ inferiori a quelli attesi in base agli andamenti degli anni scorsi.

Leggi: Il Messaggero, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
Sanità privata? Non per le emergenze

L’allarme Covid scatena polemiche sul rapporto tra pubblico e privato accreditato. In Lombardia, patria del mercato ospedaliero, l’eredità dell’era Formigoni si scontra con una crisi mai vista
Nel nuovo decreto varato il 16 marzo, il governo ha stanziato fondi per gli straordinari di medici e infermieri, ha dato il via libera ai prefetti per requisire ospedali, altre strutture e mezzi per potenziare i reparti. Sarà possibile stipulare anche accordi con cliniche private accreditate e, se non sufficienti, anche con quelle non accreditate. I privati, ha annunciato il presidente del Consiglio Conte, non potranno più rifiutarsi di collaborare e, se richiesto, dovranno “mettere a disposizione personale, immobili e macchinari”. Una decisione che è arrivata nel pieno di un nuova settimana di passione per il sistema sanitario italiano, soprattutto per quello lombardo. Le cifre diffuse lunedì restano infatti impietose: nel mondo sono stati superati i 7.000 decessi, oltre 1.400 sono in Lombardia, il fronte più caldo della guerra al Covid-19. L’ultimo dato parla di altri 202 caduti in un solo giorno. Il nuovo decreto, tra l’altro, è arrivato alla fine di una lunga coda di polemiche che hanno coinvolto non poco la sanità privata in Lombardia, e sono culminate con la nomina di Guido Bertolaso come consulente personale del presidente Attilio Fontana. L’obiettivo annunciato è aumentare i posti letto. I ricoverati in regione, su 14.649 contagiati, sono al momento oltre 6.200 in reparto e 823 in terapia intensiva.

Leggi: Rassegna Sindacale, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
Coronavirus, disabilità, caregiver: ecco cosa prevede il Cura Italia

L’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri contiene, tra l’altro, tre misure che riguardano direttamente la disabilità: lavoro e permessi (congedi parentali e legge 104), chiusura dei centri diurni e prestazioni domiciliari. Per Fish e Fand va bene. I caregiver: “Siamo abbandonati e senza forze”
Aumentano i giorni di permessi lavorativi previsti dalla legge 104/199, così come le tutele per i lavoratori – con e senza disabilità – in “sorveglianza attiva” e i congedi parentali; chiudono i centri diurni; resta attiva – ma nel rispetto di tutte le misure di sicurezza – l’assistenza domiciliare. Sono questi tre gli ambiti d’intervento, in materia di disabilità, del decreto “Cura Italia” che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera. Misure a cui guardano con interesse tutte le persone con disabilità e le loro famiglie, che al tempo stesso chiedono chiarimenti su alcuni aspetti non ben definite. Evidenziamo dunque qui di seguito cosa è stabilito in ciascuno di questi ambiti e ciò che invece resta da chiarire, con l’aiuto dell’analisi pubblicata su HandyLex da Carlo Giacobini, il quale precisa: “nel momento in cui andiamo in linea, il documento non è ancora ufficializzato”. Se ne attende infatti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Leggi: Redattore Sociale, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
“Distanti, ma mai così vicini”: l’augurio degli assistenti sociali nella giornata mondiale

“Abbiamo ogni giorno di fronte ‘gli ultimi della lista’, che per noi diventano i primi”: in un video corale gli auguri ai 44 mila assistenti sociali italiani per il Work Social Work Day
Nella Giornata Mondiale del Servizio Sociale che si celebra oggi il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, la presidente della Fondazione nazionale, tutti i Presidenti delle 20 regioni italiane, i consiglieri del Cnoas e i rappresentanti del Patto per la professione hanno registrato un video corale per augurare ai 44mila assistenti sociali italiani Buon Work Social Work Day. “Ognuno nella propria terra o nel proprio ufficio, casa, per un messaggio che unisce l’Italia.
“Distanti, ma mai così vicini” lo slogan che hanno scelto per ricordare “il valore fondamentale del loro lavoro anche in queste giornate che li vedono impegnati negli ospedali, nell’assistenza territoriale ad anziani e disabili, nelle residenze sanitarie, nei colloqui in presenza o a distanza tra minori e famiglie… in condizioni difficili e estreme come quelle attuali spesso senza le protezioni adeguate”.

Leggi: Redattore Sociale, 17/03/2020


lunedì 16 marzo 2020
Anziani, la solidarietà contro il virus

Lo Spi a fianco dei pensionati: dalla denuncia della bufala sulla decurtazione dell’assegno previdenziale all’aiuto per portare la spesa a casa. Consigli e aiuti per vivere meglio durante l’emergenza
Dal contrasto alla clamorosa bufala delle pensioni ridotte del 50 per cento alle informazioni capillari sui negozi aperti, ai ragazzi che si sono organizzati per portare la spesa a chi non può e anzi non deve uscire di casa. Sono le tante iniziative che lo Spi nazionale, il sindacato pensionati della Cgil, sta mettendo in campo per dare una mano agli anziani in questo momento così delicato di emergenza e di grande apprensione.
Partiamo dalla fake news sulle pensioni, architettata da veri e propri speculatori: nei giorni scorsi è circolata in rete una lettera su carta intestata dell’Inps, datata 9 marzo e firmata da un funzionario millantatore, con cui si comunicava che a causa dell’attuale situazione il pagamento delle pensioni di aprile sarebbe avvenuto in forma ridotta del 50%, per poi essere recuperato integralmente nel mese di agosto. La notizia, che ha gettato nel panico pensionati e famiglie, è stata smentita categoricamente dall’Inps e la sua falsità che è stata rilanciata dallo Spi su tutti i suoi canali social e web: le pensioni andranno regolarmente in pagamento il 1° aprile su tutto il territorio nazionale. Con l’occasione il sindacato ha anche ricordato che da questo mese scatterà il nuovo meccanismo di rivalutazione introdotto dall’ultima legge di bilancio, leggermente diverso da quello precedente: anche le pensioni comprese tra tre e quattro volte il minimo saranno rivalutate al 100 per cento e a quanti rientrano in questa fascia saranno corrisposti nel mese di aprile gli arretrati relativi ai primi tre mesi dell’anno, oltre all’adeguamento della relativa mensilità.

Leggi: Rassegna Sindacale, 16/03/2020


lunedì 16 marzo 2020
Coronavirus. Il Governo non può e non deve dimenticare le difficoltà delle famiglie in affitto.

Servono misure per sospendere gli sfratti in corso ed evitare morosità incolpevoli a chi perde il lavoro o va’ in cassa integrazione
E’ necessario portare subito il fondo affitti almeno a 300 milioni con forme di erogazione rapide che evitino il moltiplicarsi delle richieste di sfratto.
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale del SUNIA
Fino ad oggi abbiamo sentito parlare di sospensione dei mutui per la prima casa, di sospensione degli affitti dei locali commerciali con annesse richieste di compensazione per i proprietari dei locali ed altre misure tutte condivisibili e legittime ma, a parte il SUNIA e gli altri sindacati inquilini, da fonti governative nessuno ha sino ad oggi parlato della sospensione delle esecuzioni degli sfratti, lasciata alla sensibilità dei Prefetti senza neanche una circolare del Ministero dell’interno che li invitasse ad adottare questa misura.
Ma non basta.
Neanche una parola è stata spesa sulle possibili difficoltà delle famiglie in affitto a seguito della crisi, con perdita di posti di lavoro e cassa integrazione.
Stiamo parlando di oltre 3 milioni e mezzo di famiglie che già sono, in molti casi, in difficoltà nel pagamento dell’affitto e che, con la crisi, possono ulteriormente incrementare le tristi statistiche sugli sfratti per morosità.
Per il 2020 sono stati stanziati solo 50 milioni di euro per il fondo di sostegno all’affitto, una dotazione largamente insufficiente in condizioni “normali” che diventa ridicola in una situazione come quella che sta attraversando il Paese.

Leggi: Sunia, 16/03/2020


domenica 15 marzo 2020
Emanuele Macaluso: “Sono i giorni peggiori della mia vita. Spaventoso il cinismo contro noi anziani”

L’ex dirigente Pci: “Quando vedo le persone girare con la mascherina ripenso a quando mi ammalai di tubercolosi nel 1941. Conte? Lo sto rivalutando: un uomo di governo si vede nelle emergenze. E gioisco nel vedere i ragazzi cantare dai balconi”
Emanuele Macaluso, sabato lei compie 96 anni. Come aveva pensato di festeggiarli? “A pranzo con cinquanta amici e compagni in un ristorante vicino al Senato. Invece sono chiuso in casa, come tutti. Ogni tanto mi affaccio dalla finestra del mio appartamento a Testaccio e butto lo sguardo su Piazza Santa Maria Liberatrice privata di voci e rumori. Non ci sono più i bambini che giocano, né gli anziani che passeggiano.
Regna un silenzio assoluto. Stento a crederci, ma è così». Cosa prova? «Una forma di angoscia. Ho avuto una lunghissima vita, piena di grandi gioie e di grandi dolori, ma queste settimane mi sembrano tra le più terribili. Siamo dentro una vicenda che non ha precedenti. Il fatto inedito è che questo virus ci ha incarcerati, serrati nelle nostre case, senza nemmeno poter uscire per prendere un caffé, vedere un amico, chiusi dentro una vita che non è la nostra».
Lei cosa fa? «Leggo continuamente. Ora sto rileggendo il carteggio tra i fratelli Sereni, Enzo, il sionista che poi morì a Dachau, ed Emilio, il dirigente comunista. Sono lettere molto profonde, che ci riportano a un tempo durissimo. Ho sentito il bisogno di riprenderlo dalla mia libreria. Poi leggo sei quotidiani e guardo la tv. Ricevo tante telefonate. Oggi mi ha chiamato Giuliano Ferrara».
Cosa la colpisce? «Quando vedo le persone che girano con la mascherina non posso non pensare a quando mi ammalai di tubercolosi, nel 1941.
Avevo sedici anni. All’epoca era una malattia da cui difficilmente si guariva. Mi misero in un sanatorio, dove praticavano il pneumotorace, iniettando l’aria nei polmoni. Si trovava sulla strada che da Caltanissetta conduce a San Cataldo, in una posizione interna, e seppur fossimo a distanza di sicurezza, dalla finestra potevo vedere le persone che si coprivano la bocca con il fazzoletto per paura di contagiarsi con il bacillo di Koch.

Leggi: La Repubblica, 15/03/2020


sabato 14 marzo 2020
I nostri cari anziani da ringraziare e aiutare

Con l’epidemia le persone in età avanzata sono quelle che rischiano di più. L’umanità e la civiltà di un popolo si misurano dall’attenzione e dal rispetto che è riservato alla terza e alla quarta età
Dobbiamo essere orgogliosi di come il Paese reagisce all’emergenza. E in questa domenica che non vogliamo sia triste (teniamoci su, ce la faremo) il nostro grazie va – ancora una volta – a medici, infermieri, al personale degli ospedali, all’intera struttura nazionale di assistenza. Ieri a mezzogiorno è esploso un applauso collettivo per loro. Ma il nostro grazie va anche a tutti coloro che non possono stare a casa perché debbono provvedere alle necessità di chi sta forzatamente a casa. Un pensiero particolare vorremmo dedicarlo però ai nostri anziani. Siamo uno dei Paesi più vecchi al mondo. Non è una colpa. «Molte famiglie perderanno i loro cari» ha detto ai britannici, con una frase raggelante, il premier Boris Johnson. Significa lasciarli andare?
Gli anziani sono i più colpiti dal virus anche perché sofferenti per altre patologie. Non sono gli unici. E questo dovrebbe indurre giovani e meno giovani ad atteggiamenti di maggiore prudenza.
L’età media di coloro che hanno perso la vita è finora superiore agli 80 anni. Muoiono da soli. E non hanno nemmeno il diritto a un funerale normale. La sofferenza dei loro congiunti è accresciuta da un addio necessariamente sbrigativo, persino brutale. Ingiusto. Gli anziani sono poi, tra i nostri concittadini, quelli che rischiano di essere maggiormente penalizzati dal cosiddetto «distanziamento sociale». Tanti erano già soli prima. Oggi lo sono molto di più. Per ovvie ragioni di prudenza nei contatti. E lo sono nonostante il moltiplicarsi di tanti piccoli o grandi gesti solidali. I vicini di casa, magari fino al giorno prima perfetti sconosciuti, che si offrono di far loro la spesa, di andare a comprare i medicinali, lasciandoli davanti alla porta. A distanza di sicurezza si è più uniti. Ci si conosce. Ci si dà virtualmente una mano. C’è anche chi ha riscoperto la posta. Condominiale. Si infila un biglietto con un messaggio per quell’anziano che non si vede più. «Come sta?». Una telefonata non costa nulla. Per chi è solo riempie le giornate.

Leggi: Corriere della Sera, 14/03/2020


venerdì 13 marzo 2020
Gli angeli della porta accanto

Se qualcuno aveva fatto presto a fabbricarsi il solito cliché dei nostri ragazzi più preoccupati della movida che del bene comune, complice qualche servizio televisivo di troppo e un po’ semplicistico, non aveva fatto i conti con la gara di solidarietà che negli ultimi giorni e nelle ultime ore vede mobilitati in tutta Italia centinaia di ragazzi che si sono offerti di portare cibo, medicine e generi di prima necessità alle persone più fragili e agli anziani, confinati nelle loro case a causa dell’emergenza coronavirus.
Da Roma a La Spezia, da Marsala a Barletta, da Napoli a Bologna, e ad Asti, dove è stato il vescovo Prastaro in persona, in accordo con l‘amministrazione cittadina, a invitare i più giovani a muoversi per dare una mano.
Associazioni cattoliche, come la Caritas e la Croce Rossa, e laiche come l’Auser e l’Arci, hanno diramato note alle loro strutture chiamando in causa i propri volontari per non lasciare da soli i nostri anziani in un momento mai visto dal Paese.
L’Auser, in particolare, lavora da giorni in accordo con prefetture e protezione civile, per mantenere aperti i servizi di segretariato sociale, di ascolto, di spesa e consegna pasti. Un impegno diffuso in tutto il territorio nazionale, a cominciare proprio dalla Lombardia.

Leggi: Liberetà, 13/03/2020


giovedì 12 marzo 2020
Ascensore, il proprietario dissenziente non paga le spese ma lo può fare l’inquilino

Se un condòmino non vuole partecipare alle spese lo può fare ma il suo inquilino può invece contribuire e usare l’impianto del condominio
Il comportamento dell’inquilino, che decide di pagare le spese relative all’utilizzo dell’ascensore, non obbliga il proprietario dell’appartamento a contribuire alle spese per l’installazione dello stesso, a cui aveva inizialmente rinunciato. Lo ha stabilito il Tribunale di Cosenza con la sentenza n. 518 del 7 marzo 2020. Accolta la domanda della proprietaria, che sin dall’inizio aveva manifestato il suo dissenso all’installazione dell’ascensore, ottenendo l’esonero dal pagamento delle relative spese. Nel caso di specie, il comportamento dell’inquilina non può essere interpretato come un “ripensamento” della proprietaria.  Il fatto In un edificio condominiale viene installato un ascensore comune. La proprietaria dell’appartamento al primo piano del condominio non aderisce all’innovazione e, dunque, viene esonerata dalle relative spese. Successivamente, però, l’inquilina, a cui la proprietaria stessa aveva affittato l’appartamento, decide di pagare le spese per l’utilizzo dell’ascensore, a cui non può fare a meno per motivi di salute. L’assemblea considera tale adempimento come esercizio, da parte della proprietaria, del diritto di partecipare ai vantaggi dell’innovazione e, con apposita delibera, dispone l’obbligo a suo carico di concorrere alle spese per l’installazione dell’ascensore.  La proprietaria impugna la delibera sostenendo di non dover partecipare alle spese per l’installazione dell’impianto, rispetto alla quale, già all’epoca dell’approvazione dei lavori, aveva manifestato il dissenso.

Leggi: Quotidiano del Condominio, Il Sole 24 Ore, 12/03/2020


mercoledì 11 marzo 2020
Coronavirus, anatomia di un nemico

Approfondire le conoscenze sul coronavirus e sul suo rapporto con il nostro sistema immunitario è molto importante per trovare nuove strategie di cura
Non è un’influenza. Ce lo dicono i numeri. Ce lo dicono le unità di cura intensiva. Covid-19 non è un’influenza perché dal punto di vista immunologico è un nemico nuovo e, come tale, è del tutto sconosciuto al nostro sistema immunitario. Non avendo mai avuto prima d’ora alcuna esposizione al coronavirus Sars-CoV-2, non abbiamo sviluppato difese immunitarie come individui e come comunità, la cosiddetta immunità del gregge.
Di fronte ad un nemico nuovo, la nostra arma migliore è non farlo circolare. Il contenimento del contagio è fondamentale, così come ribadirne l’importanza.
Atteniamoci, dunque, alle indicazioni delle nostre istituzioni. Limitiamo i contatti, rifuggiamo gli assembramenti, evitiamo gli spostamenti, se non strettamente necessari.
Come si comporta questo virus quando entra in contatto con noi? Cosa succede nel nostro organismo? Il coronavirus Sars-CoV-2 causa un danno polmonare perché utilizza una sorta di “àncora molecolare” per attaccarsi alle cellule epiteliali (ossia di rivestimento) del polmone profondo: una proteina detta spike che dà al virus l’aspetto di una corona.
Contro il virus i nostri soldati immunologici combattono la loro battaglia, e non sappiamo perché in alcuni casi – i pazienti asintomatici così come i guariti – la vincano, e in altri no. Gli anziani, soprattutto, colpiti più duramente da Covid-19, verosimilmente perché il sistema immunitario invecchia insieme a noi e, dunque, funziona meno bene.

Leggi: La Repubblica, 11/03/2020


mercoledì 11 marzo 2020
Coronavirus, dopo Esselunga anche Coop offre consegne gratis a over 65. Ma la domanda aumenta e i tempi si allungano

I siti sono spesso rallentati e per ricevere a casa acquisti fatti oggi si devono attendere, a seconda delle catene, anche più di 10 giorni. Carrefour avverte “a seguito del numero eccezionale di richieste potrebbero verificarsi ritardi e indisponibilità di alcuni prodotti”, in particolare in Lombardia e Piemonte
Anche la Coop, dopo Esselunga, offre la consegna della spesa gratis agli ultra 65enni in oltre 300 Comuni. L’indicazione di uscire di casa il meno possibile ha però portato il numero di richieste a livelli eccezionali, tanto che i siti sono spesso rallentati e per ricevere a casa una spesa fatta oggi si devono attendere, a seconda delle catene, anche più di 10 giorni.
A Milano, dove prima dell’emergenza coronavirus era possibile ordinare e ricevere anche in giornata, una spesa fatta oggi sul sito di Esselunga viene consegnata il 20 marzo, tra 9 giorni. A livello nazionale i tempi sono più lunghi e superano i dieci giorni. Questo nonostante il gruppo abbia provato a contenere il boom di richieste limitando a un solo ordine ogni sette giorni quello consentito ai suoi clienti, a Milano come nelle altre città dove il servizio è attivo.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 11/03/2020


mercoledì 11 marzo 2020
Virus, gli inganni delle statistiche

In un comunicato emesso qualche giorno fa, l’Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che «Per tutte le fasce d’età il tasso di letalità da Covid-19 in Italia è inferiore a quello che si registra attualmente in Cina»
Si è aperta una discussione sul tasso di mortalità legato al coronavirus. All’apparenza quello italiano è il più alto al mondo: i 631 casi registrati al 10 marzo sono poco meno del 15% delle circa 4.300 persone decedute nel mondo; e sono più del 6% del totale delle persone finora dichiarate contagiate nella Penisola. Fare questi conteggi e paragoni può però confondere. Non solo, come è stato detto da più voci, perché il tasso di mortalità è calcolato solo sui pazienti riconosciuti come contagiati: quelli che hanno contratto il virus sono probabilmente di più, quindi il nominatore sale e la percentuale scende. C’è anche una distorsione statistica che va tenuta presente e che, una volta considerata, chiarisce la realtà delle cose. In un comunicato emesso qualche giorno fa, l’Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che «Per tutte le fasce d’età il tasso di letalità da Covid-19 in Italia è inferiore a quello che si registra attualmente in Cina».

Leggi: Corriere della Sera, 11/03/2020


DALLE REGIONI:

martedì 17 marzo 2020
Genova, la città più vecchia si mobilita per i suoi anziani

Badanti e medici non li seguono più Liguria
Sotto la Lanterna L ‘ età media è 48,5 anni, gli over 65 anni sono due volte e mezzo i giovani sotto i 14 anni
“Asso di picche! “. Arnaldo e Renzo hanno stabilito un record: la prima partita di briscola via Skype. Certo, non è come quando si incontravano nella bocciofila della Val Bisagno. ” Mi sono fatto spiegare da mio figlio come funziona ‘ sto belin di telefonino ” , racconta Arnaldo Fossati, 76 anni, metalmeccanico in pensione. ” Il problema è che le carte le tiene lui e me le fa vedere dallo schermo … magari mi frega …”, sorride Renzo Mignanego dalla sua casa di San Fruttuoso. Per giocare con l ‘ amico si è fatto la barba.
SI INCONTRA poca gente per strada a Genova. Una cosa ti stupisce subito: sono scomparsi i vecchi, in questa che è tra le città più anziane del mondo. Con un ‘ età media di 48,5 anni, dove gli over 65 anni sono due volte e mezzo i giovani sotto i 14 anni. ” È la prima volta da un secolo che la minaccia di una morte di massa incombe sui vecchi “, ha scritto il noto linguista imperiese Vittorio Coletti; nella Prima guerra mondiale l ‘ età media delle vittime era 25 anni e la Spagnola misteriosamente risparmiò gli anziani. ” I vecchi morivano, ma individualmente “. Genova si sta mobilitando per genitori, nonni, amici. I liguri provano a prenderli sulle spalle, come Enea con il padre Anchise, un ‘ immagine che circola su un video diventato virale. È bastata una settimana per capovolgere abitudini di centinaia di migliaia di famiglie: ” Faccio la spesa per mio padre, gli lascio i sacchetti davanti alla porta, ci scambiamo qualche parola dalla fessura ” , spiega Alfredo Di Matteo, ingegnere, la mascherina sghemba sul volto trafelato, ” È una fatica, ma ci tengo. Da anni non facevo niente per papà, me ne accorgo adesso. Ora ho modo di dimostrargli la mia gratitudine “.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 17/03/2020


martedì 17 marzo 2020
Coronavirus, la trincea dei custodi sociali nelle case popolari

A Milano ce ne sono 150 e seguono circa 8mila persone fragili. Varini, coordinatrice dei custodi sociali del Municipio 1: “Cerchiamo di proteggere gli anziani dal contagio. Li chiamiamo spesso, andiamo a fare la spesa per loro. Facciamo in modo che non si sentano abbandonati”
Nelle tante trincee di questa guerra al coronavirus, c’è anche quella dei custodi sociali nei quartieri di case popolari di Milano. Cellulare, mascherine, guanti, ore in fila per fare la spesa per gli anziani, su e giù per le scale dei palazzi. “Ogni giorno facciamo un centinaio di telefonate alle persone sole o ad alcune famiglie in difficoltà. Chiediamo come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, scambiamo due chiacchiere”, racconta Elena Varini, coordinatrice dei sei custodi sociali presenti nel municipio 1. Anche nel cuore della città ci sono case popolari: corso Garibaldi, via San Maurilio, via Bergamini, corso di Porta Ticinese o via Legnano.
Prima dell’epidemia, seguivano circa 350 persone: le aiutavano nel disbrigo di pratiche, le accompagnavano a visite mediche o a fare la spesa. Inoltre organizzavano nei cortili momenti di aggregazione. L’equipe è composta da operatori della Fondazione Padri Somaschi e delle cooperative Progetto A, Coesa e Ripari e lavorano nell’ambito del progetto del Comune di Milano lanciato nel 2015.

Leggi: Redattore Sociale, 17/03/2020


lunedì 16 marzo 2020
Coronavirus, spesa e farmaci a casa per gli anziani: la Roma solidale non resta a casa

Dal circolo Sparwasser alle consegne dei mercati rionali, dal comitato popolare di San Basilio, alla borgata Gordiani. Ecco l’esercito di romani in aiuto dei più fragili
Fare la spesa è il primo pensiero dei romani nei giorni del blocco totale delle attività commerciali, in vigore anche per la Capitale per contenere la diffusione del Coronavirus. File fuori dai supermercati e ingressi contingentati scandiscano le nuove modalità di andare al supermercato. Non tutti però possono uscire. Per anziani e malati il diktat del “restare a casa” è da rispettare alla lettera. E allora in tutta la città si è attivata una fitta rete di solidarietà a sostegno dei più fragili. Ecco la mappa delle iniziative solidali: chi si mette a disposizione della comunità, ti porta la spesa, o farmaci, direttamente a casa, offrendosi anche di svolgere piccole commissioni.
Ci sono i volontari del comitato popolare San Basilio, aiutati da gruppi di cittadini di Casal Bruciato e Casal Bertone. Una rete di aiuti che già esisteva, ma che è stata rafforzata per affrontare l’emergenza. Alimenti e medicinali arrivano direttamente ai richiedenti presso il domicilio. Il tutto sempre rispettando le norme igienico sanitarie imposte. Il numero da chiamare è il 3280436141.

Leggi: Roma Today, 16/03/2020


domenica 15 marzo 2020
Coronavirus, dalla consegna a domicilio di spesa e farmaci al pagamento delle bollette: un Comune in Brianza aiuta così gli anziani soli

Un servizio nato per aiutare gli over 65 m non solo. Le situazioni di fragilità a cui far fronte in questo frangente sono diverse, c’è anche per esempio la mamma sola con i figli piccoli che non può uscire di casa o la persona disabile che ha bisogno dei suoi farmaci. Oltre, ovviamente, alle persone poste in isolamento sorvegliato dall’Ats
“Non si può chiedere agli anziani di restare chiusi in casa senza tenere conto che ci sono persone sole, senza una rete di parenti che possa supplire a quelle necessità quotidiane a cui solitamente provvedevano in autonomia, come fare la spesa ma anche banalmente pagare una bolletta”. Con questo spirito il Comune di Lissone, in provincia di Monza e Brianza, ha deciso di istituire un numero dedicato alle persone con più di 65 anni che si trovano ad affrontare da soli, senza il sostegno di parenti, queste settimane di quarantena, in modo che possano rispettare l’indicazione del governo di restare a casa senza ulteriori disagi. Ma non solo. Le situazioni di fragilità a cui far fronte in questo frangente sono diverse, c’è anche per esempio la mamma sola con i figli piccoli che non può uscire di casa o la persona disabile che ha bisogno dei suoi farmaci. Oltre, ovviamente, alle persone poste in isolamento sorvegliato dall’Ats. Il servizio è partito venerdì 6 marzo, è attivo dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18, fino a quando non sarà dichiarata la fine dell’emergenza coronavirus, e consiste principalmente nella consegna a domicilio di spesa (o pasti pronti) e farmaci.

Leggi: Il Fatto Quotidiano, 15/03/2020


sabato 14 marzo 2020
Farmaci e spesa a casa con i giovani volontari seguiti dall’Auser

Castagneto – In questa emergenza sanitaria legata al coronavirus, anche il Comune si sta organizzando per fornire i servizi indispensabili alle persone anziane e in difficoltà.
L’assessore ai servizi sociali Catia Mottola comunica di aver organizzato, dove sarà possibile, la consegna a domicilio di farmaci e generi alimentari.
«Abbiamo organizzato consegna spese e farmaci a casa per le persone anziane sole e in stato di bisogno – dice – Ci saranno 4 volontari giovanissimi che si sono messi a disposizione per la spesa, nessuno di loro supera i 22 anni, li ho contatti personalmente ed hanno accettato con entusiasmo. Abbiamo costruito una vera e propria catena di solidarietà con questi giovani coadiuvati da Auser che metterà a disposizione le auto, Conad nella figura di Walter Geri, Misericordia con Giorgio Fontanelli, Croce Rossa con Italo Barsacchi e le assistenti domiciliari Luciana e Iolanda del servizio della dottoressa Chiara Volpi». L’assessore ringrazia »tutti i volontari per il gesto di grande solidarietà messo in campo in questo momento di grande emergenza sociale».
Il servizio di consegna a domicilio non è disponibile per coloro che sono in quarantena o sotto esame clinico medico che prevede da parte delle autorità competenti sanitarie, percorsi dedicati. Per la consegna dei farmaci chiamare il numero 0565 67582 il lunedì e il mercoledì dalle 8,30 alle 9,30, ufficio assistente sociale Chiara Volpi.

Leggi: Il Tirreno, 14/03/2020


venerdì 13 marzo 2020
Coronavirus, a Firenze l’emergenza scatena una gara di solidarietà

La città che aiuta: anche così si supera la grande quarantena
Dalla spesa per i nonni al finanziamento di nuovi macchinari per la terapia intensiva. Dal sostegno psicologico alle filastrocche per i bimbi. Imparare la vicinanza si può, anche in un momento in cui essere vicini è molto più complicato del solito. Lo dimostrano le decine di iniziative di solidarietà che stanno spuntando da un capo all’altro della Toscana: raccolte fondi, assistenza agli anziani, donazioni e tante idee per aiutare chi è più fragile, fisicamente e psicologicamente, a superare i giorni della grande quarantena. Ci sono campagne imponenti, come quella lanciata dalla onlus Amici del pronto soccorso di Careggi, rappresentata dal primario Stefano Grifoni, con lo scopo di acquistare respiratori ed ecografi per il reparto di medicina di urgenza e accettazione dell’ospedale: si può partecipare sulla piattaforma gofundme.com – la stessa utilizzata dai Ferragnez per la loro campagna milionaria a favore del San Raffaele – e fino a ieri, in ventiquattro ore, erano già stati raccolti oltre 50 mila euro su un obiettivo totale di 500 mila. Quindici mila litri di igienizzante alcolico per le mani, destinati agli ospedali toscani, sono invece stati donati da Unicoop Firenze alla Regione, per un valore di 100 mila euro: «Anche per ricordare che lavarsi le mani con il gel alcolico o con acqua e sapone il più spesso possibile è la prima regola di prevenzione per evitare il contagio», fanno sapere dalla cooperativa. A sua volta la Menarini ha deciso di convertire le linee del Fastum Gel nella produzione di gel igienizzante che, al ritmo di 5 tonnellate a settimana, sarà donato agli operatori impegnati nella lotta al virus.

Leggi: La Repubblica, 13/03/2020


mercoledì 11 marzo 2020
Mantova, sono gli anziani soli che rischiano di più il contagio

Le testimonianze dei volontari: “Hanno paura del coronavirus, ma spesso escono per non deprimersi”. L’appello di Auser e assessore al welfare: «Restate in casa, i servizi domiciliari ci sono»
Escono. Sono la categoria più a rischio, ma non ce la fanno (a volte non possono) a restare tappati in casa, magari da soli, per tutta la giornata. Li vedi, molti anziani, camminare per strada in questi giorni di emergenza e di alto rischio di contagio da coronavirus. Ovvio che non stiamo parlando di tutti gli over 70, ma in questa Mantova semideserta, se ne incrociano diversi per strada. Troppi per la situazione. E stanno correndo rischi seri.
«Non posso che rilanciare l’appello serio e da seguire: rimanete a casa e se avete bisogno rivolgetevi ai servizi comunali che possono portarvi a casa la spesa o i farmaci». A parlare è l’assessore al Welfare, Andrea Caprini, che proprio ieri pomeriggio si trovava con i volontari del Sepris mentre preparavano i pacchi da portare a casa di anziani. «Ne hanno consegnate 15 martedì e 30 oggi – dice Caprini – gli anziani, lo sappiamo, rischiano parecchio e devono restare in casa per evitare rischi di contagio. Vale per tutti ovviamente, ma per loro in particolare. Lo devono alla loro salute, che viene prima di tutto, e alle strutture ospedaliere che stanno facendo un lavoro eccezionale e che sono al limite».

Leggi: Gazzetta di Mantova, 11/03/2020


IN AGENDA:

4 giugno 2020 – Roma – Welfare Day – La Nuvola Convention Center –  Viale Asia – Ore 9.00

Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Covid-19: dati nazionali ed internazionali
Dal 28 febbraio 2020 l’Istituto Superiore di Sanità sta coordinando a livello nazionale un sistema di sorveglianza che integra a livello individuale i dati microbiologici ed epidemiologici forniti da Regioni e Provincie Autonome e dal Laboratorio nazionale di riferimento per SARS-CoV-2 dell’Istituto. A cadenza giornaliera viene prodotta un’infografica che riporta – con grafici, mappe e tabelle – una descrizione della diffusione nel tempo e nello spazio del Covid-19 nel nostro Paese e una descrizione delle caratteristiche delle persone affette. Ogni martedì e venerdì viene inoltre pubblicato un bollettino che approfondisce in maniera più estesa le informazioni raccolte.
Anche la Fondazione Gimbe ha dedicato una pagina al monitoraggio dell’emergenza Covid-19 in Italia. La dataroom, contenente dati sulla distribuzione geografica dei casi a livello regionale e provinciale, andamento dei casi e incremento percentuale degli stessi, è aggiornata quotidianamente con i dati diffusi dalla Protezione Civile e dal Ministero della Salute.
A livello mondiale, la Johns Hopkins University sta monitorando la diffusione del Covid-19 in tempo reale attraverso una mappa interattiva che evidenzia con cerchi rossi più o meno grandi i paesi del mondo via via colpiti dal virus e le crescite nei contagi. Il sito fornisce statistiche su decessi e casi confermati di Coronavirus e consente ai visitatori di scaricare gratuitamente i dati. I dati pubblicati sulla mappa sono costantemente raccolti dai principali enti sanitari internazionali e nazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i Centers for Disease Control and Prevention americani, l’European Centre for Disease Prevention and Control, e molte altre autorevoli fonti.

Leggi: Welforum


La pandemia che ci apre gli occhi sulla disuguaglianza

Stiamo provando sulla nostra pelle quello che molti uomini e donne del Sud globale provano quotidianamente. Scopriamo come sarebbe brutto vivere nel mondo sognato dai sovranisti, sigillato, chiuso, dove l’assenza della relazione umana è l’imperativo
(Settima puntata del nostro viaggio tra coronavirus e scrittori)
Caro Davide, mi mancano le parole. È strano da dire visto che facciamo le scrittrici e gli scrittori con vocazione quasi monastica. Ma è la verità, mi mancano tutte le parole per descrivere questo caos. Il coronavirus me le sta togliendo una ad una. Come tutti sto vivendo questa esperienza di vivere sigillata, come se fossi in una scatola di sardine dove l’unica sardina sei tu, che nuoti e provi a tenerti a galla in quel mare di olio nonostante tutto. Siamo topi in trappola. E stiamo provando ora sulla nostra pelle quello che molti uomini e donne del Sud Globale provano quotidianamente. Io ho sempre ragionato del viaggio, quello possibile e quello negato. Sono sempre stata conscia di essere parte di una bolla di privilegio pazzesca, bolla che mi ha permesso nel tempo di fare viaggi transoceanici in pochi giorni. Ed è questo privilegio di viaggio che mi ha sempre mosso alla difesa di chi invece veniva privato della mobilità, a volte persone con la mia stessa faccia, con il mio stesso colore scuro di pelle, che hanno dovuto attraversare il deserto e la ferocia dei trafficanti solo per poter fare un passo.
L’anno scorso l’ho capito come non mai quanto il passaporto europeo che portavo in tasca fosse una chiave che apriva magicamente i confini. Infatti è l’anno scorso che ho fatto la pazzia di attraversare tre volte l’Atlantico, per andare due volte negli Stati Uniti e una volta in Brasile. Controlli standard e poi via alla conquista di quei territori che in fondo fino a ieri consideravo quasi dietro l’angolo. Ma niente è dietro l’angolo. Il privilegio di avere un passaporto forte si è scontrato oggi con un virus che assomiglia ad una cabarettista degli anni ’20 e che ha la caratteristica di colpirti dove non te lo aspetti. E questo virus ci ha calato come non mai nell’esperienza reale delle persone che il mainstream chiama migranti e che in condizioni di viaggio normale, legale e possibili, sarebbero stati solo viaggiatori.

Leggi: Rassegna Sindacale


Le ONG al tempo del Covid-19

In questi giorni di emergenza sanitaria, alcune Organizzazioni Non Governative (ONG) hanno offerto il loro aiuto al Governo italiano, mettendo a disposizione personale ed expertise maturata sul campo.
Tuttavia, forse non sempre sono chiari i contorni giuridici delle ONG, la loro importanza “strategica” e il loro ruolo, specie nel comparto sociosanitario.
Le Organizzazioni non governative (ONG) sono, in larga parte e di norma, costituite nei Paesi maggiormente industrializzati per realizzare e gestire interventi e progetti di natura umanitaria nei Paesi in via di sviluppo. Questa loro specifica mission di interesse pubblico a livello internazionale, ha, nel corso dei decenni, permesso di inquadrare le ONG tra i principali attori che operano a favore dei diritti umani e della loro esigibilità su scala globale. Al riguardo, preme ricordare che le ONG, attraverso il metodo della consultazione, sono da tempo chiamate in modo permanente ad esprimere le loro opinioni e posizioni nell’ambito delle organizzazioni internazionali (si pensi per tutte all’OMS).

Leggi: Welforum


Mese sociale – Ma l’emergenza non è solo sanitaria

Neanche il tempo di parlare di ripartenza, di un Nord che deve tornare ai ritmi di sempre, che ci ritroviamo in un Paese più fermo che mai. Con la verità amara di un’emergenza lunga che ci obbliga a rintanarci, chiudere, distanziarci non solo fisicamente, che ci riporta alle istituzioni totali, come le case di riposo blindate anche ai parenti più stretti.
La conta delle conseguenze sarà lunga. C’è un’economia sociale in ginocchio. Dario Colombo, dirigente della cooperativa sociale Il Melograno dell’hinterland milanese: “abbiamo l’80 per cento dei nostri operatori a casa o con una forte riduzione dell’orario di lavoro, stiamo parlando di 500 persone: sono quelle che operano nelle scuole, nei centri di aggregazione, nei centri diurni, nei servizi domiciliari, servizi chiusi o fortemente ridotti”.
Le centrali cooperative calcolano, nella sola Lombardia, un danno di almeno 1 milione di euro al giorno, tra appalti e servizi sospesi: occorre da subito attivare meccanismi di cassa integrazione in deroga e altre misure di sostegno. Legacoopsociali ha avanzato una serie di richieste al governo di estrema urgenza.
A fianco dell’emergenza sanitaria Mirella Silvani, presidente dell’Ordine lombardo degli assistenti sociali, segnala come “stiano emergendo crescenti elementi di stress sociale, che riguardano bisogni nuovi, come il numero crescente di persone confinate in casa, perché positive al virus o semplicemente per motivi precauzionali, che tuttavia si trovano senza aiuti”. Si veda qui l’intervista pubblicata su welforum.it.
Procurare la spesa agli anziani soli, confinati al proprio domicilio è diventato un tema: le reti di prossimità a volte si attivano, a volte vacillano.

Leggi: Welforum


L’impatto del virus sui servizi sociali

Intervista a Mirella Silvani, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali della Lombardia
Come sta impattando il coronavirus sulle famiglie? Quali nuovi bisogni stanno emergendo? Come i servizi sociali stanno fronteggiando questa emergenza, che si configura molto più lunga di quanto pensassimo? Giriamo queste domande a Mirella Silvani, che lavora in una ATS lombarda ed è attuale presidente dell’Ordine degli assistenti sociali della Lombardia.
Esiste un versante “sociale” dell’emergenza coronavirus?
La situazione attuale non è ancora di emergenza sociale vera e propria, perché non c’è un sistema di rilevazione dei dati sistematico come sul fronte sanitario. Certo, i servizi sociali sono stati chiamati ad intervenire di più e oltre la routine, da subito. Stiamo tuttavia rilevando il fatto che lo “sguardo sociale” sulle situazioni di emergenza sanitaria è limitato, è di pochi. Manca una visione dell’impatto sociale che il virus sta producendo, e questo non favorisce la progettazione di interventi sociali e sociosanitari da realizzare, una progettazione che manca per gestire questa emergenza. Le unità di crisi sono composte solo da figure sanitarie. Noi ci troviamo invece ora, e lo saremo sempre di più, di fronte al crescere di fragilità sociali.
Per esempio ci sono persone in quarantena che hanno disabilità fisiche, cognitive o patologie di tipo psichiatrico: questo pone criticità perché richiede di attivare supporti in tempi rapidi, produce in qualche modo uno stress nell’organizzazione dei servizi abituati a tempi meno immediati.
In molti casi si sta rivelando essenziale l’attivazione della comunità locale: il terzo settore, la protezione civile, il volontariato, la Croce Rossa, la cooperazione sociale. Insomma, il welfare di

Leggi: Welforum


SEGNALAZIONI:

 Pensioni: Inps, ad aprile rivalutazione assegni

Con la mensilità di aprile 2020 sarà posta in pagamento la pensione nella misura stabilita dalla legge di Bilancio, che ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici per il triennio 2019-2021, parzialmente diverso da quello applicato in occasione della prima rata di gennaio 2020. Lo comunica l’Inps in una nota.
La novità consiste nella eliminazione della fascia di rivalutazione delle pensioni comprese fra tre e quattro volte il trattamento minimo ((ovvero tra i 1.545 e 2.060 euro lordi al mese, che prima era al
97% dell’indice di inflazione), che viene ora accorpata alla fascia di rivalutazione pari al 100% dell’indice di rivalutazione. Conseguentemente è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione solo per i pensionati i cui assegni complessivi si collocano nella fascia compresa fra 3 e 4 volte il trattamento minimo.
A questi pensionati, nel mese di aprile, saranno corrisposti anche gli arretrati da gennaio a marzo oltre l’adeguamento della relativa mensilità. Sarà a breve pubblicata la circolare illustrativa dell’operazione. Infine, l’Inps rammenta a tutti i pensionati che il pagamento della rata mensile di pensione sarà effettuato, come da calendario, il primo giorno bancabile del mese, quindi mercoledì 1° aprile 2020.

Leggi: Inca


Coronavirus: le misure dell’Inps

In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica da COVID-19, l’INPS ha adottato le prime misure precauzionali e preventive, avviando al contempo una campagna informativa mirata a fornire tutte le indicazioni necessarie ai cittadini.
L’Istituto ha attivato, pertanto, un Comitato permanente che monitora costantemente la situazione di tutte le strutture territoriali INPS, allo scopo di mettere in atto le procedure più idonee in coordinamento con le autorità competenti.
L’Istituto ha disposto diverse limitazioni dell’accesso ai servizi di front-end fisico e l’eventuale attivazione di servizi alternativi al fine di garantire il proseguo delle attività.
L’INPS ha inoltre attivato i nuovi numeri telefonici per contattare gli uffici provinciali di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, con l’obiettivo di fornire informazioni e supporto agli utenti anche a distanza.
L’Istituto ha inoltre provveduto alla chiusura di temporanea di alcune sedi INPS al fine di predisporre le necessarie operazioni di sanificazione.
Sospesi i recapiti di Poste Italiane nella zona rossa
A causa dell’emergenza sanitaria, Poste Italiane ha sospeso i servizi di recapito postale nei Comuni della “zona rossa”. In questi territori, pertanto, potrebbero verificarsi ritardi o mancate consegne delle comunicazioni postali inviate da INPS. Sul sito e sull’app INPS Mobile è disponibile il servizio di Cassetta postale online, che consente agli utenti di consultare alcune delle comunicazioni inviate dall’Istituto.
Sospensione visite medico legali e comunicazioni ai cittadini
Nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia è stato disposto il differimento di tutte le viste assistenziali e previdenziali presso le UOC/UOST medico legale, anche al fine di evitare spostamenti non necessari ai cittadini.  Nel restante territorio nazionale si conferma la sospensione delle visite dei soli minori e degli ultra65enni. Per tutti i soggetti già convocati e interessati alla sospensione è previsto l’invio di SMS del rinvio della visita per emergenza Covid – 19.

Per saperne di più

Leggi: Inps

 

 

«Salva un nonno, salva il Paese»

Lo Spi Cgil ha diffuso oggi questo messaggio sui propri canali social per invitare tutti a rispettare le regole di comportamento e per informare sui rischi della diffusione del Covid-19. Pedretti: atteniamoci tutti alle indicazioni date dalle autorità
Il volto sorridente di un signore anziano e lo slogan “Salva un nonno (e il paese). Attieniti alle disposizioni”. Lo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil, ha diffuso oggi questo messaggio sui propri canali social per invitare tutti a rispettare le regole di comportamento e per informare sui rischi della diffusione del Covid-19. La campagna di sensibilizzazione arriva in un momento particolarmente delicato per il nostro paese a seguito dell’aumento dei casi di contagio e dei decessi, particolarmente concentrati tra la popolazione anziana. L’appello dello Spi Cgil è stato rilanciato anche dalla nota pagina Facebook dei Socialisti Gaudenti, che si occupa generalmente di satira politica e che è molto frequentata dai giovani. “È davvero importante – ha dichiarato il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti – che ognuno faccia la propria parte.

Leggi: Rassegna Sindacale


NEWS:

martedì 10 marzo 2020
Occhio alla bufala! La notizia delle pensioni ridotte del 50% è falsa

Attenzione! Sta girando in rete una bufala clamorosa.
Si tratta di una lettera su carta intestata Inps e la firma di un funzionario che non appartiene all’Istituto con cui si comunica che a causa dell’attuale situazione d’emergenza il pagamento delle pensioni di aprile avverrà in forma ridotta del 50%, per poi essere recuperato integralmente nel mese di agosto.
Nulla di più falso!
L’Inps ha smentito categoricamente la notizia sui suoi canali ufficiali. Lo stesso ha fatto il Presidente del Civ (Comitato di vigilanza) Guglielmo Loy che ha dichiarato: “Gira in rete una fake sullo spostamento del pagamento delle pensioni. È ovviamente una bufala colossale”.
Teniamo sempre gli occhi ben aperti e non facciamoci fregare da chi, anche in questa situazione così complicata, vuole speculare sui pensionati e sulle pensionate.

Leggi: Spi-Cgil, 10/03/2020


martedì 10 marzo 2020
Coronavirus. Ecco tutte le restrizioni fino al 3 aprile

Ieri sera, lunedì 9 marzo, il Governo ha deciso di estendere le misure che regolavano solo le zone rosse anche al resto del paese. Vediamo cosa succede con l’estensione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, denominato anche Decreto “Io resto a casa”, a tutta Italia.
Le regole sono uguali su tutto il territorio nazionale e valgono dal 10 marzo al 3 aprile. Non sono dunque previste zone rosse.
Gli spostamenti sono da evitare e tutti sono invitati a restare a casa. Si può uscire per andare a lavoro (ma solo per “comprovate esigenze lavorative”) o per ragioni di salute o altre necessità ma si deve essere in grado di provarlo con l’autodichiarazione che può essere resa sui moduli già in dotazione alle forze di polizia o scaricabile on line. È consigliato lavorare a distanza o prendere ferie o congedi. Si può anche uscire per acquistare generi alimentari o medicine.
Chi si trova fuori dal proprio domicilio, abitazione o residenza potrà rientrarvi fermo restando che poi si potrà spostare solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.
Se si ha febbre o sintomi da infezione respiratoria, non bisogna uscire di casa e bisogna contattare subito il proprio medico e limitare al massimo il contatto con altre persone.
È consentito uscire di casa per fare attività motoria all’aperto, purché non in gruppo.

Leggi: Liberetà, 10/03/2020


martedì 10 marzo 2020
“ABITIAMOLA” – Newsletter febbraio 2020 

Periodico di informazione ed approfondimento curato dall’Ufficio Politiche Abitative e dello Sviluppo Urbano, Area delle
In questo numero:
La necessità di misurare il progresso delle società andando “oltre il Pil”, utilizzando indicatori statistici per valutare il benessere, tenendo conto di fenomeni economici, sociali e ambientali, è centrale per disegnare politiche. La Cabina di Regia, “Benessere Italia”, ha il compito di monitorare e coordinare le attività dei Ministeri, assistere Regioni e Enti locali nella promozione di buone pratiche sul territorio ed elaborare metodologie e linee guida per la rilevazione e la misurazione degli indicatori della qualità della vita.
■ Le linee programmatiche a Cabina di Regia “Benessere Italia”.
La città si configura oggi come luogo della concentrazione articolata delle attività umane, ma anche della complessità, nel quale si concentrino alcune delle principali distorsioni dell’attuale modello di sviluppo, sociali, economiche e di benessere. Per la CGIL partire dalla domanda del territorio, dai bisogni della popolazione e dal tessuto della città, investendo in politiche di miglioramento del benessere, può dar vita a nuovi mercati e lavoro, attraverso interventi condivisi e progetti innovativi.

Leggi: Cgil, 10/03/2020


martedì 10 marzo 2020
Sentenza della Consulta sui criteri di assegnazione degli alloggi pubblici della Lombardia

Come ha sempre sostenuto il SUNIA le norme discriminatorie basate sugli anni di residenza sono illegittime
Ora bisogna cambiare subito le leggi regionali che prevedono questo limite.
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale del SUNIA.
La pronuncia della Corte Costituzionale con la sentenza 44/2020 depositata ieri è una importante bocciatura della norma contenuta nella legge regionale lombarda 16/2016 che, illegittimamente, ha previsto la residenza protratta per 5 anni come requisito per concorrere all’assegnazione di un alloggio di edilizia pubblica.
Le motivazioni della Corte sono nette ed esemplari affermando il diritto alla abitazione come requisito di socialità, definendo inviolabile tale diritto che riguarda bene di primaria importanza. Con queste imprescindibili premesse la Corte afferma che il requisito della residenza protratta non misura in alcun modo il reale fabbisogno abitativo che deve essere soddisfatto dal servizio pubblico, risolvendosi in una soglia che di fatto porta all’esclusione dei soggetti deboli.
Con questo provvedimento traballano tutte le analoghe normative regionali, pensiamo a Piemonte, Toscana, Friuli, Veneto, che contengono questo inaccettabile ed illegittimo limite ai diritti delle persone e dovranno essere riviste adeguandole al principio fissato dalla Corte se non vorranno subire analoghe pronunce di incostituzionalità.

Leggi: Sunia, 10/03/2020


lunedì 9 marzo 2020
Sistema sanitario: servono assunzioni e risorse aggiuntive

Fp e Cgil lanciano una petizione: “C’è bisogno di un gesto concreto che testimoni agli operatori quanto il nostro Paese apprezzi il loro valore”. Riconoscimento di un’indennità specifica oraria Covid-19 per chi in queste ore sta lavorando senza sosta
Cgil e Fp lanciano una petizione a sostegno degli operatori del Sistema sanitario nazionale, alle prese con l’emergenza Coronavirus, per rivendicare nuove assunzioni e risorse. “Da settimane le lavoratrici e i lavoratori del nostro Servizio sanitario nazionale sono alle prese con la battaglia per contrastare l’epidemia del virus Covid-19 – recita il testo della petizione della Cgil che si può firmare a questo indirizzo http://chng.it/JZzDxGt9Mw. Turni massacranti, esposizione della propria salute ma anche spirito di servizio pubblico e grande professionalità: questo hanno dimostrato gli operatori del Servizio sanitario nazionale”.
Il Paese, spiega il sindacato, “ha il dovere morale di riconoscere questo sacrificio e questa dedizione alla cura delle persone. Il personale, principalmente (ma non solo) quello delle zone rosse, sta lavorando senza pause, a volte in carenza degli strumenti e dei dispositivi di protezione individuali necessari, operando in un contesto di assoluta emergenza e a rischio per la propria incolumità personale”.

Leggi: Rassegna Sindacale, 09/03/2020


lunedì 9 marzo 2020
Coronavirus, in Gazzetta il nuovo DPCM 8 marzo 2020. Chiusi cinema, pub, discoteche in tutta Italia

Il nuovo decreto stabilisce provvedimenti specifici per i territori più colpiti dall’infezione di Covid-19 e altri validi per l’intero Paese. Le disposizioni adottate hanno efficacia dall’8 marzo fino al 3 aprile 2020
Nella Gazzetta Ufficiale n.59 dell’8 marzo 2020, è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, avente ad oggetto “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.
Il nuovo DPCM – IN ALLEGATO – stabilisce provvedimenti specifici per i territori più colpiti dall’infezione di Covid-19 (regione Lombardia e province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia) e altri validi per l’intero Paese. Le disposizioni adottate hanno efficacia da oggi 8 marzo fino al 3 aprile 2020 (salve diverse previsioni contenute nelle singole misure).
I PROVVEDIMENTI PER L’INTERO TERRITORIO NAZIONALE
Stop ai congressi medici
Sono sospesi tutti i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali che coinvolgono personale sanitario o personale impiegato nei servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità.
Chiusi cinema, teatri e musei
Il Dpcm sospende manifestazioni, eventi e spettacoli, inclusi quelli cinematografici e teatrali, in luoghi sia pubblici che privati. Chiusi anche tutti i musei e gli altri luoghi della cultura.
Chiusi pub, discoteche, sale bingo

Leggi: Casa e Clima, 09/03/2020


lunedì 9 marzo 2020
Coronavirus Covid-19: Comunità Sant’Egidio, “non lasciare sole le persone più fragili”. Appello alla solidarietà

La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni, ma anche a tutti i cittadini, “per non lasciare sole le persone più fragili in queste ore di emergenza dettate dal coronavirus”. Com’è noto i soggetti più a rischio in questi giorni sono certamente gli anziani, per l’età avanzata, ma anche i senza fissa dimora, le persone malate o con disabilità. “Su tutti loro incombe anche un altro grave pericolo: l’isolamento. Basta pensare che, soprattutto nelle grandi città italiane, come Roma o Milano, il tasso di persone che vivono da sole tocca il 45 per cento della popolazione. Tutti i cittadini possono fare la loro parte”. La Comunità di Sant’Egidio chiede di aiutarli ad “ampliare il monitoraggio delle persone anziane o con disabilità che continuiamo a seguire – non potendo visitarli – con telefonate, lettere, messaggi audio e video, inviati in particolare a chi vive negli istituti. Anche offrirsi per portare la spesa a domicilio è un’azione preziosa per limitare il disagio di chi è più solo e vulnerabile”.

Leggi:  Agensir, 09/03/2020


sabato 7 marzo 2020
Il coraggio della vecchiaia

L’unica consolazione anche per i contagiati è una sola: muoiono quasi esclusivamente gli anziani! Ma gli anziani del contagio hanno meno paura. Di Natalia Aspesi
Il racconto
Le notizie di ora in ora sono sempre più preoccupanti e l’unica consolazione anche per i contagiati è una sola: muoiono quasi esclusivamente i vecchi! I quali, soprattutto i vecchissimi, non sono affatto contenti, anche perché nipoti e bisnipoti e oltre hanno deciso di chiamarli solo nonni dando loro importanza in quanto a loro apparentati, e non in quanto persone che hanno una loro vita, e diciamo, sin che c’è, un diritto alla stessa al di là della consanguineità.
Insomma se muoiono quel che conta è che i nipoti siano privati dei nonni. ● a pagina 34 Le notizie di ora in ora sono sempre più preoccupanti e l’unica consolazione anche per i contagiati è una sola: muoiono quasi esclusivamente i vecchi! I quali, soprattutto i vecchissimi, non sono affatto contenti, anche perché nipoti e bisnipoti e oltre hanno deciso di chiamarli solo nonni dando loro importanza in quanto a loro apparentati, e non in quanto persone che hanno una loro vita, e diciamo sin che c’è, un diritto alla stessa al di là della consanguineità.
Insomma se muoiono quel che conta è che i nipoti siano privati dei nonni, non che i nonni siano privati di sé stessi.

Leggi: La Repubblica, 07/03/2020


sabato 7 marzo 2020
Vita da anziani, i più soli in questi giorni

Al tempo del Covid-19
Sentirsi facile bersaglio del virus, e già questa è dura. Un’altra vittima del coronavirus, aveva 81 anni e qualche patologia. Lo sottolineano le cronache, con involontario cinismo, polemizza qualcuno, lo confermano le statistiche: le vittime sono per lo più loro. Ritrovarsi tra quei numeri, o lì intorno. A pag. 11 ` S entirsi facile bersaglio del virus, e già questa è dura. Un’altra vittima del coronavirus, aveva 81 anni e qualche patologia. Lo sottolineano le cronache, con involontario cinismo, polemizza qualcuno, lo confermano le statistiche: le vittime sono per lo più loro. Ritrovarsi tra quei numeri, o lì intorno, senza più il torneo del burraco perché i centri anziani hanno chiuso – da ieri anche a Roma e nel Lazio – il nipotino non viene a casa, meglio non rischiare, gli amici al bar, nemmeno quelli. Papà, non uscire, lo raccomandano i figli agli over 75 e pure il Ministero della salute. Visite tagliate nelle case di riposo, i parenti si salutano su Skype. Ci vuole tutta la forza d’animo degli anziani, quel poco di fatalismo che viene con l’età, la tolleranza che arriva con gli acciacchi a sopportare tutto questo. Anche quel sottile senso di emarginazione. «Mica siamo appestati, noi anziani», si ribella nonna Consiglia confinata nella zona rossa di Lodi. Soltanto più fragili e anche bisognosi, e ci vorrebbero mille pensieri in più e per fortuna in tanti casi ci sono.

Leggi: Il Messaggero, 07/03/2020


giovedì 5 marzo 2020
Ma io sto con gli anziani

Che il nostro non sia un Paese per vecchi mi è chiaro da tempo. Lo fosse, i governi non userebbero le pensioni come un bancomat, ossia come il sistema più sicuro per fare cassa. Quando c’è da far quadrare i conti dello Stato, chi sta a Palazzo Chigi, dopo aver alzato le tasse sulla benzina e le sigarette, come si fa da almeno 50 anni, toglie qualche cosa agli ultra sessantenni. Una volta si tratta della rivalutazione all’inflazione dell’assegno Inps, con l’unico risultato che mentre tutto aumenta la pensione è la sola a rimanere immutata nel tempo. Un’altra è il prelievo di solidarietà, ossia un’imposta a carico di chi le tasse sui contributi le ha già pagate negli anni passatie così le versa due volte. Tuttavia nonè del trattamento di quiescenza che vi voglio parlare, ma di quello che hanno subìto le persone anziane nell’ultima decina di giorni, ossia da quando l’epidemia di coronavirus ha raggiunto l’Italia. Di fronte ai primi morti abbiamo letto e sentito in tv un esercito di esperti, i quali hanno espresso un pensiero unico che sintetizzo in poche parole: non c’è da allarmarsi, perché il contagio è letale solo per le persone di una certa età. Il fatto che a morire fossero i settantenni e gli ottantenni, a sentire le opinioni espresse nei talk show, sembrava dover consolare l’opinione pubblica.

Leggi: Panorama, 05/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
Coronavirus: il ringraziamento del presidente Costa alle volontarie e ai volontari AUSER

In questi giorni resi complicati dall’emergenza sanitaria, il presidente nazionale Auser Enzo Costa ha voluto inviare un sentito ringraziamento a tutte le volontarie e i volontari Auser per il loro quotidiano impegno.
«Come Auser abbiamo scelto, sin dai primi giorni, di mantenere la calma e non alimentare inutili allarmismi, sono state, e ce ne saranno ancora, giornate difficili, particolari, soprattutto per noi che siamo impegnati nei servizi alla persona, nelle convenzioni con gli Enti Locali, negli accompagnamenti verso i centri di cura, nel costruire attività di socializzazione.
Da questo scenario, molto anomalo rispetto alle nostre abitudini, è emerso il valore dei nostri volontari e delle nostre volontarie, persone che di fronte al bisogno non si sono tirate indietro, stanno dando la dimostrazione che la solidarietà è un sentimento, un valore ancora vivo.
Sono loro che ci consentono di mantenere le nostre sedi aperte, i nostri telefoni attivi, i servizi verso le persone più fragili garantiti, lo fanno anche in assenza di strumenti di protezione, in quanto molto spesso introvabili, lo fanno per una scelta individuale volontaria, forse con qualche preoccupazione, ma convinti che è un lavoro utile alla comunità tutta.
Sono gesti e azioni che si rivolgono agli altri, a quelli meno fortunati di noi donandogli un gesto di amicizia, una testimonianza di fratellanza di inclusione, un aiuto.
A tutti loro va il nostro ringraziamento, la nostra stima, sono loro che ci fanno sentire orgogliosi di appartenere alla grande famiglia dell’Auser».

Leggi: Auser, 04/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
Ilaria Capua “I divieti sono giusti. Rischiamo il collasso del sistema sanitario”

La virologa: “Tutelando gli anziani possiamo frenare la diffusione. I malati potrebbero essere cento volte di più di quelli dichiarati”
«Sono misure ragionevoli – dice Ilaria Capua – e, per favore, aiutatemi a evitare un pericoloso fraintendimento». Parola della virologa che dirige l’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida.
Qual è il punto?
«Qualche anziano si è sentito tirato in ballo e c’è chi, giustamente, ha detto: “Scusate se esistiamo!”. Ma non è così. Gli anziani fanno parte delle categorie a rischio, come i pazienti di alcune patologie croniche, e che potrebbero soffrire le complicanze più gravi a causa del virus».
Sono loro i più in pericolo?
«Tutelando quelle persone, le persone fragili, stiamo aiutando tutti noi: solo così possiamo prevenire un picco di ammalati e un possibile collasso del Sistema Sanitario. Quegli individui sono altrettanti semafori verdi che possono favorire la diffusione del virus».
Siamo un Paese di anziani e l’allarme diventa globale.
«Dobbiamo scongiurare un effetto domino: non tutta la Sanità italiana, infatti, è efficiente e preparata come quella Lombarda».

Leggi: La Stampa, 04/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
Ecobonus, Bonus Casa, Sismabonus, Bonus Verde, Bonus Facciate: il poster riepilogativo

La software house Logical Soft ha realizzato per ENEA e per tutti gli interessati un poster riepilogativo delle diverse forme di agevolazione a disposizione dei cittadini e delle caratteristiche e vantaggi offerti da ciascuna misura
La Legge di Bilancio 2020 ha rinnovato le detrazioni fiscali per le abitazioni e i condominii – i cosiddetti ecobonus, bonus casa, sismabonus, bonus verde – e introdotto il bonus facciate. La software house Logical Soft, opinion leader nell’ambito della Campagna Nazionale per la promozione e informazione sui temi dell’efficienza energetica “Italia in Classe A”, ha realizzato per ENEA e per tutti gli interessati un poster riepilogativo delle diverse forme di agevolazione a disposizione dei cittadini e delle caratteristiche e vantaggi offerti da ciascuna misura. Nel poster per ognuna delle misure di incentivazione viene riportato – fra l’altro – la percentuale di detrazione applicabile, il limite di spesa, il tipo di bonus, chi può usufruirne, l’elenco degli interventi ammissibili, la possibilità o meno della cessione del credito.
Il poster – allegato al manuale “Guida pratica alla ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici” -, considera i contenuti della Legge 27 dicembre 2019, n.160, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.304 del 30 dicembre 2019. La materia è in continua evoluzione e i testi vengono costantemente aggiornati con eventuali novità e precisazioni sulla Legge di Bilancio 2020 ad opera di autorità pubbliche.
Il prospetto riepilogativo – approvato da ENEA DUEE – è liberamente utilizzabile e riproducibile, anche per attività istituzionale o pratica professionale, purché sia sempre citata la fonte.

Leggi: Casa e Clima, 04/03/2020


DALLE REGIONI:

martedì 10 marzo 2020
Anche il Prefetto di Milano sospende la concessione della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti

Tutte le federazioni del SUNIA chiedono provvedimenti analoghi ai Prefetti delle rispettive città, ma cosa aspetta il Governo ad adottare un provvedimento valido su tutto il territorio nazionale?
Dichiarazione di Stefano Chiappelli, segretario generale del SUNIA. Oltre al Prefetto di Firenze anche quello di Milano, blocca gli sfratti per l’emergenza coronavirus. Un atto dovuto ed atteso da tante famiglie che, in una situazione già resa drammatica dall’epidemia, hanno anche l’incubo di lasciare, senza una alternativa, l’abitazione in cui vivono.
Tutte le federazioni del SUNIA, da Venezia a Pescara, da Torino a Modena,  da Roma a Bologna, da Catania a Bari e Palermo e tutte le altre sedi della nostra organizzazione, hanno chiesto analoghi provvedimenti ai Prefetti delle loro città.
E’ sicuramente importante e positiva la sensibilità dei Prefetti, ma è necessario che sia il Governo ad adottare immediatamente una misura di sospensione per tutto il territorio nazionale. Non si può dimenticare, in una situazione come quella che sta’ vivendo il nostro Paese, di adottare un provvedimento importante per migliaia di famiglie per le quali #iorestoacasa rischia di suonare come una tragica beffa.

Leggi: Sunia, 10/03/2020


lunedì 9 marzo 2020
Bergamo, case a misura di anziano al posto dell’ex area industriale

Intervento di Percassi e Aegide Domitys da 124 appartamenti
Case a misura di anziani al posto di un’area ex industriale. A Bergamo è arrivata al traguardo la prima soluzione abitativa promossa dal Gruppo Aegide Domitys in Italia, che insieme allo sviluppatore Immobiliare Percassi, ha dato vita ad un immobile di 124 appartamenti che integra servizi per la terza età attiva. I lavori sono stati eseguiti in 17 mesi. Venti milioni di investimento per una struttura con 16 monolocali (38,5 mq e 10 mq di terrazzo), 84 bilocali (56 mq e 14 mq di terrazzo) e 24 trilocali (74 mq e terrazzi da 17 a 20 mq). A integrazione un bar, un ristorante, una piscina, una palestra, una sala massaggi, un parrucchiere, la sala hobby e quella audio-video. Sulla terrazza coperta c’è un campo da bocce, e l’estensione dell’area piscina e del ristorante. Si chiama Domitys Quarto Verde, un immobile di 6mila mq, ed è «il primo senior serviced residence d’Italia per gli anziani che non hanno bisogno di accudimento medico e che hanno invece tutta la voglia e il tempo di godersi una nuova fase della propria vita». Architettura contemporanea firmata dallo studio locale De8, al civico 5 di Via Pinamonte da Brembate, in una zona della città tranquilla, circondata da spazi verdi e vicina a negozi e trasporti. Una risposta alternativa e innovativa alle tradizionali residenze medicalizzate come sono le Rsa o le case di riposo.

Leggi: Edilizia e Territorio, 09/03/2020


sabato 7 marzo 2020
Coronavirus, il Sunia chiede al Prefetto di Firenze di sospendere gli sfratti

La grave emergenza causata dal Coronavirus sta provocando forti criticità non soltanto sotto il profilo sanitario, ma anche sotto il profilo economico nella nostra città. Senza voler usare toni allarmistici, c’è forte preoccupazione dalle prime avvisaglie dal punto di vista occupazionale. “L’emergenza da Coronavirus rischia di avere un impatto elevatissimo sull’economia – afferma Laura Grandi, segretaria del Sunia (il sindacato inquilini affiliato alla Cgil ) di Firenze e della Toscana -, con conseguenze pesanti sul tessuto economico, in tanti settori, dalla ristorazione alla ricettività, passando per il settore distributivo ed i servizi, con la perdita di posti di lavoro per i lavoratori di questi comparti. Sono lavoratori che rappresentano al momento anche una delle fasce più deboli nel settore abitativo, e fanno già tanta fatica a stare nei costi dell’abitare arrivando a fine mese con l’acqua alla gola proprio per pagare l’affitto”.“In questi giorni si sono rivolti nei nostri uffici diverse persone spaventate dalla situazione occupazionale – continua Grandi -, spaventate che alla perdita del lavoro consegua la perdita della casa, per non riuscire ad onorare canoni di locazione e mutui. Per questo abbiamo richiesto al Prefetto la sospensione degli sfratti fino alla fine del mese di aprile.

Leggi: Gonews, 07/03/2020


sabato 7 marzo 2020
Il Filo d’argento Auser in campo con i volontari per aiutare gli anziani

Mantova – Al numero verde Filo d’Argento 800995988 rispondono (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18) i volontari di Auser pronti a intervenire in soccorso agli anziani in difficoltà per l’emergenza coronavirus. «In questi giorni – spiega il presidente Edoardo Chiribella – abbiamo intensificato l’ascolto telefonico che già rientra tra le nostre attività di contrasto alla solitudine». I 20 volontari suddivisi tra le sedi di Mantova e di Revere contattano gli anziani soli per rassicurarli e in caso di problematiche particolari contattano i servizi comunali. «Siamo a disposizione per le commissioni e stiamo cercando di poter riattivare il trasporto sociale tutelando la salute dei volontari». Nel comprensorio di Mantova sono presenti 37 associazioni Auser che promuovono l’accompagnamento sociale e il trasporto protetto; turismo sociale, attività ricreative, culturali, promozione di stili di vita attivi. In tutto i volontari sono 850. —

Leggi: Gazzetta di Mantova, 07/03/2020


giovedì 5 marzo 2020
Anziani isolati in casa di riposo. Anche gli affetti sono a distanza

Dopo il divieto di visita per i parenti, le residenze usano i tablet per le videochiamate. Ma per i malati di Alzheimer l’incontro con i familiari è vitale
Milano – Alla sofferenza della malattia si aggiunge lo strazio dell’isolamento, della rottura del legame fisico con i propri cari. Questo significa, in concreto, impedire le visite dei parenti negli ospedali. Inevitabile, forse. Ma doloroso. Il caffé Pellini, proprio di fronte al Pio Albergo Trivulzio, ha ridotto i clienti abituali: «Vengono i dipendenti dell’ospedale. Ma i parenti, naturalmente, sono spariti», racconta il titolare, 63 anni e una lunga esperienza dietro il bancone.
«Solo qualcuno – aggiunge – è rimasto preso in contropiede e si è fermato a prendere un caffé aspettando l’unica finestra d’ingresso, all’ora del pranzo, per andare a trovare la mamma o la zia ricoverata».
Davanti all’ospedale per anziani di Milano, la vecchia «Baggina», diventata famosa ai tempi di Tangentopoli, un cartello dettagliato ferma i visitatori. E spiega che «è autorizzato l’accesso di un solo parente per ospite e unicamente nelle ore dei pasti».
«Uno dei problemi – spiega il barista – è quello delle badanti. Che possono solo portare il cibo ai loro assistiti ma devono lasciarlo all’ingresso dei reparti». La direzione del Trivulzio spiega che «il personale è sufficiente a garantire la cura degli ospiti in questo momento particolare. Ed è anche in grado di sopperire all’assenza di parenti e badanti». Certo, non in tutti casi: «Per questo – spiegano all’ospizio – entro 48 ore garantiremo a tutti i pazienti un servizio di videochiamata con i loro familiari».

Leggi: La Repubblica, 05/03/2020


giovedì 5 marzo 2020
Anziani soli in casa popolare: “Arriva il coinquilino”

Case popolari: anziani con il coinquilino per combattere la solitudine
Piano di Acer per evitare la solitudine di una delle categorie più debole, in contesti di fragilità
Anziani soli in casa popolare: “Arriva il coinquilino”
Ines ha 81 anni e vive nelle case Acer in via Libia a Bologna. Dalla primavera dell’anno scorso è rimasta vedova e pur essendo una donna ancora autonoma e piena di interessi, sente molto la solitudine, soprattutto di notte.
E’ così che a lei e alla figlia Patrizia viene l’idea di rivolgersi all’Auser, per entrare a fare parte del progetto ‘Abitare solidale’. Ovvero, la signora Ines mette a disposizione la sua casa per ospitare un’altra persona, che la aiuti nelle faccende domestiche, divida le spese e soprattutto le faccia compagnia.
La prima esperienza di coabitazione, con una ragazza che lavora in quartiere, originaria del mantovano, non è andata come si sperava. Ma Ines non si è arresa e così si è arrivati al secondo tentativo, che invece è andato a buon fine. Ad Auser, infatti, si era rivolta anche la signora Lorena, di 68 anni, anche lei sola e senza casa per problemi economici.

Leggi: Bologna Today, 05/03/2020


giovedì 5 marzo 2020
 Ferrara, anziani spariti dalle piazze. L’Auser: dimezzate le presenze nei circoli

Il Comitato scientifico consiglia alla terza età di non uscire di casa. Meno capannelli di pensionati, ridotti anche i trasporti assistiti
Fra le tante barriere che il Coronavirus ha innalzato nel nostro vivere quotidiano, mettendo all’indice baci, abbracci e strette di mano, ce n’è una in particolare che sta avendo un effetto anche visibile nella nostra città: per la strada ci sono meno anziani. È difficile trovare con la frequenza di un tempo capannelli di pensionati che chiacchierano o che osservano qualche cantiere in funzione.
STARE IN CASA
Le ultime disposizioni dettate dal Comitato tecnico scientifico consigliano a tutti gli over 75 di restare in casa ed evitare i luoghi affollati, indicazione estesa anche agli over 65 che soffrono di patologie. È proprio questa la fascia di età più esposta ai rischi e alle complicanze dell’infezione da Covid-19, e da qui la misura prudenziale per scongiurare il contagio. Ma prima ancora che gli esperti si pronunciassero ufficialmente, la cautela aveva già suggerito alle persone della terza età di limitare gli spostamenti e a uscire dalle mura domestiche solo per svolgere le incombenze indispensabili, sacrificando i contatti sociali.

Leggi: La Nuova Ferrara, 05/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
La rete di aiuto per i vicini anziani: «In casa per tre settimane»

«Diventiamo “‘sentinelle” nel nostro palazzo»: l’appello è partito dall’assessore alla Cultura del Municipio 3 Luca Costamagna e si è fatto virale. Pasti, colf e badanti: potenziato il call center comunale
La raccomandazione delle autorità sanitarie verrà rilanciata con una campagna informativa ad hoc dalla Regione. È rivolta a tutte le persone con più di 65 anni: state al vostro domicilio, nelle prossime due o tre settimane. In tempo di coronavirus, con i centri di aggregazione chiusi, chi è avanti (o molto avanti) d’età rischia di trovarsi isolato a casa. «Parola d’ordine: individuare gli anziani e sostenerli. Nel condominio dove abitiamo ce n’è qualcuno che ha la famiglia lontana e magari ha paura? Si fa impellente il bisogno di non lasciare nessuno senza presidio: diventiamo “‘sentinelle” nel nostro palazzo». L’appello è partito dall’assessore alla Cultura del Municipio 3 Luca Costamagna e si è fatto virale. Nei giorni scorsi sono stati stampati i primi volantini che promuovono il «buon vicinato» e la voce si è estesa. Hanno cominciato ad essere affissi nei cortili, sui muri e negli androni. «Pensiamo alla vita quotidiana e concreta delle persone, ognuno può fare la propria parte cominciando dal luogo dove abita», sprona Costamagna.

Leggi: Corriere della Sera, 04/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
Roma, medici di base come sentinelle: nuove ricerche sui casi a rischio  

Medici di famiglia sentinelle contro il coronavirus a Roma. Sia con una campagna informativa sia, soprattutto, con controllo preventivo e un monitoraggio costante dei soggetti a rischio. Anche chiamandoli a casa – uno per uno e soprattutto se anziani o malati cronici per ricordagli le precauzioni basilari contro il contagio. Il piano dovrebbe essere operativo già entro la fine di questa settimana. In primo luogo, scatterà una nuova campagna informativa con materiale da distribuire in forma cartacea negli studi medici e nelle farmacie oppure da veicolare in elettronico via social e via email per indicare tutte le disposizioni e le modalità per difendersi dalla malattia.
Il segretario romano della Fimmg, Pier Luigi Bartoletti: «Sarà difficile raggiungere gli anziani e i soggetti più deboli via internet o via social. Quindi chiameremo a casa loro per indicare le precauzioni da seguire e aggiornandoli sulla situazione. Soprattutto, conoscendo la composizione del nucleo familiare e le abitudini, potremo consigliare loro di non frequentare o portare a scuola i nipotini piccoli oppure di tenersi lontano dai luoghi affollati

Leggi: Fimmg, 04/03/2020


mercoledì 4 marzo 2020
Giarre (CT), protocollo d’intesa per far fronte alle esigenze abitative dei ceti più deboli

GIARRE – Si è riunito ieri mattina, presso gli uffici del Comune di Giarre, il Comitato dei sindaci del distretto Socio sanitario D17 per l’approvazione dello schema di massima di un protocollo d’intesa per far fronte alle esigenze abitative dei ceti sociali più deboli.
All’incontro, presieduto dall’assessore alla Famiglia e alle Politiche Sociali del Comune di Giarre, Dario Li Mura, erano presenti gli assessori Carlo Copani per il Comune di Riposto, Paolo Virzi in rappresentanza del Comune di Mascali, Sebastiana Girgenti per il Comune di Fiumefreddo di Sicilia, Laura Leonardi per il Comune di Sant’Alfio, Antonino Intelisano in rappresentanza del Comune di Piedimonte Etneo e i rappresentanti dei sindacati degli inquilini: Giusy Milazzo e Elena Pulvirenti per il Sunia Sicilia, Francesco Nicolosi per il Sicet – Cisl, Giuseppe Camarda per Uniat.

Leggi: Qds, 04/03/2020


martedì 3 marzo 2020
Giungle urbane: a Prato riprogettazione green delle aree urbane ad alta densità abitativa ed edilizia

Verranno sviluppate Urban Jungles, aree ad alta densità di verde, immerse nella struttura urbana, che moltiplicano la capacità naturale delle piante di abbattere gli inquinanti, ripristinando allo stesso tempo il suolo e lo spazio inutilizzati per la fruizione della comunità
Il progetto “Prato Urban Jungle”, finanziato dalla Commissione Europea con 3,7 milioni di euro nell’ambito del bando Urban Innovative Action 2019, è stato presentato nei giorni scorsi dal sindaco di Prato e dagli assessori all’Urbanistica, al Centro Storico e alla Cultura insieme all’Ufficio Europa del Comune. Erano inoltre presenti il segretario di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza, il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani Luca Magazzini, il presidente di EPP Edilizia Pubblica Pratese Federico Mazzoni e i rappresentanti degli altri enti partner del progetto: Pnat, spin-off accademico dell’Università di Firenze, Studio Stefano Boeri Architetti, IBE Istituto per la Bioeconomia, Estra, GreenApes e Treedom.
L’obiettivo è ri-naturalizzare alcuni quartieri di Prato in modo sostenibile e socialmente inclusivo attraverso lo sviluppo di giungle urbane. Queste aree urbane ad alta densità abitativa ed edilizia saranno riprogettate in chiave green attraverso la capacità naturale delle piante di abbattere le sostanze inquinanti, ripristinare il suolo e donare nuovi spazi alla comunità, trasformando le aree marginali in veri e propri hub verdi all’interno della città.

Leggi: Casa e Clima, 03/03/2020


IN AGENDA:

4 giugno 2020 – Roma – Welfare Day – La Nuvola Convention Center –  Viale Asia – Ore 9.00

Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

Mese sociale – Ma l’emergenza non è solo sanitaria

Neanche il tempo di parlare di ripartenza, di un Nord che deve tornare ai ritmi di sempre, che ci ritroviamo in un Paese più fermo che mai. Con la verità amara di un’emergenza lunga che ci obbliga a rintanarci, chiudere, distanziarci non solo fisicamente, che ci riporta alle istituzioni totali, come le case di riposo blindate anche ai parenti più stretti.
La conta delle conseguenze sarà lunga. C’è un’economia sociale in ginocchio. Dario Colombo, dirigente della cooperativa sociale Il Melograno dell’hinterland milanese: “abbiamo l’80 per cento dei nostri operatori a casa o con una forte riduzione dell’orario di lavoro, stiamo parlando di 500 persone: sono quelle che operano nelle scuole, nei centri di aggregazione, nei centri diurni, nei servizi domiciliari, servizi chiusi o fortemente ridotti”.
Le centrali cooperative calcolano, nella sola Lombardia, un danno di almeno 1 milione di euro al giorno, tra appalti e servizi sospesi: occorre da subito attivare meccanismi di cassa integrazione in deroga e altre misure di sostegno. Legacoopsociali ha avanzato una serie di richieste al governo di estrema urgenza.
A fianco dell’emergenza sanitaria Mirella Silvani, presidente dell’Ordine lombardo degli assistenti sociali, segnala come “stiano emergendo crescenti elementi di stress sociale, che riguardano bisogni nuovi, come il numero crescente di persone confinate in casa, perché positive al virus o semplicemente per motivi precauzionali, che tuttavia si trovano senza aiuti”. Si veda qui l’intervista pubblicata su welforum.it.
Procurare la spesa agli anziani soli, confinati al proprio domicilio è diventato un tema: le reti di prossimità a volte si attivano, a volte vacillano.
Che cosa lascerà sul campo questo virus? Le conseguenze rimarranno in termini di grado di fiducia, prossimità delle relazioni, cooperazione tra cittadini: dimensioni forzatamente modificate in queste settimane che non verranno resettate dalla sera alla mattina. Perché se è vero che nelle zone rosse la condivisione di una stessa condizione può avere innalzato la densità delle relazioni e l’aiuto reciproco (si veda questa testimonianza da Codogno) altrove le distanze create dovranno essere ricucite, si dovrà raddrizzare la curva discendente della fiducia nell’altro, della prossimità.
Senza contatto umano e relazioni faccia a faccia, il welfare di comunità muore.

Leggi: Welforum


L’impatto del virus sui servizi sociali

Intervista a Mirella Silvani, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali della Lombardia
Come sta impattando il coronavirus sulle famiglie? Quali nuovi bisogni stanno emergendo? Come i servizi sociali stanno fronteggiando questa emergenza, che si configura molto più lunga di quanto pensassimo? Giriamo queste domande a Mirella Silvani, che lavora in una ATS lombarda ed è attuale presidente dell’Ordine degli assistenti sociali della Lombardia.
Esiste un versante “sociale” dell’emergenza coronavirus?
La situazione attuale non è ancora di emergenza sociale vera e propria, perché non c’è un sistema di rilevazione dei dati sistematico come sul fronte sanitario. Certo, i servizi sociali sono stati chiamati ad intervenire di più e oltre la routine, da subito. Stiamo tuttavia rilevando il fatto che lo “sguardo sociale” sulle situazioni di emergenza sanitaria è limitato, è di pochi. Manca una visione dell’impatto sociale che il virus sta producendo, e questo non favorisce la progettazione di interventi sociali e sociosanitari da realizzare, una progettazione che manca per gestire questa emergenza. Le unità di crisi sono composte solo da figure sanitarie. Noi ci troviamo invece ora, e lo saremo sempre di più, di fronte al crescere di fragilità sociali.
Per esempio ci sono persone in quarantena che hanno disabilità fisiche, cognitive o patologie di tipo psichiatrico: questo pone criticità perché richiede di attivare supporti in tempi rapidi, produce in qualche modo uno stress nell’organizzazione dei servizi abituati a tempi meno immediati.
In molti casi si sta rivelando essenziale l’attivazione della comunità locale: il terzo settore, la protezione civile, il volontariato, la Croce Rossa, la cooperazione sociale. Insomma, il welfare di
Come sta cambiando il front line dei servizi alla persona?
Gli operatori dei servizi sociali e gli assistenti sociali si stanno impegnando in ogni modo nel rispondere ai bisogni e alle diverse fragilità che questa emergenza sta generando. In Lombardia il font line di sportello dei servizi sociali di base sono ora gestiti in modo diversificato, a volte con una organizzazione degli accessi per appuntamento, e ora sempre più con una gestione dei contatti da remoto, e con una frequente reperibilità telefonica.
È una realtà complessa e molto in divenire allo stato attuale, difficile fissare un quadro certo con dei numeri, ma c’è l’impegno di tutti gli operatori a fornire il massimo di possibilità di risposta, facendo fronte con tempestività alle emergenze.

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Verso un indice sul disagio abitativo in Toscana 

Il contesto di riferimento
Povertà abitativa o disagio abitativo sono concetti complessi che richiamano dimensioni non strettamente classificabili entro il reticolo di quegli elementi legati alla casa e all’abitare, essendo tali fattori solo una faccia del prisma ricco di sfaccettature composto dalle condizioni di vita, economiche e sociali, di individui e famiglie. Maggiore è la complessità legata ad un singolo concetto, quindi, maggiore è anche la difficoltà di costruire strumenti di lettura scientifica (nella fattispecie, indicatori statistici) in grado di delinearne in maniera intellegibile la sua tipizzazione.
L’Osservatorio Sociale Regionale delle Toscana (OSR), attraverso il rapporto annuale Abitare in Toscana raccoglie dati e informazioni – sia di fonte primaria che secondaria – forse unica a livello nazionale per mole e qualità di statistiche rese disponibili, grazie alla collaborazione con il settore Politiche abitative di Regione Toscana, Comuni e Aziende per la casa gestori del patrimonio ERP. Alcune recenti modifiche sul sistema di raccolta dati che coinvolgono soggetti gestori e Comuni vanno poi nella direzione di un ulteriore miglioramento delle banche dati a disposizione, grazie a un sistema di cooperazione applicativa tra i sistemi informativi delle aziende per la casa e la Regione, che consente lo scambio automatizzato dei flussi informativi. Per quanto riguarda invece le informazioni trasmesse dai Comuni (Fondo contributo affitti e Fondi nazionale e regionale sui contributi per la morosità incolpevole) la principale novità riguarda l’implementazione, da parte del competente settore regionale Politiche abitative, di un sistema informativo gestionale, in cui i Comuni inseriscono le informazioni relative alle singole domande di contributo, con variabili del tutto rilevanti rispetto alle condizioni socio-economiche delle famiglie richiedenti; tale sistema informativo rappresenta una sorta di cartella sociale di settore, un indubbio passo in avanti per uno strumento che consente, altresì, di monitorare i percorsi di assistenza e, quindi, anche l’impatto delle politiche per l’abitare.
A partire dagli elementi sopra richiamati, l’OSR ha avviato una riflessione relativa alla possibilità di realizzare uno studio-pilota per la sperimentazione di un indice sintetico relativo al disagio abitativo in Toscana: un indice in grado di comporre efficacemente le informazioni e i dati ad oggi disponibili, ma anche di avviare una riflessione rispetto ai dati che servirebbero per restituire indicatori realmente rappresentativi del concetto oggetto di analisi.

Leggi: Welforum


 L’ospedalizzazione del paziente con demenza: verso una cultura dementia friendly

Circa un terzo dei letti ospedalieri è occupato da pazienti over 65 anni e la gestione in ospedale del paziente anziano con demenza rappresenta un aspetto rilevante nel panorama sanitario. L’articolo propone una rassegna della letteratura in merito alle principali evidenze sugli effetti dell’ospedalizzazione del paziente con demenza e una descrizione dei possibili interventi di Dementia-Friendly Hospital da mettere in atto per migliorare la sua gestione all’interno del setting ospedaliero.
di Nicola Allegri (Psicologo – Psicoterapeuta, responsabile del centro territoriale per la diagnosi precoce delle demenze di Vigevano del IRCCS Fondazione Mondino), Alessia Rosi (Psicologa, Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università degli Studi di Pavia), Federica Del Signore (Neuropsicologa del centro territoriale per la diagnosi precoce delle demenze di Vigevano del IRCCS Fondazione Mondino), Giorgio Colombo (Professore a contratto di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Pavia), Cristina Tassorelli (Direttore Unità di Neuroriabilitazione IRCCS Mondino), Stefano Cappa (Professore di Neurologia dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia), Stefano Govoni (Professore di Farmacologia del Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Pavia)
Il dipartimento della sanità Inglese (Department of Health, 2001), 20 anni fa, evidenziava come la popolazione anziana assorbisse il 40% delle risorse sanitarie del Paese e occupasse due terzi dei posti letto per acuto in ospedale. Essendo i tassi di natalità in forte riduzione e la popolazione anziana in marcato aumento, tale fenomeno non può che aumentare, ponendo, anche solo in termini epidemiologici, delle sfide concrete alla pianificazione dei servizi ospedalieri. Dato che l’invecchiamento è il primo fattore di rischio per lo sviluppo di patologie neurodegenerative a carattere dementigeno, la necessità di posti letto per acuto per tali pazienti è destinata ad aumentare considerevolmente nei prossimi anni. Risulta difficile, però, dare una precisa quantificazione dei posti letto occupati da questi pazienti: secondo una recente meta-analisi (Mukadam, Sampson, 2011) la prevalenza passa dal 2,8%, in reparti con pazienti relativamente giovani e perlopiù uomini, al 63% dei posti letto in unità geriatriche dove la popolazione anziana è ovviamente maggiore e con un’alta presenza femminile.
L’eterogeneità dei dati di prevalenza osservata dagli autori sembra dovuta a marcate differenze metodologiche negli studi presi in esame dalla meta-analisi (differenti reparti presi in osservazione, differenti criteri e test di indagini clinica utilizzati per la diagnosi di demenza etc.). Sebbene non esista un dato di prevalenza certo, la letteratura appare concorde nell’affermare che la proporzione di tali pazienti in ospedale sia alta, attestandosi a circa il 25% dei posti letto (Boaden, 2016), e che, i pazienti affetti da demenza, abbiano una maggiore probabilità di essere ospedalizzati rispetto ai loro coetanei senza decadimento cognitivo.

Leggi: I Luoghi della Cura


SEGNALAZIONI:

Coronavirus: le misure dell’Inps

In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica da COVID-19, l’INPS ha adottato le prime misure precauzionali e preventive, avviando al contempo una campagna informativa mirata a fornire tutte le indicazioni necessarie ai cittadini.
L’Istituto ha attivato, pertanto, un Comitato permanente che monitora costantemente la situazione di tutte le strutture territoriali INPS, allo scopo di mettere in atto le procedure più idonee in coordinamento con le autorità competenti.
L’Istituto ha disposto diverse limitazioni dell’accesso ai servizi di front-end fisico e l’eventuale attivazione di servizi alternativi al fine di garantire il proseguo delle attività.
L’INPS ha inoltre attivato i nuovi numeri telefonici per contattare gli uffici provinciali di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, con l’obiettivo di fornire informazioni e supporto agli utenti anche a distanza.
L’Istituto ha inoltre provveduto alla chiusura di temporanea di alcune sedi INPS al fine di predisporre le necessarie operazioni di sanificazione.
Sospesi i recapiti di Poste Italiane nella zona rossa
A causa dell’emergenza sanitaria, Poste Italiane ha sospeso i servizi di recapito postale nei Comuni della “zona rossa”. In questi territori, pertanto, potrebbero verificarsi ritardi o mancate consegne delle comunicazioni postali inviate da INPS. Sul sito e sull’app INPS Mobile è disponibile il servizio di Cassetta postale online, che consente agli utenti di consultare alcune delle comunicazioni inviate dall’Istituto.
Sospensione visite medico legali e comunicazioni ai cittadini
Nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia è stato disposto il differimento di tutte le viste assistenziali e previdenziali presso le UOC/UOST medico legale, anche al fine di evitare spostamenti non necessari ai cittadini.  Nel restante territorio nazionale si conferma la sospensione delle visite dei soli minori e degli ultra65enni. Per tutti i soggetti già convocati e interessati alla sospensione è previsto l’invio di SMS del rinvio della visita per emergenza Covid – 19.

Per saperne di più

Leggi: Inps


 

 

 

 

NEWS:

martedì 3 marzo 2020
Bando del Mibact per la riqualificazione dei Borghi storici del sud

A disposizione 30 milioni di euro per i Comuni della Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia
Sul sito del Mibact è stato pubblicato un importante bando che riguarda il recupero e la valorizzazione dei Borghi storici del sud. Il bando mette a disposizione 30 milioni di euro per progetti di “riqualificazione e valorizzazione turistico-culturale dei Comuni delle regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia”. 20 milioni sono destinati ai Comuni fino a 5.000 abitanti, mentre gli altri 10 milioni ai Comuni fino a 10.000 che abbiano individuato il centro storico quale zona territoriale omogenea (ZTO).
Il bando intende sostenere progetti finalizzati al rafforzamento dell’attrattività dei borghi e dei centri storici di piccola e media dimensione, attraverso il restauro e recupero di spazi urbani, edifici storici o culturali, nonché elementi distintivi del carattere “identitario”. L’intervento mira altresì a sostenere progetti innovativi di sviluppo turistico che favoriscano processi di crescita socio economica nei territori beneficiari, anche al fine di promuovere processi imprenditoriali che ne accrescano l’occupazione e l’attrattività. Ogni progetto può essere finanziato per un massimo di milione di euro. Scadenza: 13 aprile 2020. Tutte le informazioni e la modulistica si possono reperire a questo link.

Leggi: Giornale dei Comuni, 03/03/2020


domenica 1 marzo 2020
Sommesso elogio della vecchiaia

In questi giorni del propagarsi del coronavirus non è consolante per gli anziani ascoltare i martellanti bollettini che insistono sul fatto che i morti erano, per l’appunto, vecchi, per di più segnati da alcune patologie. Gli anziani reagiscono a questi annunci con fastidio, più che con paura, perché si sentono interpellati ancora una volta per ragioni mediche, demografiche ed economiche. Non ci si rivolge invece ad essi come a uomini e donne tuttora presenti tra di noi, che vorrebbero aggiungere vita ai loro giorni sempre più precari.
L’esistenza umana è sempre stata scandita in alcune precise stagioni, le cosiddette tappe della vita: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia. Ebbene, oggi nel nostro Occidente la vecchiaia non è solo un dato biologico ma è una stagione resa più pesante da ragioni culturali. I vecchi sono improduttivi e, di conseguenza, sono percepiti come persone dalla scarsa rilevanza sociale. Il più delle volte sono ritenuti insignificanti, privati anche della parola, perché da loro non si vuole ascoltare più nulla. Nel peggiore dei casi, sono addirittura abbandonati.

Leggi: La Repubblica, 01/03/2020


domenica 1 marzo 2020
Coronavirus: perché gli anziani meritano più rispetto

Da quando l’emergenza del COVID-19 è scoppiata in Italia non si fa che sottolineare che tutte le vittime finora accertate sono anziane affette da diverse patologie. Un «terrorismo» nei confronti di chi è più vecchio nefasto e anche insensato
«Tutte le vittime accertate sono anziani affetti da diverse patologie». Ce lo stanno ripetendo così tante volte che quella che doveva essere una rassicurazione si sta lentamente trasformando in una trappola senza uscita, in un vicolo cieco che getta sconforto e inquietudine.
Da quando è scattata l’emergenza coronavirus si ripete che gli anziani, tutti coloro che rientrano nella cosiddetta «quinta fascia», quella degli ultra sessantacinquenni, sono l’anello debole, i soggetti che, per un motivo o per l’altro, sono più esposti non solo al coronavirus, ma a qualsiasi altro tipo di virus e batterio.
Hanno le difese più basse, dicono. In caso di malattia hanno tempi di guarigione più lunghi, ripetono. Pochi, però, sembrano rendersi conto non solo che gli anziani costituiscono lo «zoccolo duro» del Paese, ma soprattutto che non è detto che se hai spento settanta candeline sei automaticamente condannato a una maggiore fragilità.

Leggi: Vanity Fair, 01/03/2020


venerdì 28 febbraio 2020
In difesa dell’anziano che combatte

Questo stramaledetto virus, come ogni altro malanno trasmettibile da uomo a uomo, sta tirando fuori il meglio di noi (volontà di rendersi utili, di fare qualcosa per gli altri, oltre che per se stessi) ma anche il peggio. Ed è giusto rendersene conto. Come definire, infatti, l’atteggiamento nei confronti degli anziani?
Quell’alzata di spalle generalizzata, quel gesto che vuol dire «era nel conto», quando a morire di contagio in questi giorni sono i vecchi? Vecchi che i gerontologi lo hanno chiarito di recente sono al massimo da considerare anziani con non poca vita davanti a loro? È giusto preoccuparsi dei giovani e dei bambini, ma non si può accettare in una società che si dice civile, questa rassegnazione, che sconfina nel cinico disinteresse, per gli anziani. O peggio, questo considerarli già mezzi morti e perciò una categoria che fa bene a fare un po’ di posto ai nuovi arrivati sulla terra.
E poi questo si pensa, mi dispiace dirlo, ma va detto perché spendere soldi e tenere occupati posti preziosi negli ospedali per esseri umani avviati al tramonto? Mi hanno portato a riflettere su questo i ragionamenti ascoltati in questi giorni, gli articoli che ho letto sui giornali, i dibattiti che ho seguito in tv. Certo, con i miei settantaquattro anni, sono parte in causa, e perciò partigiano. Ma tutto posso pensare riguardo me stesso tranne che considerarmi vicino al capolinea.
Ricordo a chi, giovane o non ancora anziano, che siamo noi approdati alla cosiddetta terza età a sostenere buona parte del Pil, che siamo noi anziani a tenere in piedi la baracca, con le nostre pensioni che servono ad aiutare figli e nipoti, e con le quali facciamo le nostre brave spese, facendo circolare valuta. Per non dire del patrimonio di conoscenza e di esperienze di cui siamo portatori.

Leggi: Il Messaggero, 28/02/2020


venerdì 28 febbraio 2020
Ok dell’Agenzia delle Entrate alle agevolazioni fiscali sul terreno destinato all’housing sociale Imposta di registro fissa e niente ipocatastali in caso di compravendita

Imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale (articolo 1, comma 88, legge 205/2017), per la compravendita di un’area finalizzata all’effettuazione di un intervento di edilizia convenzionata da realizzarsi ai sensi della legge 10/1977 qualora sia intuibile la «capacità» dell’atto traslativo «a realizzare direttamente ed immediatamente la funzione di trasformazione del territorio così come disciplinata dalla Convenzione stipulata», prima della compravendita, tra il privato proprietario del fondo e l’ente pubblico. Così conclude l’Agenzia delle Entrate nella Risposta a interpello n. 76 del 27 febbraio 2020. L’articolo 1, comma 88, legge 205/2017 ha introdotto il comma 2 dell’articolo 20 della legge 10/1977, il quale estende il trattamento tributario di cui al primo comma del medesimo articolo 20 (l’imposta di registro in misura fissa e l’esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale, ai sensi dell’articolo 32, dpr 601/1973) agli «atti preordinati alla trasformazione del territorio posti in essere mediante accordi o convenzioni tra privati ed enti pubblici, nonché a tutti gli atti attuativi posti in essere in esecuzione dei primi».

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 28/02/2020


giovedì 27 febbraio 2020
Coronavirus, Costa (Auser): “Media offendono gli anziani”

‘Basta segnali ai limiti dell’inciviltà, se muoiono gli anziani non importa?
“Ai media dico: evitate di lanciare segnali al limite dell’inciviltà. Basta con le frasi orrende. Non abbiamo gradito i commenti sbrigativi che dicevano che non è successo niente di grave. Se muoiono gli anziani non importa?”. Lo dice all’Adnkronos Enzo Costa, presidente di Auser, associazione di volontariato dedicata alla terza età, parlando dell’emergenza Coronavirus e aggiunge: “Alle Istituzioni chiediamo maggiore coordinamento. Arrivano messaggi contraddittori. Tutto e il contrario di tutto. Il che non aiuta nessuno”.
“E’ offensivo – spiega il presidente di Auser – lasciare intendere che non bisogna essere pessimisti perché il Coronavirus colpisce solo noi. La nostra associazione lavora 365 giorni all’anno non sulle emergenze ma sulle fragilità della terza età, cagionevolezze che si possono colmare nell’aspettativa di una vita lunga da ‘includere’ e non ‘mettere ai margini’ dell’individualismo”, per di più in un paese come l’Italia che è “il più vecchio al mondo con oltre 13 milioni di pensionati”, ricorda.
“Noi come Associazione abbiamo mantenuto aperti tutti i nostri presidi sociali, 1546 in tutte le province italiane, seguendo le indicazioni date dalle autorità, senza panico. Non chiudiamo per il Coronavirus. Siamo un punto di riferimento a cui ci si può rivolgere per qualsiasi tipo di aiuto”. Limitati dall’Associazione solo i servizi di trasporto, a parte i casi più urgenti. Tra le difficoltà: “carenza di strumenti di prevenzione come mascherine e gel dai servizi sanitari”, denuncia il presidente. E conclude: “Basta con i falsi allarmi e le politiche irresponsabili dei no-vax. Il coronavirus faccia riflettere tutti”.

Leggi: Adnkronos, 27/02/2020


giovedì 27 febbraio 2020
Pedretti: proteggere chi è più fragile

Il segretario dello Spi Cgil: “Muoiono solo i vecchi. Lo scrivono i giornali, lo dicono alla televisione, lo ribadiscono con leggerezza perfino gli esperti. Come se fosse un sollievo. Quasi fosse giusto”
“Muoiono solo i vecchi. Lo scrivono i giornali, lo dicono alla televisione, lo ribadiscono con leggerezza perfino gli esperti.
Come se fosse un sollievo. Quasi fosse giusto”. Lo afferma il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti in un post su Facebook. “In questi giorni complicati – aggiunge – bisognerebbe misurare le parole e proteggere chi è più fragile. Seguiamo con attenzione quello che sta succedendo, consapevoli di rappresentare la parte più esposta e a rischio della popolazione. Ci fidiamo dei medici e del nostro Sistema sanitario nazionale e siamo certi che il nostro paese ce la farà. Pretendiamo però un po’ più di rispetto per i nostri anziani”.

Leggi: Rassegna Sindacale, 27/02/2020


giovedì 27 febbraio 2020
Coronavirus, i numeri verdi istituiti dalle Regioni

Per fornire informazioni sul coronavirus, sono stati istituiti dalle Regioni appositi numeri verdi. L’appello dei governatori è di contattare questi numeri per avere chiarimenti. I numeri verdi delle Regioni si aggiungono al il numero unico nazionale 1500 del Ministero della Salute e il 112 per la segnalazione dei casi
– BASILICATA: 800.99 66 88
– PIEMONTE: 800.19 20 20
– VALLE D’AOSTA: 800.122.121
– LOMBARDIA: 800.894.545
– ALTO ADIGE: 800.751.751
– PROVINCIA TRENTO: 800.867.388
– VENETO: 800.462.340
– FRIULI-VENEZIA GIULIA: 800.500.300
– TOSCANA: 800.556.060
– UMBRIA: 800.636.363
– MARCHE: 800.936.677
– EMILIA ROMAGNA: 800033033
– CAMPANIA: 800909699
– LAZIO: 800118800
– CALABRIA: 800-767676
– SICILIA: 800 45 87 87
– PUGLIA: 800 71 39 31

Leggi: La Repubblica, 27/02/2020


mercoledì 26 marzo 2020
Tasse contro il consumo di suolo, la ricetta del ddl Green New Deal

Per la rigenerazione urbana proposto un programma da 75 milioni di euro in 15 anni
Disincentivare il consumo di suolo con imposte e politiche specifiche a livello locale e attuare un programma di rigenerazione urbana con uno stanziamento di 75 milioni di euro in 15 anni e iniziative per la demolizione degli edifici abusivi. Sono alcune delle proposte, allo studio del Governo, che potrebbero confluire nel disegno di legge sul Green New Deal e la transizione ecologica del Paese, collegato alla Legge di Bilancio 2020.
La prima bozza al momento disponibile, un testo su cui il confronto è in corso, contiene proposte che mirano alla tutela del suolo e incentivano il recupero del patrimonio costruito a scapito delle nuove costruzioni.
Tassa sul consumo di suolo
Il ddl punta ad introdurre un contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana. Il contributo si aggiungerà agli oneri di urbanizzazione e al costo di costruzione e ripagherà la perdita del valore ecologico, ambientale e paesaggistico dell’area su cui si costruisce.

Leggi: Edilportale, 26/03/2020


martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, perché gli anziani sono così a rischio: il morbo manda in tilt cuore e polmoni

Una delle poche certezze che abbiamo sul coronavirus è che può essere più pericoloso nelle persone anziane. E non perché le persone più avanti con gli anni sono più a rischio contagio rispetto ai giovani, ma perché in questa fascia della popolazione si hanno maggiori probabilità di sviluppare infezioni gravi. Per questo, agli anziani, si richiede una maggiore attenzione sia nelle misure di prevenzione, sia in caso di contagio sospetto. Lo spiega chiaramente Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria, che dà una serie di suggerimenti agli anziani o a chi si occupa di loro. Alcune misure sono valide solo per gli anziani, altre coincidono con le indicazioni diffuse dal ministero della Salute e riguardano tutta la popolazione. «Agli anziani ora si richiede una maggiore attenzione verso se stessi», spiega Antonelli Incalzi.

Leggi: Il Messaggero, 25/02/2020


martedì 25 febbraio 2020
Bonus facciate, nel condominio serve una maggioranza «forte»

La legge 27 dicembre 2019 n. 160 (legge di bilancio 2020) ha introdotto il «bonus facciate» e i principali chiarimenti son stati diffusi dall’agenzia delle Entrate con la circolare 2/E del 14 febbraio scorso. Nel caso di un condominio occorre un’assemblea in cui l’amministratore acquisisca un assenso di massima ad effettuare l’intervento, valutando se gli edifici oggetto degli interventi siano ubicati in zona A o B (le zone C non vi rientrano) ai sensi del Dm 1444/68, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali. Occorre dare incarico ad un tecnico per studiare e prospettare soluzioni, possibili costi, fare un capitolato su cui chiedere preventivi a imprese per le soluzioni scelte, anche in base ai costi. In particolare, si dovrà valutare se interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna sulle strutture opache della facciata, se interventi sulle strutture influenti (anche) dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, se includere anche (e come) balconi, ornamenti o fregi

Leggi: Edilizia e Territorio, Il Sole 24 Ore, 25/02/2020


martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, disabilità e caregiver: tra centri diurni chiusi e servizi sospesi

La Presidenza del Consiglio ha trasmesso un documento in cui dichiara “essenziali”, ma particolarmente a rischio, i centri diurni. Possibile la sospensione, ma necessaria la “compensazione”. Ricadute sull’assistenza domiciliare, ma sia garantito il supporto, “nei limiti dell’emergenza”. Il commento di Fish, le testimonianze dei caregiver
Le misure precauzionali, quelle messe in campo per prevenire e ridurre il contagio, colpiscono anche l’assistenza di chi ha una disabilità. Ieri è stata recapitata, dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità) al Capo Dipartimento per la Protezione civile e all’Ufficio di Gabinetto del ministero della Salute, una comunicazione che di fatto estende a centri diurni e servizi per le disabilità le misure precauzionali previste per attività pubbliche e private nelle cosiddette regioni focolaio.
Centri diurni, essenziali ma rischiosi
“Il DPCM 23 febbraio 2020 all’art. 1, comma 1, prevede la sospensione di attività pubbliche e private – si legge nel documento – con l’eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del Prefetto territorialmente competente. Potrebbero rientrare, tra i servizi essenziali, i cosiddetti Centri diurni per disabili – riconosce l’Ufficio – i quali però a causa della natura delle prestazioni erogate sono caratterizzati da un alto tasso di frequentazione (operatori, familiari e soggetti terzi)

Leggi: Redattore Sociale, 25/02/2020


giovedì 20 febbraio 2020
Condominio, il Milleproroghe apre le porte all’energia condivisa

Comunità energetiche: un passo avanti. Le commissioni Affari costituzionali e Bilancio alla Camera hanno votato un emendamento al decreto Milleproroghe (42.018, 42.013 e 42.022) che permette la creazione di comunità energetiche, la produzione e lo scambio di energia da fonti rinnovabili.
“Si apre una nuova fase delle rinnovabili anche in Italia dove le comunità energetiche erano fino a ora vietate – commenta G.B. Zorzoli, presidente del Coordinamento Free –. Questo emendamento consentirà l’organizzazione dei cittadini in comunità energetiche che potranno produrre autonomamente energie rinnovabili e scambiarle con altri soggetti, quali imprese, attività commerciali e condomini”.
Il testo votato è frutto di una proposta di Legambiente e Italia Solare – entrambi membri del Coordinamento Free – che ha voluto anticipare il recepimento della direttiva europea 2018/2001 per la promozione delle comunità energetiche.

Leggi: Quotidiano del Condominio, 20/02/2020


DALLE REGIONI:

lunedì 2 marzo 2020
Casa, Reggio Emilia: comune e tribunale fanno rete contro gli sfratti

La giunta di piazza Prampolini rinnova fino alla fine del 2021 l’accordo con il palazzo di giustizia per favorire, attraverso uno sportello dedicato, l’accesso ai servizi sociali comunali delle famiglie in condizioni di difficoltà economica
Comune e Tribunale di Reggio Emilia uniscono le forze per prevenire il disagio sociale causato dagli sfratti per morosità. La giunta di piazza Prampolini rinnova infatti fino alla fine del 2021 lo specifico accordo con il palazzo di giustizia per favorire, attraverso uno sportello dedicato, l’accesso ai servizi sociali comunali delle famiglie in condizioni di difficoltà economica. Nella delibera si sottolinea in particolare come “negli ultimi anni permane alto nel Comune di Reggio Emilia il numero dei procedimenti di sfratto azionati e successivamente definiti con convalida, con conseguenti disagi abitativi e tensioni sociali”. Inoltre “il crescente numero di procedure esecutive è riconducibile a casi di morosità del conduttore che però non riguardano più, come nel passato, fasce deboli e marginali della popolazione ma coinvolgono sempre di più ampie fasce della popolazione colpite dalla perdurante crisi economica”.

Leggi: Redattore Sociale, 02/03/2020


venerdì 28 febbraio 2020
Assegnazione alloggi pubblici si lavora alla modifica della legge

La Regione lavora per modificare la legge regionale sull’assegnazione degli alloggi pubblici. L’assessore Roberto Frongia ha avviato il tavolo tecnico con i sindacati di categoria Sunia, Uniat e Sicet per discutere della revisione di una norma che risale al 1989. «La nuova norma dovrà ispirarsi a criteri di equità sociale, chiarezza normativa e semplificazione amministrativa, ridisegnare le funzioni dei vari soggetti interessati e migliorare i diversi procedimenti che vanno dalla predisposizione delle graduatorie alla decadenza dell’assegnazione, alla mobilità, fino alla determinazione del canone». Si tratta, ha sottolineato Frongia, di «una riforma attesa, che deve spingerci ad agire con assoluta celerità per sanare le criticità che riguardano l’edilizia popolare. Abbiamo a che fare con una legge obsoleta, che non trova più rispondenza nelle reali esigenze di una società in continua evoluzione». Accolta la proposta dei sindacati per l’istituzione di un tavolo di consultazione permanente che riguarda tutti i temi del comparto abitativo e non solo l’edilizia pubblica.

Leggi: La Nuova Sardegna, 28/02/2020


sabato 22 febbraio 2020
«Una città riempita dal cemento Ma ci sono settemila alloggi sfitti»

Inquilini e proprietari all’unisono: «Si continua a costruire, mentre l’offerta è da anni più alta della domanda»
«A Perugia ci sono settemila alloggi vuoti, ma nonostante questo si continua a costruire». Cristina Piastrelli, sindacalista del Sunia-Cgil che tutela gli inquilini, ha raccolto i dati delle case sfitte alla fine del 2018. E i numeri che fornisce, dimostrano che di tutto ci sarebbe bisogno, meno che di aggiungere altro cemento in città. L’ultimo caso a destare una certa impressione è quello dell’ex tabacchificio in via Cortonese, dove è in corso la realizzazione di 171 appartamenti, ma basta gettare lo sguardo in giro per la città e notare come siano spuntati negli anni alloggi e attività commerciali che hanno fatto sollevare dubbi e perplessità da più parti.
E Piastrelli focalizza naturalmente l’attenzione sulle abitazioni. «Le cose non vanno affatto bene neanche per l’Ater: a me risultano 600 alloggi di edilizia popolare sfitti, con liste di attesa lunghissime, di oltre mille famiglie». Già perché la manutenzione e la cura delle case popolari è così costosa che neanche l’Agenzia e i Comuni riescono a far fronte agli interventi. «A Città della Pieve ci sono 16
domande, ma quattro appartamenti sono inutilizzati da 10 anni perché non ci sono le risorse per ristrutturarli» dice Piastrelli. «Tantissimi proprietari non affittano perché spesso si ritrovano in casa persone non in grado di far fronte al canone di locazione e si trovano di fronte con gli sfratti che sono sempre un problema serio».

Leggi: Confedilizia, 22/02/2020


sabato 22 febbraio 2020
Case vuote tra ritardi e rinunce flop delle nuove assegnazioni

Poco personale, troppo lavoro in Comune: proteste dal Pd e dalla Lega Solo 8 assegnazioni a giovani coppie. Si va a un nuovo bando social housing
Settore Casa comunale nel mirino delle critiche. Non solo della opposizione ma anche di parte della maggioranza. Proprio ieri si era levata la voce critica della leghista Silvana Tosi sulle poche ore di apertura degli sportelli nelle Municipalità (ridotti da sei a tre con due ore di apertura la settimana) che ha portato alla promessa, da maggio, di portare a 28 le ore di apertura settimanale. La polemica non riguarda affatto lo sforzo del personale degli uffici, alle prese con una mole imponente di lavoro. «È la scarsità di personale che impone un intervento immediato di potenziamento», dice il consigliere comunale Pd Emanuele Rosteghin.
Perché la situazione sta ritardando assegnazioni di alloggi in centro storico come in terraferma. Le 28 case in assegnazione a giovani coppie in centro storico, dice Rosteghin, che ha visto discussa una sua interrogazione di luglio 2019 sul bando 2018. «Mi hanno risposto che le risorse del personale sono scarse e ci sono poche unità al lavoro. Non c’è solo questo bando. Sono in corso le procedure del bando Erp e quello del social housing di via Mattuglie alla Gazzera. Dopo un anno e mezzo dalla graduatoria per il bando per le giovani coppie si è alle prime 8 assegnazioni e già due coppie hanno rifiutato. Evidentemente c’è un problema: occorre investire di più sul personale per velocizzare queste pratiche, francamente complesse. Avere case libere e non assegnate appare inaccettabile», evidenzia.

Leggi: La Nuova Venezia, 22/02/2020


giovedì 20 febbraio 2020
Coronavirus, visite limitate a Rsa e case di riposo per anziani. I baci alla finestra tra madre e figlia

Visite e orari ridotti, in alcuni casi accessi bloccati salvo urgenze: con l’evolversi dell’emergenza sanitaria i centri adottano misure restrittive. Ma c’è collaborazione da parte dei familiari. La storia di Emanuela e Marisa: quell’abbraccio a distanza
Una mamma e una figlia divise da un vetro. Chi ha protetto per una vita l’altra, adesso è quella fragile, da proteggere e rassicurare. Quella a cui far sentire la vicinanza anche se per qualche giorno sarà possibile soltanto dentro la cornetta di un telefono, o dietro il vetro di una finestra. Aveva preso un permesso di lavoro mercoledì per poterle far visita, nell’unico slot orario lasciato aperto dopo la limitazione degli accessi decisi dalla struttura per contrastare l’epidemia da coronavirus. «Volevo spiegare bene la situazione a mamma perché non si spaventasse. Ci siamo date appuntamento a sabato», racconta Emanuela Cassi, 54 anni, figlia di Marisa, che di anni ne ha 84, soffre di Alzheimer e da ottobre vive nella R.s.a. (Residenza Sanitaria Assistenziale per anziani) Palazzolo di Milano, della Fondazione Don Gnocchi.

Leggi: Corriere della Sera, 20/02/2020


lunedì 10 febbraio 2020
Presentato il progetto di supporto ai caregiver. Un milione di euro in servizi rivolti a chi assiste i propri cari

È l’ultimo tassello della manovra rivolta alle famiglie che il sindaco Virginio Merola ha annunciato negli scorsi mesi e che è stata approvata con il bilancio: un milione di euro, a partire dal 2020, in servizi rivolti ai caregiver, persone che si occupano di propri familiari, spesso non autosufficienti.
Con la firma dell’accordo tra l’assessore al Welfare Giuliano Barigazzi e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di CGIL, CISL e UIL si avvia la dfase di organizzazione del progetto elaborato dall’Amministrazione comunale che entrerà a pieno regime, attraverso diversi passaggi, entro l’anno.
“In questo momento storico – afferma l’assessore Barigazzi – il compito delle amministrazioni locali è quello di coordinare i servizi. È per questo che abbiamo deciso di non erogare fondi diretti ma, in un’ottica di orientamento e garanzia, creare una rete fra tutti i soggetti coinvolti che permetterà a noi di svolgere anche una importante funzione di regolazione del mercato. I cittadini a cui ci rivolgiamo sono sicuramente quelli con i redditi più bassi ma anche quelli con redditi medi”.
Dopo una fase di progettazione e individuazione dei soggetti erogatori dei servizi, in primavera inizierà il servizio telefonico e quello di consulenza dedicato ai caregiver per assicurare ascolto, fornire consigli e offrire un primo orientamento sulle opportunità che il sistema pubblico e privato può a suo vantaggio e a quello dell’assistito.
Successivamente verranno attivati gli accompagnamenti con automezzi, anche pubblici, per attività quotidiane come visite mediche, operazioni in banca e in posta, ecc. e infine partirà il supporto all’assistenza e alle manutenzioni domestiche.

Leggi: Comune di Bologna, 10/02/2020


IN AGENDA:

4 giugno 2020 – Roma – Welfare Day – La Nuvola Convention Center –  Viale Asia – Ore 9.00
Iscrizioni aperte sul sito www.welfareday.it


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

venerdì 28 febbraio 2020
Contrattazione sociale territoriale: il sindacato per la partecipazione, l’inclusione e la democrazia

“Fino a quando il pregiudizio e la segretezza, la cattiva rappresentazione dei bisogni, o la semplice ignoranza non saranno sostituiti da un atteggiamento serio di indagine e di vera apertura del processo di costituzione delle decisioni, non potremo renderci conto di quanto l’intelligenza della gente comune possa essere adatta a risolvere il problemi posti dalle politiche pubbliche”
(John Dewey 1954)
Crediamo che la citazione di Dewey individui con molta efficacia alcuni degli obiettivi e delle funzioni fondamentali che deve porsi la contrattazione sociale territoriale.
La contrattazione sociale territoriale è una specificità italiana, ma certamente si colloca nel sistema di relazioni tra le parti sociali che – pur tra significative diversità – ha caratterizzato i paesi membri dell’Unione europea a partire dal secondo dopoguerra del Novecento. In esso il ruolo del sindacato non si limita a quello di portatore di interessi, ma di promotore di partecipazione, benessere, sviluppo equo e inclusivo. La contrattazione sociale territoriale è basata e legittimata fondamentalmente dalle pratiche, dalle intese e dalle coalizioni che realizza sul terreno. Essa è meno formalizzata della contrattazione collettiva; non realizza “contratti” ma “accordi”; rappresenta le istanze sociali in un rapporto non semplice tra la naturale constituency del sindacato (costituita da lavoratori e lavoratrici) e i bisogni della cittadinanza in senso più ampio e di specifici gruppi sociali.
La negoziazione che si concentra sul sociale e sul territorio è anche uno strumento per indagare lo stato di salute della democrazia. Questa si alimenta e si sostanzia a condizione che si diffonda la conoscenza di come combinare il particolare e il generale. La democrazia è un regime sociale e politico in apprendimento – e di apprendimento – e l’attività negoziale tra i soggetti organizzati e i corpi intermedi ne costituisce uno degli strumenti.

Leggi: Welforum, 28/02/2020


venerdì 28 febbraio 2020
La legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento

L’Autore affronta alcune delicate questioni poste, sul piano applicativo, dalla Legge 22 dicembre 2017, n. 219 soprattutto riguardo alle persone non più capaci di esprimere le proprie volontà in merito alle scelte di cura. Ed auspica che la figura dell’amministratore di sostegno e quella del fiduciario possano rappresentare un valido strumento per correggere le molte derive che scaturiscono dal considerarle aprioristicamente incapaci. di Fabio Cembrani (Direttore U.O. di Medicina Legale, Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento)
La recente approvazione del Decreto del Ministro della Salute 10 dicembre 2019, n. 168 (Regolamento concernente la banca dati nazionale destinata alla registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento) ha, per il momento, messo un primo sigillo alla lunga e difficile stagione iniziata con l’approvazione della Legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento). Con questa norma il legislatore ha rimodulato il rapporto giuridico tra il medico ed il paziente valorizzando una nuova e più moderna forma di relazione di cura, centrata sull’incontro tra l’autonomia decisionale del primo e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del secondo, aprendo finalmente la strada al living will (testamento biologico), coerentemente a quanto previsto dal Codice di deontologia medica. Così la persona medesima è legittimata al deposito anticipato della sua volontà riguardo a future opzioni di cura.

Leggi: I Luoghi della Cura, 28/02/2020


unedì 24 febbraio 2020
Quando l’isolato si fa sociale – (Ri)programmare i Sad a scala di quartiere. Il caso di Barcellona – Benedetta Marani

La progressiva crescita della popolazione anziana in Europa (Eurostat, 2019) e le previsioni socio-demografiche future pongono l’accento sulla necessità di implementare politiche e strategie efficaci per far fronte agli emergenti bisogni sociosanitari degli over 65.
Questo vale in particolar modo per l’Italia, il paese dell’UE con la maggiore presenza di anziani (ibidem), dove dal 2003 al 2016 la spesa sociale dei Comuni dedicata alla popolazione anziana si è ridotta dell’8% (ISTAT, 2016).
Ciononostante, alcune amministrazioni locali hanno implementato interessanti esperienze di riorganizzazione del sistema dell’assistenza a domicilio sulla base delle risorse economiche, umane e materiali disponibili a livello locale (Tidoli, 2017; Bricocoli, Sabatinelli, 2017). Queste sperimentazioni di ‘domiciliarità 2.0’ (Pasquinelli, 2019) avanzano un ripensamento dei servizi in relazione ai nuovi bisogni delle famiglie, spesso proponendo il superamento della consolidata logica ‘prestazionale’ e modificando il rapporto ‘uno ad uno’ che ha sinora caratterizzato la loro erogazione (ibidem).
In quest’ottica, il contributo vuole proporre un esempio inedito di riorganizzazione dei servizi domiciliari implementato a partire dal 2017 nel Comune di Barcellona (Catalogna, Spagna), che identifica nel territorio e nelle sue caratteristiche fisiche e socio-demografiche la base per ripensare il sistema della cura e dell’assistenza a domicilio.

Leggi: Welforum, 24/02/2020


giovedì 20 febbraio 2020
La Casa, il primo passaggio per lasciare la strada

350 persone lo testimoniano grazie all’Housing First – Caterina Cortese
Per una persona senza dimora avere una casa significa iniziare una nuova vita. In questo articolo fio.PSD presenta in anteprima alcuni dati raccolti dal proprio Osservatorio su un gruppo di progetti Housing First attivi in Italia (21) che hanno dato un alloggio ad oltre 350 persone senza dimora.
Per chi lavora nei servizi alla homelessness e si occupa da anni di povertà, sa che uno degli approcci più sfidanti e promettenti diffusi in Italia negli ultimi cinque anni – prima grazie all’associazionismo spontaneo e oggi grazie a risorse dedicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali -, si chiama Housing First.
Housing First vuol dire che i “senza tetto” ricevono dai servizi sociali territoriali l’opportunità di entrare in un appartamento autonomo godendo dell’accompagnamento di una equipe di operatori sociali direttamente in casa. Già i risultati diffusi nel 2016 in Italia da un gruppo di ricercatori, e raccolti nel volume “Prima la casa” (a cura di Molinari e Zenarolla), avevano mostrato risultati interessanti che analizzavano lucidamente opportunità e limiti dell’approccio in Italia. Oggi l’osservazione di questi progetti continua e si allarga anche ad altre città che proprio grazie agli investimenti ministeriali hanno avviato almeno un progetto di Housing First oltre ai servizi tradizionali di dormitorio e mensa (Torino, Milano, Ravenna, Pisa, Ragusa, Pordenone, Udine etc, e a breve anche Roma e Napoli).

Leggi: Welforum, 20/02/2020


mercoledì 19 febbraio 2020
I servizi sociali rivolti alle persone non autosufficienti: l’offerta degli enti non profit

Le organizzazioni del Terzo settore giocano un ruolo fondamentale nell’offerta dei servizi sociali alla cittadinanza. A partire dai risultati dell’ultima indagine INAPP su questo tema, l’articolo propone un’analisi delle organizzazioni non profit impegnate nel settore della non autosufficienza. Fra gli aspetti indagati vi sono il tipo di servizio offerto, la tipologia giuridica dei provider, la distribuzione territoriale, le risorse umane impiegate.
di Annalisa Turchini (Ricercatrice ‎INAPP – Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, Roma)
I servizi sociali sono l’insieme di prestazioni volte a fornire risposte a problemi di cura, assistenza e aiuto a persone e famiglie in condizioni di disagio (quali ad esempio anziani, disabili, minori, persone con dipendenze, persone non autosufficienti, ecc.). Nei servizi sociali sono comprese tutte le attività e gli interventi atti ad attenuare o superare lo stato di bisogno fisico, economico e di emarginazione sociale. Le prestazioni prettamente sanitarie non rientrano nel novero dei servizi sociali.
In Italia, i servizi sociali sono attuati da norme e interventi congiunti che interessano tutti i livelli di governo (Stato, Regioni e Comuni) mentre, nel rispetto del dettato costituzionale della sussidiarietà1, l’erogazione dei servizi spetta ai soggetti più vicini ai cittadini, cioè alle Amministrazioni Comunali. In conformità allo stesso principio e in linea con il dettato della legge quadro di riforma del sistema dei servizi sociali2, il ruolo di fornitore delle prestazioni è, di preferenza, affidato alle organizzazioni del Terzo settore.

Leggi: I Luoghi della Cura, 19/02/2020


giovedì 13 febbraio 2020
Tre risposte per un paese che invecchia
Gli ultimi dati Istat non lasciano spazio a dubbi, l’Italia invecchia e invecchia in fretta. E se la vita continua ad allungarsi in un paese che si spopola, come sarà il nostro futuro prossimo?

Sessantasette neonati ogni cento morti. Il bilancio demografico che l’Istat ci consegna ogni anno puntualmente ci mostra teste sempre più grigie e con esse ingrigisce le aspettative. Sì, è vero che la vita continua ad allungarsi: adesso l’aspettativa di vita alla nascita è di 81 anni per gli uomini, 85,3 per le donne.
Ma quel mese di vita in più che statisticamente conquistano le generazioni che ogni anno nascono, in quale paese lo vivono e lo vivranno?
Prima risposta: in un paese che invecchia e che si spopola. Il trend è iniziato cinque anni fa e da allora non si è fermato. Scende in numeri assoluti la popolazione italiana, 116.000 in meno nel 2019 rispetto all’anno prima. Questo dato include diverse variabili: le persone nascono, muoiono e si spostano nel frattempo. Se guardiamo solo al saldo nascite-morti, il bilancio è di meno 212.000. Appunto, 67 neonati ogni 100 morti. Scrive l’Istat che si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal paese dal 1918. In questi giorni è nelle sale 1917, il film che ci ricorda la carneficina della prima guerra mondiale che fu la causa di quel record negativo, nel 1918. E oggi? Se non una carneficina, qual è la causa?

Leggi: Ingenere, 13/02/2020


SEGNALAZIONI:

Coronavirus: il decreto del governo – Tutte le misure di precauzione

“Allo scopo di evitare il diffondersi di epidemie, nei Comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione, o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile a una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio di virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionale all’evolversi della situazione epidemiologica”. Così si legge nel decreto varato domenica 23 febbraio dal Consiglio dei ministri, contenente le misure che potranno essere adottate per fare fronte all’emergenza coronavirus.
DIVIETO DI ALLONTANAMENTO O DI ACCESSO DAI COMUNI COLPITI
Divieto di allontanamento dal Comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel Comune o nell’area; divieto di accesso al Comune o all’area interessata.
STOP AGLI EVENTI SPORTIVI, CULTURALI E RELIGIOSI
Sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico.

Leggi: Inca


Inps: online ISEE precompilato

Da oggi è possibile accedere alla Dichiarazione Unica sostitutiva (DSU) in modalità precompilata (cosiddetto ISEE precompilato) sul sito dell’Inps, www.inps.it.
La DSU precompilata è disponibile nella sezione “Prestazioni e servizi”- “Tutti i servizi”- “ISEE precompilato” del sito. Si tratta di una novità che viene incontro alle esigenze dei cittadini, evitando code e sprechi di tempo.
Il servizio on line, infatti, agevola e semplifica la compilazione della DSU con dati precompilati grazie alla condivisione delle informazioni fornite dall’Agenzia delle entrate e dall’INPS.
L’Inps ha illustrato con il messaggio n. 96 del 13.1.2020 il processo e le modalità di acquisizione della DSU e ha pubblicato nella sezione “ISEE precompilato” alcuni tutorial che possono aiutare il cittadino a comprendere le varie fasi del processo di acquisizione della dichiarazione precompilata. Resta comunque ferma la possibilità per il cittadino di ottenere l’ISEE presentando la DSU anche nella modalità non precompilata.

Leggi: Inca


Pensione anticipata “Opzione donna” – Inps, al via le domande

Confermata anche per il 2020 la misura del pensionamento anticipato riservata alle donne (cosiddetta Opzione donna). La legge di bilancio 2020 ha esteso questa possibilità alle lavoratrici che, al 31 dicembre 2019, abbiano compiuto 58 anni di età, se dipendenti, e 59 anni di età, se autonome, e che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi, a condizione che optino per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo del sistema contributivo.
Con il messaggio 23 gennaio 2020, n. 243 l’Inps informa che è possibile presentare la domanda per l’Opzione donna avvalendosi delle consuete modalità: attraverso il servizio online; rivolgendosi al Patronato e agli intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi; tramite il Contact center.

Leggi: Inca

 

 

 

NEWS:

martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, perché gli anziani sono così a rischio: il morbo manda in tilt cuore e polmoni

Una delle poche certezze che abbiamo sul coronavirus è che può essere più pericoloso nelle persone anziane. E non perché le persone più avanti con gli anni sono più a rischio contagio rispetto ai giovani, ma perché in questa fascia della popolazione si hanno maggiori probabilità di sviluppare infezioni gravi. Per questo, agli anziani, si richiede una maggiore attenzione sia nelle misure di prevenzione, sia in caso di contagio sospetto. Lo spiega chiaramente Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria, che dà una serie di suggerimenti agli anziani o a chi si occupa di loro. Alcune misure sono valide solo per gli anziani, altre coincidono con le indicazioni diffuse dal ministero della Salute e riguardano tutta la popolazione. «Agli anziani ora si richiede una maggiore attenzione verso se stessi», spiega Antonelli Incalzi.

Leggi: Il Messaggero, 25/02/2020


martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, disabilità e caregiver: tra centri diurni chiusi e servizi sospesi

La Presidenza del Consiglio ha trasmesso un documento in cui dichiara “essenziali”, ma particolarmente a rischio, i centri diurni. Possibile la sospensione, ma necessaria la “compensazione”. Ricadute sull’assistenza domiciliare, ma sia garantito il supporto, “nei limiti dell’emergenza”. Il commento di Fish, le testimonianze dei caregiver
Le misure precauzionali, quelle messe in campo per prevenire e ridurre il contagio, colpiscono anche l’assistenza di chi ha una disabilità. Ieri è stata recapitata, dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità) al Capo Dipartimento per la Protezione civile e all’Ufficio di Gabinetto del ministero della Salute, una comunicazione che di fatto estende a centri diurni e servizi per le disabilità le misure precauzionali previste per attività pubbliche e private nelle cosiddette regioni focolaio.
Centri diurni, essenziali ma rischiosi
“Il DPCM 23 febbraio 2020 all’art. 1, comma 1, prevede la sospensione di attività pubbliche e private – si legge nel documento – con l’eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del Prefetto territorialmente competente. Potrebbero rientrare, tra i servizi essenziali, i cosiddetti Centri diurni per disabili – riconosce l’Ufficio – i quali però a causa della natura delle prestazioni erogate sono caratterizzati da un alto tasso di frequentazione (operatori, familiari e soggetti terzi).

Leggi: Redattore Sociale, 25/02/2020


martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, Unione inquilini: sospendere gli sfratti nelle regioni interessate

“Siano sospese le esecuzioni di sfratto comunque motivati e delle esecuzioni di esproprio a causa di pignoramento da parte degli istituti di credito nelle regioni interessate da contagi di Coronavirus.
“Siano sospese le esecuzioni di sfratto comunque motivati e delle esecuzioni di esproprio a causa di pignoramento da parte degli istituti di credito nelle regioni interessate da contagi di Coronavirus. Unione inquilini propone emendamento al decreto legge 23 febbraio 2020”. Lo scrive in una nota la segreteria nazionale Unione inquilini. Alla Camera dei deputati è in discussione il decreto legge 23 febbraio 2020, n 6 relativo a interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19. In tale contesto l’Unione inquilini ha oggi inviato ai gruppi parlamentari una proposta di emendamento affinché tra le misure da prendere sia prevista anche la possibilità di sospendere l’esecuzione degli sfratti e degli espropri forzosi a seguito di pignoramento da parte degli istituti di credito.

Leggi: Redattore Sociale, 25/02/2020


domenica 23 febbraio 2020
Welfare sociale, il rischio dell’inerzia

“Mese sociale”, rubrica in collaborazione con Welforum. “Il  nostro paese esprime bisogni sociali imponenti che continuiamo a fronteggiare con strumenti che faticano a rinnovarsi, ad adeguarsi”
Procedere per inerzia: se c’è un rischio per il welfare sociale questo è tra quelli più seri. Perché l’inerzia porta rapidamente alla obsolescenza, di fronte a bisogni che cambiano senza soluzione di continuità. C’è un welfare dei servizi che assimila poco i molti sforzi di innovazione, che considera il cambiamento teoricamente importante ma praticamente evitabile, che si compiace di amministrare l’esistente. Senza uno sguardo “oltre”, senza uno sguardo “altro”. Tre esempi.
Primo, il Piano per la non autosufficienza 2019-2021 recentemente emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Come osservano Cristiano Gori e Franco Pesaresi, a confondere è il titolo: “infatti, non si tratta di un piano nazionale […], bensì esclusivamente di un atto contenente nuovi obiettivi e modalità di utilizzo del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza”. Un Fondo che, con i suoi 571 milioni di euro per quest’anno, riguarda solo il 2 per cento del totale della spesa pubblica del settore. Un Piano che inizia a definire livelli essenziali di assistenza, ma che li identifica in una prestazione monetaria, legittimando lo status quo di una realtà che per il 90% è fatta di sussidi economici: “in altre parole – continuano Gori e Pesaresi – le scelte per il futuro non possono che porsi in continuità con quelle del passato, argomentazione evidentemente antitetica ad una prospettiva riformatrice”.

Leggi: Redattore Sociale, 23/02/2020


sabato 22 febbraio 2020
Coronavirus: consigli e sintomi, le 10 cose da sapere

Infezione anche senza sintomi. La prima difesa è lavarsi le mani e stare lontani da chi tossisce e starnutisce
Come avviene il contagio?
Tramite le goccioline che una persona infetta emette respirando, parlando, tossendo e starnutendo. Queste goccioline possono entrare nelle vie aeree di un’altra persona che si trovi a meno di un metro e mezzo di distanza.
Quali sono le precauzioni?
Restare lontani da chi tossisce e starnutisce; lavarsi le mani (che potrebbero aver toccato oggetti contaminati); non toccarsi il viso (sempre perché le mani potrebbero ospitare il virus); in caso di sintomi, evitare di andare al pronto soccorso e chiamare il proprio medico, il 112 o il 1500.
Il coronavirus può essere trasmesso da persone senza sintomi?
“All’inizio dell’epidemia non eravamo convinti che il contagio avvenisse senza sintomi” spiega Antonella Castagna, infettivologa del San Raffaele di Milano e dell’università Vita-Salute. “Poi la sensazione contraria si è rafforzata. Oggi abbiamo una conferma. Uno studio ha trovato nelle vie aeree di alcuni pazienti privi di sintomi delle quantità di virus elevate”. Per Carlo Federico Perno, microbiologo dell’università di Milano, “è difficile che il virus venga trasmesso da persone completamente senza sintomi.

Leggi: La Repubblica, 22/02/2020


martedì 18 febbraio 2020
Welfare, Gazzi (Cnoas) su dati Istat: più spesa sociale? Chi stava male oggi sta peggio

Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, commenta i dati dell’Istituto di statistica: “Servono risorse certe e nazionali, ma serve soprattutto un diverso impiego dei fondi”
“I dati Istat che certificano l’aumento della spesa dei comuni per i servizi sociali sono insieme una buona e una cattiva notizia. A 20 anni dalla legge del 328 del 2000, la cosiddetta legge Turco resta tutt’ora inapplicata perché i livelli essenziali delle prestazioni non sono stati definiti: la media italiana è di 119 euro per abitante, ma se ne spendono 172 per ogni abitante del Nord-Est e 58 euro per ogni abitante del Sud, Chi stava male 20 anni fa sta peggio adesso. La spesa è quasi per intero a carico dei comuni e gli enti locali del Sud o dell’entroterra non si possono permettere di investire in servizi sociali dei quali i loro cittadini hanno più bisogno”. Lo dice Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, commentando i dati dell’Istituto di statistica.

Leggi: Redattore Sociale, 18/02/2020


DALLE REGIONI:

martedì 25 febbraio 2020
Coronavirus, Acli: supermercati di Bologna vuoti, soccorrere gli anziani

Pur senza contagi da Coronavirus, a Bologna è scattata la corsa a far provviste nei supermercati, “ma c’è una fetta di persone che è rimasta indietro: gli anziani”. Lo segnala Filippo Diaco, presidente provinciale Acli
Pur senza contagi da Coronavirus, a Bologna è scattata la corsa a far provviste nei supermercati, “ma c’è una fetta di persone che è rimasta indietro: gli anziani che non hanno la possibilità di andare avanti con le scorte alimentari della settimana, oggi vanno nei supermercati e non trovano nulla”, segnala Filippo Diaco, presidente provinciale delle Acli, parlando oggi a Ciao radio. E chiedendo di fare qualcosa per questa categoria di persone o per i disabili che non possono muoversi da casa. “C’è già un ‘ritorno’ di mail, telefonate e lamentele” per questo tipo di difficoltà e dunque, secondo Diaco, “politica e istituzioni devono dare un servizio dedicato a queste persone. Penso che sicuramente il Comune prenderà provvedimenti”, aggiunge.
E su Facebook le Acli lanciano l’idea di un “servizio, anche telefonico, per raccogliere ‘liste della spesa’ e ordinarle e farle consegnare a casa delle persone”. Un servizio ad hoc perché “certo, esistono i servizi di spesa online, ma tanti anziani non hanno idea di come funzionino

Leggi: Redattore Sociale, 25/02/2020


martedì 25 febbraio 2020
Famiglia: in Sardegna “comuni amici e sportello unico

Si chiama “La famiglia al centro”, il progetto della direzione regionale delle Politiche sociali della Regione Sardegna, realizzato in collaborazione con l’Anci, che prevede l’apertura di 20 centri per il benessere familiare
Uno “sportello unico” per migliorare la qualità della vita delle famiglie, soprattutto nei piccoli comuni della Sardegna, dove i servizi ci sono, ma spesso sono “slegati” tra loro. Si chiama “La famiglia al centro”, il progetto della direzione regionale delle Politiche sociali della Regione Sardegna, realizzato in collaborazione con l’Anci, che prevede l’apertura di 20 centri per il benessere familiare -17 già attivi- in altrettanti distretti Plus (i Piani unitari dei servizi alla persona, ndr) dell’isola. Il progetto sperimentale, illustrato questa mattina a Cagliari, di fatto ha l’obbiettivo di istituire nei Comuni sardi, o nelle aggregazioni di comuni, uno “sportello unico” dedicato alla famiglia, composto da un’equipe multidisciplinare- psicologici, pedagogisti, mediatori e assistenti sociali- sul modello già adottato dalla Provincia autonoma di Trento e da alcuni comuni del Veneto. Per dare gambe alla convenzione sottoscritta da Regione e Anci, le risorse complessive sono 1,75 milioni di euro, fondi provenienti dalla presidenza del Consiglio dei ministri.

Leggi: Redattore Sociale, 25/02/2020


venerdì 21 febbraio 2020
Dalla Regione Lazio 1,7 milioni per rsa e strutture riabilitative di piccoli comuni

La Regione ha innalzato la quota di compartecipazione alla spesa per le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e per le strutture riabilitative di mantenimento, così da abbassare proporzionalmente i costi a carico delle famiglie
“Il Lazio investe sui piccoli Comuni, meno di 5mila abitanti, con uno stanziamento di 1,7 milioni di euro. La Regione ha innalzato la quota di compartecipazione alla spesa per le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e per le strutture riabilitative di mantenimento, così da abbassare proporzionalmente i costi a carico delle famiglie. La copertura sale dalla percentuale storica del 50% al 70%, anche per le prestazioni socioriabilitative psichiatriche, nei casi siano compartecipate dall’utenza. L’incremento è stato introdotto con un emendamento alla proposta di legge regionale n.194 del 31 ottobre 2019, ‘Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione’, approvato oggi dal consiglio regionale”. A darne notizia e’ l’assessore della Regione Lazio alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali, Alessandra Troncarelli.
“Con questa azione, la Regione Lazio- spiega Troncarelli- ha voluto sostenere economicamente i piccoli Comuni, così da ridurre le difficoltà incontrate nel fronteggiare l’integrazione delle rette per gli utenti. Una misura tangibile che conferma l’impegno della giunta Zingaretti sia in favore degli enti locali di minore dimensione, considerati una ricchezza da tutelare e valorizzare, sia degli utenti più vulnerabili e dei loro familiari”.

Leggi:  Redattore Sociale, 21/02/2020


giovedì 20 febbraio 2020
 Bologna oltre le barriere, partita la call per la candidatura per l’Access City Award

Mappare i servizi esistenti e individuare i possibili progetti futuri utili a promuovere la cultura dell’accessibilità: al via il percorso per la candidatura del capoluogo emiliano al Premio europeo Città accessibile. Dal 18 marzo al via una serie di incontri laboratoriali aperti a tutti
Mappare le attività, i servizi e i progetti esistenti; organizzare iniziative di supporto alla candidatura con l’utilizzo del logo “Accessibilità è Bologna”; individuare possibili progetti futuri utili a promuovere la cultura dell’accessibilità e a garantire l’uguaglianza e la partecipazione delle persone con disabilità. Il percorso per la candidatura di Bologna al Premio europeo Città accessibile (Access City Award) è ai blocchi di partenza, e l’amministrazione comunale lancia la call to action. Per accompagnare e sostenere la candidatura, il Comune e la Fondazione per l’innovazione urbana promuovono un percorso di ascolto e coinvolgimento che metta in comunicazione tutti i soggetti del territorio interessati al tema dell’accessibilità e valorizzi il contributo che ciascuno può dare. “L’invito è a tutti: associazioni, fondazioni, istituzioni, imprese, cittadini – sottolinea Marco Lombardo, assessore alle Politiche per il terzo settore –. Ci piacerebbe che anche chi, solitamente, non si occupa di queste tematiche decida di far parte di questa avventura. Il passaggio cruciale lo avremo quando l’accessibilità sarà integrata nelle politiche urbane”. Gli fa eco Egidio Sosio, disability manager del Comune di Bologna: “Spero che oltre a vincere il premio riusciremo a vincere anche una nuova ottica con cui affrontare i cambiamenti, urbanistici e culturali, della nostra città”.

Leggi: Redattore Sociale, 20/02/2020


giovedì 20 febbraio 2020
Disabilità, in Lombardia sì al registro telematico delle barriere architettoniche

I piani di eliminazione delle barriere architettoniche dovranno essere dichiarati dai Comuni in un apposito registro regionale: lo prevede il progetto di legge che ha avuto stamane il via libera dalla commissione Territorio presieduta da Claudia Carzeri
I piani di eliminazione delle barriere architettoniche in Lombardia dovranno essere dichiarati dai Comuni in un apposito registro regionale: lo prevede il progetto di legge (relatore Gabriele Barucco), che ha avuto stamane il via libera a larga maggioranza dalla commissione Territorio presieduta da Claudia Carzeri.
“La proposta -ha detto Barucco – modifica la legge regionale 6/1989 sull’eliminazione delle barriere architettoniche e istituisce, presso l’Assessorato competente in materia di lavori pubblici, il Registro regionale telematico dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba). Uno strumento importante, che consentirà, fra le altre cose, alla Regione di individuare le amministrazioni comunali adempienti e quelle che non lo sono”.
Astenuti i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle e il consigliere di +Europa-Radicali Michele Usuelli. In vista della discussione finale in Aula, la consigliera PD Carmela Rozza ha anticipato la presentazione da parte del suo gruppo di un ordine del giorno per “ammodernare la legge 6/1989”. Un ordine del giorno in Aula verrà presentato anche dalla consigliera Barbara Mazzali (FdI), per chiedere più risorse per i piccoli Comuni che potrebbero trovarsi in difficoltà nel mettersi a norma a causa dei costi da sostenere.

Leggi: Redattore Sociale, 20/02/2020


martedì 18 febbraio 2020
Assistenza domiciliare nel Lazio, firmato il nuovo decreto: nessun taglio

Modificata la misura che riorganizza il servizio. D’Amato (assessore Sanità): “Come richiesto dalle associazioni degli utenti, è stato espunto l’ultimo capoverso del paragrafo 4, che aveva creato disorientamento. 55 milioni in più e un tavolo tecnico”
Lo aveva annunciato, l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’amato, ma ora la notizia è ufficiale: il decreto che riorganizza e riqualifica l’assistenza domiciliare integrata nel Lazio (DCA 525 del 30 dicembre 2019) è stato modificato, con Decreto del Commissario ad Acta n. 2273 del 17 febbraio. “Così come richiesto dalle associazioni degli utenti, è stato espunto l’ultimo capoverso del paragrafo 4, che aveva creato disorientamento – fa sapere l’assessore – Il nuovo decreto sarà ora pubblicato sul Bollettino ufficiale”. Non solo: “E’ stato costituito un tavolo tecnico con la presenza di tutte le Asl, le direzioni regionali competenti, nonché i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, delle organizzazioni sindacali, dell’ordine dei medici e delle professioni infermieristiche. Questo tavolo garantirà il supporto all’amministrazione regionale per monitorare la qualità dei servizi assistenziali erogati”.

Leggi:  Redattore Sociale, 18/02/2020


IN AGENDA:

 Bari – 2 marzo 2020 – Convegno Regionale “Il futuro dell’Edilizia Sociale Pubblica tra fiscalità e investimenti” 

Alle ore 9,30 presso la Sede A.N.C.I. Puglia in Via Marco Partipilo n. 61 a Bari
Saluti: Domenico Vitto, Presidente Regionale ANCI
Introduce: Paolo Cicerone, Segretario regionale SICET-CISL
Interventi:
– Giuseppe Zichella, Amministratore ARCA Puglia Centrale
– Giuseppe Giannone, Delegato ANCI Puglia alle politiche abitative
– Vincenzo De Candia, Amministratore ARCA Puglia jonica
– Donato Pascarella, Amministratore ARCA Puglia Capitanata
– Alfonso Pisicchio, Assessore Regionale Urbanistica – Politiche Abitative
Modera: Vera Guelfi, Segretaria regionale UNIAT-UIL
Conclude: Nicola Zambetti, Segretario regionale SUNIA


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

 Quando l’isolato si fa sociale – (Ri)programmare i Sad a scala di quartiere. Il caso di Barcellona

La progressiva crescita della popolazione anziana in Europa (Eurostat, 2019) e le previsioni socio-demografiche future pongono l’accento sulla necessità di implementare politiche e strategie efficaci per far fronte agli emergenti bisogni sociosanitari degli over 65.
Questo vale in particolar modo per l’Italia, il paese dell’UE con la maggiore presenza di anziani (ibidem), dove dal 2003 al 2016 la spesa sociale dei Comuni dedicata alla popolazione anziana si è ridotta dell’8% (ISTAT, 2016).
Ciononostante, alcune amministrazioni locali hanno implementato interessanti esperienze di riorganizzazione del sistema dell’assistenza a domicilio sulla base delle risorse economiche, umane e materiali disponibili a livello locale (Tidoli, 2017; Bricocoli, Sabatinelli, 2017). Queste sperimentazioni di ‘domiciliarità 2.0’ (Pasquinelli, 2019) avanzano un ripensamento dei servizi in relazione ai nuovi bisogni delle famiglie, spesso proponendo il superamento della consolidata logica ‘prestazionale’ e modificando il rapporto ‘uno ad uno’ che ha sinora caratterizzato la loro erogazione (ibidem).
In quest’ottica, il contributo vuole proporre un esempio inedito di riorganizzazione dei servizi domiciliari implementato a partire dal 2017 nel Comune di Barcellona (Catalogna, Spagna), che identifica nel territorio e nelle sue caratteristiche fisiche e socio-demografiche la base per ripensare il sistema della cura e dell’assistenza a domicilio.

Leggi: Welforum


 La Casa, il primo passaggio per lasciare la strada

350 persone lo testimoniano grazie all’Housing First – Caterina Cortese
Per una persona senza dimora avere una casa significa iniziare una nuova vita. In questo articolo fio.PSD presenta in anteprima alcuni dati raccolti dal proprio Osservatorio su un gruppo di progetti Housing First attivi in Italia (21) che hanno dato un alloggio ad oltre 350 persone senza dimora.
Per chi lavora nei servizi alla homelessness e si occupa da anni di povertà, sa che uno degli approcci più sfidanti e promettenti diffusi in Italia negli ultimi cinque anni – prima grazie all’associazionismo spontaneo e oggi grazie a risorse dedicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali -, si chiama Housing First.
Housing First vuol dire che i “senza tetto” ricevono dai servizi sociali territoriali l’opportunità di entrare in un appartamento autonomo godendo dell’accompagnamento di una equipe di operatori sociali direttamente in casa. Già i risultati diffusi nel 2016 in Italia da un gruppo di ricercatori, e raccolti nel volume “Prima la casa” (a cura di Molinari e Zenarolla), avevano mostrato risultati interessanti che analizzavano lucidamente opportunità e limiti dell’approccio in Italia. Oggi l’osservazione di questi progetti continua e si allarga anche ad altre città che proprio grazie agli investimenti ministeriali hanno avviato almeno un progetto di Housing First oltre ai servizi tradizionali di dormitorio e mensa (Torino, Milano, Ravenna, Pisa, Ragusa, Pordenone, Udine etc, e a breve anche Roma e Napoli).

Leggi: Welforum


I servizi sociali rivolti alle persone non autosufficienti: l’offerta degli enti non profit

Le organizzazioni del Terzo settore giocano un ruolo fondamentale nell’offerta dei servizi sociali alla cittadinanza. A partire dai risultati dell’ultima indagine INAPP su questo tema, l’articolo propone un’analisi delle organizzazioni non profit impegnate nel settore della non autosufficienza. Fra gli aspetti indagati vi sono il tipo di servizio offerto, la tipologia giuridica dei provider, la distribuzione territoriale, le risorse umane impiegate.
di Annalisa Turchini (Ricercatrice ‎INAPP – Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, Roma)
I servizi sociali sono l’insieme di prestazioni volte a fornire risposte a problemi di cura, assistenza e aiuto a persone e famiglie in condizioni di disagio (quali ad esempio anziani, disabili, minori, persone con dipendenze, persone non autosufficienti, ecc.). Nei servizi sociali sono comprese tutte le attività e gli interventi atti ad attenuare o superare lo stato di bisogno fisico, economico e di emarginazione sociale. Le prestazioni prettamente sanitarie non rientrano nel novero dei servizi sociali.
In Italia, i servizi sociali sono attuati da norme e interventi congiunti che interessano tutti i livelli di governo (Stato, Regioni e Comuni) mentre, nel rispetto del dettato costituzionale della sussidiarietà1, l’erogazione dei servizi spetta ai soggetti più vicini ai cittadini, cioè alle Amministrazioni Comunali. In conformità allo stesso principio e in linea con il dettato della legge quadro di riforma del sistema dei servizi sociali2, il ruolo di fornitore delle prestazioni è, di preferenza, affidato alle organizzazioni del Terzo settore.

Leggi: I Luoghi della Cura


Tre risposte per un paese che invecchia

Gli ultimi dati Istat non lasciano spazio a dubbi, l’Italia invecchia e invecchia in fretta. E se la vita continua ad allungarsi in un paese che si spopola, come sarà il nostro futuro prossimo?
Sessantasette neonati ogni cento morti. Il bilancio demografico che l’Istat ci consegna ogni anno puntualmente ci mostra teste sempre più grigie e con esse ingrigisce le aspettative. Sì, è vero che la vita continua ad allungarsi: adesso l’aspettativa di vita alla nascita è di 81 anni per gli uomini, 85,3 per le donne.
Ma quel mese di vita in più che statisticamente conquistano le generazioni che ogni anno nascono, in quale paese lo vivono e lo vivranno?
Prima risposta: in un paese che invecchia e che si spopola. Il trend è iniziato cinque anni fa e da allora non si è fermato. Scende in numeri assoluti la popolazione italiana, 116.000 in meno nel 2019 rispetto all’anno prima. Questo dato include diverse variabili: le persone nascono, muoiono e si spostano nel frattempo. Se guardiamo solo al saldo nascite-morti, il bilancio è di meno 212.000. Appunto, 67 neonati ogni 100 morti. Scrive l’Istat che si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal paese dal 1918. In questi giorni è nelle sale 1917, il film che ci ricorda la carneficina della prima guerra mondiale che fu la causa di quel record negativo, nel 1918. E oggi? Se non una carneficina, qual è la causa?

Leggi:  Ingenere


SEGNALAZIONI:

Coronavirus: il decreto del governo – Tutte le misure di precauzione

“Allo scopo di evitare il diffondersi di epidemie, nei Comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione, o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile a una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio di virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionale all’evolversi della situazione epidemiologica”. Così si legge nel decreto varato domenica 23 febbraio dal Consiglio dei ministri, contenente le misure che potranno essere adottate per fare fronte all’emergenza coronavirus.
DIVIETO DI ALLONTANAMENTO O DI ACCESSO DAI COMUNI COLPITI
Divieto di allontanamento dal Comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel Comune o nell’area; divieto di accesso al Comune o all’area interessata.
STOP AGLI EVENTI SPORTIVI, CULTURALI E RELIGIOSI
Sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico.

Leggi: Inca


Inps: online ISEE precompilato

Da oggi è possibile accedere alla Dichiarazione Unica sostitutiva (DSU) in modalità precompilata (cosiddetto ISEE precompilato) sul sito dell’Inps, www.inps.it.
La DSU precompilata è disponibile nella sezione “Prestazioni e servizi”- “Tutti i servizi”- “ISEE precompilato” del sito. Si tratta di una novità che viene incontro alle esigenze dei cittadini, evitando code e sprechi di tempo.
Il servizio on line, infatti, agevola e semplifica la compilazione della DSU con dati precompilati grazie alla condivisione delle informazioni fornite dall’Agenzia delle entrate e dall’INPS.
L’Inps ha illustrato con il messaggio n. 96 del 13.1.2020 il processo e le modalità di acquisizione della DSU e ha pubblicato nella sezione “ISEE precompilato” alcuni tutorial che possono aiutare il cittadino a comprendere le varie fasi del processo di acquisizione della dichiarazione precompilata. Resta comunque ferma la possibilità per il cittadino di ottenere l’ISEE presentando la DSU anche nella modalità non precompilata.

Leggi: Inca


Pensione anticipata “Opzione donna” – Inps, al via le domande

Confermata anche per il 2020 la misura del pensionamento anticipato riservata alle donne (cosiddetta Opzione donna). La legge di bilancio 2020 ha esteso questa possibilità alle lavoratrici che, al 31 dicembre 2019, abbiano compiuto 58 anni di età, se dipendenti, e 59 anni di età, se autonome, e che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi, a condizione che optino per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo del sistema contributivo.
Con il messaggio 23 gennaio 2020, n. 243 l’Inps informa che è possibile presentare la domanda per l’Opzione donna avvalendosi delle consuete modalità: attraverso il servizio online; rivolgendosi al Patronato e agli intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi; tramite il Contact center.

Leggi: Inca

 

 

 

NEWS:

martedì 18 febbraio 2020
Dalla farmaceutica al territorio: spunta il decreto per la salute

Un decreto Sanità dove inserire le misure più importanti del Patto per la salute siglato tra Governo e Regioni a fine anno. A partire da quelle rimaste fuori dal decreto milleproroghe che oggi la Camera licenzierà con il via libera all’impiego in corsia (fino al 2022) dei medici fino a 70 anni e degli specializzandi dal terzo anno. Tra le misure di peso da recuperare in questo possibile decreto da portare in consiglio dei ministri entro due-tre settimane a cui sta lavorando il ministro della Salute Roberto Speranza – che vedrà le Regioni domani proprio per fare il punto sul Patto – c’è innanzitutto il nodo della farmaceutica, ma dovrebbero entrare anche il potenziamento del territorio e il restyling delle regole sulla mobilità sanitaria.
Il ministero della Salute sul fronte dei farmaci aveva già lavorato a un emendamento (in più versioni) per dare un “primo segnale” alle industrie farmaceutiche che da tempo chiedono di rivedere i due tetti della spesa: uno perennemente in disavanzo, quello degli acquisti diretti (i cui sforamenti poi si trasformano in pesanti payback per le aziende), e l’altro, quello della spesa convenzionata, con avanzi continui. Secondo le ultimissime stime di Iqvia lo sforamento del tetto della spesa per acquisti diretti nel 2019 dovrebbe toccare quasi i 3 miliardi a fronte di un avanzo della convenzionata tra gli 800 e i 900 milioni.

Leggi: Sanità 24, Il Sole 24 Ore, 18/02/2020


martedì 18 febbraio 2020
Welfare, Gazzi (Cnoas) su dati Istat: più spesa sociale? Chi stava male oggi sta peggio

Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, commenta i dati dell’Istituto di statistica: “Servono risorse certe e nazionali, ma serve soprattutto un diverso impiego dei fondi”
“I dati Istat che certificano l’aumento della spesa dei comuni per i servizi sociali sono insieme una buona e una cattiva notizia. A 20 anni dalla legge del 328 del 2000, la cosiddetta legge Turco resta tutt’ora inapplicata perché i livelli essenziali delle prestazioni non sono stati definiti: la media italiana è di 119 euro per abitante, ma se ne spendono 172 per ogni abitante del Nord-Est e 58 euro per ogni abitante del Sud, Chi stava male 20 anni fa sta peggio adesso. La spesa è quasi per intero a carico dei comuni e gli enti locali del Sud o dell’entroterra non si possono permettere di investire in servizi sociali dei quali i loro cittadini hanno più bisogno”. Lo dice Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, commentando i dati dell’Istituto di statistica.

Leggi: Redattore Sociale, 18/02/2020


martedì 18 febbraio 2020
Ancora in crescita la spesa dei comuni per il welfare locale

Per il quarto anno consecutivo la spesa dei comuni per i servizi sociali è in crescita. Nel 2017 ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro (177 milioni di euro in più rispetto al 2016). Lo rileva l’Istat nel rapporto “La spesa dei comuni per i servizi sociali”
Per il quarto anno consecutivo la spesa dei comuni per i servizi sociali è in crescita, raggiungendo i livelli registrati negli anni precedenti la crisi del 2011-2013. Lo rileva l’Istat nel rapporto “La spesa dei comuni per i servizi sociali – Anno 2017”.
Nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, corrispondenti allo 0,41% del Pil nazionale (dati provvisori).
La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 119 euro a livello nazionale, con differenze territoriali molto ampie. La spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell’Italia: 58 euro contro valori che superano i 115 euro annui in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro. E’ di +2,5% l’incremento della spesa totale rispetto al 2016. In valore assoluto la spesa è aumentata di 177 milioni di euro.

Leggi: Redattore Sociale, 18/02/2020


lunedì 17 febbraio 2020
Sanità, Sileri: priorità la non autosufficienza e l’invecchiamento della popolazione

“Non autosufficienza, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione del Ssn, formazione”. Questi i temi trattati durante il tavolo sulla sanità a Palazzo Chigi. Lo dice il viceministro della Sanità, Pierpaolo Sileri, al termine dell’incontro
“Non autosufficienza, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione del Ssn, formazione”. Questi i temi trattati durante il tavolo sulla sanità a Palazzo Chigi. Lo dice il viceministro della Sanità, Pierpaolo Sileri, al termine dell’incontro.
“Ogni gruppo ha espresso le proprie necessità, che erano già note e che avevamo affrontato già nell’ultima finanziaria in cui abbiamo stanziato più soldi per l’edilizia sanitaria e i medici di medicina generale. Abbiamo iniziato una riforma con ‘non più tagli’, è finita la stagione dei tagli in sanità. Sappiamo che la popolazione invecchierà e chi saranno più non autosufficienti, lì bisognerà lavorare. Così come sulle liste d’attesa e la medicina del territorio. L’obiettivo è migliorare la vicinanza del Ssn ai cittadini”. Al tavolo ha partecipato attivamente anche Italia Viva, “in sanità è più facile andare insieme perché la salute è di tutti”, osserva il viceministro.

Leggi: Redattore Sociale, 17/02/2020


venerdì 14 febbraio 2020
Anniversario: 75° Inca della fondazione

Landini alla presentazione delle iniziative il 19 febbraio
“Il Quadrato delle tutele” è lo slogan scelto dall’Inca per celebrare il suo 75° anniversario. Il 19 febbraio, alle 10.30, presso la sede nazionale della Confederazione, Corso d’Italia 25, primo piano, Sala Santi, la presentazione delle iniziative territoriali con Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Michele Pagliaro, presidente Inca.
Risale all’11 febbraio 1945 la decisione della Segreteria della Cgil, composta da Achille Grandi, Oreste Lizzadri, Aladino Bibolotti, di costituire l’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza (I.N.C.A) e di chiedere al Ministero dell’Industria, Lavoro e Commercio il suo riconoscimento giuridico. Atto che sarebbe stato approvato due anni dopo con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, n. 804, del 29 luglio 1947.
Quella data segna l’inizio di un percorso di tutela individuale in favore delle lavoratrici e dei lavoratori per favorirne l’emancipazione e una nuova cultura dei diritti, trasformando per sempre le loro coscienze. L’Inca, con la sua attività di assistenza, ha accompagnato questo processo fornendo un contributo decisivo per rendere concretamente esigibili i diritti previdenziali e socio assistenziali che, nel corso del tempo, si sono andati definendo con leggi di riforma, ancora oggi fondamentali: il diritto alla pensione, alla tutela contro gli infortuni  e le malattie professionali, alla maternità e a tutto ciò che compone il welfare universale e solidaristico.

Leggi: Inca, 14/02/2020


giovedì 13 febbraio 2020
Non autosufficienza, luci e ombre del Piano nazionale. “Un passo avanti, ma piccolo”

Franco Pesaresi (Asp Jesi) commenta il decreto (pubblicato nei giorni scorsi in GU) relativo all’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e al riparto del Fondo per il triennio 2019-2021. Interventi e Livelli essenziali le questioni centrali
E’ stato pubblicato il 4 febbraio in Gazzetta Ufficiale il Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 21/11/2019, relativo all’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e al riparto del Fondo per il triennio 2019-2021. Lo analizza nel dettaglio Franco Pesaresi (Asp di Jesi) in un articolo dedicato sul suo blog, in cui mette a fuoco due temi centrali: la programmazione degli interventi per la non autosufficienza e i Livelli essenziali della non autosufficienza.

Leggi: Redattore Sociale, 13/02/2020


giovedì 13 febbraio 2020
Assistenti sociali negli studi dei medici di base: “Ora il progetto sia messo a sistema”

Sono soprattutto anziani e adulti in situazione di fragilità le persone che durante questo primo anno di sperimentazione hanno usufruito del ‘Progetto di integrazione del servizio sociale nell’assistenza primaria’ che ha visto la presenza di un assistente sociale all’interno dello studio associato di un medico di base: prima volta nelle Marche e a livello nazionale. Partito da una attività di ricerca del Criss (il centro ricerca dell’Università politecnica delle Marche) e realizzato con il consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, con il Sindacato unitario assistenti sociali e con la Federazione medici di medicina generale, il progetto terminerà a ottobre 2020 e secondo gli operatori è pronto per il grande salto. “Ci abbiamo creduto da subito perché parla di qualità della vita e di dignità delle persone – spiega Marzia Lorenzetti, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali marchigiano -, intercettando tutti coloro che a causa di uno stato di fragilità e di cronicità faticano ad accedere ai servizi e alle risorse del territorio che pure ci sono.

Leggi: Redattore Sociale, 13/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
Condizionatori, chi li installa può ottenere il bonus mobili

L’Agenzia delle Entrate spiega ai contribuenti: sono interventi di manutenzione straordinaria
Dal condizionatore a pompa di calore al bonus mobili. Come è possibile? Lo ha spiegato l’Agenzia delle Entrate rispondendo ad una domanda formulata da un contribuente alla posta di Fisco Oggi.
Installazione condizionatore: è manutenzione straordinaria
L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che un condizionatore a pompa di calore è un impianto di climatizzazione invernale ed estiva. La sua installazione rientra tra gli interventi di manutenzione straordinaria, per i quali si può usufruire del bonus ristrutturazioni.
Si può quindi ottenere una detrazione pari al 50% della spesa sostenuta entro il 31 dicembre 2020, che viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento della spesa e in quelli successivi.

Leggi: Edilportale, 12/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
Cassazione: chi non ha casa chieda aiuto all’assistenza sociale senza occuparla

Per la Suprema Corte, l’indigenza non è uno stato di necessità, perché non è un pericolo attuale e inevitabile che giustifica l’occupazione abusiva di un immobile. Si può chiedere aiuto agli istituti di assistenza sociale
Con la sentenza n. 5195/2020 (sotto allegata) la Corte di Cassazione ribadisce che lo stato d’indigenza non integra l’esimente dello stato di necessità perché non costituisce un pericolo attuale e inevitabile, soprattutto se, come nel caso di specie, l’occupazione illegittima di un alloggio di edilizia residenziale pubblica si protrae per più di 5 anni, non sussiste alcuna situazione di emergenza, ci sono congiunti a cui chiedere ospitalità e c’è la possibilità di rivolgersi agli assistenti sociali. Va quindi respinto il ricorso dell’imputata condannata per danneggiamento e occupazione abusiva di immobile.

Leggi: Studio Cataldi, 12/02/2020


martedì 11 febbraio 2020
Pensioni: Landini, verifica politica a marzo

“Siamo all’inizio: il mese di febbraio serve per approfondire i temi, c’è una verifica politica sul tema delle pensioni nel mese di marzo”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando oggi (martedì 11 febbraio) a Roma a margine del convegno su “Sviluppo sostenibile e green new deal”. L’esponente sindacale ha rimarcato che la Cgil ha “intenzione di puntare a una riforma complessiva che offra stabilità per i prossimi anni a un sistema pensionistico pubblico che dia garanzie ai giovani, alle donne, ai lavori gravosi”. Per Landini “il punto che sta emergendo è che bisogna far ripartire gli investimenti. Il rischio che non possiamo correre è quello di non far ripartire l’economia. Quindi diamo molta importanza anche al tavolo sulla riforma fiscale ed essendo anche il 50esimo dello Statuto dei lavoratori deve essere chiaro che serve anche un nuovo statuto. Il messaggio che va mandato è ‘basta precarietà’. Il lavoro deve essere stabile, chi lavora non può essere povero”.

Leggi: Rassegna Sindacale, 11/02/2020


martedì 11 febbraio 2020
Volontariato: lo fanno (o lo hanno fatto) 2 toscani su 3, in 200mila si dicono pronti a cominciare

I toscani conoscono ed apprezzano il volontariato, lo fanno e sono disponibili a farlo. Questo e molto altro ciò che emerge dalla prima indagine demoscopica sulla popolazione toscana svolta da Sociometrica per conto di Cesvot: oggetto principale dell’indagine capire cosa sanno e cosa pensano i toscani del volontariato e dei volontari.
Ecco i dati più importanti: oltre il 90% della popolazione conosce il volontariato; il 66% ne ha una conoscenza diretta, o perché l’ha fatto personalmente (15,3 %) o perché conosce personalmente persone che lo hanno fatto (51,1 %). Soltanto il 14% conosce il volontariato tramite i mezzi di informazione. La conoscenza del volontariato è perciò diretta e personale. Il dato ancora più eclatante deriva però dalla stima di quanti in Toscana nel corso della loro vita hanno fatto (o fanno tuttora) attività di volontariato: si tratta di ben 450mila persone.

Leggi: Cesvot, 11/02/2020


martedì 11 febbraio 2020
Sconti sulla tassa rifiuti per le famiglie più bisognose

Famiglie e cittadini in difficoltà economiche potranno ottenere uno sconto sulla tariffa rifiuti per le sole utenze domestiche
Gli sconti della TARI. Da quanto appreso dagli organi di stampa, l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, dovrà definire le modalità attuative e a firmare un’apposita convenzione con Anci.
Servirà una campagna informativa molto diffusa per dare tutte le informazioni utili ai cittadini.
Dunque, i criteri di applicazione potrebbero essere simili a quelli già esistenti che riguardano le bollette elettriche, gas e servizio idrico integrato, rivolti sempre a persone disagiate economicamente.
È quanto prevede un emendamento (Roberto Pella – Forza Italia) al decreto fiscale (dl n.124/2019) approvato dalla commissione finanze della camera, assieme a un nutrito pacchetto di proposte emendative di interesse per gli enti locali. Secondo un altro emendamento (Ruocco – M5S) i Comuni dovranno prevedere degli sconti tari, in base all’effettiva ‘produzione’ di rifiuti.

Leggi: Condominio Web, 11/02/2020


DALLE REGIONI:

martedì 18 febbraio 2020
Assistenza domiciliare nel Lazio, firmato il nuovo decreto: nessun taglio

Modificata la misura che riorganizza il servizio. D’Amato (assessore Sanità): “Come richiesto dalle associazioni degli utenti, è stato espunto l’ultimo capoverso del paragrafo 4, che aveva creato disorientamento. 55 milioni in più e un tavolo tecnico”
Lo aveva annunciato, l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’amato, ma ora la notizia è ufficiale: il decreto che riorganizza e riqualifica l’assistenza domiciliare integrata nel Lazio (DCA 525 del 30 dicembre 2019) è stato modificato, con Decreto del Commissario ad Acta n. 2273 del 17 febbraio. “Così come richiesto dalle associazioni degli utenti, è stato espunto l’ultimo capoverso del paragrafo 4, che aveva creato disorientamento – fa sapere l’assessore – Il nuovo decreto sarà ora pubblicato sul Bollettino ufficiale”. Non solo: “E’ stato costituito un tavolo tecnico con la presenza di tutte le Asl, le direzioni regionali competenti, nonché i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, delle organizzazioni sindacali, dell’ordine dei medici e delle professioni infermieristiche. Questo tavolo garantirà il supporto all’amministrazione regionale per monitorare la qualità dei servizi assistenziali erogati”.

Leggi: Redattore Sociale, 18/02/2020


martedì 18 febbraio 2020
Centro Alzheimer di Lamezia Terme. Nessuna chiusura

Il Centro di Neurogenetica di Lamezia Terme, polo di eccellenza italiano per la ricerca contro l’Alzheimer, non chiuderà. E’ la promessa del ministro della Salute Roberto Speranza che è intervenuto personalmente per scongiurarne la chiusura. «Il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme, diretto dalla dottoressa Amalia Bruni, continuerà il suo importante lavoro», ha dichiarato Speranza.
Accoglie positivamente l’iniziativa del ministro lo Spi Cgil della Calabria, che ha avviato in questi giorni un’interlocuzione con la Prefettura per salvaguardare i posti di lavoro e per evitare il licenziamento dei ricercatori. Per lo Spi Cgil è anche importante «porre le condizioni affinché in prospettiva il Centro giunga ad assumere la forma giuridica di Istituto di Ricerca riconosciuto dal Ministero della Salute».
Il centro di ricerche, che era stato inaugurato da Rita Levi Montalcini e che ha dato importantissimi contributi scientifici nello studio di una malattia come l’Alzheimer, è finito nel baratro della mancanza di fondi, effetto del commissariamento della disastrata sanità calabrese.

Leggi: Liberetà, 18/02/2020


lunedì 17 febbraio 2020
Fondo antisfratto e canoni d’affitto concordati: la “ricetta” del Sunia per ridurre i morosi

Incontro del sindacato degli inquilini con l’assessore comunale al Bilancio. “Chiesto un piano con misure e interventi mirati – dice il segretario Zaher Darwish – per dare risposte a chi vive in stato di disagio economico”
Un fondo di garanzia per evitare a chi è in disagio economico di essere sfrattato dalla casa in affitto, interventi coordinati tra i vari assessorati, canoni di locazione degli immobili di residenza pubblica (Erp) accessibili. Sono alcune tra le misure chieste dal Sunia all’assessore al Bilancio del Comune di Palermo, Roberto D’Agostino, in un incontro che si è svolto oggi.
“L’assessore ha dimostrato interesse e disponibilità – dichiara il segretario generale del Sunia Palermo, Zaher Darwish – Abbiamo prospettato una situazione di disagio diffuso, che richiede l’intervento dell’amministrazione comunale con la predisposizione di piani di interventi capaci di superare gli ostacoli burocratici che spesso frenano l’utilizzo delle risorse comunali a disposizione per l’emergenza casa. Ostacoli che non fanno che contribuire al permanere di sacche di illegalità e abusivismo dettati dallo stato di estremo bisogno”.

Leggi: Palermo Today, 17/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
Catania, la crisi del welfare in una città in dissesto

Iniziativa Cgil nella città etnea. Dal sindacato una denuncia forte, ma anche proposte per superare una situazione che non garantisce a sufficienza anziani, minori, disabili, cittadini in difficoltà economiche
A Catania, città in dissesto, sono soprattutto i numeri a dipingere il quadro di crisi di un welfare che non garantisce a sufficienza anziani, minori, disabili, cittadini in difficoltà economiche. Una possibile soluzione a breve termine?
Secondo la Cgil passerebbe dal rilancio dei Pac (Piani di azione per la coesione), dal reale coordinamento di tutte le risorse nazionali o europee disponibili, dall’agire con trasparenza a partire dai bandi. Ma soprattutto passerebbe dal recupero delle evasioni fiscali e dal saper ascoltare i bisogni dei cittadini, senza pregiudizi.
È questo in sintesi il messaggio dei lavori di oggi su “Il Welfare a Catania: diritti, concertazione, efficienza” organizzati da Cgil, Spi e Fp Cgil al Palazzo della Cultura è coordinato dalla segretaria confederale Rosaria Leonardi che si sono aperti con un appello del segretario generale della Cgil, Giacomo Rota: “Bisogna continuare la concertazione in questa città. Abbiamo bisogno che Catania viva una nuova stagione di apertura”, rivolgendosi soprattutto all’assessore comunale ai Servizi sociali Giuseppe Lombardo, presente in sala.

Leggi: Rassegna Sindacale, 12/02/2020


giovedì 13 febbraio 2020
I NAS di Cremona scoprono RSA totalmente abusiva: farmaci scaduti e attrezzature fatiscenti

La struttura, che si trova nel pavese, ospitava al suo interno anche un paziente geriatrico in gravissime condizioni di salute.
I Carabinieri del NAS di Cremona unitamente ai Carabinieri di Villanterio (PV), a seguito di ispezione igienico sanitaria presso una R.S.A. ne hanno denunciato in stato di libertà il titolare, un 45enne sudamericano, elevando sanzioni amministrative per Euro 6.500 circa.

Leggi:  Prima Cremona, 13/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
Marche, sindacati: criticità nel piano socio-sanitario

Marche: il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Piano socio-sanitario regionale. Per Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgilå Marche “si tratta di un’altra occasione persa per affrontare concretamente i nodi critici della sanità marchigiana”.
Secondo le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil il documento è viziato da un importante limite di fondo, ossia il suo essere approvato a fine legislatura. Pesante è  la conseguente assenza di due temi che sarebbe stato fondamentale affrontare: il riassetto della governance complessiva del servizio sanitario regionale e la  effettiva coincidenza tra i Distretti sanitari e gli Ambiti Sociali territoriali, per superare le persistenti criticità in termini di integrazione socio-sanitaria.
I sindacati rilevato come, rispetto al testo licenziato dalla Giunta ormai più di un anno fa, la discussione in IV Commissione ha portato alcune modifiche positive: tra le altre, la previsione di un crono programma che dettaglia i tempi di attuazione del piano, il capitolo sulla partecipazione, il tema degli ospedali delle zone disagiate e dei futuri presidi unici. Meritano di essere adeguatamente approfonditi i riflessi che gli emendamenti approvati in Consiglio producono sull’impianto complessivo del documento.

Leggi: Rassegna Sindacale, 12/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
#IoSonoCaregiver: dalla Lombardia una proposta di legge regionale.

“Familiare che si prende cura di un congiunto che necessita di aiuto”. Questa è la definizione di Caregiver, figura quanto mai necessaria per persone con disabilità e anziani fragili. Solo in Lombardia i Careviger sono circa 450.000, e si trovano senza una rete integrata e politiche di supporto. «La presente proposta di legge regionale – si legge sul sito di promozione della campagna -ha l’obiettivo di promuovere sensibilizzazione e consapevolezza diffuse sul tema della cura familiare e chiamare i principali attori pubblici e del privato sociale all’ulteriore sviluppo e attuazione di una rete integrata di politiche, servizi e prestazioni che affianchi e sostenga i caregiver contrastando efficacemente i rischi di fragilità e solitudine nelle famiglie lombarde».
In sintesi la proposta di Legge Regionale si muove su tre direttrici. Far si che le famiglie con necessità siano accompagnate in percorsi di cura, rendere maggiormente accessibili i servizi, le prestazioni e gli aiuti che già ci sono e, nella consapevolezza che i bisogni di cura in Lombardia cresceranno, fornire maggiore formazione e informazione a riguardo.

Leggi: Auser, 12/02/2020


mercoledì 12 febbraio 2020
Ravenna, il “portierato sociale” è un buon esempio per tutti

L’esperienza del Portierato Sociale che Auser Ravenna porta avanti in tre luoghi della città in collaborazione con Acer, Comune di Ravenna, Servizi sociali e altre associazioni attive sul territorio, è entrato tra i buoni esempi raccolti nel volume “Il futuro è longevo. Esperienze di invecchiamento attivo in Italia e in Europa”.
La pubblicazione consiste in una ricerca, a cura di Assunta Ingenito, ricercatrice Ires Emilia Romagna, per conto di Auser Emilia Romagna, Cgil Emilia Romagna e Spi-Cgil Emilia Romagna. Lo scopo era quello di raccogliere esempi positivi di progetti messi in atto per far fronte ad un inevitabile e straordinario cambiamento demografico.
Il progetto del portierato sociale a Ravenna è attivo nei quartieri di Via S. Alberto, Via Butrinto e Via Eraclea e ha lo scopo di migliorare la vivibilità dei condomini e degli stessi quartieri; la presenza dei volontari garantisce ascolto e informazioni a tutte le categorie di inquilini, favorendo l’integrazione, combattendo la solitudine e prevenendo i conflitti.

Leggi: Auser, 12/02/2020


martedì 11 febbraio 2020
Brindisi: intervento della Cgil sull’emergenza abitativa

Case popolari: la Cgil propone un protocollo sugli affitti Il sindacato chiede un incontro all’amministrazione comunale di Brindisi. Fra le questioni sollevate, anche la pubblicazione delle graduatorie
La Cgil ed il Sunia di Brindisi chiedono all’amministrazione comunale un incontro per discutere i numerosi problemi riguardanti la materia abitativa. “Con l’amministrazione”, dichiara il segretario del Sunia Marcello Petarra, “abbiamo condiviso un fruttuoso confronto che ha portato dopo venti anni al rinnovo dell’accordo cittadino sui contratti di locazione a canone concordato. Purtroppo, e non si capisce il perché, le ripetute richiesta di confronto sulle altre questioni sul tappeto, sono state inevase”.
Si tratta di questioni non di poco conto: tra le altre, il progetto di alienazione di 600 appartamenti di proprietà comunale, il serissimo problema della morosità nel pagamento dei canoni degli alloggi comunali. I sindacati mai e poi mai appoggeranno coloro che non pagano l’affitto degli alloggi di Erp. Con l’Arca Nord Salento sono stati firmati protocolli e regolamenti per cercare di portare a soluzione il problema. Perché non ragionare su un’ipotesi del genere anche per il Comune?

Leggi: Brindisi Report, 11/02/2020


lunedì 10 febbraio 2020
Agevolazioni per la casa, Sunia e Camera del Lavoro: “Siano attuate anche a Termini”

Si chiede l’inserimento del comune nella delibera Cipe che consente di ottenere agevolazioni fiscali sia per il locatore sia per l’inquilino. La richiesta è stata formalizzata in un incontro che si è svolto con il commissario straordinario Antonio Lo Presti
Agevolazioni per la casa per i tanti cittadini di Termini Imerese in difficoltà. Cgil e Sunia chiedono l’inserimento della città di Termini Imerese nella delibera Cipe che consente di ottenere agevolazioni fiscali sia per il locatore sia per l’inquilino. La richiesta è stata fatta in un incontro che si è svolto con il commissario straordinario Antonio Lo Presti.
“Siamo soddisfatti dell’esito dell’incontro – dichiarano Zaher Darwish segretario generale Sunia Palermo e Laura Di Martino, responsabile della Camera del Lavoro zonale di Termini Imerese – Abbiamo registrato un’apertura  significativa da parte del commissario straordinario,  che si adopererà con gli organi preposti affinché anche Termini Imerese sia riconosciuto come comune ad alta tensione abitativa e inserito in delibera Cipe, portando così vantaggi non solo al proprietario e all’inquilino dell’immobile ma all’intera cittadinanza”.

Leggi: Palermo Today, 10/02/2020


giovedì 30 gennaio 2020
Blitz nel Vesuviano, scoperta casa di riposo abusiva con 4 anziani

Una casa di riposo abusiva è stata scoperta dai carabinieri a Torre del Greco. La struttura, all’interno di una normale abitazione era gestita da un uomo ed una donna, ed era priva di qualsiasi autorizzazione all’esercizio. L’attività, secondo quanto accertato dai militari, era gestita dalla donna 49enne.
Dava ospitalità a quattro anziani le cui condizioni di salute non hanno fortunatamente destato preoccupazioni: due di questi corrispondevano alla donna 1000 euro di quota mensile; gli altri due ospiti – in cambio delle cure prestate – consegnavano piccole somme sotto forma di «regali». L’immobile è stato sequestrato. I due dovranno rispondere di esercizio abusivo di una professione e mancanza di autorizzazioni all’esercizio dell’attività per le case di riposo per anziani.

Leggi: Il Fatto Vesuviano, 30/01/2020


IN AGENDA:

Roma: una società a prova di anziani, Italia e Turchia si confrontano

Il prossimo 20 febbraio a Roma a partire dalle ore 10.00 fino alle 17, 30 presso la Fondazione Brodolini in via Solferino 32, si terrà la Tavola Rotonda del progetto “Cooperazione tra le Organizzazioni della società civile per gli anziani”. L’evento è promosso da la Fondazione Brodolini, Auser Nazionale e la Social Policy and Development Association nell’ambito del programma di Dialogo della Società Civile EU-Turchia, in occasione della visita studio delle Organizzazioni della Società Civile Turche operanti nel settore degli anziani in Italia. Numerose le organizzazioni che prenderanno parte all’iniziativa, fra gli altri da parte italiana parteciperanno: Italia Longeva, Abitare e Anziani, Forum del Terzo Settore, Alzheimer Uniti, L’Inrca e la Comunità di Sant’Egidio, Senior Italia.
L’evento sarà in lingua italiana e turca con la mediazione di un’interprete.

Leggi: Auser


Abitare smart. Il futuro delle tecnologie intelligenti per la persona che invecchia. Seminario a Bologna

Il 25 Febbraio 2020 presso il Centro Regionale Ausili (Via Sant’Isaia 90, Bologna) si terrà il Workshop “Abitare smart Il futuro delle tecnologie intelligenti per la persona che invecchia”. Lo scopo del Workshop è portare a confronto due realtà molto diverse come Italia e Canada per offrire una panoramica delle attuali pratiche di erogazione di servizi di tecnologie assistive, adattamenti domestici e applicazione di soluzioni smart con utenti anziani e fragili.
A questo scopo, saranno illustrate le reti e i modelli di servizio presenti in entrambi i Paesi e verranno illustrate le più recenti iniziative di ricerca intraprese per promuovere la progettazione e lo sviluppo di soluzioni innovative per la “casa intelligente”.

Leggi: Ausilioteca


7-8 luglio 2020 – Roma – Italia Longeva– Ministero della Salute (Auditorium Viale Ribotta)

Long-Term Care FIVE – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine
Giunta alla quinta edizione, la due giorni annuale di incontro e confronto tra decisori ed attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine si propone come un’occasione di aggiornamento e di avanzamento di proposte su modalità efficaci, sostenibili ed eque per la presa in carico degli anziani fragili e complessi.
Per maggiori informazioni info@italialongeva.it


IN EVIDENZA:

 Quali politiche per le periferie

Le proposte del quinto rapporto di Urban@it
Chi lavora all’Università e si occupa di territorio, spazio e dinamiche sociali, senza un forte rapporto diretto con gli ambiti dell’ideazione, attuazione e verifica delle politiche è come il medico che fa ricerca senza alcuna pratica clinica. Per questo docenti di una quindicina di sedi Universitarie nel 2014 hanno costituito con la Società Italiana degli Urbanisti il Centro nazionale di studi per le politiche urbane, che ha goduto del competente e appassionato coordinamento del Direttore Walter Vitali e del presidente Valentino Castellani.
Proviamo a immaginare percorsi, realizzare studi e fare proposte agli attori implicati nel governo del territorio, con varie iniziative, documentate nel sito www.urbanit.it.
La più duratura è quella di raccogliere decine di studiosi per pubblicare brevi paper e soprattutto un rapporto annuale.
Il quinto, pubblicato come gli altri da Il Mulino a gennaio 2020, dal titolo “Politiche urbane per le periferie”, tratta appunto del tema dopo che alcuni di noi avevano già cooperato per la relazione finale dell’apposita Commissione Parlamentare d’Inchiesta.
Nei quattordici capitoli il libro inquadra la questione asserendo che si tratta innanzitutto di discutere ad un livello generale alcune questioni quadro per il Paese: 1) cosa intendiamo oggi per periferia; 2) cosa vogliamo produrre nei cantieri collettivi che animiamo da anni in merito alla qualità della democrazia, della sicurezza sociale, dell’esigibilità effettiva dei diritti (innanzitutto lavoro, studio, casa e mobilità). Perché è di questo che si parla quando si tratta delle condizioni di vita nelle periferie.

Leggi: Welforum


Il mutamento della condizione anziana. Una lettura generazionale

L’articolo ha l’obiettivo di mettere in luce le differenze che caratterizzano le diverse generazioni anziane, evidenziando da un lato il ruolo giocato dalle diverse storie lavorative sulle loro condizioni economiche ‘da anziani’, dall’altro quello giocato dalle diverse storie familiari sull’inserimento in reti di sostegno. Si sottolinea così come l’attuale fascia di popolazione anziana abbia fruito, sotto entrambi gli aspetti, di condizioni particolarmente positive che, però, difficilmente caratterizzeranno anche le future generazioni anziane. Di Carla Facchini (Professore senior Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, Università Milano Bicocca)
Generazioni, percorsi formativi e storie lavorative
Gli ultimi dati sulla diffusione della povertà in Italia evidenziano negli anziani la fascia di età in cui essa è meno presente: nel 2016, l’incidenza della povertà relativa risultava, infatti, mediamente pari al 12%, ma inferiore all’8% se la persona di riferimento aveva almeno 65 anni.
A partire da questo dato, si pongono due domande: la prima è capire i motivi sottostanti tale dato, abbastanza anomalo sia nel panorama europeo che rispetto agli scorsi decenni, la seconda è se tale situazione sia, tendenzialmente, destinata a permanere o se, invece, nei prossimi decenni, i dati saranno destinati a modificarsi.
In questa sede, proverò a rapportarmi a queste domande utilizzando, come filo conduttore, il concetto di generazione. Utilizzerò quindi l’età dei soggetti non come marcatore individuale che li accompagna nello scorrere del tempo e che così distingue tra giovani anziani, anziani, grandi anziani, grandissimi anziani, ma come elemento che li riconduce alla loro coorte di nascita, in base alla considerazione che la coorte di appartenenza e il periodo storico in cui si è cresciuti abbiano influenzato in modo determinante i modi con cui si è dipanata la vita dei soggetti e, conseguentemente, da un lato le loro concrete condizioni di vita, sia giovani e adulti, che da anziani, dall’altro i loro processi identitari (Mannheim, 1974).

Leggi: I Luoghi della Cura


Welfarelab: un progetto per costruire un welfare di comunità

Una grande sfida che il legislatore deve saper affrontare è posta dall’art.5 della Costituzione che impone, nell’elaborazione di qualsivoglia norma di settore, l’equilibrio tra indivisibilità della Repubblica e promozione delle autonomie locali.
Uno degli ambiti in cui questo equilibrio è da ricercare con determinazione e forse più fatica riguarda proprio le misure di welfare che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale, ma non possono non tener conto delle differenti specificità territoriali (centro-periferia; città-piccolo Comune; area interna-zona costiera; ecc.).
La migliore declinazione dell’art.5 in questo settore deve produrre un’infrastruttura nazionale per il welfare locale da ottenere sviluppando due modalità di intervento:
•    un governo multilivello (multilevel governance) che valorizzi la capacità di collaborare dei vari livelli istituzionali (Stato/Regioni/Comuni/ambiti territoriali…);
•    la sussidiarietà orizzontale che impegna gli enti locali in un costruttivo confronto in particolare con il Terzo settore.

Leggi: Welforum


Verso una rete social-sanitaria

Osservazioni al piano sociosanitario integrato della Regione Lombardia – Antonio Monteleone
La Giunta della Regione Lombardia con la Dgr 2498 del 26.11.2019 ha approvato la proposta di Piano Sociosanitario Integrato della Lombardia per il quinquennio 2019 – 2023 (PSL). In attesa dell’approvazione definitiva mi inserisco nella discussione in atto in merito ai temi di contesto che, in Dgr, sono delineati senza genericità sotto diversi aspetti, ma cui si possono aggiungere ulteriori approfondimenti in grado di guidare la visione strategica e l’azione pianificatrice di Regione Lombardia. Ne accenno alcuni.
Il progressivo invecchiamento e l’aumento di patologie croniche
Lo sforzo di frenare, se non riportare a livelli accettabili, l’epidemiologia erompente nel corso della senescenza trova ostacoli di difficile maneggevolezza, allorché si voglia intervenire sui comportamenti dei pazienti durante tempi lunghi di monitoraggio e orientamento. Sia se si intende guidare il paziente a porre in essere tutte le azioni per evitare l’aggravamento o per il controllo e contenimento di esiti più complessi di una singola malattia; sia, con ancor maggiore difficoltà, quando le patologie da affrontare sono diverse e con interagenti effetti sull’organismo.

Leggi: Welforum


Il percorso per arrivare a una Legge “ben fatta” sui caregiver familiari

Forte di oltre duemila risposte già ricevute al proprio questionario sui caregiver familiari, voluto per offrire al Legislatore una prospettiva sulle molteplici sfaccettature di tante vite a dir poco difficili, con l’obiettivo di arrivare finalmente a una buona Legge nel settore, anche l’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ha partecipato a un tavolo istituzionale, che ha portato alla creazione di un Gruppo di Lavoro Interministeriale, nato per raccogliere tutti gli elementi utili ad elaborare appunto un testo di Legge efficace
«La stragrande maggioranza dei caregiver familiari che hanno risposto al questionario sono donne: nessuna di loro lavora, chi perché non ha mai potuto farlo, chi perché ha dovuto lasciare l’impiego per assistere il figlio. Emergono, come aspetti comuni, la solitudine e la fatica dei caregiver familiari, come pure il sentirsi invisibili e non avere una vita sociale, ma neanche del tempo per sé. Pubblicheremo a breve tutta la relazione di queste prime risposte, in modo da condividerle con tutti»: lo ha dichiarato alla testata «SuperAbile INAIL» Alessandra Corradi, presidente dell’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti, a proposito del questionario lanciato nel dicembre scorso e rivolto a tutte le migliaia di caregiver familiari che giorno dopo giorno si prendono cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza, assicurando loro una vita dignitosa.

Leggi: Superando


La valutazione del fabbisogno dei geriatri: una stima ragionata

Una stima ragionata del fabbisogno di geriatri rappresenta un’azione necessaria, seppur complessa, nella governance dei processi assistenziali agli anziani non autosufficienti e, in generale, nella definizione delle politiche di Long-Term Care.
di Antonio Greco (Unità Operativa Complessa di Geriatria IRCCS “Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza” San Giovanni Rotondo), Raffaele Antonelli Incalzi (Cattedra di Medina Interna e Geriatria, Università Campus Bio Medico Roma. Presidente Società Italiana di Geriatria e Gerontologia)
Una stima ragionata del fabbisogno dei geriatri, anche se complessa, rappresenta una questione particolarmente rilevante in relazione a due importanti obiettivi:
–    garantire una corretta ed adeguata formazione di giovani specialisti motivati;
–    rispondere efficacemente al crescente bisogno di assistenza della popolazione anziana.
L’effetto della pressione selettiva legata sia dall’introduzione dell’accesso programmato alla facoltà di Medicina e Chirurgia che al modesto numero di borse di studio per la frequenza alle Scuole di Specializzazione in Medicina ha prodotto negli ultimi cinque anni una netta riduzione dell’offerta di specialisti nelle varie branche. Parallelamente, il raggiungimento dell’età pensionabile da parte di un numero sempre crescente di specialisti operanti nel Sistema Sanitario Nazionale (SSN) ha generato un vero e proprio fenomeno di fuga dal servizio attivo. Tutto questo ha comportato un disallineamento tra la domanda e l’offerta di medici specialisti in grado di ricoprire i ruoli resisi